Disconoscimento della paternità, basta il test del Dna. Senza prove dell'adulterio

di Gianfranco Dosi

di Gianfranco Dosi* La Corte costituzionale con una sentenza che passerà alla storia sentenza 266/06 integralmente leggibile tra i documenti correlati , ha dichiarato incostituzionale l'articolo 235 del Cc nella parte in cui, nelle cause di disconoscimento della paternità, subordina l'espletamento delle prove genetiche alla dimostrazione dell'adulterio commesso dalla madre biologica L'EXCURSUS GIURISPRUDENZIALE E LEGISLATIVO La prima sezione della Corte di cassazione aveva sempre ritenuto preliminare rispetto alla prova della incompatibilità genetica quella sull'adulterio per tutte Cassazione Sezione prima, 2113/92 14887/02 6477/03 17714/03 10742/04 . Le norme sul disconoscimento - così interpretate - non appaiono però in linea con l'evoluzione del costume sociale e della scienza che è oggi in grado di fornire certezza al dato biologico della procreazione. Non può essere l'adulterio ad essere al centro della normativa sul disconoscimento. In Francia la normativa giuridica richiede all'attore di provare fatti atti a dimostrare che egli non può essere il padre articolo 312, comma 2, del code civil francese modificato alla riforma del 1972 . In Germania il 1591, comma 1, del BGB prevede che il figlio non è legittimo se, in base alle circostanze, è manifestamente impossibile che la moglie lo abbia concepito con il marito . In Svizzera l'articolo 256 del Cc, modificato nel 1976, prevede che la domanda va accolta se si dimostra che il marito non è il padre. Insomma l'evoluzione sociale e le possibilità della scienza spostano nel resto delle legislazioni il processo soprattutto verso la prova della non veridicità del dato biologico favor veritatis piuttosto che verso il rafforzamento della presunzione di legittimità della procreazione favor legitimitatis operato attraverso le difficoltà probatorie. È sufficiente leggere, in proposito, la posizione fortemente critica della totalità della dottrina in taluni casi rappresentata da autorevoli voci della magistratura rispetto alla posizione della giurisprudenza. Quando, per esempio, la Cassazione ribadì il suo orientamento nella decisione 14887/02, tutti i commenti rilevarono l'assurdità di quella interpretazione Vincenzo Carbone, Il Dna che esclude la paternità biologica è anche prova dell'adulterio della moglie in Famiglia e diritto, 2003, 5 Mario Finocchiaro, La volontà di privilegiare la famiglia legittima non sembra in linea con la tendenza legislativa, in Guida al diritto, 2002, 43, 42 Renda, Provata la non paternità non può dirsi provato l'adulterio?, in Familia, 2003, 1103. Analogamente era avvenuto nei confronti della decisione della Cassazione 8087/98 Vincenzo Carbone, E' preferibile un padre putativo a quello biologico?, in Famiglia e diritto, 1998, 427. E così per tutte le altre decisioni della Cassazione. L'attuale impianto normativo viene ritenuto non più idoneo a rispondere alle attuali istanze di equo contemporaneamento tra il favor legitimitatis e il favor veritatis che provengono da tutta la dottrina. Si legga a tale proposito ciò che scriveva Paolo Vercellone in La filiazione,in Trattato di diritto civile Vassalli, III, 2, Torino, 1987, 70 Il sistema attuale presenta un'ambiguità di fondo che si spiega proprio per una sorta di inerzia culturale di fronte al fatto nuovo che la tecnica relativa alle indagini sulla incompatibilità genetica ha ormai dato la sicurezza di poter escludere la paternità al di là di ricostruzioni più o meno esatte sulla base di presunzioni o indizi . Il cambio di prospettiva viene ritenuto conforme alla Costituzione articolo 30, comma 3, Costituzione sulla tutela della famiglia legittima se si considera che il termine annuale per la proposizione dell'azione decorrente dalla conoscenza della non veridicità della filiazione legittima è considerato idoneo e sufficiente a garantire il principio di massima stabilità della legittimità della filiazione Corte costituzionale 134/85 e 70/1999 . Tutta la migliore dottrina è unanime per un superamento dell'orientamento tradizionale per tutti Michele Sesta, La filiazione, in Tratt. di diritto privato, Bessone, IV, III, Torino, 1999, 45 ss Diritto di famiglia, 2003, 420 Alfio e Mario Finocchiaro, Diritto di famiglia, vol. II, Milano, 1984, 1484 Alfio Finocchiaro, Il disconoscimento di paternità, in Famiglia e diritto, 1994, 321 . Da tempo si è, insomma, sviluppato un dibattito che ritiene plausibili e possibili altre interpretazioni delle normativa in vigore. LE VARIE TESI Prima. La prima alternativa possibile avrebbe potuto essere quella di considerare provato l'adulterio attraverso la prova della incompatibilità genetica raggiunta con una CTU. È la tesi prevalente in dottrina che è stata ribadita recentemente in dottrina molto efficacemente da Carbone e da Renda a commento, come si è detto, della decisione della Cassazione 14887/02 confermativa dell'indirizzo interpretativo tradizionale. Si dice giustamente - è questa la tesi interpretativa suggerita - che una volta provato l'adulterio ne deriva provato in via indiretta l'adulterio. La prova insomma nel processo civile non è solo quella diretta ma anche quella indiretta, cioè quella volta a dimostrare un fatto in via congetturale Cassazione Sezione terza, 1163/94 Sezione seconda, 8840/90 . Si tratta in fondo di utilizzare la categoria della presunzione articolo 2727 e 2729 Cc che è quella prova appunto indiretta secondo cui da un fatto noto si risale ad un fatto ignoto Cassazione Sezione prima, 3306/83 . Da questo punto di vista la prova dell'incompatibilità genetica raggiunta con una CTU è al tempo stesso prova indiretta dell'avvenuto adulterio. Una lettura del tutto ragionevole dell'articolo 235, comma 1, n. 3 Cc consente di ritenere molto plausibile questa interpretazione. In caso di adulterio - così andrebbe letta la disposizione - il marito è ammesso a provarlo con la prova immunoematologica. Non viene mortificata affatto la tassatività dei casi di disconoscimento in quanto le tre ipotesi previste della lontananza, dell'impotenza e dell'adulterio costituiscono ed esauriscono i possibili casi di non conformità allo status legitimitatis . Non è possibile pensare ad un'altra ipotesi di non corrispondenza. Per questo non è conferente la tesi della prima sezione della Cassazione da ultimo Cassazione Sezione prima, 10742/04, in Famiglia e diritto, 2004, 6, 569 ss che fa leva sul fatto che in sede di lavori preparatori venne respinto un emendamento del senatore Carraro diretto ad introdurre un'autonoma previsione della prova ematologica da inserire in un quarto punto dell'articolo 235. Questa previsione del tutto verosimilmente non venne inserita perché si tratta di un punto del tutto eterogeneo rispetto agli altri tre che sono i presupposti di fatto per poter chiedere il disconoscimento lontananza, impotenza, adulterio . La non conformità ematologica non costituisce, invece, un presupposto di fatto del disconoscimento ma la conseguenza di ciascuno dei tre presupposti. Seconda tesi. La seconda alternativa possibile avrebbe potuto essere quella di dare alla disposizione una lettura costituzionale che non mortifichi il diritto di azione articolo 24 Costituzione . Poiché l'adulterio costituisce anche solo un incontro occasionale pretendere di fondare l'azione sulla prova di tale fatto significa prevedere una prova difficilissima e quasi impossibile in moltissimi casi. Non è questa una violazione del diritto di agire in giudizio articolo 24 Costituzione ? Inoltre, se la Corte costituzionale ebbe già a dire che il termine per iniziare l'azione per il padre e per il figlio maggiorenne è di un anno da quando si viene a conoscenza dell'adulterio Corte costituzionale 134/85 o dell'impotenza Corte costituzionale 70/1999 è evidente che può verificarsi uno spostamento in avanti del termine di decadenza o di sanatoria che dir si voglia dell'azione che potrebbe portare chi agisce ad iniziare la causa anche dopo quarant'anni. Pretendere dopo quarant'anni una tale prova diabolica non costituisce una violazione del diritto di agire in giudizio articolo 24 Costituzione ? Questo dimostra che la norma dovrebbe essere interpretata nel senso in cui rende possibile l'azione e non nel senso in cui la rende impossibile. In tal caso l'interpretazione corrente della prima sezione della Cassazione che richiede la previa prova dell'adulterio è da considerare lesiva dei principi di ragionevolezza articolo 3 Costituzione e di tutela piena del diritto di azione e di difesa articolo 24 Costituzione . Terza tesi. L'ultima alternativa - quella prescelta dalla Corte costituzionale - è quella di dichiarare incostituzionale l'articolo 235 Cc nella lettura che viene data dalla giurisprudenza prevalente. Nel 2004 la prima sezione della Cassazione Cassazione Sezione prima, 10742/04, in Famiglia e diritto, 2004, 6, 569 ss aveva sollevato la questione di costituzionalità sotto il profilo del contrasto dell'interpretazione adottata dai giudici della prima sezione della Cassazione con il principio di ragionevolezza articolo 3 Costituzione e con quello di tutela del diritto di azione e di difesa in giudizio articolo 24 Costituzione . IL DECISUM DELLA CONSULTA La Corte costituzionale ha oggi accolto questa interpretazione dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'articolo 235 Cc nella parte in cui subordina, appunto, la prova genetica alla prova sull'adulterio. Una conquista di civiltà. Avvocato

Corte costituzionale - sentenza 21 giugno-6 luglio 2006, n. 266 Presidente Marini - Relatore Finocchiaro Ritenuto in fatto 1. - La Corte di cassazione, prima sezione civile, con ordinanza emessa in data 5 giugno 2004 reg. ord. 737/04 , sul ricorso avverso la pronuncia della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la sentenza del Tribunale di Roma di rigetto della domanda di disconoscimento della paternità ex articolo 235 del Cc - osservando che la prova per testi dedotta tendente a dimostrare una pluralità di incontri notturni della moglie del ricorrente, di professione accompagnatrice per professionisti , con uomini diversi in camere d'albergo era stata correttamente ritenuta dal primo giudice inidonea a dimostrare che la moglie del ricorrente avesse commesso adulterio nel periodo del concepimento, e che la esistenza di relazioni intrattenute in altra epoca non poteva fornire la prova per presunzioni dell'adulterio in detto periodo, nemmeno ai fini dell'espletamento della consulenza tecnica ematologica, gravando sull'attore l'onere della prova certa di un vero e proprio adulterio -, ha sollevato, su eccezione del ricorrente, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 235, comma 1, numero 3, Cc, nella parte in cui ammette il marito a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre se nel periodo del concepimento la moglie ha commesso adulterio . La questione, osserva il Collegio rimettente, è rilevante in quanto, nel procedimento a quo, il ricorrente si doleva del fatto che la c.t.u. ematologica da lui richiesta non fosse stata espletata perché non ritenuta ammissibile dal giudice di merito per integrare la prova carente dell'adulterio della moglie. Detta esclusione è ritenuta corretta dal rimettente, siccome basata su di una esatta interpretazione dell'articolo 235, comma 1, numero 3, Cc, e coerente con la giurisprudenza di legittimità, in quanto, ai sensi della citata norma, l'indagine sul verificarsi dell'adulterio ha carattere preliminare rispetto a quella sulla sussistenza o meno del rapporto procreativo sicché la prova genetica o ematologica che, peraltro, a seguito della nuova formulazione dell'articolo 235 quale risultante dalla riforma del diritto di famiglia, non solo ha dignità probatoria pari a tutte le fonti di convincimento, ma può formare oggetto di richiesta di prova, come gli altri mezzi istruttori, e non soltanto di istanza diretta a sollecitare l'esercizio di un potere proprio del giudice , anche se espletata contemporaneamente alla prova dell'adulterio, può essere esaminata solo subordinatamente al raggiungimento di quest'ultima prova e al diverso fine di stabilire il fondamento del merito della domanda. Quanto alla non manifesta infondatezza della questione di legittimità come sollevata dal ricorrente - che aveva eccepito il contrasto con gli articoli 3, 24 e 30 della Costituzione dell'articolo 235, comma 1, numero 3, Cc, nella parte in cui consente l'azione di disconoscimento della paternità nei soli limitati casi ivi previsti - il Collegio rimettente la ha esclusa con riguardo all'articolo 30 della Costituzione, e in riferimento all'articolo 3 della Costituzione sotto il profilo della lamentata disparità di trattamento rispetto alla impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio naturale ex articolo 263 Cc - che consente all'attore di utilizzare qualsiasi mezzo di prova - trattandosi di una situazione oggettivamente diversa da quella in esame e nella quale si pongono esigenze di tutela del figlio legittimo. La Corte ha ritenuto, invece, non manifestamente infondata la questione in riferimento all'articolo 3 della Costituzione sotto il profilo della irragionevolezza, e all'articolo 24, comma 2, della Costituzione. Al riguardo, si osserva che le norme che rendano estremamente difficile l'esercizio del diritto di difesa possono comportare violazione del precetto costituzionale dell'articolo 24 della Costituzione, e che la valutazione della difficoltà di esercizio di tale diritto, pur se deve prescindere dalle peculiarità di casi particolari, non può tuttavia trascurare del tutto la considerazione della realtà sociale. I cambiamenti intervenuti nella società italiana quanto ai modelli di vita, rileva il Collegio rimettente, coinvolgono anche i rapporti coniugali, modificati, tra l'altro, per effetto della diffusione del lavoro femminile, e della mobilità richiesta ai lavoratori nonché della lontananza dei luoghi di lavoro dall'abitazione. Inoltre, è ormai costume diffuso che i coniugi trascorrano separatamente parte del loro tempo libero, ed anche periodi di vacanza. In questo quadro, la prova dell'adulterio della moglie - il quale può consistere anche in un unico atto di infedeltà, conseguenza di un rapporto occasionale - può essere estremamente difficile. D'altra parte, è dubbio che possa considerarsi ancora ragionevole una previsione legislativa che, ai fini del disconoscimento della paternità, richiede la previa prova dell'adulterio della moglie, in presenza di un progresso scientifico che consente di ottenere direttamente - e quindi senza passare attraverso la dimostrazione dell'adulterio - una sicura esclusione della paternità, che rappresenta l'obiettivo finale dell'azione di cui si tratta, attraverso accertamenti tecnici capaci di fornire risultati la cui piena attendibilità è unanimemente riconosciuta. Il Collegio, sottolineata la irrilevanza dell'adulterio in sé ai fini del disconoscimento di paternità, ritiene che una diversa interpretazione, costituzionalmente orientata, dell'articolo 235, comma 1, numero 3 - che consideri indirettamente raggiunta la prova dell'adulterio attraverso la esclusione della paternità a seguito dei risultati della prova genetica o ematologica - sia preclusa dalla volontà del legislatore, chiaramente desumibile anche dai lavori parlamentari per la riforma del diritto di famiglia, di non consentire il disconoscimento della paternità sulla base dei risultati del solo accertamento tecnico. 2. - Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita la parte privata del procedimento a quo, che ha concluso per la dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma impugnata, sulla base di argomentazioni adesive a quelle sostenute nella ordinanza di rimessione. 3. - Con ordinanza emessa in data 28 ottobre 2004 reg. ord. n. 203 del 2005 , nel corso del procedimento promosso da un soggetto nei confronti dei genitori, contumaci, per il disconoscimento di paternità, il Tribunale di Rovigo ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 235, comma 1, numero 3, Cc, nella parte in cui ammette il marito a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, solo se nel periodo di concepimento la moglie ha commesso adulterio. Il Collegio a quo - cui la causa, dopo la istruzione mediante prove testimoniali sull'adulterio della madre e consulenza tecnica ematologica e genetica, era stata rimessa - dopo aver rilevato che l'esito delle prime appariva quanto meno dubbio, e che certo era, invece, l'esito delle indagini genetiche, che escludeva la paternità del convenuto, ha osservato che detta prova certa non consentiva l'accoglimento della domanda perché, secondo l'orientamento consolidato della giurisprudenza della Cassazione, l'articolo 235, comma 1, numero 3, Cc va interpretato nel senso che l'adulterio deve essere preliminarmente ed autonomamente provato perché possa darsi ingresso alle prove genetiche ed ematologiche. Così interpretata, peraltro, detta norma, secondo il Collegio rimettente, si pone in contrasto con gli articoli 3 e 24, comma 2, della Costituzione, con riferimento al principio di ragionevolezza e al diritto di difesa. Al riguardo, si richiamano, nella ordinanza di rimessione, le argomentazioni che sono alla base della proposizione di analoga questione da parte della Corte di cassazione ord. r.o. n. 737 del 2004 , cui viene aggiunto il rilievo, riguardante il caso di specie, che la prova dell'adulterio, già difficile per il marito, lo è ancora di più per il figlio, il quale viene per lo più a conoscenza dell'adulterio della madre a distanza di anni, quando ormai la prova testimoniale gli sarebbe pressoché impossibile. 4. - La Corte d'appello di Venezia, con ordinanza emessa il 30 marzo 2005 reg. ord. n. 327 del 2005 , nel corso di un giudizio presumibilmente di disconoscimento di paternità nessun argomento al riguardo viene addotto dalla Corte , in cui l'attore non aveva fornito la prova dell'adulterio della moglie, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 11 recte 111 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 235 Cc, nella parte in cui richiede, quale presupposto di detta azione, la preventiva prova dell'adulterio. Si osserva nella ordinanza che, in presenza di un progresso scientifico che consente di ottenere in via diretta, senza passare attraverso la prova dell'adulterio, una sicura esclusione della paternità, non appare ragionevole richiedere la preventiva prova dell'adulterio della moglie, e che inoltre l'adulterio in sé, inteso come violazione dell'obbligo della fedeltà nei confronti del coniuge, è irrilevante ai fini del disconoscimento di paternità sicché, il ritenere pregiudiziale la prova dell'adulterio della moglie precluderebbe, nella specie, l'esercizio del diritto di difesa e del diritto al giusto processo dell'appellante, che aveva tempestivamente chiesto l'esperimento della prova ematologica. 5. - Con tre distinti, ma sostanzialmente identici atti, ha spiegato intervento nei giudizi innanzi alla Corte il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la manifesta infondatezza della questione. Ha rilevato la difesa erariale che, alla stregua dell'articolo 235 Cc, come inteso anche dalla prevalente giurisprudenza di legittimità, l'indagine sulla esistenza dell'adulterio ai fini dell'azione di disconoscimento di paternità, avendo carattere preliminare, deve essere effettuata autonomamente, senza la possibilità di utilizzare a tal fine la prova genetica e/o ematologica, che non può tradursi in un mezzo meramente esplorativo o da sperimentarsi sulla base di meri sospetti di infedeltà. L'Avvocatura generale ha anche richiamato la giurisprudenza costituzionale che ha valutato la conformità a Costituzione delle norme in materia con riguardo al solo termine per agire in giudizio e non alla congruità dei presupposti, la cui determinazione va rimessa al legislatore. In tale ottica delimitata andrebbero intese le affermazioni della Corte costituzionale volte a superare la prevalenza accordata dalla normativa anteriore alla riforma del diritto di famiglia al favor legitimitatis rispetto al favor veritatis. Del resto, lo spostamento verso quest'ultimo non assumerebbe mai valore assoluto v. sentenza 170/99 , e sarebbe temperato dal favor minoris, e, quindi, dalla necessità di non sconvolgere rapporti familiari protrattisi nel tempo. 6. - Nell'imminenza dell'udienza la difesa erariale ha depositato tre distinte, ma pressocché identiche memorie, aggiungendo che, allo stato degli studi scientifici, la prova ematologica e/o genetica consente di escludere la paternità solo nel caso di assoluta incompatibilità tra i gruppi sanguigni e il DNA, mentre, nei casi di compatibilità, il giudizio non può essere espresso con altrettanta certezza. La Costituzione, rileva l'Autorità intervenuta, non ha attribuito valore preminente ed assoluto alla verità biologica rispetto a quella legale, ma, disponendo, al quarto comma dell'articolo 30 della Costituzione, che la legge detta le norme ed i limiti per la ricerca della paternità , ha demandato al legislatore ordinario il potere di privilegiare, nel rispetto degli altri valori di rango costituzionale, la paternità legale rispetto a quella biologica, nonché di fissare le condizioni e le modalità per far valere quest'ultima, così affidando allo stesso legislatore anche la valutazione in via generale della soluzione più idonea per la realizzazione dell'interesse del minore. Considerato in diritto 1. - La Corte di cassazione, prima sezione civile, dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 235, comma 1, numero 3, del Cc, nella parte in cui, ai fini del disconoscimento della paternità, ammette il marito a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre solo dopo aver provato che nel periodo del concepimento la moglie ha commesso adulterio. Secondo il giudice rimettente, la norma si pone in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, per la irragionevolezza della previsione, in presenza di un progresso scientifico che consente di ottenere direttamente - e quindi senza passare attraverso la dimostrazione dell'adulterio - una sicura prova della esclusione della paternità nonché con l'articolo 24, comma 2, della Costituzione, per contrasto con il diritto di difesa, il quale non può compiutamente realizzarsi se non viene reso possibile l'accertamento dei fatti sui quali si fondano le ragioni sottoposte al giudice e se non viene consentito di fornire la prova dei fatti stessi. 2. - Il Tribunale di Rovigo dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 235, comma 1, numero 3, Cc, nella parte in cui richiede, quale presupposto dell'azione di disconoscimento della paternità, la preventiva prova dell'adulterio della moglie, per violazione dell'articolo 3 della Costituzione, per lesione del principio di ragionevolezza e dell'articolo 24, comma 2, della Costituzione, che tutela il diritto di difesa. 3. - Anche la Corte d'appello di Venezia dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 235 del Cc, che impugna genericamente per violazione degli articoli 3, 24, comma 2, e 11 rectius 111 della Costituzione, senza peraltro motivare in ordine alla lesione di quest'ultimo parametro. 4. - Le ordinanze di rimessione sollevano questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione di legge con motivazioni che sono in parte identiche ed in parte analoghe, sicché i relativi giudizi devono essere riuniti per essere decisi con unico provvedimento. 5. - La questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Venezia è manifestamente inammissibile per omessa descrizione della fattispecie, nonché per apodittica affermazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza, argomentata sulla base di un mero richiamo all'ordinanza della Corte di cassazione 10742/01 rectius 10742/04 . 6. - Le questioni proposte dalla Corte di cassazione - in una fattispecie in cui l'azione di disconoscimento era stata fatta valere dal padre - e dal Tribunale di Rovigo - in una fattispecie in cui l'azione era stata fatta valere dal figlio - sono fondate. 6.1. - L'articolo 235, comma 1, numero 3, Cc - nella formulazione introdotta dall'articolo 93 della legge 151/75 sulla riforma del diritto di famiglia - stabilisce che l'adulterio commesso nel periodo compreso tra il trecentesimo e il centottantesimo giorno precedente la nascita costituisce una delle ipotesi in cui l'azione di disconoscimento è consentita, e che in tal caso il marito - o altro dei legittimati all'azione - è ammesso a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, o ogni altro fatto tendente ad escludere la paternità. La Corte di cassazione, in una ormai risalente pronuncia sentenza 5687/84 , aveva affermato che l'articolo 235, comma 1, Cc, il quale subordina la esperibilità delle prove cosiddette tecniche, sulle caratteristiche genetiche o sul gruppo sanguigno, alla dimostrata ricorrenza dell'adulterio della moglie, non osta a che il giudice del merito, ove ne ravvisi l'opportunità, possa ammettere ed espletare tali prove tecniche contemporaneamente a quelle inerenti all'adulterio, convalidando ed integrando il proprio convincimento sull'esistenza dello stesso con la valutazione del rifiuto ingiustificato opposto dai controinteressati all'espletamento della prova ematologica e ritenendo tale rifiuto come prova della non paternità, e ciò soprattutto perché, a causa del progresso scientifico verificatosi negli ultimi tempi, detta prova ha assunto il valore di piena prova della esistenza o non esistenza del rapporto di filiazione. Tale approccio interpretativo - già all'epoca contrastato Cassazione 20 e 5419/84 - è stato successivamente abbandonato, ed è ormai diritto vivente quello per il quale l'indagine sul verificarsi dell'adulterio ha carattere preliminare rispetto a quella sulla sussistenza o meno del rapporto procreativo, con la conseguenza che la prova genetica o ematologica, anche se espletata contemporaneamente alla prova dell'adulterio, può essere esaminata solo subordinatamente al raggiungimento di quest'ultima, e al diverso fine di stabilire il fondamento del merito della domanda v., tra le altre, Cassazione 2113/92, 8087/98, 14887/02 con l'ulteriore conseguenza che, in difetto di prova dell'adulterio, anche in presenza della dimostrazione che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, l'azione di disconoscimento della paternità deve essere respinta. In presenza di tale diritto vivente , questa Corte non ha la possibilità di proporre differenti soluzioni interpretative v. sentenza 299/05 , ma deve limitarsi a stabilire se lo stesso sia o meno conforme ai principi costituzionali. 6.2. - Con la riforma del diritto di famiglia, il legislatore del 1975 ha esteso la legittimazione attiva per la proposizione dell'azione di disconoscimento della paternità anche alla madre ed al figlio che abbia raggiunto la maggiore età in tutti i casi in cui può essere esercitata dal padre articolo 235, ultimo comma, Cc . Successivamente, il legislatore del 1983 ha previsto che l'azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i sedici anni, o dal pubblico ministero, quando si tratta di minore di età inferiore articolo 244, ultimo comma, Cc, aggiunto dall'articolo 81 della legge 184/83 . 6.3. - Ai fini della decisione della presente questione assumono rilievo - l'ampliamento della legittimazione attiva - i progressi della scienza biomedica che, ormai, attraverso le prove genetiche od ematologiche, consentono di accertare la esistenza o la non esistenza del rapporto di filiazione - la difficoltà pratica, chiaramente evidenziata dall'ordinanza della Corte di cassazione, di fornire una piena prova dell'adulterio - l'insufficienza di tale prova ad escludere la paternità. Il subordinare - sulla base del diritto vivente in precedenza richiamato -l'accesso alle prove tecniche, che, da sole, consentono di affermare se il figlio è nato o meno da colui che è considerato il padre legittimo, alla previa prova dell'adulterio è, da una parte, irragionevole, attesa l'irrilevanza di quest'ultima prova al fine dell'accoglimento, nel merito, della domanda proposta e, dall'altra, si risolve in un sostanziale impedimento all'esercizio del diritto di azione garantito dall'articolo 24 della Costituzione. E ciò per giunta in relazione ad azioni volte alla tutela di diritti fondamentali attinenti allo status e alla identità biologica sentenza 50/2006 . Ciò comporta che deve essere dichiarata l'illegittimità costituzionale della norma impugnata nella parte in cui, ai fini dell'azione di disconoscimento della paternità, subordina l'esame delle prove tecniche, da cui risulta che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre , alla previa dimostrazione dell'adulterio della moglie. 7. - Ad identiche conclusioni deve pervenirsi anche con riguardo all'azione proposta dagli altri legittimati articolo 235, comma 3, Cc , ipotesi ricorrente nel procedimento innanzi al Tribunale di Rovigo r.o. n. 203 del 2003 . PQM La Corte costituzionale riuniti i giudizi, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 235, comma 1, numero 3, del Cc, nella parte in cui, ai fini dell'azione di disconoscimento della paternità, subordina l'esame delle prove tecniche, da cui risulta che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre , alla previa dimostrazione dell'adulterio della moglie dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 235 del Cc, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Venezia, con l'ordinanza in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 6