O la revoca o il risarcimento

Dichiarato in parte irricevibile e in parte inammissibile il ricorso di alcuni cittadini pugliesi contro la delibera di una fondazione con cui erano state revocate precedenti disposizioni

Non si può chiedere l'annullamento della revoca di alcune delibere e contemporaneamente anche il risarcimento per l'illegittimità della cancellazione degli stessi provvedimenti. A chiarirlo è stata la seconda sezione del Tar Puglia con la sentenza 2346/06 depositata lo scorso 12 giugno e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici di Bari hanno dichiarato in parte irricevibile e in parte inammissibile il ricorso di alcuni cittadini contro la delibera di una fondazione con cui erano state revocate delle precedenti disposizioni che avevano accolto le transazioni proposte dai ricorrenti in ordine alla conduzione dei terreni in affitto dell'ente. Del resto, ha chiarito il tribunale pugliese, le istanze erano incompatibili se si considera che la petitio indennitaria muove dalla negazione del postulato su cui si fonda l'actio demolitoria, cioè la il legittimità della revoca . In effetti, con l'azione di annullamento i cittadini deducono la condotta illegittima dell'amministrazione, sostanziatasi nella revoca dell'accordo transattivo , mentre con l'azione indennitaria la medesima condotta dell'amministrazione, qualificando la revoca dell'accordo transattivo come atto legittimo ma fonte di pregiudizio . cri.cap

Tar Puglia - Sezione seconda - sentenza 20 aprile-12 giugno 2006, n. 2346 Presidente Giambortolomei - Relatore Bellomo Ricorrente Sollitto Fatto Con ricorso notificato il 9 gennaio 2006 alla Regione Puglia ed il 26 gennaio 2006 Fondazione dott. Vincenzo Zaccagnino , depositato l'8 febbraio 2006, i nominati in epigrafe domandavano l'annullamento della delibera n. 8 del 21 ottobre 2005, comunicata il 13 dicembre 2005, del Commissario straordinario della Fondazione dott. Vincenzo Zaccagnino Ipab con cui sono state revocate le delibere del CdA della stessa n. 46/03 e 10/04 che avevano accolto le transazioni proposte dai ricorrenti in ordine alla conduzione dei terreni in affitto dell'Ente della nota pervenuta il 9 novembre 2005 di comunicazione dell'adozione della delibera 8/05 del verbale di visita ispettiva dell'11 dicembre 2004 conosciuto tramite la delibera n. 8/05, con cui la Regione Puglia ha accertato che la citata transazione era pregiudizievole per il patrimonio della Fondazione della delibera di G.R. n. 688 del 23 maggio 2005 di ogni atto presupposto, connesso e conseguenziale Domandavano, altresì, l'accertamento del diritto ex articolo 21quinquies legge 241/90 all'indennizzo per la revoca delle delibere della Fondazione n. 46/03 e 10/04. A fondamento del ricorso, premessa la ricostruzione della vicenda giudiziaria sfociata nella transazione accettata dalla Fondazione con la delibera n. 46 dell'8 novembre 2003 munita dei necessari pareri per effetto della deliberazione n. 10 del 27 gennaio 2004, avverso i provvedimenti impugnati deducevano plurime censure di violazione di legge ed eccesso di potere. Resistevano in giudizio la Fondazione dott. Vincenzo Zaccagnino e la Regione Puglia, eccependo la tardività e l'inammissibilità del ricorso. La causa passava in decisione alla pubblica udienza del 20 aprile 2006. Diritto 1. In via pregiudiziale vanno esaminate le questioni di rito sollevate dalle resistenti. Sono fondate. 2. In primo luogo va esaminata la tardività dell'impugnazione della delibera n. 8 del 21 ottobre 2005, trasmessa il 13 dicembre 2005, del Commissario straordinario della Fondazione dott. Vincenzo Zaccagnino Ipab con cui sono state revocate le delibere n. 46/03 e 10/04. Con nota del responsabile del procedimento datata 7 novembre 2005, ricevuta dai ricorrenti l'8 novembre 2005, l'Ente comunicava l'adozione della delibera ed i relativi connotati. La piena conoscenza del provvedimento, che individua il dies a quo del termine di impugnazione, va infatti riferita agli elementi essenziali dell'atto, segnatamente l'autorità emanante, la data, il contenuto dispositivo, l'efficacia lesiva. Elementi tutti desumibili dalla citata comunicazione. Non a caso i ricorrenti instarono per la notifica urgente il 9 gennaio 2006, senonchè tale notifica non andò a buon fine perchè eseguita in luogo estraneo al domicilio del legale rappresentante dell'Ente come pure alla sede legale di quest'ultimo. La notifica effettuata il 26 gennaio, viceversa, è successiva allo scadere dei 60 giorni decorrenti dall'8 novembre 2005 . 3. In secondo luogo va esaminata la tardività dell'impugnazione del verbale di visita ispettiva regionale dell'11 dicembre 2004, asseritamente conosciuto dai ricorrenti tramite la delibera n. 8/05 della Fondazione, con cui la Regione Puglia accertava che la transazione era pregiudizievole per il patrimonio della Fondazione, dando l'imput al procedimento di revoca. La comunicazione di avvio di detto procedimento, datata 31 agosto 2005 e ricevuta dai ricorrenti il 3-5 settembre 2005, conteneva i dati essenziali del provvedimento ispettivo regionale, come è agevolmente evincibile dalla lettura della stessa. La tardività dell'impugnazione del verbale di visita ispettiva dell'11 dicembre 2004 è motivo di inammissibilità del ricorso avverso la delibera n. 8/05, atteso il rapporto di presupposizione che lega i due atti, in guisa del quale l'annullamento del secondo sarebbe privo di utilità in ipotesi di persistenza del primo. 4. Resta da esaminare la domanda di accertamento avente ad oggetto l'indennizzo per la revoca delle delibere n. 46/03 e 10/04. Appare evidente come tale petitum sia alternativo a quello proposto con l'azione di annullamento. 4.1 L'analisi strutturale delle rispettive causae petendi, vuoi che si accolga la teoria della sostanziazione seguita dalla Corte di cassazione vuoi che si opti per quella più classica nella dottrina processualcivilistica della individuazione, evidenzia prima facie un rapporto di incompatibilità tra le due azioni. Il rapporto di incompatibilità si manifesta ove si consideri che la petitio indennitaria muove dalla negazione del postulato su cui si fonda l'actio demolitoria, cioè la il legittimità della revoca. Schematizzando con l'azione di annullamento la ricorrente deduce la condotta illegittima dell'amministrazione, sostanziatasi nella revoca dell'accordo transattivo con l'azione indennitaria articolo 21quinquies legge 241/90 la ricorrente deduce la medesima condotta dell'amministrazione, qualificando la revoca dell'accordo transattivo come atto legittimo ma fonte di pregiudizio. Stante l'impossibilità di applicare al medesimo episodio di vita norme e diritti tra le quali corra una irriducibile relazione di alterità, il fatto storico non può per definizione integrarle entrambe, così che una sola è la pretesa sostanziale che nasce a favore dell'interessato. Il quale, dunque, avrebbe dovuto chiarire quale via per raggiungerla intendeva utilizzare. 4.2 Per l'esatta comprensione della problematica appare opportuno richiamare la teoria del concorso di norme. Come è noto nell'ordinamento giuridico sostanziale in primis quello penale, dove il fenomeno si manifesta con più evidenza sotto la spinta del principio di frammentarietà tre sono le relazioni astrattamente ipotizzabili tra le fattispecie normative concorso apparente concorso formale eterogeneo concorso materiale. Presupposto indefettibile perchè si realizzi una delle prime due è l'unicità del fatto storico tipizzato. Fatto, cioè, che non si colloca nell'universo giuridico in una veste puramente materiale la quale ben potrebbe implicare l'esistenza di più fatti, o nessuno, giuridicamente rilevanti , ma appartiene ad un mondo bi-dimensionale, qualificandosi come fatto costitutivo reale, apparentemente ipotesi n. 1 o effettivamente ipotesi n. 2 sussumibile sotto diverse fattispecie legali. Viceversa, qualora si accerti che due fattispecie normative si trovino in una relazione del terzo tipo, dovrà sempre escludersi che un medesimo fatto possa essere riconducibile ad entrambe, potendo esso integrare l'una o l'altra. Per quel che qui interessa è opportuno sottolineare come la differenza tra l'ipotesi n. 1 e la n. 3 sia nella circostanza che, sebbene in entrambe per un unico fatto concreto si applichi una sola norma, nell'una n. 1 ciò sia l'effetto della prevalenza della norma applicata su quelle astrattamente concorrenti, nell'altra n. 3 ciò dipenda dalla impossibilità ab origine di ipotizzare nella disciplina del fatto un concorso della norma applicata con altre norme. Quando, come nella controversia in esame, più fattispecie giuridiche siano caratterizzate da una comunanza parziale di elementi, la relazione che tra esse si instaura dipende dal rapporto che lega gli elementi residuali, ciascuno dei quali appartenente ad una ed una sola fattispecie legale. L'interferenza tra le fattispecie giuridiche troverà dunque soluzione nei modelli generali secondo il seguente schema concorso apparente ove il rapporto tra gli elementi residuali risulti essere di specialità unilaterale concorso apparente o concorso formale eterogeneo ove il rapporto tra gli elementi residuali risulti essere di specialità bilaterale concorso materiale ove sussista tra gli elementi residuali un rapporto di incompatibilità, per essere codesti rispettivamente l'affermazione e la negazione l'uno dell'altro. Dato un nucleo comune la revoca della transazione il rapporto esistente tra gli elementi distintivi dell'azione di annullamento e dell'azione di accertamento del diritto all'indennizzo, è di incompatibilità. Ne consegue, per quanto precedentemente osservato, che, trovandosi le due fattispecie giuridiche nella relazione di cui al n. 3, potendo esse concorrere soltanto effettivamente e giammai apparentemente, a fronte della ontologica incapacità dei fatti allegati a realizzare contemporaneamente le due figure legali, una sola di esse troverà applicazione e, quindi, unica sarà la situazione sostanziale riferibile a quella concreta vicenda. 4.3 Sul piano squisitamente processuale la ricorrente ha proposto due domande, tra loro distinte per avere titolo in rapporti giuridici separati ed alieni, pur se figli della medesima vicenda reale. Si ricordi, infatti, che nella definizione dell'oggetto processuale le posizioni soggettive vengono in rilievo in chiave di mera affermazione, sicché ai fini della individuazione della azione esperita occorrerà accertare non già la configurazione storica della fattispecie rilevante in sede di decisione , bensì la sua struttura formale. Da questo punto di vista l'actio demolitoria e la petitio indennitaria fanno capo a distinti complessi normativi, ciascuno dei quali idoneo a fondare autonome pretese giurisdizionali. Ne consegue che, pur in presenza di un'unica fattispecie reale qui composta dal procedimento di revoca , due sono le azioni che possono portare all'accertamento giurisdizionale del diritto, e quindi il rapporto tra le medesime è di alternatività, comportando il passaggio dall'una all'altra lo spostamento dell'oggetto processuale. La proposizione in uno stesso giudizio di azioni alternative è nella prassi consentita solo per ragioni di economia, attraverso la tecnica della graduazione, in guisa che l'una secondaria sia esplicitamente subordinata all'altra principale . Tale correzione pratica alla purezza del principio non pare, però, consentita nella fattispecie in esame. Infatti, a tacer d'altro, il 21quinquies legge 241/90 stabilisce che le controversie in materia di determinazione e corresponsione dell'indennizzo sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo . L'ambito di competenza giurisdizionale delle due azioni, dunque, è diverso, sicchè le stesse non sono proponibili cumulativamente, se pur in via graduata. Ne segue l'inammissibilità della domanda proposta in via subordinata. 4.4 D'altronde, anche a voler ritenere la domanda ammissibile, la stessa sarebbe infondata poichè il provvedimento di revoca costituisce, in realtà, un annullamento di ufficio, riposando su vizi di legittimità degli atti ritirati e, peraltro, la relativa domanda è alquanto generica. 5. In conclusione il ricorso è irricevibile quanto alla domanda di annullamento. Inammissibile quanto alla domanda di accertamento. Spese secondo soccombenza. PQM Il Tar per la Puglia, sede di Bari - Seconda Sezione, pronunciando sul ricorso proposto come in epigrafe lo dichiara in parte irricevibile ed in parte inammissibile, nei sensi di cui in motivazione. Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese di giudizio, che liquida in complessivi 5000,00 euro, di cui 2500 in favore della Fondazione dott. Vincenzo Zaccagnino e 2500 in favore della Regione Puglia. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. N.R.G. 232/2006 4