Rifiuti radioattivi, sullo smaltimento ne risponde lo Stato

La materia dell'ambiente e dell'ecosistema rientra nelle competenza esclusiva dell'amministrazione nazionale. Dichiarata pertanto illegittima la legge 22/2005 della Regione Molise. Bocciate anche alcune norme sull'energia delle Regioni Emilia e Toscana

Regolare lo smaltimento del materiale radioattivo spetta allo Stato. Stessa sorte per la programmazione e l'erogazione del servizio. Così la Corte costituzionale con le sentenze 247, 246 e 248 del 2006 depositate lo scorso 28 giugno 2006, redatte da Franco Bile e Ugo di Siervo ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Molise 22/2005 sulla Disciplina regionale in materia di rifiuti radioattivi , dell'articolo 16 comma 7 della legge Regione Emilia 26/2004 sulla Disciplina della programmazione energetica territoriale e altre disposizioni in materia di energia e dell'articolo 28, commi 1, 3, 4 e 5, 29, 30 comma 1 e 32 della legge della Regione Toscana 39/2005 sulle Disposizioni in materia di energia . La sentenza 247/06. A sollevare la questione di legittimità della legge della Regione Molise 22/2005 sulla Disciplina regionale in materia di rifiuti radioattivi era stato il Governo nella parte in cui vieta il deposito, anche temporaneo, e lo stoccaggio di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale, a esclusione dei materiali necessari per scopi sanitari e per la ricerca scientifica. Palazzo Chigi lamentava la violazione dell'articolo 117 della Costituzione in relazione agli articoli 174, 30 e 10 del Trattato CE, nonché del D.Lgs 230/95, e del Dl 314/03, in quanto lo smaltimento di materiale radioattivo è oggetto di disciplina comunitaria nell'ambito della tutela dell'ambiente, mentre la legge regionale del Molise 22/2005 concretizza un inadempimento comunitario del quale deve rispondere lo Stato. La Consulta nel dichiarare fondata la questione ha ribadito che la materia dell'ambiente e dell'ecosistema rientra nella competenza esclusiva dello Stato, anche se ciò non esclude il concorso di normative regionali, fondate sulle rispettive competenze, volte al conseguimento di finalità di tutela ambientale . Infine, i giudici delle leggi hanno escluso che la Regione possa adottare misure dirette ad ostacolare la circolazione di persone e cose tra le Regioni ed ha affermato nella menzionata pronuncia che le leggi regionali, allora impugnate, violavano anche tale specifico ulteriore limite articolo 120, comma 1, Costituzione . La sentenza 246/06. A sollevare la questione di legittimità dell'articolo 16 comma 7 della legge Regione Emilia 26/2004 sulla Disciplina della programmazione energetica territoriale e altre disposizioni in materia di energia era stato il Governo nella parte in cui prevede che gli enti locali esercitano il potere regolamentare in ordine alla organizzazione ed allo svolgimento delle funzioni ad essi attribuite ai sensi della presente legge . Tuttavia, il legislatore regionale si è spinto ben oltre dichiarando che fino a quando tali regolamenti non siano entrati in vigore, anche ai procedimenti autorizzativi di competenza degli enti locali si applichino i regolamenti regionali di cui al comma 1, i quali cesseranno di avere efficacia non appena entrino in vigore i regolamenti locali . La presidenza del Consiglio dei ministri lamentava in particolare che tali disposizioni violerebbero l'articolo 117, comma 6, della Costituzione, il quale attribuendo ai Comuni la potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni attribuite, escluderebbe che la Regione possa dettare norme suppletive. La Consulta nel dichiarare fondata la questione ha ritenuto che se il legislatore regionale nell'ambito delle proprie materie legislative dispone discrezionalmente delle attribuzioni di funzioni amministrative agli enti locali, ulteriori rispetto alle loro funzioni fondamentali, anche in considerazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza di cui al comma 1 dell'articolo 118 della Costituzione, non può contestualmente pretendere di affidare ad un organo della Regione - neppure in via suppletiva - la potestà regolamentare propria dei Comuni o delle Province in riferimento a quanto attribuito loro dalla legge regionale medesima . Del resto, ha concluso l'Alta corte, Nei limiti delle funzioni attribuite dalla legge regionale agli enti locali, solo quest'ultimi possono - come espressamente affermato nell'ultimo periodo del comma 6 dell'articolo 117 Costituzione - adottare i regolamenti relativi all'organizzazione ed all'esercizio delle funzioni loro affidate dalla Regione . La sentenza 248/06. A sollevare la questione di legittimità di alcune norme della legge della Regione Toscana 39/2005 sulle Disposizioni in materia di energia era stato l'Esecutivo nella parte in cui disciplinano le attività regionali concernenti il settore energetico. Palazzo Chigi in particolare censurava l'articolo 28 della legge 39/2005 nella parte in cui consente alle amministrazioni competenti di sovrapporre alle concessioni di distribuzione contratti di servizio con i concessionari del servizio di approvvigionamento e distribuzione di energia, ovvero di procedere direttamente all'erogazione del servizio. del resto, in tal modo risulterebbe violato il principio fondamentale secondo cui la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale ed è unica per ciascun Comune, principio espresso dalle norme interposte di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c , e comma 8, lettera a , n. 1 della legge 239 del 2004. La Consulta nel dichiarare fondata la questione ha ritenuto che la norma è formulata in termini così ampi da consentire alle amministrazioni locali di disciplinare in forma esclusiva il servizio di distribuzione energetica mediante il contratto di servizio, che viene in tal modo non ad accedere alla concessione ma a sostituirla, quale necessario titolo di conferimento dello stesso. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 21-28 giugno 2006, n. 248 Presidente Marini - Relatore De Siervo Ritenuto in fatto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con ricorso notificato il 6 maggio 2005 e depositato il successivo 11 maggio, ha impugnato numerose disposizioni della legge della Regione Toscana 39/2005 Disposizioni in materia di energia , per violazione dell'articolo 117, commi 1, 2, lettere e , l ed m , e terzo, della Costituzione. Vengono denunciate le seguenti disposizioni, per i profili così specificati a l'articolo 3, nelle parti corrispondenti alle funzioni previste e regolate negli articoli successivi che sono a loro volta oggetto di ricorso b l'articolo 11, nella parte in cui subordina ad espressa richiesta dell'interessato la dichiarazione di pubblica utilità delle opere soggette ad autorizzazione unica comma 4 , contrasterebbe con il principio fondamentale espresso dall'articolo 12, comma 1, del D.Lgs 387/03 Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità , in punto di autorizzazione per la installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, secondo il quale tali opere, se autorizzate, di per sé sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti . La disposizione, inoltre, invaderebbe la competenza legislativa esclusiva assegnata allo Stato dall'articolo 117, comma 2, lettera l , della Costituzione 'ordinamento civile' , in relazione alla materia dell'espropriazione c gli articoli 13 e 26, il cui combinato disposto, nel consentire alla Regione di subordinare il rilascio o la modifica dell'autorizzazione per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili articolo 13, comma 1 ad accordi relativi all'esecuzione di un programma di misure di compensazione e riequilibrio ambientale articolo 26, comma 2 , violerebbe il divieto formulato a tale proposito dall'articolo 1, comma 5, della legge 239/04 Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia e dall'articolo 12, comma 6, del D.Lgs 387/03, a sua volta espressivo di un principio fondamentale, in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione d gli articoli 27, commi 1 e 2, e 28, comma 1, che disciplinano il diritto di accesso ai servizi energetici articolo 27 , impegnando la Regione e gli enti locali a garantire il diritto di disporre di servizi energetici di qualità articolo 27, comma 1 , stimando le esigenze di fornitura di energia nel loro territorio e promuovendo azioni che determinano un'offerta energetica differenziata articolo 27, comma 2 , anche per assoggettare l'approvvigionamento e la distribuzione dell'energia a speciali modalità di svolgimento articolo 28, comma 1 . Tali disposizioni pregiudicherebbero la competenza legislativa esclusiva statale di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 119 recte 117 , comma 2, lettera m , della Costituzione, poiché l'accesso ai servizi energetici sarebbe in sé espressivo di tale attribuzione statale e non potrebbe, pertanto, che essere disciplinato dalla legge dello Stato. Inoltre, l'aumento dei consumi sistematici , che potrebbe conseguire alla differenziazione dell'offerta energetica rischierebbe di creare squilibri non assorbibili dalle capacità produttive nazionali e richiederebbe quanto meno un'intesa con lo Stato diversamente, sarebbe violato il principio fondamentale secondo cui, essendo nazionale la concessione relativa all'esercizio dell'attività di distribuzione di energia elettrica articolo 1, comma 2, lettera c, e articolo 1, comma 8, lettera a, n. 1, della legge 239/04 , tale attività dovrebbe essere svolta in conformità ad indirizzi di carattere generale, che non consentirebbero un'offerta energetica differenziata e l'articolo 28, commi 1, 3, 4 e 5, nella parte in cui, in relazione ai servizi di approvvigionamento e distribuzione dell'energia, consentono alle amministrazioni competenti - nel caso in cui le esigenze individuate ai sensi dell'articolo 27 non siano soddisfatte dalle imprese operanti sul mercato - di stipulare contratti di servizio con imprese scelte mediante procedure concorrenziali in conformità alle norme vigenti comma 3 , ivi disciplinando gli obblighi dell'impresa, la durata e gli aspetti economici del rapporto, i poteri di vigilanza, controllo e recesso dell'amministrazione comma 4 , nonché di esercitare direttamente il servizio costituendo un apposito organismo in conformità alle norme vigenti comma 5 . Tali disposizioni contrasterebbero con il principio fondamentale secondo cui la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale ed è unica per ciascun Comune, espresso dalle norme interposte di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c , e comma 8, lettera a , n. 1, della legge 239/04, nonché con il principio fondamentale secondo cui spetta all'Autorità per l'energia elettrica e il gas determinare i livelli di qualità della prestazione garantita all'utente, espresso dalla norma interposta di cui all'articolo 2, comma 12, lettera h , della legge 481/95 Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità f l'articolo 29, il quale, in relazione alle concessioni di distribuzione di energia allo stato in vigore, consente alle amministrazioni competenti di richiedere di integrare o sostituire i disciplinari accedenti a tali concessioni con i contratti di servizio previsti dall'articolo 28, ovvero di formulare, in caso non si addivenga a tale integrazione, indicazioni vincolanti per il concessionario, salvo un eventuale indennizzo. Sarebbe così violato nuovamente il principio fondamentale della concessione statale , il quale impedirebbe di prevedere condizioni differenziate per ciascuna Regione g l'articolo 32, il quale stabilisce che i contratti di cui all'articolo 28 e le convenzioni di cui all'articolo 29 sono stipulati anche a favore dei consumatori , in asserita violazione del principio fondamentale della concessione statale h l'articolo 30, nella parte in cui comma 1 consente di attribuire, su richiesta, la qualifica di idoneo ad ogni cliente finale a partire dal 1 gennaio 2006, mentre l'articolo 14, comma 5quinquies, del D.Lgs 79/1999, in attuazione dell'articolo 21 della direttiva 2003/54/CE, fissa tale data al 1 luglio 2007. La disposizione regionale violerebbe così l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, in quanto in contrasto con un principio fondamentale della materia, nonché l'articolo 117, comma 1, in quanto confliggente con la normativa comunitaria. Inoltre, i commi 3 e 4 del medesimo articolo 30 violerebbero l'articolo 117, comma 2, lettera e della Costituzione 'tutela della concorrenza' , in quanto fisserebbero le modalità della prestazione del servizio incidendo sulla struttura del mercato e sul suo carattere concorrenziale i l'articolo 33, nella parte in cui consente alla Regione di valutare segnalazioni di consumatori, imprese e parti sociali circa l'adeguatezza del servizio comma 1 e di promuovere forme opportune a garantire l'efficacia delle segnalazioni e dei reclami proposti dai singoli consumatori comma 2 , violerebbe il principio fondamentale, espresso dall'articolo 2, comma 12, lettera m , della legge 481/95, secondo cui spetta all'Autorità per l'energia elettrica e il gas prendere in considerazione reclami ed istanze dei consumatori. Sarebbe così leso l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, nonché l'articolo 117, comma 1, posto che l'attribuzione della competenza sopra indicata all'Autorità sarebbe imposta dalla direttiva 2003/54/CE. Inoltre, sarebbe violato l'articolo 117, comma 2, lettera e , della Costituzione 'tutela della concorrenza' , perché, prevedendo tutele diverse su base regionale si ripartirebbe un mercato, unico e uniforme , per comparti l l'articolo 38, nella parte in cui attribuisce alla Giunta regionale il potere di rilasciare autorizzazione in sanatoria su linee ed impianti elettrici aventi tensione compresa tra 30.000 e 150.000 volts già realizzati al momento di entrata in vigore della legge regionale impugnata, senza distinguere tra impianti nazionali e locali, contrasterebbe con il principio fondamentale enunciato dall'articolo 1-sexies, comma 1 il ricorrente non specifica l'atto normativo cui andrebbe riferita la disposizione assunta a parametro interposto il richiamo potrebbe intendersi operato all'articolo 1sexies, comma 1, del Dl 239/03, recante Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia , convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 290/03 , il quale attribuisce la competenza al rilascio dell'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di elettrodotti alle amministrazioni statali m l'articolo 42, nella parte in cui dispone la cessazione dell'efficacia, nella Regione Toscana, degli articoli 111, 112, 113 e 114 del Rd 1177/33 recte 1775 Tu delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici L'articolo 113 del Rd 1775/33 viene richiamato dall'articolo 96 recte 95 del D.Lgs 259/03 Codice delle comunicazioni elettroniche , il quale sarebbe espressivo di un principio fondamentale. Inoltre si imputa genericamente all'intero articolo 42 di non distinguere tra le norme che costituiscono principi fondamentali e le altre . 2. - Si è costituita in giudizio la Regione Toscana, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e infondato. Quanto all'articolo 3 della legge regionale 39/2005, la resistente osserva che esso è soltanto censurato in quanto richiama norme successive impugnate . Quanto all'articolo 11, la Regione sostiene che esso, richiamando l'applicabilità degli articoli 52ter e 52quater del d.P.R. 327/01 Tu delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità. -Testo A- , garantirebbe il rispetto della normativa statale in materia espropriativa. Quanto agli articoli 13 e 26, il divieto di subordinare l'autorizzazione ad accordi circa misure compensative non costituirebbe un principio fondamentale della legislazione nazionale e sarebbe, inoltre, illogico e irrazionale. Quanto agli articoli 27 e 28, essi sarebbero espressivi della potestà legislativa residuale della Regione in materia di distribuzione locale dell'energia, ovvero della competenza regionale concorrente prevista dall'articolo 117, comma 3, della Costituzione in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia . Quanto agli articoli 29 e 32, essi farebbero salve le attribuzioni dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, mentre la legge 239/04 non precluderebbe alle Regioni di stipulare contratti di servizio con il gestore dello stesso. Quanto all'articolo 30, tale disposizione, nel richiamare il D.Lgs 79/1999 e nel prevedere azioni di promozione della concorrenza, sarebbe rispettoso dell'articolo 117, comma 2, lettera e , della Costituzione. Quanto all'articolo 33, esso non inciderebbe sulle attribuzioni dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, e sarebbe compatibile con la competenza legislativa concorrente della Regione in materia di energia . Quanto all'articolo 38, la disposizione riguarderebbe una fattispecie già rientrante nelle competenze regionali . Quanto all'articolo 42, esso riguarderebbe i soli impianti di competenza regionale e degli enti locali, in relazione agli articoli 117 e 118 della Costituzione in materia di produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica, senza interferire con i principi della legislazione statale. 3. - Nell'imminenza dell'udienza pubblica, l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria, insistendo per l'accoglimento del ricorso. Dopo aver ripercorso quanto statuito da questa Corte con la sentenza 383/05, depositata successivamente alla presentazione del ricorso introduttivo del presente giudizio, in relazione al riparto di competenze nel settore energetico , l'Avvocatura torna a ribadire le censure già svolte con riguardo alle disposizioni impugnate. Quanto all'articolo 11 della legge impugnata, lo Stato trae ulteriori argomenti dall'articolo 3 della direttiva 2001/77/CE, che impegna alla pubblicazione di una relazione che indichi gli obiettivi nazionali di consumo di energia prodotta da fonti rinnovabili, e di un'altra relazione che dia conto ogni due anni del grado di raggiungimento di tali obiettivi. Da ciò si desumerebbe, ad avviso del ricorrente, la necessaria attinenza dei procedimenti relativi agli impianti da fonti rinnovabili alla dimensione nazionale. Né il rinvio operato dalla norma impugnata agli articoli 52ter e 52quater del Tu in materia espropriativa varrebbe a superare la censura, giacché l'articolo 52quater, comma 4, fa salvi i procedimenti speciali, tra i quali rientrerebbe quello regolato dall'articolo 12 del D.Lgs 387/03. Quanto all'articolo 26, lo Stato osserva che, ai sensi della direttiva 2001/77/CE, la promozione dell'energia prodotta da fonti rinnovabili costituisce un obiettivo prioritario, che richiede la uniformità di disciplina su tutto il territorio nazionale . Viceversa, la norma impugnata non solo avrebbe illegittimamente introdotto un ostacolo a tale obiettivo, consentendo di subordinare a misure compensative l'autorizzazione per gli impianti energetici da fonti rinnovabili, ma nel prevedere la esenzione dall'autorizzazione per il caso di interventi costituenti attività libera ai sensi dell'articolo 17 o soggetti unicamente a DIA ai sensi dell'articolo 16 , non avrebbe seguito la elencazione degli impianti, riportata nell'articolo 2, lettere b ed e , del D.Lgs 387/03 . Quanto all'articolo 27, il ricorrente sostiene che la norma, nel demandare alla Regione il compito di operare per i fini ivi indicati, non può che avere ad oggetto l'attività legislativa, la quale, in punto di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di energia, spetterebbe invece allo Stato, cui competerebbe inoltre di fissare i criteri ed i limiti negli usi energetici che consentano di tenere i costi ai livelli più bassi, tenuto conto della struttura del mercato . La Regione Toscana non potrebbe, invece, invocare alcuna competenza residuale relativa alla distribuzione locale dell'energia, poiché essa non costituirebbe autonoma materia legislativa. Viceversa, omettendo di assicurare che le proprie competenze, anche amministrative, saranno esercitate nel rispetto della legislazione statale, la norma impugnata comporterebbe potenziale pregiudizio per la unitarietà e funzionalità della rete energetica nazionale, considerato per di più che il piano di indirizzo energetico regionale verrebbe elaborato senza nessuna verifica di compatibilità con le esigenze delle altre Regioni . Quanto all'articolo 28, l'Avvocatura ribadisce che tale norma sarebbe lesiva del principio che assegnerebbe allo Stato il potere concessorio, affinché la concessione produca effetti uniformi su tutto il territorio nazionale . Quanto all'articolo 29, lo Stato insiste nell'affermare che la Regione sarebbe intervenuta sul contenuto di concessioni che, essendo nazionali, sono sottratte a qualsiasi suo potere di intervento inoltre, l'iniziativa di integrare e di sostituire i disciplinari da parte delle amministrazioni competenti consentirebbe a tali enti di modificare il contenuto della concessione, senza che allo Stato sia riservato alcuna competenza in proposito. Quanto all'articolo 30, nel ribadire la censura già svolta, l'Avvocatura sottolinea che anche gli obblighi di comunicazione che la Regione può imporre verso i clienti atterrebbero alla materia della tutela della concorrenza, riservata in via esclusiva allo Stato. Quanto all'articolo 33, lo Stato evidenzia che i poteri della Regione non sono limitati alla pubblicità, ma comportano anche interventi diretti rivolti a perseguire gli inadempimenti segnalati , così concretizzando l'invasione della sfera di competenza riservata all'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Quanto all'articolo 38, l'Avvocatura osserva che la sentenza 383/05 di questa Corte avrebbe già chiarito la legittimità del criterio attributivo della competenza in materia di autorizzazione degli elettrodotti sulla base dell'appartenenza alla rete nazionale di trasporto, piuttosto che alla potenza espressa in MW, secondo lo schema accolto dall'articolo 27 recte 29 , comma 2, lettera g , del D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 rispetto al quale, aggiunge il ricorrente, sarebbe in ogni caso disomogenea l'adozione dell'unità di misura relativa alla tensione dell'impianto, espressa in KV . Pertanto, la circostanza che la norma impugnata sia riferita alle linee con tensione compresa tra 30.000 e 150.000 volts appare priva di rilievo, posto che essa avrebbe in ogni caso per oggetto elettrodotti facenti parte della rete nazionale. Quanto all'articolo 42, secondo il ricorrente, esso costituirebbe il completamento delle altre disposizioni, le quali sono state impugnate proprio perché hanno ampliato la competenza regionale al di là dei limiti costituzionali , sicché tale norma a propria volta sarebbe illegittima. 4. - Anche, la Regione Toscana ha depositato una memoria, con cui ha insistito per il rigetto del ricorso, contestando nuovamente la fondatezza delle censure dello Stato. Quanto all'articolo 11, la Regione rileva che esso sarebbe impugnato perché alle lettere a e b , nonché in virtù del richiamo operato dall'articolo 3, comma 2, lettera a , attribuisce alle Regioni il rilascio dell'autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di alcuni impianti di produzione di energia elettrica e delle relative linee di trasporto, nonché di linee e impianti di trasmissione, trasformazione, distribuzione di energia elettrica di tensione nominale superiore a 100.000 volt , con violazione dell'articolo 1, comma 26, della legge n. 239 del 2004 che prevede la competenza statale . Tale presupposto sarebbe erroneo, poiché le norme contenute nell'articolo 11 e nell'articolo 3, comma 2, non trovano applicazione per gli impianti della rete nazionale di trasporto , come risulterebbe desumibile dall'articolo 10 della legge impugnata, che, nel prevedere l'obbligo dell'autorizzazione unica o della denuncia di inizio attività, stabilisce che tale obbligo riguarda ciò che concerne le competenze della Regione e degli enti locali . In secondo luogo, relativamente alla censura che cade sul procedimento di autorizzazione concernente gli impianti da fonti rinnovabili, la Regione rileva che per tale materia troverebbe applicazione non già l'articolo 11 impugnato, ma l'articolo 13, che, a sua volta, rinvia all'articolo 12 del D.Lgs 387/03. L'articolo 11, comma 4, sarebbe in ogni caso del tutto conforme con il procedimento disciplinato dall'articolo 52quater del d.P.R. 327/01 . Quanto agli articoli 13 e 26, la Regione insiste per il rigetto della relativa censura, anche alla luce di quanto deciso da questa Corte con la sentenza n. 383 del 2005, in merito a misure compensative regionali per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Quanto all'articolo 27, la Regione ritiene che tale norma non implica la facoltà di determinare un'offerta energetica differenziata a livello regionale , essendo piuttosto volta a razionalizzare l'offerta in base al fabbisogno delle diverse aree territoriali della Regione stessa, con ciò consentendo un risparmio energetico e stimolando le iniziative assumibili nel mercato liberalizzato dell'energia. Non vi sarebbe pertanto alcuna interferenza con il sistema concessorio nazionale. Quanto all'articolo 28, la Regione contesta che il potere di rilasciare le concessioni di distribuzione dell'energia spetti allo Stato, giacché quest'ultimo, in forza dell'articolo 1, comma 8, lettera a , della legge 239/04, definisce, previa intesa in sede di Conferenza unificata, i criteri generali, in base ai quali competerà poi all' ente cui la legge regionale affida la competenza articolo 1, comma 6, della legge 239/04 rilasciare il titolo. Inoltre, la norma impugnata avrebbe per oggetto non soltanto il gas e l'energia elettrica, ma anche diversi tipi di energia geotermia, idrogeno in relazione ai quali il sistema delineato dalla legge 239/04 non preclude alle Regioni di definire norme finalizzate al corretto servizio per l'utenza . Quanto agli articoli 29 e 32, essi non interferirebbero con le concessioni già rilasciate dallo Stato, ma prevederebbero solo che ai concessionari possano essere richieste attività ulteriori, per un miglior servizio, dietro pagamento del compenso da determinare secondo i criteri dell'articolo 11 della legge 241/90 . Quanto all'articolo 30, la Regione Toscana evidenzia che la direttiva 2003/54/CE avrebbe stabilito che i clienti domestici debbano diventare idonei entro il 1 luglio 2007, sicché la legge regionale impugnata, nell'anticipare il termine al 1 gennaio 2006, avrebbe consentito una più celere liberalizzazione del mercato , rispetto alla data indicata dal legislatore nazionale, che in sé non sarebbe espressiva di alcun principio fondamentale. Quanto all'articolo 33, la Regione sottolinea che tale norma non le attribuisce alcun potere decisorio, ma prevede un ruolo di ausilio affinché le segnalazioni degli utenti vengano conosciute ed utilizzate dai gestori , nel rispetto delle competenze dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Quanto all'articolo 38, la Regione Toscana ribadisce, anche alla luce dell'articolo 10 della legge impugnata, che tale norma non concerne gli impianti della rete nazionale. Quanto all'articolo 42, anche in tal caso, secondo la Regione, la norma avrebbe per oggetto solo gli impianti di competenza locale. Inoltre, non vi sarebbe alcuna violazione del D.Lgs 259/03, poiché la norma, nel ritenere inapplicabile l'istituto della autorizzazione provvisoria , risulterebbe anzi, più garantista , esigendo per tutte le opere l'autorizzazione o la denuncia di inizio attività articolo 10 prima dell'inizio dei lavori . All'udienza pubblica del 2 maggio 2006 le parti hanno discusso la causa, insistendo sulle conclusioni già formulate. Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato numerose disposizioni della legge della Regione Toscana 39/2005 Disposizioni in materia di energia , che si propone di disciplinare le attività regionali concernenti il settore energetico in applicazione dell'articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione , in relazione a quanto determinato dalla legge statale 239/04 Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia , per asserite lesioni del comma 1, del comma 2 - in riferimento alle lettere e , l ed m - e del comma 3 dell'articolo 117 della Costituzione. Il ricorso non contiene alcuna premessa generale in ordine alla natura della legge oggetto di censura, limitandosi ad indicare le specifiche doglianze rivolte a ciascuna disposizione impugnata, talora, come si vedrà in occasione dell'esame analitico di esse, persino in difetto dell'espressa individuazione del parametro costituzionale, ovvero della norma interposta, asseritamente violati. Il ricorso si presenta in termini così sommari da raggiungere appena, nel suo complesso, quella soglia minima di chiarezza cui la giurisprudenza costituzionale subordina l'ammissibilità delle impugnative in via principale sentenze numeri 51 del 2006 360 del 2005 166 del 2004 e 384 del 1999 ed alcune volte le censure risultano articolate in termini più compiuti e meglio specificati nella relazione ministeriale allegata alla delibera del Governo, che non nel ricorso stesso. 2. - Il ricorrente censura, anzitutto, l'articolo 11 della legge impugnata nella parte in cui esso subordina alla espressa richiesta dell'interessato la dichiarazione di pubblica utilità delle opere di cui al comma 1, soggette ad autorizzazione unica comma 4 , poiché con ciò si violerebbe, limitatamente all'installazione di impianti elettrici alimentati da fonti rinnovabili, il principio fondamentale espresso dall'articolo 12, comma 1, del D.Lgs 387/03 Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità , secondo il quale tali opere, se autorizzate, di per sé sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti . Inoltre, il predetto articolo 11 violerebbe l'articolo 117, comma 2, lettera l , della Costituzione 'ordinamento civile' , intervenendo in materia di espropriazione riservata esclusivamente alla legislazione statale. 2.1. - Le questioni sono inammissibili. Il ricorrente erra nell'individuare la disposizione da cui discenderebbero le violazioni costituzionali denunciate, poiché la soggezione degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili al procedimento autorizzatorio è disposta dal solo articolo 13 della legge impugnata, e pertanto la censura in questione avrebbe dovuto correttamente fare riferimento anche a quest'ultima disposizione. Inoltre, i profili di doglianza sviluppati nel ricorso avverso l'articolo 11 sono sommari ed imprecisi, anche rispetto a quanto contenuto nella relazione ministeriale allegata alla delibera di impugnazione del Governo in particolare, solo attraverso la lettura di tale relazione è stato possibile acclarare che l'oggetto dell'impugnativa deve ritenersi circoscritto al comma 4 dell'articolo 11, mentre per ciò che riguarda il primo profilo denunciato il ricorso ha omesso di specificare il parametro costituzionale asseritamente violato e la materia entro la quale la disciplina debba essere ricondotta. 3. - Il ricorrente censura gli articoli 13 e 26 della legge impugnata poiché, nel consentire alla Regione di subordinare il rilascio o la modifica dell'autorizzazione per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ad accordi relativi all'esecuzione di un programma di misure di compensazione e riequilibrio ambientale, violerebbero l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, ponendosi in contrasto con il principio fondamentale espresso dall'articolo 1, comma 5, della legge 239/04 e dall'articolo 12, comma 6, del D.Lgs 387/03 Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità , in base ai quali il rilascio o la modifica della suddetta autorizzazione non può essere subordinata né prevedere misure di compensazione a favore delle Regioni e delle Province . 3.1. - La questione non è fondata. Questa Corte, con la sentenza 383/05 pronunciata successivamente al ricorso che ha originato il presente giudizio , ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 4, lettera f , della legge 239/04, limitatamente alle parole con esclusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili , di modo che, attualmente, questa disposizione prevede la possibilità che possano essere determinate dallo Stato o dalle Regioni misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale in riferimento a concentrazioni territoriali di attività, impianti ed infrastrutture ad elevato impatto territoriale , anche con specifico riguardo alle opere in questione. 4. - Il ricorrente censura gli articoli 27, commi 1 e 2, e 28, comma 1, della legge impugnata. Queste disposizioni disciplinano il diritto di accesso ai servizi energetici articolo 27 , impegnando la Regione e gli enti locali a garantire il diritto di disporre di servizi energetici di qualità articolo 27, comma 1 , stimando le esigenze di fornitura di energia nel loro territorio e promuovendo azioni che determinano un'offerta energetica differenziata articolo 27, comma 2 , anche per assoggettare l'approvvigionamento e la distribuzione dell'energia a speciali modalità di svolgimento articolo 28, comma 1 ciò contrasterebbe anzitutto con l'articolo 119 recte 117 , comma 2, lettera m , della Costituzione, poiché si sostituirebbe la legislazione statale in punto di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni nel settore energetico. Inoltre, queste disposizioni violerebbero anche il principio fondamentale espresso dalle norme interposte di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c , e comma 8, lettera a , n. 1, della legge 239/04 secondo il quale l'attività di distribuzione dell'energia elettrica sarebbe assoggettata a regime di concessione avente carattere nazionale, che non consentirebbe un'offerta energetica differenziata, come invece sarebbe previsto dalla disposizione regionale. 4.1. - Le questioni non sono fondate. Le Regioni dispongono, ai sensi del comma 3 dell'articolo 117 della Costituzione, di potestà legislativa di tipo concorrente in materia di produzione e distribuzione nazionale dell'energia sentenze 103/06 383/05 numeri 6, 7 e 8 del 2004 e non vi è quindi dubbio che esse possano legittimamente perseguire obiettivi di adattamento alla realtà locale dei diversi profili della fornitura di energia, nella misura in cui non vengano pregiudicati gli assetti nazionali del settore energetico e gli equilibri su cui esso si regge nel suo concreto funzionamento le disposizioni impugnate possono quindi essere interpretate come riferite alle sole attribuzioni compatibili con le esigenze del complessivo sistema energetico nazionale. Quanto ai livelli essenziali delle prestazioni, se è evidente che le leggi regionali non possono pretendere di esercitare una funzione normativa riservata in via esclusiva al legislatore statale, nel contempo quest'ultimo non può invocare tale competenza di carattere trasversale sentenza n. 282 del 2002 per richiamare a sé l'intera disciplina delle materie cui essa possa di fatto accedere disciplina nell'ambito della quale, viceversa, se di titolarità regionale, resta integra la potestà stessa della Regione di sviluppare ed arricchire il livello e la qualità delle prestazioni garantite dalla legislazione statale, in forme compatibili con quest'ultima. Infatti, questa Corte ha ormai, più volte, affermato che il potere di predeterminare eventualmente - sulla base di apposite disposizioni di legge - i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche nelle materie che la Costituzione affida alla competenza legislativa delle Regioni, non può trasformarsi nella pretesa dello Stato di disciplinare e gestire direttamente queste materie, escludendo o riducendo radicalmente il ruolo delle Regioni. In ogni caso, tale titolo di legittimazione può essere invocato solo in relazione a specifiche prestazioni delle quali la normativa nazionale definisca il livello essenziale di erogazione, mentre esso non è utilizzabile al fine di individuare il fondamento costituzionale della disciplina, da parte dello Stato, di interi settori materiali così la sentenza 383/05, ma anche la sentenza 285/05 . Infine, per quanto concerne la pretesa lesione dell'affermata unicità della concessione statale in tema di distribuzione energetica, è palese che le norme impugnate non hanno attinenza con i profili concernenti il titolo concessorio di esercizio dell'attività distributiva. 5. - Il ricorrente censura l'articolo 28, commi 1, 3, 4 e 5, della legge impugnata, nella parte in cui queste disposizioni consentono alle amministrazioni competenti di sovrapporre alle concessioni di distribuzione contratti di servizio con i concessionari del servizio di approvvigionamento e distribuzione di energia, ovvero di procedere direttamente all'erogazione del servizio, poiché in tal modo risulterebbe violato il principio fondamentale secondo cui la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale ed è unica per ciascun Comune, principio espresso dalle norme interposte di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c , e comma 8, lettera a , numero 1, della legge n. 239, del 2004. Queste stesse disposizioni violerebbero altresì il principio fondamentale secondo cui spetta all'Autorità per l'energia elettrica e il gas determinare i livelli di qualità della prestazione garantita all'utente, principio espresso dalla norma interposta di cui all'articolo 2, comma 12, lettera h , della legge 481/95 Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità . 5.1. - La questione concernente la violazione del principio concessorio è fondata limitatamente all'attività di distribuzione dell'energia. La disposizione impugnata, infatti, è formulata in termini così ampi da consentire alle amministrazioni locali di disciplinare in forma esclusiva il servizio di distribuzione energetica mediante il contratto di servizio, che viene in tal modo non ad accedere alla concessione ma a sostituirla, quale necessario titolo di conferimento dello stesso. Vige, invece, nell'ordinamento il principio fondamentale, espresso ora dall'articolo 1, comma 2, lettera c , della legge 239/04, secondo cui l'attività distributiva dell'energia è attribuita in concessione , principio che non è stato scalfito nel passaggio dal D.Lgs 79/1999 Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica articolo 1 a tale testo normativo, pur a fronte del rafforzamento delle competenze regionali, assicurato, in sede di definizione dei criteri generali per le nuove concessioni, dalla necessità della previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del D.Lgs 281/97 Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali articolo 1, comma 8, numero 7 della legge 239/04, nel testo risultante a seguito della sentenza di questa Corte 383/05 . Tanto più appare illegittimo il comma 5 della disposizione impugnata, che prevede la possibilità dell'esercizio diretto del servizio, senza espressa menzione del necessario titolo di concessione. Quanto detto si riferisce al servizio di distribuzione, mentre le censure sollevate dal ricorso non possono ritenersi riferite al servizio di approvvigionamento , di cui all'articolo 1, comma 2, lettera b , della legge 239/04, quale che sia la natura ed il contenuto di tale servizio. 6. - Il ricorrente censura l'articolo 29 della legge impugnata, nella parte in cui consente di incidere sul regime delle concessioni di distribuzione di energia in vigore, integrandone o sostituendone i disciplinari , ovvero formulando indicazioni vincolanti per il concessionario, poiché violerebbe il principio fondamentale espresso dalle norme interposte di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c , e comma 8, lettera a , numero 1, della legge 239/04, secondo il quale la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale. 6.1. - La questione è fondata. L'articolo 1, comma 33, della legge 239/04 prevede espressamente che sono fatte salve le concessioni di distribuzione dell'energia elettrica in essere, ivi compresa, per quanto riguarda l'attività di distribuzione, la concessione di cui all'articolo 14, comma 1, del Dl 333/92 Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica , convertito, con modificazioni, dalla legge 359/92 , riservando al Ministro delle attività produttive il potere di proporre modifiche e variazioni delle clausole contenute nelle relative convenzioni . Questa Corte, con la sentenza 383/05, ha dichiarato la infondatezza di alcuni rilievi di costituzionalità sollevati dalla Regione Toscana avverso tale disposizione, rilevando come si tratti di una norma transitoria relativa alla mera gestione della fase di passaggio dal precedente regime all'attuale , che mira a garantire la certezza dei rapporti giuridici già instaurati dai concessionari dell'attività di distribuzione dell'energia e che, comunque, si riferisce a concessioni di distribuzione di energia elettrica relative ad ambiti territoriali largamente eccedenti quelli delle singole Regioni . Per le medesime ragioni, deve ritenersi precluso alla normativa regionale di incidere sul regime delle concessioni statali di distribuzione già rilasciate, contraddicendo il principio fondamentale accolto dalla legislazione dello Stato circa la salvezza dei titoli concessori in essere , ferma rimanendo, ovviamente, l'eventuale procedura di revisione delle convenzioni, facente capo al Ministro delle attività produttive e prevista dalla legislazione statale. 7. - Il ricorrente censura l'articolo 32 della legge impugnata, il quale prevede che i contratti ed i disciplinari di cui agli articoli 28 e 29 siano stipulati anche a favore dei consumatori, poiché violerebbe il principio fondamentale espresso dalle norme interposte di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c , e comma 8, lettera a , numero. 1, della legge 239/04, secondo il quale la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale. La questione è fondata per l'assorbente motivo che la norma impugnata poggia esclusivamente su disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime dalla presente sentenza. 8. - Il ricorrente censura l'articolo 30, comma 1, della legge impugnata, nella parte in cui consente di attribuire la qualifica di cliente idoneo ad ogni cliente finale, a partire dal 1 gennaio 2006, dal momento che questa disposizione violerebbe l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, in quanto sarebbe in contrasto con il principio fondamentale espresso dall'articolo 14, comma 5quinquies, del D.Lgs 79/1999, il quale - in attuazione della direttiva 2003/54/CE - fissa, ai fini della attribuzione della predetta qualifica, la data al 1 luglio 2007 la disposizione violerebbe, inoltre, l'articolo 117, comma 1, poiché confliggerebbe con la normativa comunitaria in materia. A loro volta, i commi 3 e 4 dell'articolo 30 sono censurati sulla base dell'articolo 117, comma 2, lettera e , in quanto, fissando le modalità della prestazione del servizio, inciderebbero sulla struttura del mercato e sul suo carattere concorrenziale. 8.1. - La questione relativa al comma 1 dell'articolo 30 è fondata. L'articolo 14, comma 5quinquies, del D.Lgs 79/1999 comma aggiunto dal comma 30 dell'articolo 1 della legge 239/04 stabilisce che alla data del 1 luglio 2007 ogni cliente finale sia cliente idoneo e cioè libero di acquistare energia elettrica dal fornitore di propria scelta questo termine corrisponde al termine indicato dall'articolo 21 della direttiva 2003/54/CE, affinché gli Stati membri provvedano in tal senso. Anche prescindendo dal dibattito relativo alla possibilità o meno, sulla base della normativa comunitaria, che questa data possa essere anticipata, la sua intervenuta fissazione al 1 luglio 2007 ad opera del legislatore statale articolo 1, comma 30, della legge 239/04 appare giustificata dalla necessità di garantire in modo adeguato ed in forma bilanciata la tutela dei consumatori e il processo di liberalizzazione del mercato elettrico nazionale, anche con riguardo alle funzioni dell'acquirente unico. In questi termini, la determinazione uniforme della data dalla quale tutti i clienti finali possono stipulare contratti di fornitura con qualsiasi produttore, distributore o grossista, sia in Italia che all'estero assume le caratteristiche di un principio fondamentale per quanto transitorio della materia produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia , principio con il quale la norma regionale in questione si pone in evidente contrasto, con conseguente violazione dell'articolo 117, comma 3, della Costituzione. Resta pertanto assorbito il profilo di censura concernente la violazione dell'articolo 117, comma 1, della Costituzione. 8.2. - La questione relativa ai commi 3 e 4 dell'articolo 30 è inammissibile. Il ricorso si presenta sul punto meramente assertivo e la mancata individuazione di qualunque norma statale in grado da fungere da parametro interposto rispetto alla affermata violazione della competenza esclusiva statale di cui all'articolo 117, comma 2, lettera e , in materia di tutela della concorrenza da parte delle disposizioni impugnate rende palesemente inammissibile la censura. 9. - Il ricorrente censura l'articolo 33 della legge impugnata nella parte in cui prevede una competenza regionale e locale in punto di reclami dei consumatori, poiché violerebbe al contempo l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, per contrasto con il principio fondamentale espresso dall'articolo 2, comma 12, lettera m , della legge 481/95, secondo cui spetta all'Autorità per l'energia elettrica e il gas assumere in considerazione reclami ed istanze dei consumatori l'articolo 117, comma 1, della Costituzione, posto che l'attribuzione della competenza sopra indicata all'Autorità sarebbe imposta dalla direttiva 2003/54/CE l'articolo 117, comma 2, lettera e , della Costituzione 'tutela della concorrenza' , perché, prevedendo tutele diverse su base regionale si ripartirebbe un mercato, unico e uniforme , per comparti. 9.1. - Le questioni non sono fondate. La norma si limita a prevedere che Regioni ed enti locali possano valutare segnalazioni e reclami dei consumatori, delle loro organizzazioni, delle imprese e delle parti sociali, anche pubblicizzando le proprie conseguenti valutazioni in materia, e cercare di garantire l'efficacia delle segnalazioni e dei reclami . Tale carattere dell'attività configurata e l'assenza di ogni elemento da cui possa derivare una riduzione delle attribuzioni dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, o addirittura l'alterazione del sistema energetico e del suo mercato, rendono palesemente infondati tutti i profili di censura. 10. - Il ricorrente censura l'articolo 38 della legge impugnata che, nell'attribuire alla Giunta regionale il potere di rilasciare autorizzazione in sanatoria sulle linee ed impianti elettrici aventi tensione compresa tra 30.000 e 150.000 volts e già realizzati all'entrata in vigore della legge regionale, violerebbe il principio fondamentale enunciato dall'articolo 1-sexies, comma 1, del Dl 239/03 Disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica , convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 290/03, il quale attribuisce la competenza al rilascio dell'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di elettrodotti facenti parte della rete nazionale di trasporto al Ministro delle attività produttive. 10.1. - La questione non è fondata, in quanto la disposizione impugnata può interpretarsi come riferita esclusivamente agli elettrodotti non appartenenti alla rete nazionale. Il D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 agli articoli 29, comma 2, lettera g , 30 e articolo 31, comma 2, prevede, in generale che la competenza autorizzatoria relativa agli elettrodotti con tensione non superiore a 150.000 volts spetta a Regioni e Province. Peraltro, successivamente, il comma 1 dell'articolo 1-sexies del Dl 239/03, quale modificato dall'articolo 1, comma 26, della legge 239/04 ha previsto la autorizzazione unica da parte del Ministro delle attività produttive per tutti gli impianti appartenenti alla rete nazionale di trasporto dell'energia elettrica , quale che ne sia la potenza. Come questa Corte ha avuto occasione di affermare nella sentenza 383/05, respingendo la questione di legittimità costituzionale sollevata proprio in riferimento al succitato articolo 1, comma 26, della legge 239/04, la più recente legislazione anche per effetto della stessa sentenza 383/05 ha introdotto tutta una serie di adeguati strumenti di codecisione paritaria tra lo Stato ed il sistema delle autonomie regionali , quanto alla individuazione della consistenza della rete nazionale. È evidente, pertanto, che non può spettare alla Regione alcun potere di autorizzazione in sanatoria con riguardo agli impianti costituenti parte della rete nazionale, ma nulla consente di concludere che la disposizione impugnata non possa avere per oggetto le linee, e le relative opere, di potenza non superiore a 150.000 volts, che non siano state incluse in tale rete. Rispetto a queste ultime, il potere di sanatoria segue la competenza a rilasciare il titolo, e può pertanto essere esercitato dalla Regione, nelle forme previste dall'articolo 38, che, così interpretato, si sottrae alle censure formulate dal ricorrente. 11. - Il Governo censura anche l'articolo 42, comma 1, della legge impugnata, nella parte in cui dispone la cessazione dell'efficacia, nella Regione Toscana, dell'articolo 113 del Rd 1177/33 recte 1775 Tu delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici , poiché violerebbe il principio fondamentale espresso dall'articolo 96 recte 95 del D.Lgs 259/03 Codice delle comunicazioni elettroniche , in punto di perdurante vigenza del suddetto articolo 113 del Rd 1775/33. Va premesso che il ricorso governativo, pur asserendo erroneamente perfino che l'articolo 42 della legge regionale avrebbe dichiarato inapplicabile l'intero 1775/33 mentre l'articolo 42, comma 1, invece, espressamente si riferisce solo a quattro disposizioni di questo testo normativo , solleva in realtà una censura solo in riferimento alla pretesa cessazione di efficacia dell'articolo 113 del Rd n. 1775. 11.1. - La questione non è fondata. L'articolo 42, comma 1, della legge regionale impugnata afferma espressamente che gli articoli 111, 112, 113 e 114 del Rd 1775/33 cessano di avere applicazione nella Regione Toscana, per gli impianti di competenza della Regione e degli enti locali . L'articolo 113, in particolare, prevede un'ipotesi di autorizzazione in via provvisoria dell'inizio delle costruzioni delle linee elettriche di trasmissione e distribuzione nei casi d'urgenza . A propria volta, l'articolo 95, comma 1, del D.Lgs 259/03, allo scopo di prevenire interferenze con le linee di comunicazione, riserva al Ministero delle comunicazioni la competenza a rilasciare un nulla-osta, nei casi di urgenza previsti dall'articolo 113 citato. È perciò palese che tale norma, invocata a parametro interposto, non è affatto volta a garantire la perdurante vigenza nell'ordinamento dell'articolo 113 del Rd 1775/33, ma, piuttosto, preso atto della sussistenza delle ipotesi ivi contemplate, ad assicurare che, ove esso trovi applicazione, sia in ogni caso fatta salva la valutazione assegnata al Ministero circa la compatibilità dell'intervento con le linee di comunicazione. Pertanto, qualora venga meno l'efficacia dell'articolo 113 del Rd 1775/33, in nessun modo ne può risultare leso il principio salvaguardato dall'articolo 95 del D.Lgs 259/03. Tale constatazione rende palese l'erroneità della prospettazione fatta propria dal ricorrente e la conseguente infondatezza della censura così formulata. 12. - Il ricorrente censura, infine, l'articolo 3 della legge impugnata, nella parte in cui, al fine di ripartire le competenze ivi previste tra Regione ed enti locali, esso rinvia alle funzioni previste e regolate dalle distinte disposizioni della medesima legge oggetto di ricorso. La questione non è fondata, dal momento che muove dall'erroneo presupposto interpretativo secondo cui l'articolo 3 avrebbe autonomo contenuto lesivo, ignorandone il carattere meramente ricognitivo. Va da sé, peraltro, che le dichiarazioni di illegittimità costituzionale dell'articolo 28 e dell'articolo 29, pronunciate in questa stessa sede, rendono privo di contenuto il rinvio, operato dall'articolo 3, comma 1, alle funzioni ivi disciplinate. PQM La Corte costituzionale 1 dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 28, commi 1, 3, 4 e 5, della legge della Regione Toscana 39/2005 Disposizioni in materia di energia , limitatamente ai servizi di distribuzione di energia 2 dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 29 della legge della Regione Toscana 39/2005 Disposizioni in materia di energia 3 dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 30, comma 1, della legge della Regione Toscana 39/2005 Disposizioni in materia di energia 4 dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 32 della legge della Regione Toscana 39/2005 Disposizioni in materia di energia 5 dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 11 della legge della Regione Toscana 39/2005, sollevate dallo Stato in relazione all'articolo 117, commi secondo, lettera l , e terzo, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe 6 dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 30, commi 3 e 4, della legge della Regione Toscana 39/2005, sollevata dallo Stato in relazione all'articolo 117, comma 2, lettera l , della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe 7 dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 3 della legge della Regione Toscana 39/2005, sollevata dallo Stato in relazione all'articolo 117, commi primo, comma 2, lettere e , l ed m , e terzo, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe 8 dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 13 e 26 della legge della Regione Toscana 39/2005 Disposizioni in materia di energia , sollevata dallo Stato in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe 9 dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale degli articoli 27, commi 1 e 2, e 28, comma 1, della legge della Regione Toscana 39/2005, sollevata dallo Stato in relazione all'articolo 117, commi secondo, lettera m , e terzo della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe 10 dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 33 della legge della Regione Toscana 39/2005, sollevata dallo Stato in relazione all'articolo 117, commi primo, secondo, lettera e , e terzo della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe 11 dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 38 della legge della Regione Toscana 39/2005, sollevata dallo Stato in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe 12 dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 42 della legge della Regione Toscana 39/2005, sollevata dallo Stato in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 14

Corte costituzionale - sentenza 21-28 giugno 2006, n. 246 Presidente Marini - Relatore De Siervo Ritenuto in fatto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto notificato il 25 febbraio 2005 e depositato il successivo 7 marzo, ha impugnato l'articolo 1, comma 3, lettera c , e comma 5, l'articolo 2, comma 1, lettere k e o , l'articolo 3, comma 1, lettera c , l'articolo 16, commi 1, 6 e 7, l'articolo 20, comma 1, l'articolo 21, l'articolo 22, comma 4, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004 Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia . L'articolo 1, comma 3, prevede che nel perseguire le finalità di cui al comma 1, la Regione e gli enti locali pongono a fondamento della programmazione degli interventi di rispettiva competenza i seguenti obiettivi generali [ ] c definire gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti e assicurare le condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale delle attività di cui al comma 2 . Sostiene il ricorrente che la compatibilità ambientale rientra nella tutela dell'ambiente, assegnata alla legislazione esclusiva dello Stato dall'articolo 117, comma 2, lettera s , della Costituzione. Le emissioni inquinanti non avrebbero rilievo né paesaggistico né territoriale, e dunque non sussisterebbe al riguardo alcuna competenza regionale. Sempre secondo quanto si espone nel ricorso se poi fosse individuata una qualche competenza concorrente della Regione, sarebbero stati violati i principi fissati dalla legge statale , dal momento che l'articolo 69, comma 1, lettera e , del D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 , conserva allo Stato la determinazione di valori limite, standard, obiettivi di qualità e sicurezza e norme tecniche necessari al raggiungimento di un livello adeguato di tutela dell'ambiente sul territorio nazionale . L'articolo 1, comma 5, della legge regionale impugnata, nell'individuare le fonti rinnovabili di energia, si discosterebbe dalla definizione di tali fonti contenuta nella direttiva 2001/77/CE del 27 settembre 2001 Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità , così violando l'articolo 117, comma 1, della Costituzione. La disposizione regionale contrasterebbe, altresì, con l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, in quanto non risulterebbe adeguata ai principi fondamentali dettati dallo Stato, il quale, nell'articolo 2, lettera a , del D.Lgs 387/03 Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità , emanato in attuazione della direttiva 2001/77/CE, avrebbe già individuato le fonti di energia rinnovabili. La disposizione censurata, inoltre, avrebbe sconfinato nell'ambito dei principi fondamentali . Con l'articolo 2, comma 1, lettera k , la Regione si sarebbe attribuita le competenze in ordine al rilascio dell'intesa di cui all'articolo 1, comma 1, del Dl 7/2002 Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale tale intesa, invece, in base alla suddetta disposizione, dovrebbe intervenire con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. In tal modo, risulterebbe violato il comma 3 dell'articolo 117 della Costituzione, perché la norma statale richiamata costituirebbe un principio fondamentale, in quanto rivolta ad assicurare la fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale. La medesima disposizione oggetto di censura, inoltre, richiama gli indirizzi definiti dalla Giunta regionale, ai sensi del comma 3, vale a dire gli indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale volti a garantire, anche nel medio termine, il raggiungimento ed il mantenimento di condizioni di sicurezza, continuità ed economicità degli approvvigionamenti in quantità commisurata al fabbisogno interno . La norma, per questa parte, violerebbe i principi fissati dall'articolo 1, comma 3, della legge 239/04 Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia , il quale attribuisce allo Stato la competenza a garantire sicurezza, flessibilità e continuità degli approvvigionamenti di energia lettera a e ad assicurare la economicità dell'energia offerta ai clienti finali , e cioè proprio le finalità in vista delle quali la norma impugnata avrebbe assegnato la competenza alla Regione. Sarebbe violato anche il comma 4, in particolare la lettera d , della citata legge statale, che attribuisce sempre allo Stato le competenze per assicurare la adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio in modo che si raggiungano standard di sicurezza e di qualità del servizio nella distribuzione e disponibilità di energia su tutto il territorio nazionale. Sarebbero infine violati anche i commi 7 e 8 dell'articolo 1 della medesima legge 239/04 nelle molteplici disposizioni rivolte a garantire, insieme alla programmazione di settore, l'efficienza e l'equilibrio della rete nazionale . È impugnato, inoltre, l'articolo 2, comma 1, lettera o , della legge regionale 26/2004, il quale attribuisce alla Regione l'adozione di indirizzi di sviluppo delle reti di distribuzione di energia e di misure a sostegno della sicurezza degli approvvigionamenti per le aree e gli utenti disagiati . Ad avviso del ricorrente, tale disposizione contrasterebbe con il principio fondamentale posto dall'articolo 14 del D.Lgs 164/00 Attuazione della direttiva 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 144/99 , il quale attribuisce agli enti locali l'attività di indirizzo, di vigilanza e di programmazione e controllo sulle attività di distribuzione . Inoltre, l'articolo 3, comma 1, lettera c , della legge regionale assegnando alle Province la competenza per le autorizzazioni all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia, violerebbe anch'esso un principio sancito dall'articolo 14 del D.Lgs 164/00, il quale, al comma 2, stabilisce che per enti locali, ai sensi del comma 1, si debbono intendere i comuni, unioni di comuni e comunità montane . Il ricorrente censura, altresì, l'articolo 16, della legge regionale, il quale, se al comma 6, correttamente attribuisce agli enti locali la potestà regolamentare in ordine alla organizzazione ed allo svolgimento delle funzioni ad essi attribuite ai sensi della presente legge , tuttavia, al comma 7 dispone che sino all'entrata in vigore dei regolamenti locali anche ai procedimenti autorizzativi di competenza degli enti locali si applicano i regolamenti regionali. La norma contrasterebbe con l'articolo 117, comma 6, della Costituzione, che attribuisce ai Comuni la potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. Secondo quanto affermato dalla Corte, il riparto del potere regolamentare sarebbe strutturato rigidamente e l'enumerazione tassativa delle competenze porterebbe ad escludere la possibilità di dettare norme suppletive, da chi non è titolare del potere corrispondente, in attesa che provveda chi ne ha la competenza . È impugnato anche l'articolo 20, comma 1, della legge regionale il quale disciplina direttamente la possibilità di mettere fuori uso gli impianti di generazione di energia elettrica superiori a 10 MVA, in modo non conforme alla normativa statale di principio, così violando l'articolo 117, comma 3, della Costituzione. La messa fuori uso degli impianti, infatti, sarebbe disposta in funzione della sicurezza della rete nazionale e secondo tempi e procedimenti che ne debbono garantire l'equilibrio e l'efficienza, i quali sarebbero necessariamente di competenza statale in quanto dovrebbero essere gli stessi su tutto il territorio nazionale. Ed infatti, l'articolo 1quinquies del Dl 239/03 Disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica , convertito, con modificazioni, dalla legge 290/03, disciplina il procedimento di competenza statale a tal fine necessario. L'Avvocatura censura, poi, l'articolo 21, della legge regionale il quale prevede la stipulazione di intese con lo Stato al fine di assicurare l'integrazione ed il coordinamento tra la politica energetica regionale e quella nazionale. Il ricorrente sostiene che, se alla norma dovesse essere attribuito il solo effetto di autorizzare gli organi regionali alla stipulazione, non sorgerebbero problemi di legittimità costituzionale . Se, invece, la stessa norma fosse interpretata come disciplina sostanziale della materia, essa sarebbe costituzionalmente illegittima per violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera g , poiché interferisce sull'ordinamento [ e ] sulla organizzazione dello Stato ponendo norme di procedimento per l'esercizio di funzioni statali . Essa violerebbe, altresì, il principio fondamentale fissato nell'articolo 1, commi 1 e 2, del Dl 7/2002, dove l'intesa è prevista con la Conferenza permanente per quanto riguarda la sicurezza e la garanzia della necessaria copertura del fabbisogno nazionale, e con la Regione interessata solo per i singoli procedimenti di autorizzazione . Per ragioni analoghe è impugnato, infine, l'articolo 22, comma 4, della legge regionale. Secondo il ricorrente, se il suo effetto non fosse solo quello di autorizzare gli organi regionali alla stipulazione delle intese che vi sono previste, la norma violerebbe gli stessi principi richiamati sopra perché, incidendo sull'ordinamento e la organizzazione dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, che ha competenza nazionale, attribuirebbe alla Regione competenza in una materia che investe l'intero territorio nazionale, quale è quella individuata attraverso il richiamo del comma 1 dello stesso articolo 22, materia che è necessariamente sottratta alla singola Regione . 2. - In prossimità della data fissata per la pubblica udienza, la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria nella quale contesta le censure formulate dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso talune disposizioni della propria legge 26/2004. In particolare, la difesa regionale sostiene che sarebbe infondata la censura relativa all'articolo 1, comma 3, lettera c per violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera s , e comma 3, della Costituzione dal momento che la disposizione regionale non assegnerebbe alla Regione il compito di fissare valori-limite delle emissioni, né definire condizioni di compatibilità ambientale, ma si limiterebbe ad individuare l'obiettivo di riduzioni delle emissioni inquinanti e di assicurare condizioni di compatibilità ambientale. Inoltre, secondo la costante giurisprudenza della Corte, l'articolo 117, comma 2, lettera s , della Costituzione riserva allo Stato il potere di fissare standard uniformi di tutela su tutto il territorio nazionale, ma non esclude la competenza regionale alla cura di interessi funzionalmente collegati a quelli propriamente ambientali. Con la disposizione censurata la Regione, esercitando le proprie competenze in materia di energia, tutela della salute e governo del territorio, perseguirebbe anche fini di tutela ambientale che integrerebbero le finalità di tutela minima di competenza statale. D'altra parte, alla riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti, concorrerebbero misure e politiche che sicuramente rientrano nel campo di iniziativa della Regione e degli enti locali , quali, ad esempio, le azioni di informazione ed educazione in ordine al razionale utilizzo dell'energia gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica al fine di assicurare il contenimento dei consumi energetici i piani urbani del traffico . Per le medesime ragioni sarebbe infondata anche la dedotta violazione dell'articolo 117, comma 3, della Costituzione. In ordine alla censura avente ad oggetto l'articolo 1, comma 5, della legge regionale 26/2004, la Regione sostiene che l'elencazione delle fonti di energia rinnovabili contenuta in tale disposizione corrisponderebbe perfettamente a quella della direttiva 2001/77/CE, ad eccezione dell'energia maremotrice, la quale non sarebbe stata inclusa nell'elenco regionale in quanto ritenuta compresa all'interno dell'energia idraulica e del moto ondoso. Pertanto la dedotta violazione dell'articolo 117, comma 1, della Costituzione sarebbe insussistente. Le stesse considerazioni sono svolte anche con riguardo alla elencazione delle fonti di energia rinnovabili contenuta nel D.Lgs 387/03, di tal che anche la censura prospettata per violazione dell'articolo 117, comma 3, Costituzione sarebbe infondata. Quanto al dedotto sconfinamento dai principi fondamentali, si osserva che ben potrebbe la Regione riprodurre in proprie disposizioni normative i principi determinati da leggi statali senza perciò esorbitare dalle proprie competenze. Con riguardo, infine, alle ulteriori fonti di energia individuate dalla legge regionale e assimilate alle fonti rinnovabili, la Regione osserva come esse riproducano la definizione di fonti assimilate contenuta nella legge 10/1991 Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia . L'inclusione, poi, quale ulteriore fonte, dell'idrogeno, conseguirebbe al fatto che l'articolo 1, comma 71, della legge 239/04 avrebbe esteso all'energia elettrica prodotta dall'utilizzo di tale elemento il regime di favore accordato alle altre fonti rinnovabili. Inammissibile sarebbe la censura avente ad oggetto l'articolo 2, comma 1, lettera k , della legge regionale, dal momento che il ricorrente avrebbe mal interpretato la disposizione regionale. Essa, infatti, farebbe riferimento all'unica intesa che nell'articolo 1, Dl 7/2002 riguarda direttamente la singola Regione, e cioè l'intesa di cui al comma 2 , vale a dire l'intesa rilasciata dalla singola Regione in relazione ad uno specifico impianto. Non riguarderebbe, invece, l'intesa di cui al comma 1, la quale è demandata alla Conferenza unificata ed è relativa al fabbisogno complessivo di impianti a livello nazionale. Con riguardo alla ulteriore censura proposta avverso il medesimo articolo 2, comma 1, lettera k , laddove richiama gli indirizzi definiti dalla Giunta di cui al comma 3, secondo la difesa regionale si tratterebbe di censura inammissibile per contraddittorietà . Il ricorrente, infatti, pur contestando la norma che richiama i suddetti indirizzi, non avrebbe impugnato il comma 3 che attribuisce alla Giunta il potere di definirli. Né l'illegittimità costituzionale di tale disposizione potrebbe essere pronunciata dalla Corte facendo applicazione dell'articolo 27 della legge 87/1953 Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale , dal momento che - osserva la Regione - il comma 3 sarebbe norma-presupposto rispetto a quella di cui al comma 1, lettera k , di modo tale che mancherebbero le condizioni per annullare il comma 3 in via di illegittimità consequenziale . La censura sarebbe comunque infondata in quanto proprio la norma indicata quale parametro interposto violato, cioè l'articolo 1, comma 3, della legge 239/04, riconoscerebbe che tutti gli enti territoriali devono concorrere al perseguimento degli obiettivi indicati dall'articolo 2, comma 3, della legge regionale 26/2004. D'altra parte, la legge regionale attuerebbe tale previsione limitando l'azione di indirizzo della Giunta al sistema energetico regionale. Inoltre, la disposizione impugnata, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, prenderebbe in adeguata considerazione il sistema nazionale, prescrivendo alla Giunta regionale di tener conto dello sviluppo di tale rete. Del resto, a seguire la tesi dell'Avvocatura, sostiene la Regione, non vi sarebbe alcuno spazio per la programmazione regionale, espressamente prevista, invece, sia dall'articolo 29, comma 1, del D.Lgs 112/98, sia dall'articolo 1, comma 8, della legge 239/04. Insussistente sarebbe, altresì, la asserita lesione dell'articolo 1, comma 4, lettera d di tale legge, poiché essa contempla espressamente anche le Regioni come responsabili del compito di garantire l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio . L'articolo 2, comma 1, lettera k , della legge regionale 26/2004 darebbe attuazione alla disposizione statale. La difesa regionale sostiene, poi, che la censura concernente la asserita violazione dell'articolo 1, commi 7 e 8, della legge 239/04 sarebbe inammissibile per genericità, dato che l'Avvocatura non avrebbe indicato quali delle complesse disposizioni contenute nell'articolo citato sarebbero state violate. In ogni caso, la censura sarebbe infondata poiché il potere della Giunta di definire gli indirizzi di sviluppo del sistema regionale non pregiudicherebbe le funzioni attribuite allo Stato dalla disposizione statale richiamata. La censura avente ad oggetto l'articolo 2, comma 1, lettera o , della legge regionale, oltre ad essere generica, sarebbe infondata. Infatti, l'articolo 14 del d.lgs 164/00 asseritamente violato, riguarderebbe l'affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale ed i rapporti fra enti locali e gestori di tale servizio. Dunque avrebbe un oggetto diverso da quello della disposizione impugnata, la quale disciplinerebbe gli indirizzi di sviluppo delle reti di distribuzione dell'energia e non l'indirizzo dell'attività di distribuzione ed inoltre si riferirebbe solo al gas naturale, laddove la norma regionale riguarderebbe genericamente le reti . Inoltre, la disposizione statale richiamata risalirebbe ad un periodo in cui le Regioni non avevano competenza costituzionale in materia di energia. Le medesime considerazioni sono svolte dalla Regione anche con riguardo alle censure concernenti l'articolo 3, comma 1, lettera c , della legge regionale, il quale attribuisce alle Province la competenza a rilasciare le autorizzazioni alla installazione ed esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia. Anche in tal caso, infatti, la lamentata violazione dell'articolo 14 del D.Lgs 164/00 sarebbe infondata, dal momento che tale norma si occuperebbe solo dell'affidamento del servizio ed avrebbe un oggetto più limitato rispetto alla disposizione regionale. In ogni caso, secondo la giurisprudenza costituzionale, nell'ambito della potestà legislativa concorrente lo Stato potrebbe solo prevedere l'assegnazione di una funzione amministrativa agli enti locali in generale, non ad un preciso livello istituzionale [ ]. Del resto, la competenza della legge regionale ad assegnare le funzioni ai diversi livelli locali risulta chiaramente dall'articolo 118, comma 2, Costituzione . La Regione ritiene poi che l'impugnazione dell'articolo 16, commi 1 e 6, della legge regionale sarebbe inammissibile dal momento che avverso di essi non è svolta alcuna censura. Infondata, invece, sarebbe la censura avente ad oggetto l'articolo 16, comma 7. L'articolo 117, comma 6, della Costituzione nelle materia di competenza concorrente e residuale attribuisce alla Regione la potestà regolamentare e dunque non varrebbe nei suoi confronti il divieto, che grava invece su chi non sia titolare di tale competenza, di dettare norme regolamentari suppletive. D'altra parte, agli enti locali non sarebbe garantita una potestà regolamentare esclusiva in determinate materie , ma soltanto un certo margine di autonomia normativa in relazione alle funzioni ad essi attribuite. L'articolo 16, commi 6 e 7, della legge regionale 26/2004 rispetterebbe e valorizzerebbe tale autonomia degli enti locali limitando il valore dei regolamenti regionali al periodo anteriore all'entrata in vigore dei regolamenti locali. La disposizione contenuta nell'articolo 20, comma 1, della legge regionale, censurata nella parte in cui disciplina la messa fuori uso degli impianti di generazione di energia elettrica di potenza nominale superiore a 10 MVA, sarebbe del tutto conforme alla normativa statale di cui all'articolo 1quinquies del Dl 239/03, salva la precisazione, in essa contenuta, di quale sia l' amministrazione competente cui tale disposizione si riferisce. La censura, secondo la difesa regionale, sarebbe infondata in quanto frutto di un'equivoca interpretazione della disposizione impugnata, la quale non disciplinerebbe direttamente la materia della messa fuori servizio degli impianti, richiamando invece la normativa statale. Ad analoga conclusione perviene la Regione con riguardo alla censura relativa all'articolo 21, della legge regionale, il quale prevede la stipulazione di intese tra la Regione e lo Stato per l'integrazione ed il coordinamento tra la politica energetica regionale e nazionale . Tali intese costituirebbero un possibile modo di coordinare le competenze statali e regionali, ma la loro previsione da parte della disposizione regionale non inciderebbe sulla organizzazione statale né regolerebbe le funzioni statali. Neppure sarebbe violato l'articolo 1 del Dl 7/2002 dal momento che l'articolo 21 non escluderebbe affatto la possibilità di stipulare intese diverse rispetto a quelle da esso previste. La censura avente ad oggetto l'articolo 22, comma 4, della legge regionale 26/2004 - il quale prevede che la Regione promuove intese con l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas al fine di definire le modalità organizzative e procedimentali volte a coordinare le attività di rispettiva competenza - sarebbe innanzitutto inammissibile perché oscura. Nel merito, sarebbe infondata dal momento che la disposizione regionale non disciplinerebbe l'organizzazione e le funzioni dell'Autorità, ma si limiterebbe ad attuare il principio di leale collaborazione. Anche l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria nella quale ribadisce le censure svolte nel ricorso. Osserva il ricorrente che la legge regionale 26/2004 si rivolgerebbe al sistema energetico regionale presupponendone la separabilità dal sistema nazionale, tanto da poter essere disciplinato in modo autonomo da una legge regionale . Ma sarebbe, tuttavia, necessario verificare che gli interventi su scala regionale siano compatibili con l'unitarietà della rete e con i possibili interventi delle altre Regioni. Sostiene, inoltre, che la Regione per poter intervenire in sovrapposizione sulla materia trasversale dell'ambiente, dovrebbe indicare su quale materia, attribuita alla sua legislazione, intenda intervenire . Tenuto conto della formulazione dell'articolo 1 della legge regionale impugnata, tale materia dovrebbe ravvisarsi in quella del territorio, di tal che la legge regionale avrebbe potuto disciplinare solo interventi concernenti le strutture necessarie alla rete, non le sue caratteristiche funzionali che non avrebbero alcun impatto sul territorio. Il ricorrente afferma di non contestare, invece, che la Regione possa disciplinare interventi per assicurare un equilibrio tra l'uso dell'energia nel territorio regionale e l'energia prodotta in tale ambito. Con specifico riguardo all'articolo 3, comma 1, lettera c , l'Avvocatura oltre a contestare che la disposizione attenga alla tutela dell'ambiente, sottratta alla potestà legislativa regionale, osserva che laddove si ritenesse che l'obiettivo di riduzione delle emissioni inquinanti rientri nella materia della tutela della salute, la Regione si sarebbe dovuta attenere ai principi fondamentali posti dall'articolo 69, del D.Lgs 112/98 che conserva allo Stato il potere di determinare i valori limite e gli standard. La Regione ben potrebbe elevarli, ma solo nell'ambito del proprio territorio. Poiché l'articolo 1 non contiene tale limitazione o condizione a tutela degli interessi che si spingono al di là del suo territorio , esso sarebbe incostituzionale. L'Avvocatura, poi, ribadisce, le censure prospettate in relazione alla elencazione delle fonti di energia rinnovabili contenuta nell'articolo 1, comma 5, sostenendo che la Regione non avrebbe avuto la potestà di individuarle a sua volta e neppure di aggiungerne di diverse rispetto a quelle contenute nella direttiva comunitaria e nella normativa statale. Per quanto attiene agli indirizzi fissati dalla Giunta regionale ai sensi dell'articolo 2, comma 3, e richiamati dal comma 1, lettera k , essi sarebbero rivolti alla tutela di interessi regionali senza alcun raccordo con quelli delle altre Regioni e dell'intero Paese e presupporrebbero una configurazione della rete regionale come separabile da quella nazionale. Evidente sarebbe, pertanto, il pregiudizio che la funzionalità di quest'ultima risentirebbe dalla disciplina regionale, la quale non si sarebbe attenuta ai principi fondamentali della materia. L'articolo 2, comma 1, lettera o della legge regionale, discostandosi dalla previsione di cui all'articolo 14 del D.Lgs 164/00, il quale affida agli enti locali l'attività di indirizzo, vigilanza e programmazione e controllo delle attività di distribuzione, oltre a contrastare con un principio fondamentale, contrasterebbe con il principio di sussidiarietà di cui sarebbe espressione la disposizione statale, violando indirettamente l'articolo 118 della Costituzione. Anche l'articolo 3, comma 1, lettera c della legge regionale, che attribuisce alle Province la competenza al rilascio delle autorizzazioni all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia, contrasterebbe con il principio di sussidiarietà di cui sarebbe espressione l'articolo 14, del D.Lgs 164/00, il quale avrebbe investito gli enti locali del servizio di distribuzione del gas naturale. Dunque la disposizione impugnata violerebbe non solo l'articolo 117, comma 3, ma anche l'articolo 118 della Costituzione. L'articolo 20, comma 1, della legge regionale, attraverso il richiamo all'articolo 2, comma 1, lettera j , e all'articolo 3, comma 1, lettera b , disciplinerebbe un procedimento diverso da quello previsto dalla legge statale per la messa fuori uso degli impianti di generazione di energia elettrica, violando così i principi fondamentali. Quanto all'articolo 21, della legge regionale, che prevede la stipulazione di intese con lo Stato, ove esso sia inteso nel senso di autorizzare gli organi competenti a concludere tali intese, non presenterebbe profili di incostituzionalità perché inciderebbe solo sull'organizzazione regionale.Ove, invece, rendesse obbligatoria l'intesa, la norma sarebbe illegittima. L'Avvocatura individua, poi, un ulteriore profilo di illegittimità della disposizione, da ravvisarsi nella violazione del principio fondamentale espresso dall'articolo 1, comma 1, del Dl 7/2002 il quale, per evitare il pericolo di interruzione della fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale, richiede l'intesa in sede di Conferenza permanente. La disposizione impugnata, prevedendo che l'intesa intervenga solo con la Regione Emilia-Romagna, violerebbe un principio fondamentale della materia. Analoghe considerazioni sono infine svolte in relazione all'articolo 22, comma 4. Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato numerose disposizioni della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004 Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia , con la quale la Regione, in armonia con gli indirizzi della politica energetica nazionale e dell'Unione europea , ha disciplinato gli atti di programmazione e gli interventi operativi della Regione e degli enti locali in materia di energia, in conformità a quanto previsto dall'articolo 117, comma terzo, della Costituzione, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale garantendo che vi sia una corrispondenza tra energia prodotta, il suo uso razionale e la capacità di carico del territorio e dell'ambiente articolo 1, comma 1 . 2. - Il ricorrente censura, in primo luogo, l'articolo 1, comma 3, lettera c , della legge regionale. Il comma 3, dell'articolo 1 prevede che nel perseguire le finalità di cui al comma 1, la Regione e gli enti locali pongono a fondamento della programmazione degli interventi di rispettiva competenza i seguenti obiettivi generali c definire gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti e assicurare le condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale delle attività di cui al comma 2 . Ad avviso del ricorrente la disposizione richiamata violerebbe l'articolo 117, comma 2, lettera s , della Costituzione, dal momento che la compatibilità ambientale rientrerebbe nella tutela dell'ambiente, materia assegnata alla legislazione esclusiva dello Stato. Contrasterebbe, inoltre, con l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, in quanto violerebbe il principio fondamentale posto dall'articolo 69, comma 1, lettera e , del D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 , il quale conserva allo Stato la determinazione di valori limite, standard, obiettivi di qualità e sicurezza e norme tecniche necessari al raggiungimento di un livello adeguato di tutela dell'ambiente sul territorio nazionale . 2.1. - Le questioni non sono fondate. L'articolo 1, comma 3, lettera c , della legge regionale impugnata individua gli obiettivi che la Regione intende porre a fondamento della programmazione degli interventi di competenza propria e degli enti locali in materia di energia. Tali obiettivi sono individuati nella riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti ed inoltre nel garantire che lo svolgimento delle attività di ricerca, coltivazione, produzione, trasformazione, stoccaggio, trasporto e distribuzione dell'energia sia effettuato in condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale. La giurisprudenza costituzionale è costante nel senso di ritenere che la circostanza che una determinata disciplina sia ascrivibile alla materia tutela dell'ambiente di cui all'articolo 117, comma 2, lettera s , della Costituzione, se certamente comporta il potere dello Stato di dettare standard di protezione uniformi validi su tutto il territorio nazionale e non derogabili in senso peggiorativo da parte delle Regioni, non esclude affatto che le leggi regionali emanate nell'esercizio della potestà concorrente di cui all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, o di quella residuale di cui all'articolo 117, quarto comma, possano assumere fra i propri scopi anche finalità di tutela ambientale si vedano, tra le molte, le sentenze numeri 336 e 232/05 259/04 e 407/02 . La disposizione impugnata si inserisce senza dubbio nel quadro della disciplina dell'energia che, ai sensi dell'articolo 117, comma 3, della Costituzione, è attribuita alla potestà legislativa concorrente dello Stato e delle Regioni. Essa, se pure individua, tra gli obiettivi che intende perseguire attraverso i propri interventi in campo energetico, quello di ridurre le emissioni inquinanti e di assicurare le condizioni di compatibilità ambientale nello svolgimento di determinate attività, non invade l'ambito di competenza riservato al legislatore statale dall'articolo 117, lettera s della Costituzione e non viola alcun principio fondamentale, dal momento che non determina l'effetto di derogare agli standard di protezione minima degli equilibri ambientali stabiliti dallo Stato, né tanto meno assegna alla Regione il compito di fissare valori-limite per le emissioni o standard di protezione dell'ambiente e del paesaggio. D'altra parte, come rileva la Regione, alla riduzione delle emissioni concorrono misure e politiche che sicuramente rientrano anche nel campo proprio delle competenze regionali, quali, ad esempio, l'azione di informazione ed educazione per il razionale utilizzo dell'energia la elaborazione degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica volte ad assicurare il contenimento energetico la predisposizione dei piani urbani del traffico. 3. - Il ricorrente impugna l'articolo 1, comma 5, della legge regionale 26/2004, il quale, nell'elencare le fonti di energia rinnovabili, violerebbe l'articolo 117, comma 1, della Costituzione, in quanto si sarebbe discostato dalla definizione di tali fonti contenuta nella direttiva 2001/77/CE del 27 settembre 2001 Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità . La disposizione in questione, violerebbe, inoltre, l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, sia in quanto non risulterebbe adeguata ai principi fondamentali dettati dallo Stato, il quale - nell'articolo 2, lettera a del D.Lgs 387/03 Attuazione della Direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità - avrebbe individuato le fonti di energia rinnovabili, sia in quanto avrebbe sconfinato nell'ambito dei principi fondamentali . Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato sembra, altresì, censurare l'articolo 1, comma 5, anche sotto un ulteriore profilo, e cioè in quanto esso individuerebbe anche fonti energetiche rinnovabili diverse da quelle riportate nei principi fondamentali . 3.1. - Le questioni sono inammissibili. Il ricorrente, nel prospettare la violazione dell'articolo 117, comma 1, della Costituzione, si limita ad affermare che i due elenchi di fonti rinnovabili posti a raffronto, cioè quello comunitario e quello regionale, non corrispondono, senza tuttavia individuare i tratti concreti di questa mancata corrispondenza dai quali discenderebbe la violazione del parametro evocato omettendo, in particolare, di specificare se l'elenco contenuto nella disposizione regionale sia più o meno comprensivo rispetto a quello previsto dalla direttiva 2001/77/CE. Il ricorrente, inoltre, neppure specifica quale sarebbe l'obbligo comunitario asseritamente violato dalla disposizione regionale. Dall'esame comparato della disciplina regionale e di quella comunitaria emerge che la disposizione censurata, nella prima parte, riproduce l'elencazione delle fonti di energia rinnovabili contenuta nella direttiva e riprodotta nel D.Lgs 387/03 , omettendo tuttavia, solo l'energia maremotrice . La difesa regionale giustifica tale esclusione, ritenendo compresa questa fonte in quella idraulica e del moto ondoso. In realtà, a prescindere dalla considerazione che alla base della mancata previsione di tale fonte energetica è verosimile che vi sia la notoria irrilevanza del fenomeno delle maree nel mare prospiciente la Regione Emilia-Romagna, la censura è formulata in modo del tutto generico, in contrasto con l'esigenza, ripetutamente affermata da questa Corte, che il ricorrente svolga specifiche argomentazioni a sostegno delle proprie doglianze v., tra le molte, le sentenze 51/2006, numeri 360 e 336/05 . Analoghe considerazioni valgono con riguardo alla prospettata violazione dell'articolo 117, comma 3, della Costituzione, dal momento che anche tale censura è priva di qualsiasi sostegno argomentativo. A ciò si aggiunga che il ricorrente neppure ha individuato il principio fondamentale del quale lamenta la violazione, e la cui specificazione, secondo la giurisprudenza di questa Corte, è richiesta a pena di inammissibilità della censura v. sentenza 73/2004 . Quanto alla censura concernente l'articolo 1, comma 5, nella parte in cui prevede, accanto alle fonti di energia rinnovabili, anche fonti energetiche assimilate, essa è stata prospettata per la prima volta nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, risultando pertanto inammissibile perché tardivamente formulata. 4. - Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna l'articolo 2, comma 1, lettera k , della legge regionale 26/2004, in quanto, nell'attribuire alla Regione il compito di rilasciare l'intesa di cui all'articolo 1, comma 1, del Dl 7/2002 Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale , convertito con modificazioni nella legge 55/2002, violerebbe l'articolo 117, comma 3, della Costituzione. La disposizione censurata, infatti, si porrebbe in contrasto con il principio fondamentale espresso nel citato articolo 1 del Dl, secondo il quale l'intesa deve intervenire con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. 4.1. - La questione non è fondata. L'articolo 2, comma 1, lettera k , della legge regionale 26/2004, stabilisce che la Regione esercita le funzioni concernenti [ ] il rilascio dell'intesa di cui alla legge 55/2002 Conversione in legge, con modificazioni, del Dl 7/2002, recante misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale , in conformità agli indirizzi di cui al comma 3 . L'articolo 1 del citato Dl 7/2002, al comma 1, prevede che, al fine di evitare il pericolo di interruzione di fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale, e comunque non oltre il 31 dicembre 2003, previa intesa con la Conferenza permanente , la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi, siano dichiarati opere di pubblica utilità e soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dal ministero delle Attività produttive. Il comma 2, prevede che l'autorizzazione suddetta sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale prendono parte le amministrazioni statali e locali interessate, d'intesa con la Regione interessata . Dalla lettura delle disposizioni richiamate, emerge innanzitutto come il ricorrente muova da un'erronea interpretazione della disposizione impugnata. A differenza di quanto prospettato nel ricorso, l'articolo 2, comma 1, lettera k , della legge regionale 26/2004 si limita a richiamare genericamente l'intesa di cui alla legge n. 55 del 2002 recte del Dl 7/2002, convertito nella legge 55/2002 , senza alcuno specifico riferimento a quella prevista dal comma 1 dell'articolo 1 di tale legge. È tuttavia evidente che la disposizione regionale, là dove richiama l'intesa, faccia riferimento a quella prevista dal comma 2, dell'articolo 1 del Dl citato, in quanto si tratta dell'unica intesa che riguarda direttamente la singola Regione. Ma anche a ritenere diversamente, interpretando la disposizione regionale come riferita anche all'intesa di cui al comma 1, cioè all'intesa con la Conferenza permanente, la disposizione è suscettibile di un'interpretazione conforme a Costituzione, in quanto, lungi dall'appropriarsi del potere di rilasciare l'intesa, essa si limita a disciplinare i criteri secondo i quali il Presidente della Regione Emilia-Romagna dovrà esprimere il proprio voto in sede di Conferenza. 4.2. - L'articolo 2, comma 1, lettera k , è impugnato anche sotto ulteriori profili. Secondo il ricorrente, esso, nel richiamare gli indirizzi definiti dalla Giunta regionale ai sensi del comma 3, vale a dire gli indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale volti a garantire, anche nel medio termine, il raggiungimento ed il mantenimento di condizioni di sicurezza, continuità ed economicità degli approvvigionamenti in quantità commisurata al fabbisogno interno , violerebbe l'articolo 117, comma 3, della Costituzione. La disposizione regionale, infatti, si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 239/04 Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia , il quale attribuisce allo Stato la competenza a garantire sicurezza, flessibilità e continuità degli approvvigionamenti di energia lettera a e ad assicurare la economicità dell'energia offerta ai clienti finali , e cioè proprio le finalità in vista delle quali la norma impugnata assegnerebbe la competenza alla Regione. L'articolo 2, comma 1, lettera k , violerebbe, inoltre, l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, in quanto si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali di cui all'articolo 1, comma 4, - e, in particolare, alla lettera d - della citata legge statale, che attribuisce sempre allo Stato la competenza ad assicurare l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio nonché la distribuzione e la disponibilità di energia su tutto il territorio nazionale . La disposizione impugnata, infine, violerebbe l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, dal momento che contrasterebbe con i principi fondamentali posti dall'articolo 1, commi 7 e 8, della citata legge statale, nelle molteplici disposizioni rivolte a garantire, insieme alla programmazione di settore, l'efficienza e l'equilibrio della rete nazionale . 4.3. - Innanzitutto deve essere dichiarata l'inammissibilità della censura prospettata in relazione all'articolo 1, commi 7 e 8, della legge 239/04, dal momento che essa è formulata in termini del tutto generici e non contiene alcuna specificazione di quali, tra le molteplici disposizioni contenute nella norma statale, sarebbero state violate. Valgono al riguardo le considerazioni svolte al precedente paragrafo 3.1. 4.4. - Le restanti questioni non sono fondate. Il ricorrente muove da una lettura della disposizione regionale impugnata secondo la quale, nel fare riferimento al fabbisogno interno regionale senza considerare quello nazionale, essa presupporrebbe che la rete regionale operi autonomamente, non tenendo conto del quadro nazionale e delle esigenze della rete unica. In realtà, la disposizione censurata richiama l'articolo 2, comma 3, della medesima legge regionale, il quale prevede espressamente che la Giunta regionale, nel predisporre gli indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale, tenga conto, tra l'altro, proprio dello sviluppo della rete nazionale. Inoltre, lo stesso articolo 2, comma 3, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, sembra dare attuazione alle disposizioni statali evocate dal ricorrente come parametro interposto. Innanzitutto, le finalità che devono essere perseguite dalla Giunta regionale nella determinazione degli indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale sono proprio gli obiettivi generali della politica energetica del Paese, individuati dall'articolo 1 della legge 239/04 ed il cui conseguimento, secondo tale disposizione, deve essere assicurato sulla base dei principi di sussidiarietà, di differenziazione, di adeguatezza e di leale collaborazione sia dallo Stato, che dalle Regioni che dagli enti locali articolo 1, comma 3, della legge 239/04 . Anche la asserita violazione del principio sancito dall'articolo 1, comma 4, lettera d , della legge 239/04, è priva di fondamento. Tale disposizione, infatti, assegna non solo allo Stato - come sostenuto dal ricorrente - ma espressamente anche alle Regioni il compito di garantire l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio. La disposizione regionale impugnata, pertanto, non solo non è in contrasto con i principi fondamentali della materia, ma, anzi, costituisce specifica attuazione di quanto previsto dalla norma statale, sia pure con limitato riferimento al proprio ambito naturale, e cioè a quello relativo al sistema elettrico regionale. 5. - È, altresì, impugnato l'articolo 2, comma 1, lettera o , della legge regionale 26/2004, il quale attribuisce alla Regione l'adozione di indirizzi di sviluppo delle reti di distribuzione di energia e di misure a sostegno della sicurezza degli approvvigionamenti per le aree e gli utenti disagiati . Il ricorrente lamenta che tale disposizione contrasterebbe con l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, dal momento che violerebbe il principio fondamentale posto dall'articolo 14 del D.Lgs 164/00 Attuazione della direttiva 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 144/99 , il quale attribuisce agli enti locali l'attività di indirizzo, di vigilanza e di programmazione e controllo sulle attività di distribuzione . Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura ha, altresì, censurato la disposizione in esame anche in relazione all'articolo 118 della Costituzione per contrasto con il principio di sussidiarietà di cui sarebbe espressione la norma statale richiamata. 5.1. - Le questioni sono inammissibili. Dal semplice raffronto della disposizione regionale censurata con quella statale richiamata dal ricorrente, emerge che esse hanno ambiti di applicazione ed oggetti diversi. Il D.Lgs 164/00, evocato dal ricorrente a parametro interposto, disciplina una specifica fonte energetica, e cioè il gas naturale, in attuazione della normativa europea di cui alla direttiva 98/30/CE. La disposizione regionale censurata, invece, si riferisce, alle reti di distribuzione dell'energia senza altra specificazione, di modo che essa deve intendersi riferita alle reti concernenti qualunque fonte energetica. Inoltre, l'articolo 14 del D.Lgs 164/00 disciplina l'affidamento da parte degli enti locali dell'attività di distribuzione del gas, qualificata come servizio pubblico, e, più precisamente, i rapporti tra gli enti locali e i soggetti affidatari del servizio, disponendo appunto che gli enti locali svolgono attività di indirizzo, di vigilanza, di programmazione e di controllo sulle attività di distribuzione. L'articolo 2, comma 1, lettera o , della legge regionale impugnata, invece, ha ad oggetto la determinazione degli obiettivi della politica energetica con riguardo allo sviluppo delle reti di distribuzione, ed anche in relazione alle esigenze locali di garantire lo scopo sociale del servizio, assicurando l'approvvigionamento delle aree e degli utenti disagiati. Il parametro interposto evocato dall'Avvocatura risulta, dunque, inconferente rispetto alla norma impugnata e rende pertanto inammissibile la questione sollevata nel ricorso. Parimenti inammissibile è la censura prospettata in relazione all'articolo 118 della Costituzione, in quanto formulata tardivamente. 6. - Il ricorrente ha impugnato anche l'articolo 3, comma 1, lettera c , della legge regionale in questione, il quale assegna alle Province la competenza al rilascio delle autorizzazioni all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia. Lo Stato lamenta la violazione dell'articolo 117, comma 3, della Costituzione, stante il contrasto con il principio posto dall'articolo 14, comma 2, del D.Lgs 164/00, ai sensi del quale per enti locali, ai sensi del comma 1, si debbono intendere i comuni, unioni di comuni e comunità montane e, dunque, non le Province. Nella successiva memoria l'Avvocatura ha prospettato, quale ulteriore profilo di illegittimità della norma, la violazione dell'articolo 118 della Costituzione e del principio di sussidiarietà di cui sarebbe espressione la disposizione statale evocata a parametro interposto. Anche tale questione è inammissibile, per le medesime ragioni sopra evidenziate. Il parametro evocato, anche in questo caso, non è pertinente, dal momento che il D.Lgs 164/00 disciplina solo il gas naturale e, soprattutto, in quanto l'articolo 14 del citato decreto regola l'affidamento del servizio di distribuzione del gas, mentre la disposizione regionale si riferisce all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia. Inammissibile è altresì la questione formulata in relazione all'articolo 118 della Costituzione, trattandosi di censura proposta tardivamente. 7. - Anche l'articolo 16, commi 1, 6 e 7, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004 è oggetto di impugnazione da parte del Governo. Il comma 1 di tale disposizione stabilisce che la Giunta regionale emana, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, uno o più regolamenti volti a disciplinare le procedure autorizzative di propria competenza . Ai sensi del successivo comma 6, gli enti locali esercitano il potere regolamentare in ordine alla organizzazione ed allo svolgimento delle funzioni ad essi attribuite ai sensi della presente legge , mentre il comma 7 prevede che fino a quando tali regolamenti non siano entrati in vigore, anche ai procedimenti autorizzativi di competenza degli enti locali si applichino i regolamenti regionali di cui al comma 1, i quali cesseranno di avere efficacia non appena entrino in vigore i regolamenti locali. Il ricorrente lamenta che le suddette disposizioni violerebbero l'articolo 117, comma 6, della Costituzione, il quale attribuendo ai Comuni la potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni attribuite, escluderebbe che la Regione possa dettare norme suppletive. Occorre, preliminarmente, osservare che, benché siano espressamente impugnati anche i commi 1 e 6 dell'articolo 16, le censure del ricorrente si appuntano unicamente sul comma 7 ed è pertanto a tale disposizione che deve intendersi circoscritta la questione sollevata. 7.1. - La questione è fondata. Conformemente al dettato dell'articolo 117, comma 6, della Costituzione, l'articolo 16, comma 6, della legge impugnata riconosce agli enti locali il potere regolamentare concernente l'organizzazione e lo svolgimento delle funzioni che la medesima legge regionale attribuisce loro in materia di energia tuttavia, quanto disposto dal successivo comma 7 illegittimamente contraddice questa normativa. Infatti, la disposizione impugnata in realtà amplia, seppure in via suppletiva, l'oggetto del regolamento quale definito dal comma 1 dell'articolo 16 disciplinare le procedure autorizzative di propria competenza , estendendolo alla disciplina dell'organizzazione e dell'esercizio delle funzioni attribuite ai Comuni e agli altri enti locali territoriali. Tuttavia, se il legislatore regionale nell'ambito delle proprie materie legislative dispone discrezionalmente delle attribuzioni di funzioni amministrative agli enti locali, ulteriori rispetto alle loro funzioni fondamentali, anche in considerazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza di cui al comma 1 dell'articolo 118 della Costituzione, non può contestualmente pretendere di affidare ad un organo della Regione - neppure in via suppletiva - la potestà regolamentare propria dei Comuni o delle Province in riferimento a quanto attribuito loro dalla legge regionale medesima. Nei limiti, infatti, delle funzioni attribuite dalla legge regionale agli enti locali, solo quest'ultimi possono - come espressamente affermato nell'ultimo periodo del comma 6 dell'articolo 117 Costituzione - adottare i regolamenti relativi all'organizzazione ed all'esercizio delle funzioni loro affidate dalla Regione. La previsione oggetto di censura non potrebbe neppure giustificarsi nell'ambito dei poteri sostitutivi ordinari della Regione sugli enti locali ammesso, infatti, che i poteri sostitutivi siano configurabili in relazione ai regolamenti degli enti locali, si tratterebbe comunque, nel caso di specie, di un intervento preventivo, configurato oltretutto in assenza di una qualunque ipotesi di inadempimento da parte dell'ente locale rispetto ad un obbligo a provvedere, come è confermato sia dal comma 1 dell'articolo 16, che prevede un termine di dodici mesi per l'adozione degli stessi regolamenti regionali, sia dal quarto comma dello stesso articolo 16, che prevede che in attesa dei regolamenti regionali si applichino le norme e le procedure vigenti . 8. - Il ricorrente impugna, poi, l'articolo 20, comma 1, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, il quale, nel prevedere direttamente la possibilità di mettere fuori uso gli impianti di generazione di energia elettrica superiori a 10 MVA, violerebbe l'articolo 117, comma 3, della Costituzione. La disposizione censurata, infatti, ad avviso dell'Avvocatura, disciplinerebbe i criteri di messa fuori servizio dei suddetti impianti in modo non conforme alla normativa statale, la quale soltanto sarebbe competente a determinarli, dovendo esserne assicurata l'omogeneità su tutto il territorio nazionale al fine di garantire la sicurezza della rete nazionale. 8.1. - La questione non è fondata. L'articolo 20, che disciplina le condizioni di esercizio degli impianti, al comma 1 stabilisce Gli impianti di generazione di energia elettrica di potenza nominale maggiore di 10 MVA sono mantenuti in stato di perfetta efficienza dai proprietari o dai titolari dell'autorizzazione e possono essere messi definitivamente fuori servizio secondo termini e modalità autorizzati dall'Amministrazione competente ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera j , e dell'articolo 3, comma 1, lettera b , secondo quanto disposto dall'articolo 1quinquies della legge 290/03 . L'articolo 1quinquies della legge 290/03 Conversione in legge, con modificazioni, del Dl 239/03, recante disposizioni urgenti per la sicurezza del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica. Deleghe al Governo in materia di remunerazione della capacità produttiva di energia elettrica e di espropriazione per pubblica utilità , a sua volta, dispone che gli impianti di generazione di energia elettrica di potenza nominale maggiore di 10 MVA sono mantenuti in stato di perfetta efficienza dai proprietari o dai titolari dell'autorizzazione e possono essere messi definitivamente fuori servizio secondo termini e modalità autorizzati dall'Amministrazione competente, su conforme parere del Ministero delle attività produttive, espresso sentito il gestore della rete di trasmissione nazionale in merito al programma temporale di messa fuori servizio . Anche tale disposizione, dunque, fa riferimento, per la messa fuori servizio degli impianti, a quelli di potenza nominale maggiore di 10 MVA e prevede che essa sia autorizzata dall' autorità competente , senza ulteriori specificazioni. La legge regionale, nell'impugnato articolo 20, individua tale autorità innanzitutto in quella indicata dall'articolo 2, comma 1, lettera j , e cioè la Regione che, ai sensi di tale ultima disposizione, è competente a rilasciare le autorizzazioni concernenti gli impianti di produzione di energia di potenza superiore a 50 MW termici alimentati da fonti convenzionali e rinnovabili . Tale articolo, peraltro, fa salve, espressamente, le competenze riservate allo Stato dalle disposizioni legislative vigenti . L'articolo 20 della legge regionale, inoltre, individua quale autorità competente anche quella indicata dall'articolo 3, comma 1, lettera b , e cioè le Province, le quali provvedono al rilascio delle autorizzazioni all'installazione e all'esercizio degli impianti di produzione di energia previste dalla legislazione vigente, non riservate alle competenze dello Stato e della Regione . Per il resto, l'articolo 20 della legge regionale 26/2004 richiama quanto disposto dall'articolo 1quinquies della legge 290/03 . Tale richiamo deve intendersi operato alla necessità del previo parere conforme del ministro delle Attività produttive, espresso dopo aver sentito il Gestore della rete di trasmissione nazionale. Dagli elementi evidenziati emerge che l'articolo 20 della legge regionale impugnata fa riferimento unicamente agli impianti di produzione di energia che rientrano nell'ambito delle competenze provinciali e regionali, mentre fa espressamente salve le competenze riservate allo Stato dalle disposizioni legislative vigenti articolo 2, comma 1, lettera j . Dunque essa non prevede alcun criterio per la messa fuori servizio degli impianti limitandosi solo a specificare quale sia l'autorità competente al riguardo. 9. - È impugnato l'articolo 21 della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, il quale prevede che la Regione stipula con lo Stato intese al fine di assicurare l'integrazione ed il coordinamento tra la politica energetica regionale e nazionale, concorrere ad elevare la sicurezza, l'affidabilità e la continuità degli approvvigionamenti in quantità commisurata al fabbisogno energetico regionale, garantire l'esercizio coordinato delle funzioni di rispettiva competenza, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione . Sostiene l'Avvocatura dello Stato che tale disposizione, ove fosse interpretata come disciplina sostanziale della materia, violerebbe l'articolo 117, comma 2, lettera g , della Costituzione, poiché interferisce sull'ordinamento e sulla organizzazione dello Stato ponendo norme di procedimento per l'esercizio di funzioni statali . Violerebbe altresì l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, ponendosi in contrasto con il principio fondamentale fissato nell'articolo 1, commi 1 e 2, del Dl 7/2002, dove l'intesa è prevista con la Conferenza permanente per quanto riguarda la sicurezza e la garanzia della necessaria copertura del fabbisogno nazionale, e con la Regione interessata solo per i singoli procedimenti di autorizzazione . 9.1. - Le questioni non sono fondate. Proprio il tenore letterale dell'articolo 21 della legge regionale 26/2004 esclude che esso imponga allo Stato il compimento di determinate attività, e, in particolare, la stipulazione delle intese da essa previste. La disposizione impugnata, infatti, si rivolge unicamente alla Regione, mentre non contiene alcuna disciplina unilaterale di funzioni statali v. sentenza 429/04 . Priva di fondamento è anche la asserita violazione dell'articolo 1 del Dl 7/2002, il quale, come si è visto sopra paragrafo 4.1 , disciplina specificamente la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi, prevedendo la stipula di una previa intesa con la Conferenza permanente. La disposizione regionale ha, invece, un ambito di applicazione diverso e più ampio rispetto alla norma statale, riferendosi genericamente alle intese che la Regione potrà stipulare per finalità di integrazione e coordinamento della politica regionale e nazionale in materia di energia, per garantire sicurezza, affidabilità e continuità degli approvvigionamenti e per assicurare l'esercizio coordinato delle diverse funzioni. Non è pertanto configurabile alcuna violazione dei principi fondamentali della materia. 10. - Infine, è censurato l'articolo 22, comma 4, della legge regionale, il quale dispone che la Regione promuove intese con l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas al fine di definire le modalità organizzative e procedimentali volte a coordinare le attività di rispettiva competenza riferite agli obblighi di cui al comma 1, anche attraverso lo scambio di informazioni riguardo alle inottemperanze riscontrate ed alle sanzioni applicate . Sostiene il ricorrente che tale disposizione, ove interpretata nel senso di incidere sull'ordinamento e la organizzazione dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, che ha competenza nazionale , violerebbe l'articolo 117, comma 2, lettera g , della Costituzione, poiché attribuirebbe alla Regione competenza in una materia che investe l'intero territorio nazionale, qual è quella individuata attraverso il richiamo del comma 1 dello stesso articolo 22, materia che è necessariamente sottratta alla singola Regione . 10.1. - La questione non è fondata. A prescindere, infatti, da una certa oscurità delle argomentazioni svolte dal ricorrente, valgono le medesime considerazioni svolte al paragrafo 9, dal momento che la disposizione impugnata non incide sull'ordinamento e sull'organizzazione dell'Autorità per l'energia elettrica, limitandosi a contemplare un potere della Regione di sollecitare la conclusione di intese con tale Autorità. PQM La Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 16, comma 7, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004 Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 5, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, commi 1 e 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera k , della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, e in relazione all'articolo 1, commi 7 e 8, della legge 239/04 Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia , con il ricorso indicato in epigrafe dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera o , della legge della Regione Emilia-Romagna n. 26 del 2004, sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 1, lettera c , della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 3, lettera c , della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, commi secondo, lettera s , e terzo, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera k , della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 20, comma 1, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, comma 3, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 21, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, commi secondo, lettera g , e terzo, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 22, comma 4, della legge della Regione Emilia-Romagna 26/2004, sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'articolo 117, comma 2, lettera g , della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 3

Corte costituzionale - sentenza 21-28 giugno 2006, n. 247 Presidente Marini - Relatore Bile Ritenuto in fatto 1. - Con ricorso notificato il 25 luglio 2005 e depositato il 2 agosto 2005, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l'articolo 1 della legge della Regione Molise 22/2005 Disciplina regionale in materia di rifiuti radioattivi , per violazione degli articoli 117, commi 1 e 2, lettera s , e 120 della Costituzione, degli articoli 174, 30 e 10 del Trattato della Comunità europea, del D.Lgs 230/95 Attuazione delle direttive 89/641/Euratom, 90/64/Euratom e 96/29/Euratom, in materia di radiazioni ionizzanti . L'Avvocatura generale dello Stato premette che la legge regionale citata vieta sul territorio regionale il deposito, anche temporaneo, e lo stoccaggio di materiali nucleari non prodotti nel medesimo territorio, ad esclusione dei materiali necessari per scopi sanitari e per la ricerca scientifica articolo 1, comma 1 . La rilevazione tecnica e strumentale di presenze necessarie sul territorio regionale di materiale nucleare è affidata alle strutture preposte alla vigilanza ambientale sanitaria regionale articolo 1, comma 2 . La Regione adotta altresì le misure di prevenzione idonee ai fini di cui al comma 1 cioè a contrastare il deposito, anche temporaneo, e lo stoccaggio di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale articolo 1, comma 2 . La legge regionale impugnata ha, quindi, l'effetto di denuclearizzare l'intero territorio regionale da fonti estranee al territorio regionale medesimo. 2. - Secondo l'Avvocatura dello Stato, la legge impugnata violerebbe innanzi tutto l'articolo 117, comma 1, Costituzione, in relazione agli articoli 174, 30 e 10 del Trattato della Comunità europea, nonché il D.Lgs 230/95, e il Dl 314/03. Lo smaltimento di materiale radioattivo è, infatti, oggetto di disciplina comunitaria nell'ambito della tutela dell'ambiente, in quanto le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione e nell'attuazione delle politiche e azioni comunitarie di cui all'articolo 6 del Trattato della Comunità europea, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile. Le direttive in materie di rifiuti perseguono un duplice obiettivo, garantire, in primo luogo, il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di rifiuti al fine di abolire le disparità che potrebbero creare condizioni di concorrenza diseguali e, in secondo luogo, realizzare una delle finalità della Comunità nel settore della protezione dell'ambiente e di miglioramento della qualità della vita, con l'istituzione d'una normativa in materia di smaltimento di rifiuti. La normativa comunitaria nel settore dei rifiuti radioattivi è stata recepita nell'ordinamento italiano con il D.Lgs 230/95 e successive modifiche , che contiene principi fondamentali e standard di tutela uniforme, senza i quali l'equilibrio ambientale non sarebbe garantito in maniera unitaria e soddisfacente su tutto il territorio nazionale. 3. - L'Avvocatura dello Stato deduce anche la violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera s , Costituzione e dell'articolo 120 Costituzione In materia ambientale, la Costituzione attribuisce allo Stato una competenza legislativa esclusiva, sia pure in termini che non escludono il concorso di normative delle Regioni, fondate sulle rispettive competenze, diretta al conseguimento di finalità di tutela ambientale. La legge regionale impugnata interviene in questa materia devoluta alla competenza esclusiva dello Stato con l'effetto di denuclearizzare l'intero territorio regionale da fonti estranee al territorio regionale medesimo. L'effetto non risponde ad una esigenza localizzata di tutela ambientale, che potrebbe prospettarsi nell'unica ipotesi in cui nella Regione si verificasse una situazione di accumulo con effetti nocivi eccezionali nel territorio medesimo o in quelli circostanti. Inoltre, il problema dello smaltimento di rifiuti pericolosi, quali sono quelli radioattivi, non può essere risolto sulla base di un criterio di autosufficienza delle singole Regioni, poiché occorre tener conto della eventuale irregolare distribuzione nel territorio delle attività che producono tali rifiuti, nonché, nel caso dello smaltimento di rifiuti radioattivi, della necessità di trovare siti particolarmente idonei per conformazione del terreno e possibilità di collocamento in sicurezza dei rifiuti medesimi. Secondo l'Avvocatura dello Stato, l'articolo 117, primo e comma 2, lettera s , Costituzione è violato anche sotto un altro profilo. La legge regionale n. 22 del 2005 applica impropriamente il principio di autosufficienza come recepito dal D.Lgs 5 febbraio 1997, n. 22, emanato in attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE su rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Il D.Lgs di recepimento, invero, esclude dal suo campo di applicazione i rifiuti radioattivi articolo 8, comma 1, lettera a , con ciò esplicitando la specialità del settore. La limitazione contenuta nel D.Lgs 22/1997 risponde alla esigenza di soddisfare l'interesse unitario alla protezione ambientale - nella sua accezione comunitaria - dal rischio di inquinamento nucleare. La esclusione, e quindi la disciplina separata, della regolamentazione dello smaltimento e della circolazione dei rifiuti nucleari risponde ai principi di razionalità e di proporzionalità in relazione a tutti i parametri comunitari, che costituiscono attuazione del principio contenuto nell'articolo 6 Trattato CE, ai quali fa riferimento la norma contenuta nel comma 1 dell'articolo 117 Costituzione. 4. - La Regione Molise non si è costituita. Considerato in diritto 1. - L'impugnativa del Governo investe l'articolo 1 della legge regionale del Molise 22/2005 Disciplina regionale in materia di rifiuti radioattivi , nella parte in cui vieta il deposito, anche temporaneo, e lo stoccaggio di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale, ad esclusione dei materiali necessari per scopi sanitari e per la ricerca scientifica. Tale disposizione, che esaurisce l'intero contenuto della legge stessa, è censurata per violazione a dell'articolo 117, comma 1, della Costituzione, in relazione agli articoli 174, 30 e 10 del Trattato CE, nonché del D.Lgs 230/95, e del Dl 314/03, in quanto lo smaltimento di materiale radioattivo è oggetto di disciplina comunitaria nell'ambito della tutela dell'ambiente, mentre la legge regionale del Molise 22/2005 concretizza un inadempimento comunitario del quale deve rispondere lo Stato b degli articoli 117, comma 2, lettera s , e 120 Costituzione nonché del D.Lgs 230/95, in quanto la Costituzione attribuisce allo Stato una competenza legislativa esclusiva in materia ambientale, sia pure in termini che non escludono il concorso di normative delle Regioni, le quali però non possono adottare, in materia di disciplina dei rifiuti radioattivi, il criterio di autosufficienza delle singole Regioni, poiché occorre tener conto della eventuale irregolare distribuzione nel territorio delle attività che producono tali rifiuti c ancora degli articoli 117, commi 1 e 2, lettera s , e 120 Costituzione sotto il profilo che il D.Lgs 5 febbraio 1997, n. 22, emanato in attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE su rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, esclude dal suo campo di applicazione i rifiuti radioattivi articolo 8, comma 1, lettera a , con ciò esplicitando la specialità del settore nel quale non può trovare applicazione il principio dell'autosufficienza. 2. - Il ricorso del Governo - nella parte in cui deduce la violazione dei limiti della competenza legislativa regionale articolo 117, comma 2, lettera s, e articolo 120 Costituzione - è fondato. Analoga questione è stata già esaminata da questa Corte con la sentenza 62/2005, avente ad oggetto l'impugnativa di altre similari leggi regionali 31/2003 della Regione Basilicata, 26/2003 della Regione Calabria e 8/2003 della Regione Sardegna , che, parimenti, contenevano una disciplina limitativa del transito e dello stoccaggio di rifiuti radioattivi non prodotti nel territorio della Regione. In particolare, la legge n. 31 della Regione Basilicata prevedeva anch'essa il divieto di transito e di stoccaggio di tal genere di rifiuti, contemplando - al pari della legge regionale del Molise 22/2005, attualmente impugnata - un'eccezione in caso di esigenze sanitarie o scopi di ricerca scientifica. Nella menzionata pronuncia, dichiarativa dell'illegittimità costituzionale delle tre leggi regionali impugnate, questa Corte ha ribadito che la materia dell'ambiente e dell'ecosistema rientra nella competenza esclusiva dello Stato articolo 117, comma 2, lettera s, Costituzione , anche se ciò non esclude il concorso di normative regionali, fondate sulle rispettive competenze quale quella afferente alla salute e al governo del territorio articolo 117, terzo comma, Costituzione , volte al conseguimento di finalità di tutela ambientale. Inoltre, questa Corte ha escluso che la Regione possa adottare misure dirette ad ostacolare la circolazione di persone e cose tra le Regioni ed ha affermato nella menzionata pronuncia che le leggi regionali, allora impugnate, violavano anche tale specifico ulteriore limite articolo 120, comma 1, Costituzione . Va altresì ribadito che il problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi, che ha una dimensione nazionale, non può essere risolto dal legislatore regionale in base al criterio della c.d. autosufficienza a livello regionale, dovendo invece tenersi conto della possibile irregolare distribuzione di tali rifiuti sul territorio nazionale. Le stesse ragioni poste a fondamento della menzionata pronuncia di illegittimità costituzionale delle citate precedenti leggi regionali concorrono - assorbito il profilo della dedotta violazione dell'articolo 117, comma 1, Costituzione - a ritenere costituzionalmente illegittima l'impugnata legge 22/2005 della Regione Molise. PQM La Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Molise 22/2005 Disciplina regionale in materia di rifiuti radioattivi . ?? ?? ?? ?? 1 2