Infermiera generica può fare prelievi ematici in caso di emergenza

La carenza di personale specializzato e l'autorizzazione della direzione sanitaria possono garantire l'intervento

Solo nei casi di emergenza le infermiere generiche possono fare i prelievi ematici ai pazienti degli ospedali, specie se hanno già ricevuto questo tipo di autorizzazione dalla direzione sanitaria per fronteggiare situazioni in cui mancava il personale infermieristico specializzato. Lo sottolinea la Sesta sezione penale della Cassazione con la sentenza 1756 depositata il 17 gennaio leggibile tra i correlati . Con questo verdetto la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dal Procuratore della Corte di Appello di Torino contro l'assoluzione per aver agito con la scriminante della forma putativa dello stato di necessità emessa - in secondo grado - nei confronti di una infermiera generica che aveva fatto un prelievo di sangue a una paziente diabetica arrivata all'ospedale in cattive condizioni. L'infermeira aveva agito - oltre che su sollecitazione dei parenti della paziente - sulla scia del fatto che altre volte, in passato, le era stato dato il via libera a questo tipo di prestazioni. La Suprema Corte ha così bocciato il reclamo del pg.

Cassazione - Sezione sesta penale up - sentenza 16 dicembre 2005-17 gennaio 2006, n. 1756 Presidente de Roberto - Relatore Colla Pg Consolo - Ricorrente Pg in proc. Odetto Fatto e diritto Con la sentenza in epigrafe, la Corte d'appello di Torino, in totale riforma della sentenza del Tribunale di Mondovì in data 23 gennaio 2002, appellata da Odetto Marisa, assolveva la stessa perché il fatto non costituisce reato in ordine alla ipotesi di cui all'articolo 348 Cp. Con la pronuncia di primo grado, l'imputata era stata condannata alla pena di lire 600.000 di multa per il reato di abusivo esercizio di una professione, oltre che al risarcimento danni in favore delle costituite parti civili, per avere effettuato sulla persona di Caterina Enrici un prelievo ematico, pur essendo infermiera generica dell'Ospedale civile di Carrù CN , non abilitata a tale tipo di prestazione sanitaria, che le era stata sollecitata urgentemente dalla figlia della Enrici collega della Odetto , che aveva rappresentato una situazione di necessità malore diabetico della madre . La Corte d'appello applicava nel caso di specie la scriminante dello stato di necessità nella forma putativa, in virtù delle seguenti considerazioni. I responsabili della Asl, in passato, si erano avvalsi della attività dell'Odetto per eseguire prelievi ematici, autorizzandola e anzi inducendola a tali prestazioni in supposta presenza di situazioni di emergenza giuridicamente di stato necessità , salvo, poi, a causa dell'inasprimento dei rapporti tra le parti per una causa di lavoro intentata dalla Odetto, denunciarla per il prelievo ematico che ha dato origine al presente giudizio. La Corte d'appello, quindi, dopo aver considerato che la stessa ASL aveva autorizzato l'Odetto a effettuare simili prestazioni in casi in cui la stessa Azienda aveva reputato sussistere l'ipotesi dello stato di necessità, e pur rilevando che tali autorizzazioni non potevano avere effetti giuridici di alcun peso, e, In particolare non potevano avere alcun valore scriminante, osservava che il comportamento della Asl aveva sicuramente influenzato lo stato soggettivo della imputata, la quale, nella concreta fattispecie, confrontando una situazione che le appariva come emergenziale al pari di altre situazioni in cui la stessa Asl aveva ritenuto che si potesse in tal modo fronteggiare una impellente esigenza, ben aveva potuto ritenere esente da rilevanza penale il proprio comportamento nei confronti della Enrici, presentatasi nell'occasione in stato di malessere diabetico e a digiuno prolungato, in considerazione della sussistenza delle condizioni concretanti l'esimente dello stato di necessità. Con il ricorso per cassazione, il Pg presso la Corte d'appello di Torino deduce, con un primo motivo, l'inosservanza o erronea applicazione della legge penale articolo 54 e 59 Cp , avendo mancato la Corte di valutare la sussistenza dei requisiti di cui alla norma dell'articolo 54, e, con un secondo mezzo il difetto di motivazione, perché, se negli altri casi la Odetto era stata autorizzata dalla datrice di lavoro a eseguire siffatte prestazioni, onde la situazione di sussistenza di uno stato putativo di necessità poteva avere una sua logica, nel caso era stato un privato a effettuare una simile richiesta. La Odetto deposita memoria difensiva criticando le censure della Procura generale e osservando, sul primo motivo, che proprio la ritenuta scriminante putativa esonerasse la Corte da uno specifico esame delle singole cause di necessità, e sul secondo che la differenza di situazioni doveva ritenersi del tutto ininfluente, proprio per la mancanza di qualsiasi valore della autorizzazione del Presidente dell'Ospedale di Carrù, il quale le aveva chiesto, anche per carenze organizzative dell'Ospedale, quel tipo di interventi cui, nella fattispecie, era seguita la denuncia penale. Il ricorso del Pg è inammissibile. La giurisprudenza di questa Corte, in tema di cause di giustificazione putative, è orientata nel senso che l'allegazione da parte dell'imputato dell'erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessità e in genere delle cause di giustificazione non può basarsi su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d'animo dell'agente, ma deve essere sostenuta da dati di fatto concreti, che siano tali da giustificare l'erroneo convincimento in capo all'imputato di trovarsi in tale situazione. Sezione sesta, sentenza 436/05 ud. 16/09/2004 Cuccovia rv 230857 28325/03 ud 5/6/2003 Basso rv 225761 , con valutazioneche deve essere necessariamente estesa a tutte le circostanze che possono avere avuto influenza effettiva sulla erronea supposizione, cioè su tutti gli elementi di fatto, oltre che delle modalità del singolo episodio in sé considerato, anche degli elementi antecedenti alla azione Sezione prima, sentenza 3200/00 ud. 17/2/2000 Tripodi, rv 215808 . Questo non significa, come vorrebbe il Procuratore generale, che il giudice del merito è tenuto ad accertare, punto per punto, la concreta sussistenza, nel caso singolo, di tutti gli elementi costitutivi della causa di giustificazione perché non vi sarebbe allora alcun bisogno di prevedere la figura putativa, essendo giustificabile solo quel comportamento che si realizzi nella presenza concreta e accertata di tutti gli estremi della scriminante , ma che occorre verificare se gli elementi oggettivi, cioè le circostanze dell'operare dell'agente, nella concreta situazione, siano tali da giustificare l'errore dello stesso, che ha creduto di trovarsi in presenza degli elementi costitutivi della causa di giustificazione, in realtà insussistenti o non tutti sussistenti . Ora, posto che da un punto di vista soggettivo ma anche oggettivo non può essere messa in discussione la convinzione della Odetto di poter effettuare prelievi ematici in situazioni di emergenza considerati i solleciti dei superiori a comportarsi in tal modo in casi di urgenza , non v'è dubbio che la sentenza impugnata contenga una congrua e logica motivazione circa la sussistenza degli elementi che in concreto hanno potuto giustificare il comportamento dell'Odetto sotto il profilo della esistenza della scriminante putativa, motivazione compendiata nella presentazione in ospedale di una paziente malata di diabete, lungamente a digiuno, in una situazione di crisi che poteva ritenersi derivante da tale malattia e che andava affrontata - ragionevolmente - con tempestività e sollecitudine, a pena di gravi danni alla persona della madre della Enrici, al punto di far evitare alla paziente una lunga fila per eseguire il prelievo da parte di personale abilitato, come già fatto in passato in situazioni identiche. Si tratta di una valutazione di circostanze di fatto adeguatamente e correttamente apprezzate, a fronte della quale la Corte di cassazione non può sostituire una sua valutazione, per i noti limiti del sindacato del Giudice di legittimità. Il secondo motivo è manifestamente infondato perché, considerata la mancanza di abilitazione, il reato sarebbe comunque esistito in assenza della - ritenuta causa di giustificazione sia a seguito di autorizzazione o ordine dei superiori, sia dietro richiesta del privato paziente. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile. PQM Dichiara inammissibile il ricorso.