Giudici di pace e illeciti: mentre prosegue il dibattito sulla riforma arrivano sette rinvii a giudizio

Falso e abuso d'ufficio contestati ai non togati di Aversa. Aghina il Csm non riesce a controllare tutte le distorsioni. Longo Unagipa serve subito la riforma

Falso e abuso d'ufficio, con questi capi d'imputazione sono stati rinviati a giudizio dal pm romano Giancarlo Amado, sette giudici di pace di Aversa e Trentola-Ducenta. Le presunte irregolarità sarebbero avvenute tra il 2000 e il 2003, e il procuratore Amado, competente territorialmente, contesta ai sette giudici di pace falso e abuso d'ufficio. Una anomalia, quella del casertano, evidenziata da DirittoeGiustizi@ già a novembre del 2003 quando dal nostro quotidiano si denunciò che nei due uffici c'era una gestione un po' troppo disinvolta, con cause moltiplicate artificialmente e truffe alle assicurazioni attuate mediante danni inventati di sana pianta. Anomalie evidenziate anche dalle tabelle pubblicate dal ministero della Giustizia, dalle quali emergeva un fatturato decisamente anomalo per questi uffici vedi tra gli arretrati del 15 e 18 novembre 2003 e del 21 febbraio 2004 . Una situazione che insospettiva anche il Consiglio superiore della magistratura, principale organo preposto al controllo dell'operato dei giudici di pace, che procedeva ad accertamenti sul posto arretrati del 4 maggio 2004 . Gabriele Longo, uno dei due presidenti della Federazione nazionale unitaria dei giudici di pace, non mette in atto difese corporative anche perché dichiara di non conoscere ancora a fondo la vicenda del rinvio a giudizio. Certo è, afferma, che se fosse messa in atto quella riforma che i giudici di pace invocano da anni, molte ambiguità potrebbero essere chiarite e ai giudici di pace sarebbe consentito di lavorare meglio. Abbiamo una serie di controlli infiniti - ha illustrato Longo - che vanno dal presidente del Tribunale all'ufficio ispettivo del ministero, ma tutta questa maglia di controlli toglie dignità al giudice senza dare certezza del diritto . Longo poi torna a parlare di un problema di organico in più di una occasione abbiamo detto che c'è confusione sia per quanto riguarda la distribuzione dell'organico che sulla vigilanza, con carenza di norme specifiche. Anche quando il ministero pubblicò le tabelle sul trattamento dei giudici di pace, a parte il caso di Poggibonsi che fu una svista clamorosa vedi tra gli arretrati del 3 dicembre 2003, ndr , ci accorgemmo subito che alcuni giudici di pace guadagnavano di più semplicemente perché in ufficio erano da soli, quando magari l'organico ne prevedeva undici. Era il caso ad esempio di Marigliano, dove i duecento milioni lordi guadagnati dall'unico giudice di pace si riferivano a soli tre mesi, perché subito dopo furono nominati altri 11 giudici di pace e la cifra si ridistribuì su tutti e dodici. Adesso fortunatamente ci sono trasferimenti interni, ma manca ancora una politica di mobilità . Un giudice di pace guadagna una indennità fissa di 256 euro al mese, più una indennità di udienza per un massimo di 110 udienze l'anno, una indennità di sentenza di 56 euro e una indennità per ogni decreto ingiuntivo pari a 20 euro, il tutto calcolato sempre al lordo delle cifre. Quando il ministro mise il tetto annuo di 72 mila euro lorde - ha continuato Longo - dissi che non avrebbe comportato alcuna limitazione in concreto, perché in ogni caso le 72 mila euro lorde corrispondono di fatto a non più di 4 mila euro nette al mese, per questo non facemmo alcuna obiezione al tetto massimo, anzi, avremmo voluto abbassarlo . Ma le singole anomalie possono esserci, le mele marce stanno dappertutto, per questo Longo non attua una difesa corporativa a priori. E le anomalie sarebbero in crescita, come denuncia Ernesto Aghina, consigliere togato di Movimenti riuniti al Consiglio superiore della magistratura ed ex presidente della commissione per la magistratura onoraria. C'è un preoccupante incremento delle segnalazioni - ha detto Aghina - negli ultimi due anni il disciplinare è aumentato. Nelle segnalazione di illeciti la responsabilità maggiore viene data al presidente del Tribunale, ma il quadro non è soddisfacente perché la gestione è affidata al giudice di pace più anziano che talvolta è anche lontano dagli uffici. Ma quello che preoccupa è che le segnalazioni più gravi arrivano dal ministero e non dal presidente del Tribunale . Per questo motivo al Csm si sta pensando di rivedere la materia disciplinare dei giudici di pace sulla falsariga della riforma in via di attuazione dei magistrati ordinari vedi decreto delegato di attuazione della riforma dell'ordinamento giudiziario . Prevedere insomma anche per i non togati una tipizzazione degli illeciti. Certo è, ha continuato Aghina che la proroga indifferenziata data dal legislatore ha complicato le cose, perché mentre prima questa veniva data previa verifica del lavoro svolto, adesso viene concessa automaticamente. Anche per il togato dei Movimenti servirebbe una riforma della categoria, purchè incida sulla selezione e sulla retribuzione, perché il pagamento a cottimo incentiva alcune distorsioni. Distorsioni che il Csm non riesce a controllare, non riesce a stare al passo l'attuale struttura - ha concluso Aghina - vista anche la riduzione dei componenti, non consente un puntuale ed efficace controllo . Paola Alunni