Cassazione, percorso ad ostacoli per il primo presidente

La quinta commissione dopo il voto all'unanimità torna ad esaminare i candidati in seguito al ritorno al mittente deciso dal plenum della proposta Carbone. Potrebbe avanzare De Musis

Prima di nominare il primo magistrato d'Italia occorre cautela e il Consiglio superiore della magistratura si sta prendendo tutto il tempo necessario per valutare. La nomina di Vincenzo Carbone a primo presidente della Corte di cassazione si allontana, ed è sempre più probabile che alla poltrona si avvicini invece un altro candidato. Mercoledì sera il plenum di Palazzo dei Marescialli ha deciso a maggioranza contrari i consiglieri laici di Centrodestra Ugo Bergamo, Michele Saponara e Gianfranco Anedda, astenuto il Procuratore generale Mario Delli Priscoli di far tornare la pratica in quinta commissione. A prendere l'iniziativa sono stati i quattro consiglieri rappresentanti di tutte le correnti della magistratura, da Giuseppe Berruti di Unicost, a Livio Pepino di Magistratura democratica, a Ciro Riviezzo di Movimenti riuniti ad Antonio Patrono di Magistratura indipendente. Un ennesimo rinvio, quello deciso mercoledì sera, dopo l'esposto anonimo giunto il mese scorso a Palazzo dei Marescialli, con il quale si accusava Carbone di svolgere incarichi di insegnamento senza la necessaria autorizzazione del Csm. La lettera ha fatto partire l'accertamento da parte del Procuratore della Cassazione, finalizzato ad un'eventuale azione disciplinare, fermando la procedura di nomina davanti alla commissione incarichi direttivi. La commissione, il 9 ottobre scorso, aveva già indicato all'unanimità Vincenzo Carbone come sostituto di Nicola Marvulli e avendo il procuratore deciso di archiviare la pratica, era stato deciso di chiedere al comitato di presidenza di inserire la pratica all'ordine del giorno di mercoledì. Martedì sera, però, sono arrivate le motivazioni del procuratore generale che, pur chiedendo l'archiviazione, aggiungeva documenti ritenuti dai quattro consiglieri delle varie correnti importanti ai fini dell'approfondimento della pratica. Nelle sue motivazioni, Delli Priscoli ha scritto che effettivamente Carbone ha svolto un incarico di insegnamento sul diritto urbanistico all'Università Federico II di Napoli, senza l'autorizzazione, ma ad aggravare la situazione del presidente aggiunto sono stati i precedenti. Nel 2004, infatti per la stessa ragione Carbone era stato sottoposto a procedimento disciplinare conclusosi con l'assoluzione e il magistrato si era difeso dicendo che non credeva fosse necessario il via libera dell'organo di autogoverno. L'esposto anonimo, presentato qualche settimana fa segnalava appunto che anche dopo quella sentenza Carbone aveva continuato a svolgere l'incarico di insegnamento senza autorizzazione. Un fatto accertato dal Procuratore che però, nonostante l'attività di docente sia continuata sino all'ottobre del 2005, non ha ritenuto di procedere con l'azione disciplinare considerando il prestigio di cui gode Carbone, il compenso non eccessivo e la durata limitata dell'incarico in questione. Tutte cose che hanno indotto i consiglieri togati a svolgere un ulteriore riflessione prima di nominare il magistrato più importante d'Italia. A favore del rinvio in commissione si è dichiarato anche il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino Se fossimo stati tutti più attenti - ha detto - i nuovi documenti potevano essere esaminati prima di arrivare in plenum . Mancino ha chiesto alla commissione tempi stretti per la nomina, soprattutto in vista dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario. Ieri la commissione ha riaffrontato il problema e forse il diretto interessato sarà ascoltato dall'organo di autogoverno. A questo punto però, sarà molto difficile l'elezione di Carbone, mentre tra i candidati papabili , spicca il nome di Rosario De Musis, attualmente presidente di sezione presso la Suprema corte. p.a.