Violenza sessuale senza attenuanti se si approfitta dell'ambiente professionale

Non c'è minore gravità anche se mancano minacce e costrizione fisica quando gli atti di libidine sono nei confronti della collaboratrice

Nessuna attenuante per gli atti di libidine - puniti come violenza sessuale - se a commetterli è un professionista che approfitta del contesto lavorativo per molestare, pesantemente, la donna che ha scelto come collaboratrice. Lo sottolinea la terza sezione penale della Cassazione con la sentenza 40961/05 depositata l'11 novembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati che ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione con la concessione della condizionale nei confronti di un cinquantenne lombardo, accusato di aver costretto una collega a toccarlo e a farsi toccare le parti intime in ufficio. Senza successo l'imputato ha chiesto agli ermellini di essere clementi e diminuirgli la pena riconoscendogli l'attenuante del caso di minore gravità visto che non aveva usato violenza fisica, nè minaccia. Ma la Suprema corte gli ha risposto che la minore gravità deve essere esclusa in considerazione delle modalità della condotta criminosa, improntata a particolare morbosità, che aveva trasformato un contesto di collaborazione professionale ed amicale in una serie ripetuta di toccamenti e nel costringere la donna, la cui libertà di determinazione sessuale era stata fortemente compressa, a toccargli gli organi genitali e a baciarlo in bocca . In questo modo Piazza Cavour ha confermato il verdetto emesso dalla Corte d'appello di Milano il 5 marzo 2003, così come già stabilito dal Tribunale di Lodi che - per primo, il 22 febbraio 2001 - si è occupato di questa vicenda. Anche il sostituto procuratore generale della Cassazione, Francesco Salzano, aveva chiesto il rigetto del ricorso in quanto infondato .

Cassazione - Sezione terza penale up - sentenza 18 ottobre-11 novembre 2005, n. 40961 Presidente Vitalone - Relatore Grassi Pm Salzano - ricorrente De Ieso Osserva Con sentenza del Tribunale, in composizione monocratica di Lodi, datata 22 febbraio 2001, Panfilo De Ieso veniva condannato, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e con i benefici di cui agli articoli 163 e 175 Cp, alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione in quanto colpevole del delitto previsto dall'articolo 521 Cp, del quale era chiamato a rispondere per avere in Fombio, il 20 novembre 1995, costretto Lanfranca Pettinelli, agendo repentinamente e contro la volontà della stessa e trattenendola con violenza, a subire atti di libidine consistiti nel baciarle il seno, carezzarle le gambe e farsi toccare gli organi genitali. Contro tale decisione l'imputato proponeva impugnazione per dedurre e chiedere - la nullità della decisione impugnata, perché redatta e depositata non dal Giudice dott. Pierluigi Stolfi che aveva diretto il dibattimento, ma dall'uditore giudiziario Michele Garriamone, il quale aveva presenziato solo all'ultima udienza - l'improcedibilità dell'azione penale, per mancanza di querela - l'assoluzione del reato ascrittogli, per insussistenza del fatto, in quanto la Pettinelli si sarebbe lasciata spogliare, avrebbe volontariamente partecipato al gioco erotico ed avrebbe potuto allontanarsi liberamente, essendo la porta del locale non chiusa a chiave - in subordine, il riconoscimento dell'attenuante del fatto di minore gravità e la riduzione della pena inflittagli. La Corte d'appello di Milano confermava, con sentenza del 5 marzo 2003, la decisione impugnata, affermando e ritenendo, fra l'altro a che la persona offesa aveva, l'indomani del fatto, presentato ai Carabinieri di Cotogno denuncia-querela che si conclude con la dizione se nei fatti sovra esposti verranno ravvisati reati, chiedo che si proceda penalmente nei confronti del responsabile , sicché l'azione penale era procedibile b che non sussisteva la denunciata nullità della decisione di primo grado in quanto, a norma dell'articolo 11 Dpr 17 luglio 1998, contenente il regolamento per il tirocinio degli Uditori giudiziari, il magistrato affidatario cura che l'Uditore assista a tutte le attività giudiziarie, compresa la partecipazione alla camera di consiglio assegna all'Uditore la redazione della minuta dei provvedimenti e spiega allo stesso le modifiche eventualmente apportate , sicché l'annotazione decisione redatta dall'Uditore giudiziario dott. Michele Garramone , figurante in calce alla sentenza firmata dal Magistrato che aveva diretto il dibattimento e giudicato l'imputato, era legittima e non comportava alcuna causa di nullità o invalidità c che la responsabilità penale dell'imputato, in ordine al reato ascrittogli, era stata correttamente affermata ed andava ribadita, essendo provata dalla testimonianza della persona offesa, da considerare attendibile per l'analiticità, coerenza e reiterazione costante delle accuse, per la mancanza di valide ragioni che potrebbero farla sospettare di avere avuto intenti calunniosi, per non essere state, le dichiarazioni della Pettinelli, contraddette dal De Ieso, il quale non aveva consentito di sottoporsi all'esame chiesto dal Pm e per non avere, la parte lesa, taciuto nulla del reale svolgimento dei fatti, ammettendo di avere toccato e baciato l'imputato, sia pure controvoglia, per timore di reazioni violente da parte dello stesso che la tratteneva con le mani e con le parole d che il fatto non poteva essere considerato di minore gravità, attese le modalità della condotta, particolarmente morbosa, che aveva trasformato un contesto di collaborazione professionale ed amicale in una serie ripetuta di toccamenti e nel costringere la donna, la cui libertà di determinazione sessuale era stata fortemente compressa, a toccargli gli organi genitali ed a baciarlo in bocca. Avverso la sentenza di appello, il De Ieso ha proposto ricorso per Cassazione onde chiederne l'annullamento per violazione di legge e difetto di motivazione. Deduce, in particolare, il ricorrente - che la decisione di primo grado sarebbe nulla per essere stata redatta dall'Uditore giudiziario dott. Garramone, il quale aveva partecipato solo ad una delle udienze del processo - che la sua responsabilità penale, in ordine al delitto ascrittogli, sarebbe stata affermata illegittimamente e con motivazione inadeguata, senza considerare che la Pettinelli aveva consentito ad essere toccata ed a toccarlo, che nessuna violenza o costrizione era stata posta in essere in danno della medesima, la quale avrebbe ben potuto allontanarsi dal locale la cui porta non era chiusa a chiave e cha la denuncia sporta nei suoi confronti risulta in atti dettata dal convincimento che egli sarebbe stato solito comportarsi in quel modo con le donne - che la circostanza attenuante del fatto di minore gravità, di cui all'articolo 609bis ultimo comma Cp, gli sarebbe stata negata illegittimamente e con motivazione carente, attese le modalità della condotta e la mancanza di violenza fisica o minaccia. Motivi della decisione Detta annotazione non toglie al magistrato, che aveva trattato il processo, la paternità esclusiva della decisione. La responsabilità penale del De Ieso, in ordine al delitto ascrittogli, risulta affermata legittimamente, con motivazione incensurabile in questa sede, perché adeguata, giuridicamente corretta e logica, fondata su attenta valutazione dell'attendibilità della persona offesa e sulla mancanza di ragioni plausibili per ritenere calunniose le accuse. I giudici di merito hanno anche logicamente osservato come sarebbe inspiegabile che una donna matura, quale la Pettinelli, dopo avere volontariamente compiuto con un uomo atti di approccio sessuale, vada poi a denunciare il partner , così rendendo di pubblico dominio una condotta, anche propria, che avrebbe interesse a tenere nascosta. Il fatto di minore gravità è stato escluso con motivazione incensurabile. L'applicazione della circostanza attenuante di cui all'articolo 609bis ultimo comma Cp deve avere, infatti, riguardo all'effettiva valenza criminale dei comportamenti specifici, valutata con riferimento ai criteri direttivi indicati dall'articolo 133 Cp. In conseguenza non è possibile delineare aprioristicamente una categoria generale cui ricondurre i casi di minore gravità , ma la loro individuazione è rimessa, di volta in volta, all'apprezzamento discrezionale del Giudice di merito la cui decisione sul punto deve ritenersi incensurabile, in sede di legittimità, se sorretta da motivazione adeguata, corretta e logica v. Cassazione, Sezione terza penale, 6 febbraio 1997, Coro 11 ottobre 1999, Scacchi 9 febbraio 2000, Veronese 3 ottobre 2000, Vassallo e 18 febbraio 2004, De Gregorio . Nella fattispecie in esame la Corte di merito ha escluso che nei fatti posti in essere dall'imputato fosse ravvisabile un caso di minore gravità , in considerazione delle modalità della condotta criminosa, improntata a particolare morbosità, che aveva trasformato un contesto di collaborazione professionale ed amicale in una serie di toccamenti e nel costringere la donna, la cui libertà di determinazione sessuale era stata fortemente compressa, a toccargli gli organi genitali ed a baciarlo in bocca. PQM La Corte suprema di cassazione rigetta il ricorso proposto da Panfilo De Ieso avverso la sentenza della Corte di appello di Milano in data 5 marzo 2003 e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.