Il processo del lavoro verso una nuova riforma

Procedure d'urgenza e ricorso alle Adr, questi i punti qualificanti del progetti. Scotti bene l'albo dei conciliatori in ogni tribunale

Le pendenze in materia di lavoro incidono non poco sulla già ingolfata situazione della giustizia civile. Per questo motivo a Palazzo Madama il presidente della commissione Giustizia, Cesare Salvi, seguito da altri esponenti diessini, ha presentato un progetto di riforma del processo del lavoro che ricalca sostanzialmente le proposte formulate durante la XIII legislatura dalla commissione ministeriale presieduta da Raffaele Foglia, che consegnò una relazione generale a maggio del 2001. Due i punti qualificanti del provvedimento leggibile tra i documenti correlati che mercoledì ha iniziato il suo iter parlamentare davanti alla commissioni riunite Giustizia e Lavoro. Procedure d'urgenza per le controversie riguardanti le vicende estintive del rapporto di lavoro ed la valorizzazione di strumenti alternativi al ricorso alla giustizia ordinaria le famose alternative dispute resolutions, adr che nel resto d'Europa hanno ricevuto molte consegne. Rispetto alle procedure d'urgenza, si prevede l'incentivazione del ricorso volontario alla via conciliativa, inserita nel procedimento stesso, rafforzando la disposizione già contenuta all'articolo 7 dello Statuto dei lavoratori, stabilendo in particolare che tale scelta possa produrre effetti sospensivi del provvedimento di licenziamento. Al Capo II del Ddl vengono inoltre inseriti due nuovi articoli nel Codice di procedura civile il primo stabilisce che nei casi in cui l'amministrazione competente intenda resistere al ricorso presentato dall'assicurato o dall'assistito contro un provvedimento relativo a prestazioni previdenziali o assistenziali che comporti l'accertamento delle condizioni psicofisiche, l'accertamento stesso sia sottoposto ad un collegio medico tripartito un sanitario nominato dall'amministrazione interessata, uno nominato dal ricorrente ed un terso nominato dalla direzione del ministero del Lavoro competente che, al termine dell'indagine può svolgere un tentativo di conciliazione. Al Capo III si prevede una fase conciliativa precontenziosa, a giudizio già iniziato, con alcune misure volte ad assicurare tutte le condizioni per un positivo esito della procedura, nonché la possibilità per le parti, in caso di esito negativo della conciliazione, di affidare allo stesso conciliatore la soluzione in via arbitrale della controversia. Valorizzata poi la funzione dell'arbitrato, anche per quanto riguarda l'interpretazione delle clausole contrattuali, con la previsione di specifiche disposizioni volte a regolare l'impugnabilità del lodo arbitrale, per qualsiasi vizio, davanti alla Corte d'appello, nonché l'esecutività del lodo stesso malgrado l'impugnazione. Maurizio Sacconi Fi , annunciando a nome del suo gruppo la presentazione di un progetto sulla materia, ha chiesto la programmazione di un ciclo di audizioni informali accolta dal presidente Salvi. Si partirà i primi di novembre, dopo la sospensione dei lavori parlamentari prevista per la prossima settimana, con le organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro. Il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti, forte della sua lunga esperienza come presidente del Tribunale di Roma, ha condiviso l'impostazione del provvedimento, valutando positivamente soprattutto la previsione di un apposito albo di conciliatori ed arbitri da istituire presso ciascun tribunale. Scotti ha poi auspicato che il Parlamento possa recepire alcuni contributi migliorativi da parte del Governo, soprattutto in materia di coordinamento con le procedure speciali di impugnazione dei lodi arbitrali e in ordine al possibile conflitto di norme tra la disciplina contenuta nel disegno di legge in titolo con quanto previsto all'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Il provvedimento è comunque solo all'inizio del suo iter parlamentare. p.a.

Senato della Repubblica Riforma del processo del lavoro Ddl 1047/S, all'esame delle commissioni Giustizia e Lavoro 25 ottobre 2006 Capo I Controversie in materia di licenziamenti, trasferimenti, apposizione del termine Articolo 1 1. La disciplina di cui al presente capo si applica alle controversie individuali in materia di a licenziamenti, anche qualora presuppongano la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro, ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto b recesso del committente nei rapporti di cui all'articolo 409, primo comma, numero 3 , del codice di procedura civile e nelle collaborazioni a progetto di cui all'articolo 61 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, con riferimento ai casi in cui il recesso avviene secondo causali o modalità diverse da quelle previste dall'articolo 67 del medesimo decreto legislativo c trasferimento ai sensi dell'articolo 2103 e dell'articolo 2112 del codice civile. Articolo 2 1. Il ricorso avverso i provvedimenti di cui all'articolo 1, comma l, si propone al tribunale in funzione di giudice del lavoro. 2. Il giudice, convocate le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede, nel modo che ritiene più idoneo allo scopo urgente del procedimento, all'acquisizione ed alla valutazione degli elementi di prova relativi ai fatti allegati, e provvede con ordinanza all'accoglimento o al rigetto della domanda. 3. Ove la domanda sia proposta ai sensi degli articoli 414 e seguenti del codice di procedura civile, il giudice, anche d'ufficio, dispone con ordinanza che la causa prosegua ai sensi del comma 2. 4. Il giudice adito in via sommaria, ove rilevi che la causa deve essere trattata secondo le forme ordinarie, dispone, con ordinanza, il mutamento di rito per la prosecuzione del processo ai sensi degli articoli 414 e seguenti del codice di procedura civile. 5. Nelle controversie in materia di licenziamento l'onere della prova relativa al numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro grava su quest'ultimo. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 5 della legge 15 luglio 1966, n. 604. Articolo 3 1. Contro l'ordinanza di cui al comma 2 dell'articolo 2 è ammesso ricorso alla sezione lavoro della Corte d'appello, nelle forme di cui all'articolo 414 e seguenti del codice di procedura civile, entro il termine perentorio di trenta giorni dalla data di comunicazione alle parti dell'ordinanza stessa, a pena di decadenza. Articolo 4 1. Il giudice, con l'ordinanza di cui all'articolo 2, comma 2, o la sentenza di condanna alla reintegrazione della lavoratrice o del lavoratore nel posto di lavoro, determina la somma dovuta dal datore di lavoro per l'eventuale ritardo nell'esecuzione del provvedimento, entro il limite massimo di quattro retribuzioni globali di fatto giornaliere ed il limite minimo di due retribuzioni globali di fatto giornaliere per ogni giorno di ritardo, tenuto conto delle dimensioni dell'organizzazione produttiva. 2. La lavoratrice o il lavoratore può chiedere, con ricorso al giudice che ha ordinato la reintegrazione, la liquidazione della somma dovuta. L'onere della prova dell'effettiva reintegrazione grava sul datore di lavoro. Il giudice provvede nelle forme di cui al primo comma dell'articolo 669sexies del codice di procedura civile e decide con ordinanza con la quale liquida le spese del procedimento il provvedimento è immediatamente esecutivo e contro lo stesso è ammesso reclamo a norma dell'articolo 669terdecies del codice di procedura civile. 3. Le somme corrisposte o ancora da corrispondere alla lavoratrice o al lavoratore ai sensi dei commi 1 e 2 sono irripetibili dal datore di lavoro in caso di riforma del provvedimento con cui è stata ordinata la reintegrazione. In tal caso, la lavoratrice o il lavoratore trattiene solo la somma corrispondente alla retribuzione per il periodo intercorso tra il provvedimento di condanna alla reintegrazione ed il provvedimento di riforma. Le ulteriori somme percepite o da percepire sono devolute al fondo di cui all'articolo 11. 4. In caso di riforma del provvedimento dichiarativo dell'illegittimità del trasferimento, la lavoratrice o il lavoratore è tenuto a restituire le somme già percepite ai sensi dei commi 1 e 2. Articolo 5 1. All'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni a al primo comma dopo le parole il giudice con sono inserite le seguenti l'ordinanza o b al quarto comma dopo le parole Il giudice con sono inserite le seguenti l'ordinanza o c al quinto comma dopo la parola deposito sono inserite le seguenti dell'ordinanza o . Articolo 6 1. Alle controversie instaurate ai sensi dell'articolo 1 non si applicano le disposizioni di cui agli articoli dal 410 al 412bis del codice di procedura civile. 2. L'articolo 5 della legge 11 maggio 1990, n. 108, è abrogato. Articolo 7 1. Il primo comma dell'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, è sostituito dal seguente Il licenziamento da parte del datore di lavoro o il recesso del committente deve essere impugnato a pena di decadenza entro centoventi giorni dalla ricezione della sua comunicazione, ovvero dalla comunicazione dei motivi, ove non contestuale, con ricorso depositato nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro . 2. Il termine di decadenza, di cui all'articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, si applica anche ai casi di nullità del licenziamento o del recesso, nonché di licenziamento inefficace di cui all'articolo 2 della citata legge n. 604 del 1966, e successive modificazioni. 3. Il termine di decadenza, di cui all'articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, si applica anche agli altri casi disciplinati dall'articolo 1 della presente legge. 4. Le dimissioni del lavoratore sono rassegnate per atto scritto. Eventuali dimissioni in forma orale non possono essere fatte valere dal datore di lavoro quali causa di estinzione del rapporto di lavoro, qualora egli non abbia provveduto a richiedere, entro il termine di due giorni dalle stesse e con atto scritto di data certa, conferma delle dimissioni del lavoratore. Articolo 8 1. Le controversie, sommarie o ordinarie, relative alle materie di cui all'articolo 1 devono essere trattate dal giudice con priorità con la sola eccezione dei procedimenti cautelari e di quelli previsti dall'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. 2. La tempestiva trattazione e conclusione delle controversie relative a provvedimenti di cui all'articolo 1 è assicurata dai responsabili degli uffici anche con apposite misure organizzative. Articolo 9 1. L'articolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108, è sostituito dal seguente Art. 3. - Licenziamento discriminatorio . - 1. Si considera discriminatorio il licenziamento determinato dalle ragioni di cui alle seguenti disposizioni a articolo 4 della legge 15 luglio 1966, n. 604 b articolo 15 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni c articolo 54 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni. 2. Il licenziamento discriminatorio è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. 3. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai dirigenti . Articolo 10 1. In caso di licenziamento disciplinare, si applica l'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300. 2. Il datore di lavoro non può adottare il licenziamento prima che siano trascorsi cinque giorni dalla data di ricevimento del provvedimento da parte della lavoratrice o del lavoratore, durante i quali il lavoratore può comunicare al datore di lavoro di essere intenzionato a scegliere tra il ricorso in giudizio e la promozione della costituzione del collegio di conciliazione ed arbitrato previsto dal sesto comma dell'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300. La richiesta scritta della promozione della costituzione del collegio deve comunque essere presentata nel termine di venti giorni, così come indicato nel citato comma sesto dell'articolo 7. 3. Il licenziamento intimato dal datore di lavoro rimane sospeso fino alla pronuncia da parte del collegio di conciliazione ed arbitrato. 4. In caso di licenziamento per giusta causa il datore di lavoro adotta il provvedimento della sospensione cautelare. 5. Se il datore di lavoro non consente l'attivazione del collegio di conciliazione ed arbitrato, non adempiendo agli obblighi su di lui gravanti, ovvero se adisce l'autorità giudiziaria, il licenziamento rimane sospeso fino alla definizione del giudizio. 6. Il collegio di conciliazione ed arbitrato si pronuncia entro quarantacinque giorni, determinandosi in mancanza la perenzione del procedimento e il mancato pagamento dei compensi di cui al comma 8. È possibile un prolungamento del termine di cui al primo periodo in casi di particolare complessità, documentati da riunioni a cadenza almeno quindicinale. In caso di perenzione del procedimento, la sospensione del licenziamento è revocata e il lavoratore può adire l'autorità giudiziaria ai sensi dell'articolo 412quater del codice di procedura civile, come sostituito dall'articolo 18 della presente legge. 7. In caso di emanazione del lodo, si applica quanto previsto dai commi terzo e quarto dell'articolo 4l2bis del codice di procedura civile, come sostituito dall'articolo 16 della presente legge, e per l'impugnazione da quanto previsto dall'articolo 412ter del codice di procedura civile, come sostituito dall'articolo 17 della presente legge. 8. La contrattazione collettiva determina i criteri per la liquidazione dei compensi spettanti al terzo componente del collegio di conciliazione ed arbitrato scelto di comune accordo tra le parti ai sensi dell'articolo 7, sesto comma, della citata legge n. 300 del 1970. 9. Sugli importi monetari riconosciuti a favore della lavoratrice o del lavoratore è riconosciuto il beneficio dell'abbattimento, in misura pari al 50 per cento, dell'aliquota applicabile per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale, nonché della ritenuta ai fini dell'imposta sul reddito. Articolo 11 1. Con regolamento del Ministro della giustizia è disciplinata l'istituzione di un fondo, finanziato con modalità fissate dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, e destinato a partecipare, anche parzialmente, agli oneri sostenuti per effetto di decisioni che modificano provvedimenti che hanno riconosciuto la legittimità del licenziamento. 2. Al fondo di cui al comma 1 sono destinate le somme di cui al comma 3 dell'articolo 4. Capo II Accertamenti sanitari e relative controversie Articolo 12 1. Dopo l'articolo 443 del codice di procedura civile sono inseriti i seguenti Art. 443bis. - Accertamenti sanitari connessi a controversie di previdenza e assistenza obbligatorie . - Nei casi in cui l'assicurato o l'assistito abbia presentato ricorso contro un provvedimento relativo a prestazioni previdenziali o assistenziali, che comportino l'accertamento dello stato di condizioni psicofisiche, l'amministrazione competente, ove non ritenga di accogliere il ricorso, sottopone l'accertamento ad un collegio medico, composto da un sanitario designato dall'amministrazione competente, da un sanitario nominato dal ricorrente o dall'istituto di patronato che lo assiste, e da un terzo sanitario nominato dal responsabile della competente direzione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale tra i medici specialisti in medicina legale, o in medicina del lavoro di cui all'articolo 146 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie ovvero tra i sanitari appartenenti ai ruoli di un ente previdenziale diverso da quello che è parte della controversia. Espletati gli accertamenti medico-legali, il collegio di cui al primo comma, coerentemente alle risultanze degli accertamenti, tenta la conciliazione della controversia. In caso di esito positivo, è redatto un verbale che, sottoscritto dalle parti, è vincolante per le medesime. In caso di esito negativo del tentativo di conciliazione, il presidente del suddetto collegio redige una dettagliata relazione medico-legale nella quale dà atto degli accertamenti effettuati e delle conclusioni conseguite nonché dei motivi del dissenso. Il compenso dei componenti il collegio di cui al primo comma, a carico dell'amministrazione competente per l'erogazione della prestazione, è determinato in conformità di convenzioni stipulate con la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Art. 443ter. - Controversie di serie . - In caso di controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatorie riguardanti, anche potenzialmente, un numero consistente di soggetti ed avente ad oggetto questioni analoghe, le amministrazioni interessate sono tenute ad informare i Ministeri competenti e a promuovere incontri anche con gli istituti di patronato che hanno fornito assistenza nelle medesime controversie, al fine di chiarire gli aspetti delle questioni in discussione ed individuare, per quanto possibile, ipotesi di soluzione. In attesa dell'esito dei suddetti incontri, il giudice, su istanza di parte, può rinviare la trattazione della causa . Capo III Conciliazione e arbitrato Articolo 13 1. L'articolo 410 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Art. 410. - Tentativo obbligatorio di conciliazione . - Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall'articolo 409 è tenuto ad esperire il tentativo di conciliazione previsto dai commi terzo e seguenti. Sono escluse da tale obbligo le controversie riguardanti le seguenti materie a controversie previdenziali b controversie per le quali siano stabiliti dalla legge procedimenti sommari o da esperirsi in via d'urgenza c controversie relative ai rapporti di lavoro di cui all'articolo 63 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il giudice, ricevuto il ricorso, ove non possa fissare la comparizione delle parti per condurre personalmente il tentativo di conciliazione o per la trattazione entro il termine previsto dall'articolo 416, entro trenta giorni dalla data del deposito, con proprio decreto, designa un conciliatore, liberamente scelto tra quelli contenuti nell'apposito albo, con il compito di esperire entro il termine suddetto il tentativo di conciliazione della controversia. Il decreto di cui al secondo comma è emanato entro quindici giorni dalla data di presentazione del ricorso. Il decreto, con allegato il ricorso, fissa il giorno, la data ed il luogo stabiliti per la comparizione delle parti. Il decreto ed il ricorso sono notificati al convenuto, a cura dell'attore, entro dieci giorni dalla pronuncia del decreto medesimo, salvo quanto disposto dall'articolo 417. Il convenuto deve costituirsi almeno dieci giorni prima della data fissata per il tentativo di conciliazione, dichiarando la residenza o eleggendo domicilio nel comune presso cui ha sede il giudice, e depositando nella cancelleria del giudice una memoria difensiva. La memoria deve contenere tutti gli elementi difensivi di cui all'articolo 416 e comporta i medesimi effetti processuali della memoria difensiva di cui allo stesso articolo 416. Qualora il giudice non abbia fissato l'udienza per il tentativo di conciliazione presso di sé, subito dopo la scadenza del termine per il deposito della memoria difensiva, l'intero fascicolo è trasmesso al conciliatore. Qualora il convenuto proponga domanda in via riconvenzionale a norma del secondo comma dell'articolo 416, con istanza contenuta nella stessa memoria, a pena di decadenza della riconvenzionale medesima, deve espressamente chiedere al giudice lo spostamento della data fissata per esperire il tentativo di conciliazione. Il decreto che sposta la data di comparizione, unitamente alla memoria difensiva, è notificato, a cura del convenuto, all'attore, entro dieci giorni dalla data in cui è stato pronunciato. Il tentativo di conciliazione di cui al quarto comma, ad istanza del ricorrente, non è esperito nel caso che il ricorrente dimostri di aver effettuato senza esito, prima del giudizio, un tentativo di conciliazione nel rispetto delle modalità di cui ai commi terzo, quarto e quinto dell'articolo 412-quater . Articolo 14 1. L'articolo 411 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Art. 411. - Processo verbale di conciliazione . - Il tentativo di conciliazione è da espletare nel termine di trenta giorni e si svolge in un'unica seduta, salvo che il giudice od il conciliatore non ravvisino concrete possibilità di accordo in tal caso possono rinviare una sola volta la seduta entro un termine non superiore a trenta giorni dalla data iniziale. Il giudice o il conciliatore svolgono un ruolo attivo al fine di pervenire alla conciliazione e possono proporre, sulla base degli atti presentati, eventuali proposte di soluzione. Se la conciliazione riesce, si forma processo verbale che deve essere sottoscritto dal giudice o dal conciliatore, dalle parti e, ove presenti, dai loro difensori. L'autografia della sottoscrizione, o l'impossibilità dei soggetti di cui al primo periodo a sottoscrivere, è certificata dal giudice o dal conciliatore. Ove la conciliazione sia stata raggiunta davanti al conciliatore, questi trasmette il relativo verbale entro cinque giorni alla cancelleria del giudice. Il giudice, accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto. Sugli importi monetari riconosciuti a favore della lavoratrice o del lavoratore è riconosciuto il beneficio dell'abbattimento, in misura pari al 50 per cento, dell'aliquota applicabile per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale, nonché della ritenuta ai fini dell'imposta sul reddito . Articolo 15 1. L'articolo 412 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Art. 412. - Verbale di mancata conciliazione . - Se entrambe le parti, o la parte che ha presentato il ricorso, non compaiono al tentativo di conciliazione, il giudice od il conciliatore ne danno atto nel processo verbale ed il giudice dichiara estinto il processo direttamente o dopo aver ricevuto gli atti dal conciliatore, salvo il caso di motivo riconosciuto giustificato dal giudice o dal conciliatore che, in tal caso, fissano una nuova data per la comparizione entro il termine perentorio di trenta giorni. In caso di mancata comparizione del convenuto, il giudice o il conciliatore ne danno atto nel processo verbale. In caso di mancata comparizione del convenuto, il giudice, ricevuti gli atti nei termini di cui al sesto comma, su istanza di parte, può, con accertamento allo stato degli atti, in via provvisoria, emettere un'ordinanza che disponga il pagamento totale o parziale delle somme domandate e disporre con lo stesso ulteriori provvedimenti anticipatori della decisione di merito. Se la conciliazione non riesce si redige un verbale del tentativo di conciliazione. In esso le parti possono indicare la soluzione, anche parziale, sulla quale concordano, precisando, quando è possibile, l'ammontare del credito che spetta alla lavoratrice o al lavoratore. In quest'ultimo caso, per la parte su cui si è concordato, il processo verbale acquista efficacia di titolo esecutivo secondo quanto stabilito dal quarto comma dell'articolo 411. Nello stesso verbale il conciliatore espone gli estremi del tentativo, le eventuali proposte indirizzate alle parti per pervenire ad un accordo, e quant'altro ritenga utile portare alla conoscenza del giudice per il prosieguo del procedimento. Il verbale del tentativo di conciliazione viene acquisito agli atti del processo. Il conciliatore, salva l'ipotesi di cui all'articolo 412-bis, trasmette il verbale di mancata conciliazione al giudice entro cinque giorni. Il giudice, salvo che non debba dichiarare estinto il processo ai sensi del primo comma, emette il decreto di fissazione di udienza davanti a sé entro quindici giorni. Il provvedimento di fissazione dell'udienza è depositato nella cancelleria del giudice, dove le parti possono prenderne visione. Il decreto è notificato a cura dell'attore al convenuto non costituito, senza pregiudizio degli effetti processuali già verificatisi . Articolo 16 1. L'articolo 412bis del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Art. 412bis. - Arbitrato facoltativo . - In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al suo termine in caso di mancata riuscita, le parti possono affidare allo stesso conciliatore il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia. Il compromesso deve risultare da atto scritto contenente, a pena di nullità, il termine per l'emanazione del lodo, nonché i criteri per la liquidazione dei compensi spettanti all'arbitro. L'arbitro decide sulla controversia nel rispetto delle norme inderogabili di legge e del contratto collettivo, sulla base dei documenti in suo possesso e acquisendo, ove necessario, altri mezzi istruttori. Si applica la disposizione del terzo comma dell'articolo 429. Il lodo acquista efficacia esecutiva con il deposito presso la cancelleria del giudice. Si applica quanto previsto dalla disposizione di cui al quinto comma dell'articolo 411 . Articolo 17 1. L'articolo 412ter del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Art. 412ter. - Impugnazione del lodo arbitrale . - Il lodo arbitrale può essere impugnato, per qualsiasi vizio, ivi compresa la violazione e la falsa applicazione di legge dei contratti e accordi collettivi, entro trenta giorni dalla sua notificazione alle parti, davanti alla Corte d'appello in funzione di giudice del lavoro. L'impugnazione non sospende l'esecutività del lodo . Articolo 18 1. L'articolo 412quater del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Art. 412quater. - Altre modalità di conciliazione . - La conciliazione, nelle materie di cui all'articolo 409, può essere svolta presso le sedi previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative, nonché presso le direzioni provinciali del lavoro. Gli accordi di conciliazione raggiunti in tali sedi, sottoscritti dalle parti interessate e dal conciliatore, acquistano efficacia di titolo esecutivo, ove depositati presso la cancelleria del tribunale competente. Si applica il quinto comma dell'articolo 411. Il tentativo di conciliazione effettuato ai sensi del primo comma, ove non si pervenga ad una conciliazione, tiene luogo del tentativo di cui all'articolo 410 e determina la procedibilità dell'azione giudiziaria ove sia stato esperito con le seguenti modalità a sia stato esperito da un conciliatore su richiesta congiunta delle parti b sia stato effettuato sulla base di memorie scritte dell'attore e del convenuto che illustrino le ragioni di fatto e di diritto della pretesa e della resistenza. Il verbale del tentativo di conciliazione deve essere redatto e sottoscritto dal conciliatore, dalle parti e, ove presenti, dai loro difensori. In tale verbale il conciliatore espone gli estremi del tentativo, le eventuali proposte indirizzate alle parti per pervenire ad un accordo, e quant'altro ritenga utile portare a conoscenza del giudice per il procedimento. Ad esso devono essere allegate le memorie di cui al comma terzo. Il verbale di mancata conciliazione è depositato presso la cancelleria del giudice competente unitamente al ricorso di cui all'articolo 414. Il giudice, ove accerti che sono state rispettate le condizioni di cui al terzo comma, e che la domanda corrisponde all'oggetto per il quale è stato esperito il tentativo di conciliazione, procede direttamente a fissare l'udienza di discussione ai sensi dell'articolo 415. Il verbale di conciliazione è acquisito agli atti del procedimento e produce tutti gli ulteriori effetti del tentativo di conciliazione esperito ai sensi degli articoli 410, 411, 412 . Articolo 19 1. Dopo l'articolo 412quater del codice di procedura civile è inserito il seguente Art. 412quinquies - Arbitrato in materia di lavoro previsto dalla contrattazione collettiva . - Nell'ambito delle sedi di cui all'articolo 412quater le parti possono deferire ad arbitri la controversia. Il lodo arbitrale è dichiarato esecutivo dal giudice cui sia trasmesso a cura delle strutture interessate, nei modi e nei tempi stabiliti dal quarto comma dell'articolo 412bis e dall'articolo 412ter, ove sia presente la richiesta scritta con la quale le parti dichiarano di richiedere una pronuncia arbitrale, l'indicazione dell'arbitro o del collegio arbitrale al quale viene richiesto il lodo, la delimitazione dell'oggetto sul quale viene richiesto il lodo, il termine entro il quale il lodo deve essere pronunciato. Ai lodi di cui al presente articolo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 412ter . Articolo 20 1. All'articolo 415 del codice di procedura civile è aggiunto il seguente comma Per i procedimenti per i quali sia esperito il tentativo di conciliazione, i termini di cui ai commi secondo, terzo, quarto, quinto e sesto decorrono dalla data di trasmissione del verbale di mancata conciliazione . 2. All'articolo 418 del codice di procedura civile è aggiunto il seguente comma Per i procedimenti per i quali sia stato disposto il tentativo obbligatorio di conciliazione, eventuali domande in via riconvenzionale sono disposte tassativamente con le procedure di cui all'articolo 410 . 3. All'articolo 420 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni a il primo comma è sostituito dal seguente Nell'udienza fissata per la discussione della causa il giudice interroga liberamene le parti presenti. La mancata comparizione delle parti, senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini della decisione. Le parti possono, se ricorrono gravi motivi, modificare le domande, eccezioni e conclusioni già formulate, previa autorizzazione del giudice b il terzo comma è abrogato c il quarto comma è sostituito dal seguente Quando il giudice ritiene la causa matura per la decisione, o se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o altre pregiudiziali la cui decisione può definire il giudizio, il giudice invita le parti alla discussione e pronuncia sentenza anche non definitiva dando lettura del dispositivo . Articolo 21 1. Presso ogni tribunale è istituito un albo dei conciliatori e degli arbitri, esperti in materie giuslavoristiche, di seguito denominato albo , tenuto dal presidente della sezione lavoro del tribunale stesso. 2. All'albo possono iscriversi professori e ricercatori universitari di materie giuslavoristiche, avvocati e commercialisti di comprovata esperienza nel campo del lavoro, consulenti del lavoro, funzionari delle direzioni provinciali e regionali del lavoro. Trascorso il primo anno di applicazione della legge, all'albo possono iscriversi esclusivamente coloro che, appartenenti alle categorie suddette, abbiano frequentato programmi di formazione professionale per la preparazione allo svolgimento della funzione di conciliatore e di arbitro e ottenuto la relativa certificazione. 3. La domanda d'iscrizione, con allegati i titoli che dimostrino il possesso delle necessarie competenze, è presentata al presidente del tribunale, che vaglia i titoli per l'ammissione. 4. Gli iscritti all'albo svolgono, su nomina del giudice, la funzione di conciliatori delle controversie di lavoro, ai sensi dell'articolo 410 del codice di procedura civile. Essi possono essere nominati in qualità di conciliatori nelle strutture di cui all'articolo 412quater del codice di procedura civile, come sostituito dall'articolo 18 della presente legge. 5. I giudici scelgono i conciliatori e gli arbitri tenendo conto della loro esperienza in relazione al tipo di vertenza e con modalità tali da distribuire gli incarichi tra gli iscritti all'albo, evitando profili di incompatibilità. 6. Il presidente della sezione lavoro del tribunale vigila sul comportamento dei conciliatori, che deve essere improntato all'indipendenza ed all'imparzialità nella prestazione del servizio. Egli dispone la cancellazione dall'albo quando ravvisi che non sussistano più le condizioni per il mantenimento dell'iscrizione. 7. Il tentativo di conciliazione è svolto, per quanto possibile, negli stessi locali ove hanno sede gli uffici giudiziari. 8. Per le conciliazioni effettuate ai sensi dell'articolo 410 del codice di procedura civile ai conciliatori spetta un'indennità definita con decreto del Ministro della giustizia per ogni vertenza trattata, senza alcuna distinzione in relazione al valore della controversia. Nel caso in cui in sede di conciliazione non vengano stabiliti i criteri per la ripartizione dell'onere, esso è diviso in parti uguali tra le due parti. 9. Per le conciliazioni raggiunte ai sensi dell'articolo 412quater del codice di procedura civile, come sostituito dall'articolo 18 della presente legge, il compenso è stabilito dalle strutture presso cui il conciliatore venga chiamato, fermo restando che, in mancanza di un accordo per la ripartizione dell'onere, esso è diviso in parti uguali tra le due parti. 10. Le domande per l'iscrizione all'albo, indirizzate al presidente della sezione lavoro del tribunale, ai sensi del comma 3, possono essere depositate nella cancelleria o inviate a mezzo raccomandata, a partire dal primo giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge. 11. Il presidente della sezione lavoro del tribunale, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, esaminate le domande, determina l'elenco degli iscritti all'albo. L'albo è aggiornato con cadenza semestrale. Capo IV Disposizioni finali Articolo 22 1. I termini previsti dalla presente legge si intendono di carattere perentorio. 2. Sono abrogati gli articoli 420bis del codice di procedura civile e 146bis delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie.