“Aspettiamo un figlio!”: annunciarlo agli amici esclude il disconoscimento di paternità

Annunciare ad amici e parenti il lieto evento della nascita di un figlio esclude il disconoscimento di paternità nei confronti del nascituro.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 3499/13, depositata il 13 febbraio. Il caso. Aspettiamo un figlio! . Una splendida notizia da dare ad amici e parenti e così è stato per una coppia che aveva anche in progetto di sposarsi. Fino a che, dopo il concepimento del figlio, tutto finisce amore, relazione e, soprattutto, viene meno anche il riconoscimento del figlio da parte dell’uomo. Almeno fino alla dichiarazione giudiziale di paternità del Tribunale per i Minorenni di Roma. Sentenza contro la quale l’uomo presenta ricorso per cassazione. Progettare il futuro. Niente da fare però. Gli Ermellini sottolineano l’importanza dell’istruttoria testimoniale svolta e, in particolare, le dichiarazioni di una teste che confermava la relazione affettiva, nonché i progetti matrimoniali della coppia e che, addirittura, i due le annunciarono il lieto evento della nascita di un figlio . Sempre secondo le testimonianza, poi, la relazione si era protratta per un periodo di tempo che andava ben oltre la data del concepimento. L’uomo non si è sottoposto al test. Insomma, si tratta di tutta una serie di indizi conclude la S.C. - cui si aggiunge il rifiuto di sottoporsi alla prova immuno-ematologica , che, secondo giurisprudenza consolidata Cass. n. 9727/2010 , possono essere liberamente apprezzati dal giudice.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile 1, ordinanza 29 novembre 2012 13 febbraio 2013, n. 3499 Presidente Vitrone Relatore Bernabai Fatto e diritto In un procedimento di dichiarazione giudiziale di paternità, il Tribunale per i Minorenni di Roma, con Sentenza in data 21 aprile 2009, accoglie la domanda di nei confronti di . La Corte d'Appello di Roma, con Sentenza in data 26 ottobre 2011, conferma la sentenza di primo grado. Ricorre per cassazione il presunto padre. Resiste con controricorso la madre della minore. Il ricorrente, lamentando violazione di legge, proposta del resto con censura inadeguata, e vizio di motivazione, finisce per proporre elementi di fatto in contrasto con le indicazioni della sentenza impugnata, sorretta da motivazione congrua elementi insuscettibili di valutazione in questa sede. Il Giudice a quo richiama l’istruttoria testimoniale e, in particolare, una teste che confermava la relazione affettiva, nonché i progetti matrimoniali della coppia entrambi le annunciarono il lieto evento della nascita di un figlio la relazione dunque si protraeva sino a gennaio/febbraio 1999, ben oltre la data del concepimento. E - continua la corte di merito - lo stesso aveva ammesso, davanti al Commissariato di Polizia di Gaeta, nel maggio 1999, di aver interrotto ogni rapporto circa cinque mesi prima. Al contrario, i testi da lui indicati parlavano di rottura dei rapporti nella primavera del 1998. Tutta una serie dunque di indizi, secondo il Giudice a quo, cui si aggiunge il rifiuto di sottoporsi alla prova immuno-ematologica, rifiuto che, secondo giurisprudenza consolidata per tutte Cass., n. 9727 del 2010 , può essere liberamente apprezzato dal Giudice. Va pertanto rigettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in euro 1.500,00 per compensi ed euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.