Patto civile di solidarietà, il dibattito infinito

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * Da semplice cittadino e non, come altre volte, da persona informata sui fatti , credo sia opportuno alimentare il dibattito infinito su di una questione, un problema decisamente spinoso. Se è vero che, quale ex direttore di carcere non sono informato sui fatti, è anche vero che da semplice cittadino, invece, posso dire, con certezza, di essere informato sui fatti . Per poterlo dimostrare devo dire che ho 68 anni, sono felicemente sposato da 38 anni con matrimonio religioso, ho tre figli, due femmine ed un maschio che non vivono più con me e mia moglie. Siamo una famiglia armoniosa, una cellula sana del tessuto sociale. Non sono animato da nessun tipo di pregiudizio, anzi, per il lavoro che ho svolto per circa quarant'anni, ho dovuto perennemente lottare contro i pregiudizi, ad iniziare dai miei. Come semplice cittadino, e non direttore di carcere in pensione, credo di poter esprimere, liberamente, una opinione sull'argomento, lo ripeto, spinosissimo, del c.d. patto civile di solidarietà , il cui acronimo, lo si deve ammettere, suona un po' strano. Se si pone mente al suono onomatopeico dell'acronimo, viene evocato, come è sembrato a me, il rumore di uno schiaffo sembra un quasi del tutto involontario messaggio subliminale. A coloro i quali hanno sollevato il problema non poteva accadere peggiore infortunio di un acronimo così evocativo, quanto meno a chi ne ha scritto per la prima volta, utilizzando appunto un acronimo. È noto che acronimo significa nome costituito dalle lettere iniziali di più parole, che non ha un senso compiuto. Il patto di cui si discute, appassionatamente, in questi tempi di campagna elettorale, è argomento terribile per chi sì lo approva ma deve tener conto dell'umore dell'elettorato del settore, si dice cospicuo, dei c.d. indecisi , mentre credo sia argomento goloso per la parte politica che alla luce del sole non lo approva e fa leva sull'argomento per tirare dalla propria parte il voto dei predetti indecisi. Gli indecisi sono coloro che non hanno una opinione politica ben definita o non l'hanno del tutto. Chi non ha nessuna opinione politica e chi ce l'ha in modo non ben definito devono essere attratti a dare il proprio voto, devono essere convinti con argomentazioni che 'passino' attraverso le varie fonti moderne di informazione. Quando si tratta della carta stampata, l'indeciso in genere non legge molto, anche la stampa quotidiana, non si informa molto, ed il lettore occasionale deve essere catturato con messaggi chiari e brevi, che più che un articolo giornalistico siano o sembrino almeno uno spot pubblicitario. Il miglior modo di far passare un messaggio pubblicitario, uno spot elettorale, una propaganda, è e resta il mezzo televisivo, nelle seguenti fasce orarie 1 a ridosso del pranzo e della cena 2 in prima serata, specie nei programmi di intrattenimento. Il leader politico degli schieramenti in campo in Italia, a prescindere per colpa di chi, non siamo riusciti a consolidare un regime bipolare, che in altre democrazie esiste ed è consolidato da ben più tempo di quello passato dalla preesistente, ed oggi superata, legge elettorale deve dunque inventarsi uno slogan efficace, per catturare gli indecisi, che deve passare attraverso il mezzo più moderno di persuasione degli indecisi la televisione, appunto. I Pa.C.S. sono il contrario di uno slogan efficace, anzi, sono un messaggio arduo da spiegare da parte di chi li vuole favorire e duro da digerire da parte di chi deve decidere da che parte stare, come si conviene ad una moderna democrazia, in cui un fascia amplissima di elettori che vanno a votare decide all'ultimo minuto . Meglio sarebbe formarsi prima una opinione, ma è meno peggio decidere all'ultimo minuto piuttosto che non esprimere affatto il proprio voto. Gli argomenti su cui fanno leva gli opposti schieramenti sono espressione, almeno formale, di convincimenti etico-religioso-civili, ma ciò che impaccia da una parte e galvanizza dall'altra è la difficoltà di far capire non che cosa sono ma quale incidenza hanno o possono avere sui costumi sociali dei cittadini. È difficile rispondere ad un simile interrogativo. È noto che i costumi sociali si formano lentamente ed è quasi impossibile modificarli con una legge. Non mi risulta sia mai accaduto. La legge per definizione si limita a 'ratificare' ciò che fa già parte, è già patrimonio del consorzio civile. Forse mi sto per addentrare per una via per me impervia, ma io credo si debba distinguere fra diritto naturale e diritto codificato, fra ciò che si legge nella natura e ciò che l'uomo ha disciplinato con legge. Nel diritto naturale mi riferisco alla specie umana la funzione della procreazione è quella che consente alla specie di perpetuarsi nel tempo mediante l'accoppiamento fra due unità destinate a ciò, di sesso maschile e di sesso femminile. Secondo il diritto naturale è famiglia l'unione di uomo e donna. È lo è anche nel diritto positivo. Questo concetto elementare, ma basilare, nell'ambito del non lunghissimo processo evolutivo della specie umana ha registrato una evoluzione che ha dovuto fare i conti e tener conto delle mille sfaccettature del concetto di idea-famiglia, come la si è intesa fin quasi alla fine del secondo millennio. È oggi assolutamente prevalente il concetto di monogamia, ma sono presenti tutta una serie di relazioni ed interrelazioni nei rapporti umani, che non contraddicono ma si aggiungono al concetto di famiglia secondo il diritto, naturale e codificato. Il diritto di famiglia nel nostro codice civile non riconosce altro che la famiglia, negli ascendenti e nei discendenti, nei rapporti di parentela e di affinità, secondo una scala complessa di diritti di coloro che sopravvivono al congiunto 'passato a miglior vita'. Non sono presi in considerazione né i rapporti di affetto fra uomo-donna conviventi e meno che mai i rapporti di affetto di natura omosessuale, con riflessi gravi e talora drammatici sulle unità del rapporto di coppia che sopravvivono al decesso dell'altra unità. Non sono, ancora, presi in considerazione nemmeno i rapporti di affetto fra persone conviventi per motivi di natura del tutto estranea al sesso ed alle pratiche sessuali. La domanda è uno stato civile, uno stato di diritto ha il dovere, l'obbligo di occuparsi di disciplinare tali rapporti in modo uniforme per tutte le categorie di cittadini che non formano né fanno parte di una famiglia ? Ed ancora è espressione di cinismo il richiamo del ricorso alla opportunità fornita dal settore dei contratti disciplinato dal codice civile, per disciplinarli contrattualmente ? Chi scrive ritiene che non si può un simile ponderoso problema liquidare con una battuta, né è ipotizzabile che un costume sessuale, nella specie quello omosessuale c'è forse ancora qualcuno che pensi che si tratti di una malattia ? , possa essere modificato in aumento dal riconoscimento di rapporti esterni ed estranei al concetto di famiglia, così come codificato in legge da uno stato laico e, quindi, non confessionale e meno che mai teocratico. * Ispettore generale in pensione dell'amministrazione penitenziaria ?? ?? ?? ??