Incompetenza territoriale deducibile solo per il principio del giudice naturale precostituito

di Giuseppe Santalucia

La questione di competenza per territorio, davanti al giudice che abbia omesso di proporre il conflitto avverso la decisione del primo giudice di tardiva rilevazione dell'incompetenza, può essere proposta, nei limiti temporali di cui all'articolo 21, comma 2, Cpp, soltanto per il profilo della erroneità dell'individuazione del giudice competente e non anche per quello della tardiva rilevazione dell'incompetenza. È questo il principio di diritto contenuto nella sentenza 40244/06 della Suprema corte di cassazione qui leggibile tra i documenti correlati. di Giuseppe Santalucia Il fatto. Il giudice dell'udienza preliminare, all'esito del giudizio abbreviato, ha pronunciato sentenza di incompetenza per ragione di territorio ed ha trasmesso gli atti ad altro giudice. Davanti a quest'ultimo l'imputato ha eccepito l'incompetenza, affermando che si era radicata la competenza territoriale dell'altro giudice, che aveva dichiarato l'incompetenza in violazione della norma che pone un limite temporale preclusivo di rilevazione della questione. A norma dell'articolo 21, comma 2 Cpp, l'incompetenza per territorio è rilevata o eccepita, a pena di decadenza, prima della conclusione dell'udienza preliminare, e questo limite deve intendersi esteso anche al giudizio abbreviato, posto che l'articolo 441 Cpp prescrive che, fatte alcune eccezioni, nel giudizio abbreviato si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste per l'udienza preliminare. Il giudice ad quem ha rigettato l'eccezione sul presupposto che l'imputato, non impugnando la sentenza di incompetenza del primo giudice, aveva ad essa fatto acquiescenza. La Corte di appello, investita della questione, ha condiviso le critiche dell'imputato, che aveva rilevato la non impugnabilità delle sentenze di incompetenza, rispetto alle quali può proporsi soltanto il conflitto, ma ha rigettato l'appello per carenza di interesse, dal momento che l'imputato aveva ammesso gli addebiti. Il decisum. La Corte di cassazione, di contro, afferma l'erroneità delle motivazioni con le quali la Corte di appello ha rigettato l'impugnazione, ma rileva al contempo la correttezza della decisione in relazione alla competenza territoriale. Ricorda, a tal proposito, che le sentenze di incompetenza non sono ricorribili per cassazione, e conclude che ha errato il giudice al quale il processo era stato trasmesso in seguito alla sentenza di incompetenza nel ritenere che l'imputato avesse fatto acquiescenza non impugnando detta decisione. Le sentenze di incompetenza possono dare luogo soltanto al conflitto di competenza, che non è azionato le volte in cui il giudice individuato come competente accetta di trattenere il processo. Su questo primo punto le statuizioni della Corte si muovono in piena continuità con l'orientamento consolidato. L'excursus giurisprudenziale. Sezione sesta 2556/95, ric. Bruno ebbe già ad affermare che l'espressa dichiarazione di non impugnabilità delle statuizioni concernenti la competenza, contenuta nell'articolo 568, comma secondo Cpp, trova ragione nel fatto che, potendo tali pronunce dare luogo a conflitto di competenza ex articolo 28 Cpp, esse non soffrono di lacune di garanzia giurisdizionale. Risponde ad una ben precisa scelta del legislatore l'adozione del conflitto come strumento di controllo, per assicurare il soddisfacimento di esigenze di razionalità e speditezza processuale. Deve poi essere ricordato che sezione quarta, 10581/95, ric. Pm in proc. Capitano ed altri, dichiarò la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 568 Cpp in relazione all'articolo 111 Costituzione. L'espressa eccezione introdotta al principio costituzionale della ricorribilità per cassazione di tutte le sentenze è infatti ben giustificata dal contenuto meramente processuale, e quindi dalla loro natura strutturalmente non definitiva. Tanto premesso, la Corte, nella vicenda ora all'esame, stabilisce che l'unica doglianza proponibile dinanzi al giudice indicato come competente, che non ha inteso rilevare, con la proposizione del conflitto, la tardività della pronuncia di incompetenza del primo giudice, è quella attinente all'erroneità dell'individuazione della competenza territoriale . L'incompetenza per territorio, osserva, è rilevabile sempre che il processo non abbia raggiunto uno stadio tale da rendere prevalente il principio costituzionale della ragionevole durata su quello della precostituzione del giudice naturale. E siccome la questione dell'erronea individuazione del giudice competente attiene al parametro costituzionale del giudice naturale, il principio della ragionevole durata deve cedere non così se si vuol far valere l'incompetenza sulla base del fatto che il primo giudice era ormai competente, non essendo stata proposta la questione di competenza nei limiti temporali fissati dalla legge. Non può ora dubitarsi del fatto che i limiti preclusivi, posti a pena di decadenza, per la deducibilità della questione di competenza territoriale valgano non solo per le parti ma anche per il giudice. Il codice di rito fa soggiacere alla previsione del termine non soltanto l'eccezione della questione, con chiaro riferimento alle parti, ma anche la rilevabilità, comprendendo con questo termine i poteri di rilevazione ex officio del giudice. Di recente sezione sesta, 33435/06, ric. Battistella ed altri ha ribadito che, in virtù del principio della perpetuatio jurisdictionis, la questione relativa alla competenza territoriale non può essere proposta oltre i limiti temporali fissati a pena di decadenza, con la conseguenza che restano privi di rilievo gli eventuali, successivi, eventi istruttori e decisori, di significato diverso rispetto ai dati prima valutati. È evidente che, così statuendo, la Corte ha implicitamente negato al giudice la possibilità di rilevazione tardiva della propria incompetenza, perché altrimenti non avrebbe negato in ogni caso la rilevanza delle sopravvenienze. Sono molte ed univoche le decisioni di legittimità che si sono espresse in tal senso. Si ricorda che sezione prima, 1541/92, confl. comp. pret. Moncalieri ed altro e sezione prima, 2103/92, confl. comp. pret. Ancona ed altro chiaramente affermarono che, una volta superato il termine, l'incompetenza per territorio non è più rilevabile, neanche d'ufficio. Soltanto sezione prima 2780/92, confl. comp. in proc. Gannuscio evocò il principio per cui ogni giudice è anzitutto giudice della propria competenza per escludere che il potere-dovere del giudice del dibattimento di dichiarare d'ufficio la propria incompetenza per territorio possa essere limitato o condizionato dalle preclusioni dettate dalla legge, poiché ciò equivarrebbe a spogliare, contro ogni logica, il giudice del dibattimento del potere-dovere indicato, tutte le volte in cui altri, in altra sede, abbiano ritenuto che di detta incompetenza non si dovesse fare questione. E dichiarò espressamente la legittimità della pronuncia di incompetenza del giudice del dibattimento, che aveva così agito nonostante la questione non fosse stata né rilevata né eccepita in sede di udienza preliminare. Alla base di questa isolata pronuncia sta con ogni probabilità l'enfatizzazione della rilevanza del principio del giudice naturale nella materia delle competenza per territorio. E allora deve farsi richiamo a sezione sesta 8587/01, ric. Singh ed altro, che ha dichiarato la manifesta infondatezza, proprio in riferimento all'articolo 25 Costituzione, della questione di legittimità dell'articolo 491 Cpp, affermando che il legislatore ben può, nella sua discrezionalità, limitare la possibilità di rilevare il difetto di competenza territoriale a vantaggio dell'ordine e della speditezza del processo senza che ciò vulneri il principio del giudice naturale. Anni prima, del resto, la Corte costituzionale, con la decisone 521/91, aveva dichiarato la manifesta infondatezza della medesima questione, evidenziando che la disciplina della competenza per territorio è ispirata in modo prevalente dalle finalità d'economia processuale ed è diretta a consentire la migliore concentrazione delle attività del processo. Il principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge tutela il bene dell'imparzialità degli organi giudiziari, sottraendo la loro competenza ad ogni possibilità d'arbitrio per mezzo della precostituzione in forza di criteri generali fissati in anticipo, ed è allora coerente l'affermazione di compatibilità costituzionale delle nome sui limiti preclusivi alla rilevazione dell'incompetenza, sia perché non interferiscono con la predisposizione dei criteri generali e predeterminati d'individuazione della competenza, sia perché sono espressione della peculiare natura della competenza per territorio, per cui il legislatore può legittimamente ritenere, nella sua discrezionalità, di limitare la possibilità di rilevarne i vizi a vantaggio dell'interesse all'ordine ed alla speditezza del processo . Sulla base di queste considerazioni, può dirsi che il giudice, che si è dichiarato incompetente con la sentenza emessa a conclusione del giudizio abbreviato, ha errato, perché, in assenza di una rilevazione o eccezione tempestiva, la competenza si era già radicata in capo al suo ufficio. Parimenti ha errato, come già si è detto, il giudice ad quem, che ha ritenuto l'acquiescenza per mancata impugnazione della decisione di incompetenza sarebbe spettato a lui, invece, porre la questione con la proposizione di un conflitto. Deve invece convenirsi con il principio di diritto fissato dalla Corte di cassazione, che non ha precedenti in termini. Se l'incompetenza per territorio ha un regime normativo diverso da quello dell'incompetenza per materia, spetta all'interprete l'elaborazione di soluzioni, che siano in linea con le premesse di una normazione, che, come si è sopra appena detto, ha superato il vaglio di costituzionalità. La disciplina dell'incompetenza territoriale è costruita in modo da rispondere all'esigenza di salvaguardia della naturalità del giudice precostituito, ma anche a quella della ragionevole durata, e quindi dell'efficienza e del buon andamento dell'amministrazione giudiziaria, perché evita che i processi siano esposti, oltre un certo limite, al rischio dell'instabilità. Se il giudice invero incompetente accetta il processo, e non eleva dunque conflitto, l'interprete è tenuto, nell'individuazione della regola, a riproporre quel giudizio di bilanciamento tra gli interessi costituzionali della naturalità del giudice precostituito e della ragionevole durata, che il legislatore ha articolato nella predisposizione della disciplina codiscistica. Si spiega, pertanto, che la questione di incompetenza per territorio sia deducibile soltanto per un aspetto, quello direttamente attinente al principio del giudice naturale precostituito, e non anche per altre ragioni, che non giustificherebbero ulteriori spostamenti di sede, con inevitabili allungamenti dei tempi processuali. Magistrato

Cassazione - Sezione seconda penale up - sentenza 22 novembre-8 dicembre 2006, n. 40244 Presidente Rizzo - Relatore Casacci Pg De Sandro - Ricorrente Maestri ed altri Svolgimento del processo Con sentenza in data 15 novembre 2005, la Ca di Brescia, seconda sezione penale, in parziale riforma della sentenza del Gup del Tribunale di Bergamo, appellata da Maestri Sauro Daniele, Bonanomi Pierluigi, Berta Gianpaolo e Ferrari Massimo, applicata la diminuente di cui all'articolo 442 Cpp riduceva la misura dell'aumento di pena ex articolo 81 Cp ad anni uno e mesi quattro di reclusione ed euro 400 di multa per Maestri e mesi otto di reclusine ed euro 200 di multa ciascuno per Berta e Ferrari. Confermava nel resto la sentenza impugnata, con la quale gli imputati erano stati dichiarati colpevoli di concorso nei delitti di rapina, porto e detenzione illegale di armi e sequestro di persona loro rispettivamente ascritti e Bonanomi era stato condannato, concesse le attenuanti generiche prevalenti, alla pena di un anno sei mesi di reclusione ed euro 300 di multa. La Corte territoriale, rigettata l'eccezione di incompetenza per territorio proposta da Bonanomi per carenza di effettivo interesse ad impugnare sul punto, riteneva che la richiesta di riduzione di pena formulata da Bonanomi era infondata per essere stata quantificata nel minimo per il delitto di rapina, con riduzione massima per le attenuanti generiche e aumento contenuto per la continuazione. Per Maestri osservava che la richiesta di applicazione della continuazione anche per altre sentenze non poteva essere accolta perché quella della Ca di Milano del 24 giugno 2005 non era ancora definitiva. Correttamente non era stato ritenuto meritevole delle attenuanti generiche in considerazione della serie di gravi reati dei quali era stato chiamato a rispondere. Analoghe considerazioni valevano per Berta Gianpaolo. Contro tale decisione ha proposto tempestivo ricorso i detti imputati, che ne hanno chiesto l'annullamento per i seguenti motivi 1 Bonanomi Pierluigi ex articolo 606 comma 1 lettera c Cpp per inosservanza degli articoli 21 comma 2 in relazione agli articoli 441 e 491 comma 1 Cpp, stante la tardività della pronuncia di incompetenza territoriale, rilevata d'ufficio, da parte del Gip del Tribunale di Milano con sentenza del 26 marzo 2004, con la conseguenza che il Giudice di Bergamo avrebbe dovuto ritenersi incompetente e sollevare conflitto a norma dell'articolo 28 e ss. Cpp. La soluzione adottata dalla Ca, che pur aveva ritenuti fondati i rilievi difensivi, era erronea non essendo ipotizzabile carenza di interesse sulla questione della competenza territoriale sol perché nel merito si contestava unicamente la quantificazione della pena tramite il riconoscimento della continuazione con altri reati per i quali era intervenuta condanna - a norma dell'articolo 606 comma 1 lettera e Cpp per mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla commisurazione della pena, in quanto quella pecuniaria inflitta per il delitto base se pur di poco superava il minimo edittale. L'aumento per la continuazione era stato quantificato senza alcuna congrua motivazione in tre mesi di reclusione ed euro 50 di multa 2 Maestri Sauro Daniele mancanza o manifesta illogicità della motivazione per avere la Corte territoriale applicato l'aumento per la continuazione soltanto sulla condanna inflitta dalla Ca di Milano del 21 giugno 2002, divenuta definitiva, senza nulla disporre in ordine alle altre due sentenze definitive a carico del Maestri Ca di Bologna del 30 settembre 2002 e Gup del Tribunale di Lecco del 4 dicembre 2004 e senza motivare la scelta effettuata, essendo possibile ritenere più grave il reato per cui è processo e in conseguenza sciogliere il giudicato e rideterminare la pena base 3 Berta Gianpaolo manifesta illogicità della motivazione in ordine alla mancata concessione delle attenuanti generiche, perché il positivo riconoscimento del buon comportamento processuale si sarebbe dovuto riflettere sulla decisione attinente la richiesta difensiva. Motivi della decisione 1. Ricorso nell'interesse di Bonanomi Pierluigi 1.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia inosservanza dell'articolo 21 comma 2 Cpp in relazione agli articoli 441 e 491 comma 1 Cpp, è infondato. Risulta dagli atti e dalla sentenza impugnata che il Gup del Tribunale di Milano, all'esito del giudizio abbreviato, rilevata d'ufficio la propria incompetenza territoriale, pronunciò sentenza con la quale dispose la trasmissione degli atti al Tribunale di Bergamo. Il Gup di quest'ultimo tribunale rigettava l'eccezione difensiva, che sollecitava la proposizione del conflitto sul rilievo che si era ormai radicata la competenza dinanzi al Giudice di Milano per tardività della rilevazione dell'incompetenza, in quanto si discuteva di reati commessi nel circondario del Tribunale di Bergamo e la decisione avrebbe dovuto essere impugnata con ricorso per cassazione per violazione di legge. La Ca, alla quale la questione era riproposta, pur ritenendo fondate le critiche difensive, rigettava l'appello sul punto per carenza di interesse, dal momento che l'imputato aveva ammesso gli addebiti. Premesso che, a norma dell'articolo 619 Cpp, gli errori di diritto della motivazione non producono l'annullamento della sentenza impugnata, se non hanno avuto influenza decisiva nel dispositivo , si osserva che la con divisibilità delle critiche difensive in relazione alla valutazione di carenza di interesse ad impugnare formulata dalla Corte territoriale non elide la correttezza di fondo della decisione adottata in relazione alla competenza territoriale. Ad analoghe conclusioni deve pervenirsi in relazione alle critiche che attengono alla motivazione adottata dal Gup del Tribunale di Bergamo. La scelta del legislatore articolo 568 comma 2 Cpp di escludere l'impugnabilità delle sentenze sulla competenza che possono dal luogo a conflitto a norma dell'articolo 28 Cpp è coerente con la previsione di tale specifica procedura, che non trova ingresso laddove il giudice indicato come competente accetti di trattenere il processo. Erroneamente il Gup di Bergamo ha stigmatizzato una sorta di acquiescenza dell'odierno ricorrente alla decisione del Giudice di Milano per non averla impugnata la sentenza declinatoria della competenza non è ricorribile per cassazione. Tuttavia, ritiene il Collegio che l'unica doglianza proponibile dalla parte dinanzi al giudice indicato come competente, che non intenda rilevare la tardività, è quella attinente all'erroneità dell'individuazione della competenza territoriale, in omaggio al principio costituzionale della ragionevole durata del processo. A differenza dell'incompetenza per materia, quella per territorio è rilevabile a condizione che il procedimento non abbia subito uno sviluppo tale da rendere prevalente il principio costituzionale della ragionevole durata del processo e prima della modifica dell'articolo 111 Costituzione quello del buon andamento della Pa rispetto a quello della precostituzione del giudice naturale. In coerenza con tale canone ermeneutica, dinanzi al giudice investito della competenza, ancorché tardivamente possono essere proposte questioni, nei limiti temporali di cui all'articolo 21 comma 2 Cpp, attinenti esclusivamente all'erroneità della individuazione della competenza perché funzionale al parametro costituzionale del giudice naturale e non anche della tardività pregiudicante il principio della ragionevole durata del processo . Vuol dirsi cioè che il legislatore nel disciplinare la materia attinente la declaratoria di incompetenza per territorio ha formulato le sue scelte per effetto di attento bilanciamento dei principi costituzionali della precostituzione per legge del giudice naturale e del buon andamento della Pa ora, in maniera più specifica, della ragionevole durata del processo . Da tali principi costituzionali l'interprete non può prescindere ed al pari, nell'ottica indicata, deve valorizzare l'ulteriore scelta legislativa di aver dichiarato espressamente non impugnabile le sentenze sulla competenza che possono dar luogo a conflitto, stante la previsione di specifico rimedio. In conseguenza deve affermasi il seguente principio di diritto allorché il giudice, investito del processo per effetto di sentenza di incompetenza territoriale, non abbia inteso sollevare conflitto per tardività della rilevazione da parte del giudice a quo, la parte può proporre questioni attinenti la competenza per territorio solo in relazione alla violazione, ove tempestivamente denunciata, delle regole che attengono alla precostituzione del giudice naturale . 1.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia mancanza o manifesta illogicità della motivazione in ordine alla commisurazione della pena inflitta, è dedotto in maniera inammissibile, mediante la proposizione di questioni di merito, come tali non consentite in questa sede. Ed invero il rilievo che la pena pecuniaria del reato base è stata quantificata in misura, se pur di poco, superiore al minimo individua una questione tipicamente valutabile dal giudice del fatto. Mentre l'addebito di avere la sentenza impugnata fatto ricorso a formule stereotipate per la quantificazione dell'aumento di pena per la continuazione è formulato in maniera generica e assertiva attraverso l'affermazione che l'aumento di tre mesi di reclusione ed euro 50 di multa sarebbe non indifferente. 2. Il ricorso nell'interesse di Maestri Sauro Daniele, che denuncia mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla scelta dei giudici di merito di individuare come reato più grave sul quale applicare l'aumento per la continuazione, è manifestamente infondato in quanto la sentenza impugnata ha espressamente spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto di non potere procedere alla riunificazione ai fini della continuazione di un ulteriore serie di reati oggetto di altre sentenze, che a loro volta avevano proceduto a valutazione interna in ordine alla sussistenza della continuazione. La scelta della Corte bresciana è stata quindi coerente a tali ragioni addotte la semplice produzione difensive di una serie di sentenze senza alcuna deduzione in ordine alla sussistenza dei parametri da utilizzare ai fini della delibazione sulla sussistenza della continuazione è risultata incomprensibile , vale a dire generica a norma dell'articolo 581 lettera c Cpp e quindi inammissibile. Ha quindi confermato sul punto la decisione del primo giudice, anche in relazione ai criteri già adottati a norma dell'articolo 133 Cp, con la riduzione vantaggiosa per l'imputato della riduzione di un terzo per la scelta del rito. 3. Il ricorso di Berta Gianpaolo, che denuncia manifesta illogicità della motivazione in ordine alla mancata concessione delle attenuanti generiche, è dedotto in maniera inammissibile, mediante la proposizione di una diversa valutazione delle circostanze già esaminate, in maniera non manifestamente illogica, dalla Corte territoriale. L'indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato demandato alla Corte di cassazione essere limitato - per espressa volontà del legislatore - a riscontrare l'esistenza di un logico apparato argomentativi sui vari punti della decisione impugnata, senza possibilità di verificare l'adeguatezza delle argomentazioni di cui il giudice di merito si è avvalso per sostenere il suo convincimento o la loro rispondenza alle acquisizioni processuali. Esula infatti dai poteri della Corte di cassazione quello della rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice del merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente e più adeguata, valutazione delle risultanze processuali Cassazione, Su 6402/97, ric. Dessimone e altri 47289/03 ric. Petrella . 4. In conseguenza tutti i ricorrenti vanno condannati in solido al pagamento delle spese processuali nonché Maestri e Berta anche al versamento di somma di euro 600 ciascuno, equa in ragione dei motivi di inammissibilità, a favore della Cassa delle ammende. PQM Dichiara inammissibili i ricorsi di Maestri Sauro Daniele e di Berta Gianpaolo rigetta il ricorso di Bonanomi Pierluigi e condanna tutti in solido al pagamento delle spese processuali ed inoltre il Maestri e il Berta al versamento ciascuno di euro 600 alla Cassa delle ammende.