Idee per un rinnovamento

di Michelina Grillo

di Michelina Grillo* Nel mondo forense, prima che in altre realtà professionali, è emersa la convinzione della necessità di distinguere due distinte funzioni di rappresentanza generale della categoria una istituzionale, attinente alla valenza pubblicistica della professione, e quindi di custodia, garanzia e disciplina dei principi, del decoro e delle condotte degli avvocati l'altra politica, cioè svolgente il ruolo di interlocutore e di parte sociale nella dialettica tra potere politico e avvocatura. Esse non possono essere tra loro confuse senza svilire il ruolo istituzionale o indebolire la capacità di contrapposizione politica, e per questo, da oramai oltre dieci anni, si è ritenuto di marcare una separazione, attribuendo all'Oua, quale organo del Congresso Nazionale, la rappresentanza politica permanente nell'intervallo tra un Congresso e l'altro, fermo restando l'autorevole ruolo istituzionale del Cnf. Ciò non significa, ovviamente, che la separazione sia tanto rigida da prevedere a priori materie di trattazione esclusiva, essendo invece del tutto necessario, oltrechè fisiologico, che le distinte rappresentanze si muovano di concerto. Questo del resto il tenore letterale del forte e significativo patto, consacrato nel preambolo del vigente Statuto, che postula la realizzazione effettiva, e non già solamente teorica, di un leale e costruttivo spirito di collaborazione tra i soggetti esponenziali dell'avvocatura italiana. L'originale creazione di un modello di rappresentanza politica generale dell'Avvocatura, con il suo centro nel Congresso, significativamente modificato nella sua struttura e nella articolazione dei lavori, aperto alla libera e democratica partecipazione di tutte le componenti, e completato da un organo esecutivo rappresentato oggi dall'Assemblea Oua, è il frutto della volontà, della fantasia e dell'impegno degli Avvocati italiani, e rappresenta oggi un preciso punto di riferimento, anche per il mondo politico, che riserva considerazione e attenzione alle iniziative e alle proposte dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, così come tempestivamente presentate ed illustrate in tutte le sedi in cui si elaborano le politiche della Giustizia. Ciò ha consentito di sviluppare una molteplicità di rapporti e di stabili relazioni, frutto della attività politica quotidiana dell'Oua, di cui sarebbe inopportuno, se non addirittura irresponsabile, oggi privarsi. Il Congresso Forense, prima ancora dell'organo che opera per portarne a realizzazione le determinazioni, è uno strumento democratico del quale l'avvocatura - unica tra le professioni - può e deve servirsi, per pervenire alla individuazione ed alla votazione dei propri indirizzi e scelte di politica della professione e della giustizia. Ciò avviene mediante libera discussione di temi e di proposte, che trovano la loro consacrazione nelle mozioni finali, poste al voto di delegati liberamente e democraticamente eletti in ogni singolo Foro, in Assemblee aperte alla partecipazione di tutti gli iscritti. Non vi sono con riferimento alla elezione dei delegati congressuali, né potrebbero esservi visto lo spirito democratico che permea la struttura, limitazioni e/o veti di sorta all'elettorato attivo e passivo. La costruzione del modello è stata laboriosa e difficile, come sempre accade quando l'intento è quello di costruire qualcosa di utile e di solido, ancorché di nuovo ed insolito nel panorama forense e professionale in genere. L'avvocatura giunse all'attuale configurazione della rappresentanza politica dopo aver esplorato, nel corso di anni e attraverso il lavoro di varie commissioni, una serie di possibili soluzioni. Tutte tali soluzioni, e tra esse il riconoscimento del solo Cnf come referente rappresentativo dell'avvocatura o il riconoscimento delle associazioni federate in una consulta, hanno rappresentato esperimenti miseramente falliti. Di tutta evidenza, quindi, la non percorribilità di vie che già hanno mostrato la loro insufficienza ed inadeguatezza, sotto molteplici profili. Ciò non di meno l'attuale modello di rappresentanza politica è una elaborazione sempre perfettibile, se non addirittura bisognevole di ammodernamenti e adeguamenti, soprattutto in considerazione dei mutamenti intervenuti nel contesto e di quelli che ancora interverranno in dipendenza del nuovo ordinamento professionale, il cui testo di proposta l'avvocatura si accinge auspicabilmente a discutere ed approvare nella seconda sessione del XXVIII Congresso Nazionale Forense, fissata per il prossimo settembre in Roma. Assai più facile, pure come sempre accade, affrontare i temi rilevanti - quale quello della rappresentanza - in un'ottica riduttiva o, peggio, meramente demolitiva, senza tener conto che un tal procedere aprirebbe d'improvviso perniciosi vuoti, e sconfesserebbe in toto principi di formazione democratica della volontà che l'avvocatura è giunta non senza fatica ad affermare e cui è oggi fortemente legata, come dimostrano le nette prese di posizione che si sono registrate e si registrano a tutela ferma del Congresso nella nuova strutturazione emersa dopo Venezia 1994. Il Congresso, nella attuale configurazione, e l'Organismo Unitario, rappresentano comunque un importante capitolo della storia dell'Avvocatura italiana, ed anzi è lecito inorgoglire per come il percorso di affermazione della soggettività politica dell'avvocatura abbia rappresentato l'occasione per far sì che la stessa, in ogni sua componente, compisse un significativo balzo in avanti, per i risultati conseguiti e per il percorso democratico e di crescita che ha compiuto sino ad oggi. Apprezzabile, quindi, la volontà dell'Unione Triveneta di dare vita ad un primo momento di comune riflessione, nel quale tentare una serena ed obiettiva analisi del percorso compiuto, degli ostacoli via via verificati, delle prospettive di cambiamento. Il tutto nel pieno rispetto delle opinioni, anche ove non condivise, e a condizione che tale rispetto porti tutti ad una piana e consapevole accettazione della volontà maggioritaria, secondo principi e regole affermati ed indiscussi ben prima del sorgere della oramai annosa questione della rappresentanza . La riflessione che in quella sede è stata correttamente ed utilmente proposta ha ad oggetto gli ultimi 25 anni della nostra storia il faticoso e sofferto percorso di crescita culturale e politica che ha condotto gli avvocati italiani ad individuare una sede democratica di formazione della loro volontà ed a dare vita, nel rispetto della pluralità di voci e di sensibilità, ad un'assemblea, aperta alla libera partecipazione di delegati di varia estrazione, liberamente eletti in ogni singolo distretto, con il compito di dare corpo e sostanza ai contenuti delle deliberazioni assunte, nel lasso di tempo intercorrente tra un congresso e l'altro. La peculiarità della costruzione, cui hanno convintamente partecipato in un comune anelito tutte le componenti forensi ai massimi livelli esponenziali, e l'originalità ed acutezza dell'intuizione, divenuta in breve patrimonio comune della classe forense, hanno posto l'Avvocatura, prima tra le professioni, nella condizione da un lato di poter più efficacemente incidere nelle dinamiche del settore giustizia, e dall'altro di doversi realisticamente, e non sempre con successo, misurare con se stessa, con le proprie contraddizioni, con l'autonomia dei suoi organi e delle associazioni, indotti a prendere dimestichezza e a convivere con l'esigenza di costruire democraticamente un pensiero spendibile quale voce dell'intera categoria, accettando quindi logiche di confronto e di mediazione al proprio interno, per dare la massima forza esterna a visioni, proposte ed elaborazioni, che potessero legittimamente ricondursi, come avviene nelle aule parlamentari, alla voce maggioritaria e quindi alla volontà del mondo forense. È in quest'ottica, e solo in quest'ottica, che l'Organismo Unitario ha sentito e tuttora sente il dovere di salvaguardare e tutelare con convinzione per gli Avvocati italiani, se lo vogliono e lo vorranno, anche in esecuzione del ruolo e della funzione che gli sono stati affidati all'atto dell'elezione, non già se stesso - essendo pacificamente nella libera disponibilità del Congresso confermarne o meno l'esistenza e la struttura - bensì l'idea vincente della rappresentanza politica, che l'avvocatura prima ed unica tra le professioni liberali ha partorito ed efficacemente realizzato, favorendo nel contempo il verificarsi di tutte le condizioni affinché il dibattito congressuale ed extracongressuale possa svolgersi e svilupparsi al meglio, sia sui temi di merito e sulle questioni di politica generale della giustizia, sia sugli snodi della rappresentanza e delle auspicate riforme statutarie. Tutto ciò, beninteso, nella massima e convinta disponibilità al dialogo, e addirittura facendosi promotore della riflessione, così come ha fatto nella fase precedente la sessione congressuale di Milano, varando e circolarizzando propri documenti sul tema, e come ha fatto anche in molte occasioni precedenti si pensi al Congresso di Firenze, alla c.d. Commissione Statuto, al Congresso Straordinario di Verona , con onestà intellettuale e senza preclusioni, eccetto quel dovere, più innanzi ribadito. Proteggere e conservare i risultati raggiunti è certamente lodevole punto di avvio di un confronto sereno, finalizzato alla modernizzazione di un organismo che deve rappresentare una realtà sempre più complessa, ma certo non può esserne unico elemento spazio deve essere dato, anche e soprattutto nelle occasioni che seguiranno la Conferenza di Venezia, alla individuazione degli elementi di innovazione possibile e condivisa. In tal modo, ripercorrendo la nostra storia e cercando di dare un contributo, di idee e di esperienza diretta per una ulteriore tappa di evoluzione del percorso politico della classe forense, l'impegno negli anni profuso da tutti i Colleghi che hanno avuto l'onore di sedere nell'Assemblea dell'Oua e la pacatezza e senso di responsabilità con il quale momenti, anche recenti e difficili, di questo percorso sono stati affrontati, potrà trovare giusto riconoscimento, e non sarà maldestramente disperso, e reso inspiegabilmente vano ed inutile, l'enorme patrimonio di elaborazione, di accreditamento e di riconoscimenti fino ad oggi accumulato nell'interesse dell'Avvocatura dall'Organismo di rappresentanza politica. I componenti l'Assemblea Oua, infatti, pur spesso costretti a disperdere preziose energie e risorse per stare in guardia e difendere l'idea vincente della rappresentanza politica, in ciò loro malgrado distolti dall'agire politico che rappresenta invece la loro attribuzione, intendono svolgere sino in fondo il mandato che è stato loro affidato e rendersi protagonisti e interpreti anche della fase di cambiamento, proprio per essere stati chiamati - ancorché immeritoriamente - ad essere esponenti politici della categoria, e rivendicando tale loro funzione, ovviamente nell'auspicato e perseguito continuo e stretto contatto con tutte le componenti. Vi è piena fiducia e consapevolezza, peraltro, al di sopra di ogni polemica, che la classe forense, che vede nel rispetto e nella applicazione delle regole, elemento fondante e sostanziale della propria attività quotidiana e del riconoscimento costituzionale che le pertiene, certamente saprà determinarsi nel migliore dei modi, ed individuare, nel rispetto del quadro di riferimento da tempo tracciato, le soluzioni più idonee per proseguire il suo percorso e portarlo a risultati utili ulteriori, senza rinnegare la propria storia, né cancellarla con un colpo di spugna, sicuramente non compreso, né giustificato, neppure all'esterno. Quello su cui ci si può e ci si deve legittimamente e costruttivamente interrogare è quindi - a nostro sommesso avviso - altro dalla messa in discussione dell'idea vincente della rappresentanza politica autonoma, che ha trovato concreta realizzazione nella previsione del Congresso. Si può quindi, e si deve, discutere su come migliorare la funzionalità del modello, e quindi domandarsi se i meccanismi per scegliere i delegati congressuali e i componenti dell'organo di rappresentanza politica generale debbano essere adeguati al mutato divenire. Si può, e si deve, anche allargare l'orizzonte a considerare responsabilmente possibili prospettive di mutamento strutturale dell'organo esecutivo della volontà congressuale, che possano meglio tener conto di realtà prepotentemente emerse nel panorama dell'avvocatura, in dipendenza della obiettiva necessità di raccordi a livello territoriale, quali le Unioni, e dell'altrettanto ineludibile necessità di rimodulare meccanismi di maggiore e più incisiva presenza e partecipazione delle Associazioni nei sistemi di rappresentanza. È certo una riflessione ragionevole e doverosa, dopo oltre un decennio, e soprattutto dopo un decennio nel quale il quadro istituzionale, economico, normativo e sociale è radicalmente mutato, sì da porre in discussione nella sua globalità l'intero assetto delle rappresentanze, a qualsivoglia livello. In questa fase di rilevanti mutamenti, che investono ogni settore della vita civile ed anche della vita professionale, si avverte da parte di tutti la necessità di adeguare l'ordinamento politico e giuridico alle mutate e reali esigenze del quotidiano. A maggior ragione le istanze di ammodernamento e di rivisitazione dei sistemi di rappresentanza non possono venire disattese dall'avvocatura. Tuttavia limitarsi ad osservare la mutata realtà sarebbe riduttivo, dovendo invece avere chiaro l'obiettivo della riflessione sulle eventuali modifiche statutarie, ed ancor prima sull'ordinamento professionale forense, e cioè la realizzazione di un sistema di rappresentanze che sia efficace, equilibrata e fedele espressione dell'avvocatura italiana, capace di dare sempre maggior forza alla voce della classe forense. Questo è stato lo spirito, e tali sono stati gli obiettivi perseguiti nel corso della Conferenza di Venezia, che - ancora una volta - ha rappresentato la sede di un momento qualificante e alto della storia dell'avvocatura italiana. A tutti i partecipanti è apparso chiaro, infatti, che uno scambio di idee e di proposizioni, scevro da preconcetti e senza l'assillo di una formale decisione finale - che spesso è richiesta ed interviene senza i dovuti approfondimenti - poteva rappresentare una variabile importantissima per massimizzare i vantaggi di una riflessione collettiva. Unanime, proprio per questo, il rammarico per le rilevate assenze e l'auspicio che esse non siano state determinate da precisa volontà di non concorrere ad un comune e condiviso percorso di crescita e di negarsi allo sforzo politico ed autenticamente democratico che un tale percorso inevitabilmente necessita. Una riflessione corale quale quella che si è in questa occasione avviata deve vedere l'abbandono senza condizioni di qualsiasi posizione precostituita e di atteggiamenti tesi a marcare pretese o reali differenziazioni e ad attribuire visibilità, in favore di una più modesta ed appagante politica del fare, delle cose concrete, che conduca a confrontarsi non su frasi oramai fatte, o posizioni di contrapposizione cronicizzate, ma su una corretta analisi delle questioni. Ciò consentirebbe, senza meno, di verificare se la affermata quanto inesistente difformità di vedute e di scelte, nel merito dei problemi, sia effettivamente motivo dell'affermata diversità - o meglio alterità - rispetto all'avvocatura, o non piuttosto, come spesso purtroppo è accaduto il più banale risultato di una mancanza di consultazione e di preventivo confronto. Ogni dirigente responsabile dell'avvocatura ha il dovere di non sottrarsi al confronto, e di non liquidare semplicisticamente i destini della rappresentanza politica dell'avvocatura tutta. Come affermò Gaetano Pecorella, Presidente nel 2001 dell'Unione Camere Penali, riferendosi alle difficoltà esistenti nel rapporto tra Oua e Ucpi Al di là di forme forse troppo virulente che sono state scelte per aprire una polemica, vi è la volontà almeno in questo Presidente dell'Unione delle Camere Penali, di lavorare insieme per realizzare insieme valori che io ritengo comuni a tutti, valori forti, valori di onestà, valori di libertà . Orbene, da Venezia possono ora prendere le mosse e rinnovarsi progetti concreti per la rifondazione della rappresentanza politica dell'avvocatura, grazie al fatto che nel corso dei lavori sono emerse le multiformi analisi e posizioni - a dire il vero non sostanzialmente divergenti - ed è concretamente apparsa la reale possibilità di pervenire a soluzioni migliorative ed anche innovative. Esse hanno trovato in questo informale consesso nazionale l'occasione per l'avvio di un processo di loro naturale osmosi è stato quindi un ottimo punto di partenza per il percorso successivo, che non dovrà arenarsi, ma dovrà vederci impegnati nei prossimi mesi. Una serena e franca analisi non poteva che partire dalla considerazione che, a legislazione immutata, ogni costruzione di strutture interne alla professione, e tra esse la configurazione del Congresso e la previsione di un organo che sia di esso braccio esecutivo, non può che fondarsi su di una convenzione, su di un patto, in questo caso politico. È così che il Congresso Straordinario di Verona, ennesima e purtroppo non definitoria tappa del percorso di affermazione della rappresentanza politica dell'Avvocatura, vide l'approvazione, pressoché all'unanimità dei delegati presenti, di un Preambolo, che altro non è che la espressione esplicita di quell'intesa necessaria che lealmente ha condotto l'intera avvocatura stringersi - come istituzioni, come associazioni, come aggregazioni culturali e specialistiche, come singoli iscritti all'albo - in un patto di solidarietà politica, giuridica ed organizzativa, allo scopo di dare partecipazione, riconoscimento e sostegno, anche finanziario, al Congresso Nazionale Forense e alla struttura operativa di rappresentanza politica che ne è diretta emanazione, l'Organismo Unitario dell'Avvocatura alla cui autorevolezza e capacità di intervento è necessario dedicare, da parte di tutti, il più ampio e leale supporto. 1 Come la relazione introduttiva del Presidente Diego ha incisivamente evidenziato, ripresa in molti degli interventi, è proprio l'accettazione e applicazione puntuale, convinta e costante dei principi sanciti dal Preambolo che - sola - può determinare la riuscita o meno del modello, e ciò ancor prima ed indipendentemente dalla bontà delle norme e previsioni statutarie. Un modello di rappresentanza politica o è effettivamente democratico e riconosciuto da tutti, o non è. Con senso di responsabilità e spirito sinceramente autocritico, ciascuno avvii dunque una riflessione pacata su come e quanto ha fatto per la effettiva realizzazione dei nobili principi affermati dal preambolo, ed altrettanto sinceramente si chieda se, in presenza di una insufficiente volontà di far funzionare il modello, regole diverse avrebbero potuto produrre risultati più proficui. Di ciò sarà bene parlare nelle prossime occasioni di incontro. Gli intervenuti, analizzando le vicende dell'avvocatura più e meno recenti, ed in particolare l'articolazione concreta dei rapporti interni, hanno efficacemente evidenziato come sia indispensabile che gli avvocati oggi si pongano preliminarmente un primo catalogo di interrogativi assorbenti - il Congresso è sede di democratica formazione della volontà della classe forense? - se tale è e deve continuare ad essere, ferma restando la libera partecipazione ai lavori di tutti coloro che ne avranno interesse, è corretto che tale volontà sia espressa nel voto da delegati, eletti nei singoli Fori e quindi portatori di una rappresentanza, loro affidata direttamente dagli iscritti? è necessario che le volontà espresse dalle mozioni discusse, votate ed approvate in sede congressuale rappresentino le linee guida per l'agire degli organi rappresentativi dell'avvocatura, e che la loro realizzazione sia affidata primariamente ad un organismo al quale il Congresso attribuisca la funzione di proseguire l'attività, di eseguirne le delibere, di rappresentarlo in sede politica quello cioè che è oggi l'organismo unitario ? - l'Organismo unitario ha svolto, dalla sua nascita ad oggi, una funzione rilevante per la crescita di consapevolezza del ruolo di soggetto della giurisdizione dell'avvocatura e per la promozione, nell'interlocuzione politica, del pensiero dell'avvocatura stessa sui temi della tutela dei diritti, della giurisdizione e della amministrazione della giustizia in generale? - l'Oua è stato in grado di sviluppare appieno la sua peculiare funzione? - laddove la risposta all'ultimo quesito sia negativa, ciò è dipeso in tutto o in parte da deficienze strutturali, e quindi da vizi dell'apparato statutario che lo disciplina e regge, o hanno influito in maniera rilevante le condotte della stessa avvocatura, che - per dirla con Luca Saldarelli non ha fatto in modo di far si che l'Oua lo potesse fare ? Il problema, quindi, è relativo unicamente alla formulazione dello Statuto, e quindi alle alchimie che presiedono alla composizione della platea congressuale e dell'assemblea dell'Oua, o investe una ben più perniciosa questione di delegittimazione dell'organismo politico da parte della stessa avvocatura che avrebbe l'interesse e il dovere di supportarlo? A tale primo gruppo di questioni, sono state date pressoché unanimemente risposte decise, che si possono così brevemente sintetizzare, limitandoci a trarre passi significativi dagli interventi - centralità del Congresso, che l'Avvocatura rivendica come luogo in cui si dibatte, si discute e si decide. L'Avvocatura deve avere poi l'organismo politico, di cui noi abbiamo necessità, e che dev'essere soggetto diverso dal soggetto istituzionale avv. Tommaso Manzo - Uif - Ordine di Roma - vi è la necessità, se non la doverosità, di una demarcazione netta tra rappresentanza istituzionale e rappresentanza politica interventi vari - il Congresso Nazionale Forense non è l'occasionale o periodico convegno di alcuni avvocati di buona volontà ma l'unica rappresentanza politica dell'avvocatura, in quanto espressione degli ordini territoriali, e quindi delle istituzioni forensi, democraticamente eletta secondo criteri proporzionali, a differenza di altri organismi, siano essi istituzionali o associativi, che ben poco hanno di proporzionalità e quindi di rappresentatività avv. Luca Saldarelli - Cnf - Ordine di Firenze - il Congresso è espressione dell'avvocatura complessa e articolata, della base dell'avvocatura e non di persone che rappresentano soltanto se stesse. Il congresso è stata una conquista dell'avvocatura avv. Luca Saldarelli - Cnf - Ordine di Firenze - il Congresso deve rimanere il momento di incontro dell'intera avvocatura con all'interno la rappresentanza di ogni istituzione e associazione dell'intera avvocatura avv. Pietro Romano - Presidente Coa Siracusa - Presidente Unione Fori Siciliani - al Congresso vanno i delegati eletti in libere elezioni e questo è un fatto altamente democratico avv. Pietro Romano - Presidente Coa Siracusa - Presidente Unione Fori Siciliani - il Congresso è il parlamento dell'avvocatura italiana in quanto espressione dell'intera avvocatura e ha dato vita alla rappresentanza politica, conquista che tutti ci hanno invidiato. Non possiamo tornare indietro avv. Luca Saldarelli - Cnf - Ordine di Firenze - non sono condivise nuove regole congressuali che sottraggano al Congresso stesso, inteso come più sopra sommariamente descritto, la effettiva rappresentanza del ceto forense, il potere di decidere, di votare e di gestire le sorti dell'avvocatura avv. Luca Saldarelli - Cnf - Ordine di Firenze - le regole si possono cambiare, ma solo nelle opportune sedi. Una volta che ci sono, però, le dobbiamo rispettare tutti finchè non siano cambiate. Occorre il rispetto delle regole e della democrazia, che impone di accettare che le determinazioni della maggioranza avv. Fabio Florio - Presidente Coa Catania - si discute ancor oggi se la rappresentanza istituzionale possa coesistere con la rappresentanza politica. Si pensava d'aver chiarito che le due cose non possono e non devono coesistere. Ora, riproporre in maniera mascherata certe tesi, non fa bene a nessuno avv. Paolo Alvigini - Unione Camere Civili - Ordine di Padova - la forza della rappresentanza è un luogo in cui le esigenze dell'Avvocatura vengano portate in un unicum. Se non vi è, da parte di tutti, il riconoscimento della necessità dell'accettazione che le regole ed i dibattiti vanno portati alla conoscenza di tutti e vadano approvati da tutti, allora il problema non si risolverà. Queste frammentazioni e questi giochi di sponda hanno portato ai risultati che ci ritroviamo. Non ci sarà regola che potrà tenere se chi la sottoscrive mantiene la riserva mentale di non aderire avv. Bruno Sazzini - Segretario Generale Anf - Ordine di Bologna - la rappresentanza deve essere il frutto del libero dibattito all'interno di tutti gli iscritti, al di fuori delle sedi istituzionali, senza con ciò negare il ruolo ad esse spettanti, ma anzi che ne possa valorizzare e potenziare la stessa qualificazione nei confronti delle altre Istituzioni. Tale rappresentanza è, con ogni evidenza, altra cosa della rappresentanza istituzionale che nella Avvocatura è attribuita per legge al Cnf avv. Prof. Giorgio Orsoni - Cnf - Ordine di Venezia - la rappresentanza implica una elezione democratica, e quindi organi che possono venire revocati da chi li ha eletti. I rappresentanti istituzionali, i consiglieri dell'ordine una volta eletti non possono venire revocati avv. Sergio Paparo - già Segretario Oua - Ordine di Firenze - il Congresso deve nominare un organismo del quale facciano parte tutte le componenti dell'avvocatura, che sia organo esecutivo, in collaborazione con il Cnf, organo istituzionale avv. Paolo Cappelli - Presidente Coa Prato - Presidente Unione Toscana - le associazioni debbano mantenere la propria autonomia pur collaborando con l'Oua. La mancanza dell'adesione di un'associazione non deve mettere in discussione l'esistenza di un organismo unitario rappresentativo politico dell'avvocatura avv. Mauro Pizzigati - Presidente Coa Venezia - è improprio sostenere che le associazioni possano non aderire alla rappresentanza congressuale, che ha le sue radici nella base degli iscritti agli ordini avv. Pier Enzo Baruffi - Presidente APF Bergamo - Ordine di Bergamo e avv. Sergio Paparo - Coa Firenze - deve venire verificata quale sia l'attuale forza e l'attuale rappresentatività di alcune associazioni forensi avv. Walter Pompeo - Presidente Coa Caltagirone - Presidente Coordinamento Fori Minori - le norme individuate in sede congressuale dovranno venire messe in esecuzione. Da chi da un organismo nel quale siano rappresentate tutte le istituzioni e le associazioni, una struttura che dovrà essere in grado di parlare a nome dell'intera avvocatura avv. Giancarlo Zannier - Presidente Coa Pordenone - non è un problema di rappresentatività o meno dell'Oua o di altro organismo che del Congresso fosse espressione, nè di rapporto tra questo ed il Cnf, ma di rapporto tra Congresso e Cnf avv. Prof. Giorgio Orsoni - Cnf - Ordine di Venezia - l'idea illuministica che un gruppo di saggi possa decidere al posto di tutti, anche se confortati da una sorta di plebiscito è un modello che si infrangera' in modo catastrofico. Al nostro interno il sistema si frantumerà. Questo produrrà fratture insanabili. Dobbiamo far crescere un modello di democrazia rappresentativa accanto ad un modello istituzionale avv. Antonio Leonardi - già Presidente Oua - Presidente Anf - Ordine di Catania - la rappresentanza politica dell'Avvocatura, ove attribuita esclusivamente al Cnf, porrebbe rilevanti problemi in relazione alle altre sue importanti funzioni istituzionali avv. Prof. Giorgio Orsoni - Cnf - Ordine di Venezia - il problema è in realtà avvertito ed espresso dalla istituzione - che ha funzioni, doveri ed obblighi come ricordati, tra cui la funzione giurisdizionale - nel dover porre a confronto se stessa con le esigenze attuali dell'avvocatura, con spinte di rinnovamento e con la strutturazione dei meccanismi di rappresentanza politica avv. Michelina Grillo - Presidente Oua - Ordine di Bologna - ecco perchè è necessario fare chiarezza su questi temi, giacché la mancanza di chiarezza determina quella situazione di conflitto latente e quindi di debolezza che ha caratterizzato i rapporti fra i soggetti dell'Avvocatura in questi tempi avv. Prof. Giorgio Orsoni - Cnf - Ordine di Venezia - il problema non è Oua o non Oua, ma l'unità del Congresso, la sua funzione, e la definizione di politiche comuni avv. Prof. Giorgio Orsoni - Cnf - Ordine di Venezia - un nuovo patto fra le varie componenti dell'Avvocatura può risolvere questo problema, senza forzature da parte di nessuno, ma nel riconoscimento dei ruoli di ciascuno Associazioni ed Ordini in primis, e nella assoluta determinazione da parte del Cnf di perseguire questo obiettivo avv. Prof. Giorgio Orsoni - Cnf - Ordine di Venezia - circa il rapporto tra Cnf e Congresso, e più in generale tra organi dell'avvocatura, una visione fondata su supremazie e gerarchie sia assolutamente da evitare non è questo il corretto piano di analisi e di indagine, e forse è una delle chiavi per la comprensione delle cause dell'attuale stato delle cose. I principali problemi dell'agire concreto dell'organismo di rappresentanza politico nascono proprio dalle affermazioni pregnanti del preambolo, rimaste purtroppo sostanzialmente inattuate per mancanza di una reale volontà di costante confronto e di coordinamento e per il prevalere di spinte particolari avv. Michelina Grillo - Presidente Oua - Ordine di Bologna - reciproche delegittimazioni, neutralizzazioni preventive di ogni forma di scambio sinergico tra le varie componenti rischiano di obliterare il prestigio e la incisività che la categoria è riuscita ad imporre ai propri interlocutori politica, mondo dell'impresa, società civile avv. Valter Militi - Presidente Aiga - Ordine di Messina - nei sistemi complessi il governo e le rappresentanze sono difficili e talvolta appaiono deboli. Il congresso è l'unico luogo di discussione e di individuazione della soluzione dei problemi. avv. Antonio Leonardi - già Presidente Oua - Presidente Anf - Ordine di Catania - disponibilità a ragionare sia sulle critiche al modello, sia sulle debolezze del medesimo rilevate come dato d'esperienza personale di chi ha fatto parte dell'Oua avv. Enrico Merli - Giunta Oua - Ordine di Tortona - snodo centrale rappresentato dal congresso come momento di centralità dell'avvocatura e dall'organismo esecutivo. Non esiste un vincolo preciso tra i due momenti nè una responsabilità dell'organismo. È una debolezza da sottolineare, per carenza di reciproca tutela. Quando, dopo l'elezione dell'Oua, si rompe il rapporto con il congresso l'organo esecutivo vive non più come espressione del Congresso, ma soltanto come rappresentanza di ordini, anche a seguito del versamento o meno del contributo avv. Rodolfo Bettiol - già Vice Presidente Oua - Ordine di Padova - non siamo in grado di annullare e cancellare l'Oua. È necessaria la sua esistenza. Da quando è nata l'Oua si è avuta una crescita della presenza congressuale, anche dal punto di vista istituzionale. Indispensabile mi pare l'esistenza dell'Oua. Abbiamo azzeccato la formula dell'Oua anche se non riconosciamo il fatto che questa formula ci potrà far crescere tutti avv. Maurizio De Tilla - Presidente Cassa ForenseAdepp e Fbe - l'obiettivo raggiunto dall'Oua è stato quello di risvegliare nell'avvocatura la consapevolezza di essere un soggetto della giurisdizione. Prima questo concetto era derelitto. L'Avvocatura non ha mai rivendicato il suo ruolo, mai si è ricordata di essere presente nella Costituzione della Repubblica e si è sempre piegata a decisioni di altri. La pretesa di contare in maniera concreta ed effettiva nella vita giudiziaria si collega nell'esistenza di un organo di rappresentanza politica avv. Elisabetta Rampelli - già Giunta Oua - Uif - Ordine di Roma - il punto che ha reso l'Oua invisa alle associazioni è proprio il fatto che esso trae la propria legittimazione dal congresso avv. Giancarlo Russo Frattasi - Ordine di Bari - le proprie idee non possono certamente soccombere sol perchè organizzate dall'Oua. Quindi l'associazionismo conserva la sua autonomia e non può essere ostile all'Oua avv. Maurizio De Tilla - Presidente Cassa ForenseAdepp e Fbe . Quanto alle modifiche possibili, più in concreto, l'apprezzato intervento dell'avv. Enrico Merli - componente la Giunta dell'Oua e Coordinatore della Commissione Statuto, costituita dall'Oua in epoca preparatoria alla sessione congressuale di Milano - ha dato conto di alcune delle principali questioni fino ad oggi emerse, che l'organismo unitario, che da tempo si interroga su come realizzare una opportuna e soddisfacente attualizzazione dei distinti sistemi di rappresentanza interni alla classe forense, si era fatto carico di raccogliere e sottoporre alla platea congressuale Il lavoro dell'Organismo Unitario nell'ambito della propria Commissione Statuto parte da un'esperienza ultra quadriennale, visto lo slittamento del Congresso. L'attuale modello è criticato, ma esiste perché l'hanno voluto gli avvocati. L'Organismo unitario è stato deliberato dal Congresso di tutta l'avvocatura. Sull'importanza del Congresso e sul perché l'Istituzione non possa svolgere anche un ruolo d'interlocuzione costante con la politica è stato già detto prima di me da molti e, segnatamente, da Luca Saldarelli, di cui condivido integralmente l'intervento. Dobbiamo quindi difendere la centralità del Congresso ed anche l'organismo di rappresentanza politica, che esiste ed in quanto esiste. Abbiamo però ritenuto che si dovesse comunque ragionare sia sulle critiche al modello, sia sulle debolezze del medesimo rilevate come dato d'esperienza personale. L'obbiettivo è che l'Avvocatura resti unita. L'ipotesi di lavoro è stata quella intervenire sul modello esistente, al fine di superarne i limiti ad oggi lamentati con senso dell'equilibrio. Certo si sarebbe potuto anche prospettare qualcosa di radicalmente nuovo, ma abbiamo ritenuto preferibile salvaguardare la struttura del modello attuale, ancora largamente condiviso. Vi illustro, allora, alcune ipotesi di modifica al modello. Platea congressuale oggi conta 980 delegati. Al 29 Congresso saremo certamente di più. Ci è parso perciò opportuno ragionare in termini di contigentamento della platea congressuale e prevedere, ad esempio, un numero fisso di delegati che nasce da un calcolo con i seguenti dati il numero dei Presidenti degli Ordini quali delegati di diritto, un numero doppio, rispetto a quello dei Presidenti, di delegati eletti, come oggi avviene, dalle Assemblee degli Ordini e un numero di delegati, pari a quello dei Presidenti, nominati sulla base di liste nazionali. Di ciò potrebbero meglio avvalersene le Associazioni forensi, la cui presenza è sensibile per lo più nei grandi fori, ma la cui rilevanza culturale è generale. In tal modo il numero dei delegati al Congresso verrebbe cristallizzato in 664, con indubbi vantaggi di carattere gestionale, seppur con un'oggettiva contrazione della rappresentatività. Pensiamo, poi, che la composizione dell'assemblea Oua debba essere più articolato. Attualmente è composta da 66 membri, nominati al Congresso dalle assemblee distrettuali dei Delegati. Sarebbero possibili ragionevoli correzioni, in ragione, ad esempio, del problema che spesso insorge a causa delle macroscopiche differenze a volte rilevabili, con riferimento al numero degli iscritti nell'ambito del medesimo distretto, tra l'Ordine distrettuale, da un lato, e quelli provinciali e subprovinciali dall'altro. Si potrebbe perciò prevedere che, laddove gli iscritti all'Ordine distrettuale siano pari al numero degli iscritti agli Ordini provinciali, la nomina dei delegati all'assemblea OUA avvenga in assemblee distinte una dei delegati dell'Ordine distrettuale, l'altra dei delegati di tutti gli altri Ordini distrettuali. Certo, potrebbe nascere un'assemblea più ampia dall'attuale. Ma questa modifica andrebbe di pari passo con quella che abbiamo ipotizzato per migliorare l'operatività della Giunta. Non è un mistero che l'attuale composizione sia scarna, rispetto agli impegni. Ecco che al suo interno potrebbero essere chiamati i coordinatori delle Commissioni previste dal Regolamento, rinserrando, in questo modo, il rapporto fra l'Assemblea e le sue articolazioni e, soprattutto, coinvolgendo tutti i delegati in un continuativo lavoro di elaborazione e rapporto anche con la Giunta, per il tramite dei coordinatori. Anche la nomina diretta del Presidente da parte dei Delegati congressuali è un tema sentito e da molti condiviso. La nostra proposta è che i candidati presentino al Congresso il proprio programma e coloro che lo affiancheranno, ove eletto, nelle cariche di Segretario e Tesoriere. L'indubbio rafforzamento della posizione dovrebbe essere però contemperato dall'introduzione d'una norma che consenta sia la proposizione della mozione di sfiducia da una percentuale significativa di Delegati all'Assemblea Oua, sia una maggioranza qualificata, pari a due terzi ad esempio, per l'approvazione della mozione stessa. Altro punto di sicura attenzione è quello relativo alle incompatibilità, al cui riguardo si ritiene che debba permanere l'attuale regime solo con riferimento alle cariche di Presidente, Segretario e Tesoriere del Consiglio dell'Ordine. Invece e da ultimo, il prevedere la presenza d'un Collegio dei Revisori dei Conti, ad oggi inesistente, costituito da un componente di nomina del Cnf ed altri due rispettivamente nominati dalla Cassa di Presidenza e dall'Assemblea dell'Oua risponde ad una doverosa esigenza di trasparenza. Concludo rappresentando la possibilità che l'attuale cadenza biennale del Congresso diventi triennale, al fine di consentire di indire annualmente la Conferenza Nazionale dell'Avvocatura, per confrontarci insieme periodicamente su temi professionali e specifici. In somma, come s'è fatto a Napoli lo scorso anno. Grazie È stata sottolineata, quindi, ripresa anche da alcuni ulteriori interventi, la opportunità di interrogarsi su 1. riduzione del numero dei delegati congressuali attraverso l'individuazione di nuovi criteri d'elezione e di nuovi quorum per l'elezione dei delegati 2. elezione d'un numero di delegati, da determinarsi, sulla base di liste nazionali 3. attribuzione a ciascuna delle associazioni riconosciute in sede congressuale della facoltà di designare componenti di diritto dell'assemblea Oua 4. previsione di pari facoltà a ciascuna delle Unioni Regionali costituite alla data del Congresso, o ai Distretti nonché al Coordinamento degli Ordini minori, auspicando che le Unioni si dotino di Statuti uniformi che vedano la consacrazione della partecipazione alle stesse delle Associazioni Forensi operanti sul territorio 5. previsione dell'indizione della Conferenza Nazionale dell'Avvocatura negli anni in cui non si tiene il Congresso 6. elezione diretta da parte dell'Assemblea congressuale del Presidente dell'Oua, sulla base di candidature e programmi da sottoporre all'esame del Congresso, correlata a poteri dell'Assemblea dell'Oua di nomina dei restanti componenti della Giunta e di controllo dell'operato del Presidente e della Giunta nel suo complesso, da esercitare con la presentazione e l'approvazione di eventuali mozioni di sfiducia con maggioranze qualificate 7. possibile limitazione dell'incompatibilità a far parte dell'Assemblea Oua alle figure del Presidente, del Segretario e del Tesoriere dell'Ordine 8. ampliamento del numero dei componenti della Giunta e possibile identificazione degli stessi con il ruolo di Coordinatori delle varie Commissioni interne di studio e di lavoro, al fine di accentuare il rapporto fra l'Assemblea e la Giunta 9. previsione di mandato triennale per i componenti dell'Assemblea , con il limite d'un solo rinnovo 10. previsione della permanenza in carica dell'Assemblea congressuale, così come eletta, fino alla costituzione della successiva Assemblea congressuale ordinaria, per un opportuno raccordo 11. istituzione del Collegio dei Revisori dei Conti 12. normazione e\o vincolante regolamentazione del contributo finanziario per l'autonomo funzionamento dell'Oua 13. previsione nel Regolamento del Congresso di diverse e più incisive modalità di pubblicizzazione delle elezioni dei delegati al Congresso, onde assicurare la più ampia partecipazione possibile degli iscritti. Vi è anche chi ha avanzato l'ipotesi di una affatto diversa composizione dell'organo esecutivo della volontà congressuale, da tutti ritenuto comunque necessario, la cui composizione, anzichè essere anch'essa ispirata a libere e democratiche elezioni all'interno delle assemblee distrettuali, potrebbe valorizzare le presenze di diritto di Unioni e Associazioni, al fine di garantire una migliore realizzazione di un modello misto che consenta di far convivere nel modello Ordini e Associazioni. In considerazione della partecipazione dell'Aiga ai lavori, così come della preannunciata partecipazione alla oramai prossima seconda sessione del Congresso, si deve ritenere che a breve la stessa associazione riassumerà, e se del caso attualizzerà, le proprie proposte di modifica dell'assetto della rappresentanza. Analogo è a dirsi per le altre associazioni forensi. La Conferenza, dunque, ha prodotto primi ed importanti risultati, pur essendo il primo passo su di una via che merita di essere ulteriormente percorsa con tenacia. Nell'ambito dei lavori della Conferenza, per primo proprio l'autorevole componente del Cnf avv. Orsoni, contestando ogni strumentale rappresentazione, ha sottolineato come il reale contrasto non sia tra il Cnf e l'Oua, come semplicisticamente si vorrebbe far apparire, ma vada ben oltre, involgendo in realtà il rapporto tra Cnf e Congresso, tra istituzione e strumenti di formazione ed emersione della volontà dell'avvocatura. Ciò pur riconoscendo come l'unione della rappresentanza politica e della rappresentanza istituzionale nel Cnf non sia possibile, di talchè le stesse devono rimanere distinte. Circa il rapporto tra Cnf e Congresso, e più in generale tra organi dell'avvocatura, nella chiave di una corretta e lineare applicazione dei principi del preambolo attuale, così come di quello che eventualmente in futuro dovesse venire modificato, deve ribadirsi che una visione dei rapporti reciproci tra organi dell'avvocatura, a qualsiasi livello, fondata su supremazie e gerarchie sia questione mal posta non è questo il corretto piano di analisi e di indagine, ma per contro è certamente una delle chiavi per la comprensione delle cause del mancato funzionamento dei rapporti medesimi, al di là di ogni tentativo in tal senso esperito. I principali problemi dell'agire concreto dell'organismo di rappresentanza politico nascono proprio dalle affermazioni pregnanti del preambolo, rimaste purtroppo sostanzialmente inattuate per mancanza di una reale volontà di costante confronto e di coordinamento e per il prevalere di spinte particolari. Si accrescono a dismisura, poi, per effetto dei costanti tentativi di delegittimazione, che traggono origine nel mancato riconoscimento, alla base e prima di ogni altra cosa, addirittura della stessa esistenza, natura e funzione dell'Organismo Unitario. Proliferano nella perenne rincorsa alla visibilità, ad un malinteso concetto di autonomia, che dà per presupposto l'inesistenza di qualsivoglia sede di coagulo. Trovano ulteriore linfa nella incapacità, forse connaturata all'individualismo innato della professione forense, di accettare di piegare la propria unilaterale posizione ai voleri di una democratica maggioranza, così come di confrontarsi nel quotidiano gli uni con gli altri e definire d'intesa le migliori strategie per l'agire comune. Da tutto ciò non può che uscirne penalizzata l'avvocatura stessa, nei suoi bisogni insoddisfatti, nelle sue aspettative deluse, nel suo slancio verso futuri e più confacenti assetti, sempre represso dalla impossibilità di attuare un effettivo dialogo per l'individuazione delle linee comuni, o meglio per la loro proposizione all'esterno, posto che nel merito le difformità sono davvero minime. Le questioni attinenti la rappresentanza, per comune riconoscimento, debbono tenere nel debito conto il fatto che l'avvocatura è completamente mutata negli ultimi anni, come è mutata la società. La situazione è radicalmente mutata da Venezia 1994 ad oggi. La crescita del numero, l'accentuarsi delle diversificazioni interne dell'avvocatura, la frammentazione dei riti e le connesse specializzazioni sono tutti percorsi disgreganti, che determinano una frammentazione anche dell'avvocatura. Ad aggravare la situazione il miraggio della liberalizzazione tout court del mercato dei servizi professionali, da alcuni perseguita. L'unica sede di discussione è e resta il Congresso. Tale stato delle cose determinò proprio l'Oua, in difetto di altrui iniziative, salvo alcune poi anch'esse assai poco apprezzate dal Congresso di Milano, a farsi carico del problema della rivisitazione in chiave di attualità dei sistemi di rappresentanza, dapprima nell'ambito della legge professionale, e correlativamente con riferimento alla rappresentanza politica. Tre sono le variabili su cui da anni ci si avvita. Rappresentanza istituzionale e politica sommate in unico soggetto, soluzione impropria ed improvvida che con la creazione del sistema Congresso-Oua si è voluta evitare. Rappresentanza politica e rappresentanza istituzionale ripartite tra due soggetti, con la previsione di una stretta collaborazione tra i medesimi, come all'attualità. Frammentazione della categoria terza ipotesi più preoccupante, connessa ad una precisa strategia emersa con prepotenza negli ultimi tempi, per frantumare l'avvocatura anche dall'interno. E' chiaro il disegno, cui concorrono più forze, anche esterne alla categoria, tendente a impedire il rinnovato emergere di un'identità stabile dell'avvocatura ciò impedirebbe, infatti, che l'avvocatura possa avere una voce unica ed unita, e quindi una indiscussa forza, proporzionata ai numeri. Il reale interrogativo che oggi si ripropone è come trovare unità a fronte di una realtà complessa. Come rappresentare questa realtà diversificata e complessa. L'obiettivo, cui tutti dobbiamo tendere con onestà intellettuale e con il massimo convincimento e impegno, è individuare strade e modi per evitare di vanificare lo sforzo corale dell'avvocatura, compiuto in questi anni. Proprio la constatazione di una realtà sempre più diversificata e plurale è di per se stessa motivo di riaffermazione, oggi con sempre maggiore forza, dell'esigenza di un organismo politico generale, che sappia individuare e valorizzare il minimo comune denominatore ed al contempo le specificità. A questo percorso tutti debbono peraltro contribuire, nel comune, oltre che nel proprio, interesse. Bisogna riconoscere una volta per tutte - e al di fuori da schemi sin troppo abusati - che unitarietà non significa unanimità. È un equivoco dal quale occorre uscire la volontà si forma democraticamente. L'unanimità, reale o presunta, è in realtà un risultato non sempre raggiunto con metodi realmente democratici. L'unanimismo e l'assemblearismo ricercati a tutti i costi, che spesso mascherano frettolose approvazioni di posizioni altrove assunte, impediscono che si possa raggiungere l'obiettivo di un'unità spendibile essi sono i reali pericoli per la nostra categoria. Nulla, peraltro, è immutabile ed intangibile. È quindi legittima l'indagine sull'attualizzazione dei sistemi di rappresentanza. È però del tutto impensabile che lo strumento di attuazione della volontà politica di una classe sociale rilevante come l'avvocatura - o che ambirebbe ad essere tale - debba soggiacere a sistematiche carenze di mezzi, malgrado le regole esistenti e con grande leggerezza disattese, e risultare variamente condizionato, per effetto del peso di chi contribuisce e di chi non contribuisce, per le più varie e sempre discutibili motivazioni. È altrettanto impensabile che alla scelta democratica di un modello, di volta in volta gli uni o gli altri tentino di sottrarsi e smarcarsi . Un ceto che voglia rivendicare con forza le proprie ragioni, ed il proprio punto di vista in materia di giustizia e tutela dei diritti, deve comprendere che è irresponsabile privare di supporto e di mezzi il proprio organo di rappresentanza, che non può essere oggetto di indebite pressioni e pretese di condizionamento del suo agire. Anche i metodi di selezione del personale politico sono poi ulteriore elemento rilevante, sul quale riflettere. Il Congresso è necessario e deve riuscire a mantenere la ricchezza del modello misto, sia nella composizione della platea congressuale, che nell'assetto dell'organo esecutivo, la cui composizione peraltro deve rimanere strutturata con metodi elettivi e democratici, pur semmai riscoprendo e reinterpretando partecipazioni di diritto. Ciò per non sconfessare a valle quella democraticità che si è faticosamente costruita a monte con la determinazione della platea congressuale. Da sottolineare, infine, è l'importanza notevolissima degli Ordini e delle Unioni, che rappresentano il fenomeno più rilevante e positivo degli ultimi anni. Vanno peraltro considerate nella riflessione sul modello tutte le realtà esistenti se c'è la necessità di valorizzare gli ordini e le unioni, è altrettanto vero che non si può ritenere che le associazioni possano rimanere confinate in una sorta di stanza di compensazione ed in qualche modo non siano parte vitale della platea congressuale e dell'organo esecutivo della platea congressuale. Bisogna trovare un modo perché, all'interno del medesimo contenitore, tutti possano esprimersi con la medesima forza. Le Associazioni debbono parteciparvi con sempre maggiore presenza e convinzione, superando i particolarismi. Se davvero si vuole risolvere i problemi, e non insterilirsi in una discussione accademica, si deve trovare la maniera di dare voce a tutti, ma nel confronto democratico. Il confronto democratico è conquista di civiltà, ma al contempo onere gravoso, cui tutti debbono lealmente contribuire, con l'impiego di tutte le proprie forze, anche per determinare le volontà, ma poi accettando e riconoscendo la volontà della maggioranza. *Presidente Organismo unitario dell'Avvocatura 1 PREAMBOLO 1. - L'avvocatura italiana svolge funzioni costituzionali nell'ambito della giurisdizione e, nel più vasto contesto sociale, contribuisce alla conoscenza ed all'attuazione dei diritti e degli interessi soggettivi, in tal modo concorrendo all'effettiva applicazione dei principi di uguaglianza e di libertà. 2. - Per lo svolgimento di tali imprescindibili compiti l'avvocatura deve essere libera e non condizionabile da alcun potere politico o economico e deve anzi potersi proporre come soggetto politico, legittimato in quanto tale alla più ampia ed articolata interlocuzione con i poteri e le istituzioni dello Stato e con tutti i protagonisti della vita politica e sociale. 3. - L'attuazione di tale doveroso ruolo presuppone il mantenimento ed il rafforzamento delle istituzioni forensi quali irrinunciabili garanzie non solo dell'autonomia dell'ordine forense ma anche delle qualità morali e delle capacità professionali della categoria. 4. - Parimenti il patrimonio di valori, di cultura e di proposta politica delle libere associazioni forensi è indispensabile presupposto ed ineliminabile contributo per un'effettiva soggettività politica che consenta all'avvocatura di misurarsi con ampio confronto sui problemi e sugli interessi di carattere anche generale e quindi di esprimere il proprio autonomo pensiero propositivo. 5. - Fin dal 1947, nell'atmosfera di recuperata libertà, l'avvocatura ha costantemente convocato ogni biennio il suo Congresso Nazionale, che ha costituito tradizionalmente il luogo e l'occasione per confrontare le opinioni delle varie componenti e per esprimere in maniera unitaria le aspirazioni e le proposte della categoria. Nel solco di tale consolidata tradizione, appare naturale che la sede del Congresso Nazionale Forense sia proclamata come quella ideale per realizzare la confluenza organica e operativa di tutte le componenti dell'avvocatura, che proprio nel Congresso possono trovare ciascuna il proprio spazio e determinare poi in sintesi quell'unità di espressione sulla quale può fondarsi la rappresentanza politica necessaria alla categoria. 6. - Una rappresentanza politica che voglia essere autorevole e influente non può che tendere all'unitarietà, organizzandosi in struttura tale che, assorbendo in sé le dialettiche interne e maturando nel dibattito più esteso possibile quelle soluzioni o proposte che possano essere presentate come provenienti dall'intera categoria, sia valida e riconosciuta interlocutrice abituale dei poteri dello stato e delle forze politiche e sociali. Tutte le componenti della categoria hanno ragioni valide per individuare nel Congresso Nazionale Forense, quale assemblea generale dell'avvocatura, organizzata e gestita in comune e garantita al massimo livello istituzionale, la struttura idonea a costituire la base della loro rappresentanza politica. 7. - E' dunque interesse ed onere dell'intera avvocatura stringersi - come istituzioni, come associazioni, come aggregazioni culturali e specialistiche, come singoli iscritti all'albo - in un patto di solidarietà politica, giuridica ed organizzativa, allo scopo di dare partecipazione, riconoscimento e sostegno, anche finanziario, al Congresso Nazionale Forense e alla struttura operativa di rappresentanza politica che ne è diretta emanazione, l'Organismo Unitario dell'Avvocatura alla cui autorevolezza e capacità di intervento è necessario dedicare, da parte di tutti, il più ampio e leale supporto. 8. - Il solenne patto di solidarietà sopra detto va a manifestarsi innanzitutto con l'approvazione e con la fedele applicazione del seguente Statuto. 1