Imposte: non vale l'accertamento con adesione senza le firme del contribuente e del capo dell'ufficio

È un contratto di pubblica amministrazione e la regola resta ferma anche se le somme sono già state versate

L'accertamento con adesione è valido soltanto se è scritto e firmato tanto dal contribuente quanto dal capo dell'ufficio. È irrilevante che l'imposta sia già stata versata. Ciò perché, ha spiegato la Corte di cassazione con la sentenza 14945/06 del 28 giugno qui leggibile tra gli allegati, i contratti della pubblica amministrazione devono necessariamente essere fatti per iscritto, altrimenti sono nulli. Secondo il Collegio, la lettera della legge è abbastanza chiara. L'articolo 7 del D.Lgs 218/91, infatti, dispone che l'accertamento con adesione è redatto con atto scritto in duplice esemplare, sottoscritto dal contribuente e dal capo dell'ufficio o da un suo delegato. Nell'atto sono indicati, separatamente per ciascun tributo, gli elementi e la motivazione su cui la definizione si fonda, nonché la liquidazione delle maggiori imposte, delle sanzioni e delle altre eventualmente dovute, anche in forma rateale . Ma in questo caso c'era un problema in più da risolvere. In contribuente non soltanto aveva concordato l'accertamento ma aveva già pagato. Sia secondo la commissione tributaria regionale sia secondo la Cassazione tale pagamento non fa cadere l'accertamento con adesione, piuttosto la mancata firma del capo dell'ufficio lo invalida completamente.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 9 maggio-28 giugno 2006, n. 14945 Presidente Magno - Relatore Zanichelli Pm Pivetti - conforme - Ricorrente Emmeci di Mana Luciano & C. Sas - Controricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo Con avviso di rettifica e liquidazione notificato alla società Emmeci di Mana Luciano & C. Sas e Dimoda Italia Srl l'ufficio Entrate di Mondovì ha rettificato i valori dichiarati in atto di cessione di azienda registrato a Mondovì il 30 luglio 1997 da lire 100.000.000 a lire 400.000.000. In esito ad impugnazione da parte della Emmeci di Mana Luciano & C. s.a.s. che, oltre a contestare la motivazione posta a base dell'accertamento, evidenziava come la stessa avesse raggiunto un accordo sul valore della cessione dei rami di azienda in contestazione sulla base del valore di lire 130.000.000 e avesse poi provveduto a versare la somma derivante dal concordato, la Commissione Tributaria Provinciale ha accolto il ricorso. Sull'appello dell'Amministrazione che contestava che si fosse perfezionato l'accertamento con adesione in quanto l'atto era stato sottoscritto dal solo legale rappresentante della società e non anche dal funzionario dell'ufficio, la Commissione Tributaria Regionale ha riformato la decisione. Ricorre per cassazione la società contribuente con due motivi 1 violazione e falsa interpretazione degli articoli 11 e 13 del D.Lgs 218/97 per avere il giudice d'appello ritenuto che per il perfezionamento dell'accertamento fosse necessaria la sottoscrizione dell'atto anche da parte dell'ufficio e non fosse sufficiente che all'intervenuto accordo seguisse il pagamento di quanto dovuto da parte del contribuente 2 insufficiente e contraddittoria motivazione della decisione impugnata nella parte in cui ha ritenuto corretta la valutazione effettuata dall'ufficio ed incongruo il valore dichiarato in atto. L'Amministrazione resiste con controricorso. Motivi della decisione Con il primo motivo di ricorso la contribuente si duole dell'interpretazione fornita in ordine agli articoli 11 e 13 del D.Lgs 218/97 dal giudice d'appello secondo il quale l'eventuale accordo intervenuto tra l'ufficio e il contribuente in esito ai procedimento di accertamento con adesione e il successivo versamento della somma dovuta non consentirebbero il perfezionamento del procedimento in difetto di sottoscrizione dell'atto di accordo da parte del rappresentante dell'ufficio. Il motivo non è fondato. L'articolo 7 del D.Lgs 218/91, richiamato, quanto al procedimento, dall'articolo 13, dispone che l'accertamento con adesione e redatto con atto scritto in duplice esemplare, sottoscritto dal contribuente e dal capo dell'ufficio o da un suo delegato. Nell'atto sono indicati, separatamente per ciascun tributo, gli elementi e la motivazione su cui la definizione si fonda, nonché la liquidazione delle maggiori imposte, delle sanzioni e delle altre somme eventualmente dovute, anche in forma rateale . La lettera della legge è dunque chiarissima e prevede che l'atto di accertamento concordato sia redatto per iscritto e sottoscritto, oltre che dal contribuente, dal capo dell'ufficio o da un suo delegato e che la forma scritta si richiesta ad substantiam è assolutamente ovvio sia perché ciò è conforme ai principi generali in materia di contratti della Pa Cassazione civile, Sezione seconda 7575/94 , sia perché l'atto di accertamento con adesione costituisce il titolo impositivo su cui si basa tutto l'eventuale procedimento successivo di esecuzione. Infondato è pure il secondo motivo con il quale ci si duole di una pretesa carenza motivazionale in quanto i giudici d'appello hanno dato congruamente conto delle ragioni per cui sono pervenuti alla conferma del valore accertato dall'ufficio, valutando i rami d'azienda ceduti con il contratto de quo in rapporto al valore di un unico ramo di azienda oggetto di altro contratto, cosi come hanno dato conto della ragione per cui non hanno ritenuto provati gli elementi accollo di debiti che avrebbero giustificato un minor valore dei tre rami ceduti rispetto a quello, maggiore, dell'unico ramo oggetto di preliminare con la stessa controparte. Il ricorso deve dunque essere rigettato con le conseguenze di rito in ordine alle spese. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione in favore dell'Amministrazione delle spese di questa fase che si liquidano in complessivi euro 1.300, di cui euro 1.200 per onorari, oltre spese generati e accessori di legge.