Liberazione anticipata, i termini dell'applicazione

Per ottenere il beneficio l'ampiezza dell'intervallo di tempo tra due periodi di carcerazione non è di per sé di ostacolo alla loro valutazione complessiva qualora la somma raggiunga un semestre di pena e si riferisca alla medesima esecuzione

Ai fini dell'applicazione del beneficio della liberazione anticipata l'ampiezza dell'intervallo di tempo tra due periodi di carcerazione non è di per sé di ostacolo alla loro valutazione complessiva qualora la somma dei periodi raggiunga un semestre di pena e si riferisca alla medesima esecuzione, sempre che la durata dei periodi di carcerazione sia tale da consentire un'effettiva valutazione e nell'intervallo dei periodi di libertà non siano state poste in essere condotte criminose o anche semplicemente antisociali. È quanto stabilito nella sentenza 19594/06 qui pubblicata tra i documenti correlati. di Giuseppe Santalucia La Corte accoglie il ricorso avverso il provvedimento contro l'ordinanza del tribunale di sorveglianza che ha rigettato l'istanza di applicazione della liberazione anticipata in relazione a due periodi di detenzione - 17 agosto 2002/20 novembre 2002 e 22 aprile 2004/19 luglio 2004 - tra loro distinti, dato che i detti periodi non integravano un trimestre probabilmente deve intendersi un semestre ed in ragione del cospicuo intervallo di tempo tra i due periodi, che è stato ritenuto un impedimento ai fini dell'esame della continuità dell'offerta trattamentale. Ritiene la Corte che la lunghezza dell'intervallo di tempo tra i due periodi di carcerazione non sia di per sé di ostacolo alla loro valutazione complessiva, qualora la somma dei periodi raggiunga un semestre di pena e si riferisca alla medesima esecuzione. Nella materia deve ritenersi escluso ogni automatismo ed occorre fare riferimento alla personalità del soggetto ed a tutti quegli elementi che consentano di verificare se, malgrado l'interruzione, vi sia stata effettiva partecipazione al trattamento penitenziario, prodromica ad ulteriori eventuali processi rieducativi. La durata dei periodi di carcerazione deve essere comunque tale da consentire un'effettiva valutazione e l'intervallo costituito dai periodi di libertà non deve essere caratterizzato dalla commissione di condotte criminose o anche semplicemente antisociali. Il principio di diritto espresso è conforme a sezione prima, n. 1019/99, ric. Sessa, secondo cui non è necessaria, per la concessione del beneficio, la continuità del periodo di detenzione da valutare, perché il computo del semestre di pena scontata ai fini della detrazione prevista dall'articolo 54 ordinamento penitenziario può avvenire anche cumulando periodi di detenzione separati da un intervallo temporale, purché si tratti di frazioni di semestre che si prestino ad un efficace apprezzamento della partecipazione all'opera rieducativa. Nel caso di tale ultima decisione è però da rilevare che la Corte ha escluso la legittimità della sommatoria di periodi di detenzione fra loro cronologicamente distanti e tali da non consentire la partecipazione al trattamento rieducativo. Si consideri anche sezione prima, n. 1273/96, ric. Pg in proc. Lo Bue, per la quale la possibilità di sommare periodi non continui non è esclusa a priori , dovendo invece essere valutata caso per caso, giacché la norma prevede quale condizione per la concessione del beneficio la prova di partecipazione all'opera di rieducazione, ed è dunque a tale parametro che occorre fare riferimento per stabilire se, nonostante l'interruzione del semestre, sia possibile un giudizio positivo sulla partecipazione al programma socializzante. In senso contrario, invece, si pone un ormai lontano precedente sezione prima, n. 377/90, ric. Frezzolini, che stabilì che, verificatasi l'interruzione dello stato di detenzione, il giudizio sulla partecipazione all'opera di rieducazione dovesse essere formulato separatamente perché dopo ogni interruzione ha inizio una nuova attività di trattamento. E decisioni ancora precedenti affermavano che in caso di interruzione tra periodi di detenzione si potesse operare soltanto valutazioni separate. Sezione prima, n. 1391/82, ric. Di Cristino, affermava che l'interruzione tra periodi di detenzione, pur se causata da evasione, non precludeva la valutazione autonoma del comportamento tenuto dal condannato ed ancor meglio, sezione prima, n. 618/83, ric. Paterna, secondo cui la valutazione della partecipazione del detenuto all'opera di rieducazione doveva riguardare tutto il periodo di detenzione preso in esame, globalmente considerato e non frazionato, e che nel caso di periodi di detenzione distinti, intervallati da interruzioni per il riacquisto della libertà, il giudizio doveva essere formulato separatamente per ciascun periodo. 1

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 3 marzo-8 giugno 2006, n. 19594 Presidente Sossi - Relatore Fazzioli Ricorrente D'Alessandro Osserva D'Alessandro Stefano ricorre per cassazione contro l'ordinanza del 18 gennaio 2005 con la quale il tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato l'istanza di applicazione della liberazione anticipata in relazione al periodo di detenzione 17 agosto 2002-20 novembre 2002 e 22 aprile 2002-19 luglio 2004 in quanto i periodi considerati non integrano un trimestre ed inoltre il cospicuo intervallo di tempo tra loro intercorrente costituisce un grosso ostacolo ai fini dell'esame della continuità dell'offerta trattamentale da parte del condannato . Sostiene il ricorrente che rilevante ai fini dell'applicazione della liberazione anticipata è la possibilità di una valutazione unitaria della condotta del detenuto al di fuori di ogni automatismo ed indipendentemente dalla lunghezza dell'intervallo intercorrente tra i vari periodi di carcerazione. Assume che nel caso in esame tale valutazione doveva concludersi positivamente in considerazione del contenuto delle relazioni comportamentali, della sentenza della Corte d'appello di Torino che gli aveva riconosciuto l'attenuante del risarcimento del danno e le attenuanti generiche e del fatto che rimesso in libertà si era dedicato al volontariato ed al lavoro. I motivi di ricorso sono fondati. La lunghezza dell'intervallo di tempo intercorrente tra due periodi di carcerazione non è di per sé ostativa ad una loro valutazione complessiva qualora la somma dei periodi raggiunga un semestre di pena e si riferisca alla medesima esecuzione, in quanto nella materia in esame deve essere escluso ogni automatismo ed occorre sempre fare riferimento alla personalità del soggetto ed a tutti quegli elementi che consentano di accertare se, malgrado la soluzione. di continuo, vi sia stata una effettiva partecipazione al trattamento penitenziario, prodromica ad ulteriori eventuali processi rieducativi. Ovviamente deve trattarsi di periodi di durata tale da consentire una effettiva valutazione e non intervallati da periodi di libertà in cui risultino poste in essere condotte criminose o anche semplicemente antisociali. Nel caso di specie, a parte ogni considerazione sulle circostanze di fatto dedotte dal ricorrente a sostegno della sua istanza, la cui valutazione è di esclusiva competenza del giudice di merito, va rilevato che dall'ordinanza impugnata risulta che il primo periodo di carcerazione in contestazione si allacciava al periodo di detenzione di cui al semestre 17 febbraio 2002-17 agosto 2002, mentre il secondo periodo 22 aprile 2004-19 luglio 2004 a quello per il quale era in corso di esecuzione la pena deve escludersi, quindi, che si trattasse di periodi di carcerazioni isolati che non consentivano una appropriata valutazione. L'ordinanza impugnata deve, pertanto, essere annullata con rinvio per nuovo esame sul punto alla stesso tribunale di sorveglianza. PQM annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Torino.