Rischia di costare cara la discriminazione degli ex lettori di lingua straniera

Italia ancora parzialmente inottemperante ad una sentenza del 2001. E all'orizzonte si profila, chiesta da Bruxelles, una multa-record da 300 mila euro al giorno

La discriminazione operata nei confronti degli ex lettori di lingua straniera in alcune università italiane rischia di costare molto più di una loro corretta regolarizzazione contrattuale. È all'orizzonte infatti una pronuncia della Corte di Giustizia europea, alla quale la Commissione chiede di condannare l'Italia ad una multa di quasi 310 mila euro al giorno a partire dalla data della sentenza per non aver ottemperato a quanto, nel giugno del 2001, gli stessi giudici di Lussemburgo avevao deciso ovvero di equiparare chi svolgeva il ruolo di lettore di lingua straniera negli Atenei italiani - in termini di trattamento economico e previdenziale - a chi, cittadino italiano, svolgeva funzioni di pari livello. Tuttora, nonostante siano trascorsi parecchi anni, non tutte le università hanno sistemato le posizioni in maniera corretta. Soprattutto coloro che sono stati regolarizzati dal punto di vista contrattuale attraverso l'assunzione come collaboratori linguistici trasformazione del profilo avvenuta in seguito alla legge 236/95 non si sono visti attribuire l'anzianità pregressa, cioè gli anni duranti i quali erano ancora definiti lettori di lingua straniera. Dopo la condanna del 2001 la Commissione ha più volte sollecitato l'Italia ad adeguarsi. Ma Roma, nonostante alcuni passi avanti, compreso un decreto specifico per la ricostruzione della carriera degli ex lettori, non è riuscita evidentemente a forzare gli ostacoli frapposti da università e sindacati che non hanno trovato una visione comune della vicenda. Nel marzo del 2004 la Commissione europea si è stancata di ascoltare le giustificazioni italiane e la continua dilazione nel tempo della soluzione richiesta. E quindi Bruxelles si è rivolta ai giudici di Lussemburgo per far pagare a Roma l'ormai lunga inottemperanza alle decisioni anti-discriminazione. L'ultima udienza della causa, a metà novembre, è servita solo a riproporre le tesi contrapposte, anche se l'Italia ha fatto presente la propria attività legislativa per sanare la questione la Commissione, dal canto suoi, ha rilevato che l'unificazione de jure tra ex lettori e ricercatori a tempo definito non dimostra che il trattamento economico concesso ai primi sia equivalente a quello dei lavoratori nazionali con la stessa esperienza . Come dire che se le discriminazioni basate sulla cittadinanza quelle accertate nel 2001 persistessero ancora - ovvero non sia provato il contrario - Roma dovrà pagare i ritardi burocratici, o di altra natura, a caro prezzo 12 mila e 906 euro per ogni ora che passa - giorno e notte - fino alla parità di trattamento tra ex lettori e italiani di pari qualificazione ed esperienza.