Indennità di esproprio inadeguata? Rivolgersi al giudice ordinario

Sia che la contestazione riguardi l'iter procedurale o i criteri di liquidazione, il diritto soggettivo alla corretta determinazione ricade nella giurisdizione ordinaria

Se l'indennità per un'espropriazione definitiva, fissata con decreto del Sindaco, è ritenuta del tutto inadeguata, la controversia tra il proprietario del bene e l'ente locale è di competenza del giudice ordinario. Lo ha ricordato con la sentenza qui leggibile come documento correlato la quinta sezione del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sede di Napoli, dichiarando in parte inammissibile - appunto, per difetto di giurisdizione - e in parte infondato il ricorso di un cittadino di Gragnano che si era visto prima occupare in via d'urgenza e poi espropriare definitivamente una parte di un proprio appezzamento di terreno in località Parco Imperiale. Il proprietario del bene aveva impugnato i provvedimenti comunali chiedendone l'annullamento, deducendo negli atti controversi violazione e falsa applcazione di legge, perplessità, arbitrarietà manifesta ed eccesso di potere. In particolare il ricorrente lamentava l'irrisorietà, a suo parere, dell'indennità fissata per l'esproprio, sostenendo che l'area in questione avrebbe avuto vocazione edificatoria, che la stima doveva essere effettuata da un perito nominato dal Tribunale e che in ogni caso l'indennità risarcitoria avrebbe dovuto anche tener conto della contestuale diminuzione di valore della parte residua. Il Collegio ha osservato che al di là della prospettazione offerta nell'atto introduttivo, con la doglianza in esame il ricorrente fa valere il diritto soggettivo alla corretta determinazione dell'indennità di esproprio, come tale rientrante nella giurisdizione dell'A.G.O. ai sensi dell' articolo 19 della Legge n. 865/71 e dell'articolo 51 Legge n. 2359/65 applicabili ai fatti di causa ratione temporis . Con l'inammissibilità di tale censura per difetto di giurisdizione è stata quindi ritenuta priva di rilevanza la questione di legittimità costituzionale sollevata dal ricorrente, in via subordinata, con riferimento alle norme per la determinazione dell'indennità di espropriazione applicabili nel caso di specie. Quanto al fatto che il decreto di espropriazione impugnato non sarebbe stato preceduto dal deposito dell'indennità provvisoria, violando lo schema procedimentale definito dalla Legge n. 865/71 articoli 10 e seguenti - circostanza indicata tra i motivi di ricorso e che investendo direttamente la legittimità del procedimento ablatorio seguito dall'Amministrazione era ricadente nella cognizione del Tar - i giudici amministrativi hanno ritenuto la censura priva di pregio. Dagli atti, infatti, a smentita del ricorrente, è emerso che l'amministrazione comunale, con delibera di Giunta, aveva preventivamente determinato l'indennità da corrispondere ai proprietari espropriandi. Il ricorrente poteva quindi esercitare tutte le facoltà procedimentali che la legge gli riconosceva. m.c.m. ?? ?? ?? ?? 1

Tar Campania - Sezione quinta - sentenza 26 gennaio-19 giugno 2006, n. 7083 Presidente d'Alessandro - Relatore Palatiello Ricorrente Amendola Fatto Amendola Luigi è proprietario di un suolo sito nel Comune di Gragnano, riportato in catasto al foglio 8, p.lle 144 e 135, dell'estensione di oltre mq 2.200. Con decreto n. 13 del 26 febbraio 1987 il Sindaco del Comune di Gragnano disponeva l'occupazione in via d'urgenza di gran parte di detto suolo per la costruzione della Scuola Media in località Parco Imperiale. Con decreto in data 31 agosto 1988 prot. 11945, notificato il 5 settembre 1988, il Sindaco del Comune di Gragnano disponeva l'espropriazione definitiva di detto immobile a fronte di un'indennità complessiva di lire 26.467.400. Con ricorso notificato il 5 novembre 1988 e depositato il successivo 23 novembre, Amendola Luigi ha impugnato tale decreto di esproprio, unitamente agli atti presupposti indicati in epigrafe, chiedendone l'annullamento per i seguenti motivi violazione e falsa applicazione degli articoli 31 e ss. e 39 lire 2359/1865 violazione e falsa applicazione degli articoli 42 e 97 Costituzione arbitrarietà manifesta perplessità eccesso di potere violazione e falsa applicazione degli articoli 26/51 legge 2359/1865 e degli articoli 10/13 legge 865/71 vizio e del procedimento perplessità arbitrarietà manifesta. Il Comune di Gragnano si è costituto in giudizio, resistendo al gravame. Alla Camera di Consiglio del 13 dicembre 1988, la Sezione Terza del Tribunale, con ordinanza 1206/88, ha respinto la domanda cautelare. Indi, all'udienza pubblica del 26 gennaio 2006 la causa è stata trattenuta in decisione. Diritto Con il primo motivo rubricato violazione e falsa applicazione degli articoli 31 e ss. e 39 legge 2359/1865 violazione e falsa applicazione degli articoli 42 e 97 Costituzione arbitrarietà manifesta perplessità eccesso di potere , il ricorrente lamenta l'irrisorietà dell'indennità di esproprio, deducendo che il suolo ablato avrebbe vocazione edificatoria che la stima andava effettuata da un perito nominato dal Presidente del Tribunale e che, comunque, l'indennità andava determinata con riferimento anche alla diminuzione di valore della parte residua. Osserva il Collegio che, al di là della prospettazione offerta nell'atto introduttivo, con la doglianza in esame il ricorrente fa valere il diritto soggettivo alla corretta determinazione dell'indennità di esproprio, come tale rientrante nella giurisdizione dell'Ago ai sensi dell'art. 19 legge 865/71 e dell' art. 51 legge 2359/1865 applicabili ai fatti di causa ratione temporis , sia se la contestazione del proprietario ablato investa i criteri di liquidazione applicabili, sia se riguardi l'iter procedurale seguito cfr. Cassazione, Su, 4986/95 CdS, Sezione quarta, 644/99 . Ne consegue che, in parte qua, deve essere declinata la giurisdizione in favore dell'Ago. L'inammissibilità della censura in esame per difetto di giurisdizione priva di rilevanza la questione di legittimità costituzionale sollevata dal ricorrente in via subordinata con riferimento alle norme relative alla determinazione dell'indennità di espropriazione applicabili nella fattispecie. Con il secondo motivo, rubricato violazione e falsa applicazione degli articoli 26/51 legge 2359/1865 e degli articoli 10/13 legge 865/71 vizio e del procedimento perplessità arbitrarietà manifesta , il ricorrente deduce, in sostanza, che il decreto di espropriazione impugnato non sarebbe stato preceduto dal deposito dell'indennità provvisoria, in violazione dello schema procedimentale disegnato dagli articoli 10 e ss. della legge 865/71. La censura la quale, investendo in via diretta la legittimità del procedimento ablatorio seguito dalla Pa, ricade nella cognizione di questo Tribunale è priva di pregio. Risulta, infatti, dagli atti di causa che, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, l'amministrazione comunale, con delibera di G.M. n. 335 del 21 aprile 1988, ha preventivamente determinato l'indennità da corrispondere ai proprietari espropriandi, in tal modo consentendo al Sig. Amendola Luigi di esercitare le facoltà procedimentali riconosciutegli dalla legge. Di qui l'infondatezza della censura. In conclusione, per quanto sopra esposto, il ricorso è in parte inammissibile per difetto di giurisdizione ed in parte infondato. Sussistono, tuttavia, giusti motivi per disporre l'integrale compensazione delle spese di lite. PQM Il Tar per la Campania, Napoli, Sezione quinta, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 6361/1988 indicato in epigrafe, lo dichiara in parte inammissibile ed in parte infondato. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 2