Cassa edile: al lavoratore spettano anche le trattenute non versate

L'ente stesso potrà poi chiedere al datore di lavoro le somme in precedenza non corrisposte

Il rapporto giuridico fra datore, Cassa Edile e lavoratore, è da ricostruirsi nei termini di una delega di pagamento. Conseguentemente, la Cassa è tenuta al pagamento a favore del lavoratore anche in assenza dei versamenti da parte del datore, ed alla Cassa stessa spetta peraltro il correlativo diritto di richiedere al datore di onorare i versamenti dovuti. La legittimazione attiva della Cassa cessa ove il datore abbia direttamente pagato ai lavoratori le somme che avrebbe dovuto accantonare. È quanto emerge dalla sentenza 93/2006 della sezione lavoro del Tribunale di Ivrea, depositata il 3 agosto e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. 1

Tribunale di Ivrea - Sezione lavoro - sentenza 3 agosto 2006 Giudice Morlini - Ricorrente Medaglia Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 20 ottobre 2005 e poi ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione udienza, Saverio Medaglia conveniva in giudizio Vincenzo Luca Carpino, titolare dell'omonima ditta individuale e precedente suo datore di lavoro, esponendo di non avere dallo stesso mai ottenuto il pagamento delle ultime tre mensilità lavorate, del Tfr, dell'Ape e delle somme accantonate e non versate alla Cassa Edile. Per tali motivi, instava per la condanna del Carpino al pagamento della complessiva somma di euro 8.048,63, oltre interessi e rivalutazione. Con comparsa depositata il 13 marzo 2006, si costituiva in giudizio parte convenuta, non contestando la debenza delle somme richieste a titolo di retribuzione, ma domandando il rigetto della domanda di condanna al pagamento degli altri istituti, sul presupposto che la loro erogazione spettava alla Cassa Edile, e che pertanto solo la stessa aveva la legittimazione a richiederne il pagamento al datore inadempiente. Diversamente opinando, infatti, e ritenendo sussistente la legittimazione del lavoratore a richiedere tali somme, il Carpino paventava il rischio di essere chiamato a pagare due volte la stessa somma, e cioè sia al lavoratore, sia alla Cassa, anch'essa legittimata a richiedere il pagamento. Esperito senza esito il tentativo di conciliazione, la causa veniva rinviata per discussione finale all'udienza del 3 agosto 2006. A tale udienza, parte convenuta versava a parte ricorrente la somma richiesta a titolo di retribuzione le parti discutevano la causa in ordine all'unica questione che residuava come controversa, id est la legittimazione a richiedere il pagamento delle somme accantonate per la Cassa Edile il Giudice decideva la causa dando lettura del dispositivo che segue. Motivi della decisione a Come evidenziato in parte narrativa, a seguito del pagamento effettuato dal convenuto all'udienza di discussione, si è verificata la cessazione della materia del contendere in ordine alla richiesta del Medaglia di vedersi corrisposta la retribuzione per i mesi di dicembre 2004-febbraio 2005. b Unica residua materia del contendere tra le parti è allora quella relativa alla richiesta del ricorrente di ottenere dal datore di lavoro il pagamento di Tfr, Ape e somme accantonate per la Cassa Edile nonché alla correlativa eccezione, sollevata dal convenuto, in ordine al preteso difetto di legittimazione attiva del lavoratore a richiedere al datore di lavoro il pagamento di tali somme, sul presupposto che, spettando la corresponsione unicamente alla Cassa Edile, sarebbe solo la stessa a potere ottenere dal datore di lavoro le somme all'uopo accantonate. L'eccezione, pur se suggestiva ed accuratamente motivata, ad avviso di questo Giudice non può essere accolta. Si osserva infatti in proposito che la questione giuridica della legittimazione a richiedere il pagamento delle somme accantonate a favore della Cassa Edile è stata oggetto di molteplici pronunce giurisprudenziali, spesso tra loro contrastanti. In particolare, secondo l'orientamento sino ad ora prevalente, è stato sostenuto che tale legittimazione compete non alla Cassa, ma al lavoratore, che agisce per conseguire somme spettanti a titolo retributivo, atteso che la Cassa, quale mandataria, è mera depositaria di somme da corrispondere agli aventi diritto alla scadenza, a titolo retributivo e nell'ambito della funzione di intermediazione, non già a titolo previdenziale-assistenziale Cassazione 14658/03, 9662/01, 5741/01, arg. ex 13834/91, 77/1988, 1442/87 per questo Tribunale, cfr. Trib. Ivrea nn. 17/2005, 12/2005, 113/04, 112/04, 109/04, 105/04, 98/2004 . Non vi è quindi dubbio che, secondo questa prospettiva, l'eccezione mossa da parte convenuta andrebbe disattesa, spettando proprio al lavoratore, ed esclusivamente al lavoratore, la legittimazione a richiedere il pagamento delle somme accantonate per la Cassa Edile. Recentemente, peraltro, la Suprema Corte, con la sentenza 13300/05, ha avuto modo di affrontare nuovamente l'argomento, giungendo a conclusioni in parte innovative e differenti, che questo Giudice condivide ed alle quali intende riportarsi. In particolare, il Giudice di legittimità premette che sul piano della natura giuridica del rapporto fra datore, Cassa e lavoratore, il rapporto è da costruire, come affermato da Cassazione 5257/98 e da 14658/03, come una delega di pagamento. La delega, da parte del datore, è formata con l'iscrizione alla Cassa, iscrizione che non esige forme particolari, essendo sufficiente, per il principio della libertà delle forme negoziali, anche un comportamento concludente, quale l'invio, da parte dell'impresa, delle denunce nominative dei lavoratori occupati Cassazione 1502/86 o l'adesione del datore alla disciplina contrattuale dell'istituto Cassazione 1442/87 . Da questo premesse teoriche relative all'inquadramento dogmatico del rapporto datore-Cassa-lavoratore nella figura della delega di pagamento, la Corte fa coerentemente discendere la conseguenza che la Cassa è tenuta al pagamento a favore del lavoratore anche in assenza dei versamenti da parte del datore e che alla Cassa stessa spetta peraltro il correlativo diritto di richiedere al datore di onorare i versamenti dovuti. Infatti, Poiché il delegato non può opporre al delegatario le eccezioni che avrebbe potuto opporre al delegante articolo 1271 comma 2 Cc , la Cassa non può eccepire al lavoratore l'inadempimento del datore Cassazione 5257/98 pur nel contingente limitato contenuto dell'inadempimento in controversia, l'affermazione di questa sentenza è di respiro generale . Ed il suo obbligo non è configurabile senza un simmetrico diritto se, anche in assenza dell'accantonamento, la Cassa è obbligata a versare le somme ai lavoratori, ha il diritto ed indipendentemente dal fatto che tali somme costituiscono accantonamenti d'una parte della retribuzione dei lavoratori di esigere dal datore le somme stesse . In altre parole, la Cassa è tenuta al pagamento verso il lavoratore indipendentemente dal fatto che il datore abbia adempiuto il suo obbligo di accantonamento. Da questo incondizionato obbligo della Cassa discende il corrispondente diritto di esigere dal datore quale economico presupposto le somme dovute per accantonamenti . Per tali motivi, sancendo la legittimazione ad agire da parte della Cassa verso il datore, si supera il precedente orientamento giurisprudenziale, posto che da questa particolare angolazione, non si condivide quanto affermato da Cassazione 5741/01, per cui, per gli accantonamenti, la Cassa svolgerebbe una mera funzione di intermediazione né si condividono le negative conclusioni sulla relativa legittimazione, cui questa decisione giunge. Ed invero, la funzione svolta dal meccanismo dell'accantonamento complesso per modalità e quantificazioni e distinzioni con moltiplicazione di obblighi e dispersione di tempi non può esaurirsi in una mera intermediazione, che non avrebbe autosufficiente ragione di essere . Ribadito che dalle ragioni precedentemente indicate discende che le Casse Edili sono legittimate ad esigere dal datore non solo i contributi dei quali esse sono titolari, bensì le somme dovute per accantonamenti , Cassazione 13300/05 enuncia espressamente il nuovo principio di diritto, a tenore del quale la Cassa Edile, la quale è obbligata a pagare ai lavoratori le somme dovute per accantonamenti dal datore che, pur per facta concludentia, sia iscritto al relativo rapporto anche ove questi non le abbia versato tali somme, è contestualmente legittimata a richiedere al datore non solo il pagamento dei contributi dei quali è titolare, bensì il pagamento delle somme che il datore avrebbe dovuto accantonare a favore dei lavoratori. Questa legittimazione cessa ove il datore abbia direttamente pagato ai lavoratori le somme che avrebbe dovuto accantonare . Proprio quest'ultima statuizione, e cioè che la legittimazione attiva della Cassa Edile cessa allorquando il datore abbia direttamente pagato il lavoratore, consente di ritenere infondata l'eccezione di difetto di legittimazione attiva mossa dalla difesa di parte convenuta, ed argomentata proprio sul presupposto della possibilità di essere chiamata a pagare due volte, al lavoratore ed alla Cassa, la stessa somma. Invero, è di tutta evidenza che la portata innovativa della pronuncia di Cassazione 13300/05, è quella di riconoscere anche alla Cassa Edile la legittimazione a richiedere il pagamento delle somme accantonate, ma non anche quella di escludere tale legittimazione in capo al lavoratore. Alla stessa stregua dei principi generali, infatti, il richiamo operato dalla Suprema Corte alla disciplina della delegazione di pagamento, impone di ritenere che, in assenza di una liberatoria da parte del lavoratore, il datore resti comunque obbligato anche verso il lavoratore, trattandosi di delegazione cumulativa ex articolo 1268 comma 1 Cc. Giusto tutto quanto sopra, consegue conclusivamente che la legittimazione a richiedere al datore di lavoro il pagamento delle somme accantonate a favore della Cassa Edile, spetta sia alla Cassa stessa, sia al lavoratore. Per tali motivi, va rigettata l'eccezione di difetto di legittimazione attiva sollevata dalla convenuta relativamente alle pretese di pagamento azionate dal Medaglia. Non essendovi contestazione da parte della difesa del convenuto sulla correttezza dei conteggi allegati al ricorso, il Carpino deve essere condannato al pagamento della complessiva somma di euro 4.824,66 per Tfr, Ape e somme accantonate per la valenza probatoria della non contestazione in ordine ai conteggi prodotti, cfr. ex pluribus Cassazione 85/2003 e 945/06 . Su tale somma, come da domanda ed ex articolo 429 comma 3 c.p.c., vanno riconosciuti interessi e rivalutazione, che per comodità di calcolo possono decorrere dal termine del rapporto di lavoro, pacificamente avvenuto il 14 febbraio 2005, al saldo. c Per quanto concerne infine le spese di lite, occorre distinguere tra la domanda relativa al pagamento della retribuzione e la domanda relativa al pagamento delle somme accantonate e non versate alla Cassa Edile. Ciò posto, sulla prima domanda, relativamente alla quale non vi erano particolare problematiche giuridiche da affrontare e vi è stata la cessazione della materia del contendere, il provvedimento sulle spese va reso tenendo a mente il principio della soccombenza virtuale, che va ovviamente ascritta a parte convenuta, la quale ha riconosciuto sin dall'atto introduttivo il buon diritto ex adverso azionato, pur avendo provveduto al pagamento della somma solo all'udienza di discussione, e quindi dieci mesi dopo l'inizio della causa. Per quanto riguarda invece la domanda relativa al pagamento delle somme accantonate e non versate alla Cassa Edile, è ben vero che vi è nuovamente soccombenza di parte convenuta, ma è altrettanto vero che trattasi di una questione di particolare difficoltà giuridica, ciò che integra uno dei giusti motivi previsti dall'articolo 92 comma 2 c.p.c. per procedere alla compensazione almeno parziale delle spese di lite. Conclusivamente, quindi, la soccombente parte convenuta deve esser condannata a rifondere alla vittoriosa parte ricorrente la metà delle spese di lite, liquidate come da dispositivo in assenza di nota, mentre la rimanente metà delle spese va compensata. PQM Il Tribunale di Ivrea in funzione di Giudice del Lavoro definitivamente pronunciando nella causa proposta da Medaglia Saverio nei confronti di Carpino Luca Vincenzo quale titolare dell'omonima ditta individuale, tramite ricorso depositato il 20 ottobre 2005 nel contraddittorio tra le parti, respinta ogni altra domanda dichiara la cessazione della materia del contendere in ordine al pagamento della retribuzione per i mesi di dicembre 2004-febbraio 2005 dichiara tenuto e condanna Carpino Luca Vincenzo a pagare a Medaglia Saverio euro 4.824,66, oltre interessi e rivalutazione dal 14/2/2005 al saldo dichiara tenuto e condanna Carpino Luca Vincenzo a rifondere a Medaglia Saverio la metà delle spese di lite del presente giudizio, che liquida per tale metà in euro 1.000,00 oltre IVA, CPA ed articolo 14 TP compensa tra le parti la rimanente metà delle spese di lite. 4