Anche il concessionario del servizio telematico per la raccolta e la gestione del gioco lecito deve attivare la procedura di blocco

In materia di adempimenti connessi al funzionamento di apparecchi e congegni di intrattenimento da gioco, la mancata attivazione della procedura di blocco e di collocazione in magazzino di apparecchiature non collegate alla rete telematica giustifica la legittimità dell’ordinanza ingiunzione emessa anche a carico del concessionario di servizio telematico.

Nella fattispecie dell’illecito omissivo se da un lato la P.A. ha l’onere di fornire la prova della condotta illecita, che può essere fornita mediante presunzioni semplici, dall’altro l’intimato è gravato dall’onere di dimostrare di aver tenuto la condotta attiva richiesta o la sussistenza di elementi tali da rendere inesigibile tale condotta. La fattispecie. Nel caso in esame l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato aveva irrogato una sanzione a un concessionario del servizio pubblico di raccolta del gioco lecito per violazione dell’art. 110, comma 9, lett. c , T.U.L.P.S. rea di essersi limitata di comunicare al gestore di porre in magazzino delle macchine da gioco irregolari senza attivare la procedura di blocco. L’opposizione formulata dal concessionario non trovava il favore della Magistratura di merito la quale, in entrambe le fasi, aveva sostenuto che al P.A. aveva fornito la piena prova della violazione. La controversia è giunta all’attenzione del Giudice di legittimità. Anche il concessionario ha l’obbligo di attivare la procedura di blocco. A dire del ricorrente il Giudice di gravame avrebbe errato nel ritenere applicabile l’art. 110 T.U.L.P.S. anche al concessionario in quanto riferibile unicamente ai soggetti preposti alla distribuzione e installazione degli apparecchi nonché ai gestori delle sale da gioco. Tesi che non è stata condivisa dal Supremo Collegio il quale ha affermato che anche il concessionario del servizio telematico deve attivare la procedura di blocco prevista dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza qualora rilevasse l’utilizzo di apparecchi che non sono collegati alla apposita rete telematica precisando, altresì, che non è sufficiente la comunicazione al gestore di porre detti apparecchi in magazzino. La P.A. può fornire la prova della violazione anche per presunzioni semplici. Sul punto la Corte di legittimità si è conformata a quanto asserito dalle Sezioni Unite in una precedente pronuncia. Vero è che l’art. 23 della Legge n. 689/1981 da vita a un giudizio di cognizione ordinaria con la conseguenza che la Pubblica amministrazione ha l’onere di provare i fatti costitutivi della condotta illecita ma tale prova, è bene precisare, può essere offerta mediante presunzioni semplici. Inoltre, nei casi di illecito omissivo, spetta all’intimato dimostrare di aver tenuto la condotta attiva richiesta dall’Ordinamento o, in alternativa, l’esistenza di elementi tali da rendere inesigibile la condotta. Ne consegue che sarebbe stato compito del concessionario dimostrare di aver posto in essere la procedura di blocco o l’esistenza di elementi ostativi a porre in essere tale condotta.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile 2, ordinanza 24 gennaio - 6 marzo 2013, n. 5590 Presidente Goldoni Relatore Petitti Fatto e diritto Rilevato che la Atlantis World Group Of Companies N.V., esponendo di essere concessionaria dei Monopoli di Stato del servizio pubblico di raccolta del c.d. gioco lecito e destina-taria dell'ordinanza-ingiunzione emessa dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato AAMS , ufficio regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta, con la quale le era stato ordinato il pagamento di Euro 6.000,00 quale sanzione per la violazione dell'art. 110, comma nono, lett. c , del T.U.L.P.S., agiva innanzi al G.d.P di Acqui Tenne chiedendo l'annullamento della predetta ordinanza-ingiunzione che la richiesta veniva disattesa dal primo giudice con sentenza del 16 gennaio 2008 e la società proponeva appello avverso tale decisione lamentando, tra le altre cose, violazione del principio di legalità e della personalità della responsabilità amministrativa che il Tribunale di Torino, con sentenza n. 3542 del 2011, resa pubblica in data 17 maggio 2011, respingeva il gravame che, per guanto ancora rileva, in relazione all'asserita violazione del principio di legalità, il Tribunale ne riteneva la insussistenza sulla base del rilievo che alla società appellante era stata contestata la violazione di una norma di legge entrata in vigore prima della commissione dell'illecito contestato, e segnatamente dell'art. 110, comma nono, T.U.L.P.S., norma che configura un illecito omissivo consistente nel mancato impedimento dell'utilizzazione di apparecchi e congegni di intrattenimento irregolari che il Tribunale precisava altresì che l'obbligo della società, da ritenersi sicuramente titolare di un obbligo di garanzia in quanto concessionaria, non si esauriva con la semplice comunicazione o invio al gestore di collocare gli apparecchi irregolari in magazzino, essendo invece necessario attivare immediatamente la procedura di blocco degli apparecchi stessi prevista, in conformità con il d.m. 12 marzo 2004, n. 86, dalla Convenzione di concessione e dal relativo Capitolato tecnico che il Tribunale rilevava poi che l'AMMS aveva fornito piena prova della violazione e che invece la opponente non aveva assolto il proprio onere di prova contraria che per la cassazione di questa sentenza la Società Atlantis World Group Of Companies Ltd. propone ricorso affidato a due motivi che resistono con controricorso l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e il Ministero dell'Economia e delle Finanze che essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio, è stata redatta relazione ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ., comunicata alle parti e al Pubblico ministero. Considerato che il relatore designato ha osservato [ ] Con il primo motivo parte ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 1 della legge n. 689 del 1981 nonché insussistenza della violazione amministrativa prevista dall'art. 110, comma nove, T.U.L.P.S., ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ Sotto il primo profilo la società ricorrente ritiene errata la sentenza del Tribunale di Torino nella parte in cui ha ritenuto sussistente la violazione contestata, per non essersi essa ricorrente attenuta alle disposizioni prescriventi obblighi specifici a suo carico. Invero, secondo parte ricorrente, il citato art. 110, comma nove, dovrebbe riferirsi a chi si occupa della distribuzione ed installazione degli apparecchi da gioco e a chi ne consente l'uso nei propri locali, id est gestori ed esercenti, non anche ai concessionari i quali, pertanto, non rientrano tra i soggetti attivi che la norma individua come autori della violazione. Da qui deriverebbe anche la violazione del principio di legalità secondo cui nessuno può essere sanzionato se non nei precisi termini previsti dalla fattispecie sanzionatoria. Il motivo è infondato. La Suprema Corte ha di recente affermato che, in materia di adempimenti connessi al funzionamento di apparecchi e congegni di intrattenimento da gioco, la mancata attivazione della procedura di blocco e di collocazione in magazzino delle apparecchiature non collegate alla rete telematica giustifica la legittimità dell'ordinanza ingiunzione emessa dall'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato AAMS , per violazione dell'art. 110, comma nove, lett. c , del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 T.U.L.P.S. , anche a carico del concessionario del servizio telematico per la raccolta e la gestione del gioco lecito, in quanto, al di là degli adempimenti che ricadono su gestori ed esercenti, la norma prevede altresì la punizione di coloro che consentono l'uso delle macchine non rispondenti alle prescrizioni di legge ed amministrative, con obbligo di impedire l'utilizzo irregolare in ogni caso di difformità di funzionamento alle prescrizioni Cass. ord. n. 175 del 2012 . La doglianza è pertanto priva di fondamento. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione dell'art. 23, comma dodicesimo, della legge n. 689 del 1981, per non avere l'amministrazione convenuta in giudizio fornito la prova dei presupposti di fatto per l'irrogazione della sanzione. Il motivo è infondato. La norma che si assume violata, secondo cui l'opposizione deve essere accolta quando non vi siano prove sufficienti della responsabilità dell'opponente, opererebbe, a dire di parte ricorrente, un'inversione dell'onere della prova, comportando che l'opponente si trasformi in parte convenuta e la P.A. opposta in parte attrice, con tutti i connessi oneri probatori in ordine alla mancata attivazione della procedura di blocco in relazione agli apparecchi per cui è stata accertata la violazione. L'assunto è infondato. La pronuncia prima citata, nell'affermare che la mancata attivazione della procedura di blocco e di collocazione in magazzino delle apparecchiature non collegate alla rete telematica, giustifica la legittimità dell'ordinanza ingiunzione emessa dall'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato anche a carico del concessionario del servizio telematico per la raccolta e la gestione del gioco lecito, e che la norma prevede altresì la punizione di coloro che consentono l'uso delle macchine non rispondenti alle prescrizioni di legge ed amministrative, con obbligo di impedire l'utilizzo irregolare in ogni caso di difformità di funzionamento alle prescrizioni, ha precisato che la prova dell'assolvimento di tale obbligo, che compete al predetto concessionario, non può dirsi integrata dalla mera comunicazione dal medesimo inviata ai terzi per la collocazione degli apparecchi in magazzino, misura in concreto inidonea ad impedirne l'utilizzo Cass. ord. n. 175 del 2012 . Né ad inficiare quanto detto basta l'analogia di meccanismo in tema di onere probatorio tra procedimento di opposizione alla sanzione e opposizione a decreto ingiuntivo previsto dal codice di rito, invocata da parte ricorrente. Recentemente le S.U. hanno infatti avuto modo di affermare che, sebbene l'art. 23 della legge n. 689 del 1981 dia vita ad un ordinario giudizio di cognizione, nel quale l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa sanzionatoria è posto a carico dell'Amministrazione, la quale è pertanto tenuta a fornire la prova della condotta illecita, come sostenuto da parte ricorrente, tuttavia tale prova può essere offerta anche mediante presunzioni semplici, che, nel caso di illecito omissivo come nel caso che ci occupa , pongono a carico dell'intimato l'onere di fornire la prova di aver tenuto la condotta attiva richiesta, ovvero della sussistenza di elementi tali da rendere inesigibile tale condotta Cass., S.U., n. 20930 del 2009 . Circostanza questa non soddisfatta però da parte ricorrente, la quale ha invece ritenuto sufficiente per escludere l'illecito la mera intimazione inviata al gestore proprietario dell'apparecchio adibito al gioco di collocare lo stesso in magazzino. Alla stregua delle considerazioni sin qui svolte e qualora il collegio condivida i rilievi in precedenza formulati, si ritiene che il giudizio possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi dell'art. 375 n. 5 cod. proc. civ. ed essere rigettato che il Collegio condivide la proposta di decisione, alla quale del resto non sono state rivolte critiche di sorta che pertanto il ricorso deve essere rigettato, con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, eh e liquida in complessivi Euro 1.200,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.