Appalti, assegnazione annullata se il legale rappresentante è stato condannato per falso ideologico

Per violazione della moralità professionale respinto il ricorso di un'associazione temporanea d'imprese a cui era stata revocata l'aggiudicazione della gara per la costruzione di alcuni uffici nella stazione ferroviaria di Trento

La condanna per falso ideologico del rappresentante legale di una delle società che costituiscono il raggruppamento di ditte incide sull'affidabilità morale e professionale della stessa associazione temporanea d'imprese. Del resto, il reato è stato commesso in occasione di una gara di appalto. Legittimo quindi l'annullamento dell'aggiudicazione nei suoi confronti. A stabilirlo è stata la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 2373/06 depositata lo scorso 27 aprile e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di una associazione temporanea d'imprese che si era vista annullare dal dirigente del servizio appalti della Provincia autonoma di Trento l'aggiudicazione dell'appalto per la costruzione di uffici nella stazione ferroviaria di Trento Roncafort. Un provvedimento adottato dall'amministrazione poiché in sede di verifica delle dichiarazioni presentate dai partecipanti alla gara avevano scoperto l'esistenza di una condanna ex articolo 444 Cpp a carico del legale rappresentante e direttore tecnico della Srl che faceva parte dell'Ati. Il direttore era stato condannato per il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. I giudici di piazza Capo di Ferro nel confermare la sentenza Trga Trento hanno ribadito che l'articolo 75 del Dpr 554/99 vieta la partecipazioni alle procedure per l'affidamento di appalti pubblici a coloro nei cui confronti è stata pronunciata una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per quei reati che incidono sull'affidabilità morale e professionale. Tuttavia, hanno concluso i consiglieri di Stato, spetta alla Pa stabilire se il reato per il quale il soggetto è stato condannato incide sull'affidabilità dell'impresa, sia sul piano morale che su quello professionale. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - sentenza 27 gennaio-27 aprile 2006, n. 2373 Presidente Santoro - Estensore Branca Ricorrente Costruzioni Ices Srl Con la sentenza in epigrafe è stato rigettato il ricorso proposto dalla Costruzioni ICES Srl e dalla Elettrica Srl, già collegate in costituenda Ati, per l'annullamento del provvedimento con il quale il dirigente del Servizio Appalti della Provincia Autonoma di Trento ha annullato la aggiudicazione disposta a favore della medesima Ati dell'appalto per la costruzione di uffici nella stazione ferroviaria di Trento Roncafort, nonché individuazione della nuova aggiudicataria nell'Ati tra le imprese Rigotti Spa e B.L. Elettronica Srl. Il Tar ha ritenuto l'infondatezza delle censure mosse all'atto impugnato, adottato a causa dell'accertamento, in sede di verifica delle dichiarazioni rese dai partecipanti alla gara, dell'esistenza di una condanna ex articolo 444 Cpp a carico del legale rappresentante e direttore tecnico della impresa Elettrica Srl, per il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Avverso la sentenza hanno proposto appello sia l'impresa Elettrica Srl, sia la mandataria in Ati Costruzioni Ices Srl, assumendo l'erroneità della decisione e chiedendone la riforma. La Provincia Autonoma di Trento si è costituita in giudizio per resistere al gravame. Alla pubblica udienza del 27 gennaio 2006 la causa veniva trattenuta in decisione. Diritto Le appellanti hanno mosso una articolata censura al provvedimento ed alla decisione di prime cure, facendo leva sulla errata applicazione dell'articolo 75 del Dpr 554/99, sul difetto di presupposti e di motivazione. Esse contestano che nella specie sussistessero le condizioni richiamate dalla norma, che, come è noto, vieta la partecipazione alle procedure per l'affidamento di appalti di lavori pubblici ai soggetti nei cui confronti è stata pronunciata di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati che incidono sull'affidabilità morale e professionale. Si assume in particolare che l'Amministrazione si è limitata a riscontrare l'esistenza della applicazione della pena su richiesta, in capo al legale rappresentante e direttore tecnico di una delle imprese partecipanti all'Ati aggiudicataria, per dare corso al provvedimento di annullamento, mentre sarebbe stato doveroso procedere ad un puntuale riscontro dell'esistenza dell'elemento qualificante della fattispecie legale, rappresentato dal dubbio sulla affidabilità morale e professionale del soggetto interessato. A tal fine le appellanti ripercorrono la vicenda pregressa, conclusasi con l'applicazione dell'articolo 444 Cpp, e consistita nella sottoscrizione, in altra procedura concorsuale, della dichiarazione, rivelatasi poi non rispondente al vero, di aver preso conoscenza degli elaborati progettuali, di aver effettuato il sopralluogo dell'area su cui si sarebbero eseguiti i lavori e di essere in possesso della relativa attestazione rilasciata dalla competente Amministrazione. Le appellanti intendono dimostrare che molti erano gli elementi da prendere in considerazione per escludere che da quell'episodio potesse derivare un effettivo pregiudizio alla moralità ed alla affidabilità professionale, quali a la documentata ingenuità del soggetto che si era fidato dei suoi collaboratori b l'effettivo contenuto del comportamento rilevante, consistente semplicemente nella dichiarazione di possedere l'attestazione, dovendosi escludere che il sopralluogo fosse effettivamente stato omesso c l'emergere della circostanza rilevante in momento svolgimento della gara anteriore al sorgere di un qualunque rapporto fiduciario d l'assenza di dolo specifico e non aver conseguito alcun vantaggio f l'entità della pena inflitta, pari al minimo edittale g lo stato di incensuratezza, ed altre circostanze che potevano deporre in senso favorevole all'immagine dell'interessato. A sostegno della tesi le appellanti invocano procedenti giurisprudenziali favorevoli all'obbligo di motivare, al di là della sussistenza di una condanna, in merito al difetto del requisito in questione. Ritiene tuttavia il Collegio che la doglianza non meriti accoglimento. È da osservare in primo luogo che il dovere di motivare in merito alla lesione della affidabilità morale e professionale, conseguente alla condanna ex articolo 444 Cpp, non può spingersi fino all'imposizione di una sorta di revisione del processo penale, conclusosi con il giudicato sfavorevole, per mettere in evidenza la sostanziale non colpevolezza del soggetto interessato. In altri termini, ciò che non è possibile mettere in discussione è l'esistenza della condanna per quel determinato reato, e per tale ragione il complesso delle circostanze che hanno accompagnato la condotta sanzionata penalmente risultano sostanzialmente irrilevanti. Posto che la norma non stabilisce quali sono i reati che incidono sulla detta affidabilità, spetta all'Amministrazione stabilire, motivatamente, se il reato per il quale il soggetto è stato condannato provoca, secondo il comune e ragionevole convincimento, una obiettiva incisione sulla affidabilità del condannato, sia sul piano morale che sul piano professionale. Nella specie il provvedimento impugnato non può ritenersi carente sul piano dell'apprezzamento del presupposto richiesto dalla legge e quindi della motivazione. Posto che il reato in questione consisteva in una ipotesi di falso, l'Amministrazione ha dato atto di aver valutato le osservazioni dell'Impresa, per poi concludere che si era in presenza di un reato capace di incidere sulla affidabilità morale e professionale perché commesso in occasione di una gara di appalto di lavori pubblici con riferimento ad adempimenti essenziali ai fini della corretta partecipazione alla procedura. Su tale base è stato espresso un apprezzamento discrezionale circa l'esistenza di un ostacolo alla instaurazione di un normale rapporto di fiducia, e tale giudizio risulta immune da irrazionalità od illogicità. Il conclusione l'appello va rigettato. Sussistono valide ragioni per disporre la compensazione tra le parti delle spese di lite PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, rigetta l'appello in epigrafe dispone la compensazione delle spese ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. 3