Imputato non colpevole fino a prova contraria ma se è dipendente pubblico è meglio che intanto se ne stia a casa

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino* La pendenza di un procedimento penale, in attesa dei definitivi accertamenti circa gli addebiti contestati, può manifestare in sé l'incompatibilità della prestazione del servizio del dipendente coinvolto con l'interesse pubblico, comportando, la prosecuzione dello stesso, il turbamento dell'immagine della Pubblica Amministrazione sotto il profilo della sua affidabilità. È su questi principi, enunciati nella sentenza 2830/06 qui leggibile nei documenti correlati, che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio - sezione Ibis - ha confermato il provvedimento con cui un'Azienda sanitaria locale aveva sospeso cautelarmene dal servizio, ai sensi dell'articolo 91 del Dpr 3/1957 fino alla sentenza definitiva , un proprio sanitario dipendente. Nella motivazione del provvedimento l'amministrazione aveva tenuto conto dell'avvenuto esercizio dell'azione penale a carico del dipendente, in relazione ad una tipologia di reati - atti di libidine con abuso dei poteri e violazione dei doveri nei confronti di paziente - ed in relazione a fatti contestatigli che si sono verificati in occasione dello svolgimento del servizio all'interno dei locali del pronto soccorso della struttura ospedaliera di dipendenza, anche in considerazione della posizione del medesimo nell'organizzazione della stessa Amministrazione - medico di turno. Per il collegio, tali elementi ex se costituiscono idoneo e sufficiente presupposto per l'adozione del rimedio che l'ordinamento ha previsto al fine del contenimento del pregiudizio della credibilità e prestigio delle proprie istituzioni, di cui, di norma, gli uffici pubblici devono godere. La sospensione di cui al provvedimento impugnato è quella facoltativa disciplinata dall'articolo 91 del Dpr 3/1957, che, in merito, dispone che l'impiegato sottoposto a procedimento penale può essere, quando la natura del reato sia particolarmente grave, sospeso dal servizio con decreto del Ministro. Tra i motivi a sostegno del ricorso è interessante evidenziarne il primo. Eccesso di potere per mancanza o grave difetto di motivazione. Il mero riferimento alla pendenza di procedimento penale non sarebbe idoneo a sorreggere l'atto impugnato. In tema di sospensione cautelare facoltativa - osserva il collegio - l'amministrazione ha un vero e proprio potere discrezionale nel valutare l'opportunità dell'adozione o meno della detta misura, ed il giudice amministrativo può solo sindacare la ricorrenza di scelte inficiate da grave irrazionalità. I giudici romani evidenziano, altresì, che la sospensione cautelare non ha natura sanzionatoria, in quanto l'adozione della detta misura non pregiudica l'integrale reintegrazione del dipendente nelle funzioni e negli assegni non percepiti, se il procedimento disciplinare non viene intrapreso nei termini di legge, ovvero se già avviato, si conclude positivamente, configurandosi, piuttosto, come rimedio provvisorio a tutela del superiore interesse pubblico dell'Amministrazione, minacciato dalla permanenza sul posto di lavoro del dipendente cui sono contestati fatti. Ciò a cui deve tendere l'amministrazione - a parere dei giudici - è di evitare che i fatti addebitati al dipendente possano turbare il regolare svolgimento della cosa pubblica ed arrecare prestigio alla stessa. Nel caso in esame, la gravità dei fatti contestati al dipendente, la rilevanza penale degli stessi, anche in relazione alla qualifica ed ai compiti del ricorrente, riempiono di contenuto la motivazione del provvedimento che risulta essere, pertanto, adeguata. Per quanto non abbia vero carattere sanzionatorio, è senz'altro da ravvisare nell'istituto della sospensione cautelare facoltativa del pubblico dipendente una sorta di presunta colpevolezza, a dispetto della presunta innocenza costituzionale. Il prestigio della pubblica amministrazione prevale sempre ed in ogni caso sul prestigio del dipendente persona fisica. Principio teoricamente incontestabile, se non fosse che la pubblica amministrazione è rappresentata da altra persona fisica che valuta e sospende, anche per lunghi periodi, chi da quella decisione, basata su un ampio potere discrezionale e legata, a volte, a facile imputazione penale, rischia di perdere il proprio di prestigio, con prevedibili danni economici es. indennità, straordinari , che prescindono dalla retribuzione netta e, soprattutto, con incommensurabili danni morali, prestigio che nessuna reintegrazione in servizio potrà mai più restituirgli. Non a caso, quindi, mai come in questo tipo di provvedimenti, parte della giurisprudenza richiede una puntuale e espressa motivazione in ordine agli effetti negativi che potrebbero derivare dalla permanenza in servizio di un dipendente coinvolto in gravi fatti di rilevanza penale. * Avvocato