Flagranza di reato, scarcerato indagato senza contraddittorio pieno

Nel caso in cui il Pm deposita nella cancelleria del Gip richiesta scritta di convalida dell'arresto ma non si presenta all'udienza determina una violazione del diritto di difesa

Contraddittorio pieno anche nell'interrogatorio dell'arrestato in flagranza di reato. La mancanza di una tale garanzia per assenza del pubblico ministero, in sede di udienza di convalida, mette ko il diritto di difesa e apre le porte del carcere all'indagato. È quanto emerge dalla sentenza 10492/06 - depositata il 27 marzo e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui la Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza con cui il Tribunale di Catania aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere disposta dal Gip al termine dell'udienza di convalida nei confronti di un signore siciliano arrestato in flagranza del reato di estorsione aggravata. In particolare, nel caso in esame la pubblica accusa aveva depositato nella cancelleria del Gip la richiesta scritta sia di convalida dell'arresto che dell'applicazione della misura cautelare con relativa documentazione a sostegno. Ma aveva deciso di non presentarsi all'udienza. Ed è questo il nodo della questione. Per la seconda sezione penale di piazza Cavour, la scelta del Pm di avvalersi della facoltà di non comparire e di illustrare le proprie richieste per iscritto piuttosto che oralmente è penalizzante per l'indagato. In altre parole, il rifiuto da parte del rappresentate della Procura di un faccia a faccia con l'arrestato e il suo avvocato non può avere l'effetto negativo ed irragionevole di privarli di un contraddittorio pieno. Cioè di avere una situazione di assoluta parità tra accusa e difesa, così come garantita dalla legge. Di conseguenza - si legge nella sentenza 10492/06 - l'impossibilità per il difensore dell'arrestato di avere tempestiva conoscenza della richiesta di misura cautelare e degli atti su cui si fonda, determina una violazione del diritto di difesa per menomazione del contraddittorio, che si ripercuote negativamente sull'interrogatorio. In sostanza, ne deriva la nullità d'ordine generale ed a regime intermedio dell'interrogatorio dell'arrestato, che determina, se tempestivamente rilevata, la perdita di efficacia della misura eventualmente applicata, e ciò in ragione dell'equiparazione dell'indicato interrogatorio a quello di garanzia ex articolo 294 Cpp.

Cassazione - Sezione seconda penale - sentenza 23 febbraio-27 marzo 2006, n. 10492 Presidente Rizzo - Relatore Casucci Ricorrente Basile Svolgimento del processo Con ordinanza in data 11 ottobre 2005, il Tribunale di Catania, Sezione quinta penale, confermava il provvedimento del Gip in sede, con il quale era stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Basile Salvatore all'esito dell'udienza di convalida dell'arresto in flagranza del reato di estorsione aggravata. Riteneva che - l'eccezione di nullità per violazione dei diritti della difesa era infondata in quanto nessuna norma sancisce il diritto dell'indagato di conoscere gli atti su cui si fondano le richieste del Pm in sede di convalida dell'arresto in flagranza ed anche l'interrogatorio disciplinato dall'articolo 391 Cp assolve a finalità diverse da quelle dell'interrogatorio di garanzia di cui all'articolo 294 Cpp - l'eccezione di nullità dei decreti autorizzativi delle intercettazioni telefoniche erano anch'esse infondate perché il decreto emesso d'urgenza dal Pm era motivato non per relationem ma con l'indicazione specifiche delle ragioni che giustificavano il provvedimento. Oltretutto l'eventuale inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche era ininfluente sulla sussistenza dei gravi indizi a carico di Basile - le deduzioni in ordine alla pretesa inattendibilità di Giuffrida Giuseppe erano infondate in quanto le sue prime dichiarazioni erano conseguenza del timore di svelare il vero contenuto delle conversazioni avute con l'indagato per timore di rappresaglie, al pari del resto di quanto accaduto con la persona offesa Bonavenutra Salvatore che, superata la fase iniziale di reticenza, finiva con rendere dichiarazioni del tutto collimanti con quelle di Giuffrida. Le esigenze cautelari, in assenza di prova contraria e stante la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso, erano presunte a norma dell'articolo 275 Cpp. Contro tale decisione ha proposto tempestivo ricorso l'indagato, a mezzo del difensore, che ne ha chiesto l'annullamento per i seguenti motivi - nullità dell'interrogatorio di garanzia per violazione del diritto di difesa non essendo stato consentito al difensore di prendere visione degli atti e delle richieste del Pm con conseguente perdita di efficacia della misura a norma dell'articolo 302 Cpp, dovendosi ritenere applicabile in via analogica quanto meno sotto il profilo dell'analogia iuris la disciplina di cui all'articolo 293 comma 3 Cpp anche alla misura cautelare disposta in occasione dell'udienza di convalida dell'arresto in flagranza e stante l'equiparazione dell'interrogatorio dell'arrestato all'interrogatorio di garanzia ex articolo 294 Cpp. La giustificazione addotta dal Tribunale di tutela dell'esigenza di non pregiudicare le indagini in corso non può prevalere sul diritto della difesa costituzionalmente garantito specie quando viene messa in gioco la libertà dell'indagato. Ed invero l'illustrazione dei motivi di arresto e delle ragioni poste a fondamento della richiesta di misura cautelare non può essere paragonata alla disamina degli atti depositato dal Pm a sostengo delle proprie richieste. Motivi della decisione Il primo motivo di ricorso è fondato. Se è vero che nel richiedere la convalida dell'arresto il Pm non è tenuto né a formulare l'imputazione né a motivare in ordine alle ragioni su cui la richiesta si fonda, essendo la convalida esclusivamente strumento di verifica della regolarità della condotta della polizia giudiziaria, va ribadito che la formulazione dell'incolpazione e la motivazione sono invece indispensabili per l'ulteriore richiesta di emissione di misura cautelare cfr. Cassazione, Sezione sesta, sentenza 631/97 . La questione deve essere risolta nel senso indicato nell'ordinanza interpretativa di rigetto della Corte costituzionale 424/01, la quale, richiamata la relazione che accompagna il D.Lgs 12/1991, ha opportunamente rilevato che con l'introduzione del comma 3bis dell'articolo 390 Cpp si è prevista una forma di contraddittorio cartolare che, in omaggio alla regola dello snellimento e della semplificazione dell'udienza di convalida compensa la facoltà del Pm di non presentarsi in udienza e quindi di anticipare per iscritto quello che dovrebbe essere il contenuto dell'esposizione orale disciplinato dall'articolo 391 Cpp. La pretesa non equiparabilità del deposito della richiesta del Pm e degli atti sulla quale essa si fonda ex articolo 293 comma 3 Cpp muove dall'erronea equiparazione di due situazioni diverse, in relazione alle quali il legislatore, in maniera non irragionevole, ha approntato discipline diverse quest'ultima norma disciplina la cosiddetta discovery all'esito dell'esecuzione della misura cautelare ed ovviamente prima dell'interrogatorio di garanzia, al fine di porre la difesa nelle condizioni di avere piena cognizione degli elementi posti a base dell'ordinanza custodiale e di approntare le opportune difese fin dal momento dell'interrogatorio l'articolo 391 Cpp regola l'udienza di convalida dell'arresto in flagranza, di un momento procedimentale finalizzato essenzialmente a valutare la correttezza dell'operato della polizia giudiziaria, nel quale si inserisce, in costanza di contraddittorio delle parti, la possibilità per il Pm di chiedere l'emissione di misura cautelare personale. La presenza del difensore è quindi anticipata alla fase della richiesta con contestuale illustrazione dei motivi , il che assicura una maggiore garanzia stante la possibilità di controdeduzione in ordine al contenuto e alle ragioni della richiesta sulla sussistenza sia dei gravi indizi di colpevolezza sia delle esigenze cautelari. L'interrogatorio dell'arrestato viene condotto dopo che il Pm ha illustrato sia i motivi dell'arresto sia le richieste in ordine alla libertà personale. Nel caso in esame il Pm ha depositato nella cancelleria del Gip la richiesta scritta sia di convalida dell'arresto sia dell'applicazione della misura cautelare assieme alla documentazione a sostegno della stessa. La scelta del Pm di avvalersi della facoltà di non comparire in udienza e di illustrare le proprie richieste per iscritto anziché oralmente al cospetto dell'arrestato e del suo difensore non può sortire l'effetto negativo ed irragionevole di privare l'indagato e il suo difensore di ottenere il contraddittorio in situazione di parità, così come garantito dalla norma. Ne consegue che la mancata possibilità dell'avvocato dell'arrestato di prendere conoscenza tempestivamente del contenuto degli atti posti a fondamento della richiesta della misura cautelare determina una violazione del diritto di difesa, che si ripercuote negativamente sull'interrogatorio, che tiene luogo a quello di garanzia secondo quanto testualmente previsto dall'articolo 294 Cpp, determinandone la nullità di carattere generale a regime cosiddetto intermedio, che in quanto tempestivamente proposta comporta la perdita di efficacia della misura ai sensi dell'articolo 302 Cpp Cassazione Su 26798/05 . In conseguenza il ricorrente va posto immediatamente in libertà se non detenuto per altra causa. PQM Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata nonché l'ordinanza emessa il 21 settembre 2005 del Gip del Tribunale di Catania nei confronti di Basile Salvatore, a norma dell'articolo 302 Cpp, e ordina la liberazione del predetto Basile, se non detenuto per altra causa. Manda alla cancelleria per gli adempimenti consequenziali.