Il ruolo dei servizi sociali nella procedura di amministrazione di sostegno

di Roberto Masoni

Il responsabile dei servizi sociali che ha in cura il disabile è attivamente legittimato alla presentazione del ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno. Nessun operatore del servizio che ha in cura o in carico il beneficiario può essere nominato amministratore di sostegno, indipendentemente dal fatto che, in base all'organizzazione interna del servizio, il singolo operatore sia o meno impegnato nell'attività di cura della persona. di Roberto Masoni* La legge istitutiva l'amministrazione di sostegno legge 6/2004 valorizza ed anzi rivitalizza la funzioni ed il ruolo del giudice tutelare, che è stato elevato a dominus dell'intera procedura, essendo egli competente alla pronuncia del decreto istitutivo articolo 405 Cc ed ad ogni successiva modifica ed integrazione successiva articolo 407, comma 4, Cc . È stata così normata e resa uniformemente applicabile su tutto il territorio nazionale una prassi interpretativa affermatasi in taluni uffici tutelari. 1. Introduzione In assenza di una disciplina positiva di protezione degli interessi patrimoniali degli incapaci naturali, questi uffici avevano interpretato estensivamente, ovvero, analogicamente, talune specifiche previsioni normative gli articoli 361 Cc e 35, comma, legge 833/78 , all'uopo nominando in via d'urgenza un amministratore provvisorio del patrimonio del disabile, nei confronti del quale non fosse ancora stato avviato procedimento di interdizione Pret. Putignano, 9.5.1989, decr., Foro it., 1991, I, 944 Pret. Torino, 11.11.1997, decr., Giur.it., 1998, 1846 come si è scritto, si era istituito per via ermeneutica, una forma di amministrazione di sostegno ante litteram Monserrat Pappalettere, Amministrazione di sostegno la giurisdizione al servizio dei soggetti svantaggiati, Giur. it., 2005, 715 . Oltre a rivitalizzare il ruolo e la funzione del g.t., la nuova disciplina protettiva degli incapaci istituisce una stretta correlazione tra giurisdizione ed istituzioni locali preposte all'assistenza dei disabili. In particolare, il rilevante ruolo svolto dall'ente locale per tramite dei servizi sociali è stato espressamente codificato dalla nuova legge, che in più luoghi richiama l'operato dei servizi sociali nell'ambito del procedimento di amministrazione di sostegno. I servizi sono collegittimati alla presentazione del ricorso che apre la procedura articolo 406, comma 3, Cc agli operatori è peraltro inibita l'assunzione dell'ufficio di amministratore di sostegno di persone che gli stessi abbiano in cura o in carico articolo 408, comma 3, Cc . Ancora, i servizi locali coadiuvano l'attività del g.t. nel modo più vario articolo 344, comma 2, Cc , redigendo relazioni psicologiche, informative, curandone l'attuazione dei provvedimenti, etc. La disamina seguente si occupa del ruolo assunto dai servizi nel nuovo assetto di protezione delle persone prive in tutto in parte di autonomia e nella procedura istitutiva dell'amministrazione di sostegno. 2.1. La legittimazione attiva Gli articoli 406 e 417 Cc entrambi innovati dalla legge 6/2004 elencano quali soggetti siano legittimati alla proposizione del ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno in seguito, per brevità, a.d.s. a persona menomata fisicamente o psichicamente ed impossibilitata a provvedere ai propri interessi articolo 404 Cc . Il novero dei soggetti individuati dalla legge si ritiene sia tassativo nel senso che nessun altro soggetto, oltre a quelli di cui all'elencazione che segue, possono avanzare ricorso. La nuova legge legge 6/2004 ha considerevolmente ampliato la platea di quanti possono richiedere il provvedimento di protezione in discorso, rispetto alla corrispondente disciplina dettata per l'interdizione contenuta nell'articolo 417 Cc novellato . Sono tradizionalmente legittimati, come lo erano in passato e lo sono ancor'oggi , ad avanzare ricorso per interdizione il coniuge, i parenti entro il quarto grado, gli affini fino al secondo grado, il tutore ed il curatore, laddove la procedura riguardi persona interdetta o inabilitata, ed infine il Pm. Quest'ultimo soggetto persegue l'interesse pubblico a che l'infermo di mente sia salvaguardato mediante un istituto protettivo Bianca, La norma giuridicai soggetti, Milano, 2002, 2 ed., 254-255 Napoli, L'infermità di mente, l'interdizione l'inabilitazione, Milano, 1995, 2 ed., 172 . In primis, possono instare per la nomina di un a.d.s., le persone affettivamente più vicine all'inabile ossia, i membri della famiglia nucleare, fino ad allargarsi oltre ad essa Napoli, op. cit., 167, per la legittimazione attiva all'interdizione . La nuova legge ha ampliato il novero dei legittimati attivi aggiungendo la persona stabilmente convivente. In proposito si ritiene che la legittimazione vada riconosciuta non solo alla persona legata affettivamente al beneficiario della misura, anche del medesimo sesso, ma anche a quanti convivano stabilmente col disabile per i più svariati motivi es., la badante Chizzini, in Bonilini e Chizzini, L'amministrazione di sostegno, Padova, 2004, 340 . Oltre che al convivente, la legittimazione è stata innovativamente estesa al beneficiario della procedura per un'applicazione, Trib. Modena 21.3.2005 . In precedenza, prima dell'approvazione della legge 6/2004, era discusso se la legittimazione competesse anche all'inabile favorevole al riconoscimento della legittimazione agli inabilitandi, Bianca, op. cit., 239 nonché, Napoli, op. cit., 170, che la riconosceva anche all'interdicendo, interpretando l'istituto dell'interdizione in un'ottica protettiva. In una prospettiva de iure condendo, ancora, Bianca, La protezione giuridica del sofferente psichico, Riv. dir. civ. 1985, I, 25 ss. oggi, in Realtà sociale ed effettività della norma. Scritti giuridici, Milano, 2002, II, 649 ss. . 2.2. La legittimazione attiva dei servizi sociali Oltre che ai familiari del beneficiario ed ai suoi parenti, la nuova legge conferisce legittimazione attiva ai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona articolo 406 Cc . Come emerge dal testo normativo sono tenuti , i responsabili hanno un dovere giuridico di attivarsi, laddove gli stessi vengano a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l'apertura del procedimento per nomina di amministrazione di sostegno . Per garantire l'effettività della protezione dell'infermo, in caso di inottemperanza al dovere, la c.d. bozza Cendon espressamente prevedeva una responsabilità civilistica in capo a tali soggetti per i danni che la persona disabile subisca per effetto della mancata o ritardata adozione del provvedimento articolo 16, comma 2 Giur. it., 1988, IV, 136 . La previsione risarcitoria non è stata trasfusa nel vigente testo normativo. Ciò però non significa che una responsabilità di natura risarcitoria, per violazione del principio del neminem laedere, non possa egualmente configurarsi, laddove l'omissione dei servizi sia foriera di danno per l'inabile. Come precisava il prof. Cendon, l'obbligo di attivazione sorge per effetto della vera e propria conoscenzanon della semplice conoscibilità- dei fatti posti alla base di questa situazione di precarietà Cendon, Infermi di mente e altri disabili in una proposta di riforma del codice civile, Giur. it., 1988, IV, 123 . Dato il contenuto precettivo dell'articolo 406, ultimo comma, Cc, è stato evidenziato il pericolo della presentazione di molteplici ricorsi inutili, nell'ottica di un'obbligata deresponsabilizzazione Failla, I poteri del giudice tutelare le nuove regole al vaglio della prassi, in Ferrando, L'amministrazione di sostegno a cura di , Milano, 2005, 250 . I responsabili dei servizi che abbiano avuto conoscenza per ragioni d'ufficio di situazione tali da giustificare l'apertura di una procedura di amministrazione di sostegno, è posta un'alternativa o promuovere essi stessi l'apertura dell'aministrazione, depositando direttamente il ricorso, ovvero, informare della situazione il Pm, affinchè sia tale organo a valutare e decidere se e quale tipo di procedimento protettivo del disabile iniziare. L'obbligo di denuncia in capo ai servizi sociali sembra ricalcare l'analogo obbligo di denuncia al Pm c/o il Tribunale dei Minorenni, che grava sui pubblici ufficiali, gli incaricati di pubblico servizio e gli esercenti un servizio di pubblica necessità, quando vengono a conoscenza di situazioni di abbandono in cui versi un minore. Tale denuntiatio, la cui omissione è penalmente sanzionata articolo 70 della legge , a differenza di quanto avviene in materia di amministrazione di sostegno, è funzionale al promuovimento della dichiarazione dello stato di adottabilità articolo 9. legge 184/83 . L'alternativa in discorso ricorso, ovvero, denunzia al Pm si pone quando i servizi siano incerti in ordine allo strumento giuridico più idoneo da prescegliere per fornire adeguata protezione al disabile Chizzini, op. cit., 341 ossia, giudizio di interdizione/inabilitazione, ovvero, procedimento volto all'istituzione dell'amministrazione di sostegno. Secondo alcuno, i servizi dovrebbero informare il Pm per evitare il costo del patrocinio del difensore, che sarebbe necessario per la presentazione del ricorso Campese, L'istituzione dell'amministrazione di sostegno e le modifiche in materia di interdizione e inabilitazione, Fam. Dir., 2004, 132, nota, 33 . A quest'ultimo riguardo, però, significativa parte della giurisprudenza di merito esclude che il procedimento in oggetto abbia natura contenziosa e sia obbligatorio il patrocinio del difensore, argomentando dalla natura volontaria e non contenziosa della procedura Trib. Modena 22.2.2005, DeG, 2005, n. 26, 73, con nota adesiva di Grasselli, Amministratori nomina senza avvocato nonché, di Di Marzio, Amministratore di sostegno e difesa tecnica, Giur. merito, 2005, 1515 ss. In dottrina, Vullo, Onere del patrocinio e procedimento di nomina dell'amministrazione di sostegno, Giur. it., 2005, 1776 ss. nonché, da ultimo, autorevolmente, Mandrioli, Diritto processuale civile, Torino, 2005, XVII ed., III, 131, nota 150 a . Secondo un'autorevole proposta di interpretazione estensiva Tommaseo, La disciplina processuale dell'amministrazione di sostegno, in Patti a cura di L'amministrazione di sostegno, Quaderni Familia, n. 4, 2005, 188 , se la legittimazione attiva compete ai responsabili dei servizi sociali , il potere di denuncia andrebbe riconosciuto anche ai singoli operatori. Va considerato che la denuntiatio è atto impegnativo dell'ufficio ufficio che fa capo all'organizzazione comunale ai sensi dell'articolo 25 Dpr 616/77, è il comune l'erogatore dei servizi assistenziali, a cui è attribuito localmente l'esercizio delle relative funzioni , sicché sembra piuttosto consigliabile un'interpretazione restrittiva della disposizione in discorso, aderente al tenore letterale della legge, riservando entrambi i poteri ricorso, o, alternativamente, denuncia esclusivamente al responsabile dei servizi . L'interpretazione restrittiva, del resto, sembra imposta da considerazioni afferenti al principio di gerarchia, che informa l'articolazione interna dei pubblici uffici. È chiaro, quindi, che in caso di valutazioni contrastanti tra singolo operatore e capo dell'ufficio, in ordine alla scelta se presentare denuncia o ricorso, ovvero, ancor prima, se denunciare la situazione del disabile al Pm, l'ultima parola spetti a quest'ultimo, con le connesse responsabilità che si riconnettono ad ogni scelta o mancata scelta effettuata. La legittimazione attiva compete ai responsabili dei servizi sociali, ossia all'organo dotato di rappresentanza esterna Tommaseo, op. loc. cit. e, non già, ai singoli operatori. Dal momento che i servizi sociali non fanno valere un diritto proprio o altrui, si ritiene che gli stessi agiscano per chiedere l'attuazione del diritto obiettivo e con ciò stesso promuovano la tutela giurisdizionale di un interesse generale Tommaseo, op. cit., 189. Poiché i servizi attori non fanno valere nel procedimento istitutivo dell'amministrazione un diritto proprio, ma altrui, pare che la nuova previsione codicistica introduca nell'ordinamento un ulteriore caso di legittimazione straordinaria o di sostituzione processuale quest'ultima è appunto la rubrica dell'articolo 81 Cpc Tommaseo, op. loc., cit. , che si affianca a quelli già codificati per un'aggiornata elencazione, comprendente, tra l'altro, i casi di legittimazione straordinaria riconosciuta alle associazioni per la tutela dei c.d. interessi diffusi, Mandrioli, op. cit., I, 57, ss. . La legittimazione straordinaria dei servizi sociali non è stata, probabilmente, inserita nell'ordinamento nel solco delle tradizionali previsioni di legittimazione straordinaria, introdotte per i motivi più vari opportunità, tutela di interessi diffusi, difesa degli interessi dei consumatori, etc. legittimazione attribuita a soggetti altrimenti privi del diritto di azione. La stessa sembra, piuttosto, collocarsi all'interno dell'ordinamento processuale per consentire ai servizi l'espletamento di compiti similari a quelli svolti dal Pm nel processo civile, e consistenti nell'attuazione del diritto obiettivo portando nel processo l'espressione degli interessi obiettivi dell'ordinamento Mandrioli, Corso di diritto processuale civile, Torino, 1987, 6 ed., I, 322 . La legittimazione riconosciuta ai servizi è stata però anche attribuita in funzione della posizione e del ruolo istituzionale dagli stessi svolto sul territorio comunale, in funzione di assistenza, sostegno materiale e psicologico, oltre che per l'erogazione di prestazion1 e servizi a favore delle persone che si trovano in condizione di disagio, emarginazione, genericamente, bisogno. A differenza dell'ufficio del Pm, i servizi sono organizzati per essere capillarmente presenti sul territorio comunale, e, così, maggiormente a contatto con la realtà sociale dei soggetti svantaggiati, bisognosi di assistenza. Quindi, gli stessi meglio e più celermente dell'ufficio inquirente sono in grado di attivarsi per tentare di porre rimedio alle situazioni di difficoltà, di emarginazione sociale, come pure, di disabilità analogamente, Tommaseo, op. loc. cit., nota 27 . Per usare le parole del padre morale della legge, estendendo la legittimazione attiva ad una pluralità di soggetti, si riduce il pericolo che situazioni di abbandono di una persona civilisticamente disabile possano protrarsi troppo a lungo Cendon, op. cit., 123 . Anche perché, talvolta, l'infermo di mente anziani non autosufficienti ed emarginati psichici manifesta la tendenza ad allontanarsi dalle istituzioni, nascondendo il proprio disagio ed il proprio dramma a quanti lo circondano e che lo potrebbero aiutare ovvero, ponendosi in volontaria condizione di solitudine Vullo, Nuove prospettive per la tutela processuale dell'incapace naturale, Giur. it., 1998, 1846 ss. . Dal momento che servizi e Pm ovvero, gli altri legittimati attivi, elencati dal codice sono dotati di collegittimazione, qualora l'azione sia esercitata da uno di essi, agli altri è inibita la possibilità di presentare un identico ricorso. Vi osta il principio della litispendenza Tommaseo, op. loc. cit. . 3.1 La scelta dell'amministratore di sostegno Un altro passo della nuova legge sull'amministrazione di sostegno contiene un chiaro riferimento ai servizi sociali e sanitari che hanno in cura o in carico il beneficiario . Ci si riferisce all'articolo 408 Cc, intitolato alla scelta dell'amministratore di sostegno . Ebbene, nella scelta della persona da affiancare all'inabile, il codice civile dispone che il g.t. tenga conto delle richieste del beneficiario, eventualmente espresse in una designazione formale da parte dell'interessato in previsione della propria eventuale futura incapacità articolo 407, comma 1 . Per quanto tali richieste non siano vincolanti, ben potendo essere disattesa per gravi motivi , le stesse devono comunque essere valutate dal giudice nella scelta del soggetto più idoneo all'assunzione dell'incarico. Nell'ordine legale di preferenza dei nominabili, si adotta un duplice criterio. In mancanza di designazione dell'interessato, sono chiamati alla funzione i familiari ossia, le persone legate all'inabile, in forza di valutazione presuntiva, da rapporti di vicinanza ed affetto quali, il coniuge, il convivente stabile, il padre, la madre, il figlio, la sorella o il fratello ed i parenti entro il quarto grado. Nel novero non sono stranamente indicati gli affini, diversamente da quanto dispone l'articolo 348 Cc, in materia di tutela dei minori Quale extrema ratio, mancando i soggetti in precedenza indicati, ovvero, laddove per i motivi più vari gli stessi non possano essere chiamati a ricoprire l'incarico, è previsto che la scelta cada su persone estranee al nucleo familiare del beneficiario , che possono essere anche persone giuridiche, rectius i rappresentanti di esse articolo 408, 4 co., Cc . Il criterio tendenziale che la legge civile adotta è chiaro consiste nel chiamare all'incarico persone legate da rapporti d'affetto, fiduciari o di amicizia col disabile. Quale extrema ratio la scelta del giudice tutelare, per usare la formula del codice, cade su altra persona idonea . La formula denota l'attribuzione al g.t. di un vastissimo potere discrezionale nella scelta dell'amministratore. Il criterio ipotizzabile per ridurre la discrezionalità del magistrato consiste nel chiamare all'ufficio persona in grado di instaurare un buon rapporto col beneficiario. Pur se la legge non lo prevede, ma al contempo non lo vieta, sembra possibile l'istituzione di un albo di persone disponibili ad assumere volontariamente l'incarico di amministratore di sostegno. Albo già istituito in taluni comuni, ovvero in fase di concreta istituzione. Ebbene, dall'elenco così formato, il g.t. potrebbe attingere nella scelta dell'amministratore onde fornire protezione e sostegno alle persone disabili abbandonate a sé stesse e prive di parenti. Non si tratta, evidentemente, di istituzionalizzare la funzione o l'ufficio dell'amministrazione, di renderlo un'attività indennizzata articolo 379, in correlazione con l'articolo 411 Cc , quanto, piuttosto, di individuare persone disponibili all'incarico, ossia volontari, scelti tra quanti manifestino interesse e disponibilità all'esercizio della funzione e che si pongano a disposizione del giudice, e soprattutto della persona incapace. 3.2. Il divieto posto a carico degli operatori dei servizi Quando manchino parenti, ovvero questi non siano adatti o disponibili a ricoprire l'incarico, ovvero manchino completamente, ovvero nei casi di soggetti bisognosi, perché abbandonati, ovvero, indigenti, subentrano gli enti pubblici o privati preposti a tale finalità. In queste situazioni difficili, i disabili sono assistiti materialmente e dal punto di vista sanitario da operatori degli istituti pubblici o privati di cura, ovvero dagli operatori dei servizi sociali. Con queste persone, è ben possibile e frequente che il disabile instauri un rapporto fiduciario di amicizia sono quasi dei fratelli maggiori come ha scritto Capecchi, Enti non profit e amministrazione di sostegno, in Ferrando, L'amministrazione di sostegno a cura di , Milano, 2005, 186 . Sul punto il codice è chiaro gli operatori che hanno in cura o in carico il beneficiario non possono essere nominati amministratori di sostegno. In tal caso, per effetto di una consapevole scelta legislativa, si è deciso di mantenere distinta l'assistenza materiale da quella giuridica. L'operatore non può diventare amministratore di sostegno del disabile. La ratio sottesa al divieto, risiede nella volontà di evitare ogni possibile situazione di abuso e di conflitto di interesse che si potrebbe creare tra amministratore ed amministrato Bonilini, in Bonilini-Chizzini, L'amministrazione di sostegno, Padova, 2004, 137 ovvero, come da altri si è scritto, che il medesimo soggetto svolga contemporaneamente le funzioni di controllore e controllato Campese, op. cit., 136 . Il divieto in parola appare giustificato anche in forza di un'ulteriore considerazione. Rispetto all'operatore che lo accudisce ed aiuta materialmente e psicologicamente, il disabile si trova non poche volte in condizioni di debolezza, di soggezione, oltre che di inferiorità anche psicologica, dipendendo da queste persone il suo aiuto materiale aiuto consistente, spesse volte, in interventi a sostegno personale, quali, ad es., preparazione dei pasti, aiuto domestico, assistenza per la cura dell'igiene personale, trasporto al lavoro, contributi ad integrazione del reddito. Nei confronti di queste persone non infrequentemente la persona bisognosa matura un debito di riconoscenza e di gratitudine che, talvolta, ritiene di estinguere con regalie e piccoli doni. Appare quindi più che opportuno il divieto legislativo in parola. Nel caso di soggetti bisognosi in condizione di abbandono, il rapporto fiduciario che deve intercorrere tra beneficiario ed amministratore, rapporto fiduciario che la legge favorisce per il buon funzionamento dei meccanismi di protezione, è scientemente reciso, a tutto beneficio ed a garanzia della correttezza e dell'imparzialità dell'operato della persona prescelta criterio questo cui la legge attribuisce il primato rispetto ad ogni altro. Stando alla ratio ed alla lettera della legge, il divieto involge i soli operatori ossia, quanti sul territorio sono in diretto e diuturno contatto con il disabile, assistendolo. Non involge, invece, a quanto sembra, i rappresentanti degli enti di cui gli operatori sono espressione comune e provincia persone che ben possono quindi essere chiamati ad esercitare la funzione. Non sembra vietato ai responsabili di tali enti a loro volta sub delegare a funzionari interni l'espletamento dell'incarico similmente a quanto dispone l'articolo 354 Cc, per la nomina a tutori di minori in stato di abbandono di enti di assistenza, e similmente alla previsione dell'articolo 408, comma 4, Cc, per la nomina dei rappresentanti di enti non riconosciuti, che possono delegare l'incarico. Ciò che sembra vietato è solo la sub delega agli operatori che hanno in cura ed in carico i disabili, perché altrimenti la preclusione normativa, contenuta nell'articolo 408, comma 3, Cc, verrebbe indirettamente aggirata Capecchi, op. cit., 189 . Il divieto in questione involge i singoli dipendenti comunali laddove gli stessi abbiano in carico attualmente il disabile. Ciò non vale laddove la persona da proteggere non sia più seguita dal servizio, ovvero, dall'equipe di cui fa parte un dato operatore. Per esigenze di imparziale esercizio dell'amministrazione, sembra opportuno fornire un'interpretazione estensiva del divieto, escludendo dalla funzione in oggetto non solo il singolo operatore, ma anche i membri componenti l'equipe che ha in cura o in carico il disabile equipe spesso composta di tre persone l'assistente sociale che accudisce e segue il disabile, uno psicologo ed un referente-responsabile del gruppo di assistenza. 4. Le relazioni dei servizi I servizi si pongono in stretta correlazione con l'ufficio del giudice tutelare. In termini generali, l'articolo 344, 2 co., Cc dispone che il giudice tutelare può chiedere l'assistenza degli organi della pubblica amministrazione senza prefigurare i contenuti di quest'attività di assistenza , che sono individuabili volta a volta con riferimento alla fattispecie concreta Dogliotti, voce Giudice tutelare, Dig., disc. priv. Sez. civ, Torino, 1993, IX, 99 . Secondo questo assetto normativo, nel quale all'ente locale per tramite dei servizi sociali competono le funzioni amministrative in materia assistenziale articolo 117 Cost., e d.p.r. 616/77 , appare possibile, ed anzi opportuno, che i servizi, oltre a vigilare sulle situazioni di abbandono anche psichico , coadiuvino il g.t. nell'espletamento del fondamentale ruolo di vigilanza sulle funzioni espletate dagli amministratori di sostegno. Il controllo del g.t. si concretizza nel riscontro delle relazioni depositate periodicamente dagli amministratori di sostegno sull'attività espletata nell'interesse dei beneficiari articolo 405, comma 6, n. 6, Cc . Funzionale all'adozione di ogni provvedimento integrativo o modificativo, rispetto al decreto istitutivo e di nomina all'ufficio, si pone la relazione o informativa che spontaneamente i servizi possono redigere, nell'interesse delle persone assistite, ove evidenziare, se del caso, negligenze, abusi, incapacità, o ritardi riscontrati nell'agire dell'amministratore di sostegno v. articolo 382 Cc . A fronte dell'informativa dei servizi, il g.t., tenuto ad un controllo costante e diuturno sulle amministrazioni aperte controllo impossibile , per Failla, op. cit., 251, data la sproporzione tra giudici ed utenza , ben potrebbe convocare l'amministratore per ascoltarlo. Se del caso, invitarlo ad attenersi alle prescrizioni e alle direttive contenute nel decreto istituivo, oltre al rispetto dei tempi di espletamento diligente dell'incarico articolo 44 att. Cc fino a giungere, nei casi più gravi, alla rimozione dall'ufficio articolo 382, in combinato disposto con l'articolo 411 Cc . Come si vede, dopo la nomina dell'amministratore di sostegno si crea una sorta di controllo incrociato del disabile da parte di molteplici soggetti istituzionali. L'amministratore di sostegno protegge, aiuta, collabora, e talvolta sostituisce, nei termini fissati dal decreto istitutivo, la persona disabile affidata alle sue cure il g.t., a sua volta, controlla l'espletamento delle funzioni commesse al primo, in stretto collegamento con i servizi. A loro volta, questi ultimi, assistono materialmente anche con interventi domiciliari e psicologicamente il secondo oltre a svolgere poi un'insostituibile opera informativa nei confronti del g.t., riferendo, tanto dell'operato dell'amministratore, quanto delle condizioni fisiche, psichiche e materiali in cui versi l'amministrato. * Magistrato 1 7

Tribunale di Roma - Sezione prima civile - decreto 17-19 febbraio 2005 Giudice tutelare Serrao Rrilevato che Con ricorso depositato il 9 dicembre 2004 l'Assistente Sociale Isabella xxxxx ha chiesto la nomina di un Amministratore di Sostegno a beneficio di xXxxxx Francesco, nato a xxxxx il 16 dicembre 1986, deducendo che lo stesso è affetto da tetraparesi ipertonico-distonica, encefalopatia epilettogena, ritardo mentale di grado profondo da grave sindrome malformativa cerebrale che ne compromettono la capacità di provvedere autonomamente alla cura della propria persona e dei propri interessi patrimoniali - l'Assistente Sociale ha, in particolare, dedotto che Xxxxx Francesco, privo di familiari in quanto abbandonato al momento della nascita, vive in una struttura della Comunità Xxxxx in Roma ed è ricoverato presso il Centro di Riabilitazione della stessa comunità le sue condizioni di salute non gli consentono di compiere autonomamente alcun atto della vita quotidiana - dall'istruttoria espletata e dai documenti prodotti è emerso quanto segue XXXXX FRANCESCO è totalmente privo di capacità d'intendere e di volere, essendo affetto da grave sindrome malformativa cerebrale, ed è affetto da patologia fisica che ne compromette la capacità di compiere autonomamente anche gli atti più elementari la diagnosi formulata dalla dott.ssa Monica xxxx, neuro psichiatra infantile, evidenzia che si tratta di persona che ha necessità di farsi assistere quotidianamente nella gestione dei suoi interessi personali ed economici l'interessato vive presso la Comunità Xxxxx dal 14 luglio 1989 ed è, attualmente, inserito nel Centro di Riabilitazione della comunità la nomina di un Amministratore di Sostegno è necessaria per curare i rapporti con la Pa, per la riscossione degli emolumenti pensionistici ai quali ha diritto, per autorizzare eventuali spese straordinarie per accertamenti medici non offerti dal Servizio Sanitario Nazionale, per il consenso informato ad analisi od interventi chirurgici, per l'autorizzazione alle uscite dal Centro la ricorrente ha indicato come Amministratore di Sostegno il sig. Luigi xxxxxx sul presupposto che, pur trattandosi di educatore e vice-presidente della Comunità Xxxxx, non fa parte dell'equipe degli operatori che seguono Francesco - va, in primo luogo, dichiarata l'ammissibilità del ricorso presentato personalmente dall'Assistente Sociale Isabella Xxxxx, sia perché si tratta di responsabile del Servizio Sociale che ha in cura Xxxxx Francesco, sia perché la particolare posizione di taluni soggetti legittimati a proporre ricorso con particolare riferimento, per l'appunto, ai responsabili dei Servizi Sociali, articolo 406, comma 3, Cc , la natura non contenziosa del procedimento desumibile, tra l'altro, dall'attribuzione della competenza al giudice tutelare e dalla non idoneità al giudicato del provvedimento di nomina dell'Amministratore di sostegno in considerazione della mutevolezza della situazione sostanziale sulla quale viene ad incidere, articoli 407, comma 4, e 413 Cc , la finalità preminente del nuovo istituto di assicurare un sistema facilmente accessibile di adeguata gestione degli interessi del beneficiario, inducono ad escludere l'applicabilità al procedimento in esame del principio dell'onere del patrocinio previsto dall'articolo 82 Cpc Cassazione 5814/87 - emerge poi, da quanto indicato, che si tratta di un ragazzo affetto da patologia psico-fisica di gravità tale da rendere necessario che sia assistito da persona idonea alla cura dei suoi interessi personali ed economici - nel caso in esame, la misura dell'Amministrazione di sostegno è in grado di soddisfare le esigenze di tutela di XXXXX FRANCESCO, che è già adeguatamente assistito per la cura della persona dalla Comunità in cui vive e necessita di essere rappresentato nei rapporti con la p.a. e negli atti di gestione economica - con riguardo alla scelta della persona da nominare, va considerato che, a norma dell'articolo 408, comma 3, Cc non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario la norma va interpretata, anche al fine di assicurare l'adeguato controllo delle modalità con le quali viene prestata assistenza alla persona del Beneficiario, nel senso che nessun operatore del servizio che ha in cura o in carico il beneficiario possa essere nominato Amministratore di sostegno, indipendentemente dal fatto che in base all'organizzazione interna del servizio il singolo operatore sia o meno impegnato nelle attività di cura di quella persona ciò in base al chiaro senso letterale delle norme, che indica nei servizi, piuttosto che nei loro responsabili ed operatori, il soggetto della locuzione direttamente impegnati nella cura ed assistenza della persona articolo 406, comma, Cc e della locuzione 'che hanno in cura o in carico il beneficiario' articolo 408, comma 3, Cc - in assenza di parenti che siano in grado di assumere l'incarico, si ravvisa l'opportunità che venga chiamata all'incarico di Amministratore di Sostegno una persona idonea per competenza professionale a gestire il patrimonio del beneficiario e la cura della sua persona articolo 408, comma 4, Cc - con specifico riguardo alla persona da designare quale Amministratore di Sostegno, le valutazioni di cui sopra inducono a nominare l'Avv. Graziano Xxxxx che ha, peraltro, dato all'Ufficio la propria disponibilità ad assumere l'incarico - in merito agli atti che l'Amministratore di Sostegno sarà autorizzato a compiere, vanno specificati i compiti dell'Amministratore di Sostegno, funzionali al compimento di tutti gli atti civili di ordinaria amministrazione nell'interesse di XXXXX FRANCESCO ed in particolare al disbrigo delle pratiche necessarie per la gestione delle somme dovutegli a titolo di trattamento pensionistico PQM Visto l'articolo 405 Cc, nomina in favore di XXXXX FRANCESCO, nato a xxxxx il 16 dicembre 1986, l'Amministratore di Sostegno nella persona dell' AVV. GRAZIANO XXXXX, con le funzioni ed i poteri qui di seguito specificati dispone che la durata dell'incarico sia a tempo indeterminato ed abbia ad oggetto la rappresentanza del Beneficiario nonché l'amministrazione del patrimonio del medesimo autorizza l'Amministratore di sostegno a compiere in nome e per conto di XXXXX FRANCESCO, senza necessità di ulteriore autorizzazione del Giudice Tutelare, con poteri di rappresentanza esclusiva e salvo obbligo di rendiconto annuale, tutti gli atti civili di ordinaria amministrazione autorizza l'Amministratore di sostegno a riscuotere nell'interesse del Beneficiario gli emolumenti a lui dovuti a titolo pensionistico ed a curare tutte le pratiche a tal fine necessarie, previa apertura di un conto ovvero di un libretto, postale o bancario, intestato a XXXXX FRANCESCO con annotazione del nome dell'Amministratore quale legittimato ad operare, facendo in modo che su detto conto vengano ad essere accreditate tutte le entrate dell'amministrazione pensioni, indennità, ecc. autorizza l'Amministratore di sostegno a prestare il consenso agli accertamenti medici di routine che si rendano di volta in volta necessari per la cura della salute del Beneficiario dispone che ogni atto di straordinaria amministrazione, ivi incluso il consenso ad interventi chirurgici, debba essere previamente autorizzato dal giudice tutelare dispone che l'Amministratore di sostegno tenga conto dei bisogni e delle aspirazioni del Beneficiario ed informi il Beneficiario degli atti da compiere, ove ciò sia possibile dispone che l'Amministratore di sostegno informi periodicamente il Giudice Tutelare circa le condizioni di vita personali e sociali del Beneficiario, della consistenza patrimoniale e reddituale del medesimo, rendendo il conto dell'attività svolta mediante deposito in Cancelleria di una relazione-rendiconto entro i primi 90 giorni dal conferimento dell'incarico e, successivamente, entro il 31 dicembre di ogni anno, corredata dalla documentazione comprovante le principali voci di reddito e di spesa afferenti il periodo considerato. Nella relazione o in qualsiasi momento mediante deposito in Cancelleria di un ricorso scritto o verbalmente al Giudice Tutelare previo appuntamento l'Amministratore di sostegno potrà indicare eventuali diverse ed ulteriori esigenze da gestire nell'interesse del Beneficiario fissa per il giuramento dell'Amministratore di sostegno l'udienza del xxxxx dispone l'efficacia immediata del presente decreto ai sensi dell'articolo 741 Cpc. Manda alla Cancelleria per la comunicazione del presente decreto al Beneficiario, all'Amministratore di Sostegno e alla Procura della Repubblica in sede.