Ordinamento giudiziario: fuoco ad alzo zero dell'Anm sui decreti attuativi

In audizione alla commissione Giustizia del Senato la giunta ribadisce le critiche scuola della magistratura contro la Costituzione, consigli giudiziari mortificati, incarichi direttivi con corsie preferenziali, eccesso di delega per la Cassazione

Riforma dell'Ordinamento giudiziario, l'Anm concentra le proprie critiche sui decreti attuativi. Tuttavia le perplessità espresse in occasione dell'approvazione della legge delega la 150/05 sono le stesse che mercoledì scorso il sindacato delle toghe in audizione al Senato ha manifestato sui primi quattro schemi di decreti legislativi. Le osservazioni che l'Associazione nazionale magistrati aveva più volte espresso durante l'iter di approvazione della riforma dell'Ordinamento giudiziario, nei vari passaggi alle Camere, sono state raccolte sistematicamente in quattro schede di lettura qui leggibili nei documenti correlati . Lo scorso 26 ottobre la Giunta esecutiva centrale del sindacato delle toghe, composta dal presidente Ciro Riviezzo, dal vicepresidente Carlo Fucci, dal segretario generale Antonio Patrono, dal vice segretario generale Nello Rossi e dai componenti Mario Fresa e Giulio Romano, è stata ricevuta dalla commissione Giustizia del Senato, presieduta dal senatore Antonino Caruso. Oggetto dell'audizione erano i decreti delegati per l'attuazione della legge delega 150 del 2005, già presentati in Parlamento. La Giunta - si legge in un comunicato del sindacato delle toghe - ha ribadito il proprio netto dissenso all'impianto stesso della riforma ed ha illustrato le critiche specifiche relative ai singoli decreti sugli incarichi direttivi, sui consigli giudiziari, sulla scuola e sull'organico della Corte di cassazione . D'altro canto, la commissione Giustizia di Palazzo Madama ha chiesto chiarimenti sui singoli aspetti e si è riservata la facoltà di convocare nuovamente la Giunta dell'Anm quando verranno presentati gli ulteriori schemi in via di elaborazione da parte del Governo. Questa mattina, intanto, il ministero della Giustizia presenterà al Consiglio dei ministri l'ultimo dei provvedimenti di un certo spessore, quello sugli illeciti disciplinari. La Scuola della magistratura. A finire nel mirino dei magistrati è stata in particolare il D.Lgs che disciplina l'istituzione della Scuola della magistratura nella parte in cui non prevede in via generale che il Consiglio superiore della magistratura con propria delibera stabilisca le linee guida che dovranno indirizzare l'attività programmatica della scuola. Pertanto, ha continuato il sindacato delle toghe, appaiono in contrasto con il precetto costituzionale quelle disposizioni della legge delega che attribuiscono alla citata scuola competenze relative alla valutazione del magistrato che rilevano ai fini delle determinazioni del Csm. Del resto, le attività di aggiornamento e di valutazione vanno tenute distinte la commistione non giova né all'una né all'altra funzione, come ricorda anche la dottrina che si è occupata espressamente della materia . Una commistione che dimostra, si legge nella scheda di lettura, la assoluta irrazionalità, inattuabilità e ingestibilità sia della Scuola che dei sistemi di accesso, di progressione in carriera e dei concorsi, così come delineati nella riforma . I togati hanno, infatti, stimato che obbligatoriamente ciascun magistrato dovrà partecipare ad almeno un corso di aggiornamento ogni cinque anni. Per cui se attualmente i magistrati in servizio sono circa 9.219, ogni anno parteciperanno ai corsi almeno 1.844 togati. A questi se ne aggiungeranno altri 900 per le valutazioni periodiche e 300 per il tirocinio. Per un totale di 1.320 giornate di corso all'anno. Quanto ai comitati di gestione non convince neanche la maggioranza per le decisioni del comitato direttivo della scuola che potrebbe spingersi fino ad un punto di non ritorno escludendo i rappresentanti della magistratura. I Consigli giudiziari. Anche se il D.Lgs sui consigli giudiziari è quello che rappresenta una delle parti della riforma dell'Ordinamento giudiziario meno criticabile non si può dimenticareha sottolineato l'Anm nella scheda di lettura dedicata a questo tema - che i nuovi consigli sembrano destinati ad operare in un ambiente istituzionale complessivamente negativo, contrassegnato dalla mortificazione e da un duplice svuotamento del governo autonomo . Le funzioni di valutazione professionale dei togati rischiano quindi di essere svuotate dal basso attraverso il farraginoso ed ingestibile sistema dei concorsi, e dall'alto in conseguenza alla modifica costituzionale che preclude all'organo di autogoverno della magistratura ordinaria l'elezione del vicepresidente e affida la sua nomina al Capo dello Stato. Gli incarichi direttivi. Quanto al decreto legislativo sugli incarichi direttivi a finire nel mirino dell'Anm è stata soprattutto la corsia preferenziale che consente ai magistrati assolti nel processo penale, in precedenza sospesi dal Csm, di essere riammessi in servizio per un periodo corrispondente all'ingiustificata interruzione del rapporto di servizio senza limiti di età. Non può non rimarcarsi - ha concluso il sindacato delle toghe - anche in questa occasione che i fatti, per i quali i suddetti magistrati sono stati assolti dal giudizio penale, potrebbero comunque assumere rilevanza disciplinare ed ancor più rilevanza ai fini del conferimento di uffici direttivi . L'organico della Cassazione. L'Associazione nazionale magistrati ha ribadito ancora una volta il dissenso alla soppressione della figura del magistrato di appello presso il massimario. Sembra quindi - hanno concluso i vertici dell'Anm - esservi un eccesso di delega nella soppressione dell'articolo 115 primo comma, secondo periodo, Og, laddove fa venire meno anche in via transitoria la possibilità per i capi di Corte di applicare in udienza i magistrati del massimario . Il nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli. L'associazione nazionale magistrati ha espresso, ieri, piena adesione alle posizioni ed all'impegno della giunta distrettuale di Napoli nel denunziare e contrastare le gravi disfunzioni organizzative degli uffici giudiziari del distretto . Alla diffusa difficoltà - hanno denunciati i vertici delle toghe - a rendere agli utenti un servizio giustizia efficiente e dignitoso si accompagna anche la grave preoccupazione che destano i tentativi procrastinare ulteriormente il già ritardato trasferimento del settore civile del Tribunale di Napoli e della Corte di appello al nuovo palazzo di Giustizia. Il riferimento, ha chiarito l'Associazione nazionale dei magistrati, è la delibera del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Napoli di proporre ricorso al Tar avverso il decreto di trasferimento . Del resto, ha concluso il sindacato delle toghe, il mancato trasloco pregiudicherebbe i diritti fondamentali di tutti gli operatori del settore, ossia dei magistrati, degli avvocati e del personale amministrativo, costretti a lavorare in assenza di idonee condizioni di decoro e di sicurezza. Il che comporterebbe una lesione del prestigio e del rispetto della funzione giudiziaria. Cristina Cappuccini

Anm Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante Istituzione della scuola superiore della magistratura, nuove norme in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari nonché nuove norme in tema di aggiornamento professionale e formazione dei magistrati in attuazione degli articoli 1 comma 1 lettera b e 2 comma 2 legge 150/05 1. Premessa Ai sensi dell'articolo 105 della Costituzione, a garanzia dell'autonomia ed indipendenza della magistratura, spettano al Csm le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. Ne consegue che se la organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione può essere demandata ad un ente autonomo come la Scuola superiore della magistratura , la valutazione del magistrato deve essere riservata al Csm . Dunque appaiono in contrasto con il precetto costituzionale quelle disposizioni della legge delega che attribuiscono alla citata scuola competenze relative alla valutazione del magistrato che rilevano ai fini delle determinazioni del Csm. Infatti, le attività di aggiornamento e di valutazione vanno tenute distinte la commistione non giova né all'una né all'altra funzione, come ricorda anche la dottrina che si è occupata espressamente della materia. Peraltro, proprio tale commistione dimostra la assoluta irrazionalità, inattuabilità e ingestibilità sia della Scuola che dei sistemi di accesso, di progressione in carriera e dei concorsi, così come delineati nella riforma. Dall'esame delle disposizioni delle legge delega risulta che ogni magistrato dovrà obbligatoriamente partecipare almeno ad un corso di aggiornamento ogni cinque anni attualmente i magistrati in servizio sono 9.219, per cui ogni anno ne dovranno partecipare ai corsi almeno 1.844 . Ad essi vanno aggiunti i magistrati che debbono frequentare i corsi per le valutazioni periodiche di professionalità al compimento del tredicesimo, ventesimo e ventottesimo anno dall'ingresso in magistratura lettera t presumibilmente circa altri 900 magistrati ogni anno , ed inoltre gli uditori giudiziari, per le sessioni di tirocinio che durano sei mesi, che sono almeno 300 ogni anno. Solo sulla base di questi dati, considerata la attuale partecipazione media ad ogni corso di circa 70 magistrati certamente eccessiva, dato che i nuovi corsi dovranno avere effetti valutativi e quindi presuppongono che i magistrati siano seguiti da ogni docente con estrema attenzione , ed una durata non inferiore ai quattordici giorni sei mesi le sessioni per gli uditori , si giunge a migliaia di giornate di corso almeno 1.320 . Vanno, inoltre considerati i magistrati che debbono sostenere i corsi al settimo anno dall'ingresso in magistratura articolo 2 lettera s della legge delega , non esattamente quantificabili data la ambiguità della disposizione quelli che debbono partecipare ai corsi che sono obbligatori nel senso che è diritto dei richiedenti di parteciparvi, e quindi obbligo della struttura di organizzarli , ma per i quali non è esattamente prevedibile il numero delle domande. Ci si riferisce ai corsi per il passaggio di funzioni da giudicante a requirente e viceversa articoli 13 e 14 dello schema sull'accesso , per i posti vacanti di secondo grado, requirenti e giudicanti articoli 20 e 21 , per i posti vacanti di legittimità articoli 23 e 24 , per gli incarichi direttivi di merito articolo 35 , per gli incarichi direttivi di legittimità articolo 41 . Tutti questi corsi sono appositi per cui non possono essere quelli ordinari obbligatori almeno quinquennali, anche se chi ha sostenuto con esito positivo i concorsi per le funzioni di secondo grado e di legittimità non è obbligato a seguire quelli relativi alle verifiche periodiche. Ovviamente, non si può stabilire a priori quanti magistrati faranno domanda per partecipare a questi corsi, ma è presumibile che, poiché molti corsi sono obbligatori per poter partecipare ai concorsi per titoli e per esami per le varie funzioni, tutti i magistrati, man mano che maturano l'anzianità sufficiente per poter fare domanda per partecipare ad un concorso, facciano domanda per seguire il corso relativo, in modo da premunirsi del titolo necessario per partecipare al concorso, una volta che sarà bandito. Saranno comunque certamente almeno diverse centinaia, se non migliaia, ogni anno. Andrebbero, poi, calcolati i corsi non obbligatori, ma che in questi anni hanno costituito la indispensabile offerta formativa del sistema di autogoverno, sia centrale che periferica si pensi solo ai corsi tenuti nell'ambito della cooperazione internazionale con le altre magistrature . Orbene, per quanto si vogliano fare stime estremamente prudenziali, considerati anche i costi fissi necessari per la struttura ed il personale, si ottengono cifre assolutamente incomparabili con quelle stanziate nella legge delega. Va considerato, ad esempio, che la Francia, per la sua struttura formativa, che ha compiti simili a quelli che dovrebbe avere la Scuola - anche se, correttamente, esclude profili attinenti alla valutazione - prevede stanziamenti nettamente maggiori. Le pur esistenti diversità tra le due strutture, comunque, non giustificano differenze di budget talmente elevate come quelle riscontrabili. La delega, quindi, appare incostituzionale anche per mancata copertura finanziaria, in violazione dell'articolo 81 ult. comma Costituzione, e non andrebbe esercitata. La considerazione, ovviamente, coinvolge innanzitutto la Scuola, ma inevitabilmente i sistemi dell'accesso, della progressione in carriera e dei concorsi, che sui corsi organizzati dalla Scuola si fondano. L'autonomia e la indipendenza della magistratura sono garantite dalla previsione costituzionale di cui al citato articolo 105 ma anche dalla composizione del Csm, la quale, prevista dall'articolo 104 della Costituzione ed assicurata quanto alla componente togata dalla rappresentatività degli eletti, permette che le scelte dell'organo di autogoverno, in una materia come quella della formazione, che rileva a più fini, siano effettivamente ispirate a principi di ampio pluralismo culturale. Invece, la previsione della legge delega, secondo cui i docenti della scuola sono scelti secondo detti principi, attese le insoddisfacenti disposizioni dettate in materia di composizione e di modalità di formazione dell'organismo deputato alla individuazione dei docenti, appare destinata a restare mera dichiarazione di principio, senza possibilità di effettivo controllo del suo rispetto, con conseguente ulteriore lesione dei principi di indipendenza ed autonomia della magistratura. Proprio l'ampio pluralismo culturale, a cui deve essere ispirata l'attività di formazione e che è ora garantito dalle stesse modalità di composizione del Csm, induce a ritenere non condivisibile che del comitato direttivo pur correttamente composto in prevalenza da magistrati facciano parte dei componenti di diritto o, a maggior ragione, dei magistrati dagli stessi delegati, invece che nominati dall'organo di autogoverno. Parimenti non condivisibile è la previsione secondo la quale il comitato di gestione, a cui competono la programmazione didattica e l'individuazione dei docenti, sia composto da persone nominate dal comitato direttivo nella composizione di cui si è detto senza che sia prevista la necessaria, maggioritaria, presenza di magistrati. Poiché l'attività della scuola è strumentale ai compiti, di rilievo costituzionale, del Csm, non appare condivisibile neanche la previsione, secondo la quale il comitato direttivo, nella programmazione dell'attività didattica può e non deve avvalersi delle proposte del Csm stesso, peraltro in posizione di non preminenza rispetto ad altri organismi. Ancora va rilevato che nei casi in cui la partecipazione ai corsi di formazione ha una immediata incidenza sulla carriera del magistrato, ed in genere sui suoi diritti, la possibilità del capo dell'ufficio di rinviare la partecipazione stessa, sia pure per un periodo non superiore a sei mesi, può cagionare un concreto nocumento, ingiustificato e non riparabile. Ciò appare conseguenza di un modello in cui la formazione, vista più come premessa per lo sviluppo della carriera che come autonomo valore, finisce con il porsi in posizione inconciliabile con le esigenze di ufficio. 2. Osservazioni sullo schema di decreto legislativo Oltre alle considerazioni critiche rivolte alla legge delega ve ne sono alcune che possono essere formulate autonomamente nei riguardi dello schema di decreto delegato. Il governo della magistratura compete, per disposizione di rango costituzionale, al Csm l'attività della scuola, avendo ad oggetto l'aggiornamento professionale e la formazione dei magistrati, assume rilievo in relazione alle determinazioni che devono essere assunte dal predetto organo. Dunque la disposizione di cui all'articolo 1 non apparendo ostativo, per coerenza con il dettato costituzionale, il disposto di cui alle lettera a e b del comma 2 dell'articolo 2 della legge delega appare insoddisfacente nella parte in cui non prevede in via generale che il Csm con propria delibera stabilisca le linee guida che dovranno indirizzare l'attività programmatica della scuola. La disposizione articolo 7 che prevede che il comitato direttivo deliberi in presenza di almeno cinque componenti ed a maggioranza relativa, consentendo che una maggioranza formata da soli componenti estranei alla magistratura adotti decisioni, rende ancor più evidenti le critiche mosse sul punto a proposito della legge delega. La disposizione di cui all'articolo 12 comma 3 nel prevedere che il comitato di gestione individui i docenti, non detta alcun criterio per la individuazione dei medesimi mentre è evidentemente auspicabile, per la attenzione dovuta anche agli aspetti pratici dell'esercizio della funzione giurisdizionale, che la formazione del magistrato sia necessariamente e prevalentemente curata dai magistrati stessi si veda anche il successivo articolo 20 pure in attuazione del quale è allo stato possibile che i corsi siano tenuti da docenti tutti estranei alla magistratura . La disposizione di cui all'articolo 13, limitandosi genericamente a prevedere che la scelta dei componenti dei comitati di gestione sia effettuata tra magistrati, avvocati e professori universitari, non pone rimedio alle osservazioni fatte a proposito della legge delega. Peraltro, se si esclude quello dell'anzianità, manca l'individuazione di criteri per la nomina i quali, secondo le indicazioni già date, dovrebbero essere stabiliti con delibera del Csm. La disposizione dell'articolo 14, secondo la quale i comitati di gestione deliberano a maggioranza relativa con la presenza di almeno tre componenti, accentua la possibilità che decisioni di assoluta importanza relative alla formazione dei magistrati, idonee ad incidere sulle successive determinazioni del Csm, siano adottate da persone estranee alla magistratura, con conseguente sempre maggior vulnus del principio di indipendenza ed autonomia. Le disposizioni dell'articolo 21 commi 2 e 3, che prevedono che il comitato di gestione approvi il programma di tirocinio da svolgersi presso gli uffici giudiziari ed individui i magistrati affidatari, appaiono gravemente carenti nella misura in cui non prendono in considerazione la necessità di un previo coordinamento con i consigli giudiziari ed i capi degli uffici al fine di contemperare le esigenze della scuola con quelle dell'esercizio della giurisdizione. La disposizione dell'articolo 25, nella parte in cui prevede che il differimento della partecipazione ai corsi non può in ogni caso arrecare pregiudizio al magistrato , appare del tutto generica e così inidonea a prevenire eventuali effetti negativi riconducibili al differimento medesimo. 1

Anm Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante Disciplina della composizione, delle competenze e della durata in carica dei consigli giudiziari ed istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3, della legge 150/05 1. Premessa. Il decreto legislativo delegato in esame contiene norme sul Consiglio direttivo della Corte di cassazione - organismo di nuova istituzione destinato a svolgere funzioni consultive e di vigilanza in seno alla Corte - e sui Consigli giudiziari, operanti nei distretti di Corte d'appello. In particolare il decreto disciplina a la struttura , la composizione e le funzioni dei Consigli b il sistema di elezione dei componenti togati titolari e supplenti c la durata in carica dei Consigli e le loro modalità di rinnovo d il sistema di elezione dei componenti togati. 2. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione L'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione rappresenta una novità di indubbio rilievo. Come è noto la Corte di cassazione non ha mai avuto un consiglio giudiziario ed è stata governata e organizzata nel corso della sua storia esclusivamente dal Primo Presidente e dai presidenti titolari delle diverse Sezioni senza che fossero previsti apporti di conoscenza o pareri di rappresentanti dei magistrati. Solo di recente, per iniziativa interna, era stato costituito, in seno alla Corte, un organismo - il c.d. gruppo consultivo - con la funzione di fornire pareri ed ausilio agli organi di direzione della Corte nei suoi compiti di valutazione della professionalità dei magistrati nonché di organizzazione e di direzione degli uffici. Il tratto positivo dell'innovazione appare però sminuito dalla composizione del nuovo organismo che gli conferisce un carattere spiccatamente verticistico. Ai due membri di diritto del Consiglio direttivo il Primo Presidente ed il Procuratore generale si affiancano, infatti, due membri esterni un professore ordinario di materie giuridiche designato dal Consiglio Universitario nazionale ed un avvocato nominato dal Consiglio Nazionale Forense , due magistrati che esercitano funzioni direttive rispettivamente giudicanti e requirenti e solo tre magistrati non investiti di funzioni direttive due giudici ed un sostituto procuratore generale . Pur eleggendo tutti i componenti togati, la grande maggioranza dei magistrati della Corte avrà solo tre rappresentati della propria categoria in seno al C.D. della Corte, corrispondenti ad un terzo del Consiglio. Inoltre il sistema di elezione dei componenti togati riproduce quello attualmente in vigore per le elezioni del Csm. Le elezioni si svolgeranno dunque sulla base di autocandidature individuali, con l'espressione da parte di ogni magistrato di quattro voti singoli per ciascuna delle quattro categorie di rappresentanti direttivo giudicante, direttivo requirente, giudicante e requirente . Valgono qui tutte le perplessità e tutti i rilievi critici già espressi su di un siffatto sistema elettorale all'epoca della sua introduzione per le elezioni dei membri togati del Csm. Si tratta infatti di un sistema elettorale maggioritario, che ignora e comprime il pluralismo ideale e culturale della magistratura e risulta del tutto inidoneo per la provvista di un organismo che non ha funzioni di governo che possono richiedere maggioranze omogenee e coese ma compiti di valutazione della professionalità e funzioni consultive che per loro natura richiedono giudizi puntuali e differenziati e non voti di maggioranze predeterminate . Da ultimo - in queste brevissime note che preludono ad un più approfondito esame - va segnalato che il CD esercita le sue funzioni con un assetto a geometria variabile. Infatti i due rappresentanti esterni partecipano solo alla elaborazione del parere sulla tabella della Corte di cassazione articolo 7, lettera a ed all'esercizio della funzione di vigilanza sull'andamento degli uffici articolo 7, lettera d mentre il CD è composto esclusivamente da magistrati i capi di corte ed i rappresentanti dei magistrati nell'esercizio delle altre funzioni consultive, di vigilanza e di valutazione sulla professionalità dei magistrati della Corte. Si tratta di una soluzione equilibrata che opera una meditata apertura ad apporti esterni al corpo dei magistrati in ordine a questioni di interesse generale, lasciando ai capi di corte ed ai membri togati le funzioni consultive e di vigilanza che riguardano i singoli magistrati , il loro status , la loro carriera nonché le valutazioni sulla loro professionalità. Peraltro, proprio questo assetto strutturale variabile rende irrazionale la disposizione dell'articolo 3 dello schema che riproduce quella analoga contenuta nella legge delega nella parte in cui prevede che il Consiglio elegge al suo interno un vice-presidente tra i componenti non togati. In primo luogo non sono chiarite le funzioni affidate al vice-presidente. Se, come sembra ricavarsi dal termine utilizzato, deve sostituire il presidente in caso di impedimento e simili, la disposizione è inattuabile laddove il Consiglio si riunisce a composizione esclusivamente togata. E la presenza di un apposito membro vicario renderebbe assai problematica l'individuazione di altro organo o componente deputato a fare le veci del presidente come un delegato del presidente stesso . In realtà, la disposizione è stata modellata a imitazione dell'articolo 104 comma 5 Costituzione, che prevede che il vice-presidente del Csm sia eletto tra i componenti designati dal Parlamento, ma in una situazione completamente diversa, poiché in quel caso l'organo si riunisce sempre nella medesima composizione. Sarebbe, pertanto, opportuno che il decreto chiarisse questi aspetti, se non si ritiene di intervenire sulla legge delega. 3. I Consigli giudiziari La composizione dei CG risulta opportunamente differenziata in relazione al numero dei magistrati da amministrare. I CG , infatti, sono composti da dodici membri nei distretti in cui il numero dei magistrati è pari o inferiore a 350 i due capi di corte, che ne sono membri di diritto, cinque rappresentanti dei magistrati, quattro membri laici un professore designato dal CUN , un avvocato nominato dal Consiglio Nazionale Forense, due membri nominati dal Consiglio regionale ed un rappresentante eletto dai giudici di pace. Nei distretti con più di 350 magistrati il numero dei componenti del CG passa a quattordici perché il numero dei rappresentanti dei magistrati ordinari sale a sette. Si è di fronte ad una positiva razionalizzazione che adegua la composizione degli organismi a carichi di lavoro amministrativo spesso assai differenziati e che - combinata a provvedimenti diversificati del Csm in tema di esonero parziale dal lavoro giudiziario dei membri dei CG - può porre le basi per un migliore svolgimento dei compiti istituzionali degli organismi consultivi. In ordine al sistema elettorale - che replica il modello delle elezioni dei membri togati del Csm - valgono i rilievi critici già espressi in precedenza e le fortissime preoccupazioni per l'impropria adozione di un sistema elettorale atomistico e maggioritario per la provvista di un organismo che esercita funzioni consultive e di giudizio professionale. Al pari di questo stabilito per il CD della Corte di cassazione anche per i CG è previsto un funzionamento a geometria variabile. I cinque membri dei Consigli che non sono magistrati ordinari partecipano solo alla elaborazione dei pareri sulle tabelle degli uffici giudicanti e sulle tabelle infradistrettuali e sui criteri per l'assegnazione degli affari di cui all'articolo 7ter del Rd 12/1941 articolo 16, lettera a , all'esercizio della funzione di vigilanza sull'andamento degli uffici articolo15, lettera d ed alla formazione dei pareri sull'organizzazione ed il funzionamento degli uffici del giudice di pace articolo 15, lettera e . Il CG è invece composto esclusivamente da magistrati ordinari i capi di corte ed i rappresentanti dei magistrati nell'esercizio delle altre funzioni consultive, di vigilanza e di valutazione sulla professionalità dei magistrati del distretto. Vale qui il giudizio cautamente positivo già espresso per questo modello in relazione al CD della Corte di cassazione. Anche per i Consigli Giudiziari valgono le medesime osservazioni formulate per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione in ordine alla nomina del vice-presidente tra i componenti non togati. Va inoltre segnalato in negativo che né la legge delega né il decreto risolvono il problema del ruolo dei magistrati supplenti, sino ad oggetto nei differenti distretti di prassi amministrative diverse e contrastanti. A conclusione di queste prime sommarie osservazioni va accennata una riflessione di carattere generale. Se è vero che la parte relativa ai Consigli è una delle meno criticabili del nuovo ordinamento anche se resta nettissima la critica al sistema elettorale prescelto ed al carattere verticistico del CD della Corte di cassazione non si può dimenticare che i nuovi Consigli sembrano destinati ad operare in un ambiente istituzionale complessivamente negativo, contrassegnato dalla mortificazione e da un duplice svuotamento del governo autonomo. Svuotamento per così dire dal basso , per effetto della centralità conferita al farraginoso ed ingestibile sistema dei concorsi ed alle relative commissioni di concorso che avrà l'effetto di ridurre e svilire il ruolo di valutazione professionale dei CG e del Csm. Svuotamento dall'alto , in conseguenza della modifica costituzionale, già approvata in prima lettura dai due rami del parlamento - che preclude al Csm l'elezione del vice presidente e prevede la sua nomina da parte del Presidente della Repubblica. Ne deriva che anche le misure in sé positive contenute nella legge delega e nel decreto sull'assetto e sulle funzioni dei CG perdono di effettiva incidenza e rischiano di apparire - e di essereastratte razionalizzazioni di organismi privati della loro naturale centralità nel campo della valutazione professionale e della vigilanza ed inseriti in un circuito di autogoverno di ridotta autonomia. 1

Anm Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante Modifica dell'organico della corte di cassazione e della disciplina relativa ai magistrati di merito applicati presso la stessa, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera e e 2, comma 5, della legge 150/05 Premessa Va ancora una volta ribadito il dissenso alla soppressione della figura di magistrato di appello presso il Massimario, tenuto conto della esperienza maturata negli anni che ha dato modo di verificare che la destinazione alla partecipazione ai collegi per alcune udienze è stata una vera e propria palestra di formazione del magistrato di legittimità, che peraltro si pone in linea con il disegno riformatore che vuole accentuare una maggiore attitudine del magistrato a svolgere funzioni di legittimità attraverso delle verifiche. La verifica dell'effettivo esercizio delle funzioni di legittimità, come realizzata per i magistrati di appello impegnati in misura ridotta rispetto ai consiglieri a comporre i collegi, non è da revocare in dubbio che sia uno dei dati concreti per poter poi accertare l'attitudine di quel magistrato a svolgere le funzioni in questione. Per non perdere il patrimonio di preparazione maturato dai magistrati che da tempo, con funzioni di appello, sono destinati ai collegi, la disciplina transitoria prevede una regolamentazione che solo in parte può essere condivisa in quanto limita l'assorbimento di Cassazione solo a coloro che abbiano maturato i requisiti ad una certa data, mentre esclude l'assorbimento degli altri magistrati che, con le stesse funzioni, stanno continuando ad essere destinati ai collegi di legittimità, ma non hanno ancora acquisito i requisiti previsti dalla norma transitoria. Una prima scelta che si impone è quella di non stabilire alcuna data fissa per il possesso dei requisiti, bensì di consentire ai magistrati che successivamente all'entrata in vigore del decreto legislativo acquistino i requisiti prescritti continuando ad essere destinati ai collegi con i provvedimenti del Capo di Corte di poter essere valutati dal Consiglio superiore per il conferimento delle funzioni di legittimità. Questa norma dovrebbe applicarsi sia ai magistrati del massimario sia, a maggior ragione, a quelli applicati alla procura generale sino ad esaurimento dell'esistente. Qualora questa proposta, che appare la più ragionevole e, comunque, rispettosa delle funzioni già conferite e svolte dai magistrati di appello, sia requirenti che giudicanti, non sia condivisa, in via del tutto subordinata potrebbe esservi un'opzione che tuteli in parte questo interesse pubblico alla non dispersione di esperienze nel seguente modo. Osservazioni all'articolo 5, primo comma La disposizione dell'articolo 5, comma 1, lettera b , dello schema appare in testuale contrasto con la legge delega. L'articolo 2, comma 9, lettera i , della legge delega è, infatti, assolutamente inequivoco nello stabilire che ? ai fini del conferimento delle funzioni di legittimità da parte del Csm ai magistrati in servizio nei posti soppressi ? i magistrati interessati debbono aver svolto le predette funzioni nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del decreto legislativo recante la modifica dell'organico della Corte di cassazione, e non già nei sei mesi precedenti alla data di entrata in vigore della stessa legge delega, come invece si prevede nella disposizione in esame. La formula nei sei mesi precedenti la predetta data , che compare nel n. 2 della citata lettera i del comma 9, risulta chiaramente riferita, difatti, alla data di acquisto di efficacia delle disposizioni emanate in attuazione del comma 5 , di cui è parola nell'alinea della medesima lettera i , che regge l'intera proposizione precettiva. Proposta all'articolo 5, comma 1, lettera b sostituire le parole nei sei mesi antecedenti alla data di entrata in vigore della legge 150/05 con le parole nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del presente decreto legislativo che sopprime i posti di magistrato di appello addetti al massimario . Questa soluzione è giustificata da ragioni giuridiche, oltre che logiche e amministrative, nella considerazione che con il decreto delegato in questione sono soppressi i posti e si configura il magistrato perdente posto e, pertanto, dovrebbe essere questo il momento di verifica dei requisiti richiesti. Osservazioni all'articolo 5, secondo comma L'articolo 2, comma 9, lettera l , della legge delega ? nel prevedere il transitorio trattenimento in servizio dei magistrati di appello per i quali non sia stato possibile il conferimento delle funzioni di legittimità da parte del Csm ? presuppone evidentemente che essi mantengano in toto la posizione funzionale anteriore, anche per quel concerne il possibile esercizio delle funzioni di legittimità in base a provvedimenti dei Capi degli uffici. E ciò nella logica prospettiva di evitare una irragionevole sperequazione in loro danno, dato che - diversamente opinando - i predetti magistrati, pur conservati nel posto, non eserciterebbero più una parte rilevante delle loro attuali funzioni ed anzi, nel caso dei magistrati di appello applicati presso la Procura generale della Corte di cassazione, rimarrebbero praticamente privi di compiti significativi, dato che presso la Procura generale non esiste un ufficio del massimario . Sembra quindi esservi un eccesso di delega nella soppressione dell'articolo 115, primo comma, secondo periodo, O.G., laddove fa venir meno anche in via transitoria la possibilità per i Capi di Corte di applicare in udienza i magistrati del massimario Per quanto riguarda i magistrati destinati al massimario con funzioni di appello va posto in rilievo che la soppressione dell'articolo 115 O.G. si pone in contrasto con lo stesso decreto legislativo laddove prevede che i magistrati di appello restano in via transitoria negli uffici soppressi nello stesso status rivestito di magistrato di appello. Proposta All'articolo 5, comma 2, dopo le parole sono trattenuti, in via transitoria, in servizio nei posti soppressi aggiungere le seguenti parole ad essi continuano ad applicarsi le disposizioni di cui agli articoli 115, comma 1, secondo periodo, e 116, comma 1, secondo periodo, del Rd 12/1941, nel testo vigente anteriormente al presente decreto legislativo . 2

Anm Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante Disciplina del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della legge 150/05, in attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 10, della medesima legge Premessa Preliminarmente va evidenziato che la normativa contenuta nello schema di decreto in esame è volta a disciplinare il conferimento di tutti gli incarichi direttivi nel periodo antecedente all'entrata in funzione della scuola superiore della magistratura difatti a regime si prevede per tutte le funzioni direttive di merito l'obbligatoria frequentazione di un apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la scuola, il cui giudizio finale è valutato dal Csm, nonché la positiva valutazione al concorso per titoli per il conferimento delle funzioni di secondo grado. Gli articoli 2 e 3 Gli articoli 2 e 3 presuppongono necessariamente che l'età di collocamento a riposo venga definitivamente fissata senza possibilità di proroghe, anche in considerazione del fatto che l'attuale limite di 75 anni sembra eccessivo. Tale modifica legislativa dovrebbe essere introdotta prima dell'approvazione del decreto delegato ed è auspicabile che preveda una regolamentazione della posizione di coloro che hanno già chiesto di rimanere in servizio oltre i 70 anni. In caso contrario e con l'attuale regime che prevede la possibilità di rimanere in servizio a domanda fino a 75 anni, la noma appare di dubbia costituzionalità per assoluta irragionevolezza se lo scopo della previsione è quello di consentire la partecipazione ai concorsi per gli incarichi direttivi di merito e di legittimità solo a magistrati che possono assicurare la copertura del posto per almeno quattro anni per gli incarichi di merito e due anni per gli incarichi di legittimità, non può non tenersi conto dell'attuale possibilità di rimanere in servizio fino a 75 anni. Nel caso in cui non si ritenga di dovere intervenire sull'età di pensionamento, appare auspicabile che nel testo definitivo degli articoli 2 e 3 del decreto venga eliminata la parola ordinario , semmai intervenendo contestualmente sulla analoga previsione della legge delega. L'articolo 4 L'articolo 4 è chiaramente scritto per permettere a magistrati che hanno chiesto di essere ricollocati in ruolo ai sensi dell'articolo 3 commi 57 e 57bis legge 350/03 articolo 1 Dl 66/2004 convertito con modificazioni nella legge 126/04 di concorrere agli incarichi direttivi. Come è noto, con la suddetta previsione si è consentito a magistrati assolti nel giudizio penale, sospesi dal servizio in via disciplinare dal Csm o per dimissioni volontarie, di essere riammessi in servizio per un tempo corrispondente alla durata dell'ingiustificata interruzione del rapporto di servizio senza nessun limite di età. Ora si consente ai suddetti magistrati, con un evidente disparità di trattamento rispetto a tutti gli altri colleghi che hanno superato senza demerito i limiti di età, di concorrere senza alcun limite di età agli incarichi direttivi di merito e di legittimità. È evidente l'intenzione di creare una chiara corsia preferenziale per alcuni ben individuabili soggetti. Non può non rimarcarsi anche in questa occasione che i fatti, per i quali i suddetti magistrati sono stati assolti dal giudizio penale, potrebbero comunque assumere rilevanza disciplinare ed ancor più rilevanza ai fini del conferimento di uffici direttivi. Da ultimo si osserva che la previsione contenuta nell'articolo 4 appare altresì costituzionalmente illegittima per eccesso di delega, in quanto nella previsione contenuta nella legge delega non è prevista alcuna eccezione al principio che il candidato agli incarichi direttivi deve potere assicurare il previsto periodo di permanenza, per il quale si fa esclusivo riferimento al pensionamento ordinario. Peraltro, non può sottacersi che la stessa ratio della disposizione legislativa in parola non appare condivisibile si preferisce, infatti, tutelare l'interesse individuale del magistrato ad ottenere l'incarico direttivo piuttosto che quello pubblico a che le funzioni direttive siano esercitate da magistrati ancora nel pieno della loro efficienza psico-fisica. Con le attuali norme, si potrebbe avere l'effetto paradossale di un incarico direttivo affidato a magistrati in tardissima età. Il magistrato ingiustamente sospeso ha subito un danno che deve essere risarcito, ma non a discapito dell'efficienza del servizio giudiziario. 1