La difesa tecnica nel procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno: la giustizia non può diventare assistenza sociale

di Rita Russo

di Rita Russo* Una delle questioni controverse nella interpretazione ed applicazione della legge 6/2004 riguarda la necessità o meno della assistenza di un avvocato al fine di presentare il ricorso per nomina di amministratore di sostegno, questione sulla quale si confrontano i giudici di merito di primo grado e, senza giungere ad un orientamento univoco, anche le Corti d'appello. La Corte d'appello di Venezia ritiene non necessaria la difesa tecnica nel ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno fondandosi su alcuni argomenti di carattere letterale e sistematico, primo fra tutti l'affermazione del principio che i casi in deroga all'articolo 82 Cpc non devono essere espressamente previsti dalla legge ma possono ricavarsi in via interpretativa dal sistema, ma anche e soprattutto analizzando le ragioni e lo scopo della legge 6/2004. Rileva la Corte che detta legge nasce per avvicinare il cittadino debole e sofferente alla giustizia, è stata pensata come un procedimento strutturalmente semplificato, improntato a principi di massima rapidità, semplificazione, non onerosità, elasticità di conseguenza ogni ostacolo formale -e tra questi la necessità di doversi procurare un difensore prima di chiedere la tutela rischia di vanificare lo spirito della legge stessa. Del resto, osserva la Corte, vi è differenza tra il rivolgersi al giudice ordinario di Tribunale, in un procedimento contenzioso e rivolgersi al giudice tutelare, che ha funzioni essenzialmente diverse, quasi amministrative, essendo questo l'unico l'ufficio giudiziario aperto al pubblico per dare gratuitamente meri consigli giuridici al pubblico che vi accede. Il giudice tutelare è l'unico giudice che, secondo Corte d'appello di Venezia, può permettersi di non essere terzo, di non essere super partes ma di tutelare direttamente la persona che si rivolge a lui di conseguenza per ottenere un provvedimento del giudice tutelare non necessitano formalità e non necessitano avvocati anzi ogni inutile formalità che si frapponesse nel contatto diretto tra il soggetto ed il giudice potrebbe impedire di risolvere con pragmaticità e rapidità i problemi del beneficiato e la legge finirebbe così per perdere ogni capacità di pronta risposta alle esigenze dei più deboli. A queste argomentazioni altre se aggiungono più specificamente tecniche ma tutte fondate sulla idea che la nomina di amministrazione di sostegno è cosa strutturalmente diversa dalla interdizione ed inabilitazione in quanto l'amministratore di sostegno dà a fronte della interdizione che toglie . La Corte d'appello di Milano invece richiama l'attenzione essenzialmente sulle analogie esistenti tra l'istituto dell'amministrazione di sostegno e quello dell'interdizione e dell'inabilitazione, con particolarmente riferimento alla delicatezza delle situazioni soggettive coinvolte, e sul fatto che la legge ha introdotto innanzi al giudice tutelare un vero e proprio procedimento contenzioso speciale, regolato secondo lo schema del rito camerale inizia con ricorso, il giudice è fornito di ampi poteri istruttori e si conclude con una decisione idonea ad incidere su diritti e status, che è reclamabile in appello ed impugnabile per cassazione quest'ultima norma in particolare è una garanzia in diretta applicazione dell'articolo 111 Costituzione, che richiama il principio del giusto processo. Così, secondo la Corte lombarda anche qualora non si voglia ritenere che la deroga all'onere del patrocinio imposto dall'articolo 82 Cpc. debba trovare fonte in una espressa disposizione di legge, ma potrebbe ricavarsi in via ermeneutica dal sistema, non si può prescindere da una lettura costituzionalmente orientata delle norme sul rito camerale che impone di colmarne il congenito deficit di garanzie. Di conseguenza il giudice non si può esimere dal rispettare e dall'applicare anche nel procedimento camerale i principi generali, soprattutto con riferimento al rispetto del diritto del contraddittorio, all'esercizio del diritto di difesa nei suoi diversificati profili ed alla partecipazione diretta al procedimento di tutti gli interessati. E' noto come in dottrina ed in giurisprudenza vivace è il dibatto sul rito camerale e sulla sua conformità ai valori costituzionali da quando è stato esplicitato nel nostro ordinamento il principio del giusto processo, con la modifica dell'articolo 111 della Costituzione. E' stato autorevolmente sostenuto, ad esempio, che devono ritenersi incompatibili con le garanzie minime imposte dall'articolo 111 Costituzione nonché con i fondamentali valori etici della giustizia procedurale, gli istituti, le situazioni soggettive e le forme degli atti, che non assicurino in misura adeguata sia la pienezza del contraddittorio fra le parti in lite, e la lealtà e la correttezza dei comportamenti di qualsiasi protagonista del dramma processuale, non escluso lo stesso giudice. La giurisprudenza di merito che si esprime in conformità alla tesi della Corte veneta osserva invece che si tratterebbe di volontaria giurisdizione, in quanto diretta ad una mera gestione di interessi ed alla cura di soggetti deboli, sottolineando in particolare l'assenza di un bene garantito contro altri e la inidoneità del provvedimento finale ad acquistare autorità di cosa giudicata. Però sul giudicato bisogna anche intendersi, perché, come giustamente è stato osservato, la sentenza dichiarativa di interdizione e il decreto di apertura della amministrazione di sostegno sono inseriti entrambi in una rete procedimentale che conosce la suprema garanzia del ricorso per cassazione, tipico rimedio avverso provvedimenti idonei ad acquistare efficacia di giudicato, e tanto la sentenza di interdizione che il decreto di nomina di amministratore di sostegno sono revocabili, ma per fatti sopravvenuti in una parola provvedimenti che, al pari delle sentenze di separazione e divorzio, sono sottoposti alla clausola rebus sic stantibus. E' quindi da notare che non necessariamente un procedimento si qualifica di volontaria giurisdizione, e comunque non impone deroga all'articolo 82 Cpc., per il solo fatto che si concluda con un decreto valevole rebus sic stantibus e modificabile dalla stessa autorità che l'ha pronunciato si pensi al provvedimento reso ex articolo 710 Cpc né in ragione della assenza di contesa con un altro soggetto privato si pensi alla domanda di divorzio congiunto, oppure alla richiesta congiunta di delibazione di sentenza ecclesiastica . Da rilevare inoltre come la dottrina più recente propone decisamente di abbandonare la definizione di volontaria giurisdizione, in ragione della attribuzione della natura giurisdizionale in senso stretto alle tutele camerali ed il conseguente venir meno della contrapposizione con la giurisdizione contenziosa ed inserimento della giurisdizione camerale nel sistema di tutela giurisdizionale La stessa dottrina rileva inoltre che non si deve confondere l'oggetto della tutela dalle ragioni e dagli interessi che la muovono anche se, talvolta, la presenza di interessi pubblici, collettivi o comunque superindividuali può portare ad una sorta di sovrapposizione di questi ultimi con i diritti soggettivi individuali in gioco ed ancora che quando si richiama il profilo della cura o gestione di interessi ci si vuole, in realtà, riferire alla circostanza che l'esercizio di un determinato potere o facoltà da parte del suo titolare, nella sua fase dinamica, è potenzialmente confliggente, o è già entrato in conflitto, con uno o più interessi pubblici o comunque superindividuali, la valutazione dei quali deve essere operata dal giudice contestualmente a quella che ha ad oggetto il segmento di diritto soggettivo oggetto di tutela. Di conseguenza classificare il procedimento in oggetto come di volontaria giurisdizione, oltre a non apparire corretto in ragione delle considerazioni sopra esposte, non aiuta a risolvere il problema, né aiuta a risolvere il problema l'ossimoro del giudice che può permettersi di non essere terzo. A questa affermazione ben si addice l'appunto che la dottrina muove sul pericolo che il giudice non viva il processo come forma sostanziale, come garanzia di giustizia e come condizione per la correttezza della sua decisione, ma come mero involucro di rispetto delle posizioni degli interessati, che può perfino venire esorcizzato quando l'interesse in gioco lo richiede. Il giudice, come sopra si è rilevato, anche quando è investito della gestione di interessi dei soggetti deboli compie attività di valutazione e comparazione di interessi pubblici e privati giustapposti e -almeno potenzialmente in conflitto, e di conseguenza, poiché formula giudizio, deve essere terzo se non è terzo non è neppure giudice e non è abilitato a pronunciare giudizio. E' peraltro vero che questo singolare procedimento sfugge alle facili classificazioni perché, come nota la Corte veneta, non vi è un caso uguale all'altro. Il giudice tutelare potrebbe essere adito dalla persona anziana che vuole essere aiutata nelle incombenze quotidiane, oppure dai parenti della persona sofferente di un disturbo psichico che richiede un intervento limitativo, pur se la malattia non ne annulla del tutto le facoltà di collaborare alla gestione dei suoi interessi economici e personali. Il punto però non è verificare ex post se il risultato è stato quello di incidere limitativamente su diritti e status, quanto di verificare se il procedimento riguarda diritti o status , e ciò a prescindere dal fatto che il giudice adito si decida alla fine per un intervento limitativo o meno. A questo riguardo, la Corte lombarda osserva che il procedimento presenta significative analogie strutturali e funzionali con i processi di interdizione ed inabilitazione e coinvolge situazioni soggettive, diritti e status e l'estrema ampiezza del potere discrezionale attribuito all'organo giudicante attiene non solo all'individuazione degli interventi di protezione del disabile all'interno dell'istituto dell'amministrazione di sostegno, ma si estende anche all'utilizzazione dell'una o dell'altra forma di tutela ed alla possibilità di estensione della normativa specificamente prevista per l'una all'altra, con una ulteriore differenza rispetto al procedimento di interdizione e di inabilitazione i cui effetti giuridici sono conosciuti ex ante dall'interdicendo e dall'inabilitando essendo predeterminati per legge, mentre il beneficiario anticipatamente non conosce, in concreto, quali effetti produrrà un eventuale decreto di nomina in suo favore dell'amministratore di sostegno. Questo stesso punto è trattato anche, ma criticamente, dalla Corte d'appello di Venezia che osserva come le due tipologie di procedimenti essenzialmente l'interdizione e l'amministrazione di sostegno non sono vasi comunicanti né istituti omogenei tra di loro tuttavia la stessa Corte non tralascia di fare riferimento all'articolo 411 Cc che riconosce al giudice tutelare il potere di integrare ovvero modificare il decreto di nomina amministrazione di sostegno disponendo che determinati effetti limitazioni o decadenze previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato si estendano al beneficiario della amministrazione di sostegno, e ciò su ricorso presentato direttamente del beneficiario tuttavia questa norma che pure è una indicazione univoca del fatto che l'amministrazione di sostegno a volte può anche togliere e non solo dare , è ritenuta dalla Corte veneta conferma della tesi sostenuta, poiché la parola direttamente starebbe per senza difesa tecnica e non anche più semplicemente, nel senso letterale, per facoltà dello stesso interessato, anche dopo la conclusione del procedimento e la pronuncia del decreto, di chiedere una limitazione o comunque una ridefinzione delle proprie capacità, senza la mediazione dell'amministratore di sostegno già nominato. Ed è appena il caso di rilevare che chiedere non significa ottenere, perché al contrario del Notaio che si limita a prendere atto della volontà del dichiarante, accertandosi che non sia viziata, il giudice tutelare deve, come sopra già si accennava, valutare le istanze di parte nella contrapposizione, se non anche nel conflitto, tra interessi pubblici ed interessi privati. Invero, nel momento in cui il giudice tutelare estende o comunque può estendere al beneficiato effetti, limitazioni o decadenze proprie delle norme sulla inabilitazione o interdizione, ha potere di incidere con un provvedimento a contenuto decisorio, e come tale impugnabile, su diritti e status, con la conseguente applicazione del consolidato principio enunciato dalla Corte di Cassazione, che impone il ministero di un difensore Nel dettaglio la tesi della non necessità della assistenza difensiva utilizza anche altri argomenti, non del tutto convincenti ad esempio i richiami alla normativa in materia di trattamento sanitario obbligatorio che consente al giudice tutelare di adottare anche d'ufficio i provvedimenti urgenti per la cura della persona e la conservazione del patrimonio ed in materia di interruzione di gravidanza, ritenute sostanzialmente omogenee a quelle in discussione, ed ove non si fa questione della presenza di difensore. Anche a non voler considerare che si tratta di norme speciali mentre in questo caso si discute di un corpo di norme costituenti un intero titolo del codice civile, deve pur osservarsi, quanto ai provvedimenti conservativi in favore del soggetto in t.s.o. che si tratta di provvedimenti assolutamente temporanei il t.s.o. dura una settimana ed è trattamento eccezionale non equivalente all'internamento a vita in manicomio e che non muovono da un procedimento iniziato davanti al giudice tutelare ma da un provvedimento adottato da una altra autorità e quanto alla interruzione di gravidanza, nonostante la dizione della recente legge 40/2004, non si può affermare che il concepito abbia capacità giuridica e quindi titolarità dei diritti della personalità, in quanto l'articolo 1 del codice civile stabilisce tuttora che la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita e di conseguenza le norme in favore del concepito hanno natura eccezionale. Apparente spina nel fianco delle argomentazioni della Corte milanese è il riferimento al ricorso che possono presentare i responsabili dei servizi sociali e sanitari qui la legge sembra effettivamente avere voluto investire detti organi di una funzione pubblica analoga a quella del Pm, se non che questi soggetti sono appunto privi di jus postulandi ed è difficile immaginare che il legislatore abbia voluto imporre loro l'onere di munirsi di un avvocato, il che comunque li riporterebbe nell'ambito della iniziativa giudiziaria privata. Tuttavia anche in questo caso si può osservare che i soggetti portatori di interessi diffusi o di carattere generale hanno, a volte, legittimazione processuale e ciò non comporta deroga alla tutela giurisdizionale del diritto. Merita inoltre qualche ulteriore riflessione la questione se i procedimenti di interdizione, inabilitazione e nomina di amministrazione di sostegno costituiscano effettivamente un sistema di vasi comunicanti o comunque procedimenti omogenei tra loro considerazione che invero sembra potersi trarre dalla recente pronuncia della Corte Costituzionale la quale osserva le norme prevedono specifici strumenti di raccordo tra il procedimento di amministrazione di sostegno e quelli di interdizione o inabilitazione, in forza dei quali - ove tra giudice tutelare e tribunale sorgano conflitti sulla maggiore idoneità dell'uno o dell'altro istituto ai fini della più adeguata protezione dell'incapace - questi non rimane comunque privo di tutela ed ancora osserva che nel giudizio di interdizione o inabilitazione il tribunale nell'applicare l'articolo 418 comma terzo non si limita ad investire il giudice tutelare perché provveda all'apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, ma lo apre direttamente esso stesso, sulla base di una valutazione di iniziale idoneità della misura, eventualmente accompagnata dalla nomina dell'amministratore provvisorio e dal canto suo il giudice tutelare cui il procedimento sia stato trasmesso, ove consideri che l'amministrazione di sostegno si sia rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario, ben può applicare il citato quarto comma dell'articolo 413 e dichiararla cessata . La tutela della persona diminuita nella autonomia è in effetti disegnata dalla legge come una sorta di work in progress e prevede anche una certa sperimentazione della misura al fine di valutare quale il provvedimento più adatto al caso concreto, nell'ottica, ed in questo la Corte veneta è assolutamente condivisibile, di promuovere l'individuo e non di mortificarlo al solo fine di salvare il suo patrimonio per gli eredi, ma nella consapevolezza che in determinati casi ciò avviene anche attraverso alcune limitazioni delle facoltà della persona per impedirgli di compiere atti a sé pregiudizievoli. La legge, e questo la Corte Costituzionale l'ha affermato senza possibilità di equivoci, non ha abolito tacitamente gli istituti della interdizione ed inabilitazione, anzi ha modificato le norme relative per adattarle al nuovo sistema delineato ben può accadere quindi che il soggetto sprovveduto di difensore si rechi dal giudice tutelare per essere aiutato a ritirare le raccomandate alla posta, e si ritrovi invece -senza neppure capire di avere messo in moto il meccanismoall'interno di un giudizio di interdizione promosso dal P.M. su segnalazione del giudice tutelare. Un'altra riflessione ancora è suggerita dal richiamo ad alcune peculiarità della fattispecie, connotata dalla attività di un giudice investito della tutela di interessi superiori, che interviene con sensibili poteri officiosi in un caso ove può anche mancare la contesa con una altro privato cittadino e che adotta una decisione sempre modificabile, anche d'ufficio, il che richiama alla mente lo schema del procedimento minorile ex articolo 336 cod. civ. Con riferimento al processo minorile infatti, sono stati esposti argomenti simili, parlando di amministrazione pubblica di interessi privati socialmente rilevanti rilevando quindi che i provvedimenti conseguenti ex articolo 317 bis, 330, 332 e 333 Cc pur riguardando posizioni di diritto soggettivo, sono adottati a conclusione di un procedimento di tipo non contenzioso e privo di un vero e proprio contraddittorio, non hanno il carattere della decisorietà e definitività, essendo revocabili e modificabili per motivi sia sopravvenuti che preesistenti e non risolvono conflitti tra diritti contrapposti poiché costituiscono una forma di governo di interessi sottratti all'autonomia privata nonostante ciò con l'articolo 37 della 149/01 poi modificato dal Dpr 115/02 è stato aggiunto all'articolo 336 Cc un comma sulla assistenza del difensore, segno che in una concezione moderna del processo le predette peculiarità non sono correlate alla assenza di difesa tecnica. Attraverso queste riflessioni si può giungere alla considerazione finale che i ragionamenti della Corte d'Appello di Milano sono ineccepibili in diritto, ma invero la stessa considerazione per le avverse opinioni -temperata dall'uso di un forse è anche nel decreto della Corte di Venezia, e nonostante questo gli argomenti dei giudici veneti appaiono forti, importanti, perché ci richiamano ad un tema che da sempre è radicato nella coscienza del giudice il senso dell' operare tra giustizia sostanziale e rispetto delle forme, con il difficile compito di individuare lo spirito della legge ed applicarla in conformità. Ma, alle perplessità della Corte veneta si può anche rispondere che la funzione dell' avvocato non è quella di impedire al suo cliente il contatto con il giudice, bensì regolare e finalizzare il contatto per ottenere il provvedimento giusto, rappresentando correttamente al giudice l'istanza che la decisione deve essere sì rapida ma anche appropriata al caso, perché il decreto di amministrazione di sostegno deve essere tagliato su misura, sulle esigenze di vita ed economiche del soggetto, e queste di norma sono più complesse del semplice ritiro di una raccomandata alla posta, e quindi è necessario che esse vengano esposte per intero al giudice, anche inquadrandole correttamente sotto il profilo giudico, profilo che non sempre la parte coglie esattamente ed infine, quanto al problema economico, che se una ragione d'essere ha la partecipazione degli assistenti sociali a queste vicende non appare tanto quella di scrivere il ricorso e presentarlo al giudice con minore fatica e miglior risultato i servizi sanitari possono a questo fine fare una segnalazione al Pm quanto di accompagnare il beneficiando povero presso il locale Consiglio dell'ordine degli avvocati per presentare e far istruire l'istanza di patrocino a spese dello Stato. Il richiamo alla forma allora, è richiamo al corretto percorso di formazione del provvedimento, che il giudice non trae dal suo personale carisma, ma raggiunge e faticosamente attraverso il procedimento, confrontandosi con le parti e, in veste di rappresentanti dei loro interessi, con coloro che hanno gli stessi strumenti di comprensione e valutazione della realtà che ha il giudice e cioè gli avvocati, che come il giudice conoscono la legge. Nel giudizio ordinario o nel processo camerale, qualora si discuta dei diritti delle persone sane di corpo e di mente , la forma e le regole processuali non vengono considerate incomprensibili pastoie, ma la garanzia per le parti, ed in definitiva anche per il giudice, che la decisione si formerà attraverso un percorso guidato, uguale per tutti gli utenti della giustizia e se il soggetto limitato nella autonomia è davvero uguale agli altri, e non abbiamo nei suoi confronti idee paternalistiche, non possiamo escluderlo dalle regole del processo, o per meglio dire, non possiamo consentire che si deroghi per lui alle regole del processo, quanto piuttosto preoccuparci che il processo gli venga reso accessibile, e questo non è compito del giudice ma dei servizi assistenziali e previdenziali. *Magistrato

Corte d'appello di Milano - Sezione delle persone, dei minori e della famiglia - decreto 11 ottobre 2005 Presidente Pesce - Relatore Gatto Letti gli atti ed esaminata la prodotta documentazione letto il decreto impugnato, con cui il Giudice Tutelare presso il Tribunale di Milano in data 2 marzo 2005 ha dichiarato la nullità del ricorso personalmente proposto da M. T. diretto ad ottenere la nomina di un amministratore di sostegno ex lege 6/2004 nell'interesse della figlia A. R., nata a Monza il , affetta da ritardo mentale grave in esiti di encefalopatia infantile con grave compromissione delle acquisizioni motorie e con consistenti problemi a livello psichico e relazionale visto che con il predetto decreto il Giudice Tutelare ha ritenuto che il ricorso fosse affetto da nullità insanabile in quanto proposto senza l'assistenza di un difensore tecnico e, pertanto, in violazione del disposto di cui al terzo comma dell'articolo 82 Cpc, che, per la sua generale portata, si applica anche ai procedimenti camerali o speciali, con l'eccezione dei soli casi per i quali la legge prevede la possibilità delle parti di stare in giudizio personalmente premesso che avverso detto provvedimento il Pm ha tempestivamente proposto reclamo chiedendo che, in riforma del decreto impugnato, fosse attivata nell'interesse del soggetto la procedura dell'amministrazione di sostegno, per la quale si poteva procedere senza che le parti dovessero essere assistite necessariamente da un difensore tecnico, non trovando applicazione la regola generale dell'onere della difesa tecnica trattandosi di procedimento che, diversamente da quelli di interdizione e di inabilitazione, aveva natura di volontaria giurisdizione e non aveva alcuna incidenza su diritti o status personali, ma aveva ad oggetto la sola gestione degli interessi del soggetto disabile mediante l'affiancamento allo stesso di una persona che avrebbe potuto assisterlo o sostituirlo nel compimento di atti specifici premesso altresì che la ricorrente è personalmente comparsa all'odierna udienza, unitamente alla figlia nel cui interesse chiedeva l'avvio della procedura per l'amministrazione di sostegno, insistendo per l'accoglimento della sua istanza viste le conclusioni rassegnate dall'intervenuto Procuratore Generale che, facendo proprie le motivazioni svolte nell'atto di gravame, ha chiesto la riforma del decreto impugnato considerato che, essendo il procedimento in esame stato introdotto con ricorso non sottoscritto da un difensore tecnico, ma personalmente proposto dalla parte interessata, correttamente il primo giudice ha, in via preliminare, esaminato la questione attinente alla regolarità del rapporto processuale, stante la nullità insanabile - e, quindi, l'inettitudine ad instaurare un processo valido - dell'atto introduttivo non sottoscritto dal difensore, ove ne sia richiesto il patrocinio Cassazione 2316/99 Cassazione 3491/94 5543/84 Cassazione 5077/78 Cassazione 3939/77 considerato altresì che, l'articolo 82 Cpc, il quale stabilisce il principio per cui davanti al tribunale le parti possono stare in giudizio solo col ministero di un procuratore legalmente esercente , sancisce la regola generale dell'obbligatorietà della difesa tecnica, mentre la difesa personale delle parti è, come dispone il terzo comma dell'articolo 82 Cpc, eccezione limitata ai casi stabiliti dalla legge, di cui alcuni enunciati dallo stesso codice di rito es. articoli 86, 462, 707 Cpc , altri previsti in leggi speciali es. articolo 736 bis Cpc introdotto dall'articolo 5 della legge 154/01 articolo 35 comma 10, della legge 833/78 articolo 22 della legge 689/81 articolo 82, comma 6, del Dpr 570/60 ritenuto che, anche qualora non si volesse condividere l'assunto che la deroga all'onere del patrocinio debba trovare fonte in un'esplicita previsione di legge, e si richiedesse, al fine di risolvere una così importante questione, l'applicazione dei generali criteri ermeneutici Cassazione 808/67 nel caso di specie si perverrebbe, come già questa Corte ha avuto modo di affermare in precedenti pronunce v. per tutte decreto 11 gennaio-15 febbraio 2005 , ad un'analoga conclusione alla stregua delle considerazioni qui di seguito sviluppate, sia con riferimento alle analogie strutturali e funzionali esistenti tra l'istituto dell'amministrazione di sostegno e quello dell'interdizione e dell'inabilitazione, sia con riferimento alla delicatezza delle situazioni soggettive coinvolte, in relazione alle quali occorre verificare se la possibilità del soggetto di agire senza il patrocinio di un difensore consenta una reale tutela, oltre che di quello delle parti, anche dell'interesse generale e costituzionalmente garantito dell'effettività del diritto di difesa Cassazione 17008/04 ritenuto, quanto al primo profilo, che i continui raccordi tra gli istituti dell'interdizione, dell'inabilitazione e dell'amministrazione di sostegno quali sono disciplinati dagli articoli 406, 413, comma 4, 418, 429 Cc, laddove consentono il passaggio dall'uno all'altro istituto in funzione del minore o maggiore grado di protezione da assicurare all'incapace, sono stati previsti proprio per consentire l'utilizzazione dell'una o dell'altra forma di tutela, con ciò evidenziando non solo la necessaria omogeneità dei predetti istituti sotto il profilo processuale, ma anche la loro omogeneità sotto molteplici profili sostanziali, peraltro sancita dall'articolo 411 Cc a norma del quale si applicano all'amministrazione di sostegno, in quanto compatibili con le peculiarità del nuovo istituto, le norme del codice civile che riguardano la scelta del tutore articoli da 349 a 353 Cc la gestione della tutela, la gratuità dell'ufficio, la responsabilità del titolare dello stesso articoli da 374 a 378 v.in tal senso Trib. Padova, 21 maggio 2004, decr. rilevato peraltro che le peculiarità del procedimento in esame, peraltro comuni a quello di interdizione e di inabilitazione così come individuate dalla Suprema Corte proprio con riferimento a questi ultimi due procedimenti v. Cassazione 5967/94 , determinate dalla natura e dalla non disponibilità degli interessi coinvolti, dagli ampi poteri inquisitori del giudice, dalla posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso e ad impugnare il provvedimento, dalla sua particolare pubblicità e dalla sua stessa revocabilità, non escludono che esso si configuri come un procedimento contenzioso speciale e resti disciplinato, con le specificazioni ed integrazioni espressamente previste, con le forme del giudizio contenzioso, come viene confermato anche dalla scelta legislativa di riconoscere, in applicazione del principio di cui all'articolo 111 Cost., la suprema garanzia del ricorso per cassazione, espressamente previsto dal comma terzo dell'articolo 720 bis Cpc, così rimarcando la volontà di modellare il giudizio sull'amministrazione di sostegno utilizzando le regole processuali dell'interdizione, a cui peraltro la norma citata fa esplicito rinvio articoli 712, 713, 716, 719 e 720 Cpc , con il prudenziale temperamento della clausola di compatibilità, a nulla rilevando la divergenza della forma conclusiva del procedimento e della disciplina dei gravami rispetto alla sostanziale identità dell'oggetto e degli scopi, comuni a tutti i procedimenti in questione ritenuto infatti che lo stretto intreccio ravvisato tra gli istituti in questione, tutti inseriti nel rimodulato titolo XII del libro I del codice civile che, con il nomen iuris Delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia disciplina , sotto il capo I, l'istituto dell'amministrazione di sostegno e, sotto il capo II, gli istituti dell'interdizione, inabilitazione e incapacità naturale, non può avvalorare un'interpretazione secondo la quale la difesa tecnica richiesta per l'uno sia invece esclusa per l'altro ritenuto inoltre che una deroga implicita al principio generale dello ius postulandi non può neppure giustificarsi, secondo quanto peraltro evidenziato dal primo giudice, facendo riferimento al restante profilo della natura e della funzione del procedimento di amministrazione di sostegno, il cui discrimine rispetto agli altri due istituti viene individuato dal legislatore nella minore limitazione possibile della capacità di agire del soggetto, così sottolineando come la correlazione tra la protezione e la limitazione della capacità di agire continui a costituire un connotato essenziale del sistema ritenuto pertanto che indiscutibilmente la nomina di un amministratore di sostegno influisce sulla libertà ed autonomia di un soggetto che, nonostante l'opportuno utilizzo del termine beneficiario , viene limitato - in un settore più o meno ampio, secondo il contenuto della statuizione del giudice - nella sua possibilità di operare nel mondo giuridico, con effetti che coinvolgono situazioni soggettive anche a contenuto non patrimoniale, cioè situazioni soggettive che fanno parte di quel nucleo ristretto di diritti inviolabili dell'uomo cui fa riferimento l'articolo 2 della Costituzione ritenuto che appare allora evidente come l'impatto dell'amministrazione di sostegno su questa essenziale dimensione della persona, anche se può interessare solo alcuni aspetti della vita civile nelle sue espressioni giuridicamente rilevanti, non differisce in qualità dagli effetti che scaturiscono dall'interdizione e verosimilmente può essere anche più incisivo di quello proprio dell'inabilitazione, con la conseguenza che situazioni soggettive di siffatta natura possono essere oggetto di compressione o di parziale ablazione solo tramite un processo che offra a chi ne è titolare il massimo delle garanzie e segnatamente quelle inerenti al diritto di difesa articolo 24 Costituzione , il quale include l'applicazione dell'articolo 82 Cpc e implica, perciò, che l'atto introduttivo del giudizio cameralizzato debba essere, irrinunciabilmente, sottoscritto dal difensore articolo 125 Cpc v. Cassazione 1066/89 , anche se simile conclusione non comporta di necessità che le attività processuali di mera gestione dell'amministrazione di sostegno debbano essere ugualmente sorrette dalla difesa tecnica ritenuto infatti che, secondo l'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità, tutte le volte in cui oggetto del procedimento sono situazioni soggettive consistenti in diritti o status, la tutela delle stesse - ancorché possa essere realizzata attraverso una semplificazione del procedimento - non può prescindere dal rispetto di proprie garanzie interne, e, quindi, dall'osservanza delle regole in tema di patrocinio delle parti in giudizio, e, prima fra tutte, di quella che impone il ministero di un difensore tecnico Cassazione 5025/90 nonchè ex plurimis Cassazione 6900/96 Cassazione 156/96 Cassazione 5831/89 rilevato inoltre che la necessità di una lettura costituzionalmente orientata delle norme impone di colmare il congenito deficit di garanzie proprio del modello camerale v. Cassazione 1066/89 nello sforzo di farne un vero e proprio modello alternativo, che viene preferito a quello ordinario di cognizione, a seconda delle differenziate esigenze di tutela delle situazioni sostanziali da proteggere, facendo anche applicazione, come ha da ultimo sottolineato la Corte Costituzionale con la sentenza 1/2002, attraverso i consueti strumenti interpretativi, dei principi previsti per i procedimenti contenziosi, soprattutto con riferimento al rispetto del diritto del contraddittorio, all'esercizio del diritto di difesa nei suoi diversificati profili ed alla partecipazione diretta al procedimento di tutti gli interessati, compreso lo stesso beneficiario ritenuto inoltre che non appare incompatibile con la tesi esposta neppure la legittimazione ad agire attribuita ai responsabili dei servizi sanitari e sociali in quanto l'indisponibilità del diritto e la natura e rilevanza degli interessi in gioco ben si concilia con il riconoscimento di tale legittimazione a soggetti in via legislativa considerati portatori adeguati dell'interesse generale, o più genericamente solidaristico, che giustifica la compressione o ablazione richiesta, ma sempre nel rispetto della pienezza della tutela giurisdizionale del diritto o status inciso ritenuto altresì che, nel rispetto dei principi e delle garanzie fondamentali esplicitate dall'articolo 111 Costituzione, non si possa neppure prescindere dalla necessità di assicurare anche al beneficiario ricorrente l'assistenza tecnica di un difensore, non solo perché lo stesso si trova nella medesima situazione processuale propria dei giudizi di interdizione e di inabilitazione dove la legittimazione attiva, a norma dell'articolo 417 Cc così come modificato dalla legge 6/2004, è attribuita allo stesso incapace, ma anche perché la presenza del difensore costituisce il necessario contrappeso, come è insito nella naturale dialettica del processo, all'obbligatorietà della partecipazione del Pubblico Ministero quale contraddittore necessario, nonché per offrire allo stesso beneficiario la possibilità di esporre le proprie ragioni e di utilizzare idonei strumenti di controllo sulla legalità degli atti in un giudizio in cui non opera neppure il principio di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, che invece vige persino nel procedimento di interdizione, dove è espressamente esclusa la possibilità per il giudice di pronunciare d'ufficio l'interdizione se è stata richiesta l'inabilitazione ritenuto inoltre che l'estrema ampiezza del potere discrezionale attribuito all'organo giudicante attiene non solo all'individuazione degli interventi di protezione del disabile all'interno dell'istituto dell'amministrazione di sostegno, ma si estende anche all'utilizzazione dell'una o dell'altra forma di tutela ed alla possibilità di estensione della normativa specificamente prevista per l'una all'altra, con l'ulteriore differenza rispetto al procedimento di interdizione e di inabilitazione, i cui effetti giuridici sono conosciuti ex ante dall'interdicendo e dall'inabilitando essendo predeterminati per legge fatti salvi gli aggiustamenti di cui all'articolo 427 Cc , che il beneficiario anticipatamente non conosce, in concreto, quali effetti produrrà un eventuale decreto di nomina in suo favore dell'amministratore di sostegno, quindi quali potranno essere le limitazioni che il Giudice Tutelare riterrà rispondenti ad assicurargli adeguata tutela, non avendo certezza neppure della persona che ricoprirà il ruolo di amministratore di sostegno, visto che della sua indicazione il Giudice Tutelare deve tenere conto, senza però esserne vincolato ritenuto pertanto che l'evidenziata ampiezza del potere discrezionale dell'organo giudicante, valutata unitamente all'estensione dei poteri ufficiosi di cui dispone, che vanno ben oltre l'assunzione di quelle necessarie informazioni a cui pure fa riferimento l'articolo 407 Cc estendendosi fino a tutti i mezzi istruttori utili ai fini della decisione , ed alla forte compressione del principio della domanda e di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, impone la necessità, ad avviso di questa Corte, di operare in condizioni tali da scongiurare il rischio di compromettere gli ideali di civiltà e di giustizia procedurale racchiusi non soltanto nella figura del giudice imparziale, ma anche nell'inviolabilità delle garanzie individuali di azione e di garanzia di difesa in giudizio ritenuto inoltre che l'esposta lettura del dato normativo che questa Corte è chiamata ad applicare non solo lo rende conforme al dettato costituzionale ma consente di evitare che lo stesso possa risolversi nella violazione dei fondamentali principi della persona, quali sono sanciti nella Convenzione europea dei diritti umani, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e che sono dotati di efficacia imperativa nell'ordinamento interno rilevato infatti che, con l'entrata in vigore nel nostro ordinamento della Convenzione europea, la funzione di garanzia che l'articolo 2 della Costituzione assicurava ai diritti di libertà in essa espressamente previsti è stata arricchita dalle nuove e concrete garanzie, sia formali che sostanziali, che la Convenzione assicura, e che tra le posizioni soggettive che godono del duplice sistema di garanzia indubbiamente rientra il diritto al rispetto della vita privata riconosciuto dall'articolo 8 della CEDU, che tende a proteggere la dignità dell'essere umano, sia sotto l'aspetto dell'integrità fisica che di quella morale Corte europea, 26 marzo 1985, X e Y c. Paesi Bassi, Série A, n. 91, par. 22 , comprendendo anche il diritto per l'individuo di instaurare e sviluppare relazioni sociali Corte eur., 16 dicembre 1992, Niemietz c. Germania, Sèrie A, n. 251 B, par. 29 incluse quelle relative all'ambito professionale e commerciale Corte eur., 7 agosto 1996, C c. Belgio, Série A, n. 915, par. 25 rilevato al riguardo che, come questa Corte ha avuto occasione di approfondire nell'affrontare in precedenza il tema in esame v.decreto cit. , la costante giurisprudenza della CEDU tende ad assicurare le medesime garanzie che la lettura costituzionalmente orientata delle nostre norme interne si prefigge di realizzare, per cui anche se l'articolo 8 non contiene alcuna condizione esplicita di procedura, occorre che il processo decisionale che comporta provvedimenti di ingerenza sia equo e rispetti opportunamente gli interessi dell'individuo protetti dall'articolo8 Corte eur. 25 settembre 1996, Buckley c. Regno Unito, Recueil 1996, IV, par. 76 Corte eur. 24 febbraio 1995, Mc Michael c. Regno Unito, Série A, n. 307 B, par. 87 , e ciò impone che il provvedimento giurisdizionale volto ad incidere sulla capacità di un soggetto di operare nel mondo giuridico e, quindi, ad influire sull'identità della persona, debba essere il risultato di un procedimento in cui operi il principio del contraddittorio in una struttura dialettica sia tra le parti, sia tra le parti ed il giudice, così da evitare che la decisione possa essere frutto dell'ingerenza del pubblico potere, senza assicurare al destinatario degli effetti del provvedimento la possibilità di esporre le proprie ragioni e di espletare un controllo pieno sulla legalità degli atti del procedimento medesimo attraverso l'esercizio del diritto di difesa, che non può che essere attuato, vista la natura dei diritti coinvolti, attraverso lo strumento della difesa tecnica ritenuto infatti che solo in presenza di tali garanzie può trovare attuazione la finalità della Convenzione che consiste nel proteggere diritti non già teorici ed illusori, ma concreti ed effettivi, realizzando, attraverso un equo processo, l'esigenza della parità delle armi nel senso di un giusto equilibrio tra le parti ricorrente, beneficiario, pubblico ministero , dando a ciascuna di esse la possibilità ragionevole di presentare la causa, davanti ad un giudice indipendente ed imparziale, in condizioni che non la pongano in una situazione di netto svantaggio rispetto alle altre Corte eur. Raffineries grecques Stran e Stratis Andreadis c.Grecia, 9 dicembre 1994, Série A, numero B, par. 46 ritenuto, per le ragioni svolte, che correttamente il primo giudice ha rilevato la radicale nullità del ricorso perché non sottoscritto da un difensore e che, di conseguenza, il reclamo proposto dal Pubblico Ministero merita di essere rigettato ritenuto infine che non ricorrono motivi per procedere a statuizione alcuna in ordine alle spese PQM rigetta il reclamo proposto dal Pm e, per l'effetto, conferma il decreto impugnato.

Corte d'Appello di Venezia - Sezione terza civile - decreto 16 gennaio 2006 Presidente - Relatore Culot 1. Il problema. Con una serie di articolati reclami, la Procura della Repubblica presso il tribunale di Padova chiede sostanzialmente alla Corte d'Appello di risolvere un contrasto d'indirizzo, verificatosi all'interno del distretto, fra i G.T. i quali ritengono la necessità del patrocinio legale nel procedimento per la nomina di un amministratore di sostegno ad es. Tribunale di Venezia - sez. Dolo, decr. 13.6.2005 , e quelli che ritengono che la procedura sia attuabile personalmente, senza il ministero di un procuratore ad litem ad es. Tribunale Padova - sez. Cittadella, decr. oggi impugnato . La Procura reclamante è dell'opinione che serva il patrocinio del difensore, nel senso deciso anche da altri giudici di merito ad es. App. Milano, decr. 11.1.2005 in Famiglia e diritto, 2005, 178 , anche se correttamente riporta nel reclamo decisioni pure di segno diametralmente opposto decr. G.T. Roma, 19.2.2005, in Diritto & Giustizia 2005, 73 decr. G.T. Modena, 22.2.2005, in Diritto & Giustizia 2005, 74 . Si potrebbe anche aggiungere, sempre nel senso della non necessità di difesa, G.T. Genova 1.3.2005 e 5.3.2005, non pubblicati, tanto per confermare come la materia dia adito ad opinioni contrastanti in mancanza di una precisa ed opportuna presa di posizione del legislatore. 2. In via pregiudiziale, può essere esaminata anche d'ufficio, ma non va condivisa l'eccezione formulata dal PG in un processo analogo, secondo la quale le parti avrebbero dovuto essere invitate a costituirsi con un difensore, in quanto se si aderisse a tale opinione si darebbe già per scontata la fondatezza della tesi del reclamante PM che, invece, deve ancora essere dimostrata. La semplice notifica effettuata personalmente alla parte dell'odierna udienza è sufficiente - a giudizio di questa Corte - per poter proseguire oltre nel merito. 3. La ratio. Se ci si limitasse ad affrontare il problema esclusivamente da un punto di vista letterale, cercando di giungere ad una soluzione utilizzando i termini usati dal legislatore spesso impropriamente per poi interpretarli alla luce dei principi generali del diritto processuale, vi sarebbero validissime ragioni sia per sostenere l'una che l'altra tesi, tant'è che in proposito sono stati scritti ormai fiumi d'inchiostro, sia in dottrina, sia in giurisprudenza, senza riuscire a sciogliere il dilemma. Ad esempio, dando rilievo al termine giudizio di cui all'articolo 418 Cc, si concluderà nel senso che interdizione e ads sono del tutto omogenei, che anche il procedimento di ads è un giudizio contenzioso con conflitto necessario di posizioni e quindi con necessità della difesa tecnica. Dando rilievo al termine direttamente di cui all'articolo 411, ult. co., Cc, che non può avere altro significato che personalmente, si concluderà nel senso opposto. Dunque, secondo il parere di questo Collegio si deve innanzitutto partire da quello che è stato lo scopo della nuova legge, e quindi dalla considerazione che la legge 6/2004 ha comportato una vera e proprio rottura col precedente sistema, nel senso che fino a quel momento o si era capaci, o si era incapaci. Lasciamo pur perdere l'inabilitazione, giacché è un istituto così disomogeneo nel mettere in uno stesso mazzo semi-pazzi, la curiosa figura del prodigo, gli alcolisti ed i tossici che invece, viste le cronache recenti, occupano tranquillamente anche posizioni manageriali di prestigio e responsabilità senza suscitare grave allarme sociale , i sordomuti e ciechi che non sono andati a scuola, tanto da essere sostanzialmente inapplicato. Rimaniamo nel campo dell'interdizione. L'interdizione vuole - ed ha sempre voluto - impedire al soggetto colpito dal provvedimento di fare qualsiasi cosa, anche le cose che sono indispensabili alla vita quotidiana, come prendere una casa in locazione, contrarre un mutuo o comprare un mazzo di fiori per la propria fidanzata ed in questa sua drasticità sembra avere più a cuore gli interessi degli altri ad esempio quello della famiglia che ha interesse a impedire che l'interdetto dilapidi il suo patrimonio che quello dell'interdetto. Del resto, questo istituto giuridico, quando è nato, era in perfetta sintonia con quella che all'epoca era anche l'idea dominante più che proteggere il soggetto debole, cioè l'infermo, si pensava di dover proteggere la società dall'infermo, per cui l'ammalato psichico veniva rinchiuso in manicomio, sì da togliere l'anormale perfino fisicamente da ogni contatto con i normali, con gli altri soggetti capaci. Quand'anche l'interdetto non veniva ricoverato in manicomio e continuava a vivere all'interno della società, egli restava comunque un emarginato totale, essendogli preclusa ogni attività giuridica. Un cambiamento di status così rilevante - che si concludeva sostanzialmente con una messa al bando giuridica dalla società civile - doveva e deve necessariamente richiedere l'intervento del patrocinio legale nel relativo procedimento. Ma da questa discriminazione sociale insita nell'interdizione nasceva spesso anche la resistenza a intraprendere questa strada, vista spesso dagli stessi parenti come sproporzionata ed odiosa rispetto alle questioni pratiche che si voleva in realtà risolvere tipo andare in posta a ritirare una pensione o una lettera racc.ta . Fino alla fine del 2003, il sistema giuridico ha continuato a basarsi su questa rigida dicotomia bianco e nero la capacità giuridica c'è o non c'è, non ci sono vie di mezzo. Un sistema tutto d'un pezzo, come l'uomo che non deve chiedere mai. Una gabbia insomma, come era ormai stato evidenziato in dottrina, che stava ben stretta alla realtà come oggi viene percepita dalla sensibilità comune della collettività, che non vede più il mondo tutto bianco o tutto nero, ma riesce a coglierne le sue molteplici sfumature. C'è stato un lungo e lento cammino, e come sempre è la cultura che ha cambiato l'Uomo nel tempo. Come è stato ben esemplificato in sociologia e pedagogia, oggi si trova che la montagna è bella. Ma chi lo dice? La trova bella chi va a sciare e a camminare la trovano bella un po' tutti i turisti in questi ultimi cinquant'anni. Ma mica la trovavano bella nel passato i suoi abitanti per secoli l'hanno trovata solo dura e ostile. Anche l'amore è stato creato dalla cultura. Non c'era nell'istinto primordiale, e l'uomo con la clava prendeva la donna per i capelli e la trascinava con sé nella grotta mica le offriva istintivamente un mazzo di fiori. Dunque l'Uomo progredisce, e diventa sempre più Uomo, e diventando sempre più Uomo ha capito che doveva chiudere i manicomi ha capito che non doveva ghettizzare i più deboli, che non erano da considerare come persone da contenere privandole della capacità, ma come persone da sostenere come persone che, non riuscendo a farcela da sole, non vanno perciò private di quel poco o tanto che pur sempre sono capaci di fare, ma vanno al contrario aiutate a fare ciò che, da sole, andrebbe oltre le loro possibilità. La legge sull'ads è stata fatta per avvicinare il cittadino debole e sofferente alla giustizia, è stata pensata come un procedimento strutturalmente semplificato, improntato a principi di massima rapidità, semplificazione, non onerosità, sburocratizzazione, elasticità in una parola, finalmente una legge al servizio della persona. Trattasi dunque di uno sforzo legislativo per comprendere e regolare in maniera più umana esperienze di sofferenza e di emarginazione che in precedenza non trovavano risposta adeguata in termini di Giustizia. Tale ratio, ricavabile da tutto il complesso delle disposizioni del nuovo istituto, è correlata funzionalmente ai principi costituzionali articoli 2 - 3 Cost. che sono il fondamento dell'istituto dell'ads, teso ad espandere, e non certo a comprimere le potenzialità/capacità del beneficiario, e volto a ridurre la discriminazione sociale dell'individuo debole. Probabilmente la portata innovativa di questa legge sull'ads deve ancora essere pienamente afferrata, ma si tratta indubbiamente di una legge di alto valore sociale perché fornisce per la prima volta una forma di aiuto giuridico a soggetti che si trovano semplicemente in difficoltà nell'esercitare i propri diritti quotidiani. Allora, come è stato evidenziato argutamente in dottrina, occorre partire tenendo ben presente questa differenza ideologica e culturale tra l'ads ed i vecchi istituti l'amministrazione di sostegno vuol dare un qualcosa in più che prima il soggetto debole non aveva, sì che di fatto gli veniva impedito di esercitare pienamente i diritti di cui già era titolare, mentre l'interdizione vuol togliere la sua capacità. L'ads vuol togliere ostacoli all'esercizio dei diritti del soggetto debole, mentre l'interdizione vuole limitare il soggetto debole nell'esercizio dei suoi diritti. Se così è, si deve concludere che non c'è possibilità di parlare di omogeneità fra la nuova ads ed i vecchi istituti per il solo fatto che il legislatore ha previsto forse un po' improvvidamente che si possa passare dall'una all'altra, come se l'inabilitazione fosse un minus rispetto all'interdizione, e l'ads fosse un ulteriore minus rispetto all'inabilitazione la totale rottura col sistema pregresso si ravvisa in tutta la sua evidenza nel fatto che prima con l'interedizione e l'inabilitazione l'attenzione era puntata sul come impedire che gli infermi di mente potessero creare danno alla famiglia e alla società, mentre la nuova legge è stata concepita, invece, per venire incontro a tutti coloro, infermi o menomati articolo1 , che si trovano in difficoltà nell'esercizio dei propri diritti,. Se deve venire incontro, tale finalità può essere raggiunta solo con un sistema facilmente accessibile a tutti, di adeguata gestione degli interessi del beneficiario decr. G.T. Roma 19.2.2005 cit. , non comprimendo ma anzi espandendo i suoi diritti. Ora appare indubitabile che sarebbe già tradita questa finalità, se ci si lasciasse impantanare in pastoie burocratiche, se si imponessero rallentamenti al procedimento, al contatto immediato e diretto del soggetto col G.T. e alla pronta risposta di quest'ultimo alle concrete esigenze pratiche del beneficiario, proprio perché l'ads è stata prevista per risolvere, con estrema pragmaticità e rapidità, i problemi che la gente deve risolvere con urgenza, intervenendo - come ha già sottolineato la più attenta dottrina - su gli spazi della quotidianità, le diverse scansioni dell'agenda giornaliera. In particolare, il sistema dei rapporti familiari, affettivi, sociali, di scuola e cultura le relazioni di svago, di vacanza, di sport, di partecipazione politica e sociale, di espressione artistica e letteraria. . La realtà spicciola di tutti i giorni insomma tutte cose, insomma, per le quali non c'è assolutamente bisogno di un'assistenza tecnica. La nuova legge, interpretata nel senso richiesto dal PM, finirebbe per perdere ogni capacità di pronta risposta alle esigenze dei più deboli, e finirebbe all'inverso per porsi come un ulteriore ostacolo statale nella loro realtà quotidiana, mostrandosi quindi incapace di realizzare i veri interessi della collettività. Tutta la sua forza innovativa verrebbe rapidamente eliminata, o quanto meno sterilizzata, se si finisse per riproporre, per tradizionale attaccamento a schemi giuridici immobili nel tempo, il vecchio modello interpretativo saremmo di fronte a interpretazioni giuridiche forse tecnicamente ancora ineccepibili, ma sicuramente inidonee a regolare l'esperienza di vita che si voleva in realtà regolare. Se il diritto deve essere parte della vita di tutti, tutti devono potersi riconoscere nel linguaggio giuridico del legislatore ma è difficile che il cittadino riesca a riconoscersi in una legge, e non la consideri invece estranea, quando questa gli frappone ostacoli formali ed economici all'utilizzo di un istituto che il legislatore diceva essere nato per facilitargli la vita di tutti i giorni. Si pensi, solo, a come il responsabile del servizio di assistenza, se dovesse rivolgersi ad un avvocato per adire il G.T., finirebbe col cercar di evitare ogni suo intervento, anche se obbligatorio per legge chi paga? Certamente l'Usl non può pretendere il patrocinio a spese dello Stato, ed il legislatore non ha previsto un apposito capitolo di bilancio per tali necessità . Non è questo che vuole il legislatore, perché proprio nelle strutture di ricovero il più delle volte si appalesa la necessità di intervenire a sostegno di anziani in difficoltà. Oppure si immagini solo per un momento, se s'imponesse la obbligatorietà del patrocinio, che subito dopo il deposito dell'istanza al G.T. il procuratore muoia il processo sarebbe automaticamente interrotto articolo301 Cpc . Quando finalmente quel poveraccio, bloccato a letto, che sperava solo di sapere chi gli aveva spedito una raccomandata, o di ritirare la pensione con cui vivere sarà riuscito a riassumere il processo, ad ottenere l'agognato provvedimento del G.T. e a mandare qualcuno in posta, certamente non troverà più né la sua pensione, né la racc.ta che ormai sarà stata restituita al mittente. Dunque, la difesa tecnica, lungi dall'essersi dimostrata uno strumento essenziale a tutela dei diritti inviolabili della persona vedansi i richiami agli articoli 2 della Cost. e 8 CEDU contenuti in tal senso nel decr. App. Milano sopra citato , si sarà in realtà disastrosamente risolta in un ostacolo al vedersi riconosciuti i propri diritti quotidiani che potrebbero migliorare la qualità della vita. Andrebbe a finire che anche l'ads toglie, o comunque non dà, esattamente come l'interdizione. E non è questo che vuole il legislatore. A giudizio di questo collegio, dunque, la finalità preminente del nuovo istituto di assicurare un sistema facilmente accessibile di adeguata gestione degli interessi del soggetto debole, che si devono soddisfare con celerità, è di per sé sufficiente ad escludere la necessità di dover ricorrere alla figura del procuratore. 4 Le ragioni di diritto. Però anche scendendo più dettagliatamente nel sistema giuridico, si vedrà come la mancanza di assistenza tecnica invocata dal G.T. di Padova-Cittadella non costituisca affatto una novità assoluta, tale da porsi in contrasto col sistema nel suo complesso, come sostiene la parte reclamante. 4.A. E' vero che l'articolo 82 Cpc stabilisce il principio per cui davanti al tribunale le parti possono stare in giudizio solo col ministero di un procuratore legalmente esercente cd. onere del patrocino . Non si condivide però il sillogismo del PM reclamante p.1 quando sostiene che a in difetto di un'esplicita previsione contraria, la difesa tecnica è sempre obbligatoria, b nulla in contrario dice la legge6/2004 , c quindi per l'ads occorre la difesa tecnica, per cui questa Corte dovrebbe ristabilire il principio del primato generale del patrocinio. E' da sgombrare sùbito il campo da un possibile equivoco i casi in cui la legge dispone altrimenti non sono soltanto quelli in cui essa stabilisce espressamente che le parti possano stare in giudizio personalmente, ma anche gli ulteriori casi in cui l'esclusione dell'onere di patrocinio si desume, per via interpretativa, dal sistema. E nel caso di specie, è proprio il sistema - per come visto al precedente 3 - che tende ad escludere la difesa tecnica. Questa considerazione che cioè l'esclusione del patrocinio può ricavarsi in via interpretativa nel silenzio della legge è del resto già stata fatta propria in passato dalla stessa Suprema Corte vedi Cassazione 3875/76 in FI, 1977, I, 1248 Cassazione 661/79, in Dir. Fall. 1979, 206, ove è stato affermato - ad esempio - che il creditore può presentare personalmente domanda di ammissione al passivo ai sensi degli articoli 92 ss. L. fall., e dove la difesa personale della parte è stata ricavata appunto in via interpretativa, proprio nel silenzio della legge. Si tenga poi presente che solo dopo la recente riforma il G.T. è entrato a far parte del tribunale, ma quando è stato scritto l'articolo 82 Cpc, il G.T. era organo completamente autonomo staccato sia dal tribunale, sia dalla pretura, e quindi nemmeno letteralmente - visto che il ricorso per l'ads va rivolta al G.T. - l'articolo 82 non può essere letto nel senso oggi voluto dal reclamante. Ma sembra a questa Corte che proprio da un'interpretazione letterale si possa ricavare la certezza che non serve il patrocinio legale quando si propone il ricorso per l'ads. Infatti, nell'articolo411 Cc si prevede un ricorso particolare che può essere presentato contestualmente al ricorso ordinario per nomina di ads o anche successivamente al fine di estendere all'ads alcuni effetti o limitazioni proprie dell'interdizione/inabilitazione. Tale articolo aggiunge che detto ricorso può essere presentato anche dal beneficiario direttamente. L'espressione direttamente non sembra possa avere altro significato se non personalmente, cioè senza l'ausilio del difensore. Apparirebbe allora abbastanza assurdo riconoscere che si possa presentare senza patrocinio di avvocato un ricorso di ads piuttosto raro, qual è quello di cui all'articolo411, ult. co., Cc questo sì correlato ad un non proprio banale tecnicismo giuridico , e poi pretendere che il normale ricorso-base di cui all'articolo 406 Cc debba essere proposto sempre e solo da un procuratore munito di apposito mandato. In realtà anche il ricorso introduttivo di base del procedimento ex articolo 407 Cc, come esplicitamente prevede l'articolo 406 Cc, può essere proposto dallo stesso soggetto beneficiario è ragionevole allora assumere che l'espressione lo stesso sia equivalente a personalmente o direttamente . 4.B. Secondo il PM p.4 punto 3 , invece, il G.T. è ormai un giudice monocratico del tribunale, sì che anche avanti a lui occorre l'assistenza di un procuratore legale. Al contrario - e questo appare un elemento forte a sostegno della tesi della non obbligatorietà del patrocinio - va osservato che nel nostro ordinamento non esiste ricorso alcuno fatto al G.T. che debba esser presentato tramite procuratore/avvocato. Basti pensare alle ipotesi di cui ai successivi 4.C e 4.E. Si ricorda, a conferma della diversità del G.T. rispetto al giudice ordinario, come l'ufficio tutelare sia anche l'unico ufficio giudiziario aperto al pubblico per dare gratuitamente meri consigli giuridici al pubblico che vi accede cosa che ovviamente nessun giudice ordinario può mai fare. E se lo scopo di questa legge innovativa è - come si è detto - quello di offrire un servizio a delle persone in difficoltà e non quello di ridurre il loro status , appare corretto non equiparare neanche in questo caso l'ufficio del G.T. destinato per sua natura al servizio del cittadino a un giudice ordinario accessibile solo attraverso il filtro del procuratore. Dunque non è neanche vero che l'approccio diretto istante-G.T. priverebbe quest'ultimo della terziarietà tipica del giudice. Il G.T. è l'unico giudice che può permettersi di non essere terzo, di non essere super partes, ma di tutelare nomen omen direttamente la persona che si rivolge a lui. 4.C. Ma soprattutto, a conferma del fatto che non occorre il patrocinio legale nell'ads, va ricordato come sia possibile effettuare parallelismi fra l'ads ed istituti presenti già da molti anni nel nostro ordinamento, senza che nessuno abbia mai lontanamente pensato che per usufruire di questi secondi fosse necessario rivolgersi a un difensore. In effetti l'ads si presenta come un contenitore vuoto, che va riempito di volta in volta in base alle esigenze concrete del beneficiario e sempre in modo diverso non c'è dunque un'ads uguale a un'altra, né si può affermare che per principio tutti i provvedimenti di ads debbano comprimere la capacità giuridica del destinatario del provvedimento. Sinteticamente si ritiene che i casi possano accorparsi sotto i seguenti schemi 1 Il soggetto è fisicamente impedito, ma è lucido di mente ad es. perchè detenuto in carcere, o perché immobilizzato a letto , ed in tal caso occorre attivarsi per gestire il suo patrimonio A l'iniziativa parte dallo stesso soggetto debole articolo406 Cc , B oppure parte da un terzo articoli406-417 c.c . 2 Il soggetto è mentalmente impedito, e anche in tal caso occorre attivarsi per gestire il suo patrimonio A l'iniziativa parte dallo stesso soggetto debole, B oppure parte da un terzo. Nessuno può dubitare che nel caso sub1 non si possa proprio neanche parlare di limitazione della capacità di agire. Orbene, nell'ipotesi 1A, il soggetto avrebbe sempre potuto far venire in carcere o a casa sua un notaio e rilasciare procura. Era il notaio che aveva l'obbligo, a quel punto, di indagare sulla volontà del dichiarante articolo 47 L.N. . La nuova legge ha dato a queste persone un'ulteriore opportunità prima si è parlato appunto di estensione, non di compressione dei diritti 3 per ottenere lo stesso risultato che si sarebbe ottenuto con una procura notarile, si può andare dal G.T., il quale effettua i controlli che sarebbero spettati al notaio, ed ottenere la nomina di un terzo il quale sostanzialmente è un rappresentante volontario terzo che lo stesso beneficiario può direttamente designare in via anticipata articolo 408 Cc , esattamente come quando si sceglie il proprio rappresentante. Non si vede perché debba essere in tal caso imposta l'assistenza tecnica di un procuratore e vanificare l'opportunità che la legge sull'ads ha inteso offrire. Se si deve pagare un professionista, tanto vale andare dal notaio. Non sarà certamente perché si dirige un'istanza al G.T. un giudice sostanzialmente diverso dal giudice ordinario come si è visto, quasi un giudice amministrativo che si potrà già parlare di inizio di un giudizio contenzioso con conflitto d'interessi. Già il legislatore ha inserito nella nuova legge delle sovrastrutture procedurali sovrabbondanti ed inutili vediamo di riportare la questione alla realtà spicciola concreta qui non si tratta di affrontare delicate questioni procedurali, ma solo di nominare un rappresentante che provveda all'ordinaria amministrazione per la conservazione del patrimonio, vada all'ufficio postale per incassare la pensione e paghi le bollette delle utenze v. decreto del G.T. impugnato . Nell'ipotesi 1B si potrebbe sostenere che il nostro ordinamento non consente che un terzo incida nella posizione del terzo, in base al principio dell'intangibilità della sfera giuridica altrui. Ma in realtà questo principio non è mai stato assoluto sono sempre stati ammessi sia atti inter vivos con effetti favorevoli per il terzo ad es. la procura, la donazione obnuziale, il contratto a favore di terzo , sia atti mortis causa es. legato . Si tratta dunque solo di accertare se l'intervento di terzo risponde al principio di arrecare vantaggio al terzo, e questo accertamento viene delegato al G.T. quando un terzo ricorre per l'ads. Certamente il terzo potrebbe rifiutare quest'aiuto, e il ricorso al G.T. - che deve sentire il beneficiario articolo407 Cc - permette appunto questo controllo. Per non dire poi della esistenza nel nostro ordinamento della negotiorum gestio, la quale permette dal secolo scorso al terzo di qualificarsi rappresentante legale di un altro soggetto, senza che sia richiesta l'assistenza di un difensore, nonostante esista il principio generale per cui nemo debet se immiscere rei ad se non pertinenti. Non si vede perché pacificamente non sia richiesta la difesa tecnica per il ricorso al G.T. in caso di richiesta autorizzazione alla vendita di un bene in un minore incapace ex articolo320 Cc, lasciando ogni valutazione al rappresentante legale, mentre per far lo stesso tipo di atto da parte di un soggetto debole essa sarebbe necessaria quand'anche fosse stato lui stesso ad indicare il suo rappresentante per compiere quell'atto. Ma, sostiene la Procura reclamante, almeno nell'ipotesi di infermità di mente, la legge processuale civile ha sempre previsto l'obbligatorietà dell'assistenza del procuratore, perché altrimenti sarebbe violato il principio di difesa. Neanche questa tesi è sempre esatta. Se si guarda all'articolo 35, comma 6, legge 833/78 istituzione del SSN , si vede che da oltre un quarto di secolo il G.T. poteva adottare provvedimenti urgenti per la conservazione e l'amministrazione del patrimonio del soggetto sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, sia su iniziativa dello stesso ricoverato che era comunque tanto lucido da preoccuparsi dei suoi beni, sia su iniziativa di terzi parenti, sia d'ufficio. Non è stata mai prevista l'assistenza obbligatoria di un procuratore, né alcun termine di efficacia di questi provvedimenti, che quindi duravano finchè durava il ricovero coatto del soggetto in teoria anche tutta la vita . Com'è noto, il rito ambrosiano - ancorchè la norma riguardasse solo i casi di Tso - già aveva utilizzato la nomina di un curatore speciale ben al di fuori delle ipotesi di trattamento sanitario obbligatorio, e senza limite di tempo. Il rito ambrosiano aveva già inventato l'ads il G.T. milanese convocava tutti i parenti del soggetto debole mentalmente e, se tutti erano d'accordo, uno di loro veniva nominato curatore del soggetto di fatto incapace. Il tutto senza intervento di procuratori/avvocati. E non risulta che mai, in questa procedura, sia stato chiesto da nessuno l'intervento del difensore di fatto, col rito ambrosiano, si sono precorsi i tempi. Dunque, l'ads è, al più, il fratello maggiore del decreto per l'amministrazione in Tso, non certo la sorella minore dell'interdizione non per niente l'articolo405 Cc riecheggia l'articolo35 della legge sanitaria quando stabilisce che il giudice tutelare adotta anche d'ufficio i provvedimenti urgenti per la cura della persona interessata e per la conservazione e l'amministrazione del suo patrimonio. Sarebbe poi quanto meno incongruo sostenere che, ad esempio, la madre può ricorrere direttamente al G.T. ex articolo 35, legge 833/78 per far amministrare i beni del figlio pazzo furioso ricoverato in Tso, facendosi nominare curatrice, mentre dovrebbe farlo per il tramite di un difensore se scegliesse - per raggiungere lo stesso risultato - la via dell'ads. 4.D. Nel procedimento di ads è necessario l'intervento del PM articolo 407, ult. comma, Cc e tale intervento è appunto obbligatorio ai sensi dell'articolo 70 Cpc in tutte le cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone p.1 s. . Poiché poi può sorgere conflitto come è sorto nel caso di specie, tant'è che il PM ha impugnato il decreto del G.T. siamo necessariamente nel campo dei giudizi contenziosi per i quali occorre sempre il patrocinio. Si può obiettare che l'intervento del PM è obbligatorio, ai sensi dell'articolo70 Cpc, anche in tutte le cause di separazione, eppure nessuno dubita che i coniugi possano comparire personalmente davanti al presidente del tribunale ed accordarsi per una separazione consensuale anche dopo aver proposto ricorso in proprio, senza il ministero di un procuratore, potendosi perfino passare dalla separazione giudiziale a quella consensuale Cassazione I, 3532/80, in FI, 1981, I, 156 . E anche in questo caso il PM potrebbe entrare in conflitto con quanto vogliono ottenere i due coniugi. Ciò dimostra solo che la necessità dell'intervento del PM non equivale ancora a giudizio contenzioso con necessità di patrocinio. In ogni caso, l'ordinamento giudiziario comprende tra le attribuzioni generali del pubblico ministero anche la tutela dei diritti degli incapaci articolo 73 Rd 12/1941 , dovendo egli stesso dare impulso ed assumere tutte le iniziative necessarie per la tutela delle posizioni degli incapaci. La Corte delle leggi Corte Costituzionale 468/92 ha previsto che tale strumento sia utilizzabile perfino per evitare pregiudizio per l'incapace naturale che si trovi coinvolto in un processo ordinario nel caso di specie si trattava di una divisione ereditaria , e quindi anche al di fuori di casi di status. E' normale, dunque, che il legislatore abbia previsto l'intervento del PM anche per l'ads, perchè solo nei casi in cui il PM può direttamente intervenire egli è anche legittimato ad assumere le iniziative necessarie per la tutela del soggetto debole dunque l'intervento del PM è soltanto un'ulteriore garanzia a difesa del soggetto debole. 4.E. La difesa tecnica è indispensabile tutte le volte in cui il procedimento, sia pure camerale, abbia ad oggetto situazioni sostanziali soggettivate in diritti o status Cassazione 5831/89, Foro It, 1990, I, 1238 Cassazione 6900/96 . Testualmente si fa richiamo alle disposizioni dell'ads che consentono la minor limitazione della capacità di agire del beneficiario. Non si può allora negare che l'ads, se non eradica completamente, per lo meno comprime la capacità di agire del beneficiario se si comprime la capacità di agire si incide su uno status, per cui occorre la difesa tecnica. E' questo, forse, l'argomento più pregnante a favore della necessità della difesa tecnica la delicatezza del procedimento, incidente sullo status della persona, esigerebbe un difensore tecnico. Si è già visto al precedente 4.C come non sempre l'ads comporti una riduzione della capacità di agire. Il problema si pone solo per gli infermi di mente o menomati psichici. Ora, senza lasciarci coinvolgere nella diatriba se l'amministrazione di sostegno rientri o meno nella volontaria giurisdizione perché se così si concludesse, essa non è volta per definizione all'accertamento e all'attuazione di diritti o di status, sì che non sarebbe necessaria la difesa tecnica Cassazione 5814/87, in GI, 1988, I, 1, 978 ss. Cassazione 5831/89, in RFI, voce Matrimonio, numero , sulla quale già si sono consumati fiumi d'inchiostro senza giungere ad una conclusione condivisa, va osservato come sia stato messo in rilievo in dottrina che la tesi sostenuta dal PM reclamante potrebbe avere un qualche significato se nel sistema fosse prevista una difesa d'ufficio necessaria per il soggetto debole, perché alla fine è della sua compressione di capacità che si sta parlando perché alla fin fine è sul suo status soltanto che incide il procedimento per altro in maniera poi molto diversa rispetto all'interdizione . Non sembra allora aver senso prevedere la necessità di difensore tecnico solo per il ricorrente che assai spesso non è poi lo stesso beneficiario senza prevedere la necessità di difensore d'ufficio per il beneficiario, tanto più che dopo aver presentato il ricorso è il giudice ad attivare l'istruttoria anche se sommaria articolo 407 Cc , e non certamente il ricorrente ed è sempre il giudice a poter anche integrare o modificare d'ufficio le decisioni già prese articolo 407 Cc . Ma non è neanche vero che tutti i procedimenti riguardanti capacità e status hanno necessariamente natura contenziosa e richiedono necessariamente l'assistenza del difensore sicuramente non sono tali quelli proposti avanti al G.T. Si pensi, ad esempio, all'articolo12 della legge 194/78 ove, da oltre un quarto di secolo, per il ricorso al G.T. in caso di interruzione volontaria della gravidanza da parte di una minorenne non è affatto richiesto il patrocinio legale, e nessuno si è mai sognato di richiederlo eppure l'IVG va a incidere piuttosto fortemente sullo status e capacità del concepito che è qualificato come soggetto di diritto articolo1 legge 40/2004 , e quindi su soggetto distinto dall'istante, come appunto nell'ads richiesta da un terzo. Inoltre, nell'IVG, ben potrebbe esservi conflitto anche fra madre e padre, che potrebbe essere portatore di un interesse opposto a quello della madre che vuol abortire eppure nessuno ha mai sostenuto che in questo procedimento le parti contrapposte devono farsi assistere da un difensore. Se poi, per far ritirare la pensione o una raccomandata si pretende di far obbligatoriamente intervenire l'avvocato, la discrepanza appare evidente. In sintesi, nell'ads il G.T.- come è stato giustamente osservato in dottrina - non interviene mai con l'obiettivo di accertare la mancanza di capacità d'agire del beneficiario, bensì solo per gestirne e proteggerne gli interessi, esattamente come nel Tso, come nell'IVG. 4.F. La disciplina di interdizione, inabilitazione ed amministrazione di sostegno sono del tutto omogenee e si passa dall'una all'altra come vasi comunicanti p.2 reclamo . Sembra invece a questo collegio che vi sia una enorme diversità per quanto detto al precedente 3. Il tutto può sinteticamente riassumersi nell'affermazione che l'amministrazione di sostegno dà , a fronte dell'interdizione che toglie . Inoltre l'ads ha precipuamente carattere gestorio e non certamente ablativo, nel senso che mira ad affiancare il beneficiario sotto il profilo della possibilità di agire e non ad annullarlo come soggetto nelle sue relazioni economico-giuridiche con un giudizio totalizzante di incapacità di agire. L'ads, come si è detto, non è la sorella povera dell'interdizione, obbligata a seguirne le orme è un qualcosa di completamente diverso e rivoluzionario, perché è chiamata a disciplinare la solidarietà e a ridurre al minimo la discriminazione sociale dell'individuo. Obbligare a mettere un procuratore dietro a tutto questo, sarebbe come voler mettere un carabiniere dietro ad ogni genitore separato per far sì che si comporti come si deve. Come non si può esprorpriare a favore della classe medica il potere di ciascun individuo di stabilire se egli è sano o deve curarsi, così non si può espropriare a favore degli avvocati il potere di ciascun individuo di cercare da sé stesso le vie per migliorare la propria qualità delle vita. In altri termini la legge deve servire al cittadino per facilitargli la vita, non per complicargliela. 4.G. L'omogeneità è ravvisabile sotto il profilo processuale dal richiamo fatto agli articoli 712, 713, 716, 719, 720, 720-bis Cpc che riguardano espressamente il procedimento d'interdizione/inabilitazione. Il rilievo non appare decisivo, giacchè il richiamo procedimentale è espressamente limitato dalla riserva in quanto compatibili e per quanto detto al precedente 3 il procedimento di ads è per sua natura procedimento sostanzialmente incompatibile con quella parte delle disposizioni richiamate che, in relazione al procedimento di interdizione, sono state lette come obbliganti alla difesa tecnica. Come ha ben detto il G.T. di Modena decr. 22.2.2005, cit. , il richiamo alle suddette norme in quanto compatibili conferma in realtà lo scarso significato di un richiamo che convalida il giudizio delle radicali differenze fra le due categorie di figure e, quindi, dell'esigenza per l'interprete di evitare l'errore di una trasposizione acritica alla seconda, dei pilastri su cui, nel corso di quasi due secoli, venne edificata la prima . 4.H. Gli atti dell'ads compiuti in violazione di legge sono annullabili articolo412 Cc p.2 reclamo . Anche gli atti in violazione del disposto dell'articolo320-321 Cc sono annullabili articolo322 Cc ed in questo caso sarà giocoforza iniziare la causa di annullamento davanti al giudice ordinario con il ministero di un difensore. Ciò non toglie che sia l'ads, sia l'atto di cui all'articolo320 Cc possa essere effettuato senza l'intervento dell'avvocato. 4.I. Non c'è dubbio che se il procedimento prosegue fino in cassazione, in quella sede sarà necessario farsi assistere da un difensore, essendo colà esclusa la difesa personale. Ma è altrettanto vero che l'assistenza del difensore in ogni tipo di procedimento, ed in ogni fase processuale di quel procedimento non è affatto principio inderogabile Corte Costituzionale 202/75 , sì che non sembra possibile affermare - come invece ritiene il PM - che la sola previsione del ricorso per cassazione comporta necessariamente l'obbligatorietà del patrocinio fin dal primo momento del procedimento. Inoltre, la differenza di disciplina fra i vari gradi e fasi dello stesso procedimento non è di nuovo una novità nel sistema. Basti pensare a come opera diversamente lo stesso evento interruttivo ad es. morte della parte in primo grado, rispetto al terzo grado, dove è irrilevante. Né, infine, l'esclusione dell'onere di patrocinio può costituire la tanto temuta lesione del diritto di difesa ex articolo24 Costituzione tanto più che - come si è visto al precedente 4.E - non è il destinatario del provvedimento di ads che viene tutelatodalla presenza del difensore, ma eventualmente l'istante , perché non è comunque preclusa alle parti la facoltà di farsi assistere da un difensore Corte Costituzionale 202/75 . Quello che si disconosce è l'obbligo di farsi assistere da un difensore nella fase iniziale del procedimento di ads. 5. Concludendo, ancorchè si debba riconoscere che la soluzione al quesito non è affatto di immediata evidenza, non si ritiene - a differenza di quanto prospetta il PM - che il legislatore abbia scelto un modello conflittuale e contenzioso per l'ads. Al contrario, si ritiene di potere affermare che il diritto positivo e il sistema, ma soprattutto i valori in gioco e le esigenze di tutela sottese alla nuova legge, depongono sempre a favore della non necessità della difesa tecnica quando si adisce il G.T., perché ciò appare coerente con la natura sostanzialmente amministrativa del procedimento, che per lo meno lo avvicina alla giurisdizione volontaria. Si condivide l'impostazione dottrinale la quale ha messo in evidenza che, se l'istituto è per natura al servizio della persona in difficoltà, appare corretto e conforme ai principi costituzionali sopra richiamati favorire l'avvicinamento cittadino-G.T. e non creare in via interpretativa difficoltà ed ostacoli formali ed economici all'utilizzo dell'istituto stesso al di là ed al di fuori quando non contro le stesse disposizioni di legge e comunque in contrasto con la sistematizzazione dell'istituto e la logica delle sue disposizioni. PQM rigetta il reclamo del PM di Padova avverso il decreto del GT di Padova - Sezione distaccata di Cittadella del 5 dicembre 2005, che per l'effetto resta confermato.