Il trasferimento di residenza non provato rende legittima la revoca dell’agevolazione

La residenza dubbia del contribuente assurge a ragione per la revoca dei benefici prima casa ai fini dell’imposta di registro.

Occorre la prova in atti che consenta di ritenere sussistente il presupposto fattuale del trasferimento entro il prescritto termine di cui alla lett. a del comma 1 della Nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 TUR .Tale principio è stato precisato dall’ordinanza n. 271 dell’8 gennaio 2013 della Corte di Cassazione Il caso. Se il giudice del gravame ha accolto l’appello dei contribuenti, dichiarando la nullità dell’avviso di liquidazione, ai fini del registro, sul presupposto che gli stessi avessero fornito prova dei presupposti per il riconoscimento del beneficio, La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco ritenendo fondata la censura della sentenza impugnata per insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo, nonché per omessa motivazione su fatto controverso e decisivo. Gli Ermellini hanno precisato che il giudice di merito ha omesso di indicare nella sentenza gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero ha indicato tali elementi senza una approfondita disamina logico-giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento. Bolletta sull’effettivo consumo di energia elettrica e dichiarazione ufficiale di un maresciallo dei Carabinieri. In particolare, la Ctr ha fatto riferimento ad una bolletta per la fornitura di energia elettrica e ad una dichiarazione del maresciallo dei Carabinieri, che la stessa Ctr ha definito oggettivamente resa in termini generici . Non è stata data contezza dell’iter logico seguito e dei concreti elementi utilizzati nel percorso decisionale, per giungere ad affermare il trasferimento di residenza, considerato, peraltro, che lo stesso maresciallo dichiarante aveva riferito di dimora giustificata dalla paura di subire furti del materiale edile lì riposto e custodito e non anche di trasferimento di residenza del nucleo familiare e del relativo arredo. Peraltro, è stato omesso l’esame e la valutazione di circostanze fattuali evidenziate dall’Agenzia quali le risultanze del certificato storico di residenza, nonché che la bolletta esibita non afferiva ad utenza per l’approvvigionamento di energia elettrica di una casa per civile abitazione, bensì funzionale alla mera esecuzione dei lavori edili. Se la residenza è dubbia scatta la revoca dei benefici prima casa. Le agevolazioni fiscali previste per l'acquisto della prima casa sono accordate ai soggetti che abbiano ottemperato alla condizione di richiedere il trasferimento della propria residenza presso l'Anagrafe della popolazione residente nel Comune ove è situato l'immobile entro il termine perentorio di diciotto mesi, facendo all'uopo fede la dichiarazione di trasferimento ex art. 18, D.P.R. n. 223/1989. Attesa la lettera e la formulazione della norma, nessuna rilevanza giuridica può essere riconosciuta alla realtà fattuale, ove questa contrasti con il dato anagrafico, o all'eventuale successivo ottenimento della residenza, essendo quest'ultima presupposto per la concessione del beneficio che deve sussistere alla data dell'acquisto Cass. civ., Sez. V, Sent. n. 4628/2008 . I benefici fiscali per l'acquisto della prima casa, previsti dall'art. 16, d.l. 22 maggio 1993, n. 155 conv. in legge 19 luglio 1993, n. 243 , spettano unicamente a chi possa dimostrare in base ai dati anagrafici di risiedere o lavorare nel comune dove ha acquistato l'immobile senza che, a tal fine, possano rilevare la residenza di fatto o altre situazioni contrastanti con le risultanze degli atti dello stato civile. Cass. civ., Sez. VI, n. 1530/2012 . Secondo diverso orientamento il termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza avrebbe carattere meramente sollecitatorio e non natura perentoria, sicché al suo decorso non potrebbe ricondursi alcuna decadenza per il contribuente, il quale perderebbe il diritto al beneficio, solo col decorso del termine triennale di cui all'art. 76, D.P.R. n. 131/1986, termine che, decorre dalla data di registrazione dell'atto. Il mancato trasferimento della residenza nell'immobile acquistato usufruendo delle agevolazioni prima casa dopo la scadenza del termine decadenziale di 18 mesi non comporta la revoca dei benefici, in quanto al termine, avente carattere meramente sollecitatorio, non può riconoscersi natura perentoria, cui riconnettere la decadenza, effetto che deve, invece, ricollegarsi solo all'inutile decorso del termine triennale, decorrente dalla registrazione dell'atto Cass. civ., sez. V, n. 3507/2011 .

Corte di Cassazione, sez. VI Civile T, ordinanza 11 dicembre 2012 8 gennaio 2013, n. 271 Presidente Cicala Relatore Di Blasi Svolgimento del processo e motivi della decisione Nel ricorso iscritto a R.G. n. è stata depositata in cancelleria la seguente relazione 1 È chiesta la cassazione della sentenza n. pronunziata dalla Ctr di Milano Sezione n. il e depositata l’ . Con tale decisione, la C.t.r. ha accolto l’appello dei contribuenti, ritenendo e dichiarando la nullità dell’avviso di liquidazione, sul presupposto che gli stessi avessero fornito prova dei presupposti per il riconoscimento del beneficio. 2 Il ricorso, che attiene ad impugnazione dell’avviso di liquidazione della Imposta di registro, conseguente alla revoca delle agevolazioni per la prima casa, relativamente ad atto di compravendita di immobile da destinare a prima casa, è affidato a censure, con le quali si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1 nota 2 bis tariffa allegata parte 1 , insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo, nonché omessa motivazione su fatto controverso e decisivo. 3 Gli intimati non hanno svolto difese in questa sede. 4 I giudici di secondo grado hanno accolto l’appello dei contribuenti, ritenendo che la prova in atti consentisse di ritenere sussistente il presupposto fattuale del trasferimento di residenza entro il prescritto termine. 5 Così argomentando, sembra che i giudici di appello siano incorsi nel vizio denunciato con il terzo mezzo, costituendo ius receptum che la motivazione deve ritenersi omessa e/o insufficiente e/o illogica quando il giudice di merito omette di indicare nella sentenza gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indica tali elementi senza una approfondita disamina logico-giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento Cass. n. 890/2006, n. 1756/2006, n. 2067/1998 . 5 bis Nel caso, infatti, la Ctr fa riferimento ad una bolletta per la fornitura di energia elettrica e ad una dichiarazione del maresciallo dei Carabinieri, che la stessa Ctr definisce oggettivamente resa in termini generici . Non viene data contezza dell’iter logico seguito e dei concreti elementi utilizzati nel percorso decisionale, per giungere ad affermare il trasferimento di residenza, considerato, peraltro, che lo stesso maresciallo dichiarante aveva riferito di dimora giustificata dalla paura di subire furti del materiale edile lì riposto e custodito e non anche di trasferimento di residenza del nucleo familiare e del relativo arredo. Peraltro, è omesso l’esame e la valutazione di circostanze fattuali evidenziate dall’Agenzia e richiamate in questa sede, quali le risultanze del certificato storico di residenza, nonché che la bolletta esibita non afferiva ad utenza per l’approvvigionamento di energia elettrica di una casa per civile abitazione, bensì funzionale alla mera esecuzione dei lavori edili. 6 Si propone di procedere alla trattazione del ricorso in camera di consiglio, ai sensi degli artt. 366 e 380 bis c.p.c., e di accoglierlo per manifesta fondatezza del terzo mezzo, assorbiti gli altri. Il consigliere relatore Antonino Di Blasi . La Corte, vista la relazione, il ricorso e gli altri atti di causa considerato che alla stregua delle citate disposizioni di legge e dei richiamati e condivisi principi, il ricorso va accolto, per manifesta fondatezza del terzo motivo, assorbiti gli altri, e che, per l’effetto ed in relazione, va cassata l’impugnata decisione considerato che il giudice del rinvio, che si designa in altra sezione della Ctr della Lombardia, procederà al riesame e, quindi, applicando gli anzi trascritti principi, deciderà nel merito e sulle spese, offrendo congrua motivazione visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c. P.Q.M. accoglie il ricorso, cassa l’impugnata decisione e rinvia ad altra sezione della Ctr della Lombardia.