Braccio di ferro sull'Ici tra Enel e fisco

Sospeso il giudizio di impugnazione su un avviso di accertamento se si attende da un altro giudice la decisione sulla contestazione della rendita catastale

Continua il braccio di ferro fra fisco ed Enel, sull'Ici. Dovrà essere sospeso il contenzioso fiscale con il quale è stato impugnato un avviso di accertamento se pende, di fronte ad altro giudice, la decisione sulla rendita catastale contestata dalla contribuente. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione, che, con la sentenza . 26380/06 dell'11 dicembre, e qui integralmente leggibile negli allegati, ha accolto il ricorso della società. In realtà qualche problema con il principio della ragionevole durata del processo potrebbe sorgere, hanno spiegato i giudici della sezione tributaria. Soprattutto da quando è stato costituzionalizzato. Ma l'effettività della tutela giurisdizionale non può risolversi esclusivamente nella celerità del giudizio, ma richiede l'operatività di strumenti processuali capaci di garantire la realizzazione di un'omogenea disciplina sostanziale dei rapporti giuridici e uno di questi è la sospensione necessaria di un giudizio in attesa della definizione di un altro. Non basta. La sospensione dev'essere dichiarata dal giudice anche se le parti non sono proprio le stesse. In questo caso infatti il giudizio sull'impugnazione dell'avviso pendeva fra Enel e comune, quello della rendita fra la stessa società e l'agenzia del territorio. Un'estensione ampia, dunque, quella che la Cassazione ha dato all'articolo 295 c.p.c. nel processo tributario. Se poi si considera quanto è stato detto in ordine al nesso che lega la base imponibile sulla quale il comune può liquidare l'Ici, alla rendita catastale che solo all'agenzia del territorio spetta determinare, è davvero difficile negare che fra la causa nella quale sia oggetto di contestazione la pretesa tributaria del comune e la causa nella quale sia oggetto di contestazione la rendita catastale attribuita dall'Agenzia all'immobile sul quale grava l'imposta liquidata dell'ente locale sussista quel rapporto di dipendenza tra cause, che, anche nelle interpretazioni più restrittive dell'ambito di operatività dell'art. 295 c.p.c., si riscontra quando non possa decidersi una causa senza la previa decisione di altra controversia . Debora Alberici

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 26 ottobre-11 dicembre 2006, n. 26380 Presidente Prestipino - Relatore Botta Pm Caliendo - difforme - Ricorrente Enel Produzione Spa - Controricorrente Comune di Porto Tolle Svolgimento del processo La controversia concerne l'impugnazione dell'avviso di accertamento per l'Ici 1999, con il quale il Comune di Porto Tolle, relativamente alla centrale elettrica sita nel territorio comunale, chiedeva il pagamento di una maggiore imposta calcolata sulla base della rendita attribuita dall'Ufficio del Territorio di Rovigo in difformità da quella proposta dalla società contribuente con la procedura DOCFA , rendita già oggetto di impugnazione da parte dell'Ente elettrico. L'avviso di accertamento de quo - con il quale erano anche irrogate le sanzioni per insufficiente versamento dell'imposta veniva notificato nelle more del giudizio relativo al ricorso avverso l'attribuzione della rendita, all'epoca rigettato in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale di Rovigo tale avviso era impugnato con separati ricorsi dall'Enel S.p.A., dall'Enel Produzione S.p.A., succeduta nella proprietà della centrale di Porto Tolle, e dall'ing. Cipriani, al quale era state irrogate le stesse sanzioni perché ritenuto autore della violazione, contestando la legittimità dell'attribuzione di rendita e in subordine chiedendo la sospensione del giudizio in attesa della definizione di quello pendente relativamente all'impugnazione della rendita. La Commissione Tributaria adita, tuttavia, riuniti i ricorsi, li rigettava. Avverso tale sentenza proponevano separati appelli l'Enel S.p.A., l'Enel. Produzione S.p.A., e l'ing. Cipriani, riproponendo le contestazioni e le richieste avanzate in prime cure, mentre nelle more, nel giudizio relativo all'impugnazione della rendita, la Commissione Tributaria Regionale di Venezia annullava la sentenza di primo grado, dichiarando illegittima la rendita impugnata e annullando dopo aver riunito a quello tra Enel ed UTE, il giudizio tra Enel e Comune l'avviso di accertamento ICI per il 1998 del Comune di Porto Tolle, emesso, come quello oggetto del presente giudizio, sulla base di quella rendita. Riuniti gli appelli, la Commissione Tributaria Regionale del Veneto li rigettava con la sentenza,in epigrafe, avverso la quale, con separati atti, l'Enel S.p.A., l'Enel Produzione S.p.A. e l'ing. Franco Cipriani propongono ricorso per cassazione, con quattro motivi, quanto ai ricorsi prodotti dall'Enel S.p.A. e dall'Enel Produzione S.p.A., e con due motivi di, cui il secondo articolato in più parti, che replicano le censure ptoposte dagli altri ricorrenti , quanto al ricorso prodotto dall'ing. Cipriani. Resiste il Comune di Porto Tolle con separati atti di controricorso. Motivi della decisione Preliminarmente, trattandosi di separate impugnazioni avverso la medesima sentenza va disposta ai sensi dell'articolo 335 Cpc la riunione dei ricorsi iscritti ai nn. R.G. 533/06, 534/06 e 537/06. Nell'esame dell'impugnazione, assume carattere preliminare la valutazione del secondo motivo - che nel ricorso proposto dall'ing. Cipriani risulta rubricato sub 2.2 - per il suo valore assorbente. Con tale censura, le parti ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione degli articoli 295 Cpc e 39, D.Lgs 546/92, per non aver il giudice di merito sospeso il giudizio relativo alla liquidazione dell'ICI per l'anno 1999. in attesa della definizione con efficacia di giudicato del giudizio pendente tra la parte obbligata al pagamento dell'imposta e l'Agenzia del Territorio in ordine alla contestazione della rendita catastale attribuita alla centrale elettrica de qua e costituente, a norma di legge, la base imponibile dell'imposta pretesa dall'ente locale. La valutazione della eventuale fondatezza della censura in esame, presuppone che venga preliminarmente risolta i n' senso positivo la questione relativa all'applicabilità nel processo tributario della disposizione preVista dall'articolo 295 Cpc. Sul punto può dirsi ormai formato un consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte nel senso che l'articolo 39, D.Lgs 546/92 - secondo il quale il processo è sospeso soltanto quando è presentata querela di falso o deve essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio -, regola unicamente i rapporti esterni, ovverosia i rapporti tra processo tributario e processi non tributari, mentre, in ordine ai rapporti tra processi tributari, trova applicazione,. in virtù del disposto dell'articolo 1 del citato D.Lgs 546/92, la disciplina dettata dall'articolo 295 Cpc Cassazione 17937/04 nello stessa prospettiva cfr. Cassazione 14788/01 10059/02 24408/05 5366, 9999 e 13082/006, quest'ultima pronunciata in fattispecie identica a quella oggetto del presente giudizio . La ritenuta applicabilità dell'articolo 295 Cpc nel processo tributario consente di procedere all'esame del motivo di ri cor so in discussione del quale deve essere affermata la fondatezza. L'articolo 5, comma .2, D.Lgs 504/92, nel definire la base imponibile, ai fini Ici, stabilisce, che ,per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello che risulta applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti all'1 gennaio dell'anno di imposizione, i moltiplicatori determinati con i criteri e le modalità previsti dal primo periodo dell'ultimo comma dell'articolo 52 , Dpr 131/86. Ciò significa con tutta evidenza che il Comune, nel procedere alla liquidazione dell'imposta, è vincolato al valore della rendita catastale attribuito dalla competente Agenzia del Territorio sicché, qualora la rendita attribuita ad un immobile sia impugnata dal contribuente, la definizione di tale giudizio si presenta pregiudiziale all'eventuale giudizio concernente l'impugnazione di un avviso di liquidazione ai fini ICI emesso dal Comune sulla base della rendita contestata. Resta, tuttavia, da verificare se si tratti di una pregiudizialità che imponga la sospensione necessaria del giudizio relativo all'impugnazione dell'avviso di liquidazione ICI in attesa delle definizione con efficacia di giudicato del giudizio relativo alla contestazione della rendita la prevalente dottrina e la consolidata giurisprudenza di questa Corte sono, infatti, orientate per una interpretazione restrittiva e riduttiva della portata della disposizione di cui all'articolo 295 Cpc, la cui operatività andrebbe limitata ad ipotesi ben circoscritte. Certamente non può trascurarsi la circostanza che questa Corte, pronunciandosi in una fattispecie concernente l'INVIM decennale - nella quale il contribuente aveva impugnato la rendita catastale attribuitagli dall'UTE a seguito di richiesta ex articolo 12 Dl 70/1988 e successivamente l'avviso di liquidazione emesso dall'Ufficio del registro sulla base della predetta rendita - ha affermato se è vero che l'avviso di liquidazione può essere impugnato per vizi propri dal momento che le questioni di merito e di valutazione devono essere fatte valere con l'impugnazione del provvedimento di attribuzione della rendita ritualmente notificato , è altrettanto vero che quando però un giudizio sull' attribuzione della rendita esiste già ed è ancora pendente, o si riuniscono i due giudizi se ciò è possibile , oppure diventa doveroso attendere, prima di decidere sui problemi della liquidazione, dell'imposta che sono sempre consequenziali , che il giudizio relativo all'attribuzione della, rendita, che è pregiudiziale, venga definito con un giudicato. Una terza soluzione non è praticabile proprio per non vanificare le esigenze sottese alla disciplina prevista dall'articolo 295 Cpc, che contiene principi, generali sicuramente applicabili Cassazione n. 10509/2002 .' Ed ancor più rilevante è che questa stessa posizione interpretativa sia stata più recentemente ribadita negli stessi termini riguardo ad una fattispecie nella quale il contribuente l'ENEL, come nel caso qui in discussione aveva impugnato un avviso di liquidazione ICI notificato dal Comune di Entracque nelle more del giudizio concernente l'impugnazione della rendita attribuita dall'Agenzia del Territorio cfr. Cassazione 13082/06 . Siffatto orientamento è condiviso dal Collegio. In primo luogo nella descritta situazione, sussiste una delle condizioni che giustificano la sospensione necessaria del processo, anche. in una prospettiva di riduzione delle ipotesi di applicabilità della disposizione di cui all'articolo 295 Cpc infatti, oggetto dei distinti processi - quello relativo al la contestazione della rendita catastale attribuita dall'Agenzia del Territorio e quello relativo all'impugnativa dell'avviso di liquidazione dell'ICI da parte del Comune - sono cause diverse, la definizione della seconda delle quali dipende dalla decisione della prima. La possibile diversità e dipendenza tra cause nel processo tributario è stata già posta in luce dalla giurisprudenza di questa Corte, la quale - rilevato che il processo tributario è strutturato secondo le regole proprie del processo impugnatorio di provvedimenti autoritativi , onde l'oggetto del giudizio è circoscritto agli elementi della sequenza procedimentale propria del provvedimento impugnato. con rigida preclusione di qualsiasi contestazione coinvolgente fasi precedenti ha affermato che la legittimità di un atto a contenuto concreto ed autonomamente impugnabile non è suscettibile di delibazione in base a cognizione meramente incidentale, essendo consentita la disapplicazione e, quindi, la cognizione meramente incidentale solo di atti e provvedimenti a contenuto normativo o generale ed è ammissibile la sospensione tra processi tributari, ex articolo 295 Cpc Cassazione 9999/06 . La preclusione della cognizione incidenter tantum su un atto - che non abbia natura normativa e sia autonomamente impugnabile ai sensi, dell'articolo 19, D.Lgs 546/92 come lo è fuor di dubbio l'atto di classamento ed attribuzione di rendita - da parte del giudice innanzi al quale sia stato impugnato un atto rispetto al quale il primo debba qualificarsi come presupposto , costituisce una ragione forte perché, laddove non possa percorrersi la strada maestra del simultaneus processus attraverso la riunione dei giudizi per il fatto che questi siano pendenti in gradi diversi , opera la sospensione necessaria del giudizio relativo all'atto derivato ex articolo 295 Cpc ci si trova, infatti, in una di quelle situazioni nelle quali può dirsi che sia la legge a negare al giudice la possibilità di risolvere incidenter tantum la questione relativa alla legittimità dell'atto presupposto, oggetto di diverso giudizio. Se poi si considera quanto si è detto in ordine al ne5so che lega la base imponibile sulla quale il Comune può liquidare l'ICI, alla rendita catastale che solo all'Agenzia del Territorio spetta determinare, è davvero difficile negare che tra la causa nella quale sia oggetto di contestazione la pretesa tributaria del Comune e la causa nella quale sia oggetto di contestazione la rendita catastale attribuita dall'Agenzia all'immobile sul quale grava l'imposta liquidata dall'ente locale sussista quel rapporto di dipendenza tra cause, che, anche nelle interpretazioni più restrittive dell'ambito di operatività dell'articolo 295 Cpc, si riscontra quando non possa decidersi una causa senza la previa decisione di altra controversia. Con una ulteriore precisazione. Nel caso di specie questo rapporto di, dipendenza tra cause consiste nel fatto che il giudice della causa che oppone il contribuente al Comune in ordine alla liquidazione dell'imposta deve deciderla sul presupposto che sussista una data situazione l'attribuzione di una definita rendita catastale al cui mutamento è-rivolto il processo che oppone lo stesso contribuente all'Agenzia del Territorio sulla determinazione della rendita sicché l'esito del primo giudizi,, è destinato ad essere necessariamente influenzato dall'esito del secondo. In particolare. la pronuncia emessa nel secondo dei predetti giudizi, modificando il presupposto su cui doveva decidersi il primo, determinerebbe l'ingiustizia di tale decisione ove eventualmente medio tempore adottata. Questo tipo di orientamento interpretativo, che nasce da uno sforzo di circoscrivere il più possibile l'area di applicazione delle disposizioni sulla sospensione necessaria del processo, fa ormai parte del patrimonio giurisprudenziale di questa Corte di recente, infatti, pronunciando a Su, la Corte ha ritenuto di limitare l'operatività dell'articolo 295 Cpc alle sole ipotesi di pregiudizialità tecnico-giuridica , la quale sarebbe determinata da una relazione tra rapporti giuridici sostanziali distinti ed autonomi come lo sono indubbiamente quelli tra, contribuente e Agenzia del Territorio in ordine alla attribuzione della rendita catastale, da un lato, e tra contribuente e Comune in ordine alla liquidazione dell'ICI su quella rendita calcolata, dall'altro , uno dei quali pregiudiziale nel caso che ci occupa quello sulla rendita integra,I la fattispecie dell'altro dipendente nel nostro cago, quello sulla liquidazione dell'imposta , in modo tale che la decisione sul primo rapporto si riflette necessariamente, condizionandola, sulla decisione del secondo ordinanza 14060/04 . Ed invero, se la costituzionalizzazione del principio della ragionevole durata del processo può giustificare il fatto che sia cresciuto il disfavore del legislatore per l'istituto della sospensione per pregiudizialità, è indubbio che l'effettività della tutela giurisdizionale non può risolversi esclusivamente nella celerità del giudizio, ma richieda l'operatività di strumenti processuali capaci di garantire la realizzazione di una omogenea disciplina sostanziale dei rapporti giuridici e uno di questi strumenti è la sospensione necessaria prevista dall'articolo 295 Cpc nelle ipotesi dapprima considerate, preordinata ad una armonizzazione dei giudicati intesa ad evitare l'emanazione di decisioni Ingiuste e, quindi, la concretizzazione di situazioni non coerenti con il principio del giusto processo. Resta da considerare un'ulteriore limitazione all'operatività della sospensione ex articolo 295 Cpc, consistente nella ritenuta necessità che i due giudizi legati dal rapporto di pregiudizialità si svolgano tra le stesse parti. Sul punto, diversamente da quanto accade in dottrina, la giurisprudenza di questa Corte è rimasta costantemente orientata ad escludere la sospensione necessaria di processi tra parti diverse a giustificazione di tale orientamento si sostiene che solo in ipotesi di identità di parti il giudicato formatosi rispetto al giudizio pregiudiziale potrebbe fare stato , e senza violazione del diritto di difesa garantito dall'articolo 24 Costituzione, nel giudizio dipendente . Si tratta, tuttavia, di una prospettiva che non può essere condivisa nella sua assolutezza. Se condizione necessaria e sufficiente perché operi l'istituto della sospensione necessaria è l'esistenza di una relazione tra rapporti giuridici sostanziali distinti ed autonomi, uno dei quali pregiudiziale integra la fattispecie dell'altro, dipendente in modo tale che la decisione sul primo rapporto si riflette necessariamente, condizionandola, sulla decisione del secondo come ha affermato questa Corte con la surrichiamta ordinanza delle Su 14060/04 . non si può negare la sospensione qualora il giudizio dipendente si svolga, tra soggetti parzialmente diversi da quelli tra i quali si svolge il giudizio pregiudiziale . Se, infatti, è vero che nell'ipotesi di identità di parti il giudicato formatosi in ordine alla pronuncia sul rapporto pregiudiziale fa stato ad ogni, effetto ed opera, quindi, sempre in modo vincolante rispetto alla pronuncia sul rapporto 'dipendente, ciò non giustifica che quel giudicato sia altrettanto sempre inoperante quando i processi si svolgano tra parti parzialmente diverse per restare al caso che qui si discute nel .quale sussiste questa parziale differenza delle parti coinvolte nei diversi giudizi, si tratterà, piuttosto, di stabilire preventivamente, sulla base delle regole sui limiti soggettivi di efficacia del giudicato, se la sentenza che sarà pronunciata nel giudizio pregiudiziale tra il contribuente e l'Agenzia del Territorio farà stato, quando emessa, anche nei confronti del Comune e, quindi, nel giudizio relativo al rapporto dipendente che si svolge tra l'ente locale ed il medesimo contribuente. Se la risposta a tale quesito è positivo come nel caso di specie è, per quanto dapprima osservato in ordine al vincolo esistente tra base imponibile dell'imposta liquidata dal Comune e rendita catastale attribuIta dall'Agenzia del Territorio -, allora la sospensione opera. Sicché deve essere affermato il seguente principio di diritto Tra la controversia che oppone il contribuente all'Agenzia del Territorio in ordine alla impugnazione della rendita catastale attribuita ad un immobile, e la controversia che oppone lo stesso contribuente al Comune avente ad oggetto l'impugnazione della liquidazione dell'ICI gravante sull'immobile' cui sia stata attribuita la rendita contestata, sussiste un rapporto di pregiudizialità che impone la sospensione del secondo giudizio, ai sensi dell'articolo 29 5 Cpc, fino alla definizione del primo con autorità di giudicato, in quanto la decisione sulla determinazione della rendita si riflette necessariamente, condizionandola, sulla decisione sulla liquidazione dell'imposta . Conseguenzialmente deve essere accolta la censura che in tutti i ricorsi riuniti costituisce il secondo motivo di ricorso nel ricorso proposto dall'ing. Cipriani risulta rubricato sub 2.2 , affermando che il giudice di merito avrebbe dovuto sospendere ai sensi dell'articolo 395 Cpc il giudizio relativo alla liquidazione dell'imposta di cui era stato investito, in attesa della definizione del giudizio sulla determinazione della rendita catastale. L'accoglimento di tale censura comporta l'assorbimento di, ogni altra questione anche relativamente alla applicazione delle sanzioni. In relazione al motivo accolto la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto che provvederà anche in 'ordine alle spese della presente fase del giudizio. PQM La Corte riunisce al presente ricorso i ricorsi rg 534/06 e 537/06. Accoglie il secondo motivo dei ricorsi, assorbito il resto. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Ctr del Veneto.