Situazione patrimoniale non veritiera: accusato l’amministratore. Ma a che titolo deve rispondere?

Il Tribunale ha correttamente ritenuto non operante la responsabilità dell’amministratore ex art. 2395 c.c., in quanto il convenuto è stato chiamato a rispondere non del rapporto organico che lo legava alla società, ma del suo comportamento di sodale degli altri cedenti nella compravendita in cui era stato investito delle operazioni di stima del compendio aziendale per le conoscenze di fatto da lui possedute.

Per questo ha errato la Corte di Appello laddove ha ravvisato la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8416/13, depositata il 5 aprile. Il caso la situazione patrimoniale non è veritiera. Il socio di una s.r.l. cita in giudizio l’amministratore unico chiedendo il pagamento di una somma pari a 60 milioni di lire, corrispondente al minor valore percepito nella cessione della sua partecipazione alla società, dipendente dalle sopravvenienze passive accertate dopo la stipula del preliminare di compravendita. A giudizio dell’attore, la responsabilità dell’inveritiera situazione patrimoniale di riferimento, posta alla base del contratto di cessione e poi travolta dalle successive verifiche, sarebbe da ascrivere all’amministratore unico per questo, il socio decide di agire ex art. 2395 c.c. risarcimento per atti dolosi o colposi degli amministratori , ritenendo di aver subito un danno derivante dal bilancio inveritiero. Violata la corrispondenza tra chiesto e pronunciato? Il Tribunale ritiene l’amministratore responsabile ex art. 2043 c.c. come chiesto nella successiva memoria difensiva per l’inveritiera prospettazione della situazione patrimoniale, ma il verdetto è riformato in sede di Appello a giudizio della Corte territoriale, infatti, la sentenza di primo grado ha violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, dal momento che l’attore aveva proposto solo un’azione di responsabilità ex art. 2395 c.c. e non anche un’azione risarcitoria generale. Perché opera la responsabilità aquiliana. Il socio decide allora di ricorrere per cassazione e le sue censure vengono accolte dai giudici di legittimità secondo la S.C., infatti, l’iter formativo della decisione di Appello è da ritenersi viziato. La Corte territoriale ha ritenuto violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato in quanto il Tribunale ha ricondotto l’accoglimento della domanda all’ipotesi generale di responsabilità ex art. 2043 c.c., tardivamente invocata dal ricorrente. D’altra parte, però , la domanda di primo grado è stata accolta proprio perché è stata ritenuta fondata la deduzione dell’attore, secondo il quale, se si fosse prospettata la reale situazione patrimoniale della società, la sua volontà negoziale si sarebbe formata diversamente. La domanda è stata giudicata correttamente. Il Tribunale, insomma, ha ritenuto non operante la responsabilità ex art. 2395 c.c. in quanto il convenuto è stato chiamato a rispondere non del rapporto organico che lo legava alla società, ma del suo comportamento di sodale degli altri cedenti nella compravendita in cui era stato investito delle operazioni di stima del compendio aziendale per le conoscenze di fatto da lui possedute. Al di là della qualificazione compiuta, la domanda è stata correttamente giudicata nella sua connessione con il rapporto negoziale di cessione e dando rilievo alla qualità soggettiva del convenuto per questi motivi, la S.C. accoglie il ricorso e cassa con rinvio la sentenza impugnata laddove ha ritenuto vi fosse violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 20 novembre 2012 5 aprile 2013, n. 8416 Presidente Fioretti Relatore Bisogni Svolgimento del processo 1. C.A R. ha convenuto davanti al Tribunale di Milano M G. chiedendo la sua condanna al pagamento della somma di lire 60.000.000, corrispondente al minor valore percepito nella cessione, alla s.p.a. ELEVEV, della sua partecipazione nella società RIV Elettrica s.r.l. Ha dedotto che tale minor valore era dipeso dalle sopravvenienze passive della società RIV Elettrica accertate dopo la stipula del preliminare di compravendita. Il contratto preliminare, intercorso, il 12 febbraio 1998, fra i tre soci della RIV Elettrica R.C. A., socio al 50%, G.M. , socio al 40 % e M A. , moglie di quest'ultimo e socia al 10 % e la s.p.a. ELEVEV prevedeva infatti, anche a mezzo di un atto aggiuntivo del 24 febbraio 1998, cui era allegata la situazione patrimoniale della RIV Elettrica, che i cedenti si impegnavano a garantire la cessionaria da eventuali sopravvenienze passive ulteriori, rispetto a quelle indicate nella situazione patrimoniale di riferimento. A seguito delle verifiche effettuate, a tal fine, dalla cessionaria, congiuntamente al G. , che avevano portato ad accertare una differenza passiva rispetto a quanto prospettato nella situazione patrimoniale allegata all'atto aggiuntivo del 25 febbraio 1998, il prezzo di acquisto, pattuito in lire 270.000.000, era stato conseguentemente ridotto di lire 120.000.000 e ciò aveva comportato una perdita per il R. di lire 60.000.000. Su tali premesse il R. , ribadita la natura solidale del vincolo di garanzia assunto dai tre soci della RIV Elettrica, ha assunto il superamento della presunzione di uguaglianza di riparto prescritta dall'art. 1298 c.c. nei rapporti interni fra coobbligati ascrivendo al G. , che della RIV Elettrica era amministratore unico, la responsabilità dell'inveritiera situazione patrimoniale di riferimento, posta a base del contratto di cessione e travolta dalle verifiche riservate all'acquirente dal contratto di cessione. Il R. ha dedotto come danno diretto da lui subito nella qualità di socio e pertanto risarcibile ex art. 2395 c.c. quello derivante da un bilancio inveritiero in base al quale taluno sia stato indotto a sottoscrivere o ad acquistare azioni, ovvero a venderle. Qualora infatti, in sede di negoziato dell'atto aggiuntivo del 25 febbraio 1998, nella situazione patrimoniale di riferimento fossero stati rappresentati i valori effettivi, egli avrebbe ben potuto pretendere e ottenere, quanto meno nei rapporti interni, di andare indenne delle perdite eccedenti la somma di lire 525.000.000 risultante dalla documentazione contabile della società a quella data. 2. Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 8928/2004, ha condannato M G. al pagamento della somma di 30.987,41 Euro con interessi dalla domanda al saldo. A tale pronuncia il Tribunale è pervenuto ravvisando una responsabilità del G. ex art. 2043 c.c. come prospettata dalla difesa del R. nella memoria ex art. 183 c.p.c. per l'inveritiera prospettazione della situazione patrimoniale al momento della pattuizione aggiuntiva del febbraio 1998. 3. La Corte di appello di Milano ha riformato la decisione e ha respinto la domanda del R. che ha condannato al pagamento delle spese processuali del doppio grado di giudizio. La Corte territoriale ha ritenuto violato dalla sentenza di primo grado il principio della corrispondenza fra chiesto e pronunciato, avendo il R. proposto tempestivamente in primo grado solo un'azione di responsabilità ex art. 2395 c.c. e non anche una azione risarcitoria generale. 4. Ricorre per cassazione C.A R. affidandosi a due motivi di impugnazione. 5. Con il primo motivo deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo del giudizio, in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c Secondo il ricorrente la Corte è incorsa in omessa e insufficiente motivazione sui fatti, oggetto della controversia e decisivi per il giudizio, consistenti nella richiesta dell'ing. R. , formulata nell'atto di citazione, di rimanere indenne, nei rapporti economici con il rag. G. , dalle maggiori perdite subite in seguito alla predisposizione, da parte di quest'ultimo, della situazione patrimoniale di riferimento, nell'ambito della cessione della RIV Elettrica, in quanto non ha preso in considerazione tale domanda. Inoltre secondo il ricorrente la motivazione della Corte di appello contraddice la stessa descrizione delle domande formulate dall'appellato nel corso del giudizio di secondo grado dato che la richiesta di conferma della sentenza di primo grado sottintendeva l'accoglimento delle domande formulate in primo grado e quindi anche e principalmente quella di andare indenne, nel rapporto con i condebitori solidali, delle conseguenze derivanti dalla in veritiera situazione patrimoniale. 6. Con il secondo motivo di ricorso il R. deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., riferito agli artt. 2395 e 2043 c.c., in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto se è incorsa in violazione e falsa applicazione delle norme citate, la sentenza che, in riforma di quella di primo grado - relativa a una causa nella quale si era chiesta la condanna al risarcimento del danno ex art. 2395 e. e. e, successivamente, nella memoria presentata ex art. 183 comma 5 c.p.c., la condanna al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. - ha statuito che la fattispecie costituisce modifica della causa petendi e, quindi, violazione del principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato senza tenere conto a che l'azione ex art. 2395 c.c. costituisce un'integrazione con carattere di specialità rispetto alla fattispecie più ampia della responsabilità aquiliana di cui all'art. 2043 c.c. b del principio della libertà del giudice di qualificare giuridicamente i fatti in modo diverso da quello prospettato dalle parti. 7. Si difende con controricorso - e deposita memoria difensiva ex art. 378 c.p.c. - M G. che eccepisce preliminarmente l'improcedibilità del ricorso, in quanto depositato oltre il termine di cui all'art. 369 c.p.c., e contesta nel merito la sua fondatezza chiedendone il rigetto. Motivi della decisione 8. Va respinta l'eccezione di improcedibilità. Dall'esame degli atti risulta infatti che il ricorso è stato spedito per il deposito il 29 dicembre 2009 pervenendo presso l'Ufficio protocollo della Corte di Cassazione il giorno successivo. Risulta pertanto rispettato il termine di venti giorni di cui all'art. 369 c.p.c., decorrente dalla data dell'11 dicembre 2009 di notifica del ricorso rimanendo irrilevante la successiva data del 4 gennaio 2010 di presa in carico da parte dell'Ufficio deposito dei ricorsi per cassazione. 9. Il ricorso appare fondato in quanto nella motivazione della Corte di appello si ravvisa un elemento di contraddizione che porta a ritenere viziato l'iter formativo della decisione stessa. 10. Infatti la Corte territoriale, pur dando atto che, sin dalla originaria proposizione della domanda, il R. , come fondamento della sua richiesta di condanna del G. al pagamento della somma di 60.000.000 di lire, aveva rivendicato il diritto all'esonero, nei rapporti interni fra cedenti, dalla garanzia assunta nei confronti della cessionaria, ha ritenuto poi violato il principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato per avere il Tribunale ricondotto l'accoglimento della domanda all'ipotesi generale della responsabilità aquiliana invocata tardivamente dall'odierno ricorrente. 11. A ben vedere però - ed è la stessa motivazione della Corte di appello a riportare quella del Tribunale - la domanda in primo grado fu accolta proprio perché si ritenne fondata, da parte dei primi giudici, la deduzione del R. secondo cui, se in sede di pattuizione aggiuntiva si fosse prospettata la reale situazione patrimoniale a cui fare riferimento per valutare il prezzo della cessione, la sua volontà negoziale si sarebbe formata diversamente quanto meno nei rapporti interni con gli altri cedenti. 12. Ciò porta a ritenere che vi sia stata al contrario una precisa corrispondenza fra chiesto e pronunciato nella pronuncia del Tribunale e ciò si rende ancora più evidente quando si considera che il giudice del primo grado ha ritenuto non operante la responsabilità ex art. 2395 c.c. perché ha rilevato che nel caso in esame la società RIV viene in rilievo quale oggetto di una compravendita e il G. viene chiamato a rispondere non del rapporto organico che lo legava ad essa ma del suo comportamento di sodale degli altri cedenti nella compravendita in cui era stato investito delle operazioni di stima del compendio aziendale, per le sue conoscenze di fatto acquisite nel corso del suo mandato ad amministrare. 13. Al di là quindi delle qualificazioni della domanda compiuta dall'attore e dal Tribunale si deve ritenere che in primo grado fu giudicata la domanda del R. nella sua sostanziale connessione con il rapporto negoziale di cessione e dando rilievo alla qualità soggettiva del G. per ciò che concerneva i rapporti con gli altri cedenti in particolare con il R. . Ne consegue l'accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza della Corte di appello di Milano laddove ha ritenuto la violazione del principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato. 14. La causa va rimessa alla Corte di appello di Milano che, in diversa composizione, valuterà la fondatezza della domanda di esonero dalla garanzia nei rapporti interni fra i cedenti, e deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Milano che, in diversa composizione, deciderà anche sulle spese processuali del giudizio di cassazione.