Pregiudiziale amministrativa: per la Cassazione no, per il Tar sì

di Salvatore Albanese

di Salvatore Albanese Pregiudiziale amministrativa per la cassazione no, per il Tar sì. È quanto stabilito dalla settima sezione del Tar Campania con la sentenza 7797/06 depositata lo scorso 3 agosto e qui leggibile nei documenti correlati . LA VICENDA I ricorrenti attori denunciavano nel gravame proposto contro alcuni soggetti tenutari di impianti ripetitori per telefonia mobile di essere stati danneggiati, nell'appartamento ubicato all'ultimo piano del condominio ove risiedono, da inquinamento di onde elettromagnetiche 1 derivanti - da un impianto della Vodafone Omnitel posto ad una distanza inferiore ai 20 metri dall'abitazione in cui risiedono, il cui lobo principale di irradiazione investe direttamente l'abitazione dei ricorrenti - da un impianto della Tim, sul versante opposto ed a poca distanza dall'abitazione dei ricorrenti - da un impianto della H3G, installato su un terrazzo di fronte alla ripetuta abitazione dei ricorrenti e sempre puntato sulla stessa. A seguito di ciò la parte danneggiata sollevava ricorso davanti al giudice ordinario per l'eliminazione di siffatte fonti di inquinamento ma, questi declinava la propria giurisdizione in favore di quella del giudice amministrativo quindi, veniva adito il giudice amministrativo Tar Campania Sezione settima , con la preliminare richiesta di una rimissione in termini , stante la declaratoria di difetto di giurisdizione pronunciata dal G.O. I gestori controinteressati convenuti viceversa, replicavano nel merito, previe plurime eccezioni in rito tese a precluderne l'esame. LA DECISIONE 2 DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO IN NETTO CONTRASTO CON L'INTERPRETAZIONE DEI SUPREMI GIUDICI DELLA CORTE DI CASSAZIONE Tale situazione di vicinitas, tra l'appartamento e i ripetitori, se da un lato consentiva di ritenere fondate le azioni dei ricorrenti, asseritamene lesi dalla menzionata attività, per converso costituiva, presupposto che imponeva di negare la sussistenza del requisito processuale di ricevibilità del gravame esso, infatti, come eccepito da tutte le parti resistenti, è stato tardivamente proposto. Il tribunale Amministrativo Tar Campania Sezione settima constatata la fondatezza delle eccezioni di irricevibilità del ricorso, tardivamente proposto, non poteva non trarre le dovute conclusioni senza scendere nel merito della controversia. In conclusione, alla stregua di quanto sopra argomentato, il ricorso è stato dichiarato irricevibile con conseguente preclusione del suo esame. Pur non potendosi a questo punto proseguirsi, vale osservare come la questione della pregiudizialità sia strettamente legata alla individuazione dell'ambito della giurisdizione del G.A. e, più precisamente, se a quest'ultimo la cognizione in materia risarcitoria spetti sempre e comunque ovvero solo nelle ipotesi in cui l'azione sia consequenziale all'annullamento dell'atto lesivo. I giudici amministrativi Tar Campania sentenza 7796/06 , al riguardo hanno precisato che, comunque, non può farsi luogo ad un separato esame della domanda risarcitoria che, una volta concentrata presso il giudice amministrativo la tutela impugnatoria dell'atto illegittimo e quella risarcitoria conseguente, non ha una sua propria autonomia, sì da potersi ragionare in termini di prescrizione e non di decadenza dell'azione. In linea con le argomentazioni suddette, la statuizione del Consiglio di Stato, Ap, 4/2003, secondo cui, per l'appunto, una volta concentrata presso il giudice amministrativo la tutela impugnatoria dell'atto illegittimo e quella risarcitoria conseguente, non è possibile l'accertamento incidentale da parte del giudice amministrativo della illegittimità dell'atto non impugnato nei termini decadenziali al solo fine di un giudizio risarcitorio e che l'azione di risarcimento del danno può essere proposta sia unitamente all'azione di annullamento che in via autonoma, ma che è ammissibile solo a condizione che sia impugnato tempestivamente il provvedimento illegittimo e che sia coltivato con successo il relativo giudizio di annullamento, in quanto al giudice amministrativo non è dato di poter disapplicare atti amministrativi non regolamentari . Con tale statuizione il Consiglio di Stato ribadisce la necessaria pregiudizialità dell'azione di annullamento dell'atto illegittimo ai fini dell'azione risarcitoria afferma che il giudizio per il ristoro dei danni possa avvenire in via autonoma e logicamente successiva rispetto al sindacato di legittimità attribuisce la giurisdizione allo stesso giudice competente a verificare la legittimità dell'atto amministrativo sia in sede generale di legittimità che in sede di giurisdizione esclusiva . Abolito il criterio di riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo che si fondava sul sistema di tutela binario , con un doppio giudizio, uno caducatorio e l'altro risarcitorio 3 , dinanzi a due giudici diversi, è sorta, però, una nuova questione, tutta interna alla giurisdizione del G.A. e, cioè, quella relativa al tipo di domande esperibili ed al rapporto tra di esse. Con la sentenza 3338/02, la sezione sesta del Consiglio di Stato ha preso in esame la questione della relazione, nel campo della giurisdizione amministrativa, tra l'azione di annullamento e quella di risarcimento dei danni da lesione di interessi legittimi, manifestando come recita l'ordinanza 2406/02 Sezione quinta del Consiglio di Stato di poco anteriore alla decisione 3338 cit. la propria adesione alla tesi secondo la quale l'accertamento dell'illegittimità dell'atto impugnato resta un presupposto necessario ancorché non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria dell'amministrazione e, conseguentemente, viene riconosciuta la sussistenza della pregiudiziale amministrativa. 4 . In dottrina non v'è, al riguardo, un indirizzo ermeneutico unitario, per cui a fronte di un indirizzo che afferma l'obbligatorietà del previo annullamento dell'atto amministrativo lesivo 5 , ve n'è un'altro che sostiene la possibilità di rivolgersi al G.A. con la sola istanza di risarcimento dei danni 6 . I giudici della sesta sezione hanno evidenziato, a fondamento del loro enunciato, l'avvenuto mutamento del quadro normativo Dall'articolo 7, comma 3, della legge 1034/71, legge istitutiva dei Tar,, come novellato dalla legge n. 205/2000, emerge che il legislatore ha qualificato le questioni risarcitorie collegate ad un provvedimento illegittimo, come questioni consequenziali in relazione all'annullamento 7 rispetto alla sentenza 500/99 delle Su della Corte di Cassazione, secondo la quale l'azione risarcitoria, pur connessa alla contestazione dell'esercizio di poteri amministrativi, resterebbe autonoma dalla domanda di annullamento, basandosi su presupposti sostanziali di diverso contenuto . Pertanto, in base alla tesi prettamente amministrativa, in virtù della riforma, nell'ordinamento amministrativo non appare possibile l'accertamento incidentale da parte del G.A. della legittimità di un atto che non sia stato correttamente impugnato nei termini di decadenza, al solo fine di un giudizio risarcitorio , con ciò non escludendo tuttavia che l'eventuale domanda di risarcimento possa essere proposta anche in via autonoma, ma solo a condizione che sia stato tempestivamente impugnato il provvedimento illegittimo e che sia stato coltivato con successo il relativo giudizio di annullamento . È stato rilevato 8 , infatti, che in un sistema in cui al cittadino sono riconosciuti sia la tutela di annullamento, sia quella risarcitoria e questa nella duplice connotazione di tutela di completamento che al g.a. è dato somministrare ex articolo 35, comma 2, del Dl 80/1998, come modificato dall'articolo 7, lett. E della legge 205/00, e di tutela risarcitoria secondo le regole del diritto civile , non necessariamente le due forme di tutela debbono essere spese entrambe. Contrariamente a quanto sostenuto dai giudici amministrativi le sezioni unite della Sc di Cassazione con la sentenza 13659/06 dopo aver messo in risalto che al giudice amministrativo può essere richiesta la tutela demolitoria e insieme, o successivamente, quella risarcitoria, hanno asserito che la parte può chiedere al giudice amministrativo anche solo la tutela risarcitoria, senza dover osservare il termine di decadenza previsto per l'azione di annullamento. In tale contesto, praticamente si disconosce l'istituto della cosiddetta pregiudiziale amministrativa , non richiesto dalle norme di legge né dal quadro costituzionale ma, fortemente difeso dalla giurisprudenza amministrativa contro coloro che reclamavano l'annullamento dell'atto senza aver pregiudizialmente impugnato, nei termini di decadenza, il provvedimento amministrativo illegittimo conclusivamente non sarebbe precluso il ricorso alla sola tutela risarcitoria, in quanto, in un sistema nel quale al cittadino sono riconosciute sia la tutela di annullamento che quella risarcitoria, non necessariamente le due forme di tutela dovrebbero essere attivate insieme. 1 Vedi a tal proposito le legge 36/2001 Legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici e elettromagnetici pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2001. 2 Tar Campania, Sezione settima, sentenza 7797/06. 3 Vedi modifiche alla normativa sul processo amministrativo apportate dalla legge 205/00 Disposizioni in materia di giustizia amministrativa che ha modificato l'articolo 7, comma 3 della legge 1034/71 che così recita Il Tar, nell'ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni relative all'eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri diritti patrimoniali consequenziali . 4 Il suddetto orientamento risulta conforme a quello prevalente nella giurisprudenza cfr Tar Toscana, Sezione terza, 2212/00 Tar Campania, Sezione prima, 603/01 Tar Lazio, Sezione seconda bis, 1090/01 Tar Friuli Venezia Giulia, 179/01 Cons. Stato, Sezione IV, 15.02.2002, numero . 5 P. Virga, pregiudizialità dell'azione di annullamento rispetto a quella di risarcimento, in Giust. It, Rivista Internet di diritto pubblico, numero /2002, 1. 6 M. Interlandi, Azione di annullamento ed azione risarcitoria. 7 Secondo una opinione tutta amministrativa , il D.Lgs 80/1998 e la legge 205/00 avrebbero attribuito, in via generale, al giudice amministrativo la cognizione delle pretese di risarcimento del danno da atti illegittimi della Pa, in sede di giurisdizione esclusiva in virtù del comma 1 dell'articolo 35 o di legittimità in virtù del comma 4 ,, che entrambe hanno ora assunto il connotato di giurisdizione piena . 8 Vedi Sc di Cassazione Su civili sentenza 13659/06. ?? ?? ?? ?? 3

Tar Campania - Sezione settima - sentenza 5 luglio-3 agosto 2006, n. 7797 Presidente Guerriero - Relatore Monaciliuni Ricorrente Palumbo ed altri Fatto I coniugi ricorrenti espongono di aver vissuto per anni -senza problemi di sortain Napoli, via dell'Epomeo, n. 246, dapprima da soli e poi con le due figlie nate dal loro matrimonio in cui nome pure è proposto il gravame di aver poi nel dicembre del 2002 acquistato, in un palazzo in via Epomeo, n. 85, un appartamento ubicato all'ultimo piano del condominio di essersi ivi trasferiti nel febbraio del 2003. Se non che, di lì a poco, insorgevano una serie di patologie cefalee, nausee, vomito, insonnia a carico dapprima solo delle bambine e, in appresso, anche del sig. Palumbo. Nella prospettazione attorea, le stesse sarebbero da addebitarsi agli impianti dei ripetitori per telefonia mobile, che accerchiavano la loro nuova abitazione. In particolare, per quanto denunciato nel gravame, trattasi - di un impianto della Vodafone Omnitel installato, in epoca precedente l'acquisto, sul lastrico solare del civico di via Epomeo, n. 81, ad una distanza inferiore ai 20 metri dall'abitazione di via Epomeo, n. 85, il cui lobo principale di irradiazione investe direttamente l'abitazione dei Palumbo - di un impianto della Tim, sul versante opposto ed a poca distanza dall'abitazione dei Palumbo, anch'esso già installato in epoca pregressa, che, agendo sinergicamente con l'antenna della Vodafone Omnitel, e con il campo elettromagnetico di base realizza un aumento del campo medismo, nel cui centro è situata l'abitazione in questione - di un impianto della H3G, installato invece successivamente, nel dicembre del 2004, su di un terrazzo di fronte alla ripetuta abitazione dei Palumbo, sempre puntato sulla stessa. Il tutto sarebbe poi aggravato dal fatto che l'abitazione si trova nell'area di interesse della collina dei Camaldoli, riconosciuta ad alto rischio di inquinamento elettromagnetico dallo stesso regolamento comunale considerazione, questa, che rimane tuttavia generica per non sostanziarsi in una più concreta e specifica denuncia. Adito il giudice ordinario per l'eliminazione di siffatte fonti di inquinamento , questi declinava la propria giurisdizione in favore di quella del giudice amministrativo, quindi adito con il ricorso in esame, proposto dai Palumbo con la preliminare richiesta di una rimessione in termini , stante la declaratoria di difetto di giurisdizione pronunciata dal G.O. pag. 5 del ricorso, al termine dell'esposizione in fatto . Il ricorso è affidato a due mezzi di impugnazione volti a denunciare la violazione della legge 36/2001, del Dm 381/98, del Dpcm 8.7.2003, della legge regionale 14/2001 e del Regolamento comunale, la cui parziale validità è stata confermata dalle sentenze del Tar Campania, 450/05 e 3594/05 primo mezzo e la violazione dell'articolo 32 della Costituzione, per il pregiudizio arrecato da siffatti impianti alla salute dei ricorrenti, nonché dei pazienti della clinica Cinzia, allocata anch'essa nell'area dell'asserito inquinamento entro i 50 metri secondo e terzo mezzo . Prima di soffermarsi con dovizia di argomentazioni sulle attuali risultanze della ricerca scientifica e sul loro recepimento da parte della recente giurisprudenza in materia di elettrosmog , parte ricorrente assume che gli impianti sarebbero stati allocati in dispregio di più previsioni del regolamento comunale, già ritenute legittime dal Tar Campania, ovvero - di quella secondo cui gli impianti ad eccezione delle microcelle non possono essere installati a meno di 25 metri distanza calcolata tra gli elementi radianti e gli edifici prospicienti ad essi più vicini da edifici adibiti a civile abitazione, luogo di lavoro o comunque tali da comportare una permanenza umana media superiore alle quattro ore - di quella che preclude l'installazione di impianti a meno di 50 metri dalle strutture sanitarie e scolastiche, poiché previsione non eccedente l'ambito di un criterio di localizzazione , sia pure formulato in negativo Di poi, i ricorrenti evidenziano, ancora genericamente, la previsione regolamentare che impone ai gestori di presentare annualmente il piano delle installazioni. Il Comune intimato si è costituito in giudizio per resistere alla pretesa attorea. Previamente, in seno alla memoria conclusionale depositata il 23 giugno 2006, ha eccepito l'inammissibilità del gravame, in quanto ricorso cumulativo vietato poiché volto a denunciare situazioni non identiche e comunque la sua irricevibilità, in quanto proposto tardivamente. I gestori controinteressati a loro volta hanno replicato nel merito, previe plurime eccezioni in rito tese a precluderne l'esame. Con ordinanza collegiale 1679/05 è stato negato ingresso alla richiesta tutela cautelare ed alle richieste istruttorie c.t.u. sanitaria in quanto le certificazioni mediche versate in atti non ipotizzano alcun nesso causale fra infermità ed attività sopradescritte . Con memorie in vista dell'udienza di merito, i controinteressati hanno versato in atti copia della sopravvenuta decisione del CdS, Sezione sesta, 3453/06, recante in una ad altre pronunce similari l'accoglimento parziale dell'appello proposto dai medesimi gestori avverso la le pronuncia e resa e da questo Tribunale in sede di vaglio del regolamento del Comune di Napoli, di cui si è detto. Per effetto delle statuizioni del giudice di appello, è la tesi dei gestori, gli assunti degli odierni ricorrenti sarebbero infondati nel merito, anche ad ammettersi, cioè, che le distanze dall'abitazione siano quelle in ricorso indicate e contestate dai gestori . Ciò poiché, per quanto più rileva, il Consiglio di Stato, riformando sul punto le pronunce del Tar Campania, ha ritenuto illegittimo il divieto di installazione a meno di 25 metri, quale meglio sopra specificato. Quanto, invece, alla violazione del criterio di localizzazione su ospedali e scuole, in disparte anche qui che alcuni fra i gestori assumono il rispetto della distanza di 50 metri , viene negata ai ricorrenti la legittimazione attiva a proporre la doglianza, in assenza di una lesione di un loro interesse giuridicamente rilevante. Alla pubblica udienza del 5 luglio 2006, il ricorso è stato chiamato e trattenuto in decisione. Diritto 1- La fondatezza delle eccezioni di irricevibilità del ricorso, tardivamente proposto, impongono al Tribunale di trarne le immediate, dovute, conclusioni, senza possibilità quindi di approfondire ove peraltro superate le restanti eccezioni processuali alcuni aspetti peculiari relativi al merito della controversia facendo all'uopo previamente luogo all'acquisizione documentale di più elementi, necessari alla sua definizione. Prima di chiarire le ragioni di detta fondatezza, va precisato che non è dubbia la legittimazione attiva dei Palumbo e l'interesse al ricorso fatto salvo l'approfondimento in ordine alla specifica doglianza del mancato rispetto dei 50 metri dalle aree sensibili . La consolidata giurisprudenza, quale formatasi in materia edilizia-urbanistica e qui applicabile, ha riconosciuto legittimazione ed interesse in capo ai soggetti proprietari di beni confinanti con quello oggetto dell'attività illegittimamente assentita , nonché ai soggetti che trovansi comunque in una situazione di stabile collegamento con la zona sulla quale insiste l'opera realizzanda o realizzata. E dunque i ricorrenti, alla luce della situazione di fatto innanzi esposta, vantano un interesse tutelato all'annullamento delle autorizzazioni esplicite o per silentium che hanno consentito la realizzazione degli impianti per cui è causa, in tesi lesivi del bene salute dei ricorrenti. Se non che tale situazione di vicinitas se da un lato consente, per l'appunto, di ritenere esistenti le cennate condizioni dell'azione in capo ai Palumbo, asseritamene lesi dalla menzionata attività, per converso costituisce, fra altri, presupposto che impone di negare la sussistenza del requisito processuale di ricevibilità del gravame esso, infatti, come eccepito da tutte le parti resistenti, è stato tardivamente proposto. 2- A fronte di un ricorso quello in esame, ovviamente notificato il 2 maggio 2005 e depositato il successivo giorno 13 dello stesso mese, in primo luogo è indubbio che tutti e tre gli impianti posti qui in discussione dai ricorrenti sono stati ultimati ed attivati in epoca di gran lunga antecedente, e comunque non successiva al 2004. Il dato non è in discussione ed è quello indicato dagli stessi attori. In situazione pressocché analoga in fatto, al termine di una ricostruzione degli istituti sostanziali e processuali che fanno da cornice alla questione, ivi compreso l'approfondimento degli oneri incombenti sui privati per accedere agli atti ed alle conseguenze legate all'eventuale loro inerzia, questa Sezione ha avuto modo di recente di ribadire, in linea con consolidati orientamenti giurisprudenziali, che di norma il confinante, ove si trovi di fronte ad una realizzazione immediatamente visibile nella sua esatta consistenza e portata materiale e intenda insorgere avverso di essa ritenendola contra ius, decade dall'azione se non si attiva nei sessanta giorni successivi, al più tardi, alla data di ultimazione dell'opera Tar Campania, Sezione settima, sentenza 5552/05 . Ciò, tuttavia, come anche reso chiaro dalla pronuncia, non esclude che il dies a quo computare il termine iniziale per il decorso dei sessanta giorni possa essere translato in avanti, ove in avanti a collocarsi il momento di piena conoscenza della lesione. Senza voler trarre le conseguenze del fatto che parte ricorrente non solo ha omesso di individuare previamente gli atti lesivi come possibile e dovuto a mezzo del percorso individuato dalla cennata pronuncia della Sezione , ma non li ha nemmeno fatti oggetto di specifiche impugnative a mezzo di motivi aggiunti una volta acquisitane la conoscenza all'interno del processo, il punto da approfondire resta evidentemente quello della individuazione del momento di piena conoscenza della lesione. A tutto concedersi, può ammettersene una traslazione in avanti fino a quando i Palumbo non hanno ritenuto di poter ascrivere agli impianti la precarietà del loro stato di salute. Tale momento di certo è individuabile, al più tardi, in quello in cui essi, il 1^ dicembre 2004, hanno adito il giudice ordinario, in via di urgenza, per ottenere la sospensione del funzionamento dei ripetitori di telefonia mobile di pertinenza dei resistenti, installati sul lastrico solare di un vicino palazzo, deducendo che le onde elettromagnetiche da essi promananti provochino danni alla salute dei componenti della famiglia Palombo ed alle persone che si trovano all'interno di villa Cinzia cfr. ordinanza del giudice unico del tribunale di Napoli, XII sezione civile, depositata il 24 gennaio 2005, agli atti del presente giudizio sub allegato n. 6 alla produzione di Tim Italia del 20 maggio 2005 Nella evidente consapevolezza di quanto innanzi, è stata quindi avanzata la preliminare richiesta di una rimessione in termini , stante la declaratoria di difetto di giurisdizione pronunciata dal G.O. . La richiesta, quale posta in astratto, potrebbe essere accolta se non vi ostasse il dato, fatto formalmente rilevare dal Comune di Napoli nella cennata memoria conclusionale, che l'ordinanza del giudice ordinario, dichiarativa del difetto di giurisdizione, è stata pubblicata depositata in cancelleria il 24 gennaio 2005. Tale circostanza, come detto comprovata in atti, non lascia spazio per una conclusione diversa da quella, necessitata, della dichiarazione di irricevibilità del gravame, notificato il 2 maggio 2005, ben oltre quindi il termine decadenziale previsto dalla legge. 3- Pur non potendosi a questo punto proseguirsi, può comunque solo notarsi come non possa sussistere dubbio sul fatto che l'esame del merito non avrebbe potuto che esser condotto alla stregua delle definitive statuizioni del giudice di appello e della situazione quale effettivamente data nei suoi molteplici profili alcuni dei quali, come detto, sarebbe stato necessario approfondire . 4- In conclusione, alla stregua di quanto sopra argomentato, il ricorso va dichiarato irricevibile con conseguente preclusione del suo esame. Ciò nella ulteriore precisazione che non può farsi luogo ad un separato esame della domanda risarcitoria che, una volta concentrata presso il giudice amministrativo la tutela impugnatoria dell'atto illegittimo e quella risarcitoria conseguente, non ha una sua propria autonomia, sì da potersi ragionare in termini di prescrizione e non di decadenza dall'azione. In tali sensi, infatti, la statuizione di CdS, Ap, 4/2003, secondo cui, per l'appunto, una volta concentrata presso il giudice amministrativo la tutela impugnatoria dell'atto illegittimo e quella risarcitoria conseguente, non è possibile l'accertamento incidentale da parte del giudice amministrativo della illegittimità dell'atto non impugnato nei termini decadenziali al solo fine di un giudizio risarcitorio e che l'azione di risarcimento del danno può essere proposta sia unitamente all'azione di annullamento che in via autonoma, ma che è ammissibile solo a condizione che sia impugnato tempestivamente il provvedimento illegittimo e che sia coltivato con successo il relativo giudizio di annullamento, in quanto al giudice amministrativo non è dato di poter disapplicare atti amministrativi non regolamentari . Per vero, il Collegio non ignora che più recenti interventi della Cassazione -vedi, in particolare, ordinanze 13569 e 13660/06, secondo cui peraltro sussiste la giurisdizione dell'AGO in tutte le ipotesi in cui l'azione risarcitoria costituisca reazione alla lesione di diritti incomprimibili, come la salute, e ordinanza 13911/06- sono pervenuti a diversa conclusione contraddittori rispetto a precedenti pronunce della stessa Cassazione vedi, Cass. 4538/03 a sua volta posta in discussione da ancor più recente pronuncia del giudice amministrativo cfr. l'argomentata decisione di Tar Puglia, Lecce, sezione seconda, sentenza 3710/06 . In tale situazione, il Collegio ritiene di non discostarsi dai principi fissati dall'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, che in pieno condivide, dichiarando quindi inammissibile la domanda risarcitoria e, quindi, la previa istanza di consulenza tecnica di ufficio tesa ad accertare e determinare il tipo di patologia subita dai Palumbo, il nesso di causalità tra le onde elettromagnetiche emesse dagli impianti e le stesse, eventuali postumi invalidanti ed il danno subito con relativa quantificazione economica così la richiesta, di cui a pag. 17 del ricorso istanza, è bene comunque notare, non seguita da altra produzione in corso di causa ancorché nella sede cautelare la stessa fosse già stata anch'essa respinta poiché ferme le questioni pregiudiziali da risolversi, le certificazioni mediche versate in atti non ipotizzano alcun nesso causale fra infermità ed attività sopradescritte . 5- Nei sensi di cui sopra le conseguenti statuizioni in dispositivo quanto alle spese di giudizio, la peculiarità della vicenda nel suo progredire rende equo disporre l'integrale compensazione tra le parti delle spese di causa. PQM Il Tar della Campania, sezione settima, dichiara irricevibile la parte impugnatoria del ricorso in epigrafe ed inammissibile la domanda risarcitoria nel suo seno proposta. Compensa le spese di giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 4