Un telegramma non può rinviare il diritto di visita (nemmeno a Natale)

Condannata la madre affidataria che aveva semplicemente comunicato all'ex marito che si sarebbe allontanata con i figli per far visita ai nonni durante le feste

La madre separata, affidataria dei figli minori, non può pensare che basti inoltrare un telegramma all'ex marito per informarlo che non potrà vedere i figli nel periodo stabilito dal giudice per l'esercizio del diritto di visita. Lo sottolinea la Cassazione - con la sentenza 41003/05 della sesta sezione penale depositata l'11 novembre e qui leggibile tra gli allegati - con la quale una insegnante è stata condannata per mancata esecuzione di un provvedimento del giudice per aver portato via dalla Sardegna la figlioletta minore, e averla condotta dai nonni materni, nel Lazio, per le feste di Natale. La signora aveva inviato due telegramma all'ex marito - dal quale si era appena separata e al quale spettava stare con la piccola due pomeriggi a settimana e l'intera giornata del sabato o della domenica - per informarlo che, dal 18 dicembre al cinque gennaio, la bambina sarebbe stata con lei. Il marito l'aveva esortata a non partire da Cagliari dove risiedeva abitualmente dato che insegnava nel capoluogo sardo ma lei aveva ignorato la richiesta pensando che la spedizione dei telegrammi le coprisse le spalle. In primo grado, effettivamente, fu assolta in quanto il giudice ritenne che proprio quell'invio escludesse l'intenzione di eludere il provvedimento del giudice civile che, peraltro, nulla aveva disposto per le vacanze natalizie . Ma su appello del Procuratore generale di Cagliari l'assoluzione fu annullata e la donna venne condannata anche a risarcire i danni al marito per avergli impedito di vedere la bambina. Ora pure la Cassazione ha confermato la sua colpevolezza e i telegrammi sono stati valutati negativamente come precostituzione di un alibi psicologico per eludere il diritto di visita del padre. In situazioni come questa, di tensione tra gli ex, la Suprema corte ricorda che i problemi non si risolvono mai con iniziative arbitrarie , come quella adottata dalla madre insegnante, ma con opportune intese da prendere di volta in volta tra persone civili, o al limite, col sollecitare interventi straordinari del giudice . Anche il Sostituto procuratore generale Gianfranco Viglietta aveva chiesto il rigetto del ricorso.

Cassazione - Sezione sesta penale up - sentenza 6 ottobre-11 novembre 2005, n. 41003 Presidente Romano - Relatore Leonasi Pm Viglietta - ricorrente Camillo Fatto e diritto 1. Decidendo provvisoriamente in sede di separazione dei coniugi Pais-Camillo il Presidente del Tribunale di Latina dispose, tra l'altro, l'affidamento della minore Ivana alla madre con possibilità per il padre di incontrarla e tenerla con sé due pomeriggi alla settimana e alternativamente l'intera giornata del sabato o della domenica. I coniugi all'epoca vivevano in Sardegna. Il sabato 19 dicembre 1998 a pochi giorni di distanza dal provvedimento - il Pais, recatosi presso l'abitazione della moglie per rilevare la bambina, non trovò nessuno, ad onta del fatto che con telegramma del giorno precedente avesse diffidato la consorte a non allontanare la piccola. Di fatto la Camillo - residente in provincia di Latina ma domiciliata a Cagliari per il suo lavoro di insegnante - era partita per Formia dov'era solita trascorrere vacanze estive e natalizie coi genitori, peraltro, con telegrammi del 18 e 22 dicembre aveva avvertito il marito della sua intenzione di trattenersi a Formia fino al 5 gennaio. 2. Il primo giudizio pronunziò assoluzione del reato di cui all'articolo 388/2 Cp, ritenendo che proprio l'inoltro dei due telegrammi da parte della donna escludesse la di lei intenzione di eludere il provvedimento del giudice civile che peraltro nulla aveva disposto per le vacanze natalizie. 3. Su appello del Pg la Corte d'appello di Cagliari dichiarava invece la responsabilità, con condanna a pena di legge e al risarcimento dei danni in favore della parte civile. Ricordata la indiscussa materialità del fatto, la Corte osservava non potersi ritenere che l'allontanamento fosse stato concordato col padre il quale anzi aveva manifestato volontà contraria ciò posto nessun rilievo potevano avere i due telegrammi inviati dalla Camillo sulla di lei piena consapevolezza di violare le prescrizioni del giudice. 4. Col ricorso per cassazione proposto a mezzo del difensore la imputata lamenta 1 errore sul fatto ed erronea applicazione della legge penale il provvedimento presidenziale nulla aveva disposto per le vacanze natalizie e, d'altra parte, già nella sede civile si sapeva che essa Camillo aveva mantenuto la propria residenza in Formia, pur soggiornando periodicamente a Cagliari per ragioni di lavoro la Corte aveva di conseguenza errato nel ritenere che il Pais avesse diritto a incontrare, in uno di quei giorni, la figlia a Cagliari anziché a Formia, così come aveva errato vista la esistenza del telegramma di Pais a ritenere che lo stesso non fosse a conoscenza delle intenzioni della moglie. La Camillo, per sua parte, proprio con l'inoltro dei due telegrammi, aveva dimostrato di voler garantire alla bambina l'affetto di entrambi i genitori 2 manifesta illogicità della motivazione là dove non si era considerato essersi trattato di un fatto del tutto marginale nell'ambito del complessivo regolamento dei rapporti carenza, del pari, di motivazione quanto al passo della sentenza che condanna al risarcimento dei danni sulla mera considerazione che i fatti in questione sono potenzialmente idonei a produrli, non si vede quale danno abbia subito il padre che bene avrebbe potuto organizzarsi per incontrare la bambina a Formia e così evitare l'inoltro di quel telegramma diretto soltanto a impedire la libertà di circolazione della consorte. 5. Il ricorso - osserva questa Sc - non ha giuridico fondamento. 6. La ricorrente non può lamentare primo motivo alcun errore sul fatto, ovvio essendo, nella valutazione del giudice del merito e prima ancora nella interpretazione che lei stessa ha potuto dare del provvedimento civilistico, che questo teneva conto, nello stabilire i diritti-doveri di incontro e di visita del padre, proprio della circostanza che il nucleo familiare, per quanto disgregato, continuasse a vivere la maggior parte dell'anno in Sardegna Cagliari dov'era il luogo di lavoro di essa Camillo e che non vi erano prospettive di immediato mutamento considerando almeno la durata dell'anno scolastico . Sarebbe stato, d'altronde, inconcepibile siccome del tutto irrazionale, supporre che il Presidente del tribunale, sol perché gli risultava, secondo l'assunto difensivo, che la donna aveva conservato residenza anagrafica in Formia, potesse disporre incontri così frequenti del Pais con la bambina, dando per scontato che l'uomo dovesse di volta in volta muoversi dalla Sardegna o che l'inverso dovesse fare la piccola. Per ogni persona di comune buonsenso e di buona fede la interpretazione da dare al provvedimento non poteva presupporre altro che la permanenza della Camillo con la bambina affidatale in Cagliari. La verità - non sfuggita al giudice di appello - è che la prevenuta, ben consapevole dei propri obblighi, volle trarre spunto dalla prima occasione che le si presentava dopo il provvedimento per eluderlo, peraltro cercando di precostituirsi un alibi psicologico coi noti due telegrammi inviati al marito del cui dissenso - v. telegramma del 18 dicembre da lui inviato - era bene a conoscenza . Ovvio è poi che nessun provvedimento riguardante affidamento di minori e contatti con l'altro genitore può imporre all'affidatario un obbligo di rimanere perennemente in un certo luogo per favorire gli incontri ma problemi di questo tipo si risolvono, com'e' ovvio, con opportune intese da prendere di volta in volta tra persone civili o, al limite, col sollecitare interventi straordinari del giudice giammai con iniziative arbitrarie come quella assunta dalla prevenuta. 7. Manifestamente infondato è il secondo motivo, posto che la legge non distingue tra episodi, marginali e non, di elusione degli obblighi in questione a parte che nel caso si trattava di una delle prime applicazioni del provvedimento e che di fatto la piccola veniva privata della presenza di uno dei genitori per una quindicina di giorni, subito dopo il dramma della separazione bene, infine, la Corte territoriale ha pronunciato condanna generica al risarcimento dei danni, questi potenzialmente consistendo, oltre che nella pecunia doloris, nel pregiudizio alla vita di relazione. PQM Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.