La professione legale chiede le ""sue"" regole

Qualità, specializzazione e soluzioni ai problemi come il sovraffollamento. Il presidente del Cnf Guido Alpa fa il punto sugli argomenti al centro del congresso. Critica la scelte del legislatore e si augura che il ministero tenga conto dei suggerimenti

Puntare sulla qualità, sulla specializzazione, ma soprattutto cercare le possibili soluzioni ai problemi che affliggono la professione forense questi gli argomenti sui quali lavorerà il XXVIII Congresso nazionale - che si aprirà a Roma giovedì prossimo 21 settembre - sperando che i suggerimenti dell'Avvocatura siano accolti e recepiti nella bozza di riforma delle professioni che il ministero della Giustizia presenterà entro fine mese. Alla vigilia della seconda parte del Congresso - la prima si è svolta a Milano ad ottobre dello scorso anno - abbiamo raccolto le osservazioni del presidente del Cnf Guido Alpa che ha criticato le scelte della classe dirigente auspicando che la riforma dell'ordinamento forense tenga in considerazione la specificità della professione legale che richiede delle regole ad hoc. La seconda parte del XXVIII Congresso nazionale forense si apre a Roma in un momento difficile per l'Avvocatura, in concomitanza con l'astensione dei legali dalle udienze un segnale di forte protesta contro le scelte della classe dirigente? Credo sia la prima volta che una manifestazione di protesta come lo sciopero coincida con lo svolgimento del Congresso nazionale che è il momento caratterizzato da un ampio dibattito interno alla professione forense e da relazioni con le istituzioni. È significativa questa coincidenza perché si vuole mostrare al Governo e al Parlamento il disagio della nostra professione rispetto alle iniziative che sono state assunte ultimamente e che riguardano la disciplina di alcuni aspetti essenziali delle professioni. Soprattutto su quella forense come le tariffe, la rimozione del divieto di pubblicità e quella del divieto del patto di quota lite. Riteniamo che la disciplina della professione forense debba essere certamente aggiornata e adeguata alle esigenze del mercato ma non vogliamo che questo adeguamento implichi la rinuncia ad alcuni principi basilari come l'indipendenza e l'autonomia deontologica dell'avvocato, la dignitosa correlazione fra la prestazione eseguita e l'onorario conseguito. Al di là delle norme approvate dal Parlamento le singole categorie professionali e, in particolare gli avvocati, hanno diritto costituzionalmente garantito di autodisciplinarsi sotto il profilo etico. Da questo punto di vista possono introdurre delle regole restrittive sulle modalità di diffusione dei messaggi pubblicitari la pubblicità informativa oppure sul loro contenuto. Sempre dal punto di vista etico riteniamo che il patto di quota lite - ossia un accordo tra l'avvocato e il cliente, prima della conclusione definitiva di una causa, in base al quale il cittadino versa al proprio legale una parte del risultato ottenuto - implicherebbe una coincidenza di interessi che non solo non agevola il cliente ma finisce per danneggiarlo. Nei primi tre mesi di governo il Centrosinistra sia con il decreto Bersani che con la disciplina di attuazione dell'indennizzo diretto non vi ha convinto No. Avremmo desiderato spiegare agli esponenti del Governo, come abbiamo fatto per le Commissioni legislative, le esigenze della nostra professione e l'urgenza di intervenire per modificarne alcuni aspetti che a noi sono molto a cuore come l'esame di accesso, la qualificazione, l'assicurazione obbligatoria, la cancellazione dagli Albi degli avvocati che non svolgono la professione e la trasparenza delle tariffe che in questo momento stiamo riformulando. Riteniamo che le tariffe siano uno strumento non solo di tutela della qualità ma anche di trasparenza nel rapporto con il cittadino, affinché il cliente conosca in anticipo quali sono i limiti minimi e massimi dell'onorario richiesto dall'avvocato, controllando ed eventualmente segnalando al Consiglio dell'Ordine le violazioni. La libera contrattazione, invece, finisce per danneggiare il cittadino soggiogandolo al potere contrattuale dell'avvocato. Che cosa si aspetta dall'incontro con il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti riguardo al progetto di riforma delle professioni? Noi vogliamo esporre innanzitutto queste nostre preoccupazioni, in particolare vorremmo sottolineare la specificità della nostra professione che richiede delle regole ad hoc. Negli ultimi mesi la stampa è stata molto critica nei confronti dell'Avvocatura. Sì, io credo che la stampa non abbia fatto un buon servizio perché non ha informato adeguatamente i cittadini sulle ragioni per le quali gli avvocati dimostravano il loro disappunto rispetto a un intervento assunto in via d'urgenza ed estrapolato dal dibattito che una riforma attesa ormai da dieci anni meriterebbe. Inoltre, queste norme sono state presentate come disposizioni a beneficio dei cittadini, ma si sono confuse le tariffe dei tassisti con quelle degli avvocati. Il Consiglio nazionale forense non è rimasto a guardare e dopo l'entrata in vigore del decreto Bersani è intervenuta con una circolare interpretativa delle novità introdotte dal Pacchetto liberalizzazioni . Del resto, la nuova disciplina stabilisce una moratoria fino al primo di gennaio per il codice deontologico e quindi noi dovevamo capire come applicare le norme fino a quel momento, poiché alcune sono compatibili con la nuova disciplina e altre no. Potevamo continuare ad applicare le disposizioni così come sono, ma eravamo consapevoli del fatto che alcune dovevano essere modificate in modo da adeguarle al decreto Bersani. La circolare rappresenta da parte dell'Avvocatura un segnale di disponibilità al dialogo con la classe dirigente? Sì, è un segnale di disponibilità al dialogo e alle riforme, che, però, devono essere condotte con ampio confronto. Cosa auspica che esca dal Congresso? Una bozza di riforma dell'Ordinamento forense che tenga conto dei principi fondamentali della professione e che sia in grado di trovare le soluzioni necessarie a risolvere i gravi problemi, come il sovraffollamento degli Albi, che affliggono l'Avvocatura italiana. Quanto alla specializzazione, l'intenzione del Cnf è quella di elevare la qualità professionale nell'ambito di un quadro comunitario, del resto la nostra attività ormai può essere svolta in tutta Europa. Il rinvio della seconda parte del XXIII Congresso è stata una soluzione per consentire la massima partecipazione di tutte le associazioni forensi? Sì, l'idea del rinvio per fortuna è stata accolta da tutte le associazioni nazionali forensi. Soprattutto in questa fase difficile di transazione era necessario che tutte le componenti e tutti gli Ordini potessero essere presenti al Congresso nazionale. Se la seconda parte del XXVIII Congresso nazionale forense si fosse tenuta prima dell'estate avrebbe influito sull'approvazione del decreto Bersani? È complicato dirlo, anche noi ce lo siamo chiesti, però, constatata la determinazione con cui il Governo - che ha addirittura posto la fiducia sul decreto - voleva raggiungere questo obiettivo difficilmente il Congresso avrebbe potuto impedirlo. Cristina Cappuccini