Pubblici dipendenti: più funzioni, stesso stipendio

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino* Per il principio della onnicomprensività dello stipendio dei pubblici dipendenti, il Segretario comunale o altro dipendente del Comune, che fosse incaricato delle funzioni di cancelliere, non può percepire compensi aggiuntivi per compiti ed incarichi che siano esplicazione dei doveri d'ufficio. È quanto deciso dalla Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, con la decisione 7339/05 qui leggibile nei documenti correlati . In data 20 febbraio 1997, con sentenza 475/97, il tribunale amministrativo regionale della Campania respinge il ricorso di un dipendente del Comune di Benevento per l'accertamento del diritto a percepire i diritti di segreteria ai sensi dell'articolo unico della legge 93/1971, in quanto incaricato di funzioni di cancelliere presso l'ufficio del giudice conciliatore di Benevento. I giudici napoletani hanno ritenuto che la norma invocata dal dipendente non poteva più considerarsi in vigore, a seguito dei mutamenti normativi che hanno introdotto il principio della onnicomprensività dello stipendio. Avverso la decisione propone appello l'interessato, sottolineando la prevalenza della fonte di rango legislativo rispetto al contratto, che viene emanato con atto regolamentare. Per il collegio, la giurisprudenza amministrativa è consolidata nel senso che il Dpr 191/79, recante la disciplina del rapporto di lavoro del personale degli enti locali, all'articolo 19 ha sancito la onnicomprensività del trattamento economico del personale degli enti locali, così precludendo la possibilità di corrispondere compensi aggiuntivi per compiti ed incarichi che siano esplicazione dei doveri d'ufficio. La stessa norma - osservano i giudici - ha cura di precisare minuziosamente quali voci retributive possono aggiungersi al trattamento tabellare. Il contratto collettivo - sottolinea il collegio - ha potuto legittimamente disporre in tal senso perché a ciò abilitato dalla legge articolo 6 del Dl 946/77, convertito nella legge 43/1978 . Nelle motivazioni della sentenza è richiamato anche l'articolo 28 del Rd 12/1941 Ordinamento giudiziario , ora abrogato dall'articolo 47 della legge 334/91, istitutiva del giudice di pace. La norma del 1940 stabiliva che le funzioni di cancelliere del giudice conciliatore sono esercitate dal segretario comunale o altro impiegato della segreteria , così chiarendo - secondo i giudici di Palazzo Spada - che l'incarico rientrava tra i normali doveri d'ufficio del personale comunale. Lo stesso richiamo - fatto dall'appellante - al principio della separazione dei poteri e alla diverse funzioni, quelle amministrative e quelle giurisdizionali, è - per il collegio - non conferente, sulla base del quadro normativo sopra descritto. Del resto - concludono i giudici amministrativi -, la circostanza che i cancellieri degli altri organi della giurisdizione ordinaria siano considerati appartenenti all'ordine giudiziario è, per quanto qui interessa irrilevante, posto che il segretario comunale o altro dipendente del Comune che fosse incaricato delle funzioni di cancelliere non per questo entrava a far parte del personale delle cancellerie di cui alla legge 1196/60. In conclusione l'appello è respinto. *Avvocato

Consiglio di Stato - Sezione quinta - sentenza 17 maggio-22 dicembre 2005, n. 7339 Presidente Santoro - Estensore Branca Ricorrente Piccirillo Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue Con la sentenza in epigrafe è stato respinto il ricorso proposto da sig. Aldo Piccirillo per l'accertamento del diritto a percepire i diritti di segreteria ai sensi dell'articolo unico della legge 93/1971, in quanto incaricato di funzioni di cancelliere presso l'ufficio del giudice conciliatore di Benevento. Il Tar ha ritenuto che la norma invocata dal ricorrente non poteva più considerarsi in vigore a seguito dei mutamenti normativi che hanno introdotto il principio della onnicomprensività dello stipendio dei pubblici dipendenti. Il sig. Piccirillo ha proposto appello per la riforma della sentenza insistendo sulla fondatezza della propria pretesa, in considerazione della necessaria prevalenza che spetterebbe ad una fonte di rango legislativo rispetto al contratto collettivo, che viene emanato con atto regolamentare. Il Comune di Benevento si è costituito in giudizio per resistere al gravame. Entrambe le parti hanno depositato memorie. Alla pubblica udienza del 17 maggio 2005 la causa veniva trattenuta in decisione. L'appello è infondato per le ragioni già compiutamente illustrate nella sentenza appellata, che le argomentazioni dell'appellante non inducono a modificare. La giurisprudenza amministrativa CdS, Sezione quinta, 420/93 788/90 422/85 è da tempo consolidata nel senso che il Dpr 191/79, recante la disciplina del rapporto di lavoro del personale degli enti locali, all'articolo 19 ha sancito la onnicomprensività del trattamento economico del personale degli enti locali, così precludendo la possibilità di corrispondere compensi aggiuntivi per compiti ed incarichi che siano esplicazione dei doveri di ufficio. La norma ha cura di precisare minuziosamente quali voci retributive possono aggiungersi al trattamento tabellare. Il contratto collettivo suddetto ha potuto legittimamente disporre in tal senso perché a ciò abilitato dalla legge articolo 6 del Dl 946/77, convertito nella legge 43/1978 . Va anche menzionato, in proposito, l'articolo 28 del Rd 12/1941 Ordinamento giudiziario , ora abrogato dall'articolo 47 della legge 374/91 istitutiva del giudice di pace. La disposizione stabiliva che le funzioni di cancelliere del giudice conciliatore sono esercitate dal segretario comunale o altro impiegato della segreteria , così chiarendo che l'incarico rientra tra i normali doveri d'ufficio del personale comunale. Considerato tale quadro normativo, risultano non conferenti i richiami dell'appellante al principio della separazione dei poteri e la connessa differenziazione delle funzioni amministrative da quelle giurisdizionali. La circostanza che i cancellieri degli altri organi della giurisdizione ordinaria siano considerati appartenenti all'ordine giudiziario è, per quanto qui interessa irrilevante, posto che il segretario comunale o altro dipendente del Comune che fosse incaricato delle funzioni di cancelliere non per questo entrava a far parte del personale delle cancellerie di cui alla legge 1196/60. In conclusione l'appello va respinto. Spese del giudizio vanno poste a carico della parte soccombente nella misura indicata in dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, rigetta l'appello in epigrafe condanna l'appellante al pagamento delle spese di lite in favore del Comune di Benevento e ne liquida l'importo in complessivi euro 2.000= ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. 2