Il rapporto è cessato? L’accordo è chiaro: le provvigioni sono dovute comunque

L’interpretazione letterale della disciplina negoziale delle provvigioni conseguenti alla vendita e all’utilizzo da parte dei clienti delle carte di fidelizzazione, contenuta in una lettera aggiuntiva, non è stata adeguatamente confutata.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 894/13, rigettando così il ricorso della parte soccombente. Il caso. Una società viene condannata in entrambi i gradi di merito al pagamento di una somma a titolo di differenze provvigionali e indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c., maturate all’esito del rapporto di agenzia intercorso tra essa e l’altra parte in causa. In particolare, l’agente avrebbe avuto diritto a tali differenze anche per l’acquisto di prodotti petroliferi effettuati dai clienti dopo la cessazione del rapporto di agenzia, attraverso delle carte di fidelizzazione di durata biennale. La soccombente propone ricorso per cassazione. L’uso delle carte di fidelizzazione. Con un primo motivo di ricorso, la società contesta proprio quest’ultimo punto tali carte, infatti, sarebbero in sostanza delle carte di credito rilasciate ai clienti muniti di c.d. flotte aziendali per l’acquisto di carburanti, altri materiali di consumo e servizi accessori presso le stazioni di rifornimento della compagnia petrolifera emittente il diritto alle provvigioni dovrebbe maturare in ragione dell’attività di informazione e promozione svolta dall’agente per indurre i clienti ad utilizzarle e pertanto non potrebbero spettare provvigioni per acquisti effettuati dopo la cessazione del rapporto di agenzia. L’interpretazione non è stata adeguatamente confutata. Secondo gli Ermellini, tuttavia, con questa censura la ricorrente mira essenzialmente a sollecitare un nuovo esame dei documenti acquisiti durante la causa le argomentazioni della sentenza impugnata non vengono confutate nello specifico. La statuizione di merito, infatti, si basa sulla disciplina negoziale delle provvigioni conseguenti alla vendita e all’utilizzo da parte dei clienti delle carte in oggetto, contenuti in una lettera aggiuntiva interpretando letteralmente il contenuto della scrittura, la Corte territoriale ha rigettato l’appello della società. Alla soccombente spettava dunque l’onere di confutare specificamente il fondamento logico giuridico della pronuncia, ma così non è stato la lettera aggiuntiva non è mai stata menzionata né la ricorrente ha indicato quale canone ermeneutico i giudici di merito avrebbero violato o male applicato. Confermata la statuizione sulle spese di giudizio. Parimenti infondato è anche il secondo motivo, volto a censurare la mancata riforma della pronuncia di primo grado in merito al governo delle spese a tal proposito la S.C. ricorda che la compensazione delle spese costituisce sempre espressione di un potere discrezionale da parte del giudice l’unico vincolo è il divieto di porle interamente a carico della parte vittoriosa. Per questi motivi la Cassazione rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 15 novembre 2012 16 gennaio 2013, n. 894 Presidente Canevari Relatore Manna Svolgimento del processo Con sentenza depositata il 9.1.07 la Corte d'appello di Firenze rigettava i gravami principale e incidentale interposti rispettivamente da C F. e da ENI S.p.A. contro la sentenza n. 267/05 con cui il Tribunale di Grosseto aveva condannato la seconda a pagare al primo la complessiva somma di 51.433,69 Euro, oltre accessori e spese, a titolo di differenze provvisionali e di indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c. maturate all'esito del rapporto di agenzia intercorso fra le parti e cessato il 31.1.2001. Statuivano i giudici del merito che tali differenze spettavano al F. anche per gli acquisti di prodotti petroliferi effettuati dai clienti, dopo la cessazione del rapporto di agenzia con ENI S.p.A., con le carte di fidelizzazione denominate Multicard e Multicard Routex vendute dall'agente e per tutta la loro durata biennale. Per la cassazione di tale sentenza ricorre ENI S.p.A. affidandosi a due motivi. Il F. è rimasto intimato. Motivi della decisione 1- Con il primo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 c.c. e ss., e art. 1748 c.c., nonché vizio di motivazione, per avere l'impugnata sentenza riconosciuto al F. il diritto alle provvigioni con conseguenti effetti pure sul calcolo dell'indennità di fine rapporto anche per gli acquisti di prodotti petroliferi eseguiti dai clienti, dopo la cessazione del suo rapporto di agenzia con ENI S.p.A., con le carte di fidelizzazione denominate Multicard e Multicard Routex vendute dall'agente e per tutta la loro durata. Obietta la società ricorrente che tali carte sono, in sostanza, delle carte di credito rilasciate ai clienti muniti di c.d. flotte aziendali per permettere loro l'acquisto di carburanti, lubrificanti e altri materiali di consumo e la fruizione di servizi accessori presso le stazioni di rifornimento della compagnia petrolifera emittente ne trae, quindi, la conclusione che il diritto alle provvigioni matura, riguardo ai successivi utilizzi delle carte medesime, in ragione dell'attività di informazione e promozione svolta dall'agente per indurre i clienti ad utilizzarle pertanto, prosegue la ricorrente, le provvigioni non possono spettare per acquisti effettuati dopo la cessazione del rapporto di agenzia tale interpretazione implica altresì falsa applicazione dell'art. 1748 co. 3 c.c., secondo il quale, dopo lo scioglimento del contratto, spetta il diritto alle provvigioni sugli affari conclusi entro un termine ragionevole da tale epoca e sempre che la loro conclusione sia da ricondurre prevalentemente all'attività dell'agente si tratta - ad avviso della difesa di ENI S.p.A. - di norma inapplicabile nel caso di specie, sia perché il termine biennale di durata delle carte non è un termine ragionevole sia perché gli acquisiti effettuati con le carte che potrebbero anche restare inutilizzate da parte del cliente od essere restituite non sono da ricondursi alla prevalente attività del F. . Osserva questa S.C. che, nella parte in cui apparentemente denuncia una violazione di norme di diritto, il motivo è inammissibile sotto un duplice profilo da un lato, in sostanza sollecita solo un nuovo apprezzamento dei documenti acquisiti in corso di causa dall'altro, in violazione dell'art. 366 co. 1 n. 4 c.p.c. non confuta specificamente le argomentazioni svolte dall'impugnata sentenza, che ha posto a base del rigetto dell'appello incidentale proposto da ENI S.p.A. il tenore testuale della lettera aggiuntiva dell'11.6.96 all. A e art. 10 , contenente la disciplina negoziale delle provvigioni conseguenti alla vendita e all'utilizzo, da parte dei clienti, delle carte in discorso, lettera aggiuntiva la cui interpretazione letterale è stata posta a base del rigetto dell'appello della società. Invero, per costante giurisprudenza, in sede di impugnazione la parte soccombente non può, a fronte d'una analitica motivazione di rigetto, limitarsi a riproporre sic et simpliciter il motivo di gravame respinto o ad allegare genericamente l'erroneità della decisione impugnata o, ancora, a rifarsi alle difese già svolte nel precedente grado di giudizio, ma ha l'onere di confutare con specifiche e concrete argomentazioni le ragioni svolte dalla sentenza che impugna, al fine di incrinarne il fondamento logico-giuridico. Nel caso in esame, giova ribadire, il ricorso di ENI S.p.A. non menziona neppure tale lettera aggiuntiva né indica quale canone ermeneutico - fra quelli elencati dagli artt. 1362 e ss. c.c. - sarebbe stato violato o malamente applicato dalla Corte fiorentina. In altre parole, la società ricorrente avrebbe dovuto spiegare o l'erroneità dell'interpretazione letterale dell'allegato A e dell'art. 10 della citata lettera aggiuntiva dell'11.6.96 o la sua recessività rispetto ad altro e ben individuato canone ermeneutico fra quelli elencati nel codice civile. Ancora inconferente è la dedotta violazione o falsa applicazione dell'art. 1748 co. 3 c.c., atteso che l'impugnata sentenza ha ricavato il diritto del F. dall'interpretazione d'un testo negoziale e non da una data esegesi di tale norma di legge. Inoltre, nella parte in cui censura un vizio di motivazione, il motivo è inammissibile perché, essendo stato formulato in relazione all'art. 360 co. 1 n. 5 c.p.c., ex art. 366 bis c.p.c. applicabile ratione temporis, vista la data di deposito dell'impugnata sentenza si sarebbe dovuto concludere con un momento di sintesi del fatto controverso e decisivo, per circoscriverne puntualmente i limiti in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità giurisprudenza costante cfr., ex aliis, Cass. S.U. 1.10.07 n. 20603 Cass. Sez. III 25.2.08 n. 4719 Cass. Sez. III 30.12.09 n. 27680 . Ciò non è avvenuto. 2 - Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., nonché vizio di motivazione, laddove la Corte territoriale, erroneamente interpretando l'apposito motivo contenuto nell'appello incidentale, non ha riformato la sentenza di prime cure in relazione al governo delle spese, che non si potevano porre interamente a carico della società visto il parziale accoglimento in percentuali assai modeste rispetto alle originarie pretese delle domande avanzate dal F. la società ricorrente si dichiara consapevole della giurisprudenza di questa S.C. secondo cui è riservato al giudice del merito individuare la parte soccombente, ma ritiene che in caso di parziale accoglimento della domanda sia sempre dovuta una qualche compensazione delle spese e che sia comunque illogico affermare il contrario. Il motivo è infondato. La compensazione delle spese costituisce espressione d'un potere sempre e soltanto discrezionale, il cui eventuale esercizio è agganciato o alla reciproca soccombenza o a gravi ed eccezionali ragioni, da indicarsi espressamente secondo il nuovo testo dell'art. 92 co. 2 c.p.c. . L'unico vincolo che il giudice incontra nel decidere del governo delle spese risiede, com'è noto, nel divieto di porle interamente a carico della parte vittoriosa. Pertanto, mentre deve motivare la compensazione, non altrettanto è tenuto a fare quando non si avvale di tale sua facoltà, con la conseguenza che la pronuncia di condanna alle spese, anche se adottata senza prendere in esame l'ipotesi di una compensazione, non può essere neppure sotto il profilo della mancanza di motivazione cfr. Cass. S.U. 15.7.05 n. 14989 . Dunque, poiché nel caso di specie è indubbio che ENI S.p.A. non era la parte vittoriosa visto che è stata comunque condannata a pagare complessivi Euro 51.433,69, oltre accessori, che negava di dovere al F. , deve concludersi che la sentenza del primo giudice si sarebbe potuta - semmai - censurare se avesse impropriamente o illogicamente compensato in tutto o in parte le spese, ma non la si può criticare per aver applicato l'ordinario criterio della soccombenza. 3 - In conclusione, il ricorso è da rigettarsi. Non è dovuta pronuncia sulle spese, non avendo il F. svolto attività difensiva. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese.