Il Tribunale è piccolo e l’aula dibattimentale è una sola, ma il PM deve ugualmente indicare il giudice competente

Il provvedimento del giudice che rilevi la nullità dell’atto di citazione non è abnorme, poiché è espressione dei poteri riconosciutili dall’ordinamento e poiché non determina alcuna stasi del procedimento, potendo il PM agevolmente sanare il decreto.

Così si è espressa la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10375, depositata il 6 marzo 2013. La nullità del decreto di citazione manca l’indicazione del giudice. All’udienza dibattimentale il giudice monocratico del Tribunale rimette gli atti al PM, rilevando che nel decreto di citazione a giudizio dell’imputato mancava l’indicazione del giudice competente, in violazione dell’art. 552, comma 1, lett. d , c.p.p., che ne prevede appunto l’indicazione a pena di nullità. Mancava inoltre la firma del Presidente del Tribunale rispetto alla richiesta di accompagnamento coattivo dell’imputato, ex art. 132, comma 2, c.p.p., come previsto dall’art. 160 disp. att. c.p.p Ma ogni giorno c’è un’unica udienza dibattimentale, il Tribunale è piccolo! Il PM ricorre per cassazione, sostenendo che il provvedimento del Tribunale sia da ritenersi abnorme l’omessa indicazione del giudice non poteva causare alcuna incertezza, visto che il Tribunale ha un’unica sezione in cui ogni giorno si tiene un’unica udienza dibattimentale. Ritiene inoltre che la richiesta di determinazione dell’udienza ex art. 132, comma2, c.p.p., sia stata ritualmente inoltrata al Presidente del Tribunale con separato atto, allegato al fascicolo del dibattimento. Il provvedimento non è abnorme se non determina alcuna stasi. La Corte ricorda che a Sezioni Unite già aveva stabilito che non è abnorme il provvedimento che, lungi dall’essere avulso dal sistema, costituisce espressione dei poteri riconosciuti al giudice dall’ordinamento e che non determini la stasi del procedimento, potendo essere rinnovato dal PM al quale è stato trasmesso . Il PM può agevolmente rinnovare l’atto. Nel caso in questione il giudice, con la restituzione, non ha determinato alcuna stasi processuale il vizio, che inficiava il provvedimento, era agevolmente sanabile da parte dell’organo che lo aveva emesso, con la sua rinnovazione mediante precisa indicazione dei requisiti di legge .

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 20 febbraio 6 marzo 2013, n. 10375 Presidente Garribba Relatore Gramendola Osserva in fatto e diritto Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli ricorre per cassazione contro il provvedimento, con il quale il giudice monocratico di quel Tribunale all'udienza dibattimentale del 3/5/2012 aveva disposto la trasmissione degli atti al P.M., rilevando la mancata indicazione nel decreto di citazione a giudizio del giudice competente e della firma del Presidente del Tribunale, in violazione degli artt. 552 lett. d cpp e 116 disp.att.cpp. e ne chiede l'annullamento, denunciandone l'abnormità, sostenendo che l'omessa indicazione del giudice competente non poteva ritenersi causa di nullità, specie in un piccolo centro come con una unica sezione penale e con una unica aula dibattimentale e che non poteva determinare incertezza la mancata indicazione del nominativo del giudice delegato alla trattazione del processo, in quanto ogni giorno presso la sede del Tribunale si teneva una unica udienza dibattimentale, e che infine nessuna nullità era imputabile all'Ufficio, giacché la richiesta di determinazione dell'udienza ex articolo /2 disp.att.cpp. era stata ritualmente inoltrata al Presidente del Tribunale con separato atto, allegato al fascicolo del dibattimento. Il ricorso è destituito di fondamento e va rigettato. Ed invero questa Corte a sezioni unite ha più volte chiarito che non è abnorme il provvedimento che, lungi dall'essere avulso dal sistema, costituisce espressione dei poteri riconosciuti al giudice dall'ordinamento e che non determini la stasi del procedimento, potendo essere rinnovato dal P.M. al quale è stato trasmesso Cass. Sez. Un. 26/3-22/6/2009 n. 25957 Rv. 243590 . Nel caso in esame il giudice a quo, rilevata la irritualità del decreto di citazione a giudizio nella parte relativa alla mancata indicazione del giudice presso il quale doveva essere celebrato il dibattimento ai sensi dell'art. 552/1 lett. d cpp., nel restituirlo al P.M., implicitamente ritenendone la nullità, ha esercitato un potere riconosciuto dalla legge, che non ha determinato alcuna stasi del processo, giacché il vizio, che inficiava il provvedimento, era agevolmente sanabile da parte dell'organo che lo aveva emesso, con la sua rinnovazione mediante la precisa indicazione dei requisiti di legge. P.Q.M. Rigetta il ricorso.