Giudicati contrastanti tra la Commissione tributaria regionale del Lazio e la Suprema corte

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Il conflitto di giurisdizione tra la Commissione tributaria regionale del Lazio e la Suprema corte di Cassazione continua e si arricchisce vedi diritto e giustizia del 2 luglio 2005 , la Ctr del Lazio insiste l'atto di appello depositato in busta chiusa è inammissibile e non solo all'atto di accertamento deve essere allegato e contestualmente notificato, ogni documento richiamato per relationem, altrimenti questo atto fiscale è nullo, ed ancora in una vertenza con un Ente comunale il solo soggetto legittimato a costituirsi in giudizio è il sindaco e non il dirigente del servizio . Queste le conclusioni della sezione 1 della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 200/05 depositata il 13 ottobre e qui leggibile tra gli allegati. LA VICENDA Il Comune di Roma, al fine di opporre la decisione di primo grado, notificava gli appelli al contribuente, una società per azioni, utilizzando il servizio postale ed inserendo l'atto in una busta chiusa. Con l'appello presentato, il Comune di Roma non contrapponeva alcun motivo di specificità dei motivi di contestazione, limitandosi ad enunciare la erroneità della decisione i doveri della Ctp nonché la non applicazione dell'articolo 74 legge 342/00. Il Comune inoltre, nell'appello presentato, continuava a sostenere la legittimazione processuale del funzionario responsabile designato dallo statuto del comune e, in riforma della decisione dei primi giudici provinciali, chiedeva la conferma dell'accertamento fiscale Ici relativo agli anni compresi tra il 1998 ed il 2002. LA SENTENZA La Commissione tributaria regionale del Lazio ha rigettato l'appello del Comune di Roma. La notifica dell'atto di appello, osservano i giudici laziali, deve essere eseguita nel rispetto dell'articolo 53, comma 2, dell'articolo 20 comma 1 e comma 2 nonché dell'articolo 16 comma 3 del D.Lgs 546/92. Con queste precise modalità, prosegue il collegio, il legislatore ha esclusivamente previsto l'utilizzo del plico raccomandato senza busta, preoccupandosi di conferire al contenuto cartaceo dell'atto la massima trasparenza possibile, nella considerazione che invece, utilizzando la busta, non vi sarebbe stata certezza di contenuti. Con questo primo motivo la Ctr del Lazio ha interpretato la norma riferendo ai principi ispirati in vigenza del Dpr 636/72, gli stessi poi ripresi dal legislatore con l'articolo 20 del D.Lgs 546/92 la sentenza di cui si tratta, riapre il contrasto di giudicato esistente all'interno della Cassazione, che, in base al più recente dei giudicati, ritiene la violazione in oggetto l'invio dell'atto in busta chiusa in assenza di contestazione sul contenuto una mera irregolarità che non determina l'improcedibilità del ricorso. Tuttavia l'orientamento e le osservazioni della Ctr del Lazio, pur essendo oggetto di difforme pensiero della sezione tributaria della Cassazione sentenza 10481 depositata il 3 luglio 2003 e sentenza 333 depositata l'11 gennaio 2005 ha trovato un parere conforme dalla Cassazione civile Sezione terza, nella sentenza 10021/05 in questa decisione, i giudici supremi, confermano che la sola ricezione della busta raccomandata da parte del destinatario, non fornisce mai la prova del contenuto determinando una procedura non idonea a raggiungere lo scopo che appare essere anche il pensiero condiviso da chi scrive . Il secondo motivo espresso dai giudici regionali quello relativo alla sovranità delle disposizioni previste dallo statuto del contribuente dove all'articolo 7 prevede che ogni atto richiamato deve essere allegato all'accertamento la commissione regionale richiama la sentenza della sezione tributaria della Cassazione 6201/05 nelle motivazioni di questa sentenza i giudici supremi non hanno probabilmente tenuto conto dell'articolo 1 del D.Lgs 32/2001 con cui il legislatore ha modificato l'articolo 42, comma 2 del Dpr 600/73, il quale stabilisce che l'atto richiamato per relationem deve essere allegato all'atto di accertamento salvo che lo stesso non ne riproduca il contenuto essenziale, questo dettato normativo è stato probabilmente ignorato per il semplice motivo che la disposizione citata articolo 42 Dpr 600 riguarda esclusivamente le imposte dirette. La Corte suprema, già in precedenza, con la sentenza 7080/04 intervenendo sulla valenza dello statuto rispetto alle leggi successive, ne ha sancito la prevalenza. Con il terzo motivo, quello relativo alla rappresentanza in giudizio del funzionario responsabile designato dallo statuto del comune, la Ctr si pone in netto contrasto con il pensiero delle Sezioni unite della Cassazione Su, 12868/05 esprimendo un giudicato che al momento risulta sicuramente superato dall'intervento della Cassazione. IL PRINCIPIO L'utilizzo della busta, rendendo non determinato il contenuto della stessa, inficia tutti gli atti del procedimento rendendolo nullo. Ogni atto richiamato nelle motivazioni dell'accertamento deve essere a questo allegato a norma dell'articolo 7 della legge 212/00. La rappresentanza in giudizio dell'Ente comunale, indipendentemente dalle previsioni dello statuto del Comune, spetta unicamente al Sindaco.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione prima - sentenza 12 luglio-13 ottobre 2005, n. 200 Presidente D-Ayala Valva - Relatore Masi Fatto e svolgimento del rapporto contenzioso Con tempestivi ricorsi, riuniti per connessione oggettiva e soggettiva i fascicoli 16858/03 - 16859/03 - 16860/03 - 16861/03 e 16862/03, si opponeva la società agli avvisi di accertamento per omesso, insufficiente o tardivo versamento, nn. 662980082, 66980083, 662980084, 662980085, 662980086, relativi all'imposta Ici anni 1998, 1999, 2000, 2001 e 2002, emessi dal Comune di Roma, nonché degli atti attributivi delle rendite catastali ivi riportate, emessi dall'Ufficio del Territorio di Roma. La Commissione tributaria provinciale, con la decisione in epigrafe, accoglieva il ricorso. Appella il Comune che chiede la riforma della decisione impugnata. Controdeduce la società che ne chiede la conferma. Si riunisce alla presente, per connessione soggettiva ed oggettiva, la causa con Rga 2051/05. Motivi della decisione La Commissione, esaminata la documentazione probatoria prodotta, rigetta l'appello del Comune. La Commissione rileva l'inammissibilità dell'appello per difetto di notifica violazione e falsa applicazione dell'articolo 53, comma 2 dell'articolo 20, comma 1 e comma 2, nonché dell'articolo 16, comma 3 ex D.Lgs 546/92 . L'appello di cui è causa è stato notificato in data 19 marzo 2005 a mezzo raccomandata in busta chiusa, senza indicazioni specifiche. Le notifiche dell'appello vanno eseguite nel rispetto del combinato disposto delle norme in oggetto. Appare indubbio che la modalità di notifica è rigorosa. Nel caso della previsione del plico raccomandato senza busta, il Legislatore si è preoccupato di conferire la massima certezza possibile al contenuto cartaceo del ricorso e/o dell'appello, sull'estremo che non la modalità della busta potrebbe verificarsi anche confusione e/o ancorché involontaria aggiunta e sottrazione di inserimenti. Si rileva, inoltre, l'inammissibilità dell'appello per violazione dell'articolo 342 comma 1 Cpc e dell'articolo 53, comma 1, del D.Lgs 546/92. L'appello con il quale l'appellante chiede soltanto di confortare il proprio operato in sede di controdeduzioni nel primo grado non contrappone alcuna specificità dei motivi, limitandosi ad enunciare apoditticamente la erroneità della decisione, i doveri della Ctp, nonché la mancata conoscenza dell'articolo 74 ex lege 342/00 . L'onere della specificazione dei motivi di appello esige che l'appellante trovi l'argomento idoneo a contrastare la motivazione della sentenza. I motivi devono essere articolati con riferimento alle singole motivazioni espresse dal giudice di merito nella sentenza che ne occupa. L'inosservanza di detto onere determina l'inammissibilità dell'appello nessun capo della sentenza del primo giudice è stato censurato con un minimo di specificità l'omissione è generalizzata e su taluni aspetti non sufficientemente contrastata, quale in particolare quella sulla mancata allegazione agi avvisi di accertamento detti atti in essi citati, di per se più che sufficiente per annullare gli avvisi medesimi, con riferimento anche alla più recente sentenza 6201/05 con la quale la Suprema corte di cassazione ha stabilito che a seguito dell'entrata in vigore della legge 212/00 statuto dei diritti del contribuente e, in particolare, del suo articolo 7, comma 1, requisito essenziale per la validità dell'avviso di accertamento è che a questo vengano allegati gli atti da esso richiamati di conseguenza anche questi ultimi devono essere notificati assieme all'avviso di accertamento stesso. L'appello è stato proposto al solo scopo di una interruzione del termine di impugnativa per farlo evidentemente seguire dai motivi del gravame definitivo l'assenza assoluta di specificità di motivi di errore in procedendo e di quelli in iudicando integra una nullità non rinnovabile neppure con eventuali sopravvenienze in corso di causa. Il Comune insiste ancora sul punto in base al quale la Ctp ha dichiarata la irricevibilità della costituzione in giudizio e delle controdeduzioni cioè la mancanza della capacità processuale e della rappresentanza da parte del funzionario responsabile designato con determinazione dirigenziale 27 del 5 marzo 2003. Evidenzia la gerarchia delle fonti , ponendo con ciò lo Statuto del Comune al vertice di tale gerarchia, nonché il mancato dovere esercitato dalla Ctp, di provvedere prioritariamente a norma del comma 5 del citato articolo 7 del D.Lgs 546/92 a disapplicare l'articolo 34 comma 4, dello Statuto comunale limitatamente all'oggetto dedotto in giudizio. Invero, il richiamato comma 5 recita testualmente le Commissioni tributarie, se ritengono illegittimo un regolamento o un atto generale rilevante ai fini della decisione, non lo applicano, in relazione all'oggetto dedotto in giudizio, salva l'eventuale impugnazione nella diversa sede competente . Viene quindi ancora trascurato che la competenza a decidere l'instaurazione di un giudizio spetta all'Organo rappresentante legale, senza possibilità di trasposizione del teorema che poiché il dirigente è preposto ed abilitato alla trattazione della materia dell'Ici è anche legittimato alla costituzione in giudizio. Peraltro, giova porre in rilievo che in calce all'atto di appello viene dichiarata allegata la procura generale del sindaco allegato che non è possibile apprezzare in quanto all'appello notificato come sopra censurato in punto alla modalità della notifica non risulta spillato o unito alcun allegato. In merito all'interpretazione dell'articolo 74 della legge 342/00, il Comune di Roma evidenzia che gli atti attributivi delle relative rendite erano già stati notificati dall'amministrazione erariale nel 1997 e impugnati nello stesso anno, senza successo dalla parte. Il Giudice di prime cure ha chiaramente esposto il motivo dell'interpretazione dell'articolo 74. In punto di fatto la questione sollevata trova fondamento nel criterio direttivo stabilito dall'articolo 12 delle disposizioni sulla legge in generale, il quale testualmente prescrive nell'applicare la legge non si può attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e delle intenzioni del Legislatore , sancendo in tal modo il primato dell'interpretazione letterale su altri criteri ermeneutica. L'interpretazione letterale è supportata dalla ragionevolezza di tale soluzione. In proposito dell'articolo 74 in questione, sul versante della logica giuridica risulta abbastanza convincente la facoltà riconosciuta a qualsiasi contribuente di contestare l'atto impositivo dell'Ici emesso dal Comune che trae fondamento da valutazioni tecniche fatte da altro soggetto atto che, soltanto da quel momento, diventa presupposto, cioè variabile indipendente della funzione impositiva esercitata e che soltanto da quel momento è diretto al fine specifico, a nulla rilevando ogni precedente valutazione, ancorché fatta dallo stesso altro soggetto perché l'atto potrebbe avere avuto finalità diverse, ovvero riferito addirittura a situazioni soggettive ed oggettive modificatesi nel tempo. L'esposta considerazione logica trova supporto nell'ultima parte del comma 3 della legge citata, laddove viene stabilito esplicitamente che gli atti impositivi delle attribuzioni o modificazione della rendita costituiscono a tutti gli effetti anche atti di notificazione della predetta rendita . Sul punto deve anche ribadirsi l'utilizzo della formula indicata nella Guida normativa enti locali 2003 - ed. Ica pag. 938, per l'informativa al contribuente sugli effetti della notifica, sul termine dell'impegnativa, così come recepito da tutti i comuni con riferimento ai quali si è avuto occasione di conoscenza di atti impostivi del genere. L'appellante non soltanto non si è adeguato al suggerimento di tale autorevole fonte, ma ha contestata l'interpretazione chiara e motivata fornita dal giudice di prime cure, in ordine alla quale è stato sopra espressa la fondata ragionevolezza. In merito alla rettifica relativa all'annualità di imposta 1998, concernente il differimento del termine ex lege 289/02, l'eccezione sollevata appare comunque assorbita dalla nullità dell'avviso per quanto rientrante nella più generale problematica trattata. La Commissione vista la natura della controversia compensa le spese. PQM La Commissione rigetta l'appello del Comune. Spese compensate.