Ordini, le promesse di Prodi

Non saranno aboliti ma riformati e ampliati lo ha annunciato il leader dell'Ulivo in un incontro a Bologna. Le posizioni di Aiga, Lapet e Colap

Professioni, gli ordini non si toccano ma vanno modernizzati in modo da garantire progresso, concorrenza ed evoluzione. Nessuna abolizione quindi, ma una riforma che rinnovi il settore sulla base di un sistema duale fondato anche sul riconoscimento delle nuove associazioni professionali. È questa la proposta lanciata ieri dal leader dell'Unione Romano Prodi durante l'incontro a Bologna della Fabbrica del programma, a cui hanno partecipato moltissimi dei rappresentanti delle professioni consolidate ma anche dei nuovi soggetti professionali. Sul palco si sono alternati notai e avvocati, agrotecnici e visuristi e hanno preso la parola anche i massaggiatori shiatsu. Tutti fanno capo a ordini o associazioni professionali un mondo che conta almeno 1 milione e 7 mila professionisti regolamentati e 1 milione di non riconosciuti. Quanto agli ordini concludendo l'incontro Prodi ha voluto sgombrare il campo dalle paure che l'Unione intenda abolirli. Non è nel programma. C'è qualcuno che lo dichiara , ma, ha insistito Prodi, quello che conta è ciò che è scritto. Il Professore, inoltre, ha parlato della necessità di società interprofessionali ma anche del bisogno di più concorrenza, regolata ma necessaria, per tutelare di più i diritti degli utenti . Non verranno toccate le casse privatizzate - ha sottolineato ancora Prodi - così come è necessario che di queste casse si dotino le nuove associazioni professionali . Quanto alle tariffe il leader dell'Unione ha chiesto che abbiano la necessaria flessibilità per impedire l'umiliazione del sistema ma anche per garantire quella concorrenza di cui abbiamo bisogno . Prodi inoltre ha sollecitato una politica attiva per i giovani tirocini all'estero e una maggiore apertura al mondo esterno . Un altro punto sul quale ha insistito è quello della formazione permanente , mentre agli ordini professionali ha chiesto anche di farsi carico di cose scomode come quella di non consentire più l'esercizio della professione a coloro che da anni non la esercitano più. Per i tempi della riforma, che il Paese attende ormai da almeno 20 anni, l'ex presidente della Commissione europea ha ribadito l'importanza della concertazione con tutti i rappresentanti delle organizzazioni interessate. Concertazione, però, non vuol dire un concerto lungo come le nove sinfonie di Beethoven . Il chiarimento di Romano Prodi, arriva a tre giorni dall'aut aut dell'Organismo unitario dell'Avvocatura che giovedì scorso senza chiarezza sulle ipotesi di riforma aveva minacciato lo sciopero. A destare perplessità da parte dell'Avvocatura, aveva detto giovedì scorso a Diritto & Giustizia, Michelina Grillo presidente dell'Oua vedi in arretrati del 17 marzo 2006 , hanno contribuito i programmi di alcuni alleati dell'Unione come la Rosa nel pugno di Enrico Boselli e dei radicali che chiedono espressamente lo smantellamento del sistema degli ordini. A questo punto aveva aggiunto Grillo, malgrado le sue 286 pagine il programma dell'Unione non aiuta a fare chiarezza Si fa un generico riferimento alla tutela degli Ordini senza specificare come ammodernarli e come attuare questo cambiamento . La posizione dell'Aiga. Occorre una politica per i giovani e non contro i giovani . È questo l'invito che Anna Zampieron, vice presidente dell'Associazione italiana giovani avvocati ha rivolto a Romano Prodi durante l'incontro di Bologna. È una sfida ambiziosa e per realizzare questo obiettivo - ha detto Zampieron - occorre individuare quei fattori che continuano a discriminare e penalizzare i giovani professionisti . Per i giovani avvocati bisogna eliminare le sperequazioni sul mercato del lavoro, come la norma che li esclude dal patrocinio a spese dello Stato e le discriminazioni sulle pari opportunità economiche, come la riforma previdenziale varata venerdì scorso dalla Cassa nazionale forense. Ma bisogna lavorare anche sul piano della rappresentanza, cancellando norme e regolamenti professionali che pongono soglie di sbarramento per l'elettorato passivo, favorendo i più anziani. Vogliamo che la classe politica - ha ribadito il vice presidente - non si limiti a parlare dei giovani come obiettivo da raggiungere, ma scelgano i giovani quale strumento per lo sviluppo del Paese . La posizione della Lapet. All'incontro di ieri ha partecipato anche il segretario dell'Associazione nazionale dei tributaristi, Giovanna Restucci che ha consegnato nelle mani di Prodi la relazione di Roberto Falcone, presidente della Lapet, nella quale sono stati evidenziati gli aspetti positivi, ma anche le criticità del programma di governo dell'Unione uno stralcio della relazione è qui leggibile nei documenti correlati . Prodi - ha dichiarato Restucci - ha garantito che la riforma delle professioni si farà, anche se non nei primi 100 giorni del governo come auspicato dalla Lapet. Ma rientrerà di diritto tra le priorità della prossima legislatura. Del resto, trattandosi di un programma politico messo a punto sulla base di iniziative di confronto, non solo con esperti, operatori e studiosi, ma anche direttamente con i cittadini, siamo certi che l'Unione terrà conto delle esigenze dei professionisti, che contribuiscono, non poco ad incrementare il Pil nazionale . La posizione del Colap. Vogliamo il riconoscimento della associazioni e una riforma complessiva degli ordini professionali . Questa la richiesta lanciata da Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale del Colap coordinamento libere associazioni professionali , l'organismo che rappresenta oltre 170 associazioni di liberi professionisti. Noi chiediamo - ha dichiarato Lupoi - che il prossimo governo attui al più presto un provvedimento che riconosca le associazioni professionali. È un punto di partenza indispensabile per realizzare un sistema in grado di affrontare poi una riforma complessiva degli ordini. Ci sono milioni di professionisti, considerati dallo stato lavoratori di serie B - ha spiegato - in quanto privati della possibilità di utilizzare i propri curriculum, di dare garanzie ai clienti delle proprie capacità o di avere una previdenza autonoma come tutti gli altri professionisti . Sui programmi elettorali dei due schieramenti, Lupoi ha detto Rileviamo che il centrosinistra si è impegnato con un programma articolato, per molti versi condivisibile in quanto esprime la necessità di specifiche politiche di liberalizzazione dei servizi professionali e nel quale è esplicitamente previsto il riconoscimento delle nuove professioni e le loro associazioni. Il centrodestra, invece - ha concluso Lupoi - si è limitato a indicare genericamente la necessità della riforma del sistema professionale, senza aggiungere nient'altro. È un po' poco! . cri.cap

Stralcio della relazione del presidente nazionale della Lapet, Roberto Falcone sulla Fabbrica del programma Bologna 20 marzo 2006 [ ] Abbiamo letto con molta attenzione il programma politico dell'Unione, nel quale, per diversi aspetti, le professioni si ritrovano, con un riconoscimento degno del ruolo di rilievo che esse hanno assunto in Italia. Da tempo, infatti, il nostro non è più il paese degli operai e dei manovali. E la conferma viene dalle cifre. Si contano nel 2005, 3milioni e mezzo di professionisti, i quali praticamente da vent'anni aspettano la riforma. Chi, come gli ordini, chiede un ammodernamento, e chi, come le professioni cosiddette nuove, è ancora in attesa di un legittimo riconoscimento. Non si possono ignorare le esigenze di questa parte, che ha un peso economico piuttosto rilevante sul Pil nazionale. E quindi speravamo, e ci aspettavamo, di avere spazio nei programmi politici elettorali. Certo, qualcuno è riuscito comunque a stupirci. Abbiamo infatti letto manifesti in cui le professioni sono completamente ignorate. Ma anche casi estremi in cui si predica una liberalizzazione selvaggia. Noi non siamo d'accordo né con l'una né con l'altra ipotesi. Piuttosto, condividiamo l'idea dell'Unione di rilanciare i servizi professionali per accrescerne la competitività. E riteniamo che la strada giusta per il raggiungimento di questo obiettivo sia proprio il riconoscimento di un sistema duale delle professioni. Sull'importanza di continuare ad avere in Italia ordini professionali e associazioni delle professioni, ci siamo soffermati in diverse occasioni. Il rispetto di questo principio è alla base di un sistema professionale al passo coi tempi ed in linea con gli altri paesi europei, coi quali l'Italia dovrà confrontarsi quando arriverà il momento di attuare i principi stabiliti dal Consiglio di Lisbona, nel vertice di marzo del 2000. Entro il 2010, infatti, l'Europa dovrà basare la sua economia prevalentemente sulla conoscenza. Anche se un po' ci appare contraddittoria con queste convinzioni, verificare - andando avanti nella lettura del programma dell'Unione - la volontà di affidare agli ordini professionali le funzioni di formazione dei loro associati e la fissazione di standard di qualità dei servizi. Benché d'accordo sull'importanza della formazione professionale, riteniamo che, proprio per garantire l'efficacia del sistema duale, è necessario riservare eguale spazio anche alla formazione promossa dalle associazioni delle professioni non regolamentate. È bene ricordare infatti che nelle stesse associazioni fu avvertita l'esigenza primaria di provvedere all'aggiornamento professionale degli iscritti al fine di assicurarne la qualificazione professionale. Garanzia che non può derivare dalla semplice iscrizione ad un ordine o ad una stessa associazione professionale. La Lapet, prima nata tra le associazioni dei tributaristi, ha cercato di diffondere in modo capillare la cultura della formazione professionale, inserendola addirittura tra gli obblighi statutari, a pena di decadenza dalla qualifica di associato. Obbligo particolarmente oneroso se si tiene conto della natura volontaria dell'adesione all'associazione. Ma non si poteva fare altrimenti. La garanzia dell'utenza è un bene comune che va tutelato a qualsiasi costo. Del resto - torniamo a ripeterlo - è impensabile che la sola iscrizione ad un albo possa concretamente assicurare standard ottimali della qualità della prestazione. Questa garanzia può essere resa possibile dall'aggiornamento costante e continuo e da idonee coperture assicurative. Tornando al programma dell'Unione, siamo certi che col contributo delle categorie interessate, alla stessa maniera in cui questa dichiarazione d'intenti è stata elaborata, potrà essere anche modificata e perfezionata secondo le specifiche esigenze. Permetteteci però di mostrare la nostra preoccupazione in relazione all'esperienza del passato. Con la tredicesima Legislatura, quando al governo era il centrosinistra, per 5 anni, si inseguì il sogno del riconoscimento, fino agli sgoccioli della stessa Legislatura. Stesso canovaccio abbiamo rivisto con la quattordicesima Legislatura. Quando il governo Berlusconi s'insediò 5 anni fa, annunciò la volontà di fare la riforma delle professioni. Nel frattempo il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, continuava a ribadire l'importanza di questa riforma, definendola uno dei più strutturali cambiamenti di cui la società ha bisogno . Eppure, anche questa Legislatura si è chiusa con un nulla di fatto. Ed è ancora più grave questa mancanza alla luce della consapevolezza generale che si tratta praticamente di una riforma a costo zero. In questi 10 anni non riusciamo neppure più a contare quanti convegni e confronti ci sono stati sulla riforma delle professioni. Senz'altro, l'ampio dibattito ha contribuito ad estendere la conoscenza del problema in modo quasi capillare. Pertanto riteniamo che sull'argomento si è detto di tutto e di più. Difficile trovare qualcosa da aggiungere. Con questo vogliamo richiamare l'attenzione sulla necessità che la nuova legislatura attui il riconoscimento delle professioni. E riteniamo che possa farlo con un impegno preciso già nei primi 100 giorni. Per cui attendiamo il nuovo governo alla prova dei fatti, intendendo per fatti provvedimenti normativi precisi e non nuovi inviti a convegni e dibattiti. [ ] 1