Misure cautelari: per l'impugnazione c'è differenza tra accusa e difesa, quella del Pm va depositata sempre al riesame

di Giuseppe Santalucia

È inammissibile l'impugnazione ex articolo 310 Cpp proposta dal pubblico ministero con deposito presso la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato e non presentata alla cancelleria del giudice ad quem secondo quanto previsto dall'articolo 309, quarto comma, Cpp, dal momento che il richiamo alla forme previste dall'articolo 582 Cpp ivi contenuto può giustificare l'applicazione della disposizione di cui al secondo comma dell'indicato articolo soltanto in riguardo alle parti private in quanto norma di eccezione alla regola generale che non si presta ad un'applicazione oltre i casi in esame espressamente previsti. Lo ha chiarito la prima sezione penale della Cassazione nella sentenza 20037/06, depositata il 13 giugno e qui integralmente tra i documenti allegati. di Giuseppe Santalucia Il Tribunale del riesame, su appello del pubblico ministero avverso il provvedimento del giudice per le indagini preliminari che aveva rigettato la richiesta di misure cautelari, ha disposto l'applicazione delle misure richieste, ritenendo la sussistenza delle negate esigenze cautelari. La difesa del sottoposto ad indagine ha allora proposto ricorso per cassazione rilevando l'inammissibilità dell'appello del pubblico ministero perché depositato nella cancelleria del Tribunale di appartenenza del giudice per le indagini preliminari e non nella cancelleria del giudice ad quem, e quindi nella cancelleria del Tribunale del riesame, come imposto dal combinato disposto degli articoli 309 e 310 Cpp. La Corte di cassazione accoglie il ricorso e riconosce quindi la dedotta inammissibilità dell'impugnazione del pubblico ministero. Rileva che, nonostante l'articolo 310, secondo comma, Cpp faccia espresso richiamo alla disposizione dell'articolo 309, quarto comma, Cpp, secondo cui la richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del Tribunale competente a decidere sulla richiesta, il pubblico ministero ha depositato l'atto di appello presso la cancelleria del giudice a quo, a norma delle regole ordinarie che non sono informate dalle stesse esigenze di celerità della procedura, che impongono nei procedimenti de libertate la soppressione di tempi morti per il passaggio dal giudice a quo al giudice ad quem. Se si ritenesse applicabile la disposizione dell'articolo 582, secondo comma Cpp, osserva la Corte, la denunciata violazione di legge darebbe luogo ad una mera irregolarità priva di conseguenze processuali, perché l'articolo 582, secondo comma, Cpp consente che le parti private e i difensori possono presentare l'atto di impugnazione anche nella cancelleria del tribunale del luogo in cui si trovano, se diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento, con conseguente obbligo di trasmissione immediata dell'atto alla cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. Il contrasto giurisprudenziale formatosi in riguardo all'impugnazione depositata dalla parte privata presso la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento, in quanto corrispondente al luogo in cui si trova, non ha interessato il caso dell'impugnazione proposta dal pubblico ministero, dal momento che la disposizione dell'articolo 582, secondo comma, Cpp si riferisce soltanto alle parti private ed ai loro difensori. L'impugnazione del pubblico ministero è allora inammissibile e non è suscettibile di sanatoria non potendo farsi applicazione dell'articolo 568, quinto comma, Cpp, secondo cui se l'impugnazione è proposta a un giudice incompetente, questi trasmette gli atti al giudice competente, perché tale regola afferisce al diverso caso in cui l'impugnazione sia stata diretta ad un giudice incompetente. Essa non può trovare applicazione per rimediare all'errore relativo alle modalità della presentazione dell'impugnazione, disciplinate dall'articolo 582 Cpp e la cui inosservanza determina l'inammissibilità dell'impugnazione secondo quanto previsto dall'articolo 591, primo comma, lettera c Cpp. La decisione trova un precedente conforme in sezione quarta, sentenza 3265/00 ric. Pg in proc. Rosati ed altro , che ha rilevato come la previsione dell'articolo 582, secondo comma, Cppassicura solo alle parti private ed ai loro difensori la possibilità di presentare l'impugnazione anche nel luogo in cui essi si trovano. Una difformità di orientamenti ha invece interessato la questione della proposizione della richiesta di riesame. Per la sezione prima della Cassazione, sentenza1448/92 ric. Liberati , relativa alla presentazione della richiesta di riesame, il richiamo dell'articolo 309, quarto comma, Cpp alle forme di cui all'articolo 582 Cpp va riferito non solo alle modalità, ma anche al luogo di presentazione dell'impugnazione, con la conseguenza che il luogo può essere costituito anche dalla cancelleria del giudice a quo o da quella del pretore del luogo in cui si trovi la parte privata. Ed ancora, per la sezione seconda, sentenza 1493/94 ric. Santacroce , l'istanza di riesame presentata nella cancelleria della pretura del luogo in cui è stato emesso il provvedimento cautelare è ammissibile, perché l'indicazione del Tribunale di cui all'articolo 309, settimo comma, Cpp contenuta nel quarto comma dello stesso articolo ed il contestuale, generalizzato rinvio alle forme di cui all'articolo 582 Cpp consentono di individuare nel Tribunale capoluogo della provincia nella quale ha sede l'ufficio del giudice che ha emanato l'ordinanza ora Tribunale del luogo nel quale ha sede la Corte di appello o la sezione distaccata della Corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l'ufficio del giudice che ha emesso l'ordinanza il destinatario finale dell'istanza di riesame, ma si aggiunge anche dell'appello ex articolo 310 Cpp, e non quello al quale l'impugnazione va necessariamente presentata. L'articolo 582, secondo comma, Cpp, che consente alle parti private ed ai difensori di presentare l'impugnazione nella cancelleria della pretura del luogo in cui essi si trovano, se tale luogo è diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento, non ha carattere eccezionale, essendo espressione del principio del favor impugnationis, e quindi non va interpretato in senso restrittivo, rigorosamente ancorato al dato testuale, ma anche nel senso della possibilità di presentare l'impugnazione nella cancelleria della pretura del luogo di emissione della decisione impugnata. E da ultimo la sezione seconda della Cassazione, sentenza 44215/05 ric. Marone , ha statuito che la richiesta di riesame può essere presentata in una cancelleria diversa da quella del giudice del riesame per il rinvio che l'articolo 309, quarto comma, Cpp fa all'articolo 582 Cpp, e tale facoltà non è limitata alla presentazione dell'atto nella cancelleria del luogo del foro di appartenenza del difensore, non sussistendo alcuna apprezzabile differenza tra la presentazione nella cancelleria dell'ufficio giudiziario del foro di appartenenza del difensore e la presentazione nella cancelleria dell'ufficio di qualsiasi altro luogo, dato che in ogni caso l'atto deve essere inoltrato all'ufficio del giudice competente a riceverlo. In senso opposto si è pronunciata la stessa sezione seconda, sentenza 233/99 ric. Gianni , che valorizza la particolarità della procedura di cui all'articolo 309 Cpp come elemento di preclusione all'applicazione dell'articolo, 582, secondo comma, Cpp, con conseguente inammissibilità della richiesta di riesame presentata nella cancelleria della pretura del luogo in cui le parti si trovano. Ed ancora prima, sezione seconda, sentenza 1106/91 ric. Moresca , secondo cui il richiamo alle forme di cui all'articolo 582 Cpp ha esclusivamente finalità di coordinamento e non si estende alla previsione del comma secondo, attesa la riserva contenuta nel comma primo e le specifiche disposizioni dettate in tema di misure cautelari personali quanto al luogo di presentazione dell'atto di impugnazione. Aggiunge che le rigorose previsioni in punto di modalità di presentazione dell'impugnazione sono volte a garantire la massima sollecitudine nella decisione, e pertanto conclude nel senso della manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale in relazione agli articoli 3 e 24 Costituzione. In precedenza, inoltre, la sezione prima, sentenza 3706/90 ric. Magnani , per la quale il rinvio alle forme previste dall'articolo 582 Cpp non comprende il secondo comma dell'articolo, per la prevalenza della norma specifica di cui alla prima parte dell'articolo 309, quarto comma, Cpp.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 9 maggio - 13 giugno 2006, n. 20037 Presidente Fazzioli - estensore Corradini Ricorrente Baclig Osserva Con ordinanza in data 17 novembre 2005 il Tribunale di Torino, costituito ai sensi dell'articolo 310 Cpp, in accoglimento dell'appello proposto dal Pm avverso l'ordinanza del Gip presso il Tribunale di Biella in data 20 luglio 2005, che aveva respinto la richiesta di applicazione della misura cautelare nei confronti del cittadino filippino Baclig Alejandre Serrano, indagato per il reato di omicidio volontario nei confronti del connazionale Aquino Exaldy Gatos, in concorso con i connazionali Dimaculangan Nilo, Ligad Josè e Mercato Innocencio ed altri soggetti ignoti, nonché di detenzione e porto illegale dei revolver usato per la commissione dell'omicidio, reati commessi in Biella il 15 aprile 2005, ha applicato al suddetto indagato la misura della custodia cautelare in carcere. Baclig Alejandre era stato sottoposto il 31 maggio 2005 a fermo dì polizia giudiziaria, che era stato convalidato con la applicazione della misura cautelare, ma poi il Tribunale del riesame di Torino, con ordinanza 23 giugno 2005, aveva annullato il provvedimento applicativo della misura per difetto del presupposto dei gravi indizi di colpevolezza. Successivamente il Gip del Tribunale di Biella, nuovamente investito dalla richiesta del Pm di applicazione della misura cautelare sulla base di nuovi indizi - consistenti nelle dichiarazioni del coindagato Dimaculangan, che aveva indicato nel Baclig uno dei soggetti che avevano deciso la commissione dell'omicidio, e partecipato anche alla attuazione dello stesso, nell'ambito di un contesto di forti rivalità venutesi a creare fra due distinte aggregazioni di cittadini filippini emigrati nel territorio biellese, per ragioni di controllo del territorio e dì supremazia nei confronti del gruppo capeggiata da Aquino e da certo Comia, riscontrate in modo individualizzante dalla trascrizione della intercettazione di una telefonata intercorsa fra la moglie del Dimaculangan e la moglie di Serrano Eligio in merito al pericolo che Alì e cioè l'attuale indagato ed Elisio fossero stati ripresi dalle telecamere della banca di Roma lungo la via di fuga dal luogo dell'omicidio - aveva ritenuto che sussistessero i gravi indizi di colpevolezza, ma aveva ugualmente respinto la applicazione della misura non risultando elementi concreti da cui desumere che l'indagato potesse reiterare analoghi comportamenti delittuosi, non apparendo all'uopo sufficiente la circostanza della permanenza di contrasti all'interno della comunità filippina in Biella e l'astio nei confronti di Comia David, a fronte del fatto che l'indagato nel tempo trascorso dalla scarcerazione non aveva realizzato atti da cui potesse desumersi la sussistenza dell'evidenziato pericolo di reiterazione criminosa. Il Tribunale di Torino, investito dall'appello del Pm depositato il 22 luglio 2005 nella cancelleria del Tribunale di Biella, ha invece ritenuto che sussistesse la esigenza cautelare di cui all'articolo 274, lett, c , Cpp alla stregua delle modalità e delle circostanze dei fatti, specificamente richiamati, e dei tratti di personalità dell'indagato che presentavano connotazioni di incontrollata aggressività, propensione all'uso della violenza come strumento di risoluzione dei conflitti, volontà di prevaricazione e di affermazione collettiva e di assoluta mancanza di scrupoli da cui poteva desumersi il concreto rischio di reiterazione di reati della stessa specie anche per le spinte criminogene sottese a tali comportamenti e verosimilmente non risolte. Ha proposto ricorso per cassazione la difesa del Baclig sulla base di quattro distinti motivi così articolati - violazione dell'articolo 606 lett c , in relazione agli articoli 309, 310, 582 e 591 Cpp, per avere il Tribunale di Biella preso in esame l'appello del Pm pur essendo lo stesso inammissibile poiché depositato nella cancelleria del dibattimento del Tribunale di Biella che lo aveva poi inoltrato a mezzo telefax al Tribunale della libertà di Torino, invece che direttamente al giudice ad quem e cioè al Tribunale della libertà di Torino, come imposto dal combinato disposto degli articoli 3 10 e 309 Cpp o eventualmente alla cancelleria del Gip del Tribunale di Biella, qualora si fosse voluta ritenere ammissibile la presentazione secondo la regola generale prevista dell'articolo 582 Cpp, non essendo comunque applicabile la specifica disposizione di cui al comma 2 dell'articolo 582, per cui la presentazione del gravame poteva avvenire presso la cancelleria del luogo in cui l'impugnante si trova, trattandosi di modalità specificamente applicabile soltanto alle parti private ed ai loro difensori - Violazione dell'articolo 606 lett. c Cpp, in relazione agli articoli 3 10 e 127 Cpp con conseguente nullità assoluta ed insanabile del procedimento, per omessa notifica dell'avviso di fissazione dell'udienza camerale in sede di appello all'indagato personalmente, che risiedeva in Valdengo nella via Roma n. 5, non essendo all'uopo sufficiente la notificazione al difensore poiché si trattava dì cittadino filippino con scarsa conoscenza della lingua italiana. - Violazione dell'articolo 606, lett. e , Cpp, in relazione agli articoli 273, 274 e 292 Cpp, nonché difetto di motivazione del provvedimento impugnato laddove era stata ritenuta la esigenza cautelare di cui all'articolo 274, lett. c , Cpp, in contrasto con la corretta motivazione adottata sul punto dal Gip, attraverso il richiamo di mere formule di stile e del solo esame della condotta non già del singolo indagato bensì del complesso delle persone che avevano partecipato al fatto - violazione dell'articolo 606, lett. b , Cpp, in relazione all'articolo 275, comma 3, Cpp per carenza della motivazione del provvedimento impugnato sul punto della adeguatezza della misura prescelta. Il Pg presso questa Corte ha concluso per il rigetto del ricorso. E' preliminare ed assorbente l'esame della questione della inammissibilità dell'appello del Pm proposta dalla difesa dell'indagato per violazione del combinato disposto degli articoli 310, comma 2 e 309, comma 4, del Cpp, essendo stato l'appello presentato presso la cancelleria del Tribunale di Biella invece che nella cancelleria del Tribunale di Torino nel quale ha sede la Corte di Appello nella cui circoscrizione si trova il Tribunale di Biella. Sul punto l'articolo 309, comma 4, dispone espressamente che, per il deposito dell'appello al Tribunale distrettuale debbano essere osservate le forme prescritte dagli articoli 582 e 583 che attengono alla presentazione diretta o a mezzo di incaricato o anche con telegramma o con lettera raccomandata, nel qual caso la impugnazione si considera proposta nella data di spedizione del telegramma o della raccomandata e sotto tale profilo il Pm ha rispettato le forme poiché ha presentato l'appello a mezzo di un proprio incaricato né potrebbe rilevare la presentazione alla cancelleria del dibattimento invece che a quella del Gip, poiché - a parte il rilievo che il timbro apposto sull'atto non reca la dicitura di una specifica cancelleria bensì soltanto la dicitura del Tribunale di Biella, come ha riscontrato questa Corte che ha esaminato gli atti, trattandosi di questione procedurale che imponeva tale incombenza - tra la cancelleria del Gip e quella del Tribunale di appartenenza non vi è alcuna distinzione processualmente rilevante, trattandosi di articolazione priva di rilievo esterno, di un medesimo ufficio relativo allo stesso giudice da intendersi nel senso indicato dal titolo 1 del codice di rito v. Cassazione 7 giugno 1995, Persico . La questione si pone invece poiché l'appello è stato depositato dal Pm presso la cancelleria del giudice a quo, secondo le regole ordinarie, in luogo della cancelleria del giudice ad quem come previsto dalla disposizione speciale dettata per il riesame e l'appello contro i provvedimenti in materia di libertà per cui il legislatore ha disposto la presentazione al giudice ad quem a fini evidenti di celerità della procedura, volendosi evitare i tempi del passaggio dal giudice a quo a quello ad quem avuto riguardo ai termini estremamente ristretti entro cui il riesame deve essere deciso. La violazione di tale disposizione potrebbe non sortire conseguenze qualora si ritenesse applicabile la disposizione di cui all'articolo 582, comma 2, Cpp che prevede che le parti private ed i difensori possano presentare l'atto di impugnazione anche nella cancelleria del Tribunale del luogo in cui si trovano, se diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento, dovendo in tali casi essere trasmesso immediatamente alla cancelleria dei giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. Con riguardo alla ammissibilità della impugnazione al Tribunale del riesame depositata dalla parte privata presso la cancelleria dei giudice che ha emesso il provvedimento, in quanto corrispondente al luogo in cui sì trova, esiste un contrasto giurisprudenziale, essendovi diverse decisioni di questa Corte nel senso che il richiamo effettuato dall'articolo 309 comma 4 applicabile anche all'appello in virtù del richiamo dell'articolo 310 comma 2 alle forme di cui all'articolo 582 comprende anche il comma 2 dello stesso articolo 582, secondo i quale le parti privato ed i difensori possono presentare l'atto di impugnazione anche nella cancelleria dell'ufficio giudiziario in cui si trovano, e, una volta avvenuta tale presentazione nel termine di dieci giorni di cui al comma 3 dell'articolo 309 è del tutto irrilevante che l'atto raggiunga o meno entro lo stesso termine la cancelleria del Tribunale indicato dal comma 7 v. Cassazione, Su 18 giugno 1991, D'Alfonso Cassazione 26 giugno 1998, Jovine Cassazione 26 giugno 1998, La Mantia , ma anche nel senso contrario per cui la particolarità della procedura di cui all'articolo 309 Cpp non consente la applicazione dell'articolo 582, comma 2, per cui è inammissibile la richiesta di riesame presentata nega cancelleria del luogo in cui le parti si trovano, non rilevando neppure il principio di conservazione dell'impugnazione, per cui la impugnazione trasmessa a giudice incompetente deve essere trasmessa, a quello competente, trattandosi di un errore di presentazione dell'impugnazione che gli articoli 309, comma 7, 582 e 591 Cpp colpiscono con la sanzione della inammissibilità v. Cassazione 18 gennaio 1999, Gianni, Rv. 213151 Cassazione 27 novembre 1996, Banfi . E' invece del tutto pacifico che la suddetta disposizione non sia applicabile al Pm il quale deve quindi presentare la richiesta dì riesame o l'appello contro il provvedimento in materia di libertà alla cancelleria del giudice ad quem, anche tramite telegramma o lettera raccomandata, potendosi applicare la disposizione di cui all'articolo 582, comma 2, soltanto alle parti private, in quanto si tratta di una eccezione alla regola generale che non si presta ad una applicazione che vada oltre i casi in essa espressamente previsti v. Cassazione 1 giugno 2000, Rosati, Rv. 217128 Cassazione 6 febbraio 1997, Romano Cassazione 31 ottobre 1996, Chiarella Cassazione 23 ottobre 1990, Manco . Ciò posto, avendo il Pubblico Ministero nella specie presentato la impugnazione ex articolo 310 nella cancelleria del giudice a quo, invece che in quella del giudice ad quem, ne consegue la inammissibilità della impugnazione che non è, nel caso in esame, suscettibile di sanatoria in particolare non può al riguardo trovare applicazione la previsione di cui all'articolo 568, comma 5, dello stesso codice che disciplina il diverso caso in cui la impugnazione sia stata diretta a giudice incompetente cui fa obbligo di trasmettere gli atti al giudice competente e che dunque, attenendo alla sola ipotesi della proposizione del gravame erroneamente qualificato, non concerne quella relativa alle modalità della sua presentazione, disciplinate appunto dall'articolo 582, e la cui inosservanza, a tenore dell'art, 591, comma 1, lett. c , Cpp, determina la inammissibilità della impugnazione v. Cassazione 17 novembre 1992, Vittorio, Rv. 192677 , La accertata inammissibilità dell'appello del Pm comporta l'annullamento senza rinvio, a norma dell'articolo 620 Cpp, della ordinanza impugnata emessa sulla base di una impugnazione che non poteva determinare la valida instaurazione dei rapporto processuale. PQM Annulla senza rinvio la ordinanza impugnata e dichiara inammissibile l'appello del Pm.