Giudice di pace: non basta un decreto ministeriale per istituire sedi distaccate

Palazzo Spada accoglie il ricorso dell'Ordine degli Avvocati di Genova, corregge l'interpretazione data dal Tar Liguria e chiarisce nel caso di specie sarebbe servito un decreto del Presidente della Repubblica

L'istituzione di sedi distaccate dell'ufficio del giudice di pace deve essere sancita da un decreto del presidente della Repubblica, non basta il decreto ministeriale che prevede tale ampliamento. A chiarirlo è stata quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6941/06 depositata lo scorso 28 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso dell'Ordine degli avvocati di Genova contro il decreto del 3 luglio 1992 con il quale il ministero della Giustizia aveva determinato le sedi degli uffici del giudice di pace in applicazione della legge 374/91. A finire nel mirino dei giudici di piazza Capo di Ferro è la parte del Dm che istituisce gli uffici del giudice di pace del distretto della Corte di appello di Genova, non solo nel capoluogo ma anche a Pontedecimo, a Sestri Ponente e a Voltri. Il Tar Liguria, al quale l'Ordine dei legali di Genova si era rivolta, respingendo il ricorso, aveva sostenuto che il decreto ministeriale non ha istituito sedi distaccate piuttosto diversi sedi per l'ufficio di Genova. Di diverso avviso i consiglieri di Stato. In effetti, ha continuato Palazzo Spada, il Dm non è idoneo a costituire e a delimitare specifiche competenze territoriali, in deroga al collegamento istituito tra uffici del giudice di pace e preture mandamentali, che si ricava dall'articolo 2 comma 1 legge 374/91, né è idoneo a creare nuovi comuni . Del resto, via Arenula, ha previsto nel decreto uffici del giudice di pace ulteriori rispetto a quello del comune capoluogo, anche nel caso in cui si trattava soltanto di quartieri dello stesso ente locale. Inoltre, hanno spiegato ancora i magistrati amministrativi, la legge istitutiva dei giudici di pace prevede che con decreto del Presidente della Repubblica sia consentito di istituire sedi distaccate dell'ufficio del giudice di pace in uno o più comuni del mandamento o in una o più circoscrizioni del medesimo comune, ipotesi, questa, che coinciderebbe con quella di Genova quattro distinti uffici per il solo comune di Genova . In tal caso, però, ha concluso il Consiglio di Stato il provvedimento istitutivo dovrebbe essere adottato con decreto del presidente della Repubblica e non con decreto ministeriale . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 7-28 novembre 2006, n. 6941 Presidente Salvatore - Estensore De Felice Ricorrente Ordine degli avvocati di Genova Fatto Con ricorso proposto innanzi al Tar per la Liguria, l'Ordine degli Avvocati di Genova impugnava, chiedendone l'annullamento, il Dm in data 3 luglio 1992, avente ad oggetto la determinazione delle sedi degli uffici del giudice di pace in applicazione della legge 374/91, nella parte in cui ha previsto i predetti uffici del Distretto della Ca di Genova non solo in Genova e Recco, ma anche in Pontedecimo, Sestri Ponente e Voltri. Il Tribunale adito respingeva il ricorso ritenendo infondate le doglianze prospettate in quella sede. Più precisamente il giudice di primo grado sosteneva l'applicazione dell'articolo 2, comma 1 della legge 374/91, il quale prevede che gli uffici del nuovo organo debbano avere sede in tutti i capoluoghi dei mandamenti esistenti fino alla data di entrata in vigore della legge 30/1989 e che, pertanto, a tale data esistevano nella Ca di Genova, oltre a quello di Genova i mandamenti di Pontedecimo, Sestri Ponente, Sempierdartena, Voltri e Recco. Il giudice di prime cure ha sostenuto altresì, che il decreto impugnato non ha statuito sedi distaccate bensì diversi sedi per l'ufficio di Genova. Con l'atto di appello vengono dedotte le censure di violazione e falsa applicazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili. Quale primo motivo di appello si deduce la violazione dell'articolo 2 comma 1 della legge 374/91. Invero, gli appellanti deducono l'erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui, in applicazione della richiamata norma, la quale prevede che gli uffici del nuovo organo debbano avere sede in tutti i capoluoghi dei mandamenti esistenti fino alla data di entrata in vigore della legge 30/1989, non si terrebbe in dovuta considerazione che solo Genova è il capoluogo dei precedenti mandamenti i quali riguardano soltanto limitate estensioni del territorio genovese. Si deduce, inoltre, l'inaccettabilità del significato geografico del termine mandamento. Gli appellanti osservano che pur non essendovi nel nostro ordinamento giudiziario nessun termine dell'ordinamento giudiziario che coincida con il capoluogo del mandamento , è logico supporre che il legislatore, nell'estensione della norma, abbia voluto utilizzare il termine capoluogo nel senso di agglomerato urbano cui fanno capo una serie di altri ripartizioni territoriali minori. Pertanto, il legislatore avrebbe inteso indicare, come sede dell'istituendo ufficio del giudice di pace, la circoscrizione territoriale, tra quelle corrispondenti ai mandamenti esistenti al termine di riferimento della norma, inteso come capoluogo . Di conseguenza, il Ministero avrebbe individuato tali sedi considerando erroneamente le predette località come capoluoghi dei rispettivi ex mandamenti. Si deduce inoltre l'erroneità della sentenza impugnata in relazione all'ipotesi che il decreto abbia inteso istituire sedi distaccate dall'Ufficio di Genova, poiché, come si evince anche dalla stessa natura di decreto ministeriale, anziché di decreto del presidente della repubblica, che assume il decreto impugnato, questo ha istituito sedi non distaccate, ma sedi diverse per l'ufficio in discorso. Gli appellanti contestano la sentenza di prime cure, che ha accolto la tesi per la quale l'atto non deve assumere significato di atto istitutivo di sedi distaccate degli uffici del giudice di pace. Pertanto, si rileva che, anche nel caso in cui il Ministero avesse ritenuto di poter istituire sedi distaccate, l'atto impugnato risulterebbe illegittimo per incompetenza dell'organo emanante in quanto l'articolo 2 prevede la possibilità che vengano istituite sedi distaccate con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro di Grazia e Giustizia, sentito il Consiglio Giudiziario e i Comuni interessati . Da ultimo, in relazione alla dichiarazione di infondatezza del ricorso in primo grado, poiché i pareri richiesti, di segno contrario a quanto successivamente deciso dal Ministero, avrebbero proposto una soluzione di accorpamento contrastante con l'articolo 2 legge 374/91, gli appellanti contestano che l'intento perseguito dal legislatore era in senso opposto all'accorpamento, poiché tale interpretazione sarebbe smentita dal dettato letterale della norma che prevede l'istituzione unicamente nei capoluoghi dei mandamenti esistenti. Tali pareri, rispettivamente del Consiglio giudiziario, del Comune di Genova e dell'Ordine degli Avvocati, avevano confermato l'opportunità e la necessità, sotto il parere legale, del concentramento in un'unica sede degli uffici giudiziari della città di Genova, oppure dell'accorpamento degli uffici del giudice di pace presso la sede di Palazzo di Giustizia. Si è costituita l'appellata amministrazione chiedendo il rigetto dell'appello perché infondato. Alla udienza pubblica del 7 novembre 2006 la causa è stata trattenuta in decisione. Diritto L'appello è fondato. L'articolo 2 della legge 1991 prevede che gli uffici del giudice di pace hanno sede in tutti i capoluoghi dei mandamenti esistenti fino alla data di entrata in vigore della legge 30/1989. Con decreto del Presidente della repubblica, su proposta del ministro della Giustizia, sentiti il consiglio giudiziario e i comuni interessati, possono essere istituite sedi distaccate dell'ufficio del giudice di pace in uno o più comuni del mandamento, ovvero in una o più circoscrizioni in cui siano ripartiti i comuni. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del ministro di Giustizia, sentiti il consiglio giudiziario e i comuni interessati, due o più uffici contigui del giudice di pace possono essere costituiti in un unico ufficio con il limite che la popolazione complessiva risultante dall'accorpamento non superi i cinquantamila abitanti. Nel decreto è designato il comune in cui ha sede l'ufficio del giudice di pace. Il giudice di primo grado ha ritenuto che l'impugnato decreto ministeriale abbia fato applicazione del primo comma dell'articolo 2, perché alla data indicata, nel distretto della corte di appello genovese, esistevano, oltre a quello di Genova, i mandamenti di Pontedecimo, Sestri Ponente, Sampierdarena, Voltri e Recco, che erano preture di sedi mandamentali, sicchè il riferimento ai capoluoghi di mandamento valeva nel senso della organizzazione giudiziaria. Come ha chiarito la Cassazione civile, seconda sezione, con sentenza 12700/05, non integra ipotesi di violazione della competenza territoriale la decisione emessa dal giudice di pace di Genova qualora il convenuto risieda in Sestri Ponente, che è quartiere del suddetto capoluogo, e non già un autonomo comune, qualità necessaria ai fini della istituzione come sede dell'ufficio del giudice di pace ai sensi dell'articolo 2 legge 374/91. Ne consegue che, impropriamente, il decreto ministeriale impugnato Dm 3 luglio 1992 , fonte inidonea a derogare al principio di cui al primo comma dell'articolo 2 su citato, prevede degli uffici dei giudici di pace ulteriori rispetto a quello del comune capoluogo, anche laddove si tratta di meri quartieri del comune medesimo. La sentenza della Cassazione su menzionata ha quindi concluso nel senso che l'ufficio del giudice di pace di Sestri Ponente e ciò vale anche per gli altri uffici costituisce mera articolazione interna - si tratta di distribuzione degli affari tra articolazioni appartenenti ad un unico ufficio - di quello di Genova, e la distribuzione delle cause attiene alla ripartizione degli affari nell'ambito di un unico ufficio sulla base di disposizioni di organizzazione interna, la cui violazione appartiene alla tipologia delle invalidità concernenti la costituzione del giudice, sanzionate non come nullità insanabili, ma come vizi da accertarsi in limine mediante uno speciale subprocedimento sfociante in una pronunzia ordinatoria, non impugnabile autonomamente, né suscettibile di regolamento di competenza. La legge istitutiva dei giudici di pace prevede che con decreto del Presidente della Repubblica sia consentito di istituire sedi distaccate dell'ufficio del giudice di pace in uno o più comuni del mandamento o in una o più circoscrizioni del medesimo comune, ipotesi, questa, che coinciderebbe con quella di Genova quattro distinti uffici per il solo comune di Genova . In tale caso, però, il provvedimento istitutivo dovrebbe essere adottato con decreto del Presidente della Repubblica e non con decreto ministeriale. Il decreto ministeriale, quindi, non è idoneo a costituire e a delimitare specifiche competenze territoriali, in deroga al collegamento istituito tra uffici del giudice di pace e preture mandamentali, che si ricava dall'articolo 2 comma 1 legge 374/91, né è idoneo a creare nuovi comuni da istituirsi solo con legge regionale si veda l'articolo 133, comma 2 Costituzione . Stante la riscontrata fondatezza delle riproposte censure di violazione di legge e di incompetenza, sono da ritenere assorbite le censure relative al difetto di motivazione rispetto ai pareri contrastanti. Per le considerazioni sopra svolte, l'appello va accolto e, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado. Sussistono giusti motivi per disporre tra le parti la compensazione delle spese di giudizio del doppio grado. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione quarta, definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, così provvede accoglie l'appello e, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla autorità amministrativa. 1 - 4 - N.R.G. 9524/1997 TRG