In arrivo nuove opportunità lavorative e sociali per i detenuti

A fronte di una situazione carceraria italiana difficile e in alcuni casi addirittura drammatica, vanno accolte con favore tutte le iniziative che si propongono di migliorare le condizioni dei carcerati un esempio è il protocollo di intesa stipulato tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria DAP e i rappresentanti di cooperative sociali e consorzi, la cui conclusione è stata annunciata dal Ministero della Giustizia con un comunicato stampa del 15 marzo 2013.

I soggetti firmatari. Il protocollo, sottoscritto dal DAP e da Federsolidarietà Confcooperative, Legacoopsociali e Agci Solidarietà organizzazioni che riuniscono cooperative sociali e consorzi per il recupero e l’inserimento lavorativo di persone in stato di bisogno e a rischio di emarginazione sociale , si propone di sviluppare le opportunità lavorative e sociali della popolazione detenuta nelle carceri italiane. L’importanza del lavoro per i carcerati. Al momento della firma era presente anche il ministro della Giustizia, Paola Severino, la quale ha sottolineato la necessità di ricercare soluzioni di carattere strutturale per combattere il problema del sovraffollamento delle carceri. Secondo la Guardasigilli, infatti, numerosi studi dimostrano che il rischio di tornare a delinquere tra coloro che restano chiusi tutto il tempo in cella è tre volte superiore se paragonato alla recidiva dei detenuti che lavorano o scontano la condanna con misure alternative. Per questo motivo, il ministro Severino considera i 16 milioni di euro per le agevolazioni previste dalla legge Smuraglia alla stregua di un investimento finanziare il lavoro dei detenuti, infatti, significa anche investire in sicurezza sociale. La pena come occasione di riscatto un investimento sociale. Le parole del Ministro sono state confermate da Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà Confcooperative la pena deve diventare un’occasione vera di riscatto, come afferma la Costituzione. Il lavoro in carcere, peraltro, non è solo uno straordinario investimento sociale, ma permette anche un notevole risparmio economico per la collettività, se si considera che un detenuto comporta per le casse dello Stato una spesa di circa 200 al giorno. A giudizio di Guerini, avviare un’attività imprenditoriale in carcere è impegnativo, ma, nonostante tutto, in Italia sono diffuse numerosissime best practices basti pensare che le cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà Confcooperative, Legacoopsociali ed Agci Solidarietà, dalla fine degli anni novanta ad oggi, hanno creato migliaia di posti di lavoro permettendo così l’abbattimento della recidiva. Gli impegni presi da cooperative, consorzi e DAP. Grazie all’intesa siglata il 15 marzo, saranno avviati programmi di intervento al fine di sviluppare progetti imprenditoriali finalizzati all’inserimento lavorativo dentro e fuori dal carcere e al recupero sociale dei detenuti. Federsolidarietà Confcooperative, Legacoopsociali e Agci Solidarietà, attraverso le loro organizzazioni nazionali e regionali, le proprie cooperative sociali e i loro consorzi, individueranno e promuoveranno tali iniziative il DAP si impegnerà invece a sensibilizzare i Provveditorati Regionali, i direttori di istituto e i direttori degli Uffici di esecuzione penale esterna ad individuare, nelle singole realtà locali, i progetti idonei alla realizzazione di attività di recupero sociale ed inserimento lavorativo.