Parmalat, legittime le azioni revocatorie del commissario Bondi

Nessun dubbio di incostituzionalità per il decreto Marzano relativo alle misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza

Legittime le azioni revocatorie promosse dall'ex commissario straordinario e attuale amministratore delegato della Parmalat Enrico Bondi. Così la Corte costituzionale con la sentenza 172/06 depositata lo scorso 21 aprile, redatta da Romano Vaccarella e Giuseppe Tesauro e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità dell'articolo 6 del decreto legge 347/03, convertito con modifiche nella legge 39/2004 e convertito ancora con ulteriori correzioni nella legge 166/04. A finire nel mirino dei giudici delle leggi era stato il cosiddetto decreto Marzano relativo alle misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza e adottato per risolvere la crisi dell'azienda fondata da Calisto Tanzi. Il tribunale di Parma dubitava della legittimità delle azioni revocatorie inoltrate da Collecchio in fase di risanamento, in riferimento alla precedente normativa del 1979 la cosiddetta Prodi bis rispetto a cui il decreto legge del 2003 amplia questa opportunità delle revocatorie. Due in particolare i sospetti sulla legge Marzano avanzati dal Tribunale di Parma un trattamento disuguale rispetto all'amministrazione straordinaria disciplinata dal decreto legislativo 270 del 1999, che esclude la possibilità di proporre azioni revocatorie nella fase del risanamento dell'impresa l'effetto distorsivo della concorrenza. Il tribunale chiedeva quindi alla Corte costituzionale di chiarire in primo luogo se l'articolo 6 del decreto legge 347/03 vìolasse il principio di uguaglianza articolo 3 Costituzione poiché stabilisce che l'azione revocatoria fallimentare è proponibile anche nel corso della fase di risanamento dell'impresa, diversamente da quanto previsto dal decreto legislativo del 1999. In questo modo, sosteneva ancora il tribunale di Parma, sarebbe stato non ragionevolmente ampliato il sacrificio dei terzi colpiti dall'azione revocatoria. Quanto alla seconda questione, si chiedeva alla Consulta di chiarire se la legge Marzano avesse vìolato o meno l'articolo 41 della Costituzione poiché, almeno secondo il collegio di Parma, l'ammissibilità dell'azione revocatoria nel corso della fase di risanamento avrebbe costituito un ingiustificato privilegio per l'impresa ammessa alla procedura, che produce un effetto distorsivo della concorrenza, in quanto le permette di restare sul mercato sfruttando risorse finanziarie precluse ai concorrenti. La Consulta nel dichiarare la questione non fondata ha fornito, però, importanti chiarimenti. I giudici delle leggi, del resto, hanno ricordato l'iter di approvazione del decreto Marzano sottolineando le varie modifiche apportate in sede di conversione. Le osservazioni del collegio parmense relative alla violazione dell'articolo 3 della nostra Carta fondamentale non sono fondate poiché il decreto pur introducendo una procedura speciale persegue le stesse finalità della legge Prodi, condividendo le finalità conservative del patrimonio delle società. Lo scopo, del resto, è quello di far sì che l'imprenditore recuperi la capacità di soddisfare regolarmente le sue obbligazioni. Nelle 59 pagine di motivazione, l'Alta Corte ha smontato quindi la tesi secondo cui vi sarebbe una disparità di trattamento tra la Marzano e le norme sull'amministrazione straordinaria la cosiddetta Prodi bis del 1979 e ha escluso anche effetti distorsivi sulla concorrenza.