Legittima un'aliquota impositiva uniforme a quella interna per dividendi azionari maturati altrove

È il caso del Belgio che non ammette un vantaggio fiscale corrispondente all'imposta alla fonte praticata nello Stato membro in cui sono stati staccati i dividendi. Su tale forma di doppia imposizione devono vigilare anche evitandola i singoli Stati

Gli Stati membri sono liberi di applicare un'aliquota impositiva uniforme per i dividendi azionari di società stabilite sul proprio territorio e per quelle stabilite in un altro Stato membro. A chiarirlo è stata la Grande sezione della Corte di Giustizia europea con la sentenza qui leggibile come documento correlato chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale dal giudice belga. La vicenda che ha portato la questione all'attenzione dei giudici comunitari è quella di due coniugi belgi che, avendo percepito dividendi da una società stabilita in Francia, già tosati alla fonte di un 15 per cento a titolo di imposta sui redditi tuttavia, avendo chiesto all'autorità fiscale belga di poter fruire di un vantaggio di imposta in sede di dichiarazione dei redditi pari all'imposta francese già ritenuta si erano visti opporre un netto diniego. I coniugi ritenevano però che attraverso tale diniego i dividendi di origine francese sarebbero stati di fatto sottoposti ad una pressione fiscale maggiore rispetto a quella esercitata sui dividendi di società stabilite in Belgio ed erano quindi ricorsi al giudice belga. Quest'ultimo interpellava la Corte di Giustizia per verificare se la norma interna che consentiva tale metodo di applicazione aliquota uniforme, senza detrazioni possibili per quanto già corrisposto alla fonte fosse conforme alle regole comunitarie. Risposta positiva, nonostante tale politica fiscale abbia l'effetto di conseguenze sfavorevoli. Nel caso belga, infatti, due Stati esercitano in parallelo una competenza fiscale in materia di imposizione dei redditi. Tuttavia il diritto comunitario - hanno ricordato i giudici - non stabilisce criteri per come gli Stati membri debbano, tra loro, eliminare le doppie imposizioni. E dunque evitare questi sgradevoli incidenti per gli investitori è un compito dei legislatori nazionali che devono fare opera preventiva in tal senso giovandosi ad esempio, suggerisce la Corte, dei criteri di ripartizione seguiti nella prassi fiscale internazionale . E per i due belgi? Legittimo, all'epoca dei fatti controversi, il prelievo del 15 per cento in Francia e poi del 25 in patria, un utile di partecipazione quasi dimezzato. m.c.

Corte di giustizia europea - Grande sezione - sentenza 14 novembre 2006 Presidente Skouris - Relatore Levits Causa C-513/04 Imposta sul reddito - Dividendi - Onere d'imposta sui dividendi derivanti dalle azioni detenute in società stabilite in un altro Stato membro - Mancata imputazione nello Stato di residenza dell'imposta sul reddito prelevata alla fonte in un altro Stato membro Ricorrente Mark Kerckhaert ed altri - controricorrente Belgische Staat 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 73 B, n. 1, del trattato CE divenuto articolo 56, n. 1, CE . 2. Tale domanda è stata presentata nell'ambito di una controversia che vede contrapposti il sig. Kerckhaert e la sig.ra Morres in prosieguo i coniugi Kerckhaert-Morres alla Gewestelijke Directie Antwerpen I in prosieguo l' amministrazione fiscale belga in merito al rifiuto da parte di quest'ultima di concedere loro l'imputazione della quota forfettaria di imposta straniera del 15% prevista all'articolo 19 A, n. 1, secondo comma, della convenzione 10 marzo 1964 tra il Belgio e la Francia, diretta ad evitare le doppie imposizioni ed a stabilire norme di reciproca assistenza giuridica ed amministrativa in materia di imposte sul reddito, come modificata dal protocollo aggiuntivo firmato il 15 febbraio 1971 in prosieguo la convenzione franco-belga . La normativa fiscale belga Il codice delle imposte sul reddito 3. Il forza dell'articolo 171, n. 3, del codice delle imposte sul reddito in prosieguo il codice delle imposte , i dividendi sono imponibili all'aliquota del 25%. 4. L'articolo 187 del codice delle imposte prevedeva inizialmente che, per quanto riguardava i redditi provenienti da azioni o quote e da capitali investiti che erano stati assoggettati all'estero ad un'imposta sul reddito, ad un'imposta sulle società o ad un'imposta per i non residenti, l'imposta venisse previamente diminuita di una quota forfettaria di tale imposta straniera. 5. A seguito di modifiche legislative, le persone fisiche non possono più pretendere il beneficio di tale credito d'imposta per imputazione qualora percepiscano dividendi di imprese stabilite in un altro Stato, provenienti da redditi che sono già stati assoggettati ad imposta in tale Stato a titolo di imposta sul reddito, di modo che tali redditi sono assoggettati all'imposta trattenuta alla fonte nel detto Stato, nonché all'imposta all'aliquota del 25% prevista all'articolo 171, n. 3, del codice delle imposte. La convenzione franco-belga 6. La convenzione franco-belga intende, in particolare, evitare le situazioni di doppia imposizione che possono verificarsi nel caso di prelievi a titolo d'imposta sul reddito a carico di un'unica persona in Francia ed in Belgio. 7. Essa prevede all'articolo 15, n. 3, quanto segue I dividendi pagati da una società stabilita in Francia che conferirebbero il diritto ad un credito d'imposta per imputazione se ricevuti da residenti in Francia, conferiscono il diritto a tale credito d'imposta anche ai residenti in Belgio, previa deduzione della ritenuta alla fonte calcolata all'aliquota del 15% sul dividendo lordo, consistente nell'importo del dividendo distribuito maggiorato del credito d'imposta . 8. L'articolo 19 A, n. 1, della medesima convenzione stabilisce che, quando i dividendi vengono pagati da una società stabilita in Francia ad un residente in Belgio che non sia una società soggetta all'imposta sulle società, e quando questi dividendi sono stati effettivamente assoggettati alla ritenuta alla fonte in Francia, l'imposta dovuta in Belgio sul loro ammontare, al netto della ritenuta francese, sia ridotta, da un lato, di qualsiasi ritenuta alla fonte riscossa al tasso normale e, dall'altro, della quota forfettaria di imposta straniera deducibile alle condizioni fissate dalla legge belga, e tale quota non dev'essere inferiore al 15% di questo importo netto. La controversia principale e la questione pregiudiziale 9. I coniugi Kerckhaert-Morres, residenti in Belgio, hanno percepito nel corso degli anni 1995 e 1996 dividendi della società Eurofers SARL stabilita in Francia. 10.Una parte delle somme percepite corrispondeva al credito d'imposta per imputazione, per l'ammontare del 50% dei dividendi versati, concesso dalle autorità fiscali francesi in forza dell'articolo 15, n. 3, della convenzione franco-belga a titolo di compensazione dell'imposta sulle società. In conformità alla detta disposizione, tale credito d'imposta per imputazione è assimilato ad un reddito da dividendi. I dividendi lordi hanno subito in Francia un prelievo del 15% mediante ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito. 11. I coniugi Kerckhaert-Morres hanno dichiarato di aver percepito dalla Eurofers SARL BEF 34 566 204 EUR 856 873,81 e BEF 7 173 702 EUR 177 831,43 a titolo, rispettivamente, dei redditi degli anni 1995 e 1996. Essi hanno chiesto nella loro dichiarazione dei redditi di ottenere il beneficio del vantaggio fiscale previsto all'articolo 19 A, n. 1, della convenzione franco-belga, corrispondente all'imposta francese alla fonte. 12. Considerata la soppressione da parte del legislatore belga di tale vantaggio fiscale, la loro domanda è stata respinta. 13. Ritenendo che tale diniego del vantaggio fiscale di cui al procedimento principale avesse per effetto di sottoporre i dividendi di origine francese ad una pressione fiscale maggiore di quella esercitata sui dividendi delle società stabilite in Belgio, i coniugi Kerckhaert-Morres hanno adito il Rechtbank van eerste aanleg te Gent, allo scopo di far annullare la decisione dell'amministrazione fiscale belga che respingeva la loro domanda, invocando in particolare una violazione dell'articolo 73 B, n. 1, del Trattato. 14. Considerando che la controversia dinanzi ad esso pendente necessitasse l'interpretazione del diritto comunitario, il Rechtbank van eerste aanleg te Gent ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale Se l'articolo 56, n. 1, CE articolo 73 B, n. 1, del Trattato CE al momento dei fatti controversi debba essere interpretato nel senso che è vietata una restrizione derivante da una disposizione della normativa di uno Stato membro nella specie il Belgio relativa all'imposta sul reddito che assoggetta l'azionista ad una sola e medesima tariffa uniforme tanto per i dividendi di azioni delle società stabilite in detto Stato membro quanto per i dividendi di azioni di società non stabilite nello stesso Stato membro, senza ammettere tuttavia nei confronti dei dividendi di azioni di società non stabilite in detto Stato membro un'imputazione dell'imposta alla fonte applicata nell'altro Stato membro . La questione pregiudiziale 15. Occorre preliminarmente ricordare che, in forza di una giurisprudenza costante, benché la materia delle imposte dirette rientri nella competenza degli Stati membri, questi ultimi devono tuttavia esercitare tale competenza nel rispetto del diritto comunitario sentenze 11 agosto 1995, causa C-80/94, Wielockx, Racc. pag. I-2493, punto 16 6 giugno 2000, causa C-35/98, Verkooijen, Racc. pag. I-4071, punto 32 4 marzo 2004, causa C-334/02, Commissione/Francia, Racc. pag. I-2229, punto 21 15 luglio 2004, causa C-315/02, Lenz, Racc. pag. I-7063, punto 19, nonché 7 settembre 2004, causa C-319/02, Manninen, Racc. pag. I-7477, punto 19 . 16. Nelle citate sentenze Verkooijen, Lenz e Manninen, la Corte ha ritenuto che la normativa degli Stati membri in causa stabilisse una differenza di trattamento tra i redditi derivanti dai dividendi di società aventi sede nello Stato membro di residenza del contribuente interessato e quelli tratti dai dividendi di società aventi sede in un altro Stato membro, in quanto negava ai beneficiari di questi ultimi dividendi i vantaggi fiscali concessi agli altri. Avendo constatato che la situazione dei contribuenti che percepivano dividendi di società stabilite in un altro Stato membro non era obiettivamente diversa da quella dei contribuenti che percepivano dividendi di società stabilite nello Stato membro in cui erano residenti, la Corte ha dichiarato che le normative di cui si trattava costituivano un ostacolo alle libertà sancite dal Trattato. 17. Contrariamente a quanto sostengono i coniugi Kerckhaert-Morres, la causa principale è tuttavia diversa da quelle che hanno dato luogo alle citate sentenze, in quanto la legislazione fiscale belga non effettua alcuna distinzione tra i dividendi di società stabilite in Belgio e quelli di società stabilite in un altro Stato membro, visto che questi ultimi sono assoggettati, in conformità alla legge belga, ad un'aliquota identica del 25% a titolo di imposta sul reddito. 18. Inoltre, non si può accogliere l'argomento secondo cui, nella fattispecie, gli azionisti residenti in Belgio si troverebbero in una situazione diversa a seconda che percepiscano dividendi di una società stabilita nello stesso Stato membro o di una società stabilita in un altro Stato membro, in modo tale che un loro identico trattamento, cioè l'applicazione di un'aliquota unica di imposta sul reddito, sarebbe costitutivo di una discriminazione. 19. Vero è che una discriminazione può consistere non soltanto nell'applicazione di norme diverse a situazioni analoghe, ma anche nell'applicazione della stessa norma a situazioni diverse v. sentenze 14 febbraio 1995, causa C-279/93, Schumacker, Racc. pag. I-225, punto 30, nonché 29 aprile 1999, causa C-311/97, Royal Bank of Scotland, Racc. pag. I-2651, punto 26 . Tuttavia, rispetto alla normativa fiscale dello Stato di residenza, la posizione dell'azionista che percepisce dividendi non diviene necessariamente diversa, ai sensi della detta giurisprudenza, per il solo fatto che egli li percepisce da una società stabilita in un altro Stato membro il quale, nell'esercizio della sua competenza fiscale, assoggetta tali dividendi ad una ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito. 20. In circostanze come quelle della fattispecie, le conseguenze svantaggiose che l'applicazione di un sistema di imposizione dei redditi, quale il regime belga di cui alla causa principale, potrebbe comportare derivano dall'esercizio parallelo da parte di due Stati membri della loro competenza fiscale. 21. Occorre al riguardo ricordare che le convenzioni che prevengono la doppia imposizione, come quelle previste all'articolo 293 CE, servono ad eliminare o ad attenuare gli effetti negativi per il funzionamento del mercato interno che derivano dalla coesistenza di sistemi fiscali nazionali richiamata al punto precedente. 22. Orbene, il diritto comunitario, al suo stato attuale ed in una situazione come quella di cui alla causa principale, non stabilisce criteri generali per la ripartizione delle competenze tra Stati membri con riferimento all'eliminazione della doppia imposizione all'interno della Comunità. Infatti, fatta eccezione per la direttiva del Consiglio 23 luglio 1990, 90/435/CEE, concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi GU L 225, pag. 6 , la convenzione del 23 luglio 1990 relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate GU L 225, pag. 10 e la direttiva del Consiglio 3 giugno 2003, 2003/48/CE, in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi GU L 157, pag. 38 , non è stata finora adottata, nell'ambito del diritto comunitario, alcuna misura di unificazione o di armonizzazione intesa ad eliminare le situazioni di doppia imposizione.