Obbligo di trasparenza e nullità del contratto bancario, da ""May way"" a ""4you"" passando per la tutela del consumatore.

di Giulia Milizia

di Giulia Milizia Negli ultimi tempi ha avuto una vasta eco la vicenda di Unipol e dell'incriminazione di Consorte, di altri alti funzionari statali ed eminenti esponenti della finanza italiana. Questa, però, non è l'unica polemica sorta circa la mancanza di trasparenza delle operazioni compiute dalle varie banche italiane. Recentemente, infatti, la vicenda della vendita dei prodotti finanziari May Way/4 you della Banca 121 Pf/Monte dei Paschi è tornata alla ribalta della cronaca giuridica, grazie a due recenti sentenze di merito qui di seguito allegate Tribunale di Firenze del 19/04/05 e Tribunale di Brindisi del 21/06/05. Si ricordi che il tema, che qui s'intende affrontare, si inserisce in quel filone di truffe e tracolli finanziari sorti con i cc.dd. Tango Bonds e le vicende relative ai crack del Gruppo Cirio e Parmalat v. Cafaro Anche le banche hanno l'obbligo del consenso informato il caso internazionale dei bonds argentini in D& G numero /04, ed. Giuffrè . Anche per i contratti bancari vige l'obbligo del consenso informato, obbligo, per certi versi, identico a quello prestato dal paziente al medico curante prima dell'intervento consenso informato e che se inesistente o parziale comporta la nullità del contratto stipulato, nonché la condanna alla refusione dei danni subiti dal risparmiatore. In limine, si richiami l'attenzione sulla direttiva Istruzioni operative per l'individuazione di operazioni sospette , emanata dal Governatore della banca d'Italia Fazio, ironicamente sottoposto ad indagine giudiziaria proprio per aver commesso atti in violazione anche di questa direttiva. Essa, è bene ricordarlo, detta una serie di regole e parametri, cui si devono adeguare gli operatori finanziari per un comportamento trasparente e corretto, tale da garantire un buon funzionamento del sistema globale e tutelare gli interessi del risparmiatore, cosa che, come si è evidenziato, nella realtà, purtroppo, non sempre accade v. amplius L'assegno e la regolarità delle girate.Banche negligenti?Cittadini tutelati.Non c'è continuità se la firma appartiene ad un falsus procurator di Marsili/Santori, D& G numero /06, ed.Giuffrè, pagg 17 ss. . IL FATTO I risparmiatori di cui alle due sentenze allegate sottoscrivevano nel corso del 2001, rispettivamente con la banca Toscana e col Monte dei Paschi, un contratto a loro prospettato come prodotto previdenziale , ma rivelatosi un mutuo di scopo, basato sull'acquisto di particolari strumenti finanziari, e segnatamente di titoli Republic of Italy , nonché di quote del fondo comune di investimento Spazio Euro. NM . Quale contropartita della concessione del finanziamento, il risparmiatore - per tutta la durata del rapporto negoziale - è tenuto al pagamento di una rata costante che comprende un tasso di interesse del 6,8% annuo Trib. Brindisi, sent.cit. . Una volta avvedutisi dell'inganno gli investitori citavano le rispettive banche per la risoluzione dei suddetti contratti e restituzione delle somme investite, oltre accessori di legge. Vari i motivi posti a fondamento delle pretese attoree conflitto di interessi, violazione della normativa consumeristica e relativa inefficacia del contratto e nullità di vario genere. PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI E LEGISLATIVI Le pronunce in oggetto non costituiscono il primo caso di condanna di una banca per violazione degli obblighi di trasparenza, correttezza e diligenza, tematica tra l'altro abbastanza recente e che, per i noti crack finanziari di cui si diceva sopra v. anche recenti fatti di cronaca giudiziaria americana e russa , è destinata ad espandersi, a mio modesto avviso, sino a divenire un nuovo filone giurisprudenziale a sè stante si rammenti il caso dei 210 lavoratori della provincia leccese aderenti alla CISL e FIBACISL, segnalato da Cafaro, op.cit. pag.65 v. ex multis Trib.Mantova 18/03/04 Tribunale Bari, Sezione seconda civile 26/05-20/06/05 CDA Venezia Sezione seconda civile, nnumero /06/04 e 22/11/04 . Infatti la legge154/92, attuativa della Direttiva Consiglio 89/646/Cee del 15/12/89, il D.Lgs. 58/1998 TUF ed il regolamento, esecutivo del regolamento Consob11522/98, prevedono espressamente che il risparmiatore all'atto di sottoscrivere qualsiasi contratto bancario, specialmente se inerente all'acquisto di prodotti finanziari e/o previdenziali e similia, debba essere debitamente informato del tipo di prodotto che intende acquistare, del rendimento dello stesso o viceversa se è un prodotto a rischio cioè relativo ad/o collocato su di un mercato che rischia il collasso, come fu per la vicenda dei bonds argentini e deve ricevere tutte quelle informazioni, che gli permettano di sottoscrivere tranquillamente e con cognizione di fatto il contratto de quo. Informazione altrettanto fondamentale è quella relativa all'eventuale conflitto d'interesse tra la banca trattante e quella o quelle trattataria /e . Nei casi in specie è plateale il conflitto d'interesse, dal momento che i prodotti acquistati dai risparmiatori servivano a finanziare le banche in questione. Il promotore finanziario deve prospettare l'investimento in modo chiaro, facilmente comprensibile anche da chi non abbia conoscenze bancarie e seguire passo passo nella formazione del contratto de qua il risparmiatore, consigliandolo al meglio in termini chiari deve anteporre l'interesse del consumatore a fare un buon investimento a qualsiasi altro interesse di terzi, in primis quello della banca proponente. Come detto nei casi in questione ciò non è avvenuto. I contratti devono essere conclusi nella sede bancaria o nelle agenzie autorizzate, debitamente compilati in ogni sua parte e firmati, come prevede la normativa in tema di contratti di adesione a formulari predisposti, dovendosi considerare nulli i contratti stipulati telefonicamente Trib.Ba sent.cit. con nota di Perinu, Tango bond, un punto ai risparmiatori, per l'acquisto serviva la forma scritta. Banca condannata, non validi gli ordini impartiti al telefono in D& G numero /06 pagg.34 ss, ed.Giuffrè . In mancanza di queste dovute informazioni, come evidenziato dalla sentenza del Trib. di Firenze ai punti 28-32, si viene a creare uno squilibrio tra le parti ed un'iniquità sostanziale, tanto maggiore quanto più grande sarà l'aggravarsi dell'asimmetria informativa presente nei contratti di adesione v. ex multis Trib. Di Roma 21/01/00 in Foro it. 2000,I, p.2045 ord.Gip Trani del 22/12/03 in dirittoegiustiza online del 25/05/04 e nota di Bottalico in D& G. numero /04 pagg.86-88 Trib.Fi del 30/05/04, Giur.it. 2005 Trib. Ta numero /04 in D& G 46/04, ed.Giuffrè . Per 4you vi era già stata condannata dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato provvedimento n. 11792 del 6 marzo 2003 , poiché il messaggio pubblicitario relativo al contratto denominato 4You è idoneo a indurre in errore gli utenti in ordine alle effettive caratteristiche del prodotto offerto, potendo, per tale motivo, pregiudicarne il comportamento economico Infatti 13. Il messaggio oggetto della richiesta di intervento si sostanzia in un depliant, composto di quattro facciate, intitolato 4 You - L'innovazione nella previdenza . Nelle pagine centrali del depliant vengono descritte le caratteristiche e le finalità del prodotto, con espressioni quali 4 You ha le risposte giuste per te, perché è un piano finanziario che ti consente, anche con piccoli versamenti mensili, di sfruttare interessanti opportunità sui principali mercati finanziari, con prospettive di guadagno potenzialmente illimitate , 4 You offre la possibilità di selezionare l'investimento maggiormente in linea con la tua propensione al rischio e La particolare struttura del prodotto, anche in funzione del fondo prescelto, consente di beneficiare dei vantaggi tipici di una Asset Allocation altamente professionale diversificazione, contenimento dei rischi, ecc. . 14. Tale prodotto viene prospettato nel messaggio in esame come un prodotto di investimento che consente, senza disporre di elevate dotazioni di capitale, di accedere alle opportunità offerte dai mercati finanziari e beneficiare dei vantaggi offerti dalla diversificazione e dalla possibilità di selezionare gli investimenti in funzione della propria propensione al rischio. 15. Per i suoi contenuti, il destinatario del messaggio è portato ad immaginare che i piccoli versamenti mensili cui il messaggio fa riferimento vengano impiegati per far fronte all'investimento con modalità analoghe a quelle previste nei piani di accumulo di capitale dei fondi comuni di investimento. 16. Nel depliant non si ravvisano elementi che informino correttamente il destinatario del messaggio della necessità di sottoscrivere un contratto di finanziamento per accedere al prodotto. Non rileva in tal senso la definizione di piano finanziario data nel messaggio al prodotto 4 You , data la generalità di tale espressione e non la idoneità della stessa ad evidenziare la componente di finanziamento del prodotto. 17. Alla luce delle considerazioni esposte, il consumatore può subire un indebito condizionamento nel proprio processo di scelta rivolgendosi all'operatore pubblicitario nell'aspettativa di effettuare un investimento, senza la consapevolezza di dover al contempo sottoscrivere anche un contratto di finanziamento. 18. Le caratteristiche di tale forma di pubblicità induce a ritenere che la società convenuta non si è comportata con correttezza nella prestazione dei servizi di investimento nei confronti dei ricorrenti avendo sottoposto ai medesimi la forma di pubblicità ingannevole sopra evidenziata. Purtroppo il caso 4you non è l'unico caso in cui la banca, negligentemente e volontariamente, omette queste informazioni preziose al formarsi del libero convincimento dell'investitore, come è noto a tutti. Si può solo auspicare che l'Antitrust, grazie anche ai rafforzati poteri ex L.248/05, possa effettuare un controllo ancor più capillare ed elidere, o, per lo meno arginare, questi comportamenti illeciti v. anche www.dirittoegiustizia.it del 24/12/05 ed, ivi, nota di Toriello . Per dovere di cronaca si riferisca che ha già aperto un'indagine, in data 18/01/06, per controllare un fenomeno tipicamente italiano gli alti costi di gestione e di chiusura dei conti correnti, tra i più alti in Europa, ed altro fulgido esempio di mancanza di trasparenza ed informazione a danno degli investitori. CONSENSO INFORMATO ED OBBLIGO DI TRASPARENZA E CORRETTA INFORMAZIONE Come si esplicava sopra ai sensi del combinato disposto degli articoli 5,6,7,8,21, 23 TUF e 27, 28 , 29 e 32 reg.Consob le banche devono correttamente fornire al consumatore tutte le notizie utili circa il tipo, la durata, la redditività e similia dell'investimento che l'investitore si appresta a sottoscrivere. Tali informazioni non solo non devono essere generiche, ma dettagliate, scritte in modo chiaro e comprensibile anche dall'uomo medio a partire dai caratteri usati per la compilazione del prospetto informativo. Infatti, il più delle volte, tali contratti sono scritti non solo in modo molto tecnico, ma con caratteri sì piccoli e fitti da risultare di difficile lettura anche ad una persona giovane, ergo d'impossibile lettura e comprensione per una persona anziana. In sostanza, come esplicato nei . 11 ss. della sentenza fiorentina e nella motivazione di quella brindisina, il comportamento della banca nel pubblicizzare ed offrire tali prodotti al consumatore deve osservare la più assoluta correttezza, chiarezza e trasparenza nel fornire qualsiasi informazione relativa al prodotto finanziario in questione dalla sua origine, ai fini che permette di conseguire la sottoscrizione del contratto bancario de quo e similia in osservanza di quanto stabilito dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la quale col provvedimento n. 11792 del 6 marzo 2003 ha condannato la Banca Toscana, perché il messaggio pubblicitario relativo al contratto denominato 4You è idoneo a indurre in errore gli utenti in ordine alle effettive caratteristiche del prodotto offerto, potendo, per tale motivo, pregiudicarne il comportamento economico . Quindi il caso in specie concerne un ampio segmento giuridico interessando varie discipline, come è facilmente intuibile, e si può evidenziare la violazione sia della normativa contrattualistica contenuta nel codice civile ex articolo1357 ss., sia quella della del T.U. della finanza, sia tutta quella normativa dell'antitrust circa il divieto di pubblicità ingannevole rilevanza penale ex articolo 640 Cp . È chiaro che i contratti di cui ci si occupa nella presente nota sono atipici o misti, poiché non sono solo contratti di offerta al pubblico, ma hanno in sé anche elementi di contratti bancari e, soprattutto, aleatori. Questi ultimi sono caratterizzati dall'alea, cioè dal caso, dalla sorte l'investimento può avere un maggior o minore rendimento in base a parametri fissi, come l'andamento di un certo mercato, nazionale e/o estero, o delle borse, caratterizzato come è ovvio da un elemento casuale, trascendente parzialmente la volontà umana. In ogni caso questo elemento di rischio può essere facilmente previsto ed evitato dagli esperti finanziari per es. era facilmente prevedibile il crollo dei mercati argentini, ergo un buon consulente finanziario avrebbe dovuto evitare di consigliare l'acquisto di prodotti legati a questo mercato, pena la rifusione dei danni causati dalla sua superficialità ed imperizia. Nei casi analizzati, invece, l'elemento aleatorio era stato prospettato come elemento di certezza di guadagno. Altre condizioni necessarie per la validità di questi contratti sono 1 la natura giuridica della società emittente le azioni in esame, il suo volume di affari, il suo capitale sociale, se esso fosse o meno interamente versato, ecc 2 gli eventuali rapporti di collegamento e/o partecipazione societaria 3 la redditività media dei titoli negoziati, mediante riferimento comparativo all'utile ricavato dalle precedenti collocazioni di detto titolo sul mercato. Informazioni che, sole, avrebbero consentito al risparmiatore una piena consapevolezza degli strumenti finanziari che si accingeva ad acquistare. Informazioni che, nondimeno, sono state, nella specie, del tutto omesse sent.cit. Si aggiungano anche tutte le informazioni circa l'eventuale conflitto d'interessi della banca emittente/prospettante ed il reale fine cui era destinato l'investimento. È solare che in questo caso tali informazioni non sono state fornite, ma l'investimento è stato prospettato in modo tale da simularne, all'insaputa dell'investitore, un altro in danno di quest'ultimo dalle motivazioni emergono chiaramente i veri obbiettivi delle banche coinvolte, certamente non trasparenti ed al limite della legalità v. Sepe I servizi di investimento , in Testo Unico dei mercati finanziari , a cura di Laicata e Napoleoni, Mi, 1998, pagg. 28 ss. Annunziata, La disciplina del mercato mobiliare , To, 2002, p.107 . È chiaro, anche, che tutte queste clausole predefinite, senza che il risparmiatore possa far valere i propri diritti, siano volutamente elaborate in modo da risultare incomprensibili al consumatore e da volerlo trarre in inganno prospettandogli una situazione ben diversa da quella reale, come espresso dai .46 ss della sentenza fiorentina, ergo sono vessatorie ed i contratti sono nulli. In tal modo l'investitore ha prestato un consenso formalmente e giuridicamente nullo, per i motivi sinora esposti e perché la sua volontà è stata fuorviata da una pubblicità ingannevole, sì che i contratti in questione sono nulli e lo stesso dovrà essere risarcito dei danni subiti, sotto vari aspetti, in primis quello relativo al conflitto d'interessi. Per completezza d'informazione si noti che la volontaria omissione di tutte le informazioni su menzionate integra gli estremi della truffa ex articolo640 Cp v. Bottalico Prodotti finanziari, è truffa l'omessa informazione del cliente il risparmiatore deve conoscere il significato delle clausole in D& G 26/04, op.cit., Cafaro Anche le banche hanno l'obbligo del consenso informato D& G numero /04 . CONFLITTO D'INTERESSI E NULLITÀ DEI CONTRATTI Un elemento comune alle due vicende è il pacifico conflitto d'interessi delle banche coinvolte nell'offerta di contratti non conformi a quelli offerti al pubblico. Si ricordi che l'articolo 27 del Regolamento della Consob numero del 1998 sancisce l'obbligo, per le banche, di evidenziare, anche in forma grafica, gli eventuali conflitti d'interessi nell'operazione proposta e/o con le altre banche ed/od istituti di credito coinvolti. In entrambi i casi non solo non sono state fornite queste informazioni, ma la banca ha, fraudolentemente, tralasciato di comunicare che il vero fine dell'investimento era quello di autofinanziarsi e per questo motivo era applicato, come esplicato in motivazione, un tasso discretamente alto 6,8% sentenza di Brindisi oppure ha venduto un prodotto come previdenziale, ma in realtà celava un vero e proprio mutuo di scopo sentenza di Firenze . Sono state violate una pluralità di norme non solo codicistiche, ma anche speciali legge 1/1991, articolo 21 legge 58/1998 e direttiva 93/22/Cee, norme che sanciscono l'obbligo giuridico ed etico, per gli istituti di credito, di agire nel superiore interesse dell'investitore, astenendosi da ogni operazione in caso di coinvolgimento diretto od indiretto delle stesse o di società controllate a qualsiasi titolo. Tale onere impone che le banche informino in modo chiaro e comprensibile, come previsto dalla normativa consumeristica ex articoli1469 bis ss Cc e dalla nuova disciplina del codice del consumatore e del risparmiatore, l'investitore delle crisi di mercato, della redditività dei titoli, dei profitti ricavabili etc. È solare che nelle vertenze affrontate nelle sentenze de quo ciò non sia avvenuto. Tutto ciò comporta la chiara nullità dei contratti, ma anche l'obbligo delle banche di rifondere i clienti per i danni subiti non solo patrimoniali, ma anche esistenziali, in base alla celebre ripartizione ideata dal Cendon. Inoltre è chiaro che vi sia un enorme squilibrio tra i due sinallagma, visto che il rischio che deve affrontare il cliente è molto più forte e rilevante di quello degli istituti proponenti, oltre al fatto che non sia in grado di comprendere alcune sfumature ed informazioni, facilmente intelligibili solo da chi ha una certa conoscenza di nozioni economistiche e bancarie, se non le sono chiaramente esplicate dal proponente . Ormai la giurisprudenza è costante sul punto e condanni sistematicamente le banche che agiscono in maniera non limpida, violando il principio del neminem ledere, ma, malgrado ciò, episodi del genere continuano a verificarsi costantemente. Per concludere, in limine, si veda la soluzione proposta dal Trib. di Parma del 05/09/05 cui si rimanda integralmente, edita in www.personaedanno.it , in cui si prospetta una nullità virtuale dei contratti stipulati in aperta violazione degli obblighi di consenso informato, correttezza e trasparenza, poiché il contratto formalmente è regolare, produce effetti opponibili a terzi, ma, de facto, è nullo perché la volontà del risparmiatore è stata coartata. Un concetto nuovo ma molto efficace. CONCLUSIONI Purtroppo oggi, come dimostrato dai recenti fatti di cronaca, siamo ancora ben lontani dalla tutela effettiva e sostanziale del consumatore. La cartina di tornasole è data dal fatto che la maggior parte dei contratti bancari, per quanto riguarda gli obblighi di trasparenza, contengono una clausola chiara e sintomatica del perseverare nell'atteggiamento sinora criticato la banca x non aderisce all'ombudsman bancario L'ombudsman, di cui sopra, non è altro che un istituto, sorto da un accordo firmato, nell'ottobre 2005, da alcuni istituti di credito di maggior interesse nazionale e dalle più influenti associazioni di tutela dei consumatori per tutelare i diritti dei clienti a sottoscrivere dei formulari chiari, facilmente comprensibili dall'uomo medio e contenenti correttamente tutte le informazioni previste per legge, circa l'investimento che si apprestano a sottoscrivere ed/od il prodotto che stanno per acquistare. Un funzionario apposito deve, cioè, controllare la regolarità e la conformità ai vari obblighi di legge di tutte le operazioni bancarie, in analogia con l'omonimo istituto svedese, sì da preservare gli interessi dell'investitore. Questo accordo è molto importante perché, nelle intenzioni dei sottoscrittori, è volto ad arginare tutte quelle situazioni poco chiare, che hanno portato i risparmiatori a perdere i capitali investiti, in forza dei contratti sinora criticati ed alla polemica che ha coinvolto, più o meno direttamente, la Banca d'Italia. Si noti come anche questa nuova clausola sia de facto abusiva. È palese come questo atteggiamento vanifichi gli sforzi che ci si era prefissi con la stipula del sopraccitato accordo. S'informi il consumatore che ha sempre il diritto di chiedere ed ottenere spiegazioni dettagliate e trasparenti sul contratto bancario che si appresta a sottoscrivere, senza aver vergogna di farsi esplicare i termini e/o i punti che gli risultino incomprensibili e di ottenere tutte quelle informazioni previste per legge, sì da poter prestare il proprio consenso in modo ponderato e pienamente consapevole, cosa che allo stato, come si è dimostrato, non può fare. Le nuove norme previste dalla legge 248/05, entrate in vigore in parte all'inizio dell'anno ed in parte vigeranno dal 01/03/06, anziché rafforzare la tutela del risparmiatore, de facto, lo sottopongono a severi e, forse, ingiusti controlli, senza che sia rafforzata la vigilanza sull'operato delle banche. In tal modo il sinallagma tra investitore ed istituti di credito risulta ulteriormente squilibrato a danno del cittadino. C'è da augurarsi che il legislatore colmi al più presto questa lacuna legislativa e tuteli in modo veramente efficace l'utente, come previsto anche dalla nostra costituzione ex articoli 41,45, 47. È pacifico che, qualora non vengano fornite le dovute informazioni o siano date in modo parziale, il risparmiatore dovrà essere adeguatamente risarcito non solo ex articoli1218, 2056 ss Cc ma anche ex articolo 2059 Cc. È facilmente intuibile la lesione subita dal risparmiatore che, mal informato dalla banca proponente, si trovi a perdere i propri risparmi con le ovvie ripercussioni sulla vita familiare, sociale e sulla sua crescita personale. Andrebbero inoltre potenziati gli strumenti d'informazione e di difesa come il progetto patti chiari www.pattichiari.it sì che si crei nel risparmiatore una piena consapevolezza dei suoi diritti e si possa difendere autonomamente dalle frodi , poste in essere da istituti di credito poco professionali. Bisogna rilevare, per correttezza d'informazione, che le spiegazioni offerte da questo sito talvolta sono state criticate, adducendo che è fatto prevalentemente dalle banche, ma sono per lo più dettate dalla scarsa informazione visto che è nato dalla sinergia delle banche e delle maggiori associazione a tutela del consumatore. Sarebbe bene che l'investitore impari ad usare anche alcuni strumenti messi a disposizione da diversi comuni come lo sportello del consumatore, ove volontari delle maggiori associazioni a tutela del consumatore, forniscono gratuitamente informazioni e consigli su come ovviare e tutelarsi da questi gravi inconvenienti. Uno degli strumenti che l'investitore ha a disposizione è la possibilità di esperire una class action, cioè un'azione collettiva simile all'omonima americana, che il nostro legislatore ha previsto, recentemente, per tutelare il consumatore a fronte di tutte le lesioni ai propri interessi causate dalla stipulazione di contratti ex articolo1342 Cc, come nel caso in specie. Purtroppo, come si è detto, allo stato, siamo ancora lontani da questi traguardi e sarebbe auspicabile un rafforzamento e la creazione di una vera cultura d'informazione delle masse degli utenti relativamente ai loro diritti ed ai mezzi di tutela che la legge mette a loro disposizione.

Tribunale di Brindisi - Sezione fallimentare - sentenza 21 giugno 2005 Presidente Fedele - Relatore Calmieri Svolgimento del processo Con atto di citazione ritualmente notificato, D. S. ha convenuto in giudizio la Banca Monte dei Paschi di Siena Spa esponendo che a seguito di numerosi colloqui sollecitati dal direttore di filiale dell'ex Banca 121 Spa nel corso dell'anno 2001 egli aveva concluso con la predetta banca un piano finanziario denominato 4 You tale prodotto gli era stato presentato quale strumento di previdenza integrativa idoneo a consentirgli guadagni su base annua superiori a quelli dei titoli di Stato al momento della stipula del contratto egli aveva sottoscritto tutta una serie di documenti non ancora compilati e da lui non visionati, stante il rapporto fiduciario intercorrente con il suddetto diretto di filiale, e previa assicurazione di quest'ultimo che di lì a breve gli sarebbe pervenuta copia di tutta la documentazione da lui sottoscritta egli aveva stipulato il contratto sulla base della duplice assicurazione del direttore di filiale sia che trattavasi di prodotto previdenziale, sia che egli avrebbe potuto in qualsiasi momento sciogliersi dal contratto, ottenendo la restituzione delle somme già corrisposte, maggiorate degli interessi rassicurato da tale prospettazione dell'investimento, egli si era impegnato a versare la somma di ex lire 300.000 mensili nel corso del 2003 aveva appreso dai mass media che il prodotto da lui acquistato consisteva non già in un piano previdenziale, sebbene in un finanziamento collegato all'acquisto di titoli di pertinenza della ex Banca 121 Spa tale contratto doveva reputarsi nullo, o comunque annullabile, per le ragioni esposte in atti. Ha chiesto pertanto dichiararsi la nullità o annullamento del contratto in esame, con contestuale condanna della banca convenuta sia alla restituzione delle somme da lui versate, maggiorate della rivalutazione monetaria e degli interessi legali, sia al risarcimento dei maggiori danni da lui subiti. Il tutto con vittoria delle spese di lite, da distrarsi in favore del suo procuratore anticipatario. Costituitasi in giudizio, la banca Monte dei Paschi di Siena Spa ha chiesto il rigetto della domanda, con vittoria delle spese di lite. A seguito di istanza ex articolo 12 D.Lgs 5/2003, il giudice relatore ha fissato udienza collegiale di discussione della causa per il 17 maggio 2005. A tale udienza le parti hanno illustrato le rispettive conclusioni e discusso oralmente la causa. Di seguito, previa conferma del decreto del Gr, il Tribunale - ai sensi dell'articolo 15, comma 5, D.Lgs 5/2003 - ha riservato il successivo deposito della sentenza. Motivi della decisione La domanda principale dell'attore è fondata, per quanto di ragione, e deve pertanto essere accolta, nei limiti di cui appresso. Con il primo motivo di censura, deduce l'attore la nullità del contratto in esame per contrarietà a norme imperative, stante la mancata osservanza, da parte della banca proponente l'investimento, delle previsioni di cui agli articoli 21 e ss. D.Lgs 58/1998. La censura è fondata. Il contratto oggetto del presente giudizio, denominato 4 You , costituisce la risultante di una serie di operazioni economiche tra di loro funzionalmente collegate. Precisamente, il negozio si articola nella concessione, da parte della banca proponente l'investimento, di un finanziamento destinato esclusivamente all'acquisto di particolari strumenti finanziari, e segnatamente di titoli Republic of Italy , nonché di quote del fondo comune di investimento Spazio Euro. NM . Quale contropartita della concessione del finanziamento, il risparmiatore - per tutta la durata del rapporto negoziale - è tenuto al pagamento di una rata costante che comprende un tasso di interesse del 6,8% annuo. Tale essendo il contenuto essenziale del contratto, occorre ora individuarne la natura giuridica, al fine dell'individuazione della disciplina applicabile. Sul punto, reputa il Collegio che si esula senz'altro, nel caso in esame, sia dalla figura del mutuo semplice, sia da quella del c.d. mutuo di scopo. Ciò in quanto caratteristica precipua del mutuo - almeno nella sua connotazione c.d. reale - è rappresentata dalla messa a disposizione di una somma di danaro in capo al mutuatario, il quale ne acquista la proprietà, con l'obbligo di restituirla alla scadenza, secondo le modalità indicate nel contratto di mutuo. Particolare configurazione del contratto di mutuo è poi rappresentata dal c.d. mutuo di scopo, ricorrente tutte le volte in cui lo scopo del finanziamento assurge a causa del contratto, nel senso che il finanziamento è concesso a condizione sine qua non che la somma mutuata venga utilizzata dal mutuatario per una particolare finalità convenzionalmente pattuita. Con la conseguenza che l'impossibilità originaria dello scopo determina nullità del contratto, nel mentre la sua mancata realizzazione dà luogo ai rimedi risolutori articolo 1453 e ss. Cc normativamente previsti. Nulla di tutto ciò accade invece nel contratto in esame. Ciò in quanto la somma asseritamente mutuata non è in alcun modo messa a disposizione del cliente, neppure con la limitazione rappresentata dalla sussistenza di un particolare scopo. Piuttosto, il finanziamento resta sul piano puramente nominale, in quanto, per espressa previsione negoziale articolo 1 , esso sarà esclusivamente utilizzato per l'acquisto/sottoscrizione degli strumenti finanziari indicati ai seguenti punti nn. 2 e 3 . Alla luce di tali caratteristiche del contratto in esame, reputa il Collegio che esso esula senz'altro dalla fattispecie del mutuo, ponendosi piuttosto quale contratto atipico, la cui causa è da ricercarsi nel particolare collegamento negoziale sussistente tra le operazioni di riferimento. In particolare, reputa il decidente che la causa del contratto in esame sia da ricercarsi non solo - e non tanto - nel finanziamento di somme di danaro da parte della banca proponente l'investimento quanto, piuttosto, anche nella vendita di particolari prodotti finanziari da parte della banca medesima. Vendita attuata non già mediante acquisto diretto ed immediato di tali prodotti da parte del cliente, sibbene attraverso la concessione di un finanziamento da destinarsi al relativo acquisto. Chiarita la natura giuridica del contratto in esame contratto atipico con finalità, collegata, sia di finanziamento di somme, sia di acquisto di prodotti finanziari , occorre ora valutare se la banca proponente l'investimento abbia assolto agli obblighi normativamente previsti. Sul punto, la particolare causale del contratto in esame - caratterizzata, si ribadisce, anche e soprattutto dalla vendita di strumenti finanziari - impone l'applicazione delle previsioni di cui agli articoli 21 e ss. D.Lgs 58/1998 Testo Unico della Finanza - TUF . Orbene, tali previsioni impongono all'istituto di credito uno specifico obbligo di informazione circa le caratteristiche fondamentali del contratto. Precisamente, grava sul proponente l'investimento uno specifico obbligo articolo 21 lett. a TUF di diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse del cliente, obbligo che impone in particolare all'operatore finanziario un'azione tesa alla garanzia della massima informazione articolo 21 lett. b TUF nei confronti del risparmiatore. Ed è appena il caso di precisare che trattasi di obblighi a contenuto più stringente di quelli, generici, di correttezza ed informazione articoli 1337-1375 Cc , gravanti su qualunque parte del rapporto negoziale. La qual cosa deriva anzitutto dalla particolare natura del contratto in esame, il quali presenta un elevato grado di rischio, ed espone pertanto il risparmiatore ad una perdita potenzialmente illimitata della somma da lui mensilmente investito. In secondo luogo, non va trascurato che l'aderente all'investimento è spesso un soggetto privo delle cognizioni tecniche necessarie per operare in un settore altamente specializzato, quale quello del mercato dei valori mobiliari. Per tal ragione, deve ritenersi condicio sine qua non della validità del contratto la circostanza che, in sede di stipula dell'accordo negoziale, il risparmiatore abbia avuto adeguata informazione circa il tipo e le caratteristiche essenziali del contratto stesso. La qual cosa è tanto più vera se si considera che - a differenza di quanto accade in un normale schema negoziale, ove di norma non compaiono terzi garanti che vigilano ab origine sulla regolarità dell'accordo - l'attività del proponente l'investimento non è libera, ma è a sua volta soggetta a vigilanza da parte di soggetti terzi rispetto al singolo contratto, e segnatamente della CONSOB e della Banca d'Italia articoli 5 e ss. TUF . Soggetti, questi ultimi, dotati di penetranti poteri nei confronti del proponente l'investimento, poteri articolantisi non solo in richieste di informazioni articolo 8 TUF , ma anche, più in generale, in attività di vigilanza ispettiva e regolamentare articoli 6-7 TUF , nonché di convocazione degli organi dirigenti. Il tutto nel superiore interesse perseguito dal legislatore del 1998, che è quello - in armonia con l'esigenza costituzionale articolo 47 Costituzione di tutela del risparmio - di assicurare massima trasparenza e correttezza dei comportamenti dei soggetti abilitati articolo 5 TUF , oltre che una sana e prudente gestione dei vari servizi finanziari da parte di questi ultimi. In quest'ottica, non stupisce che, in deroga al principio della libertà delle forme che regola l'autonomia privata, il TUF abbia espressamente previsto articolo 23 la forma scritta ad substantiam dei contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento. Ciò in quanto, evidentemente, la sola forma scritta è stata ritenuta idonea a garantire l'adeguata informazione del risparmiatore, la sua conoscenza, cioè, del complesso dei diritti e doveri scaturenti dall'accordo negoziale. Per tali ragioni, ritiene il Collegio che le norme regolanti i servizi di investimento di prodotti finanziari - in quanto volte alla tutela sia del singolo investitore, sia, più in generale, dell'intero mercato dei valori mobiliari - abbiano natura e portata di norme imperative. La qual cosa implica, da un lato, la non derogabilità di dette norme ad opera delle parti, e sotto altro profilo, la nullità per illiceità della causa sia dei contratti che, pur tuttavia, siano stati stipulati c.d. nullità virtuali, arg. ex articoli 1418 - 1343 Cc , sia delle transazioni articolo 1972 Cc eventualmente compiute dalle parti. Venendo ora al caso in esame, e riprendendo quanto prima esposto, reputa il Collegio che l'istituto di credito convenuto ha violato i primari doveri di informazione stabiliti dal TUF. Invero, sussiste in capo alla banca una palese violazione dei doveri di informazione e correttezza sanciti dall'articolo 21 TUF, posto che detta banca ha taciuto all'attore circostanze decisive nell'economia del contratto. Precisamente, nonostante il contratto faccia riferimento, tra gli allegati, ai prospetti informativi sia del Republic of Italy Programme , sia dell'offerta al pubblico di quote dei fondi comuni di investimento mobiliare gestiti da Spazio Finanza Spa , nondimeno tali allegati non risultano in alcun modo depositati nel presente giudizio. Pertanto, nonostante il contratto preveda, quale sua componente essenziale, l'acquisto dei predetti valori mobiliari, sono state totalmente sottaciute al risparmiatore - o comunque non vi è prova di tale specifica informazione, stante l'assenza di tali allegati - le informazioni principali concernenti gli strumenti finanziari oggetto di acquisto. Precisamente, sono state sottaciute all'attore le informazioni fondamentali concernenti tali sedicenti titoli emessi dalla Republic of Italy , e segnatamente quelle relative a 1 la natura giuridica della società emittente le azioni in esame, il suo volume di affari, il suo capitale sociale, se esso fosse o meno interamente versato, ecc 2 gli eventuali rapporti di collegamento e/o partecipazione societaria 3 la redditività media dei titoli negoziati, mediante riferimento comparativo all'utile ricavato dalle precedenti collocazioni di detto titolo sul mercato. Informazioni che, sole, avrebbero consentito al risparmiatore una piena consapevolezza degli strumenti finanziari che si accingeva ad acquistare. Informazioni che, nondimeno, sono state, nella specie, del tutto omesse. Informazioni analoghe la banca proponente l'investimento avrebbe poi dovuto fornire in relazione al sedicente fondo comune di investimento denominato Spazio Euro.NM , le cui quote il risparmiatore, per contratto, andava ad acquistare. E non diversamente da quanto sopra, anche di tale Fondo si sconosce la benché minima informazione. Ciò fa si che, al momento della stipula del contratto, l'attore fosse del tutto all'oscuro circa i valori mobiliari negoziati con la banca convenuta. In sostanza, egli ha acquistato al buio strumenti finanziari di cui, per legge articoli 21 e ss. TUF , egli aveva il diritto di conoscerne le principali caratteristiche. La qual cosa costituisce l'antitesi del principio di trasparente e corretta informazione delle vicende concernenti l'acquisto di valori mobiliari, cui - in attuazione dell'articolo 47 Costituzione - si ispira il TUF. Ne consegue, in accoglimento della specifica censura di parte attrice, la dichiarazione di nullità del contratto in esame, stante la sua contrarietà alle norme imperative articolo 21 TUF, in relazione agli articoli 1418-1343 Cc di legge. Per quanto tali considerazioni appaiano di per sé sufficienti all'accoglimento della domanda dell'attore, ragioni di completezza inducono il Collegio - in relazione all'ulteriore censura sollevata da parte attrice - a dichiarare la nullità anche di singole clausole del contratto in esame, per contrarietà alle prescrizioni di cui agli articoli 1469 bis e ss. Cc Sul punto, premette il Collegio che, in astratto, la normativa sulle c.d. clausole vessatorie trova senz'altro applicazione alla fattispecie in esame, stante la qualità di consumatore rivestita dall'attore, qualità certificata dall'apposita spunta contenuta nella parte iniziale dell'accordo. Tanto premesso, rileva il decidente che un primo profilo di squilibrio che il contratto prevede a vantaggio della banca proponente l'investimento ed in danno dell'attore è rappresentato dalle modalità di esercizio del diritto di recesso spettante a quest'ultimo. Invero, tale facoltà prevede, quale contropartita Sezione seconda, n. 8 , l'obbligo di quest'ultimo di corrispondere alla banca, oltre agli interessi e gli altri oneri maturati fino all'esercizio di detta facoltà, un importo determinato dalla somma delle rate ancora a scadere, comprensive di capitale ed interessi, attualizzata al tasso IRS Interest Rate Swap corrispondente al periodo intercorrente tra la data di esercizio della facoltà di anticipata estinzione e la data di naturale scadenza del finanziamento . Trattasi, a tutta evidenza, di una clausola limitativa del diritto di recesso, non bilanciata da analoga facoltà concessa al consumatore per l'ipotesi di recesso della banca. Per tale ragione, detta clausola deve reputarsi nulla, ai sensi dell'articolo 1469 bis, comma 3 n. 5 Cc Altro profilo di squilibrio del sinallagma contrattuale è poi rappresentato dal fatto che la banca fa acquistare dall'attore prodotti finanziari riconducibili alla banca stessa, lucrando un tasso di interesse certo e definito nella specie, il 6,8% annuo . In tal modo, la banca si autofinanzia, riuscendo non soltanto a collocare sul mercato titoli di altrimenti difficile negoziazione - essendo gli stessi quotati non in Borsa, ma, a tutto voler concedere, in mercati non regolamentati - ma a collocare titoli propri o comunque ad essa riconducibili , lucrando in tal modo su un'operazione rivolta a suo prevalente, se non esclusivo, favore. A fronte di un guadagno certo della banca il tasso di interesse del 6,8% annuo convenzionalmente pattuito , all'attore sono invece attribuiti margini di redditività del tutto aleatori. Invero, lo stesso contratto Sezione 1, punto 6 dà atto del fatto che le operazioni eventualmente eseguite su strumenti finanziari non negoziati in mercati regolamentati possono comportare gravi difficoltà di liquidare gli strumenti finanziari acquistati e comunque di valutarne il valore effettivo , per aggiungere poi che tali operazioni sono caratterizzate da una rischiosità molto elevata, con possibilità di perdite anche eccedenti l'esborso originario, il cui preventivo apprezzamento è ostacolato dalla loro complessità . In maniera ancora più significativa, con riferimento all'acquisto di quote del suddetto fondo comune di investimento, è lo stesso contratto a riconoscere che non v'è garanzia del rendimento futuro delle stesse . Riepilogando, con l'operazione in esame la banca acquista un doppio vantaggio, rappresentato sia dal fatto che la stessa si autofinanzia in quanto vengono acquistati prodotti ad essa stessa riconducibili, e di altrimenti difficile collocazione sul mercato , sia dal fatto che essa lucra anche un tasso di interesse da un'operazione, già di per sé, economicamente vantaggiosa. Di contro, l'attore finanzia la banca, e lo fa a sue spese, in quanto acquista prodotti della banca stessa, pagando un tasso fisso certo il 6,8% annuo , senza però avere alcuna garanzia circa la redditività futura del proprio investimento, ed anzi dovendo mettere in conto una rischiosità molto elevata, con possibilità di perdite anche eccedenti l'esborso originario . Per tali caratteristiche, il contratto atipico in esame realizza una figura sinora ignota al panorama giuridico italiano, quella, cioè, del contratto aleatorio unilaterale . Invero, l'alea - quale elemento attinente alla causa del contratto - è tutta concentrata nella sfera giuridica del risparmiatore, che paga un saggio di interesse fisso senza una aspettativa seppur in termini soltanto aleatori di corrispondente vantaggio, nel mentre la banca si giova di tale saggio nonché del primario beneficio dell'autofinanziamento senza, di contro, obbligarsi - neppure in via ipotetica, secondo i dettami dell'alea - ad alcuna corrispondente prestazione nei confronti della controparte. È evidente, allora, lo squilibrio contrattuale derivante da tale genere di operazione. Dal che consegue anzitutto la nullità della clausola contrattuale Sezione prima, n. 6, quarta ipotesi prevedente l'accettazione, da parte del consumatore, del rischio di perdite anche eccedenti l'esborso originario , per contrarietà alla previsione di cui all'articolo 1469 bis , comma 1 Cc In secondo luogo, il prevedere il contratto in esame un'alea di tipo soltanto unilaterale non consente, ad avviso del Collegio, di ritenerlo meritevole di tutela secondo l'ordinamento giuridico articolo 1322 Cc . Ciò in quanto l'ordinamento non può ammettere la validità di contratti atipici che, lungi dal prevedere semplici modalità di differenziazione dei diversi profili di rischio, trasferisca piuttosto in capo ad una sola parte tutta l'alea derivante dal contratto, attribuendo invece alla controparte profili certi quanto alla redditività futura del proprio investimento. L'insanabile squilibrio iniziale tra le prestazioni oggetto del sinallagma contrattuale rende allora l'intero contratto in esame - e non soltanto le singole clausole sopra indicate - radicalmente nullo, non soltanto per contrasto con gli articolo 21 e ss. TUF, ma anche per sua contrarietà alla previsione di cui all'articolo 1322 Cc, non essendo detto negozio volto alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico. Naturalmente, la nullità del contratto determina - in applicazione delle norme sull'indebito oggettivo articolo 2033 e ss. Cc ed in accoglimento della domanda principale dell'attore - la condanna della banca alla restituzione, in favore del S., delle somme da quest'ultimo percepite in esecuzione del contratto nullo. Quanto alla decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire, rileva il Collegio che non sono emersi nel presente giudizio elementi tali da escludere la buona fede iniziale del convenuto buona fede che, come è noto, si presume - articolo 1147 Cc . Per tale ragione, in ossequio al disposto dell'articolo 2033 Cc, gli interessi legali sulla somma da restituire devono essere computati dal 30.7.2004 - data di notifica dell'atto di citazione e conseguente dies a quo di decorrenza della mora - al soddisfo. Quanto alla richiesta di rivalutazione monetaria della somma, occorre ricordare che, trattandosi di obbligazione di valuta, il creditore aveva l'onere di dimostrare il maggior danno subito per effetto del ritardato adempimento articolo 1224, 2 comma, Cc , mediante riferimento, ad es, alla redditività media del capitale da lui utilizzato. A tali oneri l'attore non ha assolto, sicché la sua domanda relativa alla rivalutazione monetaria deve essere rigettata. Va del pari rigettata l'ulteriore domanda dell'attore di condanna della controparte al risarcimento dei danni precontrattuali ed extracontrattuali, stante l'assenza di prova, da parte dell'attore - a tanto onerato, in virtù dei principi generali articolo 2697 Cc - di un pregiudizio economico ulteriore rispetto a quello espressamente risarcito. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo, con distrazione in favore del procuratore anticipatario dell'attore. PQM Il Tribunale di Brindisi - Sezione Fallimentare - pronunciando sulla domanda proposta da D. S. con atto di citazione ritualmente notificato a Monte dei Paschi di Siena Spa quale successore a titolo universale di Banca del Salento Spa , nel contraddittorio delle parti costituite così provvede 1 accoglie la domanda principale dell'attore, per quanto di ragione, e per l'effetto condanna l'istituto di credito convenuto alla restituzione, in favore dell'attore, delle somme da quest'ultimo corrisposte in esecuzione del contratto in esame, oltre interessi legali su tali somme, dal 30.7.2004 al soddisfo 2 rigetta l'ulteriore domanda risarcitoria dell'attore 3 condanna il convenuto al rimborso, in favore del procuratore anticipatario dell'attore, avv. G. Romano, delle spese di lite da questi sostenute, che si liquidano in complessivi 3.330, di cui 330 per spese, 1.000 per diritti ed 2.000 per onorari, oltre spese generali, CAP e IVA come per legge.

Tribunale di Firenze - Sezione prima civile - sentenza 19 aprile 2005 Presidente e relatore Pezzuti Argomentazioni e richieste di parte attrice 1. R. R. ha chiesto l'accertamento della nullità del contratto denominato 4YOU concluso l'11 luglio 2001 con la società Banca Toscana. In subordine l'attore ha chiesto l'annullamento del contratto in questione e, ancor più gradatamente, l'accertamento della sua inefficacia. In estremo subordine ha chiesto, infine, la declaratoria di inefficacia della clausola penale contenuta nel contratto in questione. Parte attrice ha, inoltre, domandato la condanna della società convenuta alla restituzione di quanto dalla medesima pagato, anche a titolo di spese , e al risarcimento dei danni anche non patrimoniali da essa subiti. 2. A sostegno della domanda R. R. ha dedotto che il contratto in questione sarebbe stato nullo perché concluso in violazione di una serie di norme imperative, tratte sia dalla normativa di settore che dal codice civile. In particolare ha sostenuto che la società Banca Toscana nella conclusione del contratto denominato 4YOU a avrebbe violato gli obblighi di correttezza, diligenza e trasparenza sanciti dagli articoli 21, primo comma, lett. a e 23, primo comma del D.Lgs 58/1998 per aver, tra l'altro, presentato il contratto come un prodotto previdenziale mentre il realtà era un mutuo di scopo b non avrebbe rispettato gli obblighi informativi e non si sarebbe attenuta al principio di adeguatezza delle operazioni sancito dal primo comma, lettera b dell'articolo 21 del D.Lgs58/1998 e dagli articoli 28 e 29 del regolamento della Consob 11522/98 c avrebbe violato gli obblighi derivanti dal conflitto di interessi disciplinati dall'articolo 21, primo comma, lettera c , del D.Lgs 58/1998 e dagli articoli 27 e 32 del regolamento della Consob 11522/98 d non avrebbe operato al fine di contenere i costi a carico dell'investitore come invece previsto dall'articolo 26, primo comma, lettera c e lettera f del regolamento della Consob 11522/98. 3. R. R. ha, inoltre, dedotto che il contratto concluso l'11 luglio 2001 sarebbe in contrasto con la normativa dettata dagli articoli 1469 bis e seguenti del Cc essendo esso privo del requisito della trasparenza e dell' equilibrio sancito da tali norme. Sotto analogo profilo l'attore ha eccepito l'inefficacia della clausola n 8 della sezione due del contratto in quanto celante una penale. 4. Parte attrice ha, da ultimo, dedotto che il suo consenso sarebbe stato carpito dalla banca convenuta con dolo, avendo la stessa rappresentato, attraverso artifici e raggiri, un contenuto contrattuale diverso da quello reale e che, comunque, il suo consenso era viziato da un errore essenziale avendo egli ritenuto di concludere un semplice investimento mentre in realtà perfezionava un vero e proprio mutuo . 5. R. R., con la memoria depositata il 26 giugno 2004, ha anche eccepito la violazione da parte della società convenuta del secondo comma dell'articolo 47 del regolamento Consob nella parte in cui prevede che il valore degli strumenti finanziari acquisiti in garanzia debba risultare congruo rispetto all'importo del finanziamento concesso. Argomentazioni e richieste di parte convenuta 6. La società Banca Toscana ha chiesto il rigetto della domanda asserendo che la natura del contratto era facilmente percepibile dalla lettura del medesimo, che la stessa era stata comunque illustrata a R. R. e che, comunque, quest'ultimo eseguendo il contratto per lungo tempo, l'aveva convalidato. In particolare l'istituto di credito convenuto ha dedotto che il piano 4you era totalmente trasparente sia per quanto attiene la componente di passività, vista la sua struttura del tutto simile e quella di un mutuo immobiliare, sia per la componente di attività che include titoli quotati ben noti e che aveva fornito le informazioni, certamente adeguate, sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni delle operazioni comprese nel piano, necessarie affinché la scelta di investimento fosse consapevole . 7. La società convenuta ha, quindi, precisato di aver segnalato all'attore la situazione di conflitto di interessi, sia al punto B che al punto C del contratto, e che R. R. aveva acconsentito espressamente per iscritto all'effettuazione dell'operazione consapevole di tale situazione. La società Banca Toscana ha, inoltre, contestato che il contratto in questione non fosse meritevole di tutela o che fosse carente di causa e ha negato che la clausola n 8 nasconderebbe una penale. 8. In caso di accoglimento della domanda attrice la società Banca Toscana ha chiesto, in via riconvenzionale, la condanna di R. R. al pagamento della somma di 34.309,88 euro accreditata all'attore con valuta 31.07.01 . Le conclusioni delle parti 9. R. R. ha così concluso Voglia il Tribunale Ill.mo, contrariis reiectis e previe tutte le provvidenze e declaratorie del caso in via principale, accertare e dichiarare la nullità di tutti gli atti compresi nell'operazione denominata 'Piano Finanziario 4YOU', tra il Sig. R. R. e la Banca Toscana Spa dell'11/07/2001 in subordine, accertare e dichiarare l'annullamento ex articolo 1469 bis e ss Cc in ulteriore subordine, accertare e dichiarare l'annullamento ex articolo 1439 Cc e/o ex articolo 1428 Cc, ovvero per conflitto di interessi e conseguentemente - condannare la Banca Toscana Spa a restituire integralmente tutto quanto pagato, anche a titolo di spese, dal Sig. R. R. in esecuzione del contratto ad oggi 12.000,00 , nella somma che determinerà in corso di causa, oltre alla rivalutazione monetaria per il maggior danno ex articolo 1224, comma 2, Cc, dalla data dei singoli pagamenti al saldo ed interessi legali con la medesima decorrenza ordinare, altresì, alla Banca Toscana Spa di comunicare alla Centrale Rischi Associativa gli adottandi provvedimenti in estremo subordine, accertare e dichiarare l'inefficacia della clausola penale di cui all'articolo 8 sez. 2^ del predetto contratto ai sensi degli articoli 1469 bis, terzo comma, n 6 e 1469 quater. In ogni caso - respingere la domanda riconvenzionale in quanto infondata e inammissibile in fatto e in diritto - condannare la Banca Toscana Spa a risarcire i danni tutti patiti e patendi dall'attore, anche non patrimoniali, per la stipulazione e l'esecuzione del contratto danni da quantificarsi anche in via equitativa ovvero in proseguo del giudizio, ai sensi dell'articolo 278 del Cpc previa, nel secondo caso, condanna alla provvisionale che sarà ritenuta equa - condannare la Banca Toscana Spaalla refusione delle spese di lite . 10. La società Banca Toscana ha così concluso Respingere tutte le domande ex adverso proposte, in quanto destituite di fondamento in fatto ed in diritto. Conseguentemente accertare la piena validità del contratto di cui è causa e dichiarare il sig. R. è tenuto a restituire alla Banca Toscana Spa la somma di Euro 34.309,88, accreditata all'attore con valuta 31.7.01, oltre interessi e rivalutazione monetaria, e, conseguentemente, condannarlo alla restituzione a favore della Banca Toscana Spa delle suddetta somma, o di quelle maggiori o minore che saranno ritenute di giustizia. In ipotesi, in via riconvenzionale nella denegata ipotesi di accoglimento, anche parziale, delle domande ex adverso proposte, accertare e dichiarare che il Signor R. è tenuta a restituire alla Banca Toscana Spa la somma di Euro 34.309,88 accreditata all'attore con valuta 31.7.01, oltre interessi e rivalutazione monetaria, e, conseguentemente, condannarlo alla restituzione a favore della Banca Toscana s.p.a della suddetta somma, o di quelle maggiori o minori che saranno ritenute di giustizia. In estremo subordine nella denegata ipotesi di riconoscimento della natura di penale della clausola di cui all'articolo 8 sezione 2 del contratto e della sua eccessività, ridurla in via equitativa. In ogni caso, nella denegata ipotesi di accoglimento della domanda di risarcimento danni, diminuire l'entità del risarcimento ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1227 del Cc In ogni caso con vittoria di spese diritti e onorari, oltre rimborso spese, IVA e C.A.P., come per legge. Gli obblighi a carico della banca la correttezza della pubblicità 11. Stabilisce il primo comma dell'articolo 21 del D.Lgs 58/1998 che nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti abilitati devono comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza . Nel caso in esame la società Banca Toscana non ha osservato tali canoni di condotta. 12. La mancanza di correttezza emerge, in primo luogo, nel modo in cui il contratto in questione è stato pubblicizzato. Come osservato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato provvedimento 11792/03 , il messaggio pubblicitario relativo al contratto denominato 4You è idoneo a indurre in errore gli utenti in ordine alle effettive caratteristiche del prodotto offerto, potendo, per tale motivo, pregiudicarne il comportamento economico. 13. Il messaggio oggetto della richiesta di intervento si sostanzia in un depliant, composto di quattro facciate, intitolato 4 You - L'innovazione nella previdenza . Nelle pagine centrali del depliant vengono descritte le caratteristiche e le finalità del prodotto, con espressioni quali 4 You ha le risposte giuste per te, perché è un piano finanziario che ti consente, anche con piccoli versamenti mensili, di sfruttare interessanti opportunità sui principali mercati finanziari, con prospettive di guadagno potenzialmente illimitate , 4 You offre la possibilità di selezionare l'investimento maggiormente in linea con la tua propensione al rischio e La particolare struttura del prodotto, anche in funzione del fondo prescelto, consente di beneficiare dei vantaggi tipici di una Asset Allocation altamente professionale diversificazione, contenimento dei rischi, ecc. . 14. Tale prodotto viene prospettato nel messaggio in esame come un prodotto di investimento che consente, senza disporre di elevate dotazioni di capitale, di accedere alle opportunità offerte dai mercati finanziari e beneficiare dei vantaggi offerti dalla diversificazione e dalla possibilità di selezionare gli investimenti in funzione della propria propensione al rischio. 15. Per i suoi contenuti, il destinatario del messaggio è portato ad immaginare che i piccoli versamenti mensili cui il messaggio fa riferimento vengano impiegati per far fronte all'investimento con modalità analoghe a quelle previste nei piani di accumulo di capitale dei fondi comuni di investimento. 16. Nel depliant non si ravvisano elementi che informino correttamente il destinatario del messaggio della necessità di sottoscrivere un contratto di finanziamento per accedere al prodotto. Non rileva in tal senso la definizione di piano finanziario data nel messaggio al prodotto 4 You , data la generalità di tale espressione e non la idoneità della stessa ad evidenziare la componente di finanziamento del prodotto. 17. Alla luce delle considerazioni esposte, il consumatore può subire un indebito condizionamento nel proprio processo di scelta rivolgendosi all'operatore pubblicitario nell'aspettativa di effettuare un investimento, senza la consapevolezza di dover al contempo sottoscrivere anche un contratto di finanziamento. 18. Le caratteristiche di tale forma di pubblicità induce a ritenere che la società convenuta non si è comportata con correttezza nella prestazione dei servizi di investimento nei confronti dei ricorrenti avendo sottoposto ai medesimi la forma di pubblicità ingannevole sopra evidenziata. L'assenza di trasparenza 19. La banca è tenuta, nella prestazione dei servizi di investimento e accessori, a comportarsi con trasparenza . La trasparenza si specifica come qualità del documento contrattuale che deve essere idoneo a porre l'utente in condizione di trarre dalla sua semplice consultazione gli elementi necessari per esprimere un consenso consapevole e, quindi, assumere una scelta negoziale responsabile. 20. L'imposizione di tale obbligo a carico dell'intermediario significa, in primo luogo, che i moduli presentati ai clienti bancari per la sottoscrizione devono essere redatti con chiarezza, al fine di consentire agli stessi una precisa e immediata rilevazione della portata e dei rischi dell'operazione. La regola della trasparenza dispiega i suoi effetti, non solo sul piano contenutistico, ma anche sulle modalità di comunicazione, che devono garantire chiarezza e comprensibilità ed essere adeguate alle tecniche di contatto utilizzate con la clientela. 21. Il semplice esame del testo contrattuale evidenzia, al contrario, l'oscurità, la scarsa comprensibilità e la non chiarezza della disciplina pattizia. Il contratto non si presenta, al primo impatto visivo, come tale, ma solo una come proposta proveniente dal cliente di adesione a un piano finanziario. Da ciò emerge una realtà distorta di quanto effettivamente accaduto. Infatti, implicitamente, il contratto attesta che ciascuno dei soggetti sottoscrittori, si sia presentato presso la banca e che, avendo ben a mente quando attestato nel documento e manifestando, quindi, anche approfondito livello culturale e conoscenza degli strumenti finanziari, abbia di sua iniziativa proposto alla banca l'adesione al piano. 22. Sempre dal primo impatto visivo si rileva che il contratto è composto da un testo di otto pagine scritto in caratteri molto minuti. I paragrafi e le clausole non presentano un titolo o una rubrica, ma semplicemente una successione di lettere o di numeri. 23. Esso, inoltre, già dal primo esame presenta degli elementi fortemente contraddittori. Nella prima pagina del contratto risulta in bianco e non spuntata la parte relativa alla dichiarazione del cliente di avere ricevuto le informazioni necessarie per la conoscenza del piano di investimento e di aver fornito alla banca le notizie utili per consentire alla stessa di valutare l'adeguatezza per cliente dell'operazione è rimasta in bianco. La mancata spuntatura delle proposizioni induce a ritenere che il cliente non sia stato informato di nulla. Tuttavia nel prosieguo del testo R. R., in caratteri più minuti, dichiara di aver ricevuto adeguate informazioni sulla natura, sulle caratteristiche, sui rischi e sulle implicazioni dei servizi vedi articolo 4 della parte normativa del contratto . 24. Il vero e proprio testo contrattuale è diviso in due parti. Esso, dopo una pagina introduttiva, inizia con una lunga premessa di oltre due pagine e mezzo che, senza alcuna evidenziazione grafica, descrive la natura del contratto e spiega la sua disciplina in un succedersi di paragrafi denominati solo A , B , C e D . Benché tale parte del documento costituisca solo una premessa il primo articolato del contratto chiarisce che fa parte integrante e sostanziale dell'accordo. 25. La seconda parte del testo contrattuale è quella normativa. Essa, benché - almeno in teoria - sia di maggiore importanza, è al contrario scritta in un carattere ancora più munito e quasi illeggibile se non avvicinandosi molto al documento. Tale testo di circa quattro pagine è diviso in più sezioni evidenziate sempre in caratteri estremamente minuti con numerazione degli articoli che ricomincia da capo in ogni sezione, rendendo più complesso anche l'individuazione delle clausole oggetto dei richiami e in particolare della sottoscrizione separata. 26. Alcune clausole, come la clausola n 8, non sono nemmeno comprensibili. Per calcolare quanto il cliente è tenuto a pagare in caso di recesso dal contratto occorre fare dei calcoli estremamente complessi basati su una serie di variabili. La determinazione di tale somma in tale maniera non trova alcuna giustificazione. L'istituto bancario avrebbe potuto senza alcuna difficoltà ancorare il recesso dal contratto al pagamento di una somma già determinata o comunque facilmente determinabile. I caratteri estremamente minuti non consentono assolutamente di comprendere l'equivalenza tra i simboli adottati e la descrizione contenuta in calce alla pagina. 27. Tutte le violazioni agli obblighi di trasparenza imposti dalla legge assumono ulteriore rilievo e maggiore importanza in riferimento alla situazione concreta di conflitto di interessi in cui si è trovata ad agire la banca convenuta. L'articolo 21 del del D.Lgs 58/1998 impone agli istituti di credito non solo di ridurre al minimo il conflitto di interessi , ma anche di assicurare comunque ai clienti trasparenza nella situazioni di conflitto di interessi. Il conflitto di interessi 28. Nel caso in esame non risulta che la società Banca Toscana abbia fornito a R. R. tutte le informazioni relative al conflitto di interessi chiarendo al cliente in che senso e in quale modo potesse emergere tale situazione. Non ha la banca convenuta illustrato all'attore di essere spinta nell'acquisizione degli ordini da un interesse diverso e anche in contrasto con quello dell'utente. 29. Va sottolineato che l'obbligo di informazione è diretto a soddisfare un'esigenza di riequilibrio della cosiddetta asimmetria informativa che non trova adempimento in una mera indicazione formale di indicazione dell'esistenza di un conflitto di interesse. La società Banca Toscana avrebbe dovuto informare specificamente il R. che stava per acquistare, tramite un finanziamento, dei titoli nei confronti dei quali lo stesso istituto di credito vantava un interesse economico alla collocazione. 30. Nell'ottica dei contratti bancari e in genere dei contratti di massa occorre assumere il concetto di informativa al rilievo giuridico che, una volta, era assegnato a quello della trattativa . Così come la libertà di trattativa è stata ritenuta un concetto fondamentale nella formazione del consenso al punto di prevedere una compiuta ed esauriente disciplina dei vizi del volere così ora bisogna garantire la completa e specifica informazione del contraente, attraverso l'estensione dei doveri generali previsti nel codice e l'elaborazione ed estensione degli obblighi specifici previsti nella legislazione speciale. 31. Se le modalità di contrattazione hanno portato a un depotenziamento della trattativa, il contratto diventa esso stesso strumento e veicolo di informazione e, in tale ottica, va valutata la sua liceità, arrivando a configurare una contrattualizzazione delle informazioni precontrattuali, che può spingersi fino a configurare un onere a carico di conformità dell'oggetto del negozio alle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte nella pubblicità si legga l'articolo 1519 ter Cc . 32. L'articolo 27 del Regolamento della Consob 11522/98 dispone che nel caso in cui l'intermediario utilizzi dei formulari o moduli essi debbano recare l'indicazione, graficamente evidenziata, che l'operazione è in conflitto di interessi . Nel contratto in esame l'evidenziazione grafica del conflitto di interessi manca del tutto. Si fa riferimento a tale situazione nel capo B e nel capo C della narrativa senza alcun carattere speciale, più grande, sottolineato o corsivo. Parimenti si fa menzione del conflitto di interessi nell'ultima pagina sempre senza alcuna evidenziazione grafica. La nullità del contratto 33. Il principale scopo della regolamentazione nel campo dell'intermediazione finanziaria è di assicurare l'affidabilità delle informazioni fornite al cliente, garantendo la sostanzialità e l'accuratezza dei consigli all'investimento da questi ricevuti. I sistemi regolamentati si preoccupano di mitigare lo svantaggio informativo sopportato da investitori non sofisticati nella fruizione dei servizi prestati dagli intermediari finanziari. L'acquirente di servizi finanziari confida implicitamente che i soggetti sottoposti a vigilanza prudenziale stiano operando correttamente e professionalmente, cioè agiscano sulla base di un'expertise e di informazioni che a questi manca e non si avvantaggino di tale condizione. Le previsioni incentrate sulle clausole generali fanno sorgere alcune questioni. Innanzitutto i criteri di diligenza e correttezza su cui è incentrato il D.Lgs richiamato evocano categorie civilistiche cioè richiamano, rispettivamente, gli articoli 1176 e 1175 . 34. Nella vigenza della legge 1/1991, parte della dottrina aveva attribuito a questi due canoni relativi alla disciplina di settore un carattere ridondante o, addirittura, meramente ripetitivo delle disposizioni codicistiche. Senonchè gli interventi del legislatore successivi al recepimento della direttiva 93/22/Cee concorrono ad attribuire autonoma e specifica rilevanza alla previsione contenuta nell'articolo 21 del D.Lgs 58/1998 35. Infatti, se nel contesto della legge del 1991 gli obblighi di diligenza e correttezza risultavano espressamente finalizzati alla cura dell'interesse del cliente , con l'articolo l'articolo 21, tali obblighi sono imposti nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati . 36. Ne consegue che correttezza e diligenza, di cui alla disciplina dei servizi di investimento, esprimono concetti più ampi di quelli sottesi alle norme codicistiche, operando non soltanto nel quadro di un rapporto obbligatorio con l'investitore per la tutela del soddisfacimento del suo interesse, ma anche più in generale e in via di principio in relazione allo svolgimento dell'attività economica come canone di condotta volto a realizzare una leale competizione e a garantire l'integrità del mercato . 37. Pertanto, nel contesto del D.Lgs in esame diligenza e correttezza sono canoni di condotta riconducibili alle pratiche del commercio e agli usi imprenditoriali, mentre nel contesto codicistico non possono mai prescindere dall'esistenza di un rapporto giuridicamente rilevante tra due parti definite e precisamente individuate. Tutto ciò rende evidente l'esistenza, nella materia dell'intermediazione finanziaria, di interessi anche di carattere generale che rendono inderogabili le regole di comportamento. 38. La normativa richiamata è quindi posta a tutela dell'ordine pubblico economico e, dunque, si sostanzia in norme imperative, la cui violazione impone la reazione dell'ordinamento attraverso il rimedio della nullità del contratto, anche a prescindere da un'espressa previsione in tal senso da parte del legislatore ordinario. 39. Questo principio è stato sancito dalla giurisprudenza di legittimità Cassazione 3272/01 , secondo cui in presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di un'espressa sanzione di nullità, non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'articolo 1418, comma 1, Cc, che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità . 40. Pertanto, un contratto di investimento, concluso senza l'osservanza delle regole di condotta dettate dalla normativa richiamata, deve essere dichiarato nullo, perché contrario all'esigenza di trasparenza dei servizi finanziari che è esigenza di ordine pubblico. 41. I principi di condotta imposti a carico degli intermediari finanziaria dalla legge speciale, imprimono ai comportamenti dovuti una logica che non può essere letta riduttivamente, nel quadro della disciplina del mandato e, quindi, nell'ottica di un semplice inadempimento contrattuale. 42. Infatti se a questa figura giuridica si può per taluni aspetti riferirsi, questo deve essere fatto tenendo presenti quei contenuti normativi che, connotandola attribuiscono alla fattispecie elementi differenziatori individuati nella complessità di obblighi posti a carico dell'intermediario. 43. La prospettiva da cui muove la disciplina del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e nella quale sono confluite regole già vigenti e regole di nuove coniazione, riguarda, in generale, la regolamentazione del mercato finanziario con particolare attenzione alla tutela degli interessi pubblici sottesi alle regole. La protezione offerta agli investitori è considerata solo di riflesso. 44. In conclusione l'obbligo di correttezza e quello di trasparenza non hanno solo una dimensione protettiva con specifico riferimento alla formazione della volontà e del convincimento, ma assurgono a un ruolo attivo di conformazione del rapporto, spostandosi così nella definizione di un modello ottimale ed efficiente di scambio di mercato. 45. Ne consegue, pertanto, che il comportamento dell'istituto di credito non va valutato sotto il profilo personale del cliente ma in generale secondo un parametro di tutela garantito dal legislatore. In tale ottica il contratto in esame deve essere dichiarato nullo. L'inefficacia sulla base della normativa consumeristica 46. Peraltro le clausole in questione, ove ritenute valide, sarebbero comunque inefficaci alla luce del disposto di cui all'articolo 1469 bis n. 18 Cc traducendosi, di fatto, se non accompagnate dalla dimostrazione di un'effettiva e completa informazione, in una limitazione per la difesa del consumatore e di responsabilità per il professionista. 47. Esse, inoltre, in quanto predisposte e non redatte in modo chiaro e comprensibile sarebbero comunque inefficaci nei confronti dell'attore consumatore ai sensi di quanto disposto dal primo comma dell'articolo 1419 quater del Cc 48. Ancora, a ulteriore dimostrazione dell'assenza di correttezza e di trasparenza da parte della banca convenuta, occorre rilevare che la facoltà dell'istituto di credito di rinunciare al mandato ricevuto per ogni fatto o circostanza che dovesse rendere eccessivamente oneroso l'adempimento del mandato rispetto al momento del suo conferimento risulta essere stata prevista in violazione delle disposizioni dettate dagli articolo 1469 bis n 5 e n 7, senza contare che la mancata adozione di una forma chiara e comprensibile consentirebbe anche un'indagine in ordine all'equilibro sostanziale del contratto. Conclusioni e ulteriori domande 49. In ogni caso, anche qualora non si volessero condividere le argomentazioni sopra esposte, dovrebbe ritenersi che il contratto in esame sia annullabile per errore o dolo. La pubblicità ingannevole e l'assenza di trasparenza nel comportamento della banca hanno certamente artato la volontà contrattuale dell'attore inducendolo alla sottoscrizione del contratto. Né al contrario risulta che l'istituto di credito abbia illustrato a R. R. le caratteristiche del prodotto finanziario venduto. La prova per testimoni articolata dalla banca sul punto, come di seguito si esporrà, non è ammissibile. 50. Tutto ciò premesso va dichiarata l'invalidità del contratto definito come Proposta di adesione al piano finanziario denominato '4You' concluso tra R. R. e la società Banca Toscana dell'11 luglio 2001 e condanna la società convenuta alla restituzione della somma, pari a 12.000 euro, utilizzata per l'acquisto dei titoli oggetto del contratto, oltre agli interessi, dalla data dei singoli pagamenti effettuati. Nell'ipotesi il comportamento di non correttezza e di non trasparenza della banca porta a escludere l'esistenza della buona fede. 51. Con l'entrata in vigore della legge 353/90 il saggio di interessi legali deve ritenersi determinato secondo le oscillazioni dell'inflazione. Sono pertanto venuti meno i presupposti posti a base del risarcimento del maggior danno derivante dal deprezzamento della moneta e della cumulabilità con gli interessi. La norma di cui al primo comma dell'articolo 1224 Cc ha recuperato l'originaria funzione di assicurare un risarcimento minimo e forfetario, indipendentemente da qualsiasi prova di danno, con la conseguenza che non sussiste più spazio al riconoscimento di altri danni forfetariamente calcolati, legati al tasso d'inflazione, ferma restando, per il creditore, la possibilità di chiedere e dimostrare il maggior danno. 52. Il maggior danno da svalutazione monetaria va provato e, pur essendo vero che, in difetto di prove specifiche, soccorre il potere del giudice di far ricorso a criteri presuntivi in ordine alla possibilità d'impiego del danaro, coerenti con la situazione personale e professionale del creditore, non si può prescindere dall'assolvimento, da parte del creditore stesso, quanto meno di un onere di allegazione che consenta al giudice di verificare se, tenuto conto di dette qualità personali e professionali, il danno richiesto possa essersi verosimilmente prodotto. 53. Il creditore non può, infatti, ritenersi esonerato dall'allegazione e prova, ancorché nell'ambito della categoria di appartenenza, degli elementi in forza dei quali il danno ulteriore può essere quantificato, atteso che, con particolare riguardo alla molteplicità delle categorie predette, il ricorso ad elementi presuntivi, o a fatti di comune esperienza non può certo tradursi automaticamente in parametri fissi comunque applicabili e deve ritenersi consentito soltanto in stretta correlazione con le qualità e le condizioni della categoria cui appartiene il creditore, e che esclusivamente alla luce di tali dati personalizzati, che l'interessato ha l'onere di fornire, sussistono i presupposti per una valutazione, secondo criteri di probabilità e normalità, delle modalità di utilizzazione del denaro e, quindi, degli effetti, nel caso concreto, della sua ritardata disponibilità. 54. Nel caso in esame, pertanto, non avendo R. R. in alcun modo dedotto e provato il maggior danno conseguente alla mancata restituzione della somma dovuta, la domanda di risarcimento va rigettata. 55. Le ulteriori domande proposte da parte attrice ordinare, altresì, alla Banca Toscana Spa di comunicare alla Centrale Rischi Associativa gli adottandi provvedimenti condannare la Banca Toscana Spa a risarcire i danni tutti patiti e patendi dall'attore, anche non patrimoniali, per la stipulazione e l'esecuzione del contratto non possono essere accolte non avendo R. R. dimostrato di avere subito, in seguito alla conclusione del contratto, un danno ulteriore e diverso da quello conseguente all'esborso di denaro. 56. La società Banca Toscana ha chiesto In ipotesi, in via riconvenzionale nella denegata ipotesi di accoglimento, anche parziale, delle domande ex adverso proposte, accertare e dichiarare che il Signor R. è tenuto a restituire alla Banca Toscana Spa la somma di Euro 34.309,88 accreditata all'attore con valuta 31.7.01, oltre interessi e rivalutazione monetaria, e, conseguentemente, condannarlo alla restituzione a favore della Banca Toscana Spa della suddetta somma, o di quelle maggiori o minori che saranno ritenute di giustizia . 57. La domanda in questione va rigettata. La società Banca Toscana ha ceduto alla società MPS Assest Securitisiation tutti i crediti per capitale, interessi, anche di mora, accessori, spese, ulteriori danni, indennizzi e quant'altro derivanti da contratti di mutuo erogati dalla Banca 121 Spa nell'ambito del piano finanziario '4You' come risulta dalla notifica di cessione dei crediti pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 1 giugno 2002 in virtù di quanto disposto dalla legge 130/99. Ne consegue, quindi, che la società convenuta non è più la titolare del credito vantato in via riconvenzionale né risulta avere agito in giudizio in nome di terzi. Le richieste istruttorie inammissibilità e irrilevanza 58. R. R. ha chiesto a l'emissione di un ordine di esibizione a carico della banca convenuta relativo al documento generale sui rischi finanziari afferente il piano 4YOU 2 ordine, in data 16/06/1999, di adesione all'offerta pubblica di vendita delle azioni MPS 3 registro dei reclami, obbligatorio ex articolo 59 Reg. Consob 11522/98, relativo ai piani finanziari 4YOU b l'ammissione della prova per interrogatorio formale del legale rappresentante della società Banca Toscana sui capitoli n 1, 3, 4, 6 e 7 dell'atto di citazione. 59. La società Banca Toscana ha chiesto l'ammissione della prova per testimoni sui capitoli riportati nella nota di precisazione delle conclusioni. 60. Ritiene il Tribunale che non sussista alcuna necessità di procedere all'ammissione dei mezzi istruttori, su cui peraltro le parti non hanno nemmeno insistito nelle comparse conclusionali, dovendo la causa essere decisa sulla base dei profili preliminari sopra evidenziati. Gli unici profili di fatto controversi, relativi ai precedenti investimenti effettuati da R. R. e alle modalità specifiche con le quali l'attore è stato informato in ordine al rischio dell'operazione, su cui si sono appuntate le richieste probatorie della banca convenuta, sono infatti [assorbiti ndr] dalla preliminare indagine in ordine alla trasparenza e correttezza dell'operato della banca. 61. In ogni caso va rilevato che la prova per testimoni, così come articolata dalla società convenuta, è anche inammissibile. La necessità di specificare i fatti, imposta dall'articolo 244 Cpc sui quali i testimoni sono chiamati a deporre può ritenersi soddisfatta solo ove, ancorché non precisati tutti i loro minuti dettagli, i fatti stessi siano esposti nei loro elementi essenziali e siano indicate le circostanze basilari che consentano al giudice di controllare l'influenza e la pertinenza della prova offerta e per mettere la parte, contro la quale la prova è diretta, in grado di formulare un'adeguata prova contraria Cassazione, 4056/89 3728/87 3716/83 . Nel caso in esame la prova di cui la società Banca Toscana chiede l'ammissione, con particolare riferimento ai capitoli di prova n 8, 9, 10, 11 e 12, è, al contrario, articolata in modo tale da non chiarire le modalità essenziali di tempo, di luogo e di svolgimento dei fatti dedotti. 62. Va, in particolare, evidenziato che la corretta informazione di R. R. in ordine alla natura e alla caratteristica del piano finanziario costituisce un momento saliente nell'ambito della vicenda contrattuale intercorsa tra le parti ed è stato oggetto di specifica e ripetuta contestazione da parte dell'attore. 63. L'indagine sulla specificità va condotta, non soltanto alla stregua della letterale formulazione dei capitoli articolati dalla parte istante, ma ponendo altresì il loro contenuto in relazione agli altri atti di causa ed alle deduzioni del contendenti Cassazione 10371/95 e, proprio in tale ottica, la prova di cui la società Banca Toscana ha chiesto l'ammissione mostra i suoi limiti. Le spese del giudizio 64. In applicazione del principio stabilito dall'articolo 91 Cpc la società Banca Toscana va condannata anche al rimborso delle spese processuali che, tenuto conto della natura e del valore della controversia, dell'importanza e del numero delle questioni trattate e all'attività svolta dal difensore innanzi al giudice, si liquidano in complessivi 10.692,35 euro, oltre all'Iva e al Cpa, di cui euro 2.668,00 per diritti ed euro 6.297,50 per onorario ed euro 1.120,69 quale rimborso forfetario sulle spese generali. PQM Il Tribunale, definitivamente decidendo, dichiara l'invalidità del contratto definito come Proposta di adesione al piano finanziario denominato '4You' concluso tra R. R. e la società Banca Toscana dell'11 luglio 2001 e condanna la società convenuta alla restituzione della somma, pari a 12.000 euro, utilizzata per l'acquisto dei titoli oggetto del contratto, oltre agli interessi, nella sola misura legale, dalla data dei singoli pagamenti al saldo ed al rimborso delle spese processuali, liquidate in complessivi 10.692,35 euro, oltre all'Iva e al Cpa.