Successione all'olandese: la terza età in trasferta non riduce le tasse

E' legittima secondo i giudici la legge dei Paesi Bassi che impone un trattamento fiscale identico a quello dei residenti anche per l'eredità del cittadino che abbia trasferito il proprio domicilio in un altro Stato da meno di 10 anni dalla successione

Tasse sulla successione. La Corte di Giustizia europea, rispondendo ad una domanda di pronuncia pregiudiziale posta da un giudice dei Paesi Bassi, ha chiarito con la sentenza qui leggibile come documento correlato l'eurocompatibilità di una norma interna contestata dagli eredi di un cittadino olandese questi ritenevano che la legge in questione fosse in contrasto con il principio della libera circolazione dei capitali sancito dal Trattato. Il punto controverso era il regime di tassazione sulla successione nel caso in cui il cittadino poi deceduto avesse trasferito il proprio domicilio in un altro Stato da meno di dieci anni in tal caso la normativa olandese prevedeva infatti una tassazione identica a quella che si sarebbe applicata se il cittadino non si fosse trasferito altrove, pur beneficiando di un defalco dei diritti di successione eventualmente prelevati da altri Stati membri. I fatti all'origine della causa principale si riferivano ad una cittadina olandese, deceduta nel '97, che aveva vissuto nei Paesi Bassi fino all'inizio del 1988, successivamente in Belgio e, dopo il '91 in Svizzera. La successione riguardava beni immobili detenuti nei tre Paesi e in titoli, posseduti a fini di investimento, nei Paesi Bassi, in Svizzera, in Germania e negli Stati Uniti ma anche in conti bancari aperti presso filiali olandesi e belghe di istituti di credito stabiliti nell'Unione europea. Gli eredi si erano visti imporre diritti di successione in virtù della legge nazionale del 28 giugno 1956 che, appunto, sancisce come un cittadino olandese che abbia avuto il domicilio nel territorio nazionale e che, entro dieci anni dal momento in cui ha lasciato tale domicilio, sia deceduto o abbia fatto una donazione, viene considerato domiciliato nel territorio nazionale al momento del decesso o della donazione . Il ricorso degli eredi contro tale criterio di calcolo nel quale giocano anche altri parametri fissati dalla normativa interna veniva poi respinto dall'autorità competente in materia fiscale gli eredi, quindi, si rivolgevano al giudice e questi, a sua volta, avendo statuito in passato sulla norma controversa ritenendone alcune previsioni come una restrizione dissimulata delle successioni a carattere transfrontaliero, aveva chiesto chiarimenti alla corte comunitaria. In particolare domandando se, nel caso di specie, alcune previsioni della legge olandese costituissero un mezzo vietato di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata della circolazione dei capitali ai sensi del Trattato art. 73, D, n. 3 nel caso in cui la norma interna sia applicata ai movimenti di capitali tra uno Stato membro e uno Stato terzo anche con riferimento alla Dichiarazione sull'art. 73 D del Trattato che istituisce la Comunità europea adottata in occasione della firma dell'Atto finale e delle dichiarazioni della Conferenza intergovernativa riguardo all'Unione europea del 7 febbraio 1992 oppure se le previsioni in questione siano una limitazione ammissibile alla luce del diritto comunitario. In sostanza in quale ambito applicativo del Trattato debba eventualmente rientrare la norma controversa. A detta dei giudici comunitari, queste le conclusioni, essa non costituisce una restrizione ai movimenti di capitali . Rileva infatti la Corte europea che l'identico trattamento fiscale per le successioni sia per il cittadino trasferito sia per quello rimasto non crea facilitazioni o svantaggi per uno o per l'altro. La norma, peraltro, è applicabile solo ai cittadini dello Stato membro considerato e dunque non può costituire una restrizione ai movimenti di capitali dei cittadini di altri Stati membri . Quanto alle disparità di trattamento che si vengono a creare fra i residenti cittadini dello Stato membro considerato nella causa e i cittadini di un altro Stato membro, tali disparità ai fini della ripartizione della competenza fiscale - affermano i giudici - non possono essere considerate discriminatorie discendendo in mancanza di armonizzazione in ambito comunitario dalla competenza delle parti a stabilire i criteri di ripartizione del loro potere impositivo al fine di evitare doppie tassazioni. Poi la Corte ricorda ancora che il solo trasferimento di domicilio da uno Stato all'altro non rientra nell'ambito dell'articolo 73 B del Trattato non implicando, di per sé, operazioni finanziarie o trasferimenti di proprietà. Ne deriva, dicono i giudici, che una norma che abbia l'effetto di scoraggiare il cittadino che intende trasferirsi, sebbene ostacoli indirettamente il suo diritto alla libera circolazione, non può per ciò solo costituire una restrizione ai movimenti di capitali nelle forme definite dal Trattato. E dunque la normativa olandese in materia di successione, per la parte in esame, risulta eurocompatibile. m.c.m.

Corte di giustizia Europea - Terza sezione - sentenza 23 febbraio 2006 Presidente Rosas - Relatore von Bahr Ricorrente Eredi di M.E.A. van Hilten-van der Heijden Causa C-513/03 Movimenti di capitali - Articolo 73 B, n. 1, del Trattato CE divenuto, articolo 56, n. 1, CE - Imposta sulle successioni - Finzione giuridica secondo cui un cittadino di uno Stato membro deceduto entro dieci anni da quando ha lasciato tale Stato membro viene considerato ivi domiciliato al momento del suo decesso - Stati terzi 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l'interpretazione degli articoli 73 C, n. 1, e 73 D, n. 3, del Trattato CE divenuti articoli 57, n. 1, e 58, n. 3, CE , in vigore alla data del decesso della sig.ra van Hilten-van der Heijden. 2. Tale domanda è stata presentata nell'ambito di una controversia tra gli eredi dalla sig.ra van Hilten-van der Heijden e l'Inspecteur van de Belastingdienst/Particulieren/Ondernemingen buitenland te Heerlen l'ispettore del servizio nazionale delle imposte, unità privati/imprese estero di Heerlen in prosieguo l' ispettore in merito ai diritti di successione percepiti nei Paesi Bassi sull'eredità lasciata dalla defunta. Contesto normativo La normativa comunitaria 3. L'allegato I della direttiva del Consiglio 24 giugno 1988, 88/361/CEE, per l'attuazione dell'articolo 67 del Trattato articolo abrogato dal Trattato di Amsterdam GU L 178, pag. 5 , intitolato Nomenclatura dei movimenti di capitali di cui all'articolo 1 della direttiva , precisa, nella sua introduzione quanto segue Nella presente nomenclatura i movimenti di capitali sono classificati secondo la natura economica delle attività e passività, espresse in moneta nazionale o in divisa estera, sulle quali essi vertono. I movimenti di capitali elencati nella presente nomenclatura comprendono - l'insieme delle operazioni necessarie alla realizzazione dei movimenti di capitali conclusione ed esecuzione della transazione e trasferimenti relativi. La transazione avviene di solito fra residenti di Stati membri diversi può succedere tuttavia che taluni movimenti di capitali vengono effettuati da una sola persona per proprio conto come nel caso, ad esempio, di trasferimenti di capitali da parte di emigranti - le operazioni effettuate da qualsiasi persona fisica o giuridica - l'accesso dell'operatore a tutte le tecniche finanziarie disponibili sul mercato sul quale l'operazione viene effettuata. Ad esempio, la nozione di acquisto di titoli e di altri strumenti finanziari copre oltre che le operazioni a pronti anche tutte le tecniche di negoziazione disponibili operazioni a termine, operazioni di opzione o con warrant, operazioni di scambio contro altre attività, ecc. - le operazioni di liquidazione o di cessione di attività costituite, il rimpatrio del prodotto di tale liquidazione o l'utilizzo in loco di tale prodotto nei limiti degli obblighi comunitari - Le operazioni di rimborso di crediti o prestiti. La presente nomenclatura non è limitativa della nozione di movimenti di capitali, per cui è stata inclusa una rubrica XIII F Altri movimenti di capitali Diversi . Essa non può quindi essere interpretata come una limitazione della portata del principio della completa liberalizzazione dei movimento di capitali enunciata nell'articolo 1 della presente direttiva . 4. Tale nomenclatura comprende tredici categorie diverse di movimenti di capitali. Sotto la rubrica XI, intitolata Movimenti di capitali a carattere personale , compaiono D. Successioni e legati . 5. In occasione della firma dell'atto finale e delle dichiarazioni delle conferenze intergovernative sull'Unione europea, il 7 febbraio 1992, la conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri ha adottato, in particolare, una dichiarazione sull'articolo 73 D del trattato che istituisce la Comunità europea GU C 191, pag. 99 in prosieguo la dichiarazione sull'articolo 73 D del Trattato che ha la seguente formulazione La Conferenza afferma che il diritto degli Stati membri di applicare le pertinenti disposizioni delle rispettive legislazioni tributarie di cui all'articolo 73 D, paragrafo 1, lettera a del presente trattato si applica soltanto per quanto riguarda le pertinenti disposizioni vigenti alla fine del 1993. Tuttavia, la presente dichiarazione si applica soltanto ai movimenti di capitali ed ai pagamenti tra Stati membri . La normativa nazionale 6. In diritto olandese, ogni successione è assoggettata ad imposta. L'articolo 1, n. 1, della legge sulle successioni Successiewet del 28 giugno 1956 Stb. 1956, pag. 362 in prosieguo la SW 1956 , fa una distinzione a seconda che la persona deceduta, e di cui si apre la successione, risiedesse nei Paesi Bassi o all'estero. Tale disposizione prevede quanto segue In applicazione di questa legge, sono riscosse le seguenti imposte 1 Diritti di successione sul valore dell'insieme dei beni trasmessi in forza del diritto di successione in seguito al decesso di una persona residente nei Paesi Bassi all'epoca del detto decesso. . 7. L'articolo 3, n. 1, della SW 1956 così recita Un cittadino olandese che abbia avuto il domicilio nel territorio nazionale e che, entro i dieci anni dal momento in cui ha lasciato tale domicilio, sia deceduto o abbia fatto una donazione, viene considerato domiciliato nel territorio nazionale al momento del decesso o al momento della donazione . 8. L'articolo 2, primo comma, della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi intesa ad evitare la doppia imposizione in materia di imposte di successione, firmata all'Aja il 12 novembre 1951 in prosieguo la Convenzione , prevede quanto segue I beni immobili sono assoggettati all'imposta sulle successioni solo nello Stato in cui tali beni si trovano . 9. L'articolo 3, primo comma, della Convenzione precisa I beni della successione a cui non si applica l'articolo 2 sono assoggettati all'imposta sulle successioni solo nello Stato in cui il defunto ha avuto il suo ultimo domicilio . 10. Per la definizione di domicilio, l'articolo 3, secondo comma, della Convenzione rinvia alle disposizioni della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi intesa ad evitare la doppia imposizione in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio firmata lo stesso giorno. 11. Al momento della firma della Convenzione, le parti contraenti hanno enunciato talune dichiarazioni che fanno parte di essa, in particolare una relativa al menzionato articolo 3. 12. Tale dichiarazione precisa quanto segue 1 Nonostante le disposizioni dell'articolo 3, secondo comma, della presente Convenzione, lo Stato di cui il defunto possedeva la cittadinanza al momento al momento della morte potrà riscuotere l'imposta sulle successioni come se il defunto avesse avuto in quel momento il domicilio anche in questo Stato, a condizione che il defunto vi abbia effettivamente avuto il domicilio nel corso dei dieci anni precedenti la morte e ne possedesse la cittadinanza al momento in cui aveva rinunciato al suo domicilio in tal caso la parte dell'imposta che questo Stato non avrebbe riscosso se il defunto non avesse avuto la cittadinanza di detto Stato al momento della rinuncia al suo domicilio o al momento della sua morte sarà dedotta dall'imposta dovuta nell'altro Stato a motivo del domicilio. 2 La disposizione del primo comma non è applicabile alle persone che, al momento del loro decesso, avevano la nazionalità dei due Stati . 13. Secondo l'articolo 13 del decreto 1989 per la prevenzione della doppia imposizione Besluit voorkoming dubbele belasting 1989, del 21 dicembre 1989, Stb. 594 in prosieguo il decreto 1. La successione di un defunto, che in base all'articolo 3, n. 1, della SW 1956 si considera domiciliato nei Paesi Bassi al momento del decesso, beneficia di una riduzione di diritti di successione per tener conto dei diritti riscossi da un altro Stato, sugli elementi di tale successione diversi da quelli previsti all'articolo 11, a concorrenza dei diritti analoghi prelevati da un altro Stato sugli elementi ricevuti dalla successione e che non sarebbero stati riscossi se il defunto avesse avuto effettivamente il suo domicilio nei Paesi Bassi al momento del decesso. 2. L'importo della riduzione prevista al n. 1 è l'importo più basso tra i seguenti a l'importo dei diritti riscossi da altri Stati b l'importo che, rispetto ai diritti di successione che sarebbero dovuti secondo la SW 1956 senza l'applicazione del presente decreto, corrisponde esattamente al rapporto tra il valore complessivo degli elementi della successione previsti al n. 1 di questo articolo e il valore di tutti gli elementi ricevuti detratto il valore dei debiti propri di un'impresa, compresi i debiti risultati da una partecipazione non azionaria, e il valore dei debiti che non sono propri ad un'impresa garantiti da un'ipoteca su un immobile o da un diritto gravante sul medesimo . La causa principale e le questioni pregiudiziali 14. La sig.ra van Hilten-van der Heijden è deceduta il 22 novembre 1997. Essa era una cittadina olandese che aveva vissuto nei Paesi Bassi fino all'inizio del 1988, quindi in Belgio e, dal 1991, in Svizzera. 15. La successione di tale persona deceduta consisteva in particolare in beni immobili situati nei Paesi Bassi, in Belgio e in Svizzera, in titoli detenuti a fini d'investimento quotati nei Paesi Bassi, in Germania, in Svizzera e negli Stati Uniti nonché in conti bancari aperti presso filiali olandesi e belghe di istituti bancari stabiliti nell'Unione europea e da esse amministrati. 16. Gli eredi di questa persona si sono visti imporre diritti di successione calcolati in base all'articolo 3, n. 1, della SW 1956. Tali diritti sono stati confermati dall'ispettore dopo il reclamo proposto da quattro dei summenzionati eredi. 17. Questi ultimi hanno allora proposto un ricorso contro tale decisione dinanzi al Gerechtshof te's Hertogenbosch. 18. Anzitutto il giudice del rinvio osserva che dal riferimento a Successioni e legati , di cui alla rubrica XI dell'allegato I della direttiva 88/361, risulta che nella causa principale si è verificato un movimento di capitali tra uno Stato terzo e gli Stati membri. 19. Inoltre, il giudice del rinvio rileva che, in una decisione 12 dicembre 2002, esso ha dichiarato che l'articolo 3, n. 1, della SW 1956 costituisce una misura nazionale che ostacola la libera circolazione dei capitali o la rende meno attraente. In quanto tale la detta disposizione costituisce un ostacolo alla partenza a causa dello svantaggio, determinato dalla finzione giuridica che introduce, a partire dal primo giorno del trasferimento seguito da una devoluzione del patrimonio agli eredi entro i dieci anni. Il Regno dei Paesi Bassi percepirebbe delle imposte sulle successioni o sulle donazioni entro i dieci anni seguenti all'emigrazione di cittadini olandesi quando tali imposte sono inferiori all'estero, mentre non concederebbe alcuna restituzione o conguaglio per l'eccedenza dell'imposta di successione pagata all'estero. Secondo la detta decisione resa dal giudice del rinvio, l'articolo 3, n. 1, della SW 1956 costituirebbe pertanto una restrizione dissimulata delle successioni a carattere transfrontaliero. 20. Nella medesima decisione, il giudice del rinvio avrebbe altresì dichiarato che l'articolo 3, n. 1, della SW 1956 costituisce anche una discriminazione arbitraria. Infatti il diritto olandese comporterebbe una distinzione tra i cittadini olandesi ed i cittadini di altri Stati, in quanto un cittadino olandese potrebbe sottrarsi all'applicazione della detta disposizione solo rinunciando alla propria cittadinanza. Inoltre, tale disposizione non potrebbe essere giustificata in base a ragioni imperative di interesse pubblico, poiché avrebbe l'unico scopo di impedire che al Regno dei Paesi Bassi vengano a mancare le imposte di successione in conseguenza del trasferimento all'estero dei propri cittadini. 21. Tuttavia, dalla giurisprudenza della Corte non risulterebbe chiaramente se una disposizione come quella in discussione nella causa principale rientri nell'articolo 73 C, n. 1, del Trattato. 22. Inoltre, il giudice del rinvio chiede se la dichiarazione relativa all'articolo 73 D del Trattato comporti che la normativa applicabile ai movimenti di capitali tra gli Stati membri e gli Stati terzi non rientri nell'ambito di applicazione dell'articolo 73 D, n. 1, lett. a , del Trattato o se tale articolo sia sempre applicabile ai movimenti di capitali tra gli Stati membri e gli Stati terzi e non si limiti quindi alle disposizioni vigenti in materia alla fine del 1993. 23. Alla luce delle dette considerazioni, il Gerechtshof te's Hertogenbosch ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali 1 . Se l'articolo 3, n. 1, della SW [1956] sia una limitazione ammessa ai sensi dell'articolo [73 C, n. 1, del Trattato]. 2 . Se l'articolo 3, n. 1, della SW [1956] costituisca un mezzo vietato di discriminazione arbitraria ovvero una restrizione dissimulata della circolazione di capitali ai sensi dell'articolo [73 D, n. 3, del Trattato], qualora sia applicato ai movimenti di capitali tra uno Stato membro e uno Stato terzo, anche in considerazione della Dichiarazione sull'[articolo 73 D] del Trattato che istituisce la Comunità europea adottata in occasione della firma dell' Atto finale e delle dichiarazioni della Conferenza intergovernativa riguardo all'Unione europea del 7 febbraio 1992 . Sulle questioni pregiudiziali Osservazioni preliminari 24. Con le sue questioni, il giudice del rinvio chiede in sostanza se una normativa nazionale come quella in discussione nella causa principale rientri nell'ambito di applicazione dell'articolo 73 C, n. 1, del Trattato e/o in quello dell'articolo 73 D, n. 3, del Trattato. 25. Tuttavia, come risulta dalla stessa decisione di rinvio e come è indicato in tutte le osservazioni sottoposte alla Corte nella presente causa, è necessario, prima di esaminare tali disposizioni del Trattato CE, stabilire se la normativa in parola costituisce una restrizione ai movimenti di capitali ai sensi dell'articolo 73 B del Trattato CE divenuto articolo 56 CE . 26. Orbene, secondo una giurisprudenza costante, per fornire una soluzione utile al giudice che le ha sottoposto una questione pregiudiziale, la Corte può essere indotta a prendere in considerazione norme di diritto comunitario alle quali il giudice nazionale non ha fatto riferimento nel formulare le sue questioni pregiudiziali v., in particolare, sentenze 12 ottobre 2004, causa C-60/03, Wolff & M ller, Racc. pag. I-9553, punto 24, e 7 luglio 2005, causa C-153/03, Weide, Racc. pag. I-0000, punto 25 . 27. Pertanto, occorre esaminare se l'articolo 73 B del Trattato deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella in esame nella causa principale, in forza della quale la successione di un cittadino di tale Stato membro, che è deceduto prima che siano trascorsi dieci anni da quando ha trasferito all'estero il domicilio che aveva nel detto Stato membro, è tassata come se tale cittadino fosse rimasto domiciliato in questo stesso Stato membro pur beneficiando di un defalco dei diritti di successione riscossi da altri Stati membri. Osservazioni presentate alla Corte 28. Gli eredi della sig.ra van Hilten-van der Heijden sostengono che l'articolo 3, n. 1, della SW 1956 è contrario all'articolo 73 B del Trattato. Infatti, vi sarebbe una discriminazione indiretta e, se del caso, una restrizione indiretta in quanto, da un lato, una distinzione è effettuata a seconda che la persona abbia risieduto o meno, prima del suo decesso, nei Paesi Bassi e, dall'altro lato, in quanto tale disposizione non si applica se la persona che lascia i Paesi Bassi ha una cittadinanza diversa dalla cittadinanza olandese. 29. I governi olandese e tedesco sostengono che, per poter rispondere alle questioni sollevate, occorre anzitutto stabilire se l'articolo 73 B del Trattato si oppone alla finzione giuridica che l'articolo 3, n. 1, della SW 1956 introduce a proposito del domicilio. 30. A tale riguardo, il governo olandese rileva che, anche in materia di successioni, deve sempre trattarsi di una circolazione di capitali. Orbene, in caso di decesso, il patrimonio sarebbe descritto al momento in cui esso avviene e le imposte di successione sarebbero riscosse su tale base. Poiché non si è ancora verificato un movimento di capitali, né una transazione ad esso legata, non potrebbe esserci un atto rientrante nella libera circolazione dei capitali. 31. D'altronde, non vi sarebbe né discriminazione né ostacolo alla libera circolazione dei capitali. Infatti, non vi sarebbe alcuna discriminazione a causa della cittadinanza tra il cittadino olandese che rimane nei Paesi Bassi e quello che se ne allontana. Inoltre, un cittadino olandese che lascia i Paesi Bassi si troverebbe in una situazione diversa dal cittadino di un altro Stato membro che li lascia dopo avervi abitato. 32. Ne conseguirebbe che l'articolo 73 B del Trattato non osta alla finzione giuridica che l'articolo 3, n. 1, della SW introduce a proposito del domicilio. 33. Il governo tedesco ritiene che l'articolo 73 B, n. 1, del Trattato, non si applichi ad una disposizione come quella dell'articolo 3, n. 1, della SW 1956 poiché una disposizione come quest'ultima non viola la libera circolazione dei capitali. 34. La Commissione delle Comunità europee rileva che l'articolo 3, n. 1, della SW 1956 non effettua alcuna distinzione in funzione del luogo in cui si trova l'eredità, o una parte di essa, al momento del decesso della persona di cui trattasi. Tale articolo non introdurrebbe quindi delle restrizioni ai movimenti di capitali da e verso i Paesi Bassi. Di conseguenza, la libera circolazione dei capitali garantita agli articoli 73 B e seguenti del Trattato non sarebbe in discussione nella causa principale. 35. Per quanto riguarda un'eventuale applicazione delle disposizioni del detto Trattato relative alla libera circolazione delle persone e alla libertà di stabilimento, la Commissione ricorda che tali disposizioni sono limitate agli spostamenti all'interno dell'Unione europea. Giudizio della Corte 36. Si deve ricordare anzitutto che, se è pur vero che la materia delle imposte dirette rientra nella competenza degli Stati membri, questi ultimi devono tuttavia esercitare tale competenza nel rispetto del diritto comunitario v., in particolare, sentenze 11 agosto 1995, causa C-80/94, Wielockx, Racc. pag. I-2493, punto 16, e 10 marzo 2005, causa C-39/04, Laboratories Fournier, Racc. pag. I-2057, punto 14 . 37. D'altronde, occorre ricordare che l'articolo 73 B, n. 1, del Trattato attua la libera circolazione dei capitali tra gli Stati membri e tra gli Stati membri e gli Stati terzi. A tal fine, stabilisce che, nell'ambito delle disposizioni del capo del Trattato intitolato Capitali e pagamenti , sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra gli Stati membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi. 38. Pertanto, occorre anzitutto esaminare se le successioni costituiscono movimenti di capitali ai sensi dell'articolo 73 B del Trattato. 39. A tale proposito, occorre osservare che il Trattato non definisce le nozioni di movimenti di capitali e di pagamenti . Tuttavia, secondo una giurisprudenza costante, poiché l'articolo 73 B del Trattato CE riporta in sostanza il contenuto dell'articolo 1 della direttiva 88/361 e anche se quest'ultima è stata adottata sulla base degli articoli 69 e 70, n. 1, del Trattato CEE gli articoli da 67 a 73 del Trattato CEE sono stati sostituiti dagli articoli 73 B-73 G del Trattato CE, divenuti articoli 56 CE-60 CE , la nomenclatura dei movimenti di capitali che è ad essa allegata conserva il valore indicativo che le era proprio prima della loro entrata in vigore per definire la nozione di movimenti di capitali, inteso che, conformemente alla sua introduzione, l'elenco che essa contiene non presenta un carattere esaustivo v. in tal senso, in particolare, sentenze 16 marzo 1999, causa C-222/97, Trummer e Mayer, Racc. pag. I-1661, punto 21, e 5 marzo 2002, cause riunite C-515/99, da C-519/99 a C-524/99 e da C-526/99 a C-540/99, Racc. pag. I-1257, punto 30 . 40. Orbene, le successioni compaiono sotto la rubrica XI dell'allegato I della direttiva 88/361, intitolata Movimenti di capitali a carattere personale . Come ha rilevato l'avvocato generale al paragrafo 53 delle sue conclusioni, tale rubrica designa in particolare le operazioni con cui è disposta la trasmissione in tutto o in parte del patrimonio di una persona, inter vivos o mortis causa. 41. Infatti, una successione consiste in una trasmissione ad uno o più persone del patrimonio lasciato da una persona deceduta o, in altri termini, in un trasferimento agli eredi della proprietà dei diversi beni, diritti, ecc., di cui è composto tale patrimonio. 42. Ne consegue che le successioni costituiscono movimenti di capitali ai sensi dell'articolo 73 B del Trattato v., in tal senso, anche sentenza 11 dicembre 2003, causa C-364/01, Barbier, Racc. pag. I-15013, punto 58 , ad eccezione dei casi in cui gli elementi che le costituiscono si trovino all'interno di un solo Stato membro. 43. In secondo luogo, occorre esaminare se una normativa nazionale come quella in esame nella causa principale costituisca una limitazione ai movimenti di capitali. 44. A tale riguardo, risulta dalla giurisprudenza che le misure vietate dall'articolo 73 B, n. 1, del Trattato, in quanto restrizioni dei movimenti di capitali, comprendono quelle che sono idonee a dissuadere i non residenti dal fare degli investimenti in uno Stato membro o a dissuadere i residenti del detto Stato membro dal farne in altri Stati o, in caso di successioni, quelle che hanno l'effetto di diminuire il valore della successione di un residente di uno Stato membro diverso da quello in cui sono ubicati i beni di cui trattasi e che effettua la tassazione sulla successione dei detti beni v., in tal senso, sentenze 14 novembre 1995, causa C-484/93, Svensson e Gustavsson, Racc. pag. I-3955, punto 10 Trummen e Mayer, cit., punto 26 14 ottobre 1999, causa C-439/97, Sandoz, Racc. pag. I-7041, punto 19, e Barbier, cit., punto 62 . 45. Orbene, una normativa nazionale, come quella in discussione nella causa principale, che prevede che la successione di un cittadino di uno Stato membro, che è deceduto prima che siano trascorsi dieci anni da quando ha trasferito all'estero il domicilio che aveva nel detto Stato membro, è tassata come se tale cittadino avesse conservato il proprio domicilio in questo Stato membro, pur prevedendo il defalco delle imposte riscosse nello Stato in cui il defunto ha trasferito il suo domicilio, non costituisce una restrizione ai movimenti di capitali. 46. Infatti, prevedendo condizioni di tassazione delle successioni identiche per i cittadini che hanno trasferito il loro domicilio all'estero e per quelli che sono rimasti nello Stato membro di cui trattasi, tale normativa non può dissuadere i primi dall'effettuare investimenti in questo Stato membro a partire da un altro Stato, né i secondi dall'effettuarli in un altro Stato a partire dal detto Stato membro di cui trattasi e, indipendentemente dal luogo in cui sono ubicati i beni summenzionati, essa non può neppure diminuire il valore della successione di un cittadino che ha trasferito il suo domicilio all'estero. Il fatto che tale normativa non riguardi i cittadini domiciliati all'estero da oltre dieci anni o quelli che non hanno mai avuto il loro domicilio nello Stato membro considerato, è privo di rilevanza a tale proposito. Poiché essa è applicabile solo ai cittadini dello Stato membro considerato, non può costituire una restrizione ai movimenti di capitali dei cittadini di altri Stati membri. 47. Per quanto riguarda la disparità di trattamento tra i residenti cittadini dello Stato membro considerato e i cittadini di altri Stati membri derivante da una normativa nazionale come quella di cui alla causa principale, occorre rilevare che tali disparità, ai fini della ripartizione della competenza fiscale, non possono essere considerate come costitutive di discriminazioni vietate ai sensi dell'articolo 73 B del Trattato. Infatti, esse discendono, in mancanza di misure di unificazione o di armonizzazione nell'ambito comunitario, dalla competenza che hanno le parti contraenti a stabilire, convenzionalmente o unilateralmente, al fine di eliminare le doppie imposizioni, i criteri di ripartizione del loro potere impositivo v., in tal senso, per quanto riguarda l'articolo 48 del Trattato CE divenuto, in seguito a modifica, articolo 39 CE , sentenza 12 maggio 1998, causa C-336/96, Gilly, Rac. pag. I-2793, punto 30 e, per quanto riguarda gli articoli 52 del Trattato CE divenuto, in seguito a modifica, articolo 43 CE e 58 del Trattato CE divenuto, in seguito a modifica, articolo 48 CE , sentenza 21 settembre 1999, causa C-307/97, Saint-Gobain ZN, Racc. pag. I-6161, punto 57]. 48. Inoltre la Corte ha già avuto occasione di constatare che, ai fini della ripartizione della competenza tributaria, non è illogico che gli Stati membri si ispirino alla prassi internazionale e al modello di convenzione elaborato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OCSE v. sentenza Gilly, cit., punto 31 . Orbene, come ha rilevato il governo olandese, la normativa di cui trattasi nella causa principale è conforme ai commenti del modello di convenzione sulla doppia imposizione concernente le successioni e le donazioni relazione del comitato degli affari fiscali dell'OCSE del 1982 . Dai commenti agli articoli 4, 7, 9A e 9B del detto modello risulta che questo tipo di normativa è giustificata dall'obiettivo di prevenire una forma di evasione fiscale attraverso cui un cittadino di uno Stato, in previsione del suo decesso, trasferisce il suo domicilio in uno altro Stato in cui l'imposta è meno elevata. I commenti precisano che la doppia imposizione è evitata con un sistema di crediti di imposta e che, dato che la prevenzione dell'evasione fiscale è giustificata solo se il decesso avviene solo poco tempo dopo il trasferimento del domicilio, il termine massimo autorizzato è di dieci anni. Gli stessi commenti stabiliscono d'altronde che la portata può essere estesa fino a comprendere non solo i cittadini dello Stato di cui trattasi ma anche i residenti che non hanno la cittadinanza di questo Stato. 49. In tale contesto, occorre rilevare che il mero trasferimento del domicilio da uno Stato ad un altro non rientra nell'articolo 73 B del Trattato. Infatti, come ha indicato l'avvocato generale al paragrafo 58 delle sue conclusioni, tale trasferimento di domicilio non implica, di per sé, operazioni finanziarie o trasferimenti di proprietà e non presenta neppure le altre caratteristiche di un movimento di capitali risultanti dall'allegato alla direttiva 88/361. 50. Ne consegue che una normativa nazionale che abbia l'effetto di scoraggiare un cittadino desideroso di trasferire il suo domicilio in un altro Stato, e quindi di ostacolare il suo diritto alla libera circolazione, non può per questa sola ragione costituire una restrizione ai movimenti di capitali ai sensi dell'articolo 73 B del Trattato. 51. Occorre quindi risolvere le questioni in esame dichiarando che l'articolo 73 B del Trattato deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella di cui alla causa principale, in forza della quale la successione di un cittadino di questo Stato membro, deceduto prima che siano trascorsi dieci anni da quando ha trasferito all'estero il domicilio che aveva nel detto Stato membro, è tassata come se tale cittadino avesse mantenuto il domicilio in questo stesso Stato pur beneficiando di un defalco dei diritti di successione prelevati da altri Stati membri. 52. Ne consegue che non occorre risolvere le questioni pregiudiziali nella parte in cui riguardano gli articoli 73 C e 73 D del Trattato. Sulle spese 53. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, diverse da quelle delle dette parti, non possono dar luogo a rifusione PQM La Corte Terza sezione dichiara L'articolo 73 B del Trattato CE divenuto articolo 56 CE deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella di cui alla causa principale, in forza della quale la successione di un cittadino di questo Stato membro, deceduto prima che siano trascorsi dieci anni da quando ha trasferito all'estero il domicilio che aveva nel detto Stato membro, è tassata come se tale cittadino avesse mantenuto il domicilio in questo stesso Stato pur beneficiando di un defalco dei diritti di successione prelevati da altri Stati membri.