Ex poliziotti, si può essere riammessi anche dopo le dimissioni

Privilegiata la professionalità all'addestramento. Un'altra decisione sostiene che il trasferimento è assicurato per l'agente con un ergastolano in famiglia. Respinto il ricorso proveniente dal commissariato di Portici, in provincia di Napoli

Un ergastolano in famiglia può costare molto caro al poliziotto che presta servizio nella città in cui è avvenuto l'efferato omicidio ai danni di un minore. In questi casi, il trasferimento per incompatibilità ambientale è dovuto. Nessuna penalizzazione, invece, per il collega che dimessosi dal servizio, quattro anni dopo chiede di essere riammesso. È necessario, infatti, un bilanciamento tra l'esigenza di addestrare nuovamente il poliziotto e l'interesse pubblico a servirsi della sua professionalità. Lo ha stabilito la sesta sezione del Consiglio di Stato rispettivamente con le decisione 505 e 509 del 2006 depositate lo scorso 9 febbraio e qui leggibili nei documenti correlati . Ma andiamo con ordine. La decisione 505/06. Palazzo Spada ha accolto il ricorso del ministero dell'Interno che si era visto annullare dal Tar Lazio il provvedimento con cui aveva trasferito un agente dal Commissariato di Portici a quello di Campobasso. Il poliziotto, del resto, era stato fermato per un controllo nei pressi del carcere di Spoleto dove si era recato per accogliere il cognato che godeva di un permesso premio da trascorrere in famiglia. Un episodio che gli era costato prima una sospensione dal servizio e poi addirittura il trasferimento per incompatibilità ambientale. I giudici capitolini avevano ritenuto che la questura non aveva considerato in modo adeguato il legame familiare tra il poliziotto e il parente ergastolano, soprattutto in considerazione delle norme costituzionali che tutelano i valori della solidarietà familiare. Le pene, infatti - almeno secondo gli uffici di via Flaminia - devono tendere comunque alla rieducazione del condannato, anche nel caso in cui i delitti siano gravi come quello commesso dal cognato dell'agente. Di diverso avviso i giudici di piazza Capo di Ferro. La vicenda che ha coinvolto il parente del poliziotto, ha sostenuto il Consiglio di Stato, l'omicidio di un minorenne, consumato collettivamente, costituisce un motivo sufficiente per ritenere inopportuna la presenza dell'agente nel centro in cui il delitto è avvenuto. La decisione 509/06. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del ministero dell'Interno che si era visto annullare dal Tar Lazio il provvedimento con il quale l'amministrazione aveva negato la riammissione in servizio di un poliziotto che quattro anni prima si era dimesso e che ora chiedeva di rientrare a far parte del corpo. Il dicastero aveva giustificato il suo diniego sostenendo che la necessità di un continuo addestramento del personale precludeva la riammissione in servizio dell'ex agente. I giudici di Piazza Capo di Ferro hanno ritenuto, invece, necessario il bilanciamento tra l'esigenza di garantire l'addestramento continuo del personale e l'interesse pubblico a servirsi della professionalità maturata dal poliziotto nel periodo in cui era ancora in servizio. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 8 novembre 2005-9 febbraio 2006, n. 509 Presidente Varrone - Estensore Montedoro Ricorrente ministero dell'Interno Fatto Il ricorrente in primo grado Paparo Raffaele, in servizio presso il Commissariato di P.S. di Portici, in data 15 ottobre 1996 veniva fermato per un controllo nei pressi del carcere di Spoleto dove si era recato a prelevare il cognato, ivi recluso, che doveva fruire di un permesso premio da trascorrere in famiglia a San Giorgio a Cremano. Tale episodio determinava l'avvio di un procedimento disciplinare a carico del ricorrente, conclusosi con un provvedimento di sospensione dal servizio, irrogato per violazione dell'articolo6 n. 1 in relazione all'articolo n. 3 del Dpr 737/81 che censura come illecito disciplinare il fatto dell'agente o funzionario che gravemente e/o reiteratamente e/o abitualmente mantiene relazioni con persone che non godono di pubblica estimazione o non confacenti al proprio stato . A siffatto provvedimento, impugnato dall'interessato con ricorso n. 16842 del 1997, poi accolto con sentenza del Tar Lazio 1381/99, si aggiungeva il provvedimento impugnato nel presente processo, recante il trasferimento del ricorrente , ai sensi dell'articolo55 del Dpr 335/82, dalla sede di servizio del Commissariato di P.S. di Portici alla Questura di Campobasso, nonché di tutti gli altri atti precedenti, correlati e comunque connessi. Il provvedimento era stato adottato su richiesta del Questore di Napoli, dal Capo della Polizia, ed era motivato per incompatibilità ambientale dall'attuale sede di servizio nonché dalla Provincia di Napoli. Avverso quest'ultimo provvedimento il ricorrente deduce i seguenti motivi di diritto 1 Violazione di legge legge 241/90 ed eccesso di potere per omessa valutazione di elementi rilevanti prodotti dall'istante. L'amministrazione, alla quale il Paparo, dopo l'avvio del procedimento che lo riguardava, aveva prodotto le proprie documentate controdeduzioni, non ha dato conto, nell'adottare il provvedimento impugnato, di aver valutato quanto rappresentato dall'interessato motivando in ordine alle ragioni per le quali le deduzioni stesse dovevano essere disattese. 2 Eccesso di potere per omesse e parziali valutazioni di elementi rilevanti e vizi di motivazione , quanto alla sussistenza dell'incompatibilità, essendo fondato l'atto impugnato, adottato su richiesta del Questore, su una motivazione viziata ed anomala, che è in sostanza una condanna del tutto personale del Questore stesso nei confronti dell'assistente di P.S. ricorrente. 3 Eccesso di potere per vizio assoluto di motivazione sull'ambito territoriale della pretesa incompatibilità, non emergendo alcun elemento nell'atto impugnato, diretto ad allontanare il ricorrente dall'attuale sede di servizio nonché dalla Provincia di Napoli, che giustifichi incompatibilità più ampie dal punto di vista territoriale . 4 Eccesso di potere per sviamento, essendo irrazionale ed in contrasto col principio di organizzazione ex articolo97 Costituzione l'uso del trasferimento per incompatibilità al diverso fine di completare gli organici ed essendo comunque fondato detto trasferimento non tanto su motivi di compatibilità ambientale, quanto piuttosto su ragioni di tipo punitivo. L'amministrazione ha controdedotto concludendo per il rigetto del gravame. Il Tar ha accolto il ricorso con la sentenza impugnata. Appella l'amministrazione. Resiste il ricorrente. Diritto L'appello è fondato. La sentenza ha ritenuto che l'amministrazione non abbia considerato adeguatamente il legame familiare tra il ricorrente ed il cognato ergastolano, legame rilevante, anche ai fini del trasferimento per incompatibilità ambientale, alla luce delle norme costituzionali che tutelano i valori della solidarietà familiare ed indicano che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, anche per gravi delitti come quello commesso dal congiunto del ricorrente. La situazione di incompatibilità ambientale non sarebbe insanabile, non potendosi prescindere, nella valutazione della fattispecie dall'osservanza dei principi e dei valori costituzionali prima ricordati. Va rilevato che il provvedimento impugnato ha considerato in modo specifico le osservazioni avanzate dal Paparo, dando atto di avere esaminato la nota n. 2.3/33 M0665 datata 13 febbraio 1997 con la quale l'assistente ha espresso le proprie osservazioni in merito al procedimento per il movimento d'autorità e di avere in sostanza valutato la situazione familiare del predetto. Non vi è alcun dovere dell'amministrazione di procedere ad una confutazione analitica delle osservazioni formulate dal privato quando risulti che l'amministrazione ne abbia tenuto conto in modo serio e specifico ed il complesso della motivazione renda chiare le ragioni della determinazione amministrativa. Quanto poi alla mancata considerazione dei valori costituzionali della tutela della solidarietà familiare e della finalità rieducazione delle pene va rilevato che essi vanno bilanciati, nel nostro ordinamento costituzionale, con altri valori di pari importanza come ad esempio quello volto ad assicurare l'imparzialità ed il buon andamento della pubblica amministrazione nonché il principio di legalità dell'azione amministrativa. Va peraltro considerato che tali ragioni possono considerarsi maggiormente incidenti sulla potestà disciplinare della p.a. ed hanno infatti condotto all'annullamento del provvedimento disciplinare irrogato al Paparo mentre minore incidenza sono destinate a spiegare rispetto ad un provvedimento che trova le sue ragioni nella necessità di assicurare la piena serenità dello svolgimento dei compiti istituzionali dell'amministrazione e dello stesso dipendente e la credibilità della azione amministrativa, nel delicato settore del contrasto alla criminalità e della garanzia della sicurezza pubblica e dell'ordine pubblico. La vicenda delittuosa che aveva coinvolto il cognato del ricorrente, relativa ad un delitto di sangue nei confronti di minorenne, consumato collettivamente, costituisce motivo sufficiente, per la sua notorietà, in presenza di prova del legame familiare significativo e della relazione affettiva fra il Paparo ed il cognato, per ritenere inopportuna la presenza del Paparo nella sede di servizio operante nel territorio che conservava memoria dell'atto delittuoso. Il rapporto di frequentazione e parentela fra un dipendente della Polizia di Stato ed un condannato all'ergastolo per un efferato omicidio a danni di minori, può infatti , senza dubbio, costituire motivo di scandalo e di turbamento quando l'assistente di polizia presti servizio nella sede di servizio avente competenza sul territorio nel quale ebbe a verificarsi il grave fatto delittuoso. Congrua è la scelta di assegnare l'appellato ad una sede di servizio appartenente a provincia limitrofa a quella in cui egli prestava servizio, proprio al fine di minimizzare il pregiudizio inevitabilmente connesso al trasferimento per incompatibilità. Non vi sono elementi poi che consentano di affermare che il provvedimento rivesta carattere punitivo o sia motivato da decisione riconducibile a valutazioni personali del Capo di Polizia piuttosto che a ragioni istituzionali. Infatti la rilevanza della vicenda delittuosa è di per sé, nella specie, indicativa delle ragioni istituzionali che fondano la determinazione amministrativa impugnata, legittima e ragionevole per tutto quanto esposto. Sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, accoglie il ricorso in appello indicato in epigrafe e, per l'effetto, annulla la sentenza impugnata e respinge il ricorso di primo grado . Compensa tra le parti le spese del doppio grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 N.R.G. 5096/2000 FF

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 21 giugno 2005-9 febbraio 2006, n. 505 Presidente Giovannini - Estensore Caringella Ricorrente ministero dell'Interno Ritenuta la sussistenza dei presupposti di legge per l'emissione di sentenza in forma semplificata giusta il disposto dell'articolo 26 della legge 1034/71 Rilevato che la vertenza trae origine dal ricorso proposto dal sig. Mario Robello, ex agente della Polizia di Stato, avverso il provvedimento con il quale l'amministrazione ha respinto la domanda dal medesimo proposta per la riammissione in servizio ravvisando un causa ostativa nel tempo trascorso dalla cessazione dal servizio Reputato condivisibile l'assunto centrale posto a sostegno della sentenza appellata secondo cui il tempo trascorso, pari a circa quattro anni e mezzo, non risulta nella specie tale da comprovare ex se, senza adeguata enunciazione dei parametri di riferimento e dei criteri valutativi in relazione al caso concreto, il venir meno del possesso della preparazione necessaria ai fini dello svolgimento dei compiti d'istituto con sufficiente professionalità che l'accento posto nel provvedimento impugnato sulla necessità di continuo addestramento del personale, se non bilanciato da adeguati correttivi che tengano conto della situazione concreta, porta alla preclusione sistematica della riammissione in servizio, con conseguente vanificazione della normativa regolatrice della materia, anche in caso di cessazione dal servizio per periodi limitati che, in definitiva, nella specie difetta il necessario bilanciamento della suddetta esigenza di garantire l'addestramento del personale in servizio con l'interesse pubblico a giovarsi della professionalità maturata nel precedente periodo servizio dall'interessato, anche alla luce della possibilità di recuperare le lacune sopravvenute con un periodo di aggiornamento di certo più beve rispetto a quello necessario in caso di nuova assunzione Reputato che in definitiva l'appello dell'amministrazione deve essere respinto con conseguente improcedibilità dell'appello incidentale che le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate nella misura in dispositivo fissata, PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta - definitivamente pronunciando, respinge l'appello principale e dichiara l'improcedibilità dell'appello incidentale. Condanna il Ministero appellante al pagamento delle spese del giudizio di appello che si liquidano nella misura di euro 2.000 duemila . 2 N.R.G. 641/1998 FF