Il giudice di pace può restituire i punti sulla patente

di Ugo Terracciano

di Ugo Terracciano Il giudice di pace può restituire i punti sulla patente anche se la sanzione pecuniaria, prevista per l'infrazione, è stata già pagata. Con due innovative decisioni, la Corte costituzionale sentenze 471 e 468/05, depositate lo scorso 28 dicembre e qui leggibili nei documenti correlati , ha dissipato ogni dubbio di illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'articolo 204bis e 126bis del Cds. La prima norma - articolo 204bis - prevede la possibilità, per il trasgressore, di ricorrere al Giudice di pace qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta . L'articolo 126bis, invece, contempla l'obbligo di segnalazione da parte dell'organo di polizia stradale, all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, delle violazioni che comportano la decurtazione del punteggio sulla patente. La segnalazione, più precisamente, deve essere inoltrata entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata. Si intende definita , la contestazione, quando sia avvenuto il pagamento oppure sia scaduto il termine per l'opposizione o definito l'iter di eventuali ricorsi. Una procedura piuttosto chiara e lineare. Ma, cosa succede se il proprietario del veicolo paga, mentre la segnalazione per la decurtazione dei punti parte a carico, di un altro soggetto, cioè di chi guidava? Infatti, l'articolo 200 Cds, stabilisce che la contestazione deve essere fatta tanto al trasgressore che all'obbligato in solido, ed il successivo articolo 201 prevede che, se l'infrazione non sia contestata immediatamente, tanto l'uno che l'altro, dovranno riceve la notifica al domicilio. Per la precisione, sono obbligati in solido con il trasgressore, ai sensi dell'articolo 196 Cds, il proprietario del veicolo, o l'usufruttuario, l'acquirente con patto di riservato dominio o l'utilizzatore a titolo di locazione finanziaria. Se non paga il trasgressore, quindi, pagherà l'altro. Così, si può profilare l'ipotesi in cui l'obbligato in solido, pagando, estingua il contenzioso senza sentire in merito il trasgressore destinatario della decurtazione dei punti, precludendo peraltro a quest'ultimo ogni opposizione per far valere le proprie ragioni in giudizio. Tutto questo perché l'articolo 204bis, come si diceva sopra, stabilisce il raffreddamento del contenzioso quando la sanzione è stata pagata in misura ridotta. È su questo punto che il Giudice di pace di Varazze ha sollevato i dubbi di legittimità costituzionale in relazione agli articoli 24 e 3 Costituzione, dal momento che, in un giudizio di opposizione instauratosi davanti al medesimo, la pubblica amministrazione resistente reputava irricevibile il ricorso del trasgressore destinatario della decurtazione dei punti, poiché il solidale aveva pagato chiudendo, ai sensi dell'articolo 204bis, la partita. Il trasgressore vedendosi preclusa la possibilità di ricorrere, quindi, in rigorosa applicazione dell'articolo 204bis, avrebbe dovuto accettare la decurtazione anche ritenendo, nel caso, illegittimo l'accertamento. Si profilano, così, due interessi in conflitto quello dell'obbligato in solido che pagando chiude le strade del contenzioso, quella del trasgressore che riceve una sanzione diciamo consequenziale, senza poter adire il giudice, anche se la ritieni iniqua. Ne resterebbe disatteso, così, secondo il giudice remittente, il principio, sancito dall'articolo 24 Costituzione, secondo cui tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi . Allo stesso modo, data l'irragionevolezza di un trattamento così sperequato, sorgerebbero altrettanti dubbi di incostituzionalità in relazione all'articolo 3 Costituzione. Perlopiù, la Corte, si era espressa in merito all'alternatività dei mezzi di impugnazione, ed in ossequio all'articolo 24 Costituzione, aveva stabilito il principio oramai consolidato dell'azionabilità diretta. Infatti, nell'ottica di un più generale riconoscimento del diritto costituzionalmente garantito di azionabilità diretta, davanti al giudice, delle situazioni giuridicamente tutelabili, la Corte costituzionale, attraverso diverse pronunce, ha per così dire eroso l'inveterato principio della giurisdizione condizionata nel contenzioso stradale, cioè il sistema secondo cui il ricorso al giudice ordinario poteva avvenire solo dopo avere percorso la strada dei rimedi in sede amministrativa. Il combinato disposto degli articoli 204 e 205 del Cds e degli articoli 22 e 23 della legge 689/81 prefigurava la possibilità di opposizione dinnanzi all'autorità giudiziaria ordinaria solo avverso all'ordinanza ingiunzione emessa dal prefetto a chiusura del procedimento contenzioso. Pertanto il verbale di contestazione, come si evince dal tenore dell'articolo 202 ultimo comma dello stesso codice, poteva essere impugnato solamente innanzi a detta autorità amministrativa e, nel caso negativo di rigetto del ricorso, solo l'ordinanza ingiunzione che necessariamente consegue era suscettibile di un vaglio di legittimità in sede giudiziaria. L'iter di cui trattasi è certamente ancora esperibile secondo le previsioni sopra menzionate ma ora, in alternativa, secondo la lettura data della predetta normativa dalla Corte costituzionale attraverso diverse sentenze interpretative di rigetto, vige la possibilità di impugnare il verbale di accertamento direttamente innanzi al giudice ordinario la categoria del ricorso obbligatorio era già stata ridimensionata, anche per altre materie, attraverso le sentenze della Corte costituzionale 693/88 e 781/88 . Sul punto della ricorribilità per le sole sanzioni accessorie, nel quadro di un contenzioso già esaurito per l'adesione del solidale al pagamento in misura ridotta, invece, non si rinvengono precedenti decisioni della Consulta. E, la prima decisione in termini, peraltro è di segno negativo, seppure sorretta da una interessante interpretazione sistematica che, in concreto, offre nuove possibilità al destinatario della sanzione accessoria. La Corte ritiene che il combinato disposto degli articoli 204bis e 126bis Cds, non contrasti con le norme costituzionali citate. Anche quando non vi sia identità tra proprietario del veicolo e conducente, non resta certamente preclusa la libera scelta del primo di determinarsi, scevro da condizionamenti di sorta, a pagare la sanzione in misura ridotta Corte costituzionale 468/05 . Non necessariamente, però, questo comporta l'illegittimità degli articoli del codice che lo permettono, in relazione alla posizione del conducente. Infatti, in linea con una giurisprudenza recentemente affermatasi Corte costituzionale 283/05 può addivenirsi ad una interpretazione sistematica che sottrae le norme impugnate alle censure formulate nell'ordinanza di remissione. Detta brutalmente diversamente interpretandola, nel sistema in cui si inquadra, la norma resta integra nella sua legittimità. Qual è, quindi, il sistema cui riferirsi nel caso di specie? Certamente quello definito in via generale negli articoli 22 e 23 della legge 689/81. Così, una volta definita la vicenda relativa alla sanzione principale, grazie al pagamento dell'obbligato in solido che peraltro non è destinatario della decurtazione dei punti se non sia provato che si trovasse alla guida Corte costituzionale 27/2005 , nessuna norma preclude al conducente del veicolo di adire le vie giudiziali per escludere l'applicazione a suo carico della sanzione personale della decurtazione dei punti. La decisione è di notevole portata per le novità che importa non solo in campo procedurale, ma anche sul terreno del sistema sanzionatorio stesso. In ordine alla procedura, infatti, introduce, pur lasciando inalterata la vigenza degli articolo 204bis e 126bis, Cds, la possibilità di un disgiunto comportamento quello della chiusura del contenzioso da parte di un obbligato, quello dell'opposizione al verbale da parte del destinatario della sanzione personale. In merito un'osservazione critica va fatta nel caso di annullamento del verbale su istanza del destinatario della sanzione accessoria, a che titolo si legittima l'entrata di denaro relativa alla sanzione pecuniaria già pagata in misura ridotta? Ma è ancora più importante la tematica più sostanziale della natura della sanzione della decurtazione dei punti sulla patente. Se si tratta di una sanzione accessoria, deve conseguire meccanicamente alla sanzione principale articolo 126bis . Nella decisione in esame, però, la Corte parla di sanzione personale . Per le sanzioni accessorie ad personam analogamente a quanto vige nel sistema penale opera appunto un principio di personalità , il quale non può essere disatteso, anche per i fondamentali ragioni di credibilità e deterrenza dell'ordinamento e, quindi, di certezza del diritto. Quindi, mentre la sanzione c.d. principale, per un principio di solidarietà, non è strettamente personale, quella accessoria, essendo diretta al solo conducente, può applicarsi a lui soltanto. Tutto questo fa nascere qualche legittimo interrogativo sull'ordine di accessorietà, poiché nei fatti se non nel diritto ad essere accessoria è - paradossalmente - la pena principale.

Corte costituzionale - sentenza 14-28 dicembre 2005, n. 471 Presidente Marini - Relatore Quaranta Ritenuto in fatto 1. Il Giudice di pace di Varazze, con ordinanza del 22 settembre 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale - per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione - dell'articolo 204bis del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds , in relazione al precedente articolo 126bis, comma 2 , del medesimo Cds, disposizioni rispettivamente introdotte dall'articolo 4, comma 1septies, del Dl 151/03 Modifiche ed integrazioni al Cds , convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, e dall'articolo 7, comma 1, del D.Lgs 9/2002 Disposizioni integrative e correttive del nuovo Cds, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 85/2001 , nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'articolo 7, comma 3, del già citato Dl 151/03, convertito, con modificazioni, nella legge 214/03. 1.1. Il giudice a quo premette di dover giudicare dell'opposizione proposta, avverso verbale di contestazione di infrazione stradale, dal conducente di un autoveicolo, per essersi lo stesso reso artefice - circostanza dal medesimo non negata, fondando egli su altri rilievi l'iniziativa giudiziaria intrapresa - della violazione dell'articolo 145, commi 4 e 10, del Cds. Deduce, inoltre, che, costituitosi in giudizio il comandante della polizia municipale di Varazze, questi ha eccepito l'inammissibilità del ricorso, dal momento che il soggetto coobbligato in solido per la sanzione pecuniaria ha provveduto al pagamento della stessa in misura ridotta ex articolo 202 del medesimo codice. Siffatta circostanza - a dire del predetto resistente nel giudizio a quo - dovrebbe indurre il giudicante a confermare l'inammissibilità del ricorso , giacché, alla stregua dell'articolo 126bis del Cds, la contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria . 1.2. Ciò premesso, il giudice a quo ricorda che il ricorrente ha depositato una istanza di eccezione di legittimità costituzionale dell'articolo 204bis del Cds in relazione al sopra citato articolo 126bis, comma 2, per contrasto con l'articolo 24 della Costituzione e con il precedente articolo 3 . Nella stessa si evidenzia - osserva il rimettente - che, a fronte dell'avvenuto pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa da parte dell'obbligato in solido , al ricorrente, autore dell'infrazione stradale, viene preclusa, in violazione dell'articolo 24 della Costituzione, ogni possibilità di agire in giudizio , evenienza vieppiù censurabile sul piano costituzionale giacché l'iniziativa giudiziale dallo stesso assunta si indirizza avverso un verbale che va ben al di là della pur rilevante sanzione pecuniaria , ponendosi come titolo anche per la applicazione dell'ulteriore contestuale sanzione quella della decurtazione di punti dalla patente ex articolo 126bis ad esclusivo carico e danno del solo ricorrente essendo stato questi riconosciuto quale autore del contestato illecito amministrativo . In tal modo il diritto di difesa dell'odierno ricorrente risulta palesemente condizionato dal comportamento di altro soggetto, l'obbligato in solido , donde l'ipotizzata violazione dell'articolo 24 della Costituzione. Né in senso contrario si potrebbe addurre la circostanza secondo cui il contenuto del verbale di contestazione dell'infrazione stradale, stando alla sua formulazione letterale, parrebbe identificarsi nella mera segnalazione per sospensione patente e decurtazione di 05 punti , ciò che lascerebbe ipotizzare come tali ulteriori sanzioni, accessorie a quella principale pecuniaria, siano soggette ad un ulteriore provvedimento amministrativo, a sua volta impugnabile da parte del ricorrente . Difatti, nel caso di specie, viene in rilievo una unica sanzione , comprendente sia quella pecuniaria che quella relativa tanto alla decurtazione dei punti , che alla sospensiva della patente in caso di recidiva . Il giudice a quo sottolinea, inoltre, come il ricorrente lamenti pure - donde l'ipotizzato contrasto delle norme impugnate anche con l'articolo 3 della Costituzione - una evidente disparità di trattamento tra l'ipotesi di violazione del Cds commessa da soggetto che è altresì unico titolare ed utilizzatore del veicolo e l'ipotesi in cui l'autore della violazione sia soggetto diverso dal proprietario o altro soggetto obbligato comunque in solido ex articolo 196 del Cds. Soltanto nel primo caso, infatti, l'autore della violazione nel pieno e consapevole esercizio del proprio diritto di difesa avrà la scelta se procedere al pagamento in misura ridotta ed accettare quindi la decurtazione dei punti della patente atteso che l'operatività della fattispecie ex articolo 202 del Cds non preclude l'applicazione delle sanzioni accessorie , ovvero proporre ricorso giurisdizionale per ottenere l'annullamento della contestazione , e con esso l'eliminazione di ogni conseguenza sanzionatoria dell'ipotizzata violazione amministrativa. Nel secondo dei casi sopra indicati, invece, tale scelta non potrà essere operata in piena libertà perché sarà condizionata dal comportamento di un terzo il proprietario del veicolo o altro coobbligato solidale , per giunta portatore di un interesse confliggente con quello dell'autore della violazione . 1.3. Su tali basi, pertanto, il Giudice di pace di Varazze - non senza evidenziare la rilevanza che le esposte censure di costituzionalità fatte proprie dal rimettente, quanto alla loro non manifesta infondatezza dispiegano nel giudizio a quo, giacché il ricorso non può essere deciso indipendentemente dalla risoluzione delle stesse - ha sollevato, per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dall'articolo 204bis del Cds, in relazione al precedente articolo 126bis, comma 2 . Il predetto combinato disposto normativo è censurato, segnatamente, nella parte in cui consente il ricorso al giudice di pace alternativamente alla proposizione del ricorso al prefetto, solo nel caso in cui non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa pecuniaria, intendendosi definita la contestazione quando detto pagamento abbia avuto luogo, indipendentemente dalla contestuale applicazione della sanzione relativa alla decurtazione dei punti dalla patente e dalla sospensione della stessa in caso di recidiva . Considerato in diritto 1. Il Giudice di pace di Varazze ha sollevato questione di legittimità costituzionale - per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione - dell'articolo 204bis del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds , in relazione al precedente articolo 126bis, comma 2 , del medesimo Cds, disposizioni rispettivamente introdotte dall'articolo 4, comma 1septies, del Dl 151/03 Modifiche ed integrazioni al Cds , convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, e dall'articolo 7, comma 1, del D.Lgs 9/2002 Disposizioni integrative e correttive del nuovo Cds, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 85/2001 , nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'articolo 7, comma 3, del già citato Dl 151/03, convertito, con modificazioni, nella legge 214/03. 2. In via preliminare, deve chiarirsi come la questione sollevata dal giudice a quo abbia, in realtà, una portata più circoscritta rispetto al petitum risultante dalle conclusioni dell'ordinanza di rimessione. L'iniziativa del rimettente - che investe le norme sopra citate nella parte in cui consentono il ricorso al giudice di pace alternativamente alla proposizione del ricorso al prefetto, solo nel caso in cui non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa pecuniaria - è volta ad ottenere la declaratoria d'illegittimità costituzionale delle norme censurate solo con riferimento ad un'ipotesi del tutto peculiare. Essa, difatti, dovrebbe riguardare unicamente il caso - qual è quello oggetto del giudizio a quo - in cui, avendo provveduto il coobbligato in solido per la sanzione pecuniaria al pagamento della stessa in misura ridotta ex articolo 202 del Cds , e non invece l'autore dell'infrazione, sia però quest'ultimo ad adire le vie giudiziali per ottenere - a norma dell'articolo 204bis del medesimo codice - l'accertamento della illegittimità del verbale di contestazione dell'infrazione stradale e, conseguentemente, la mancata applicazione delle altre sanzioni segnatamente quella della decurtazione dei punti dalla patente di guida accessorie a quella pecuniaria. 3. La questione non è fondata nei sensi di cui in motivazione. 3.1. La censura formulata dal giudice a quo si basa sul rilievo che, solo quando l'infrazione stradale sia stata commessa dal soggetto unico titolare ed utilizzatore del veicolo , è possibile ritenere che costui, nel pieno e consapevole esercizio del proprio diritto di difesa , abbia la scelta se procedere al pagamento in misura ridotta ed accettare quindi la decurtazione dei punti della patente , ovvero proporre ricorso giurisdizionale per ottenere l'annullamento della contestazione . Ove non ricorra, viceversa, la descritta coincidenza di posizioni, tale scelta non potrà essere operata in piena libertà perché sarà condizionata dal comportamento di un terzo il proprietario del veicolo o altro coobbligato solidale che procedano al pagamento in misura ridotta , portatore di un interesse che può anche essere confliggente con quello dell'autore della violazione. In queste stesse condizioni sarebbe ipotizzabile un contrasto, oltre che con l'articolo 3, anche con l'articolo 24 della Costituzione, giacché il diritto di difesa del ricorrente risulta palesemente condizionato dal comportamento di altro soggetto, l'obbligato in solido . A riguardo, occorre partire dalla considerazione che questa Corte - con sentenza di pari data 468/05 - chiarisce, in relazione all'ipotesi in cui la persona che si avvalga della facoltà di cui all'articolo 202 del Cds sia proprio quella che decide di adire le vie giudiziali, che la scelta tra pagare in misura ridotta e cioè la somma costituente il minimo edittale della sanzione pecuniaria prevista per l'infrazione ed impugnare invece il verbale è il risultato di una libera determinazione dell'interessato, il quale non subisce condizionamenti di sorta , considerato oltretutto che, qualora egli opti per l'esercizio del diritto di azione, non per questo è destinato, necessariamente, a subire un aggravamento della sanzione pecuniaria , dal momento che il giudice adito è tenuto a rispettare unicamente ex articolo 204bis, comma 7, del citato codice il divieto di applicare una sanzione inferiore al minimo edittale, ma non anche in misura pari al suddetto minimo . 3.2. I rilievi che precedono, tuttavia, non comportano che si debba pervenire alla richiesta declaratoria di illegittimità costituzionale, prospettata dal rimettente come necessitata. Come, infatti, ha ripetutamente affermato questa Corte, allorché risulti possibile un'interpretazione sistematica che sottragga la disposizione impugnata alle censure formulate nell'ordinanza di rimessione, il dubbio di costituzionalità sollevato dal giudice a quo deve ritenersi non fondato sentenza 283/05 . Ciò premesso, va ricordato come la Corte abbia già avuto modo di evidenziare sentenza 31/1996 che al complessivo sistema di irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e di quelle accessorie, conseguenti a violazioni delle norme di disciplina della circolazione stradale, risulta intimamente riconnessa la generale previsione del rimedio dell'opposizione , regolata dagli articoli 22 e 23 della legge 689/81 Modifiche al sistema penale . È evidente, quindi, che - una volta definita la vicenda relativa alla sanzione pecuniaria, in virtù del pagamento in misura ridotta effettuato da taluno dei soggetti coobbligati solidalmente per la stessa, ex articolo 196 del Cds soggetti, tra l'altro, a carico dei quali non si potrebbe irrogare la sanzione accessoria della decurtazione del punteggio dalla patente di guida, secondo quanto affermato da questa Corte con la sentenza 27/2005 - nessuna norma preclude al conducente del veicolo, autore materiale dell'infrazione stradale, di adire le vie giudiziali per escludere l'applicazione, a suo carico, della sanzione personale suddetta. Essa, oltretutto, non riveste più carattere meramente accessorio , ma assume valore di sanzione principale per il contravventore, per tale motivo presentandosi come l'unica suscettibile di contestazione in sede giudiziaria contestazione, invece, preclusa per la sanzione pecuniaria, proprio per l'avvenuto pagamento della stessa in misura ridotta, da parte di uno dei coobbligati in solido. È chiaro, infine, come l'iniziativa intrapresa dal contravventore non possa essere considerata propriamente diretta all'annullamento del verbale di contestazione dell'infrazione stradale ex articolo 204bis del Cds, bensì al mero accertamento della sua illegittimità, al solo e specifico scopo di escludere che lo stesso possa fungere da titolo per irrogare a tale soggetto la sanzione della decurtazione del punteggio dalla patente di guida e da titolo per una eventuale azione di regresso. Siffatta interpretazione sistematica delle disposizioni impugnate, dunque, permette di superare il dubbio di legittimità costituzionale, escludendo, in particolare, che il diritto di agire in giudizio - seppur ai soli effetti sopra illustrati - dell'autore materiale dell'infrazione stradale possa ritenersi palesemente condizionato dal comportamento di altro soggetto, l'obbligato in solido , come ipotizzato invece dal giudice rimettente. PQM La Corte Costituzionale dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 204bis del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds , in relazione al precedente articolo 126bis, comma 2 , del medesimo Cds, disposizioni rispettivamente introdotte dall'articolo 4, comma 1septies, del Dl 151/03 Modifiche ed integrazioni al Cds , convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, e dall'articolo 7, comma 1, del D.Lgs 9/2002 Disposizioni integrative e correttive del nuovo Cds, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 85/2001 , nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'articolo 7, comma 3, del già citato Dl 151/03, convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, questione sollevata - in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione - dal Giudice di pace di Varazze con l'ordinanza di cui in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 4

Corte costituzionale - sentenza 14-28 dicembre 2005, n. 468 Presidente Marini - Relatore Quaranta Ritenuto in fatto 1. Il Giudice di pace di Trani, con ordinanza del 16 marzo 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale - per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione - degli articoli 126bis, comma 2, e 204bis, commi 1 e 3, del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds , articoli rispettivamente introdotti, l'uno, dall'articolo 7, comma 1, del D.Lgs 9/2002 Disposizioni integrative e correttive del nuovo Cds, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 85/2001 , nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'articolo 7, comma 3, lettera b , del Dl 151/03 Modifiche ed integrazioni al Cds , convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, e, l'altro, dall'articolo 4, comma 1septies, del già menzionato Dl 151/03, convertito, con modificazioni, nella legge 214/03. 1.1. Il giudice a quo premette di essere chiamato a giudicare dell'opposizione proposta - a norma del predetto articolo 204bis del Cds, e dunque direttamente indirizzata avverso verbale di contestazione di infrazione stradale - da un ricorrente che nega di essersi trovato alla guida del veicolo al momento dell'accertata infrazione, soggiungendo di non sapere e comunque di non essere in grado di sapere chi possa aver utilizzato l'autovettura. Sempre in punto descrizione della fattispecie sottoposta al suo giudizio, il rimettente precisa che il predetto ricorrente - dopo aver provveduto, a norma dell'articolo 202 del Cds, al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria in misura ridotta, ma con salvezza di ripetizione - non ha peraltro costituito nei modi di legge la cauzione prevista dall'articolo 204bis, comma 3 , del medesimo codice. Su tali basi, pertanto, egli sottolinea che - ai sensi del combinato disposto degli articoli 204bis, comma 1, e 126bis, comma 2, del Cds - l'esito del giudizio a quo dovrebbe consistere nella declaratoria, de plano, della improponibilità dell'opposizione, avendo il ricorrente provveduto nel termine di legge, e prima del deposito del ricorso, al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria nella misura ridotta consentita, circostanza che si pone come causa ostativa, secondo la legge, non solo all'esame nel merito del ricorso ma alla sua stessa proponibilità . Difatti, alla luce della prima delle disposizioni testé richiamate, il trasgressore o gli altri soggetti indicati nell'articolo 196 del medesimo codice possono proporre ricorso al giudice di pace competente solo in quanto non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito , mentre ai sensi della seconda la contestazione si intende definita quando, tra le altre ipotesi, sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa . In subordine, il rimettente sottolinea come - ex articolo 204bis, comma 3, del Cds - il ricorso sottoposto al suo esame andrebbe comunque dichiarato inammissibile, non essendo stata costituita la cauzione ivi prevista . 1.2. Orbene, ritiene il Giudice di pace di Trani che le norme suddette siano costituzionalmente illegittime. 1.2.1. Gli articoli 126bis, comma 2, e 204bis, comma 1, ledono il diritto costituzionale alla tutela giurisdizionale , garantito a chiunque dall'articolo 24 della Carta fondamentale. Essi, infatti, fanno dipendere l'esercizio del diritto di azione da una circostanza puramente fortuita, e segnatamente dal mero fatto di una scelta tra il pagare nei termini di legge la sanzione in misura ridotta ciò che permette di evitare l'aggravamento economico della stessa , però subendo la irrogazione della sanzione accessoria , giacché quest'ultima è comunque comminata nell'ipotesi prevista dall'articolo 202 del Cds e il non pagare , evenienza questa che consente una piena tutela visto che l'eventuale accoglimento dell'opposizione esplica i suoi effetti anche in relazione alle sanzioni amministrative accessorie , ma che espone il ricorrente - quanto alla sanzione principale - al rischio di un suo eventuale aggravamento in termini economici , ferma oltretutto restando la irrogazione della eventuale sanzione accessoria nel caso di rigetto dell'opposizione . L'illegittimità costituzionale delle disposizioni suddette sarebbe vieppiù evidente ove si consideri che al mero fatto del pagamento della sanzione in misura ridotta non consegue il riconoscimento di fondatezza nel merito e in diritto della contestazione elevata dalla pubblica amministrazione, essendo evidente che, attivando la procedura ex articolo 202 del Cds, il presunto contravventore, o il coobbligato solidale, non fa altro che prevenire ulteriori più onerose conseguenze della contestazione , senza che a tale comportamento possa riconoscersi una volontà abdicativa della tutela giudiziaria. Richiama, sul punto, il rimettente - come termine di paragone - la disciplina prevista per il procedimento monitorio , nell'ambito della quale la circostanza che il debitore ingiunto paghi, dopo la notifica del titolo esecutivo, la somma portata dallo stesso non per questo comporta che egli sia impedito dall'opporre l'ingiunzione . Il rimettente sottolinea, inoltre, la conseguenza illogica derivante - a suo dire - dal sistema delineato dalle norme impugnate. Se in linea generale, infatti, l'alternatività prevista dal Cds tra il ricorso al prefetto articolo 203 e il ricorso all'autorità giudiziaria articolo 204bis non impedisce che il provvedimento adottato dal primo possa comunque essere sottoposto al sindacato dell'autorità giudiziaria, nel caso di adempimento tempestivo della prestazione patrimoniale mediante pagamento in misura ridotta, viceversa, sono sic et simpliciter impediti sia il ricorso al giudice che quello al prefetto. Sarebbe stato, dunque, stravolto il previgente regime come delineato dalle sentenze di questa Corte 311 e 255/94 , il quale non solo consentiva la possibilità di adire tanto l'autorità prefettizia quanto quella giudiziaria, ma soprattutto escludeva che il ricorso a quest'ultima fosse sottoposto ad alcuna condizione di procedibilità e/o inammissibilità . Le norme impugnate, per contro, farebbero prevalere sul diritto costituzionalmente garantito di agire in giudizio una situazione di fatto , e cioè l'espletamento di una prestazione patrimoniale il pagamento in misura ridotta che, se non eseguita, porterebbe a più pesanti conseguenze economiche . Il denunciato vizio di illegittimità costituzionale risulterebbe, poi, ancor più aggravato in un caso - qual è quello di specie - in cui il soggetto attinto dalla sanzione nega di essere stato l'autore materiale della violazione , avendo provveduto al pagamento della sanzione in misura ridotta, in quanto risulta, ex articolo 196 del Cds, coobbligato solidale per la stessa , intendendo egli, però, egualmente proporre opposizione avverso il verbale di contestazione dell'infrazione per impedire che gli vengano irrogate le sanzioni accessorie . In questa ipotesi, infatti, la preclusione all'esercizio del diritto di azione - nascente dall'avvenuta oblazione dell'illecito amministrativo - comporta che il coobbligato in solido divenga per fictio iuris responsabile della stessa ad ogni fine , e dunque per l'applicazione di sanzione amministrativa pecuniaria, sanzione accessoria e decremento di punti . 1.2.2. Non minori dubbi, in ordine alla sua conformità alla Costituzione, circondano il comma 3 dell'articolo 204bis, per la parte in cui prevede che all'atto del deposito del ricorso, il ricorrente deve versare presso la cancelleria del giudice di pace, a pena di inammissibilità del ricorso, una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore . Esso, difatti, introduce un limite al diritto costituzionale di azione tutelato dall'articolo 24 della Costituzione, che ricorda molto da vicino nella sua struttura e nelle sue finalità la cautio pro expensis già dichiarata incostituzionale con sentenza 67/1960. Tale disposizione, inoltre, pare porsi in contrasto anche con l'articolo 3 della Costituzione , palesando come condizioni personali di ordine economico possano rendere se non impossibile certamente estremamente gravosa la tutela giurisdizionale nei confronti della pubblica amministrazione. 1.3. Su tali basi, quindi, il giudice a quo ha concluso - non senza previamente precisare come la rilevanza delle sollevate questioni di legittimità costituzionale discenda dal fatto che la controversia sottoposta al suo esame non può essere conosciuta e decisa nel merito, per nessun suo profilo, se non previa eliminazione delle norme denunziate , atteso che allo stato le stesse impongono al giudicante di dichiarare improponibile ed inammissibile il ricorso - affinché questa Corte dichiari l'illegittimità costituzionale, per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, degli articoli 204 recte 204bis , commi 1 e 3 e 126bis, comma 2 del Cds, nelle parti in cui dispongono la improponibilità e la inammissibilità della opposizione al Giudice di pace. Considerato in diritto 1. Il Giudice di pace di Trani, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato una duplice questione di legittimità costituzionale - per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione - degli articoli 126bis, comma 2, e 204bis, commi 1 e 3, del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds , articoli rispettivamente introdotti, l'uno, dall'articolo 7, comma 1, del D.Lgs 9/2002 Disposizioni integrative e correttive del nuovo Cds, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 85/2001 , nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'articolo 7, comma 3, lettera b , del Dl 151/03 Modifiche ed integrazioni al Cds , convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, e, l'altro, dall'articolo 4, comma 1septies, del già menzionato Dl 151/03, convertito, con modificazioni, nella legge 214/03. 2. Il rimettente premette che, ai sensi delle disposizioni impugnate, l'esito del giudizio a quo - avente ad oggetto opposizione proposta avverso verbale di contestazione di infrazione stradale, ex articolo 204bis del Cds - dovrebbe consistere nella declaratoria, de plano, di improponibilità dell'azione esperita. Egli sottolinea, in primo luogo, come il ricorrente abbia provveduto nel termine di legge, e prima del deposito del ricorso, al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria nella misura ridotta consentita, circostanza che si pone come causa ostativa, secondo la legge, non solo all'esame nel merito del ricorso ma alla sua stessa proponibilità . Così come, infatti, l'impugnato articolo 126bis, comma 2, stabilisce che la contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione pecuniaria , il successivo articolo 204bis, comma 1, sancisce simmetricamente che il trasgressore o gli altri soggetti indicati nell'articolo 196 del medesimo Cds vale a dire i coobbligati per la sanzione pecuniaria possono proporre ricorso al giudice di pace competente solo in quanto non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito . In subordine, poi, il rimettente sottolinea come - ex articolo 204bis, comma 3, del Cds - il ricorso sottoposto al suo esame vada comunque dichiarato inammissibile, non essendo stata costituita la cauzione ivi prevista . Reputando, dunque, in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione tale doppia preclusione alla possibilità di conoscere - nel merito - l'opposizione sottoposta al suo esame, il giudice a quo ha censurato tanto il combinato disposto degli articoli 126bis, comma 2, e 204bis, comma 1, del Cds, quanto il comma 3 dell'articolo da ultimo menzionato. 3. Nessuna delle questioni sollevate può essere accolta. 3.1. In relazione alla questione concernente il comma 3 dell'articolo 204bis, deve osservarsi come questa Corte abbia già dichiarato la illegittimità costituzionale di tale disposizione. Nel ribadire che il principio secondo cui tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi è destinato a trovare attuazione uguale per tutti, indipendentemente da ogni differenza di condizioni personali e sociali , la Corte ha osservato come, proprio alla luce di tale principio, debba ritenersi che l'imposizione dell'onere economico di cui all'articolo 204bis del D.Lgs 285/92 finisca con il pregiudicare l'esercizio di diritti che l'articolo 24 della Costituzione proclama inviolabili, considerato che il mancato versamento comporta un effetto preclusivo dello svolgimento del giudizio, incidendo direttamente sull'ammissibilità dell'azione esperita sentenza 114/04 . Pertanto, l'avvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale del comma 3 dell'articolo 204bis del Cds preclude al giudice a quo di farne applicazione alla fattispecie sottoposta al suo esame, ciò che rende la corrispondente questione di costituzionalità manifestamente inammissibile. 3.2. La questione relativa agli articoli 126bis, comma 2, e 204bis, comma 1, del Cds non è fondata. 3.2.1. La censura del Giudice di pace di Trani, come si è precisato, investe le disposizioni de quibus in quanto esse condizionerebbero l'esercizio del diritto di azione ad una circostanza puramente fortuita. Il diritto alla tutela giurisdizionale dipenderebbe, difatti, secondo il rimettente, dal mero fatto di una scelta tra il pagare nei termini di legge la sanzione in misura ridotta ciò che permette di evitare l'aggravamento economico della stessa , però subendo la irrogazione della sanzione accessoria e il non pagare evenienza questa che se consente una piena tutela, visto che l'eventuale accoglimento dell'opposizione esplica i suoi effetti anche in relazione alle sanzioni amministrative accessorie, espone tuttavia il ricorrente, quanto alla sanzione pecuniaria, al rischio di un suo eventuale aggravamento in termini economici . 3.2.2. Questa Corte già in passato è stata chiamata a porre a raffronto la situazione del soggetto che si avvalga della facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta e quella di colui che, invece, preferisca agire in giudizio per ottenere l'annullamento della sanzione inflittagli. La Corte, in particolare, ha affermato - nel premettere, circa la natura e le finalità proprie dell'istituto di cui all'articolo 202 del Cds, che il beneficio predetto è offerto al contravventore in funzione deflattiva dei procedimenti contenziosi, sia amministrativi che giurisdizionali, alla pari di analoghi istituti presenti in altre discipline processuali - che proprio in ragione delle finalità deflattive perseguite dall'istituto del pagamento in misura ridotta, la situazione di chi non si avvale del rimedio del gravame per lucrare il beneficio è diversa da quella di chi si avvale del rimedio ordinanza 350/94 . Tali rilievi - che vanno ribaditi anche nel caso in esame - escludono, pertanto, che possa ritenersi fondata la censura di violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Quanto, poi, alla dedotta violazione anche dell'articolo 24 della Carta fondamentale, deve osservarsi come la scelta tra pagare in misura ridotta e cioè la somma pari al minimo edittale della sanzione pecuniaria prevista per l'infrazione ed impugnare invece il verbale, costituisca il risultato di una libera determinazione dell'interessato, il quale non subisce condizionamenti di sorta, considerato che, qualora opti per l'esercizio del diritto di azione, non per questo è destinato, necessariamente, a subire un aggravamento della sanzione pecuniaria. In caso di rigetto dell'opposizione, difatti, non è preclusa al Giudice di pace, nella sua discrezionalità ed ove ne ricorrano le condizioni , la possibilità di determinare l'entità della sanzione pecuniaria - come già sottolineato in passato da questa Corte con le ordinanze 350 e 67/1994 - nel minimo previsto, cioè nella misura corrispondente a quella ridotta di cui all'articolo 202 del nuovo Cds . Il giudicante, in realtà, è tenuto a rispettare unicamente ex articolo 204bis, comma 7, del citato codice il divieto di applicare una sanzione inferiore al minimo edittale, ma non anche in misura pari al suddetto minimo. In definitiva, deve ritenersi che il carattere meramente accidentale - e non necessitato - della irrogazione della sanzione pecuniaria in misura superiore al minimo edittale non rappresenti un'apprezzabile remora ad adire le vie giudiziali, sicché può escludersi che la norma censurata sia in contrasto con l'articolo 24 della Costituzione. PQM La Corte costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 204bis, comma 3, del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds , introdotto dall'articolo 4, comma 1septies, del Dl 151/03 Modifiche ed integrazioni al Cds , convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, questione sollevata - in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione - dal Giudice di pace di Trani, con l'ordinanza di cui in epigrafe dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 126bis, comma 2, e 204bis, comma 1, del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds , articoli rispettivamente introdotti dall'articolo 7, comma 1, del D.Lgs 9/2002 Disposizioni integrative e correttive del nuovo Cds, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 85/2001 , nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'articolo 7, comma 3, lettera b , del Dl 151/03, convertito, con modificazioni, nella legge 214/03, e dall'articolo 4, comma 1septies, del già menzionato Dl 151/03, convertito, con modificazioni, nella legge n. 214 del 2003, questione sollevata - in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione - dal medesimo Giudice di pace, con l'ordinanza di cui in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 5