Strade private e pubbliche necessità. La competenza è del giudice ordinario

Su un contenzioso tra un Comune e alcuni proprietari, il Tar Emilia Romagna dichiara il proprio difetto di giurisdizione, ma consiglia ai ricorrenti di proporre un'azione negativa di servitù

Uso pubblico delle strade, spetta al giudice ordinario decidere sulle controversie relative all'accertamento del diritto di proprietà. Lo ha chiarito il Tar Emilia Romagna con la sentenza 224/06 depositata lo scorso 12 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Alcuni proprietari degli immobili vicini alla via che la giunta comunale di Quattro Castella aveva riconosciuto come soggetta ad uso pubblico, avevano contestato tale decisione poiché la strada in questione non sarebbe inserita nell'elenco delle arterie vicinali o vincolate a pubblico passaggio. I giudici parmensi, però, dichiarando il proprio difetto di giurisdizione hanno ricordato ai cittadini che avrebbero dovuto reagire proponendo all'autorità giudiziaria ordinaria un'azione negatoria di servitù, ovvero un'azione di accertamento del loro diritto di proprietà in quanto non soggetto ad alcuna limitazione . Per cui tutto da rifare, la competenza è del giudice ordinario. cri.cap

Tar Emilia Romagna - Sezione di Parma - sentenza 9-12 maggio 2006, n. 202 Presidente ed estensore Cicciò Ricorrente Cavecchi Fatto e diritto Con ricorso notificato al Comune di Quattro Castella ed a Schiatti Anita, i nominati in epigrafe hanno impugnato la deliberazione n. 19/03 del 13 marzo 2003 della Giunta comunale che ha confermato il riconoscimento dell'uso pubblico sulle vie Montegrappa e Filippo Re in località Montecavolo. I ricorrenti, proprietari di immobili prospicienti la via Filippo Re, contestano l'avvenuto riconoscimento della classificazione delle strade come soggette ad uso pubblico previa comunicazione di avvio di procedimento deducendo l'eccesso di potere e il difetto dei presupposti, perché la strada in questione non sarebbe inserita nell'elenco delle strade vicinali o soggette a pubblico passaggio, e perché non vi sarebbero atti istruttori rilevanti in tal senso, ivi comprese le mappe catastali la violazione dell'articolo 2 del D.Lgs 285/02 e del Dpr 495/92 e l'eccesso di potere, perché comunque l'inserimento nell'elenco non sarebbe di per sé sufficiente come da costante giurisprudenza, in difetto dei necessari estremi, come del resto non lo sarebbero l'avvenuto parziale concorso del Comune nella manutenzione della strada, o le informazioni orali assunte, e neppure la possibilità di collegamento con strade pubbliche, esistendo altra possibilità di collegamento infine, il difetto di motivazione e di mancata considerazione delle opposizioni. Il Comune si è costituito rilevando che si tratterebbe di semplice conferma di riconoscimento già avvenuto nel 1971 sulla base di risultanze catastali e degli strumenti urbanistici che vi sarebbe difetto di giurisdizione che comunque la delibera sarebbe ancora inefficace per cui il ricorso sarebbe improcedibile e ha contestato nel merito le argomentazioni del ricorso. Successivamente le parti hanno ribadito i loro assunti con memoria. Rileva il Collegio, in via preliminare, che l'eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dal Comune appare fondata dal momento che l'atto impugnato non riveste carattere provvedimentale essendo in sostanza una semplice affermazione dell'Amministrazione della natura demaniale della strada. Di fronte a tale affermazione i ricorrenti avrebbero dovuto reagire proponendo al giudice ordinario un'azione negatoria di servitù, ovvero un'azione di accertamento del loro diritto di proprietà in quanto non soggetto ad alcuna limitazione. Le spese liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza. PQM Il Tar per l'Emilia-Romagna, Sezione di Parma, dichiara il proprio difetto di giurisdizione sul ricorso in epigrafe. Condanna i ricorrenti in solido a rifondere al Comune le spese del giudizio, che liquida in complessivi euro 2.000,00. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. NRG. 224/03 2 PAG. N. DI 1