Bisognino ai giardini pubblici, strip a causa dell’ubriachezza: rilevante il richiamo all’assenza di libido

Riaffidate alle valutazioni dei giudici di secondo grado le contestazioni proposte dal legale di un uomo condannato addirittura a 6 mesi per atti osceni in luogo pubblico. Rilevanti le circostanze di fatto richiamate per rendere meno grave la condotta tenuta dall’uomo.

Bisogno urgente, urgentissimo, reso ancor meno gestibile da qualche bicchiere di vino, ma nessuna soluzione pratica a portata di mano. Quale l’ extrema ratio ? Il tronco di un albero nei giardini pubblici. Ma, una volta espletata la pratica , meglio ricomporsi in fretta Cassazione, sentenza n. 19069/2013, Terza Sezione Penale, depositata oggi . Pena dura. Quel momento di follia’, però, costa carissimo a un uomo, che si vede addirittura condannare a ben 6 mesi di reclusione per il delitto di atti osceni in luogo pubblico . A comminare la dura sanzione è il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale, dura sanzione che viene confermata anche in secondo grado. Però per la semplice ragione che le contestazioni mosse dal legale dell’uomo sono ritenute inammissibili per mancanza della specificità del motivo . Circostanze. Eppure, viene ora evidenziato col ricorso per cassazione proposto dal legale dell’uomo, in Corte d’Appello sono stati evidenziati elementi che permettono di mettere in dubbio la intenzionalità della condotta . Più precisamente, viene ricordato, era stato richiamato, in secondo grado, il fatto che l’uomo, in occasione dell’episodio contestato, era completamente ubriaco e accampato ai giardini pubblici , e che, di conseguenza, l’azione compiuta andava valutata come fatto meccanico derivante dallo stato confusionale e dalle difficoltà motorie , senza alcuna intenzione di soddisfare la propria libido . E per dar maggior forza a questa tesi viene citata, in sintesi, la condotta dell’uomo, il quale dopo aver soddisfatto, nascosto dal tronco di un albero, un impellente bisogno corporale, si era avviato barcollando, non riuscendo probabilmente a ricomporsi completamente, di modo che gli organi genitali erano visibili . Ebbene, ora, secondo i giudici della Cassazione, questa contestazione è assolutamente precisa e dettagliata ciò significa che l’appello proposto dal legale dell’uomo era assolutamente ammissibile e da valutare con attenzione. Anche perché, alla luce del delitto contestato all’uomo, il riferimento alla libido come assente è perfettamente pertinente . E ciò, peraltro, si ripercuote, inevitabilmente, anche sulla legittima contestazione della dura sanzione comminata all’uomo è logico che, viste le circostanze di fatto richiamate dal legale, venga richiesta una diminuzione della pena . Evidentemente, quindi, le contestazioni proposte, dal legale dell’uomo, in secondo grado sono senza dubbio logiche e razionali, e meritevoli di una attenta valutazione da parte dei giudici di Corte d’Appello.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 30 gennaio 3 maggio 2013, n. 19069 Presidente Teresi Relatore Graziosi Ritenuto di fatto 1. Con sentenza del 17 novembre 2010 il GUP del Tribunale di Mantova condannava A.T. pena di sei mesi di reclusione per il reato di cui all’articolo 527 c.p. Contro la sentenza il difensore dell'imputato proponeva appello. La Corte d’appello di Brescia con ordinanza 26 marzo 2012 dichiarava inammissibile l’appello ex art. 591 c.p.p. Avverso tale ordinanza ha presentato ricorso il difensore dell’imputato adducendo come motivi in primo luogo l’erronea applicazione degli articoli 581, primo comma, lettera c , e 591, primo comma, lettera c , c.p.p., e in secondo luogo la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. Considerato in diritto 2. Il ricorso è pienamente fondato. I due motivi possono essere accorpati nel vaglio, dal momento che il secondo riguarda vizio motivazionale correlato alla violazione di legge denunciata con il primo. La difesa dell'imputato aveva presentato un atto di appello contenente a sua volta due motivi. Il primo riguardava l’assoluzione dal reato, in relazione al difetto di intenzionalità della condotta che sarebbe stato derivante dal fatto che l'imputato, quando commise la condotta di cui all'articolo 527 c.p., era completamente ubriaco andatura barcollante, parole sconnesse, ritrovamento di un contenitore di vino nella casetta giocattolo dove era ricoverato e accampato ai giardini pubblici. L’appello descrive con puntualità lo snodarsi della condotta dell'imputato dopo aver soddisfatto, nascosto dal tronco di un albero, un impellente bisogno corporale, si era avviato barcollando non riuscendo probabilmente a ricomporsi completamente in modo che gli organi genitali erano visibili , giungendo a qualificare come fatto meccanico derivante dallo stato confusionale ed alle difficoltà motorie 1 ma non mosso al soddisfacimento di alcuna libido, ciò che gli stato contestato come atto osceno, e pervenendo infine a prospettare semmai la configurabilità della contravvenzione di cui all'articolo 726 c.p. Va subito rilevato, allora, che l'ordinanza - la quale, appunto, ha ritenuto inammissibile il gravame per mancanza della specificità del motivo prescritta dall'articolo 581, lettera c , c.p.p a proposito del primo motivo afferma che l'appellante, in punto responsabilità, si limitato a prospettare la non intenzionalità senza peraltro precisare le circostanze di fatto su cui l'allegazione potrebbe fondarsi''. Visto quanto si è appena riportato dal contenuto del motivo, risulta evidente che detta contenuto è stato travisato dalla corte territoriale, giacché ictu oculi ne emerge che proprio le circostanze di fatto da cui secondo l'appellante deriverebbe una condotta non riconducibile all’articolo 527 c.p. sono state chiaramente indicate, senza alcuna genericità né alcuna ambiguità. Prosegue poi l'ordinanza asserendo che il non soddisfacimento di libido non sarebbe pertinente alle motivazioni della sentenza, laddove questa identifica il discrimen tra il delitto e la contravvenzione nell'essere o meno il gesto attinente alla sfera sessuale . Non è comprensibile un simile rilievo, dal momento che la libido attiene alla sfera sessuale, all'imputato è stato contestato il delitto e quindi il riferimento alla libido come assente perfettamente pertinente nell’appello avverso una sentenza che riconosca tale delitto. Il secondo motivo dell'appello riguardava la riduzione della pena., che sarebbe stata eccessivamente gravosa tenuto conto delle circostanze del fatto e della diminuente del rito . Secondo l’ordinanza, il motivo privo di specificità, esaurendosi in un mero e soggettivo apprezzamento senza indicazione di alcuna delle particolarità che, ex articolo 133 c.p., possa giustificare la riduzione della pena. Se vero, tuttavia, che il motivo è conciso, ciò non toglie che a prescindere dal fatto che sovente le motivazioni delle sentenze in ordine al trattamento sanzionatorio sono parimenti concise deve essere intese senza formalismi e quindi con una logica contestualizzazione rispetto al contenuto complessivo dell'appello. Immediatamente prima della proposizione di tale motivo, infatti, l'appellante aveva - come si appena visto, specificamente - illustrato nei motivo precedente proprio le circostanze del fatte che nel secondo motivo sono invocate a fondamento della richiesta di diminuzione della pena. Ne emerge, quindi, che anche il secondo motivo non può qualificarsi inammissibile. In conclusione, l'appello non risulta affetto da alcuno dei vizi di inammissibilità prospettati nell'ordinanza della corte territoriale e alla corte territoriale, pertanto, previo annullamento dell'ordinanza, deve effettuarsi rinvio perché proceda al giudizio d'appello. P.q.m. Annulla l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Brescia per il giudizio. l