Cessione d'azienda: maggior valore di avviamento solo se provato

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco L'accertamento dell'avviamento commerciale deve essere basato sopra una procedura che dimostri la legittimità e la ragionevolezza della percentuale di redditività adottata nel caso specifico per la rettifica. Con queste motivazioni la sezione settima della Commissione tributaria regionale del Lazio, nella sentenza 41/2006 depositata il 13 giugno 2006 e qui leggibile tra gli allegati, ha dichiarato inammissibile per mancanza di motivi, il ricorso in appello presentato dall'Agenzia delle Entrate di Roma 2 avverso una sentenza della ctp di Roma che aveva accolto il ricorso del contribuente. LA VICENDA Con un avviso di rettifica e liquidazione l'Agenzia delle entrate di Roma 2 accertava un maggior valore di avviamento da quello dichiarato in dipendenza di un atto di cessione di azienda con cui era stata trasferita una attività di ristorazione romana. L'Ufficio finanziario, al fine di eseguire l'accertamento, aveva considerato i ricavi dichiarati negli ultimi tre anni a cui era stata applicata una capitalizzazione pari al 3% calcolata sopra una percentuale di redditività del 15%. La rettifica, secondo l'ufficio basata sui coefficienti di redditività previsti dal regolamento di cui al DPR 31 luglio 1996, n 460, era stata determinata sia in base all'ubicazione, sia per crescente volume d'affari dell'azienda ceduta. La Commissione tributaria provinciale di Roma rilevando una mancata dimostrazione dei motivi specifici che avevano determinato l'applicazione del coefficiente di redditività del 15%, ha accolto il ricorso del contribuente. LA SENTENZA La Commissione tributaria regionale del Lazio ha dichiarato inammissibile l'atto presentato dall'Amministrazione finanziaria per mancanza di motivi specifici di appello. L'avviamento commerciale, osserva il Collegio giudicante, può essere determinato sulla base degli studi di settore o sulla percentuale di redditività applicata ad una determinata media dei ricavi . Tuttavia, proseguono i giudici romani, l'ufficio avrebbe dovuto giustificare la percentuale utilizzata, indicandone i motivi nell'atto di accertamento notificato al contribuente e dimostrando al giudice tributario di aver applicato dei criteri logici e conformi alla legge . La Commissione invece, dopo aver constatato come anche in sede di appello l'ufficio non avesse indicato nessun elemento che potesse giustificare l'adozione della percentuale utilizzata nell'accertamento, ha dichiarato l' inammissibilità dello stesso appello. I giudici regionali capitolini hanno in questo modo ribadito la necessità dell'Erario, nella sua qualità di attore sostanziale, di provare specificatamente ogni accertamento tributario. Ancora una volta la giustizia tributaria conferma che, per legittimare una qualsiasi ripresa fiscale devono essere specificatamente indicati i motivi che la possono aver determinata, non essendo sufficiente il ricorso a frasi apodittiche, generiche o di stile che potrebbero essere riferite ad una molteplicità di situazioni. IL PRINCIPIO La rettifica del valore di avviamento conseguente al trasferimento dell'azienda, deve essere basata su motivi specifici attribuibili all'azienda ceduta. Il solo riferimento ad una indefinita percentuale di redditività applicata ai ricavi conseguiti nell'ultimo triennio, non appare sufficiente a motivare l'accertamento.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione 7 - sentenza 20 aprile - 13 giugno 2006, n. 41 Presidente Calderone - relatore Farina Ricorrente agenzia entrate ufficio Roma 2 Fatto e diritto 1. Il sig. Stefano Atena Azzi ha impugnato l'avviso di rettifica e liquidazione dell'imposta di registro - valutazione 002V020001 in data 16 novembre 2000 - riguardante la cessione di azienda ristorante sita in Roma, via E. Lami n. 18 e basato su una rettifica del valore dell'avviamento commerciale - da lire 40 milioni a lire 83 milioni -motivata così mediante capitalizzazione per 3 della potenziale redditività dell'azienda, ricavata dall'applicazione del coefficiente di redditività del 15% del giro d'affari medio del triennio precedente . 2. La Commissione tributaria provinciale di Roma, con la sentenza n. 319/5/04, pubblicata il 2 marzo 2005, ha accolto il ricorso, e precisamente ha condiviso la censura di difetto di motivazione. Ha rilevato, infatti, che il coefficiente di redditività del 15% è indimostrato ed applicato, per di più, al volume d'affari prodotti dall'acquirente dell'azienda, che sin dal 1995 la gestiva. 3. L'appello dell'Agenzia delle entrate 3.1. premette che altro appello è stato proposto avverso la sentenza 420/52/04 del 15 ottobre 2004, di parziale accoglimento del ricorso proposto dall'acquirente dell'azienda e riguardante il medesimo atto di cessione 3.2. censura la sentenza 319/05/04 sopra riferita e chiarisce di avere applicato il criterio descritto nel Dpr 460/96, e quel coefficiente di redditività, avuto riguardo all'ubicazione dell'azienda ed ai volumi d'affari sempre crescenti. Rileva, poi, contraddizione, nel ricorso introduttivo, e nella sentenza che si è basata su di esso, fra incidenza del valore della licenza e valore dell'avviamento. 4. Il contribuente si è costituito per resistere all'appello, con atto depositato in data 21 novembre 2005. Ha innanzi tutto posto in rilievo che il ricorso non specifica i motivi dell'impugnazione e ribadisce che l'atto in contestazione 4.1. manca del necessario allegato, vale a dire il contratto di cessione 4.2. non è motivato, se non col generico richiamo a norme applicate 4.3. non poggia su sufficienti presupposti impositivi, perché l'aziènda era già gestita dall'acquirente dal 1995. 5. Si deve rilevare che la sentenza impugnata ha statuito che è privo di supporto dimostrativo il coefficiente di redditività del 15%, applicato dall'ufficio sul volume d'affari. Il ricorso in appello dell'agenzia delle entrate non si sofferma su tale statuizione. Vi si asserisce soltanto che è stato applicato il regolamento di cui al Dpr 460/96. Ora, è vero che l'art. 2, comma 4, del citato regolamento, stabilisce che - ai fini anche dell'imposta di registro, qui applicata, ed in materia di accertamento con adesione - il valore dell'avviamento delle aziende si determina sulla base degli studi di settore o sulla Percentuale di redditività applicata ad una certa media dei ricavi. Ma è anche vero che la percentuale di redditività è stabilita dall'ufficio, sicché della sua misura questo deve dare congrua ragione giustificativa prima al contribuente, con l'avviso che rettifica il valore denunciato, e poi in sede giurisdizionale, per dimostrare di avere applicato criteri logici e conformi à legge. La Commissione tributaria provinciale ha rilevato che il coefficiente in discussione non è sorretto da alcuna motivazione. E, nel ricorso in appello, manca qualsiasi argomento per smentire tale affermazione o per dare dimostrazione della ragionevolezza della misura adottata. 6. Ne segue che l'appello è inammissibile. 7. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo. PQM La Commissione tributaria regionale di Roma, Sezione n. 7, dichiara l'appello inammissibile. Condanna la parte soccombente al pagamento di cinquecento euro, per spese processuali.