Cessione di quote sociali: la ""denuntiatio"" deve essere come una proposta contrattuale

Non è valida la comunicazione di vendita ai soci con diritto di prelazione che non contiene l'indicazione del prezzo e delle modalità di pagamento

La comunicazione ai soci con diritto di prelazione della messa in vendita di una parte della società a terzi, non è valida se non contiene l'indicazione del prezzo e delle modalità di pagamento. Insomma, l' avviso del trasferimento di una quota sociale deve racchiudere gli estremi di una proposta contrattuale in modo da consentire ai soci opzionari il proprio diritto di accettazione. È quanto emerge dalla sentenza della seconda sezione civile del Tribunale di Avellino, depositata lo scorso 13 ottobre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare, nel caso esaminato dai magistrati avellinesi la comunicazione operata dalla società convenuta non conteneva un'esatta determinazione del prezzo della quota, facendo riferimento al dato del valore della quota stessa oltre che a quello delle operazioni effettuate dalla società . In altre parole, la denuncia era insufficiente perché non conteneva gli elementi della proposta contrattuale, in quanto l'oggetto della stessa non era adeguatamente determinabile. Pertanto, ne deriva che tra gli elementi che devono obbligatoriamente essere inseriti nella denuntiatio c'è quello dell'oggetto del contratto e, in particolare, della controprestazione richiesta nei confronti del prelazionario .

Tribunale di Avellino - Sezione seconda civile - sentenza 6-13 ottobre 2005 Presidente Pellecchia - Estensore Mari Ricorrente Defina - controricorrente Unika Srl Motivi della decisione Per quello che riguarda lo svolgimento del processo, si fa rinvio al contenuto dei rispettivi atti di parte e del decreto di fissazione di udienza emesso dal giudice relatore. Punto controverso del presente giudizio è quello relativo al perfezionamento del trasferimento di una quota della New Center Srl, in dipendenza di una comunicazione operata dalla Unika Srl, proprietaria della stessa, nei confronti dell'odierna attrice, a sua volta socia della New Center Srl. In particolare, sul punto, l'articolo 6 dello statuto sociale prevede che ciascuna quota sociale non possa essere trasferita nei confronti di terzi se prima non offerta in prelazione agli altri soci , con onere di comunicare l'accettazione entro trenta giorni dalla proposta. Nel caso di specie, la convenuta ha operato una comunicazione con la quale si rendevano edotte le altre due socie della intenzione di cedere la quota sociale, da stimare in base al suo valore nominale ed alle operazioni effettuate dalla società dalla data di costituzione ad oggi , con invito a far pervenire le proprie determinazioni entro il termine di giorni trenta. In data 27 ottobre 2004 la società attrice aveva quindi comunicato la propria intenzione di acquisire la quota alle condizioni predette ma, con successiva lettera del 26 novembre 2004, la Unika Srl aveva comunicato di non considerare la sua precedente missiva come utile ai fini dell'esercizio del diritto di prelazione, per la mancanza dell'indicazione del prezzo e delle modalità di pagamento. Ciò posto, in caso di prelazione convenzionale, l'obbligo imposto al soggetto passivo del patto è quello di comunicare al titolare del diritto il contenuto della proposta che abbia ricevuto, ovvero che sia intenzionata ad operare nei confronti dei terzi affinché la denunzia possa considerarsi idonea, al fine suddetto, è necessario che la stessa abbia il contenuto di una proposta contrattuale, in modo da consentire al beneficiario della prelazione di esercitare il proprio diritto di accettazione. La denuntiatio deve quindi presentare gli stessi requisiti di completezza della proposta contrattuale, con indicazione di tutti gli elementi essenziali del contratto da concludere, non essendo quindi sufficiente a tale fine la semplice enunciazione dell'intento di contrattare, quando dalla medesima non possano essere ricavati gli elementi essenziali della futura pattuizione cfr.Cassazione Sezione prima, 1407/81 . Ne consegue che, tra gli elementi che debbono obbligatoriamente essere inseriti nella denuntiatio figura quello dell'oggetto del contratto e, in particolare, della controprestazione richiesta nei confronti del prelazionario. In base al disposto dell'articolo 1346 Cc, l'oggetto del contratto deve essere, oltre che lecito e possibile, anche determinato o determinabile. Nel caso di specie, la comunicazione operata dalla società convenuta non conteneva un'esatta determinazione del prezzo della quota, facendo riferimento al dato del valore della quota stessa oltre che a quello delle operazioni effettuate dalla società dalla costituzione alla data della missiva. Va quindi rilevato che il requisito della determinabilità dell'oggetto può ritenersi soddisfatto quando la proposta contrattuale contenga degli elementi che, coordinati tra di loro, non lascino dubbi o controversie in ordine all'esatta determinazione della prestazione, sulla base di presupposti non controversi e di carattere oggettivo di modo che la successiva determinazione sia legata ad un'attività delle parti di tipo meramente ricognitivo al contrario, tale requisito non è soddisfatto quando il riferimento abbia carattere generico e, in considerazione degli elementi richiamati, si presti potenzialmente a generare delle controversie sull'esatta consistenza dell'oggetto contrattuale, inteso nella sua materialità si vedano, in tale senso, Cassazione Sezione seconda, 9235/00 3562/89 Cassazione Sezione prima, 873/86 . D'altra parte, in assenza di un chiaro ed univoco riferimento ad elementi esterni di carattere oggettivo e predefinito, la sussistenza del requisito della determinabilità può ritenersi soddisfatto solo qualora si faccia riferimento ad una successiva determinazione esplicitamente rimessa all'arbitraggio del terzo previsto dall'articolo 1349 Cc. Qualora la proposta non sia completa, in via generale, la stessa può assumere esclusivamente il valore di un invito a contrattare mentre, qualora tra le parti sia stato concluso un patto di prelazione, la relativa comunicazione non può considerarsi sufficiente ai fini del suo adempimento con la conseguenza che, qualora il concedente, dopo una denunzia insufficiente ai fini predetti, abbia poi concluso il contratto con un terzo, si determina a suo carico una responsabilità per inadempimento . Tutto ciò premesso, deve rilevarsi che la predetta comunicazione operata dalla società convenuta non conteneva gli elementi della proposta contrattuale, in quanto l'oggetto della stessa, con il generico riferimento al valore nominale della quota maggiorato da quelle delle operazioni sociali compiute, non era adeguatamente determinabile sulla base di elementi di carattere certo ed assolutamente predeterminato. Deve quindi ritenersi che la successiva comunicazione della società attrice non fosse idonea a concretizzare un'accettazione ed il conseguente perfezionamento del contratto rimanendo evidentemente non pregiudicata qualsiasi eventuale valutazione in ordine alla correttezza del comportamento della convenuta in riferimento al generale principio di buona fede, nello svolgimento delle trattative, previsto dall'articolo 1337 Cc, non espressamente dedotto da parte attrice . L'attrice ha altresì chiesto di emettere una sentenza costitutiva, ai sensi dell'articolo 2932 Cc, che dichiari l'intervenuto trasferimento della quota in suo favore. Va peraltro rilevato che il patto di prelazione non pone alcun obbligo di contrattare a carico del concedente e non crea quindi gli effetti propri del contratto preliminare unilaterale e che nemmeno tale obbligo, in assenza di un'espressa dichiarazione in tal senso, può farsi discendere dalla comunicazione del 6 ottobre 2004. Le domande di parte attrice vanno quindi rigettate. Va altresì rigettata la domanda di risarcimento formulata da parte convenuta ai sensi dell'articolo 96 Cpc, per mancanza assoluta di prova in ordine alla sussistenza dei lamentati danni. La particolarità delle questioni trattate e l'atteggiarsi della controversia in punto di fatto, giustificano la compensazione delle spese di lite. PQM Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione 1 rigetta le domande di parte attrice 2 rigetta la domanda di risarcimento proposta dalla convenuta ai sensi dell'articolo 96 Cpc 3 compensa le spese di lite. 1