Concorso magistrati, con una sola prova andata male si potrebbe anche essere promossi

Palazzo Spada obbliga ad una nuova correzione per una aspirante uditrice giudiziaria bocciata nel 1995 per un'insufficienza in civile

Concorso per uditori giudiziari, se la candidata non è stata ammessa agli orali soltanto perché una prova, quella di diritto civile e romano, non era sufficiente il tema deve essere corretto nuovamente da una diversa Commissione. Quest'ultima dovrà anche chiarire il peso specifico che quella prova riveste all'interno della valutazione complessiva degli scritti. È quanto ha stabilito la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6196/06 depositata lo scorso 18 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di una donna che si era vista escludere dalle prove orali del concorso a 300 posti di uditore giudiziario indetto dal ministero della Giustizia con Dm 25 febbraio 1995 poiché il tema di diritto civile e romano non era sufficiente, malgrado le altre prove fossero più che soddisfacenti. I giudici di piazza Capo di Ferro hanno sostenuto che il giudizio di non idoneità del tema senza ulteriori specificazioni non consente di apprezzare il peso specifico rivestito, all'interno della valutazione, dalle singole trattazioni di diritto civile e di diritto romano, con conseguente impossibilità di valutare se la Commissione abbia correttamente o meno fatto esercizio del proprio potere discrezionale di rivalutazione ed approfondimento . Per cui, hanno deciso i consiglieri di Stato, l'amministrazione dovrà procedere a una nuova correzione della prova scritta di diritto civile e romano nella quale l'aspirante uditrice è risultata non idonea. Ma non solo, il tema verrà corretto da una Commissione diversa che dovrà, tra l'altro, approfondire il peso, ai fini dell'ammissione alle prove orali, vista la sufficienza della altre prove, della trattazione delle questioni di diritto romano . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 30 maggio/10-18 ottobre 2006, n. 6196 Presidente Salvatore - Estensore Leoni Ricorrente Damiani Fatto Con atto ritualmente notificato la dr.ssa Angela Damiani proponeva appello avverso la sentenza del Tar Lazio, Sezione prima, 1835/01, che aveva respinto il ricorso dalla stessa proposto avverso il provvedimento di esclusione dalle prove orali del concorso a 300 posti di uditore giudiziario, indetto con Dm 25 febbraio 1995, nonché il giudizio di non idoneità espresso dalla Commissione nella seduta del 15 novembre 1995 limitatamente alla prova scritta di diritto civile e romano. L'appellante deduceva i seguenti motivi di ricorso 2.1. Violazione di leggeViolazione e falsa applicazione del Dpr 617/65. Violazione e falsa applicazione dell'articolo 18 del Rd 1860/25- Eccesso di potere per difetto di motivazioneEccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti. Non risulterebbe, dai verbali di concorso, alcun riferimento alla motivata indicazione che, in base ai criteri stabiliti dalla Commissione esaminatrice nella seduta plenaria del 19 settembre 1995, le competenti Sottocommissioni erano tenute a fornire alla Commissione, con apposita verbalizzazione, in vista della attribuzione del punteggio definitivo ai singoli elaborati. 2.2. Eccesso di potere per disparità di trattamento ed ingiustizia manifestaEccesso di potere per difetto di istruttoria ed illogicità, contraddittorietà e perplessità manifesta. Il Tribunale amministrativo non avrebbe concesso la misura cautelare alla dr.ssa Damiani, al contrario di quanto accaduto nei confronti di ricorsi proposti da altri concorrenti al medesimo concorso e fondati sullo stesso motivo di diritto. 2.3. Violazione e falsa applicazione del Dpr 617/65 sotto un diverso profiloEccesso di potere per difetto di motivazione e per assenza o erroneità dei presupposti. La Commissione esaminatrice aveva stabilito nella seduta plenaria del 19 settembre 1995 di non ritenere preclusiva per l'ammissione alle prove orali, ma con riserva di più opportuno approfondimento, la insufficiente trattazione delle questioni concernenti il tema di diritto romano, a condizione dell'esauriente svolgimento degli altri temi, in particolare di quello di diritto civile. La dr.ssa Damiani assume di non essere in grado di sapere se il proprio elaborato di diritto civile e romano sia stato valutato, tenendo conto della compiuta trattazione, dalla stessa effettuata, delle questioni di diritto romano. Da qui l'erroneità della sentenza di prime cure che nulla ha riferito al riguardo. 2.4. Violazione e falsa applicazione del Dpr 617/95 sotto un diverso ed ulteriore profilo. Eccesso di potere per difetto di motivazione e per assenza o erroneità dei presupposti. La motivata indicazione della Sottocommissione era indispensabile anche al fine di accertare se era stata ammessa, nei confronti della dr.ssa Damiani, la possibilità di recupero alla sufficienza di uno dei temi della terna non pienamente sufficiente, in presenza della più che sufficienza degli altri due. 2.5. Violazione di leggeViolazione e falsa applicazione dell'articolo 3 della legge 241/90- Violazione e falsa applicazione degli articoli 12 e 15 del Dpr 487/94- Eccesso di potere per difetto di motivazione ed ingiustizia manifesta. La dr.ssa Damiani ha conseguito nell'elaborato di diritto civile e romano un generico giudizio di non idoneità a differenza delle prove di diritto penale ed amministrativo, in relazione alle quali è stato assegnato un punteggio numerico. Ad avviso dell'appellante ciò sarebbe errato, perché il giudizio di non idoneità dovrebbe riferirsi a tutti gli elaborati oggetto della prova scritta e non ad un singolo elaborato e comporterebbe la violazione dei principi di trasparenza dell'azione amministrativa e di buon andamento dell'Amministrazione. 2.6. Violazione di leggeViolazione e falsa applicazione dell'articolo 12 del Rd 1860/25 e successive modificazioni ed integrazioni. Sull'elaborato di diritto civile e romano non compare il n. 366 assegnato alla ricorrente, di talchè non sarebbe dato conoscere con la necessaria certezza se l'elaborato di diritto civile e romano giudicato non idoneo dalla Commissione sia proprio il suo. Il ricorso è stato inserito nel ruolo d'udienza del 30 maggio 2006 e trattenuto per la decisione. Diritto 1. L'appello, diretto avverso la sentenza 1835/01 del Tar del Lazio, Sezione prima, che ha respinto il ricorso proposto dalla dr.ssa Angela Damiani contro il provvedimento di esclusione dalle prove orali del concorso a 300 posti di uditore giudiziario indetto con Dm 25 febbraio 1995, è fondato e va accolto nei termini di seguito indicati. 2. In ordine alla motivazione del giudizio di non idoneità sulla terza prova scritta reso all'esito della correzione degli elaborati la Sezione rammenta anzitutto che a in sede di giudizio amministrativo di legittimità non sono sindacabili, salvo il caso della manifesta irrazionalità non ricorrente nella fattispecie i criteri stabiliti dalla commissione esaminatrice ai fini dell'attribuzione dei punteggi e della valutazione dei titoli b anche dopo l'entrata in vigore della legge 241/90, secondo il consolidato indirizzo di questo Consiglio, l'onere della motivazione dei giudizi inerenti alle prove scritte e orali è sufficientemente adempiuto con l'attribuzione di un punteggio numerico, configurandosi quest'ultimo come formula sintetica ma eloquente di esternazione della valutazione tecnica compiuta dalla commissione esaminatrice che è priva di valenza schiettamente provvedimentale c conseguentemente non è necessario che sul foglio che contiene l'elaborato siano visibili tracce grafiche o glosse di correzione e commento. In ordine, poi, alla censura di omessa verbalizzazione delle motivate indicazioni cui le Sottocommissioni erano tenute in virtù delle decisioni adottate dalla Commissione esaminatrice nella seduta plenaria del 19 settembre 1995 ai fini dell'attribuzione del punteggio definitivo ai singoli elaborati, la Sezione condivide quanto affermato dal primo giudice circa la non necessità di una puntuale descrizione dell'attività amministrativa espletata dalle Sottocommissioni, atteso che l'oggetto del processo verbale sono soltanto gli aspetti salienti e significativi dell'attività amministrativa oggetto di documentazione attraverso la formazione del verbale, fatta salva l' ipotesi, che qui non appare ricorrere, di difformità di giudizi fra Sottocommissioni e Commissione esaminatrice sulla scorta della affermata giurisprudenza secondo cui non è illegittima la mancata verbalizzazione dei voti assegnati da ciascun commissario quando il giudizio dei componenti è unanime e l'ipotesi di cui si tratterà più avanti di assoluta peculiarità in cui sia stata la stessa Commissione a richiedere speciali oneri motivazionali nella valutazione degli elaborati. La censura va, pertanto, respinta. In ordine, poi, al dedotto eccesso di potere censura n. 2 per disparità di trattamento per mancata concessione alla dr.ssa Damiani della misura cautelare concessa ad altri concorrenti del medesimo concorso e fondati sul medesimo motivo di diritto, la censura va ritenuta inammissibile in questa sede di merito, attesa la presenza, nel nostro ordinamento, di una specifica disciplina per la fase cautelare del processo amministrativo e per la eventuale impugnazione dei relativi provvedimenti. Va, poi, ritenuta infondata la quarta censura di appello, incentrata sulla mancata ammissione, nei confronti della dr.ssa Damiani, della possibilità di recupero alla sufficienza di uno dei temi della terna quello di diritto civile e romano non pienamente sufficiente, in presenza della più che sufficienza degli altri due, sia per quanto già esposto circa il punto delle motivate indicazioni delle Sottocommissioni, sia per quanto già correttamente rilevato dal giudice di I grado circa la non applicabilità alla fattispecie del criterio indicato, per avere la ricorrente riportato nei temi di diritto penale e di diritto amministrativo una votazione di mera sufficienza. Quanto poi alla quinta censura, riguardante l'attribuzione di un generico giudizio di non idoneità all'elaborato di diritto civile e romano, a differenza delle altre prove in cui era stato assegnato un punteggio numerico, ritiene la Sezione, in sintonia col giudice di I grado, che essa sia infondata, alla luce del disposto di cui all'articolo 16, comma 2 del Rd 1860/25, secondo cui prima dell'assegnazione dei punti la commissione o sottocommissione delibera per ciascuna prova, a maggioranza di voti, se meriti di ottenere il minimo richiesto per l'approvazione. Tale giudizio può, ad avviso della Sezione, essere sinteticamente configurato dalla espressione non idoneo usata dalla Commissione. Non appare, invece, priva di pregio la terza censura di appello, con cui è stata dedotta la violazione del Dpr 617/65 e l'eccesso di potere, per non essere desumibile dal procedimento concorsuale se l'elaborato di diritto civile e romano svolto dalla dr.ssa Damiani sia stato valutato tenendo in debito conto la trattazione dalla stessa effettuata delle questioni di diritto romano. Invero, la Commissione esaminatrice aveva stabilito, nella seduta plenaria del 19 settembre 1995, di non ritenere preclusiva per l'ammissione alle prove orali, ma con ogni riserva di più opportuno approfondimento in detta sede, la insufficiente trattazione delle questioni concernenti il tema di diritto romano a condizione dell'esauriente svolgimento degli altri temi in particolare quello di diritto civile . La ritenuta inidoneità del tema senza ulteriori specificazioni e senza l'assolvimento di quello speciale onere motivazionale che, nel particolarissimo caso di specie, la Commissione aveva ritenuto di doversi imporre, non consente, invero, di apprezzare il peso specifico rivestito, all'interno della valutazione, dalle singole trattazioni di diritto civile e di diritto romano, con conseguente impossibilità di valutare se la Commissione abbia correttamente o meno fatto esercizio del proprio potere discrezionale di rivalutazione ed approfondimento. Con l'ulteriore aggravante della circostanza che era proprio il tema in questione ad essere privo del numero di riconoscimento assegnato alla candidata censura n. 6 . Sotto tale profilo il ricorso in appello può trovare accoglimento, con conseguente riforma della sentenza impugnata. Per l'effetto, l'Amministrazione dovrà procedere ad una nuova correzione della prova scritta di diritto civile e romano nella quale la dr.ssa Damiani è risultata non idonea, con l'indicato obiettivo, fra l'altro, di approfondire il peso, ai fini dell'ammissione alle prove orali, vista la sufficienza della altre prove, della trattazione delle questioni di diritto romano. A detto adempimento si procederà per il tramite di altra e diversa Commissione integrata, ove occorra, da un docente di diritto romano e con l'osservanza di adeguate garanzie di anonimato, quali l'inserimento dell'elaborato da riesaminare fra un numero congruo di elaborati con un minimo di dieci estratti fra quelli all'epoca redatti nell'ambito del medesimo concorso, attribuendo anche a questi ultimi, ma ai soli fini di assicurare l'anonimato, un proprio giudizio o punteggio con applicazione delle norme e dei criteri all'epoca vigenti. 3. Per le suesposte considerazioni, il ricorso in appello va accolto, nei termini e nei limiti di cui in motivazione e, per l'effetto va riformata la sentenza impugnata. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese e gli onorari di entrambi i gradi di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sezione quarta - definitivamente pronunciando in ordine al ricorso in appello indicato in epigrafe, lo accoglie nei termini e nei limiti di cui in motivazione e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di I grado. Spese di entrambi gradi di giudizio compensate Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1 - 4 - N.R.G. 8881/2001 MA