E' punibile qualsiasi fattispecie di monetizzazione del munus pubblico, pur se sganciata da una logica di formale sinallagmaticità.
Lo afferma la Corte di Cassazione nella sentenza numero 10889 del 6 marzo 2014. Il fatto. La Corte di appello di Genova confermava la sentenza del gip alla pena di 4 mesi di reclusione, oltre alla incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di un anno, nei confronti di uomo ritenuto responsabile del reati ex articolo 318 c.p. Corruzione per l’esercizio della funzione . Un orologio in cambio di favori. L’imputato infatti, in qualità di pubblico ufficiale, dirigente del settore ambiente, riceveva per sé e per sua moglie, da un privato, un orologio di pregio quale corrispettivo per il suo interessamento finalizzato al rilascio di provvedimenti a favore della ditta di cui il “corruttore” era titolare, svolgente attività di raccolta e trattamento di rifiuti solidi urbani di produzione di combustibili da rifiuto. Le prove della responsabilità penale dell’imputato venivano rinvenute in risultanze documentali, in servizi di osservazione della polizia giudiziaria, nel rinvenimento nell’abitazione del dirigente dell’orologio Cartier di cui sopra e nelle parziali ammissioni dell’imputato. Conseguentemente proponeva ricorso per cassazione l’imputato deducendo che non vi era alcuna prova del collegamento del regalo fatto dal privato con le funzioni esercitate da lui stesso in qualità di dirigente. Nuove ipotesi di punibilità ex articolo 318 c.p. La Corte sostiene che i giudici di merito hanno ineccepibilmente evidenziato il collegamento tra il costo del regalo ricevuto dall’imputato e l’interessamento di questo alle varie procedure amministrative interessanti la ditta. Infatti si ricavava tra l’altro, dalle intercettazioni telefoniche, che era stato proprio l’imputato a chiedere che gli fosse fatto un regalo consistente in un orologio da regalare alla moglie richiesta correttamente ritenuta non altrimenti giustificabile se non in quadro corruttivo, sia pure non finalizzato al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio. Infine il Collegio ritiene che dal quadro probatorio non possa mettersi in dubbio il “nesso sinallagmatico tra dazione e promessa”, fermo restando che il nuovo testo dell’articolo 318 c.p. si pone in linea di continuità normativa con quello recato dal medesimo articolo prima della riforma della l. numero 190/2012, ed anzi ha allargato l’area della punibilità ad ogni fattispecie di monetizzazione del munus pubblico, pur se sganciata da logica di formale sinallagmaticità. Per questi motivi la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 23 gennaio – 6 marzo 2014, numero 10889 Presidente De Roberto – Relatore Conti Ritenuto in fatto e considerato in diritto 1. Con la sentenza in epigrafe, la Corte di appello di Genova confermava la sentenza in data 21 maggio 2009 del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Massa, appellata da M.G. , condannato, all'esito di giudizio abbreviato, con le attenuanti generiche, alla pena di quattro mesi di reclusione, oltre alla incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di un anno, in quanto responsabile del delitto di cui all'articolo 318 cod. penumero , perché, nella qualità di pubblico ufficiale, dirigente del settore ambiente della Provincia di Massa Carrara, in violazione dell'articolo 3 D.P.C.M. 28 novembre 2000 codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni , riceveva per sé e per sua moglie da C.M. un orologio di valore pari a Euro 2.820 marca Cartier in acciaio, quale corrispettivo per il suo interessamento finalizzato al rilascio di provvedimenti a favore della ditta Costa Mauro s.r.l., svolgente attività di raccolta e trattamento di rifiuti solidi urbani e di produzione di combustibili da rifiuto, in varie pratiche amministrative e in un ricorso giurisdizionale interessanti la predetta ditta in omissis . Le prove della responsabilità penale dell'imputato venivano rinvenute in risultanze documentali, in servizi di osservazione di p.g., nel rinvenimento nell'abitazione del M. dell'orologio Cartier di cui sopra e nelle parziali ammissioni dell'imputato. 2. Ha proposto ricorso per cassazione l'imputato a mezzo del difensore avv. Giulio Enzo Frediani, che, con un unico motivo, denuncia la violazione dell'articolo 318 cod. penumero , nel testo precedente la riforma recata dalla legge numero 190 del 2012, sostenendo che non vi era alcuna prova del collegamento del regalo fatto dal Costa con le funzioni esercitate dal M. , tanto più a seguito delle novità recate dalla legge numero 190 del 2012, che, nell'opinione di vari commentatori, ha rafforzato l'esigenza di nesso sinallagmatico tra dazione o promessa di un'utilità e compimento dell'atto di ufficio. 3. Il ricorso è manifestamente infondato, posto che il collegamento tra il costoso regalo ricevuto dell'imputato e l'interessamento di questo nelle varie procedure amministrative interessanti la ditta facente capo a Mauro Costa è stato ineccepibilmente tratto dai giudici di merito dal tenore delle intercettazioni telefoniche, da cui si ricava tra l'altro che fu proprio l'imputato - in un contesto in cui i rapporti con l'imprenditore erano caratterizzati esclusivamente dalle preoccupazioni del Costa circa l'andamento delle pratiche interessanti la sua ditta, e senza che fra i due sussistessero rapporti di amicizia - a chiedere che gli fosse fatto il regalo di un orologio da destinare alla moglie richiesta correttamente ritenuta non altrimenti giustificabile se non in quadro corruttivo, sia pure non finalizzato al compimento di atti contrari ai doveri di ufficio. Non si vede come tale quadro probatorio possa mettere in dubbio il nesso sinallagmatico tra dazione e promessa cui si riferisce il ricorrente fermo restando che il nuovo testo dell'articolo 318 cod. penumero si pone in linea di continuità normativa con quello recato dal medesimo articolo prima della riforma introdotta dalla legge numero 190 del 2012, ed anzi ha allargato l’area della punibilità ad ogni fattispecie di monetizzazione del munus pubblico, pur se sganciata da una logica di formale sinallagmaticità v. Sez. 6, numero 19189 del 11/01/2013, Abbruzzese, Rv. 255073 . 4. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che, in relazioni alle questioni dedotte, si ritiene equo determinare in Euro mille. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro mille in favore della cassa delle ammende.